Un domani.

Dove eravamo rimasti?

Di chi vorreste sentire la storia? Di Roberta, la primogenita; (75%)

Passepied (con Roberta).

Ho visto piangere Roberta pochissime volte. Ricordo la prima volta, avrà avuto quasi due anni, stava giocando con Barbie Lago dei Cigni. Dio solo sa quanto amava quella bambola, non se ne separava mai. Ce l’aveva letteralmente incollata alla mano e non andava da nessuna parte senza di lei, nemmeno sul vasino. Non ricordo adesso per quale motivo, fatto sta che La Mamma gliela nascose nel cassetto delle posate per farle promettere di essere brava. “Sei cattiva, – le disse – le vere signorine non si comportano così!”. Avrò sentito quella frase un milione di volte uscire dalla bocca de La Mamma. Ma com’è fatta una vera signorina? Né io né tantomeno Roberta l’abbiamo mai realizzato. Quella volta, e solo quella volta, si limitò a scappare frignando verso le gambe di Papà, seduto come al solito sul divano. Fu lì che scattò qualcosa in lei. Papà continuava a guardare la tv, limitandosi ad accarezzarle il capo. La Mamma sbraitava, sbraitava…Roberta in quel momento voleva solo che Papà la abbracciasse o che la prendesse semplicemente sulle ginocchia, ma ciò non accadde: rimase aggrappata al cuscino del divano, facendosi bastare l’unico calore che poteva ricevere in quel momento, quello delle sue stesse lacrime. E da allora è sempre andata così. La vedo spesso su quel divano, ancora oggi. Adesso ha 16 anni, ma seduta lì ne ha esattamente quanti ne aveva quel giorno.
Uno dei vantaggi di non poter esistere è quello di riuscire a scorgere tante piccole cose che generalmente nessuno nota. Una di queste è l’anima delle persone. Vi assicuro che non è proprio come ci si immagina; se dovessi descriverla, direi che è una sorta di flutto luminoso o di bagliore scatenato da certe situazioni. Non è qualcosa di perpetuo, ma qualcosa che si manifesta solo attraverso il contatto fra due individui. Credo che Roberta abbia realizzato qualcosa di eccezionale, quella mattina: rinchiudere la sua infanzia fra le pieghe di quel divano. Persino io riesco a vederla per come è solo in quel momento, quando si trova in quel preciso punto de La Casa, quando entra in contatto con la sua versione più piccola. Non la vedo piangere da allora. Non pianse nemmeno al funerale del Nonno. Seguì il corteo abbracciando La Mamma e qualche volta stringendo la mano a Giovanni, ma niente di più.
Dopo quel giorno infausto, tuttavia, qualcosa scalfì la sua corazza. C’era uno spirito selvaggio intrappolato in quella vecchia quercia. Tutti dicevano che c’erano momenti in cui sembrava più grande di come in realtà fosse, ma nessuno ha mai realizzato quello che Roberta cercava di fare, vale a dire tenere a bada la sua energia dirompente attraverso la stessa calma che suo padre le aveva tramandato. In fondo quella calma era stato il segreto per sopravvivere tutti questi anni ai tentativi de La Mamma di renderla diversa da come le sarebbe piaciuto essere. Non è educazione se imposta, l’educazione è libertà: era questo il mantra che aveva coniato per contrastare quello che lei definiva il terrorismo psicologico materno. Tutte queste parole mi confondono, quindi lasciatemi soltanto dire che, nonostante Roberta fosse oramai grande abbastanza per badare a se stessa, La Mamma la voleva ancora signorina. Ma tutto questo cessò con la morte del Nonno: La Mamma aveva davvero altro a cui
pensare. E qui torniamo a quando ho visto di nuovo Roberta piangere.

