Un domani.

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo racconto sarà quello di Giovanni, il più piccolo. Volete che inizi: mentre si trova a scuola; (63%)

Premessa (filosofica) a mò di scusa.

Vi starete chiedendo, arrivati a questo punto, chi sono io e che cosa vi racconto a fare di queste persone. La prima è una domanda bizzarra, dato che non si può chiedere a chi non esiste di descrivere la sua propria essenza; la seconda è, invece, un po’ più facile da rispondere e proverò partendo proprio da questa.

La mia famiglia è il luogo in cui io sarei, in definitiva, nato e cresciuto. Qualcosa, fra il marzo e l’aprile del 1995, andò storto con la gestazione de La Mamma: brividi, picchi febbrili, cefalea, vomito. Nessuno capì mai la causa del suo malessere, ma tant’è. Papà era in missione a Treviso e non seppe mai cos’era accaduto in quei mesi: tornando a casa, si limitò a combattere quella che lui definì “la nuova ondata depressiva” de La Mamma con fiori, carezze, paroline dolci. Certi uomini hanno un tetra-pack al posto del cuore e riescono a fare certe cose solo a scadenza. Le donne si fanno bastare, quando possono, quel poco che viene loro dato e per gran parte del tempo sorridono, fingendosi. La Mamma, però, ne uscì più forte di prima.
La mia famiglia, tuttavia, rimane l’unica cosa che mi tiene, per così dire, in vita. Devo tutto a loro, se oggi sono qui a raccontare. Non ho mai avuto il piacere di parlare con loro direttamente, se non una volta, forse, quando Giovanni era molto piccolo. I bambini hanno una vista eccezionale. Quel giorno, quasi mi scopriva che ero seduto in poltrona accanto a Papà: si avvicinò e si sedette di fianco a me.
“Giovanni, vieni qui, a papà. Perché ti sei seduto là, vieni più vicino!”
“E l’altro bimbo dove si mette?”, rispose. Aveva tre anni. Io mi sentii imbarazzatissimo e corsi via. Come avevo osato interferire nelle loro vite? Quello fu l’unico slancio di egoismo che mi sono mai permesso in tutto questo tempo: volevo guardare la tv con Papà. A conti fatti, era l’unica cosa che mi interessava.

Com’è successo che non sono mai esistito? Perché non posso godere della stessa gioia ed infelicità dei miei familiari? Perché sono costretto ad ascoltare questa nenia orripilante ogni sera, l’urlo, il mio vero habitat, invece di godermi della musica o una ninna nanna? Se lanciate un dado, avete una possibilità su sei che esca il numero quattro; tuttavia, gli altri numeri sono ancora sulle  rispettive facce, pronti ad apparire in caso di lancio. Chi ha lanciato i miei dadi (o, se volete, la mia moneta)? Chi ha deciso che io dovevo NON esistere? Se in questo mondo tutto è casuale, allora è la casualità ad aver scelto per me. E questa casualità, se davvero possiede una volontà, perché mi permette di essere qui, ora, in qualche posto, a raccontarvi tutto questo?
La mia famiglia non si pone queste domande. Loro appartengono ad un dominio completamente diverso, che è la vita, la quale scorre e sommerge chi non ha imparato a nuotare dentro di essa. Eppure, la loro esistenza mi permette di esserci, in qualche punto dello spazio. Quindi se, in conclusione, dovessi rispondere perché vi racconto di loro, la risposta è: perché mi fanno essere. Perché attraverso di loro io posso esprimermi, scoprirmi, conoscermi. Talvolta, se sono fortunato, relazionarmi.  E per qualcuno che non possiede l’attributo dell’esistenza, relazionarsi è la cosa più bella del mondo.

