Invito a cena con delitto
Normalmente non amo star seduta a rigirarmi i pollici; quel giorno vi ero costretta, il telefono si faceva mute beffe di me. Dal canto mio, ricambiavo il suo odio lanciandogli di tanto in tanto un’occhiataccia spazientita, ma quello perseverava nel suo silenzio.
Andai alla finestra per scrutare dabbasso i passanti che freneticamente facevano rotta verso il loro focolare. Un camionista in procinto di uscire dal parcheggio latrava pesanti insulti all’uomo che, in sella a una sfuggente moto, gli aveva tagliato la strada. Accesi una sigaretta e spedii un po’ di nube tossica nei polmoni. Guardai il pacchetto, rigirandomelo tra le dita:
“Se non lo farà la feccia di Saint John’s, saranno loro a uccidermi”.
La radio passava un pezzo di John Coltrane, adoravo quel brano! Appoggiai il mio stupendo fondoschiena (non l’ho descritto io così!) allo stipite, destreggiandomi tra impossibili fantasie e disinteressate attenzioni a ciò che accadeva quattro piani sotto al mio. Le mie orecchie ascoltavano i tasti del pianoforte attraverso quella radio gracchiante, mentre un’altra boccata di fumo mostrava il suo lasciapassare alla guardia messa a protezione dei miei polmoni. Gettai un’occhiata al calendario appeso alla parete: Novembre 1951 stava per cedere il posto a Dicembre 1951, mancavano ancora cinque giorni.
Il telefono squillò nell’esatto momento in cui ponevo fine alla vita della sigaretta, spegnendola in un posacenere colmo di mozziconi (sì, fumavo troppo in quel periodo). Corsi alla scrivania sbattendo il ginocchio, imprecai. Sollevai la cornetta con la stessa ansia che avrà provato Aladino prima di sfregare la lampada del Genio, ma all’altro capo c’era solo la mia mamma. Parlammo del più e del meno per un po’, poi mi disse che l’amica Ernestine Patel-Holmes aveva invitato l’intera famiglia a cena nella sua lussuosa villa “isolata dal resto del mondo”.
“Incastrata in un’atroce serata mondana, bel colpo, Baylee”.
Ah sì, non mi sono ancora presentata! Sono Baylee Chapman, un’investigatrice privata canadese cui piace litigare con il proprio telefono.
***
Due sere dopo eravamo alla magione della vedova Patel-Holmes, davanti al portone d’ingresso. Al di là del lucido mogano scuro potevamo sentire i passi della domestica incaricata di aprirci.
Scambiammo i dovuti convenevoli con la proprietaria della villa, frasi scontate come “Non ti vedevo da quand’eri alta così” e “Oh mia cara, quel vestito ti dona tantissimo” volavano rapide come falchi nel momento in cui avevano avvistato la loro preda. Mi presentarono gli altri ospiti. C’era un avvocato, Joseph Pembelton, che chiacchierava di politica con un giovane studente universitario dall’aria intelligente, Ebenezer Cox.
Seduti sul divano, Elsa Marshall e Vincent Herbert Titus Bell (ammetto che ho faticato a ricordarmi tutti i suoi nomi), amici di vecchia data della proprietaria, sorseggiavano un drink. Mi avvicinai al tavolo degli alcolici, lo sguardo accusatore di mia madre non riuscì a fermarmi. Mi versai da bere, scambiai alcune cortesie con Divina Holmes, figlia quarantenne della signora che ci aveva invitato a cena, poi mi allontanai. Dal fondo della sala potevo notare la mia famiglia (mio padre Oliver, idraulico di cinquantadue anni, mia madre Molly, carissima amica della signora Patel-Holmes e la mia sorellina di otto anni, Aveline Sophie) discutere con il dottor Emery Shaw. Come comparse a chiudere il simpatico teatrino, c’erano i domestici, silenziosi se non interpellati. Mi sono avvicinata a ognuno di loro, presentandomi. C’era Camille Hunt, la domestica che ci aprì il portone, sembrava facesse coppia con Dominic Morgan (il cameriere, così sembrava, giudicando le loro languide occhiate furtive); il maggiordomo Wayland Scott, un alto signore di settant’anni, intratteneva gli ospiti. Nella villa c’era anche il cuoco, Travelyan Murphy.
Un’ora dopo, una squillante quanto fastidiosa campanella annunciò che le pietanze erano pronte. Ci dirigemmo al tavolo in sala da pranzo, vidi Divina che stava aiutando gli indaffarati domestici nella disposizione dei piatti, sbraitando quanto fossero lenti nel loro servizio. Ernestine ci rese partecipi della sua condizione di salute e di quanto quella pietanza fosse poco idonea al suo stomaco. Precisò che se fosse stato per lei avrebbe volentieri gustato una semplice minestra, poi tutti cominciammo a mangiare.