Sarà stato verso la fine del suo primo liceo. Le restavano solo poche interrogazioni a cui sottoporsi; le serviva più tempo da dedicare agli allenamenti di ginnastica artistica, di cui deteneva ancora il titolo di campionessa junior, per cui aveva pensato bene di anticipare per quanto possibile la preparazione. A scuola c’era un clima di forte tensione, ma non per lei; per lei tutto era diverso, tutto andava per il meglio, aveva tutto sotto controllo. Una mattina, in palestra, le si avvicina Francesco, un ragazzo di quinta. Molti provavano ad avvicinare Roberta per fare due chiacchiere con lei; mia sorella era mora, alta, agile e atletica, con un sorriso capace di incantare tutti. Sapeva congedarsi, mettere le giuste distanze…aveva, insomma, quello che si dice classe. Francesco era invece come una pallina del flipper, più forte lo colpivi e più velocemente te lo ritrovavi addosso. Mia sorella lo rimise al suo posto almeno una decina di volte, ma quella mattina c’era qualcosa di diverso in lui, qualcosa che spingeva Roberta a non ricacciarlo. Le chiese di accompagnarlo ad una festa di compleanno, in amicizia come disse lui. Era tutto molto stupido a prima vista: loro due non erano mica amici – manco la salutava; al contempo, non c’era nulla di male nella richiesta. Allora mia sorella lo squadrò per bene, incrociò le braccia e con un tono di voce molto vicino a quello de La Mamma gli disse: “farai bene a vestirti adeguatamente per la festa, non vengo certo per fare brutta figura!”. Francesco incassò volentieri il e si dileguò con un sorriso ebete in volto.
Il punto è che non era per nulla un ebete. E vediamo perchè.

Roberta non conosce i veri propositi di Francesco. Proviamo ad indovinarli insieme:

  • in realtà penso che Francesco voglia (specificare) .... (43%)
    43
  • semplice, desidera far ingelosire qualcuno che è presente alla festa! (29%)
    29
  • è un maschio, quindi pensa ad una sola cosa: sesso! (29%)
    29
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

124 Commenti

  • Pingback:

  • Pingback:

  • Be’, quando mi hai scritto che il racconto non terminava col nono capitolo, ti ho creduto.
    Invece era proprio finito. Non posso aggiungere altro a quanto ho detto, a parte un ‘in bocca al lupo’, visto il progetto che ci fai intravvedere.

    Ciao ciao

  • Ciao Gianluca
    Mi ero persa il finale della tua storia.
    Devo dire che mi ha un po’ spiazzata perché hai chiuso al nono capitolo.
    Ho letto con interesse il tuo racconto e voto 4-7 perché, come dicono le insegnanti sempre, si può sempre migliorare.
    Ti lascio un piccolissimo regalo/ricordo: alcuni versi che mi piacciono molto del poeta Fernando Pessoa
    “Nuvole…
    Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso.”
    ciao al prossimo

    • Il tuo commento mi spiazza, perché Pessoa è uno dei miei poeti preferiti.
      Ho deciso di sacrificare molto del racconto e di dare un altro messaggio nel finale per poter valutare al meglio il feedback. La strategia ha portato dei risultati. Come immaginavi finisse?
      Credo che questo sarà il nucleo per un qualcosa di futuro. Voglio portare questo niente di me stesso a compimento, se posso.
      Grazie per avermi seguito e condividi il racconto con un tuo amico, se ti è piaciuto.

  • Bella la scena finale della nascita. Curioso che tu non abbia voluto usare tutti e dieci gli episodi.
    Comunque, ho votato tra 4-7. Ribadisco che l’idea alla base di questa storia non è male. Usando le tue parole è gradevole. E sono d’accordo con l’idea che si possa migliorare. Più che altro, tenendo conto della trama, lì spieghi che Diego non è nato e fai supporre che non nascerà mai. Poi, però, nasce. A questo punto il miglioramento che mi è venuto in mente è quello di far ruotare tutto intorno alla nascita imminente di Diego. Che poi tanto sicura non è, magari perché non va tutto liscio. Naturalmente questo è solo un parere.

    • Non avrei concluso anche se avessi avuto altri dieci episodi. Il corpo della storia è ancora in costruzione. Il finale, inaspettato anche a me, è molto più ottimista di quello presente nella mia prima stesura e lascia intendere molto, se lo rileggi con più attenzione.
      Grazie per il voto positivo, mi lascia ben sperare.

  • Ciao Gianluca,
    Interessante l’idea di ‘votare’ il racconto, anche se per farlo devi rinunciare all’ultimo capitolo.
    Il mio voto è 4-7, il fatto stesso che l’abbia continuato a leggere fin qui dice che l’ho trovato gradevole. Avrai tutti i voti in questa fascia, quindi ti specifico che il mio è 6.
    Il voto è espressione dei miei gusti personali, quindi non dargli troppo valore. Ciò che ho apprezzato: l’idea di fondo e la scrittura gradevole e sempre accurata. CIò che mi è mancato: una maggiore linearità del racconto, apri molte parentesi, a mio parere troppe, ma ne chiudi solo qualcuna.
    La prima parte di questo capitolo mi è piaciuta parecchio.
    Resti, a mio modesto parere, uno degli autori più interessanti su questa piattaforma.
    Nota per la revisione: un chirurgo in sala parto è raro, se non si tratta di un cesareo. O meglio: il medico nelle fasi finali c’è, ma lo definirei semplicemente medico.