La prima domanda, sono spiacente, non credo abbia una sola risposta. Voi potete accomunare la mia singolare essenza ad un’idea, un ricordo, una possibilità, uno spettro, un’aspettativa… Nulla di tutto questo ha però un senso, per me. I metri della mente umana sono ristretti per questo genere di cose. Persino La Mamma, che è la persona più intelligente che io conosca, mi scambia alle volte per un munaciello – il che è comprensibile, visto che le faccio trovare tazze rotte, oggetti spostati, monete sotto il divano e così via, ma anche molto stupido, visto che si tratta solo di una vecchia superstizione. Credo che il fatto che io non sia mai esistito, in quanto reale, debba significare qualcosa. E’ molto umano crederlo e convincersi di tutto questo. Illudersi è tipicamente umano. Ma non vi darò in pasto una spiegazione dozzinale, per cui credo che sia meglio andare avanti con il racconto, lasciando trarre a voi le opportune conclusioni. Se lo volete sapere, mi sto divertendo a fare tutto questo. Siete le prime persone a cui racconto qualcosa, le prime eccezion fatta per i membri della mia famiglia. Una volta ho cercato di parlare con zia Costanza e zia Francesca mentre dicevano il rosario in cucina, ma non è andata come speravo. Abbiamo (abbiamo?) mangiato in rosticceria per una settimana, dato che avevano eretto un altarino proprio davanti al piano cottura. Ancora oggi si riuniscono alla stessa ora, sperando di sentire ancora la mia voce, e pregano forse più di prima. Tutto questo mi fa sorridere. A loro basta così poco…

Avevo promesso di parlarvi di Giovanni, il più piccolo della famiglia. C’è una storia interessante su di lui, più o meno dello stesso periodo. Vogliamo cominciare?

La storia di Giovanni inizia adesso. Ma questo capitolo ha risposto alle vostre domande?

  • No, per niente. (17%)
    17
  • Ad alcune, ma vorrei sapere di più (specificare). (33%)
    33
  • Sì, adesso tutto è più chiaro. (50%)
    50
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124 Commenti

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  • Pingback:

  • Be’, quando mi hai scritto che il racconto non terminava col nono capitolo, ti ho creduto.
    Invece era proprio finito. Non posso aggiungere altro a quanto ho detto, a parte un ‘in bocca al lupo’, visto il progetto che ci fai intravvedere.

    Ciao ciao

  • Ciao Gianluca
    Mi ero persa il finale della tua storia.
    Devo dire che mi ha un po’ spiazzata perché hai chiuso al nono capitolo.
    Ho letto con interesse il tuo racconto e voto 4-7 perché, come dicono le insegnanti sempre, si può sempre migliorare.
    Ti lascio un piccolissimo regalo/ricordo: alcuni versi che mi piacciono molto del poeta Fernando Pessoa
    “Nuvole…
    Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso.”
    ciao al prossimo

    • Il tuo commento mi spiazza, perché Pessoa è uno dei miei poeti preferiti.
      Ho deciso di sacrificare molto del racconto e di dare un altro messaggio nel finale per poter valutare al meglio il feedback. La strategia ha portato dei risultati. Come immaginavi finisse?
      Credo che questo sarà il nucleo per un qualcosa di futuro. Voglio portare questo niente di me stesso a compimento, se posso.
      Grazie per avermi seguito e condividi il racconto con un tuo amico, se ti è piaciuto.

  • Bella la scena finale della nascita. Curioso che tu non abbia voluto usare tutti e dieci gli episodi.
    Comunque, ho votato tra 4-7. Ribadisco che l’idea alla base di questa storia non è male. Usando le tue parole è gradevole. E sono d’accordo con l’idea che si possa migliorare. Più che altro, tenendo conto della trama, lì spieghi che Diego non è nato e fai supporre che non nascerà mai. Poi, però, nasce. A questo punto il miglioramento che mi è venuto in mente è quello di far ruotare tutto intorno alla nascita imminente di Diego. Che poi tanto sicura non è, magari perché non va tutto liscio. Naturalmente questo è solo un parere.

    • Non avrei concluso anche se avessi avuto altri dieci episodi. Il corpo della storia è ancora in costruzione. Il finale, inaspettato anche a me, è molto più ottimista di quello presente nella mia prima stesura e lascia intendere molto, se lo rileggi con più attenzione.
      Grazie per il voto positivo, mi lascia ben sperare.

  • Ciao Gianluca,
    Interessante l’idea di ‘votare’ il racconto, anche se per farlo devi rinunciare all’ultimo capitolo.
    Il mio voto è 4-7, il fatto stesso che l’abbia continuato a leggere fin qui dice che l’ho trovato gradevole. Avrai tutti i voti in questa fascia, quindi ti specifico che il mio è 6.
    Il voto è espressione dei miei gusti personali, quindi non dargli troppo valore. Ciò che ho apprezzato: l’idea di fondo e la scrittura gradevole e sempre accurata. CIò che mi è mancato: una maggiore linearità del racconto, apri molte parentesi, a mio parere troppe, ma ne chiudi solo qualcuna.
    La prima parte di questo capitolo mi è piaciuta parecchio.
    Resti, a mio modesto parere, uno degli autori più interessanti su questa piattaforma.
    Nota per la revisione: un chirurgo in sala parto è raro, se non si tratta di un cesareo. O meglio: il medico nelle fasi finali c’è, ma lo definirei semplicemente medico.