Dopo dieci minuti accadde l’impensabile. Ernestine cominciò a grattarsi freneticamente il collo, strappandosi via la pelle con le unghie. Rivoletti di sangue colorarono di rosso scarlatto il suo décolleté. Emetteva rauchi respiri, dardeggiando richieste d’aiuto tramite occhi che, guizzando da un ospite all’altro, sembravano sul punto di esplodere. Tutti osservammo la scena, basiti, incapaci di qualsiasi reazione, poi la vecchia signora si accasciò sulla tavola sbattendo il viso sul piatto. Il dottor Shaw fu il primo ad alzarsi, le tastò il collo, dopodiché, con un’espressione impotente, scosse la testa per dirci che Ernestine era morta.
Cosa succederà adesso?
- Gli ospiti cominceranno ad accusarsi l'un l'altro (7%)
- Gli ospiti proveranno a scappare dalla villa (13%)
- Gli ospiti chiameranno la polizia (80%)

30/06/2016 at 08:29
Beh, non è proprio come leggere un finale, ma è divertente l’idea di volerci far sapere che fine hanno fatto i tuoi protagonisti, quasi avessero un’esistenza al di là di queste pagine (‘si salva, tranquilli!’).
Mi dispiace che tu abbia poco tempo ma mi sembra di aver capito che sia per un evento positivo. Quindi tanti auguri! Ho letto qualcuna delle tue risposte, ho capito bene cosa intendi quando parli di ‘stile narrativo è come l’acqua corrente’ ed è lecito e comprensibile evitare di lasciare in stallo una storia che se ripresa verrà conclusa da una persona diversa da quella che l’ha iniziata. Spero di rileggerti presto.
Ciao e in bocca al lupo!
29/06/2016 at 19:54
Ehm, Luca ma che mi combini???? 🙁 Peccato sei così bravo.
29/06/2016 at 10:15
Giornalistico non è. Sono una giornalista e non definirei quello che hai scritto con nessun termine che abbia a che fare con la cronaca nera. ( che in questo caso è l’ambito in cui si tratterebbe questa notizia). Direi piuttosto che si tratta di riassunti.
Avevi buone idee e le avevi sviluppate nel giusto modo, creando la necessaria e di rito tensione narrativa, il conflitto, la location ideale, per quanto poco originale. Poi ti sei arreso.
Ti dico una cosa su questo sito, così magari ne terrai conto per il futuro:
non hai ispirazione? interrompi e torni quando ce l’hai.
qui ci sono storie sospese da mesi, e prima o poi gli autori torneranno.
ma concludere così non è carino e non era necessario. Le storie non scadono, semmai fermentano e migliorano col tempo. 😉
Buon tutto, caro. 🙂
29/06/2016 at 10:32
Ciao AmoMarta, ti ringrazio di cuore!
Come dicevo nei commenti sotto, sono piuttosto “cocciuto” (non so neanche se sia la parola più adatta) per quanto riguarda la scrittura. Interrompere una storia e riprenderla dopo tempo mi da’ fastidio, perchè lo stile narrativo è come l’acqua corrente, cambia ogni giorno. Scrivendo in tempi brevi, i cambiamenti quasi non si notano, ma riprendere a scrivere dopo tanto tempo fa lo stesso effetto di mischiare acqua e olio nello stesso bicchiere. Stona, da’ fastidio!
Sto pensando a un nuovo romanzo storico, ma prima di pubblicare voglio vedere se ho abbastanza voglia, ispirazione e idee 🙂
Dovrò riprendere anche i vostri racconti, comunque!
A presto e buon tutto anche a te 😀
29/06/2016 at 10:02
“Giornalistico”, come tu stesso l’hai definito, ma pazienza. Peccato non aver potuto leggere tutto questo con un’azione coinvolgente, ma capisco che a volte possa essere difficile concludere. Spero di ritrovarti presto 🙂
29/06/2016 at 10:30
Ciao C. 🙂
Come ti dicevo, ho qualcosa in cantiere, ma voglio essere sicuro di arrivare da qualche parte, prima di ritornare 🙂
A presto!
29/06/2016 at 08:05
Il bravo rimane per le tue capacità dimostrate lungo la storia, spero che avrai tempo di scrivere ancora.
Il capitolo non lo commento perchè concordo con tutto quello che ti hanno detto sotto.
Ti ringrazio comunque di non aver lasciato a mezzo la storia e i tuoi lettori, ma seppur fettolosa, una conclusione sei riuscito a metterla.
Alla prossima
29/06/2016 at 10:29
Ciao e grazie mille, mi dispiace di aver scritto il finale in questo modo, ma, conoscendomi, ho fatto questa scelta perchè le probabilità di riprendere questa storia erano veramente quasi nulla. Come dicevo a Danio, riprendere una storia interrotta da tempo per me è come se mischiassi olio e acqua nello stesso bicchiere. Si notano le differenze, crea un effetto che non mi piace creare!
A presto e grazie!
28/06/2016 at 19:48
Un modo davvero originale per concludere un racconto. Non vorrei avessi avuto il timore di non starci dentro con i caratteri, è capitato spesso anche a me.
Per il resto concordo con Anna. Una spiegazione “giornalistica” toglie tutto il fascino che un giallo porta con se. Spero di rivederti presto su questi schermi, buona serata.