    Ciao ciao

    • Grazie per avermi concesso qualche minuto del tuo tempo e di essere stata sincera. Recensioni così sono proprio quello che mi servono.
      L’idea di fondo mi ballava dentro da un po’, ma non avevo mai avuta la giusta distanza da una serie di eventi. Non avevo neanche l’attitudine ad affrontare il tema. Le parentesi che apro, è vero, sono tante, e si nota sulla piattaforma a causa dell’enorme quantità di cose che vorrei sviluppare e che devo rivedere o tagliare. Ciononostante, ho fatto dei passi avanti con questo racconto rispetto ai precedenti.
      Grazie per avermi seguito, per avermi coccolato e anche punzecchiato. Occorrono figure e personalità come te, qui, per ravvivare un po’ cose.
      Ps: ho ancora un capitolo.

  • Cambiamento di Papà.
    Ma descrivi un bambino perfido!
    Roba da Criminal Minds!
    Ho avuto compagni veramente insopportabili che non si sarebbero mai sognati di fare una cosa simile. Però non so bene se le api affumicate hanno poi tanta voglia di andare a ronzare sopra bambini zuccherati 🙂
    Ciao Ciao

  • Questo capitolo mi è piaciuto molto e riflette bene gli inizi dell’adolescenza: quel mix di voglia di far male agli altri per sentirsi bene, e nello stesso tempo sentire il peso della coscienza perché si è sempre più vicini a trasformarsi in adulti, la voglia di giocare e quella di essere grandi insieme.
    Stavo per votare la mamma ma mi è venuta la curiosità: ma non potremmo vedere che ne pensa Roberta di dover rimpiazzare sua madre con un padre semiasente o in ogni caso poco utile? Ne è felice? O vorrebbe riprendere la sua vita ma è soggiogata dal senso del dovere?
    Ciao

  • Voto “ho la mia teoria su Papà”.
    Dapprima, il suo comportamento distratto nei confronti della casa e della famiglia e il suo tornare “bambino”, mi ha trasmesso che provasse una grande noia e necessità d’evasione per qualcosa andata storta e forse finita. Dopo invece, il suo mettere tutto a posto, riempire il frigo ecc… mi ha fatto pensare che il ritorno del La Mamma fosse imminente.
    Chissà… tutte ipotesi campate in aria?
    Mi è piaciuto l’episodio.
    🙂

  • Qual’è il prossimo trucco?
    CIao,
    Ho trovato bello il quinto capitolo, in effetti mi aspettavo che giustificassi in questo modo l’esistenza della voce narrante, a mio parere lo hai reso bene a parole.
    Ma hai lasciato in sospeso la vicenda del capitolo quattro: abbiamo una figlia che viene soccorsa piangente dal commissario/padre ma non mi è affatto chiaro il perché.
    Quando riannodi il filo?
    Un’altra osservazione, sicuramente pedante: in questo capitolo il protagonista salta giù dalla macchina per seguire Giovanni, quindi presumo che scriva ‘ciò che vede’. Molto spesso però entra nella testa non solo dei propri familiari, ma anche di estranei, vedi Maria Antonietta. Questo mi confonde un po’.
    Noto con interesse e curiosità che gli insetti ritornano anche in questo tuo racconto.
    Scusami, ho intuito che non apprezzi particolarmente interminabili dissertazioni come questa, fatte tra l’altro da chi non ne ha titolo, ma semplicemente, quando osservo qualcosa trovo giusto scriverlo, così se vuoi puoi discuterne e se necessario spiegarmi dove sbaglio. Così diventa utile, almeno per me! 😀 😀

    Ciao Ciao

  • Gelosia e ammirazione per questo fratellino che ha delle “stranezze”…
    In fondo, l’interesse per gli d’insetti non è così inusuale nei bambini, solo che non è matematica o italiano – che sono le superbe materie della scuola – e per questo viene spesso ostracizzato.
    Conosciamo meglio questo padre, così magari capiremo meglio il protagonista e i valori della famiglia.
    Bravo comunque.
    🙂

  • Sì, adesso tutto è più chiaro… e quando ho capito mi è preso un colpo! Stavo quasi per abbandonare la lettura, non avevo voglia di piangere ed ero sicura che se avessi continuato sarebbe accaduto, ma mi piace molto la tua storia e il modo in cui la racconti e quindi…
    Sei davvero molto bravo.