    Ciao ciao

    • Grazie per avermi concesso qualche minuto del tuo tempo e di essere stata sincera. Recensioni così sono proprio quello che mi servono.
      L’idea di fondo mi ballava dentro da un po’, ma non avevo mai avuta la giusta distanza da una serie di eventi. Non avevo neanche l’attitudine ad affrontare il tema. Le parentesi che apro, è vero, sono tante, e si nota sulla piattaforma a causa dell’enorme quantità di cose che vorrei sviluppare e che devo rivedere o tagliare. Ciononostante, ho fatto dei passi avanti con questo racconto rispetto ai precedenti.
      Grazie per avermi seguito, per avermi coccolato e anche punzecchiato. Occorrono figure e personalità come te, qui, per ravvivare un po’ cose.
      Ps: ho ancora un capitolo.

  • Cambiamento di Papà.
    Ma descrivi un bambino perfido!
    Roba da Criminal Minds!
    Ho avuto compagni veramente insopportabili che non si sarebbero mai sognati di fare una cosa simile. Però non so bene se le api affumicate hanno poi tanta voglia di andare a ronzare sopra bambini zuccherati 🙂
    Ciao Ciao

  • Questo capitolo mi è piaciuto molto e riflette bene gli inizi dell’adolescenza: quel mix di voglia di far male agli altri per sentirsi bene, e nello stesso tempo sentire il peso della coscienza perché si è sempre più vicini a trasformarsi in adulti, la voglia di giocare e quella di essere grandi insieme.
    Stavo per votare la mamma ma mi è venuta la curiosità: ma non potremmo vedere che ne pensa Roberta di dover rimpiazzare sua madre con un padre semiasente o in ogni caso poco utile? Ne è felice? O vorrebbe riprendere la sua vita ma è soggiogata dal senso del dovere?
    Ciao

  • Voto “ho la mia teoria su Papà”.
    Dapprima, il suo comportamento distratto nei confronti della casa e della famiglia e il suo tornare “bambino”, mi ha trasmesso che provasse una grande noia e necessità d’evasione per qualcosa andata storta e forse finita. Dopo invece, il suo mettere tutto a posto, riempire il frigo ecc… mi ha fatto pensare che il ritorno del La Mamma fosse imminente.
    Chissà… tutte ipotesi campate in aria?
    Mi è piaciuto l’episodio.
    🙂

  • Qual’è il prossimo trucco?
    CIao,
    Ho trovato bello il quinto capitolo, in effetti mi aspettavo che giustificassi in questo modo l’esistenza della voce narrante, a mio parere lo hai reso bene a parole.
    Ma hai lasciato in sospeso la vicenda del capitolo quattro: abbiamo una figlia che viene soccorsa piangente dal commissario/padre ma non mi è affatto chiaro il perché.
    Quando riannodi il filo?
    Un’altra osservazione, sicuramente pedante: in questo capitolo il protagonista salta giù dalla macchina per seguire Giovanni, quindi presumo che scriva ‘ciò che vede’. Molto spesso però entra nella testa non solo dei propri familiari, ma anche di estranei, vedi Maria Antonietta. Questo mi confonde un po’.
    Noto con interesse e curiosità che gli insetti ritornano anche in questo tuo racconto.
    Scusami, ho intuito che non apprezzi particolarmente interminabili dissertazioni come questa, fatte tra l’altro da chi non ne ha titolo, ma semplicemente, quando osservo qualcosa trovo giusto scriverlo, così se vuoi puoi discuterne e se necessario spiegarmi dove sbaglio. Così diventa utile, almeno per me! 😀 😀

    Ciao Ciao

  • Gelosia e ammirazione per questo fratellino che ha delle “stranezze”…
    In fondo, l’interesse per gli d’insetti non è così inusuale nei bambini, solo che non è matematica o italiano – che sono le superbe materie della scuola – e per questo viene spesso ostracizzato.
    Conosciamo meglio questo padre, così magari capiremo meglio il protagonista e i valori della famiglia.
    Bravo comunque.
    🙂

  • Sì, adesso tutto è più chiaro… e quando ho capito mi è preso un colpo! Stavo quasi per abbandonare la lettura, non avevo voglia di piangere ed ero sicura che se avessi continuato sarebbe accaduto, ma mi piace molto la tua storia e il modo in cui la racconti e quindi…
    Sei davvero molto bravo.

  • Mi è piaciuto l’episodio.
    Tu descrivi bene due modi di non esistere (nel senso di essere ignorato/non rispettato) pur avendo un corpo: parlare e non essere mai ascoltato (della serie non avere voce in capitolo) oppure avere un’immagine di sé che non corrisponde alle aspettative proprie o degli altri e, di conseguenza, all’immagine che altri hanno di te.
    Si intravede anche la naturale gelosia verso il fratello più piccolo. In fondo essere più grande significa, senza possibilità di controversia, essere nato PRIMA dell’altro e pertanto essere stati PRIMI nell’affetto dei genitori/parenti.
    …sapere di più su Giovanni…a scuola (opzione del precedente capitolo).
    Ciao
    🙂

  • In strada con gli amici.
    Bravo, Gianluca, altro capitolo che mi è molto piaciuto. Aspetto il prossimo con ansia, perché la tua storia mi piace tanto e perché vorrei tanto capire chi è Diego e soprattutto cos’è. Ma questo credo lo vogliano sapere tutti e credo che ce lo dirai, giustamente, alla fine! Intanto mi godo il viaggio, alla prossima!

  • Ma che bel modo di scrivere! Mi sembra di stare a casa, davanti a un focolare, ad ascoltare un’interessante storia familiare di oggi. Complimenti davvero.
    Vorrei vederlo a scuola, Giovanni. Me lo immagino lì inizialmente, seduto a un banco, con la mente che svolazza di qua e di là, senza meta, mentre l’insegnante spiega qualcosa che forse non lo attira granché.

  • Pingback:

  • Ciao
    Non mi pare che ti piacciano molto i luoghi comuni quindi escludo la prima ipotesi, la seconda non sta in piedi perché il moscone le ronza intorno da tempo. Penso che… ma che ne so?… penso che ormai pensi – a torto – che per lui non c’è storia quindi la ‘porta’ dove c’è un suo amico interessato a lei. Devo dirti che questo terzo capitolo mi lascia un po’ così, forse comincia a mostrarsi l’enorme difficoltà di raccontare dal punto di vista che hai scelto. Non so, fino a che si trattava di un non-bambino che descriveva un periodo temporale ben delimitato della sua non-famiglia mi convinceva di più. Ma se deve seguire tutti fino all’adolescenza o oltre, tutto il discorso del linguaggio adeguato al bimbo che poco conosce del mondo diventa tremendamente più complesso perché il tuo ‘eterno bambino’ si troverà a confrontarsi ogni giorno di più con realtà che non potrebbe razionalizzare. Vedi l’adolescenza, che pure gli adulti faticano a capire. E soprattutto non ha i mezzi per descrivercela.
    Non so, sono curiosa del seguito.
    Ciao Ciao

    • Diego è essenzialmente uno a cui piace raccontare senza farsi troppe domande. Vuole sono apparire interessante. Di sicuro non è uno che conosce tutti i termini adatti, come tu dici, ne credo abbia intenzione di impararne di nuovi. E comunque sta raccontando ancora la stessa vicenda, poco dopo la morte del Nonno; ma ovviamente ogni personaggio ha la sua storia. Da quanto ho capito pensi che il racconto non stia centrando più il punto o che non stia rispettando il canone col quale era partito. Probabilmente hai ragione. Ci penserò. Continua a passare e a presto

  • Pingback:

  • Ciao, mi ha incuriosito la trama del tuo racconto.
    Trovo sempre interessante “raccontarsi” – penso che tu lo stai facendo tramite la tua famiglia..
    E cmq, si inizia sempre con qualcosa (argomento) cui si conosce bene.
    Visto che sei all’inizio, son curioso di vedere come te la caverai nei restanti capitoli.
    Forza e coraggio 🙂
    Seguo e Voto per Roberta

  • Parliamo di Roberta….
    Essere passati tutti dal grande salone e dalla stessa scrivania per studiare l’Europa o la religione, radunarsi tutti per cena ma solo a casa dei nonni e – chissà perchè – mai a casa propria, che però è uno specchio, è qualcosa in cui mi riconosco. Quando racconti del cancro, no. Lì non mi sono riconosciuta. Io lo vivo qui in casa e non è proprio così che procede… infatti non mi piace leggerlo, ma fa parte della quotidianità immagino, per cui non è che posso generalizzare. Ognuno lo affronta a suo modo. E’ vero, ci si raduna solo dai nonni, per tornare a ciò che dicevo all’inizio, e questo forse è segno che le nuove generazioni perderanno una tradizione per rimpiazzarla con un’app. Perchè mi pare che è a questo che andiamo incontro. Attento ai refusi 😉

  • Di Giovanni, ha qualcosa di strano quel bimbo.
    Ciao,
    Mi piace il tentativo di ‘rendersi bambino’ anche nello stile di scrittura, eliminando fronzoli inutili, il più concreto possibile, sospendendo alcuni punti che per l’età non si è in grado di capire. Forse fa parte di questo anche la ripetizione frequente di ‘La Mamma’, anche se in alcuni punti lo trovo un po’ pesante. Ma si capisce che, così, in maiuscolo, (con pure l’articolo che al papà è negato!) è Il Pilastro e Il Faro. La frase ‘al contrario dei fatti’ riferita ai fratelli non l’ho proprio capita.
    Un’altra cosa: famiglia italiana, figli piccoli, se si sono conosciuti durante il servizio militare di lui, la storia deve essere ambientata nel passato.

    Ciao Ciao

    • Ciao Moneta,
      sì, La Mamma (sempre con l’articolo e sempre con la maiuscola) è davvero il centro di tutto per Diego.
      “Al contrario dei fatti” sta in riferimento alla proposizione precedente; leggi “nonostante questo”;
      la storia sembra ambientata nel passato, ma Diego può utilizzare tutte le forme verbali che gli piacciono 🙂
      Grazie per essere passata e a presto! 🙂

  • Pingback:

  • E niente, ti seguo.
    Devo dire che il tema del bambino non-nato mi fa un po’ storcere il naso, ma la narrazione compensa ben bene i miei gusti un po’ difficili. Non ho nessuna critica da farti: il racconto è ben scritto e ben formattato; non ci sono scivoloni, scorre bene e si legge molto velocemente, senza intoppi.
    C’era chi aveva detto “di tutte le cose dette o scritte, la più triste è ‘sarebbe potuto essere'”, e penso tu abbia reso bene l’idea già da adesso.
    Continua così.

  • Ciao,

    Dopo il papà, la mamma, sono i primi riferimenti di ogni nuovo non nato.
    Leggendo le prime righe cercavo di ‘razionalizzare’ il tuo personaggio senza riuscirci.
    Poi ho improvvisamente capito realizzando che anch’io sento parlare i vuoti, le lacune, le mancanze di una persona che non ho mai potuto conoscere, che esistendo avrebbe cambiato la mia esistenza e non facendolo l’ha comunque cambiata.
    Scrivi molto bene e hai un gran coraggio ad affrontare un racconto da un punto di vista così originale.

    Ciao, a presto

  • Carissimo Gianluca,
    ti ho letto con vero interesse. Un incipit bellissimo e scritto bene e col cuore. Può sembrare davvero personale, se non fosse che immagino si tratti di un’invenzione, ma è proprio questo che fa di te un buon autore, che hai reso l’invenzione talmente personale e l’hai mostrata così minuziosamente da renderla credibile, vivida, quindi reale. Perciò , che dire, hai vinto.
    La descrizione del papà è fantastica. Lui che doppia, lui che fa il poliziotto, lui che scatta fotografie. Per questo voto per conoscere la mamma, dopo il papà credo sia giusto conoscere lei prima di andare avanti. Ovvio che poi vorrò conoscere anche Roberta e Giovanni 😉
    con la frase “un pensiero nascosto dietro una smorfia.” hai espresso perfettamente cosa sono gli adulti. Bravo davvero. Felice di averti scoperto. Seguo.

    • Wow, senza parole! Sicuro che non sei un talent scout o qualcuno ingaggiato da The Incipit 😉 ?
      Scherzi parte, c’è molto di personale ma anche molta farina del mio sacco; sono felice che ti sia piaciuto l’esordio, l’ho battuto di getto poche ore fa 🙂
      Senza volerlo ci hai preso: ho pubblicato sul mio blog una captatio benevolentiae dove spiego un po’ il background della storia, dato che significa molto per me.
      Iniziare con questo commento superpositivo mi dà la carica! Grazie mille!

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