29/06/2016 at 10:27
Ciao Danio, no no, non è quello! Purtroppo quando inizio una storia, non mi piace riprenderla dopo tanto tempo da quando l’avevo scritta.
Per me lo scrivere è come l’acqua che scorre, una cosa va scritta costantemente nel tempo, altrimenti è come se mettessi acqua e olio nello stesso bicchiere: due cose totalmente diverse (non so se ho reso l’idea!)
Spero di tornare presto!
28/06/2016 at 18:06
Finale frettoloso e poco coinvolgente… peccato.
ll giallo è stato ben architettato e la storia meritava di essere votata nel modo classico per dare ai lettori la possibilità di verificare le proprie ipotesi su: assassino, movente e arma del delitto. Come hai dichiarato nel commento qui sotto, hai avuto le tue buone ragioni, quindi mi limito a farti i complimenti.
Alla prossima.
29/06/2016 at 10:25
Ciao Anna, grazie per i complimenti!
Credimi, mi dispiace averlo concluso così, ma per come son fatto mi sarebbe dispiaciuto ancora di più riprendere la storia dopo mesi di interruzione!
Mi sto organizzando per scrivere qualcosa di diverso, ma prima di ricominciare a pubblicare vorrei essere sicuro che queste idee mi porteranno da qualche parte!
Dovrò inoltre riprendere i vostri racconti 🙂
Spero di tornare presto!
10/06/2016 at 18:47
lucrash, che fai? Latiti? Ci vuoi lasciare così senza farci sapere chi è l’assassino?
Dài, su, dedicaci qualche ora, magari da mezzanotte alle due.
Fatti vivo!
27/05/2016 at 17:16
beh, suora. sicuramente. ci avviciniamo alla fine e non ce ne hai fatto accorgere.
22/05/2016 at 12:31
Stavo pensando… Non è che l’evasa di prigione (e possibile sospettata) è la suora?
20/05/2016 at 15:46
In minoranza, il maggiordono. Hai davvero un odo affascinante di organizzare il testo e gestire the incipit. Complimenti =)
18/05/2016 at 15:46
Il dottore, ha molto da dire sulle arachidi!
Tenerissima la scena del bacio, una rivisitazione del detective sciupafemmine 🙂
Ciao Ciao
17/05/2016 at 21:50
Hai nominato sporadicamente la suora. Ora DEVI (sì, in maiscolo) concentrarti su di lei.
Piccola domanda: come mai non leggo più tuoi commenti sotto il mio racconto?
18/05/2016 at 11:47
Ciao, è un periodo in cui non sono molto presente qui su theIncipit!
In ogni caso, anche io non vedo i tuoi commenti qui sotto da un po’ 😉
18/05/2016 at 11:49
Perché io posso! 😀 😉
16/05/2016 at 17:50
Eccomi, tornata perchè la storia non può essere abbandonata.
Lettura molto gradevole e le scene che ho riletto mi piaciono, Baylee mantiene il suo caratterino ricco di sarcasmo, ma la trovo un po’ rabbonita in alcuni punti….
A me questa Camille non convince….cmq voto la suora sperando che abbia il suo momento di gloria.
Alla prossima
16/05/2016 at 18:38
Ciao 🙂
Sto ancora lavorando sul personaggio 🙂 in ogni caso grazie mille per i complimenti 🙂
a presto!!
14/05/2016 at 12:30
Grazie per la spiegazione, sai, un investigatore deve considerare anche le ipotesi meno probabili 😀
Ho notato ‘mesti lacrime’ e ‘ma di certo non mi aspettavo una tal risposta, alla domanda che pensavo non mi *avesse* portata da nessuna parte.’
Sempre che io non abbia interpretato male libero periodo.
Ciao a presto
14/05/2016 at 12:31
L’intero!
16/05/2016 at 18:37
Doh, hai ragione 😛 pardon!!
14/05/2016 at 11:06
La suora! Mi fa uscire di testa la suora. Scusa ma non potrebbe essere che Dominic non mente e Camille abbia scoperto del lavoro in altro modo? Occhio Baylee, forse la ragazza ti piace troppo.
Bel capitolo, deluso per il buco nell’acqua intorno al camino, ma pazienza, ci tornerà. Qualche refuso bruttino, che ti succede?
Ciao a presto
14/05/2016 at 11:43
Ciao, bè Dominic ha affermato di non aver parlato a nessuno di questa proposta di lavoro, in che altro modo altre persone potrebbero esserne venute a conoscenza? Certo, esiste sempre una possibilità, seppur remota, che Camille si sia recata in città, avesse sentito delle voci sulla possibilità che Tizio avesse proposto a Dominic Morgan di diventare suo domestico, ma sono molto, molto rare! Inoltre siamo negli anni 50, quindi non esistono comunicazioni telematiche quali email, sms o registro delle chiamate! 🙂
Grazie per i complimenti 🙂 di quali refusi parli? l’ho riletto, ma (probabilmente perchè ormai l’ho letto tre/quattro volte da quando l’ho scritto, quindi i miei occhi si saranno abituati) non riesco a trovarli!
A presto!