  • Mi è piaciuto l’episodio.
    Tu descrivi bene due modi di non esistere (nel senso di essere ignorato/non rispettato) pur avendo un corpo: parlare e non essere mai ascoltato (della serie non avere voce in capitolo) oppure avere un’immagine di sé che non corrisponde alle aspettative proprie o degli altri e, di conseguenza, all’immagine che altri hanno di te.
    Si intravede anche la naturale gelosia verso il fratello più piccolo. In fondo essere più grande significa, senza possibilità di controversia, essere nato PRIMA dell’altro e pertanto essere stati PRIMI nell’affetto dei genitori/parenti.
    …sapere di più su Giovanni…a scuola (opzione del precedente capitolo).
    Ciao
    🙂

  • In strada con gli amici.
    Bravo, Gianluca, altro capitolo che mi è molto piaciuto. Aspetto il prossimo con ansia, perché la tua storia mi piace tanto e perché vorrei tanto capire chi è Diego e soprattutto cos’è. Ma questo credo lo vogliano sapere tutti e credo che ce lo dirai, giustamente, alla fine! Intanto mi godo il viaggio, alla prossima!

  • Ma che bel modo di scrivere! Mi sembra di stare a casa, davanti a un focolare, ad ascoltare un’interessante storia familiare di oggi. Complimenti davvero.
    Vorrei vederlo a scuola, Giovanni. Me lo immagino lì inizialmente, seduto a un banco, con la mente che svolazza di qua e di là, senza meta, mentre l’insegnante spiega qualcosa che forse non lo attira granché.

  • Pingback:

  • Ciao
    Non mi pare che ti piacciano molto i luoghi comuni quindi escludo la prima ipotesi, la seconda non sta in piedi perché il moscone le ronza intorno da tempo. Penso che… ma che ne so?… penso che ormai pensi – a torto – che per lui non c’è storia quindi la ‘porta’ dove c’è un suo amico interessato a lei. Devo dirti che questo terzo capitolo mi lascia un po’ così, forse comincia a mostrarsi l’enorme difficoltà di raccontare dal punto di vista che hai scelto. Non so, fino a che si trattava di un non-bambino che descriveva un periodo temporale ben delimitato della sua non-famiglia mi convinceva di più. Ma se deve seguire tutti fino all’adolescenza o oltre, tutto il discorso del linguaggio adeguato al bimbo che poco conosce del mondo diventa tremendamente più complesso perché il tuo ‘eterno bambino’ si troverà a confrontarsi ogni giorno di più con realtà che non potrebbe razionalizzare. Vedi l’adolescenza, che pure gli adulti faticano a capire. E soprattutto non ha i mezzi per descrivercela.
    Non so, sono curiosa del seguito.
    Ciao Ciao

    • Diego è essenzialmente uno a cui piace raccontare senza farsi troppe domande. Vuole sono apparire interessante. Di sicuro non è uno che conosce tutti i termini adatti, come tu dici, ne credo abbia intenzione di impararne di nuovi. E comunque sta raccontando ancora la stessa vicenda, poco dopo la morte del Nonno; ma ovviamente ogni personaggio ha la sua storia. Da quanto ho capito pensi che il racconto non stia centrando più il punto o che non stia rispettando il canone col quale era partito. Probabilmente hai ragione. Ci penserò. Continua a passare e a presto

  • Pingback:

  • Ciao, mi ha incuriosito la trama del tuo racconto.
    Trovo sempre interessante “raccontarsi” – penso che tu lo stai facendo tramite la tua famiglia..
    E cmq, si inizia sempre con qualcosa (argomento) cui si conosce bene.
    Visto che sei all’inizio, son curioso di vedere come te la caverai nei restanti capitoli.
    Forza e coraggio 🙂
    Seguo e Voto per Roberta

  • Parliamo di Roberta….
    Essere passati tutti dal grande salone e dalla stessa scrivania per studiare l’Europa o la religione, radunarsi tutti per cena ma solo a casa dei nonni e – chissà perchè – mai a casa propria, che però è uno specchio, è qualcosa in cui mi riconosco. Quando racconti del cancro, no. Lì non mi sono riconosciuta. Io lo vivo qui in casa e non è proprio così che procede… infatti non mi piace leggerlo, ma fa parte della quotidianità immagino, per cui non è che posso generalizzare. Ognuno lo affronta a suo modo. E’ vero, ci si raduna solo dai nonni, per tornare a ciò che dicevo all’inizio, e questo forse è segno che le nuove generazioni perderanno una tradizione per rimpiazzarla con un’app. Perchè mi pare che è a questo che andiamo incontro. Attento ai refusi 😉

  • Di Giovanni, ha qualcosa di strano quel bimbo.
    Ciao,
    Mi piace il tentativo di ‘rendersi bambino’ anche nello stile di scrittura, eliminando fronzoli inutili, il più concreto possibile, sospendendo alcuni punti che per l’età non si è in grado di capire. Forse fa parte di questo anche la ripetizione frequente di ‘La Mamma’, anche se in alcuni punti lo trovo un po’ pesante. Ma si capisce che, così, in maiuscolo, (con pure l’articolo che al papà è negato!) è Il Pilastro e Il Faro. La frase ‘al contrario dei fatti’ riferita ai fratelli non l’ho proprio capita.
    Un’altra cosa: famiglia italiana, figli piccoli, se si sono conosciuti durante il servizio militare di lui, la storia deve essere ambientata nel passato.

    Ciao Ciao

    • Ciao Moneta,
      sì, La Mamma (sempre con l’articolo e sempre con la maiuscola) è davvero il centro di tutto per Diego.
      “Al contrario dei fatti” sta in riferimento alla proposizione precedente; leggi “nonostante questo”;
      la storia sembra ambientata nel passato, ma Diego può utilizzare tutte le forme verbali che gli piacciono 🙂
      Grazie per essere passata e a presto! 🙂

  • Pingback:

  • E niente, ti seguo.
    Devo dire che il tema del bambino non-nato mi fa un po’ storcere il naso, ma la narrazione compensa ben bene i miei gusti un po’ difficili. Non ho nessuna critica da farti: il racconto è ben scritto e ben formattato; non ci sono scivoloni, scorre bene e si legge molto velocemente, senza intoppi.
    C’era chi aveva detto “di tutte le cose dette o scritte, la più triste è ‘sarebbe potuto essere'”, e penso tu abbia reso bene l’idea già da adesso.
    Continua così.

  • Ciao,

    Dopo il papà, la mamma, sono i primi riferimenti di ogni nuovo non nato.
    Leggendo le prime righe cercavo di ‘razionalizzare’ il tuo personaggio senza riuscirci.
    Poi ho improvvisamente capito realizzando che anch’io sento parlare i vuoti, le lacune, le mancanze di una persona che non ho mai potuto conoscere, che esistendo avrebbe cambiato la mia esistenza e non facendolo l’ha comunque cambiata.
    Scrivi molto bene e hai un gran coraggio ad affrontare un racconto da un punto di vista così originale.

    Ciao, a presto

  • Carissimo Gianluca,
    ti ho letto con vero interesse. Un incipit bellissimo e scritto bene e col cuore. Può sembrare davvero personale, se non fosse che immagino si tratti di un’invenzione, ma è proprio questo che fa di te un buon autore, che hai reso l’invenzione talmente personale e l’hai mostrata così minuziosamente da renderla credibile, vivida, quindi reale. Perciò , che dire, hai vinto.
    La descrizione del papà è fantastica. Lui che doppia, lui che fa il poliziotto, lui che scatta fotografie. Per questo voto per conoscere la mamma, dopo il papà credo sia giusto conoscere lei prima di andare avanti. Ovvio che poi vorrò conoscere anche Roberta e Giovanni 😉
    con la frase “un pensiero nascosto dietro una smorfia.” hai espresso perfettamente cosa sono gli adulti. Bravo davvero. Felice di averti scoperto. Seguo.

    • Wow, senza parole! Sicuro che non sei un talent scout o qualcuno ingaggiato da The Incipit 😉 ?
      Scherzi parte, c’è molto di personale ma anche molta farina del mio sacco; sono felice che ti sia piaciuto l’esordio, l’ho battuto di getto poche ore fa 🙂
      Senza volerlo ci hai preso: ho pubblicato sul mio blog una captatio benevolentiae dove spiego un po’ il background della storia, dato che significa molto per me.
      Iniziare con questo commento superpositivo mi dà la carica! Grazie mille!

  • Pingback:

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi