Caffè al vetro

Dove eravamo rimasti?

Non ditemi che non avete capito... E ora? Fano continua a parlare (59%)

Il male sconosciuto

Sebastiano mi fa segno di sedermi.

«Quale verità sapresti? Da chi l’avresti saputa? Non da tuo padre…» mi dice.

«Non da mio padre, è vero.»

«Tuo padre voleva difenderti…»

«Non è riuscito a difendere neanche se stesso. La polizia, le indagini a suo carico dopo la scomparsa di mia madre… Lui chiuso nel suo silenzio e un intero paese che sparlava…»

«Fano, hai creduto alle chiacchiere di paese? Tuo padre, te l’ho già detto, con la scomparsa non c’entrava niente.»

«Non è questo il punto, Bastiano. Se proprio insisti, ne parliamo una volta per tutte quando usciamo.»

La cameriera ci ha portato le busiate ai frutti di mare. Mangiamo in silenzio.

***

Quel giorno di tanti anni fa. Mio padre che mi apre la porta di casa e mi chiede “Fanu, sai unn’è ta matri?”,  scuro in viso. Non era una semplice domanda: era una richiesta d’aiuto e, allo stesso tempo, l’annuncio di una tragedia.

Non mi piace ricordare, ma ora Sebastiano, qui davanti a me, mi costringe a farlo, facendomi credere che serva a qualcosa.

Gli sguardi della gente in quei giorni, quelli li ricordo: un misto di curiosità e compassione. Mio padre mi aveva costretto a tornare a scuola già il giorno dopo.

Ma vero è che…” era la domanda sussurrata ora da un compagno di scuola, ora da un professore, ora dalla vecchietta incontrata per strada. E gli sguardi, quelli non riuscivo a togliermeli di dosso.

In capo a una settimana, alcuni ragazzi delle ultime classi dell’istituto cominciarono a guardarmi in maniera diversa. Io continuavo a vivere nel mio dolore, nello smarrimento più completo, ma ora nei loro sguardi c’era scherno. Passavo a testa bassa e loro m’indicavano, parlavano, ridevano.

Poi si fecero spavaldi: “Talìa, ‘u figghio ‘i buttana c’è”. Un giorno, all’uscita di scuola, non ce la feci più: scoppiai in un pianto convulso. La vicepreside mi venne a prendere e mi portò in Presidenza. Lì, tra le mie lacrime e le mie domande, tra le sue carezze e le sue rassicurazioni, venni a sapere cosa si diceva in paese.

Da quel giorno non chiesi più nulla e non piansi più. E se figlio di puttana ero, da figlio di puttana mi comportai: ribelle ed egoista. Non credevo si potesse cambiare così, di punto in bianco, ma io ci riuscii.

*

Siamo tornati a casa di mio padre. In silenzio.

«Tra dieci giorni la casa sarà pronta» è la prima cosa che dice Sebastiano.

«Sarà pronta, ma non sarà casa mia comunque. Non lo è più da una vita.»

«Riuscirai mai a perdonare tuo padre?»

«Perdonare? Quando dici che lui non c’entra con la scomparsa di mia madre, che non è stato lui a farla sparire, posso anche crederci. Perdonare è diverso.»

«Cosa sai, Fano? Tuo padre è morto senza che tu gli dicessi cosa sai su tua madre. Non vi siete mai voluti parlare.»

«Ecco, sei arrivato al punto. Perché non me ne ha mai parlato lui? Nemmeno a distanza di anni si è degnato di dirmi una parola su mia madre.»

«Ti voleva proteggere. Lo sai come sono i genitori con i figli…»

«L’ho dovuto sapere da altri che lei non era la figlia di un pescatore, che l’aveva incontrata a Sciacca, in una di quelle case…»

«Ascoltami. Tuo padre è stato il primo… Lei era giovane, impaurita… Lui se n’è innamorato subito. Ha fatto l’impossibile per toglierla di là, ha pagato… Questo lo sapevi?»

«No. Ma chi mi dice che sia vero?»

«Lui non mentiva, quando me l’ha raccontato. Era disperato per la scomparsa di tua madre.»

«E sapeva anche perché era andata via?»

«No, non lo ha mai saputo. Nemmeno la Polizia è venuta a capo di niente. Il caso è stato chiuso come allontanamento volontario. Tuo padre però non ci ha mai creduto.»

«In paese si diceva che lo avesse fatto per me, perché qualcuno che sapeva del suo vecchio mestiere si era trasferito a Mazara e l’aveva vista. Lei non avrebbe retto alla vergogna…»

«Invece tuo padre pensava che qualcuno l’avesse ritrovata e portata via con la forza: un parente, un protettore, qualcuno dell’organizzazione che l’aveva portata in Italia…»

«Vedi? Troppe ipotesi e nessuna verità. Vorrei solo sapere se è ancora viva, perché, se mi ha lasciato per la vergogna, potrebbe essersi…»

«Lo so. Tuo padre non ha mai voluto crederci.»

«Ti rendi conto, Bastiano? A lui, come marito, faceva comodo pensare che gliel’avessero portata via. A me, come figlio, viene da pensare che, vistasi scoperta per chissà quale ragione, si sia tolta la vita perché non affrontare il mio giudizio.»

«In fondo il vostro pensiero, sia il tuo sia quello di tuo padre, hanno la stessa radice: lei vi amava, non vi avrebbe lasciato se…»

Ha ragione Sebastiano, vecchio ignorante. Gli volto le spalle e cerco di pensare ad altro per non dargli soddisfazione. Vado a chiudere le persiane: è ora di ripartire. Guardo un attimo fuori, distrattamente. In quell’angolo, sotto la palma, mia madre giocava con me, quando ero piccolo. Non c’è più la palma e non c’è più lei. Resta solo il ricordo e una cicatrice mai rimarginata perché il male che l’ha causata è sconosciuto e incurabile. Ma nonostante tutto non posso fare a meno di sperare che, un giorno, la verità si riveli.

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557 Commenti

  1. Buonasera Napo,
    Piacere di conoscerti.
    Ho letto questa storia tutta d’un fiato, e potrei perdermi in banali complimenti che hai sicuramente già ricevuto. Mi piacerebbe anche soffermarmi su alcune considerazioni di Fanuzzo che meriterebbero un applauso, ma ho paura di sentirgli rispondere tipo “Fatti i cazzi tuoi” ed io dovrei ribattere “Figlio di buttana”!
    La tua scrittura mi piace davvero molto. Magari potrò leggere qualcosa di tuo, in futuro, partecipando allo sviluppo della storia. Mi farebbe piacere 🙂

    Buona serata

  2. Anche se la storia si è con conclusa già da parecchio tempo, non potevo non finire di leggerla. Mi è piaciuto come hai concluso. Fano non suscita simpatia. Ma è anche vero che, il modo in cui ce lo hai mostrato nel racconto, lo ha reso interessante da seguire.

  3. Ciao,l’inizio del racconto,quando era in giro per lavoro,mi è molto piaciuto. Poi a volte non capivo, però scrivendo molto beneera un piacere leggerti. Adesso questa fine non mi piace, forse perchè non è una fine, ma,buttando via la chiave, devo considerarlo terminato, e non mi soddisfa del tutto.
    A presto con il prossimo

  4. Ciao Napo e scusa il ritardo con cui leggo questo decimo e ahimè ultimo capitolo. So, perché l’ho letto nei commenti qui sotto, che non hai amato nè il racconto, nè il personaggio. Indubbiamente l’evoluzione della trama ha fortemente risentito dei commenti/suggerimenti dei lettori/autori. Personalmente ho trovato giusto dare una trama al racconto. Ma è una mia opinione influenzata dal mio personale modo di intendere la scrittura. Il personaggio di Fano, al contrario, non ritengo abbia subito variazioni sensibili, è rimasto fedele a sé stesso, nonostante in molti lo volessero diverso. Ecco, questa è una cosa che ho apprezzato tantissimo, come credo di averti già detto, tra l’altro.
    Il tuo punto di forza resta la capacità di dare credibilità ai personaggi e alle scene che descrivi. Una cosa che mi ha dato molto da pensare (io talvolta tendo alla teatralità, ricerco il pittoresco e dimentico che questo potrebbe indurre il lettore a non credere a ciò che racconto). Capisco che tu non voglia ripartire subito con una nuova storia. Ma da qui a ‘lasciare’ ce ne passa. Per il momento accetto la tua decisione e spero di trovarti ancora dalle mie parti come lettore. E anche se non ti piace i complimenti te li faccio lo stesso, non per fare il ruffiano, ma perché te li meriti!

  5. “Vado a chiudere le persiane: è ora di ripartire”. E qui e nella frase finale c’è tutta l’apertura di questo racconto, mai chiuso e mai finito perché non può essere chiusa la vita di un uomo se non forse con la sua morte.
    Grazie per essere rimasto fino alla fine e per aver voluto concludere la scrittura di questo racconto. La parte che ho più apprezzato è stata la prima, in cui ogni capitolo parlava di una città (quasi “era” una città); ma andando avanti ci hai fatto conoscere meglio il tuo protagonista complesso e indecifrabile, almeno per me.
    Credo davvero che tu sia uno scrittore eccezionale e mi piacerebbe ritrovarti in una nuova storia, ma leggo che non hai intenzione di scrivere, non adesso almeno. Aspetteremo.

  6. Certo che anche quando si vede (e per me era chiaro) che tu volevi al più presto liberarti di questa storia, la narrazione viene sempre al limite della perfezione. E qui finisco con i complimenti sennò divento ripetitivo.

    Grazie per averla scritta, per aver descritto così bene Livorno e le altre città, ognuna con le sue peculiarità (alla fine se mi dici cosa mi è rimasto impresso più di tutto: le descrizioni di ogni città). Il finale mi è piaciuto, leggermente socchiuso, che potrebbe lasciar adito a un sequel che mai ci sarà.

    Non so se ti rileggeremo presto, magari fra cinque sei mesi mi riverrà la voglia di scrivere qualcosa su questa piattaforma, e allora forse riuscirò per la terza volta a trascinarti dentro 😛

  7. Ciao Napo, ho letto solo ora il finale. Non ho ricevuto notifiche, ma eccomi qui.
    Io trovo davvero che tu sia un abile narratore. Mi piace quello che scrivi e come lo scrivi. Hai la grande capacità di chiamare le cose con il loro nome e questo rende vivo ciò che offri ai lettori.
    Trovo che Fano sia un personaggio complicato e per questo affascinante. Uno che non ti lascia indifferente, fino all’ultima riga.
    Il tuo racconto mi ha lasciato molte suggestioni e, anche se non l’hai amato, credimi, sei riuscito a trasmettere tanto! Grazie

    Mi aspetto di ritrovarti presto con un nuovo racconto 🙂

  8. Ciao Napo,

    Mi sono accorto in ritardo che hai terminato il tuo racconto (ti ho scritto che non lo seguivo, tu sai perché. Lo stesso motivo per cui commenterò solo io). Pensa che fino a ieri mi stavo convincendo che non l’avresti terminato, lasciando le verità sospese. Quest’ultimo capitolo è servito a esplicitare cose che comunque il lettore già intuiva avendo letto gli altri. È proprio questa constatazione che mi ha fatto riflettere: hai utilizzato un capitolo in più non per aggiungere qualcosa, ma per specificare ciò che già doveva essere abbastanza chiaro. Sei venuto incontro ai lettori. Forse anche troppo. Io penso che il punto di rottura sia stato tra il terzo e il quarto capitolo. Il garzone e il gatto. Il terzo è il capitolo che più mi è rimasto impresso. Ho paura che sia quello che ti ha deluso di più, quello che ti ha fatto pensare che forse ti stavi impegnando troppo per una platea di lettori che leggeva; troppo distratta o, come me, ignorante per cogliere i riferimenti di cui lo hai disseminato. O almeno questa è la verità a cui io voglio credere. Dal quinto in poi, hai seguito molto le indicazioni dei lettori, ma paradossalmente la storia mi è sembrata meno ‘sentita’ dall’autore. Me ne dispiace, perché io siamo tra quelli che ti hanno un po’ tirato per la giacchetta per dare una trama o un messaggio alla storia. Però quello che vorrei dirti sinceramente è questo: ho amato il capitolo tre, mi è rimasto impresso, con la sue suggestioni, la particolarità dei tipi umani e della situazione. E questo sarebbe successo anche se non avessi letto le tue spiegazioni. Da capra ignorante non ne avevo colto una, ma mi piaceva lo stesso. Forse è questo un esempio di verità doppia: io rimango in superficie, mi godo atmosfere di cui non comprendo l’origine. Altri colgono i riferimenti, o approfondiscono e si documentano, vivono ciò che scrivi in modo diverso. Ce n’è per tutti. Il tuo sforzo non è comunque vano, creare un capitolo molto elaborato permettendo comunque a tutti di leggerlo speditamente e con piacere non è da tutti.
    Se vorrai ancora regalarci qualcosa, io sono in prima fila.
    Ciao a presto

    • JAW, ti ringrazio del commento articolato e circostanziato.
      Questo racconto ormai già fa parte del passato, non l’ho amato e perciò non mi dilungherò più a parlarne.
      Sono contento di averti avuto tra i miei lettori e di avere avuto il privilegio di leggere qualcosa di tuo.

  9. Fano spera ancora che la verità si riveli, come il bambino di allora spera che la madre ritorni anche se non è mai realmente andata via: lei vive nei ricordi di Fano e in ciò che lui è diventato. La verità ha sfaccettature diverse esattamente come il vetro a seconda dell’angolatura o punto di vista di chi lo guarda…
    Gran bel racconto e complimenti per la copertina.

  10. Un finale che mi è piaciuto, forse il mio episodio preferito, però il caffè ci stava, visto che stavano mangiando non sarebbe risultato nemmeno forzato.
    Una cosa che mi ha colpito sono stati i silenzi: quelli della madre, del padre e di Fano.

    Se dovessi tornare a scrivere su TI spero di leggere un giallo… invernale o autunnale…;)

    • Grazie Gabriele. Sul caffè, a ristorante prima di tornare a casa, hai ragione: mancanza imperdonabile.
      Abbiamo finito i nostri racconti nel giro di pochi giorni tu e io, ma anche JAW, Giorgia Muscas e befana profana nel frattempo. Facciamo così: se riprendete a scrivere voi quattro, forse mi aggrego.

  11. Due verità o forse due menzogne, non lo sapremo mai. Ed è questo il bello di un racconto che hai saputo gestire in maniera davvero invidiabile.
    So’ che non ami i complimenti per cui non sto’ qua a dilungarmi troppo, spero solo che tu non faccia trascorrere molto tempo per sfornare un’altra storia avvincente.
    Ciao e complimenti….ops…ancora 😉

  12. Credo che di tutta questa storia io abbia amato la tua indubbia capacità si raccontarla, e di esser riuscito a dargli una direzione e una fine degna. Ci lasci una domanda aperta alle due risposte incerte di Fano e Bastiano, ma anche a molteplici possibilità che in questo finale non potevano essere tutte palesate.
    Io immagino il dolore di una donna che ha abbandonato il proprio bambino senza potersi giustificare. Oltre Fano c’è un’altra esistenza da esplorare, una grande sofferenza da mostrare. Sarebbe bello poterla leggere 😉
    Grazie Napo, sempre grande.

    • Cara Giorgia,
      hai ragione quando dici che resta inesplorato il dolore di una madre costretta a fare un gesto così innaturale. Non ci sarà però nessun sequel e nessuno spin-off di questo racconto. Se vuoi cimentarti tu, sarei felice di inaugurare questa staffetta.
      Se proprio mi venisse voglia di continuare a scrivere, credo che riprenderei l’idea di un giallo per ogni stagione, dopo i primi due che scrissi tempo fa. L’idea del giallo d’autunno ce l’ho da quando completai “A Parma non c’è il mare”. Doveva essere ambientato nella tua Sardegna e, nello specifico, nell’entroterra di Olbia. Chissà.

      • Mi credi tanto matta e sconsiderata da scrivere il sequel di un tuo racconto? 😀 mi piacerebbe, ma non sono al tuo livello.
        Piuttosto non vedo l’ora di leggere il tuo giallo ambientato in Gallura 🙂 tieni presente solo che di tutti i luoghi comuni che gravano sui sardi, uno solo è vero: siamo permalosi perché fieri, quindi nel mio piccolo non potrò mancare di essere inflessibile.
        Mo se non lo scrivi ci resto male 😉

  13. Così Fano ci lascia abbandonando i suoi lettori e la sua verità per accogliere quella del vecchietto curioso e, in un angolo del suo io, rivedere l’idea su suo padre.
    Sempre con un filo di speranza che “un giorno,la verità si riveli”.
    La storia è strana, complessa, in balia di mille autori e della capacità dell’unico suo scrittore di dare realismo a quelle idee.
    Non ho amato Fano e forse neppure la storia, ma so di aver letto qualcuno veramente capace di scrivere.
    Grazie.

  14. Apprezzo molto l’idea che ognuno abbia deciso la propria versione della verità, in fondo è così per tutte le cose, ed è molto umano che sia Fano che suo padre abbiano deciso di credere a una verità per loro consolatoria: per l’uno se non è mai tornata a cercarmi è perché è morta, per l’altro se ne è andata contro la sua volontà.
    È il finale giusto per la piega che aveva preso la storia, ma non posso impedirmi di pensare che il racconto sarebbe stato (ancora) più bello se fosse continuato come era iniziato: una successione di città e di caffè uniti dal susseguirsi della noia e dell’insoddisfazione egocentrica di Fano.
    Alla tua prossima apparizione

    • Marè, a dire la verità, anche io avrei preferito continuare come avevo iniziato. Non so chi e come mi abbia indotto a dare una trama a questo racconto, di sicuro è stato qualcuno – o più di qualcuno – che mi ha particolarmente colpito.
      La cosa più bella di questo mio ritorno su TI non è stato il racconto – che non ho amato e non amo – ma il ritrovare vecchi amici che stimo tantissimo – e che sono stati all’origine del mio ritorno – e scoprire nuovi autori/lettori molto interessanti e interessati.
      TI è una palestra dove sperimentare e confrontarsi con altri autori. Molti commenti sono veramente preziosi e arricchenti.
      Tu sei tra i miei autori/lettori preferiti e ti sono grato di avermi seguito fin qui.
      Non so se ci sarà una mia futura apparizione come autore, ma di certo resterò come lettore.

  15. La verità mai scoperta porta Fano a vivere di due facce. Le due facce dell’amore, le due verità dell’amore – per ricordare l’autore del romanzo – e abbiamo così un uomo piacente che se ne va in giro per il Paese a cercare in ogni donna e in ogni tazzina di caffè – attenzione: in questo ultimo episodio doveva sorseggiarne uno, l’ultimo, e non lo ha fatto… grave mancanza dell’autore! – il volto della madre perduta e mai ritrovata. Lui è uomo che rifiuta l’ambiguità da una parte e per questo è sposato, ha un tetto fisso e dei figli, conosce la routine; da un’altra parte è invece il ritratto di sua madre, si “prostitusce” e le donne che incontra non le considera per più di un amplesso o un caffè. Ma lui non lo fa per le stesse ragioni che spinsero sua madre a farlo in gioventù, lui lo fa perchè la cerca in ogni donna e in ogni volto. Il volto di sua moglie Cia non è quello giusto, non è la risposta alla ricerca, è il volto della moglie che serve all’altra parte di lui, perciò non basta. Ma temo che vivrà per sempre così, Fano, diviso e insoddisfatto… perchè la verità per un uomo come lui offrirà sempre due facce e saranno per sempre le due verità dell’amore.

    • Ah ma qui è scattata una gara a chi fa la recensione più centrata! Grazie mille, Alessandra. Trovo molto giuste le tue osservazioni, in primis quella dell’errore madornale di non chiudere il cerchio con l’ultimo caffè al vetro. Episodio scritto di getto, non ponderato, direi quasi liberatorio per un autore che non ha amato questa sua creatura. Hai messo in luce un aspetto fondamentale del carattere di Fano: lui si “prostituisce” per una sorta di emulazione della madre scomparsa e nel contempo resta legato a Cia e alla famiglia per espiazione del gesto commesso dalla madre nell’abbandonarlo. Vivrà per sempre così Fano, hai ragione.
      Il richiamo al romanzo di quell’altro me, come tematica di fondo, è corretto. In qualche modo mi stai dicendo che racconto sempre la stessa storia… Forse hai ragione anche in questo 😉
      Grande Alessandra!

  16. Dieci episodi scorrevoli e di piacevole lettura. Dal sesto capitolo in poi, la storia prosegue frammentata in tante piccole scene, sospese in un equilibrio da giocoliere tra l’idea dell’autore e le opzioni scelte dai lettori. Partito come una Trama inesistente per poi proseguire come Un uomo alla ricerca di se stesso e di una verità sfuggente, il racconto si è chiuso con un finale che spiega senza spiegare, non risolve ma “assolve” il protagonista.
    Fano è caratterizzato molto bene: si osserva, si parla, conosce bene i propri pregi e difetti, è soddisfatto del suo fisico, dei suoi occhi in particolare… insomma…
    Si piace!
    Intorno a sé, nei vari luoghi che frequenta ci sono solo “tracce” della presenza degli altri. Presenza comunque indispensabile e rassicurante, perché conferma che lui esiste. Senza gli altri l’immagine di sé sarebbe solo ipotetica e sbiadita.
    Non ci è dato conoscere il suo comportamento al lavoro; la relazione con la moglie è ambigua e sembra stare in piedi per un meccanismo di silenzio-assenso; i suoi ritorni a casa sono dei pit stop per un veloce e funzionale cambio di abiti.
    Fano rimane comunque Un uomo sfuggente alla ricerca della sua propria verità.
    ciao ciao
    🙂

    • Grazie Maria per questa recensione (è infatti una recensione e non un semplice commento). Sei molto brava nell’analisi, sei la lettrice ideale per un autore. In realtà questa nuova esperienza su TI mi è piaciuta più per i discorsi che si sono aperti nei commenti che non per il racconto in se stesso.
      Per me questo è il peggiore racconto che abbia mai scritto e sono contento che sia finito. Mi dispiace solo perdere lettori come te.

  17. Siamo, sei arrivato alla fine. Sono deluso.
    Non certo della tua scrittura, sempre a livelli altissimi, ma di un prologo che ti lascia sospeso.
    È una delusione egoista, di chi vorrebbe che la vita fosse come i film, con un finale, lieto o drammatico, ben definito.
    Invece la vita non è così. La vita, a volte, non dà risposte, pone infinite domande.
    E il tuo racconto è intriso di vita, tanto da diventare come essa: un fantastico viaggio senza una meta sicura.

    • Tom, l’epilogo poteva essere diverso se non avessi usato l’io narrante in prima persona. Magari un narratore onnisciente avrebbe potuto darci un flash sul destino della madre di Fano. Ho preferito comunque restare ancorato alla realtà: tanta gente scompare e non se ne sa più nulla, ma la vita di chi resta è sconvolta più di quanto possa sconvolgerla una morte improvvisa.

      • Preciso che il finale mi è piaciuto, e tanto. La mia delusione non sta nel tuo finale, sta nel voler sapere di più. Tu non hai voluto dirmelo, hai fatto bene, ma questo ha causato in me una delusione.
        Sul discorso dell’io narrante non sono d’accrodo con te. Espedienti ce ne sono molti per aggirare l’ostacolo. Credo infatti che il motivo per cui tu non abbia voluto svelare la verità non stia nell’io narrante.
        Complimenti.

  18. Finalmente ho il piacere di leggere il capitolo finale di Caffè al vetro.
    Devo ammettere che avevo da tempo immaginato la storia che c’è alla base così come poi l’hai raccontata, l’esperimento della narrazione in prima persona è riuscito bene, davvero.
    Riguardo al finale me lo sarei aspettato più articolato, più incisivo, con qualcosa di dirimente riguardo alla madre di Fano.
    Ma, nonostante ciò, voglio scorgere in questo capitolo di chiusura (anche se, una chiusura vera e propria non c’è) un richiamo al nostro caro bicchierino in vetro, lo possiamo osservare da diverse angolazioni, intravedere una luce diversa, a seconda del punto di vista, ma in fondo sappiamo già cosa contiene, lo abbiamo sempre saputo.
    Ciao Napo, spero di rileggerti presto.
    Ah, quasi dimenticavo i miei complimenti!! Bravo!

  19. Ho votato per un mese dopo, mi piacciono i pensieri a mente fredda. E poi la vedo un’ipotesi più conclusiva.
    “Se si sveglia potremmo fare l’amore. Ma non si sveglia e, quando insisto, mi manda a quel paese.” Magistrale. Prima dice se si sveglia, lasciando intendere che è disposto ad aspettare. Però la parola “quando insisto” mi ha fatto sorridere, perché rientra proprio nel carattere di Fano.

    Io sinceramente non ho capito ancora :))) quindi aspetto il decimo capitolo.

    Magistrale anche la discussione sulla verità: è vero. E’ proprio relativa.

    Leggendo nei commenti ho notato la stessa cosa che ti ho sempre detto. I tuoi scritti sono reali, leggi e ti sembra di esserci, sembra che quei personaggi siano reali. Come nel tuo libro “Le due verità dell’amore”, i personaggi sembrano vecchi amici e quando chiudi il libro pensi che siano davvero esistiti.

    • Per gli altri lettori:
      Diego Zucca – alias Kamelbujo – è un mio grande amico di penna, uno scrittore poliedrico dallo stile personalissimo e dalle trovate geniali. È anche uno sperimentatore instancabile. Prima o poi ne sentirete parlare.
      Fosse per lui dovrei scrivere ancora e ancora, invece – a differenza sua – la mia produzione è limitatissima.
      Diego ha un solo enorme difetto: vuol farmi pubblicità a tutti i costi.

  20. Ottimo capitolo!! Mi piace soprattutto l’efficacia della prosa, è come se usassi sempre il giusto numero di parole, senza appesantire mai il testo.
    Ho votato un mese dopo, non sono interessato al discorso tra Fano e Sebastiano, ma più al prodotto di quella discussione, anche perché, la verità può rivelarla solo la madre di Fano… 😉

  21. Ciao Napo. Quanto mi piace il tuo modo di scrivere e di raccontare. E’ tutto talmente vero! A volte le immagini che riescono ad evocare certi autori (anche su questo sito) sono talmente efficaci che ti scorrono davanti agli occhi come in un film. E’ una cosa bella, mi piace, ma il problema è che i film non sono la realtà. Nel tuo caso la sensazione che si ha leggendo è ancora più incredibile, sembra di essere lì, seduti al tavolo con Fano e Sebastiano davanti a un piatto di sarde ripiene e una bottiglia di vino. O chini sul buco della serratura della camera da letto di Fano e Cia, mentre Fano abbraccia teneramente la moglie, una scena, questa, che, lungi dal tradire la natura che hai voluto conferire al personaggio, trovo riesca a dargli ancora maggiore spessore.
    Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di una pausa da noi stessi, o meglio da quello che siamo per gli altri e per il mondo.
    E, spesso, il luogo migliore dove sfilarsi la maschera è il letto coniugale.
    Fano dice che se Cia si svegliasse ci farebbe l’amore… dice ‘l’amore’ e non credo sia un caso che usi questa espressione.
    O forse sono più sentimentale di quanto io stesso voglia ammettere e interpreto ciò che scrivi secondo la mia sensibilità.
    Sì, sono anch’io di quelli che crede che un racconto sia fatto per metà da ciò che scrive l’autore e per l’altra metà da come lo interpreta e vede il lettore.
    Il mio Fano è sicuramente diverso da come lo immagina Moneta o Maria o Alex ed è diverso anche dal Fano che hai immaginato tu, ma non per questo è meno vero. Ciao.

    • Bel commento, Lou. Non per i complimenti – che normalmente rifuggo perché non so come replicare e che sinceramente non condivido perché non sono mai soddisfatto della mia scrittura – ma perché apri un tema ancora non toccato: la verosimiglianza.
      Un mio grande limite è che non potrei mai scrivere di cose su cui non posso documentarmi. Le strade, i bar, i ristoranti citati in questo racconto, per esempio, sono tutti veri. Finanche i menù sono quelli reali. Stessa cosa per i personaggi: devono avere qualcosa di conosciuto per me, nel carattere e nella psicologia, mai nel volto. Non do mai un volto ai miei personaggi e non li descrivo mai dettagliatamente, perché è una delle cose che deve fare il lettore per sentirli suoi.
      Insomma, dietro i miei scritti c’è tanto studio e poca spontaneità, quel poco che riesco a metterci calandomi nei panni dei personaggi e facendomi guidare da loro, mentre scrivo, in uno strano stato di trance.

  22. Ciao Napo… certo che dopo il commentone di Moneta c’è poco da elaborare.
    Ad ogni modo, io mi schiero tra quelli che non ha capito.
    Quel riprendere 10 gg dopo o un mese dopo.. ??
    boh.. all’ultimo capitolo che senso può avere??
    Che l’autore e il protagosnista torna indietro.. e ci svela quelo che è successo in questo lasso di tempo.. ??
    Ma perchè metterla tra le opzioni??

    Cmq.. Napo.. ho notato che ad ogni fine capitolo cerchi il colpo a sensazione.. e cosa strana che lo cerchi tra i vecchietti.. hahahah il primo qual’era quello veneziano? adesso Sebastiano?’
    E per finire penso che. il racconto meriterrebbe maggior approfondimento.. almeno altri 10 capitoli..
    Ok a tra 10 gg allora 😉

    • Alex, probabilmente avrei fatto bene a dilungarmi già nelle opzioni sul senso dei dieci giorni o del mese dopo.
      Fano continua a parlare: è l’emotività del momento che prende il sopravvento.
      Dieci giorni dopo, i lavori a casa sono finiti e Fano ha avuto il tempo di riflettere su cosa vuole dire a Sebastiano e come dirglielo per troncare il rapporto, visto che il vecchio non gli è utile perché non sa se la madre è ancora viva.
      Un mese dopo, Fano racconta a freddo le ipotesi sui motivi della scomparsa della madre, lasciando al lettore la scelta della verità che ritiene più plausibile.
      Il colpo di scena a fine di ogni capitolo è un classico espediente (non l’ho inventato io) dei racconti a puntate, oggi molto usato anche nelle soap opera, per mantenere alto l’interesse del pubblico e cercare di fidelizzarlo.
      Quanto all’approfondimento… stai babbiando?

      • Una mia amica editor mi diceva spesso che il lettore deve attenersi a ciò che legge, e che lo scrittore deve ciò che pensa. Il che vuol dire che il lettore non deve pensare ciò che avrebbe voluto o potuto dire l’autore nel suo racconto. Il lettore deve poter trarre le proprio conclusioni su quello che ha letto.. e non su quello che ipotizza l’autore!!!!!!!!!!!
        Detto questo, in questo caso specifico i vari commenti mi sembrano meglio del racconto.. però essendo questo un gioco coi lettori, è giusto che sia così.
        Ti consigliavo altri dieci capitoli, proprio per tutto quello che ho appena scritto sopra..
        Allargare la zoommata sui vari personaggi e sullo stesso Fano… e dire ciò che vuoi dire.. senza se e senza ma. (cacciando fuori le balles :))
        E cmq saresti capace di scriverli in poco tempo..

        Ps.- Io a Fano gli avrei dato un fratello..
        però tu hai scelto il vecchietto Sebastiano.. Cmq, pensaci nel caso decidessi di continuare.

        • Come sempre ho cliccato senza rileggere il testo. Cmq la frase corretta dovrebbe esser questa:
          Una mia amica editor mi diceva spesso che il lettore deve attenersi a ciò che legge, e che lo scrittore deve scrivere ciò che pensa, aiutando e accompagnando il lettore, scrivendo in modo chiaro, corretto e completo.
          Il che vuol dire che il lettore non deve pensare ciò che avrebbe voluto o potuto dire l’autore nel suo racconto. Il lettore deve poter trarre le proprie conclusioni sul contenuto cioè quello che ha letto.. e non su quello che ipotizza l’autore!

          • Probabilmente il consiglio era diretto a me, come autore; avrà notato delle lacune e dei limiti nella mia scrittura e nei miei testi.

            Ps.- ma che senso ha se poi l’interpretazione come la chiami tu.. la devi spiegare nei vari commenti.
            In questo diventa soggettiva dell’autore e non del lettore.

  23. Ciao, Fano non vuole sentire la verità? Pure lui sa bene che non è così, altrimenti non sarebbe tornato da Sebastiano. Poi, certo, a volte è proprio meglio non saperla, la verità. Eppure, per quanto disastrosa, è sempre meglio di una palla ben confezionata.
    Bello bello bello questo episodio.
    Eh, ma quando uno è bravo, è bravo!
    🙂

  24. Be’ ormai non dovrebbe essere una sorpresa la mia scelta: Fano continua a parlare.
    Non so.
    Questo episodio mi lascia impressioni contrastanti. Cia, Clara, mamma, le tre donne della vita di Fano che si sovrappongono. Cia, ossia C A, cinge e protegge le frontiere della vita sentimentale di Fano cominciata con ClarA. E la mamma che in qualche modo si sovrappone a queste figure. Tra l’altro ho conosciuto una mamma che aveva un nome simile a Clara, si chiamava Claire, era francese, custodiva anche lei qualche segreto.
    L’interpretazione da psicologia spicciola suggerisce un legame edipico non risolto e come potrebbe essere altrimenti, visto che la mamma se ne è andata in tenera età? La vita sessuale di Fano condizionata dalla sua infanzia travagliata. Certo, ovvio, no? Però devo ammettere che nonostante mi faccia sentire molto sagace, il fatto che tu ci offra questa possibilità interpretativa non mi appassiona. In realtà non so neppure dirti perché. Forse la vedo come troppo immediata, o forse, viceversa, mi pare che tutta la scena sia un gioco destinato ai solutori più che abili, come quelli odiosi della settimana enigmistica, dove tutto è un rompicapo per il quale occorrono troppi elementi. Mi sto contraddicendo? Ovviamente! Insomma, mi aspetto che nel decimo tu tiri fuori qualche indizio dal cilindro per cui tutte le parole usate (o i sogni fatti) possono essere lette in modo completamente diverso.
    Un’altra cosa voglio dirti: non ho apprezzato il tentativo di recuperare il rapporto tra Cia e Fano con poche parole che possono sottintendere che è una coppia che nonostante tutto ha trovato un sincero equilibrio, avrei preferito continuare ad immaginarlo, trovarlo scritto mi è sembrato un po’ artificioso e paragonabile a uno excusatio non petita. O forse petita da noi lettori, ma tu sei l’Orso Capo, potevi decidere di non darla.
    Ma poi, vedi che ti sto solo parlando dei miei gusti personali, delle mie aspettative.
    Quando non capisco qualcosa mi innervosisco. Così, ora che tutto sembra chiaro, lineare, il nervosismo mi prende pensando a come stravolgerai queste ‘verità’ nel prossimo capitolo.

    Ciao ciao

    • Enigmatica Moneta dalle contrastanti impressioni, è un valore aggiunto avere un lettore come te. Grazie.
      E grazie anche da parte di Claire, a cui sono stato molto legato in passato ma di cui mi ero già dimenticato. Mi meraviglio che tu la conosca. Ti ringrazio di avermela ricordata.

  25. Se ho imparato “a leggerti”, il questo episodio a spiegare la storia, dunque il sogno in tal senso non può che essere dirimente.
    Fano ha sempre saputo, evidentemente a causa delle voce popolari, cosa facesse la madre… le metamorfosi delle donne nel sogno lo hanno gradatamente portato da chi ha sempre cercato, passando dai volti tramite i quali si è protetto, distratto, impegnato, innamorato, riesumando una verità che aveva nascosto.
    Il motivo dell’abbandono non è ancora stato svelato ma ho una mia idea.
    Ancora una volta l’episodio si fa leggere tutto d’un fiato! In attesa dell’epilogo rinnovo i complimenti e… a presto!

      • Non confermo e non smentisco. Mi fa piacere che tu abbia una tua idea sui motivi dell’abbandono, perché io – a dirla tutta – ne ho in mente almeno due o tre, per giunta con declinazioni diverse. Mi toccherà sceglierne uno. O forse no, potrei lasciare a ognuno di voi lettori la libertà d’immaginare qual è il motivo più (soggettivamente) vero.
        Grazie sicilex.
        P.S.: a pensarci… tu hai il vantaggio di essere siciliano/a

        • Siciliano! Dici che è un vantaggio? Potrebbe esserlo, in questa occasione… La “mia” mamma di Fano ormai l’ho immaginata nel suo passato ed anche, un po’, nel motivo che l’ha spinta ad andare via….seguendo sia i tuoi indizi sia i miei presentimenti!
          Vedremo nel prossimo episodio quanto ci ho azzeccato!
          p. s. un po’ mi dispiace che sia già l’ultimo

  26. Beh, nel decimo e ultimo atto, direi di ascoltare Fano finire il suo discorso. Quello che lui crede di sapere ma non riesce ad ammettere non è detto che sia la verità, potrebbe essere la sua versione. Come versione soggettiva potrebbe essere quella di Sebastiano. La verità è sempre soggettiva, finché qualcuno non ce la mette davanti a prova inconfutabile, dico bene? Tuttavia c’è un modo per capire se abbiamo davanti la verità vera, sai quale? Come dice la canzone: la verità fa male. Se non senti dolore, allora non è la verità.
    cccpt

    • Cara Alessandra. Grazie per esserci sempre.
      Hai ragione e sai che ti avrei dato ragione perché non metterei mai i lettori davanti a una prova inconfutabile. Ammesso che la verità di Fano coincida con quella di Sebastiano, sono solo due verità e – come si dice – tre indizi fanno una prova, due non bastano.
      Credo però che già la sua verità a Fano faccia male. Dai, che hai già capito…
      Un abbraccio

  27. Lo sapevo, non mi piaceva questa opzione del sogno e ricordo, avevo ragione.
    Ne sappiamo quanto prima: Fano ha paura di sentirsi abbandonato e si aggrappa alle donne che glielo permettono. L’unico dubbio che mi hai messo è : ma davvero ha sempre saputo la verità o è un modo di raccontarsela. Perché con Fano non si sa mai, è sempre dietro a raccontarla e a raccontarsela.
    Io voglio che continui a parlare, non è che te la schivi con tempo dopo. 🙂
    Ho un’unica critica amara: non bastava la granita, ora ci aggiungi caponata,sarde e compagnia bella, questa è sadica tortura per lettori golosi. Una vergogna.

    • Chi può dire se la verità di Fano è quella vera? Al limite nel decimo capitolo potremo sapere se la verità di Fano coincide con quella di Sebastiano, ma anche in questo caso…
      Quanto agli antipasti della Trattoria da Giacomo (che esiste davvero, perché ho il brutto vizio di documentarmi su tutto) a dire il vero non avevamo ancora finito. Non so se ritroveremo Fano e Sebastiano ancora a tavola, ma posso anticiparti che avevano ordinato le busiate (tipica pasta trapanese) ai frutti di mare. Tu consolati con l’aioli.

  28. Continuerà a parlare…
    Mi è piaciuta la descrizione, verosimile, del sogno. Tuttavia, non credo sia predittivo di una qualsiasi verità, un’interpretazione casareccia sarebbe troppo banale. Il sogno vive di simbolismo, quello che appare quasi sempre non è.
    Si potrebbe azzardare che il comportamento di Fano suggerisce un Edipo mal risolto e, secondo me, non ci sarà – anche con lo spiegone – nessuna verità tangibile.
    La verità, ammesso che esista al di là del concetto astratto, non altera il passato e non cambia né il suo presente né il futuro.
    ciao ciao

    • Maria, tu sei nata per fare il critico letterario. Sai dare la chiave di lettura del testo nell’ottica dell’autore, filtrata attraverso la tua sensibilità. Ho notato che lo fai in ogni racconto che leggi. Brava.
      Sono ovviamente d’accordo con te su questo commento al nono episodio. Devo però dire che, nella mia esperienza, è vero che i sogni non sono predittivi, ma spesso elaborano in chiave onirica eventi presenti o passati.
      A presto.

  29. Direi che non ho capito nulla….anzi dico!
    Comunque lascio parlare Fano voglio capire cosa sa…
    Fano cambia atteggiamento davanti a Sebastiano, la spavalderia annoiata diventa rabbia paurosa, vorrei capire perchè.
    Cosa li lega oltre l’amicizia paterna e i possibili pettegolezzi di paese.
    Bravo non te lo dico più è diventato ovvio, parlare con te mi ha insegnato molto.
    Alla prossima.

  30. Voto per Fano che continua a parlare. Anch’io trovo che il sogno sia un espediente abusato, ma quando ho votato per il sogno pensavo a uno di diverso tipo. Comunque buono il capitolo. Io non sono sicuro di avere capito pertanto mi auguro di ricevere necessari chiarimenti dall’epilogo.

  31. Credo che alla vigilia del ultimo capitolo Fano debba continuare a parlare.
    Eh si, perché non tutti riescono a capire, a percepire, e quindi questo Fano ce lo deve.
    Capitolo “spezzettato” ma sempre intenso, ti meriti alla grande il primo posto.
    Al prossimo e ultimo, quasi mi dispiace, ciao.

    • Alla fine ha vinto l’opzione che non volevo. Il sogno è un espediente abusato, a mio avviso. Ora ti dico a cosa avrebbero portato le altre opzioni. Mentre il sogno era legato al personaggio di Fano, la telefonata era di Sebastiano e ci avrebbe riportato subito a Mazara, l’abbraccio era per Cia e ci avrebbe lasciato ad Acireale.
      L’episodio dice e non dice. Ma tanto manca poco…

  32. Ciao,sono mancato per tre settimane, un impegno di lavoro. Esporre alla Ftera Homi a Milano. Piuttosto gravoso e che prende tutto il tempo. Adesso ricomincio, qualche giorno a leggere gli altri, poi vado avanti col mio.
    Questo Fano non mi piace tanto, troppo cinico, ne ha scopate tante, e non ne ricorda il nome di nessuna. Non ci credo, o non è vero, o ha perso la memoria. E qui parlo per esperienza, dal mio letto ne sono passate davvero tante, ma io i nomi li ricordo, non di tutte, posso confondere il volto di chi ha il nome uguale, ma addirittura non ricordarne nessuno, e neanche come le trovava. Per questo non mi sembra davvero possibile.
    Buon fine settimana

    • Ciao Ivano. Non conoscevo la Fiera Homi, mi sono dovuto documentare. Grazie per l’informazione.
      Fai bene a non credere a ciò che dice Fano. In realtà – come ho già detto – per me la vera sperimentazione in questo racconto era la scrittura in prima persona. Tutti gli altri mie scritti, tranne uno brevissimo, sono in terza persona, a focalizzazione interna o raramente esterna, mai a focalizzazione zero (narratore onnisciente). A dirla tutta – e questo si poteva intuire – sto usando un particolare io narrante: il narratore inaffidabile, quello che mente a se stesso e ai lettori. Grazie per avermi dato lo spunto per questo chiarimento, anche se suona fastidiosamente tecnico.

  33. “Un sogno e un ricordo al risveglio”.
    Tanto per cominciare, molto bella la copertina e complimenti, perché è assolutamente meritatissima. Questo racconto-esperimento, senza una trama ben definita – che però mi sembra si intraveda un minimo sotto le parole, perché d’altra parte non può esistere una storia realmente e totalmente senza trama – a mio parere sta funzionando e ha funzionato. Mostra senza addolcire nulla la vita di un uomo e le sue città, e in alcuni punti si riesce a respirare la diversa aria che tira in luoghi lontani e differenti gli uni dagli altri. Insomma, a me è piaciuto. Spero che anche tu sia più soddisfatto di quando volevi lasciare il racconto incompiuto.

  34. Ciao Napo, piace anche a me la copertina,
    – la tazzina di vetro col caffè come da titolo, perfetta.
    Ok passo al mio pensiero sul capitolo.
    Interessanti e ottime le tue sfumature sui vari dettagli, del resto come sempre.
    Anche il capitolo sulla ex.. hai toccato il problema dell’emigrazione.. ben fatto.
    Quello che invece non si capisce è il tuo Fano.. per me.. senza anima è senza corpo.
    Manca solamente che lo porti a pisciare, poi magari gli fai lavare le mani col sapone liquido di una nota marca, giusto per occupare 2000 battute e sei a posto.. per il resto in questi 8 capitoli gli hai fatto un pò di tutto.
    Uno che va di qua poi di la, poi si ferma, poi riparte.. Troppo poco secondo me.
    Il tuo esperimento al momento resta solamente un test per te stesso.. probabilmente per testare la tua fantasia, e forse anche la tua abilità di narratore “improvvisato e stramato” cioè senza trama.
    Ok voto per la prima opzione..
    Alla prossima 🙂

  35. Abbraccio e lacrima, stanno bene con moglie e madre.
    Esilarante ‘un tempo pensavo… in effetti lo penso ancora.’
    Il passaggio chiave del capitolo, a mio parere è un altro ‘la verità è che… non ho voluto capire.’
    Ti confesso che è un atteggiamento che mi lascia un po’ sconcertato, mi ricorda uno che di fronte al mio fare melodrammatico col quale fingevo di nascondere un segreto importante mi ha detto ‘Non voglio sapere altro, mi basta ciò che mi hai detto… non cercherò di scoprire altro.’ E sai cosa? Io gliel’ho rivelato lo stesso! O almeno credo.
    Io e Fano siamo decisamente diversi. 😉
    Ah, la copertina, in tutta e completa sincerità, a me piace molto.

    Ciao a presto

  36. Ho notato che non hai scritto nulla a chi ti ha fatto i complimenti per la copertina :)) come la trovi? Il caffè al vetro in primo piano, forse Cia dietro (non lo so, sembrava Amina del tuo altro racconto…) e la città sullo sfondo, altro elemento importante, anche se qui sono state le città, co-protagoniste insieme a Fano.

    Questo come al solito l’ho letto arrivando in un soffio alla fine, troppo pochi 5000 caratteri per una penna bella come la tua. L’esperimento della narrazione in prima persona direi che è decisamente riuscito, leggi e “senti” veramente Fano. Gli zigomi alti, eh…

    Pensi proprio che str.zo questo Fano, si comporta con le donne, come molte donne si comportano con gli uomini, comunque. Del fatto delle donne belle che ti fanno una concessione a dartela, mi ha fatto sorridere 🙂

    Non ho ancora votato, ma sicuramente voterò un sogno e un ricordo al risveglio, mi piacciono i sogni, soprattutto se riportano qualcosa alla memoria.

    A rileggerti 🙂

    • Non svelo un segreto se dico che TI ora chiede agli autori gli elementi su cui basare la copertina. I tre temi per me erano: Sicilia, caffè al vetro, donna magrebina dagli occhi verdi (la madre di Fano).
      Grazie Diego, troppo buono al solito. A presto.

  37. Ciao napo e complimenti per la copertina davvero bellissima e strameritata. Episodio che rimarca ancora una volta il carattere del personaggio, prima di una svolta alla trama che non c’è e chissà se ci sarà. Sono tra quelli che più ti ha forzato verso una direzione che sin dall’inizio non avevi intenzione di prendere… Me ne scuso. Uno degli aspetti in genere più sottovalutato da chi si cimenta con la scrittura è la necessità di restare coerente con il carattere e l’indole dei propri personaggi per tutta la durata della storia. Un buon racconto non sempre ha bisogno di una buona trama, ma non può prescindere da buoni personaggi e per quanto mi riguarda Fano lo è… E’ un personaggio credibile, vero, che racconta quello che gli accade come farebbe una persona vera… Per me è una telefonata e una strada trafficata.

    • Grazie Lou. Sono d’accordo sulla necessità di mantenere la coerenza dei personaggi, a maggior ragione in questi racconti su TI dove i lettori ti orientano – e a volte disorientano – con la scelta delle opzioni. Non devi scusarti di nulla: trovare una pur debole trama di fondo era anche una mia esigenza.
      A presto

  38. Caro Napo, sarò ripetitivo, ma la prima cosa che mi viene in mente dinanzi ad un tuo racconto è sempre la stessa: lo leggo tutto d’un fiato ed in men che non si dica, sono già alla fine!
    La descrizione della storia d’amore di Fano e Clara va oltre alla superficialità con cui il protagonista l’ha vissuta. Alle spalle vi è un importante e ricercato studio del personaggio da parte dell’Autore, che in questo episodio si spinge a mostrarci che Fano ha questa sicurezza e sfrontatezza nella vita come tra le lenzuola da sempre, a celare e colmare un vuoto senza darsi la possibilità che se ne crei un altro.
    P. S. complimenti per le battute da “stronzo” cucite su Fano: dagli zigomi (esperienza personale?! :P) alla eventuale prossima volta a letto.
    È vero, la trama che ai nostri occhi era la cosa principale, è passata in secondo piano, ma il tuo esperimento prosegue a gonfie vele.
    Complimenti e…. a presto!

    • Grazie mille, Sicilex. Ci sono pochi lettori puri su questo sito (come Ang che però sembra essere sparito) ma i loro commenti sono sempre interessanti proprio perché non sono influenzati dall’attitudine alla scrittura creativa.
      Il più bel complimento per me è quello sulla leggibilità del testo. Ci tengo molto che il lettore non debba rileggere alcuni brani per capire o chi parla o qual è il contesto o se è passato un giorno o più.
      Grazie. Spero di non deluderti…

  39. Una telefonata e una strada trafficata ma proprio perché bisognava sceglierne una.
    È davvero orribile la supponenza e l’egocentrismo con cui Fano guarda tutto e tutti, un vero individuo del XXI secolo.
    Se quello che cerca è il conforto rassicurante di un approdo familiare, conosciuto, non gli restano più che Cia o la casa paterna e il ricordo della madre. Vediamo cosa sceglierà, o magari (nel senso italiano) fuggirà ancora altrove?

    • Marè, mi conforti. Volevo proprio che, almeno le lettrici, trovassero orribile l’egocentrismo di questo archetipo di maschio moderno. Un uomo che nessuna avrebbe voluto come compagno o come genero. Una genìa che purtroppo sta proliferando.
      Hai scelto l’opzione d’istinto, ma in realtà pensò che un lettore/autore scelga basandosi sull’idea di come avrebbe proseguito facendo sua la storia che legge.
      Non ti dirò qual è la mia opzione preferita per non condizionare il voto, nel bene e nel male. E sì, c’è sempre chi per dispetto non voterebbe per la mia opzione regina, come c’è chi mi sta togliendo, sempre per dispetto, il “Segui la storia”. Ma questo sinceramente non m’importa perché – un po’ alla Fano – io qui scrivo per me stesso e non per i lettori e gli incipoints. Sperimento, anche se non traspare: testo nuovi personaggi, ne saggio la presa sui lettori. Alla fine m’interessano solo i commenti, certi commenti (come i tuoi).
      Grazie Marè, sei stata una piacevole sorpresa. Ti ricordi la scaramuccia iniziale sui commenti a pappagallo? Che str****… Che Fano che sono stato 🙂

      • Ma davvero c’è chi toglie punti per ripicca come i bambini delll’asilo? Quale valore vénale possono avere gli incipoints? Ho appena scoperto che la tua storia non la seguo, credevo di sì: rimedierò.
        Non l’avevo considerata una lite: avevo solo risposto perchè anche a scuola ho più spesso fatto copiare che copiato, hihihi. Ma forse non avevi poi torto: spesso leggo i commenti che mi interessano e sicuramente inconsciamente mi influenzano. Ma solo se sono d’accordo: sono troppo testona, nessuno mi fa cambiare idea! 🙂

        Quanto a Fano, non lo detesto: non ci vivrei mai assieme ma non lo detesto. Ma è veramente tipico di quest’epoca in cui la maggior parte della gente sembra interessarsi alle miserie del mondo solo nella misura in cui li tocchino nei loro interessi personali.
        Mi ritrovo desolata a notare che anche mio figlio, che cerco di educare nel rispetto e interesse per gli altri, sembra interessarsi alle cose e alle persone solo alla luce del suo interesse (il che sì limita alle possibilità di divertimento e gioco). Non ha ancora 9 anni, spero di avere un margine di manovra prima che sì fanizzi all’età adulta. 😉

        Ma sta cosa che le persone belle siano scarse a letto dove l’avete scovata? Ultimamente l’ho letta in più di un libro recente. Ma chi l’ha deciso, il gobbo di Notre Dame? 🙂

        Vado a godermi la spiaggia, in questo settembre a 35 gradi all’ombra. Buona domenica

  40. Inizio col complimentarmi per la copertina, solo ieri mi chiedevo perché tardassero a dartela 🙂
    Il capitolo è mostrato magistralmente, mi hai emozionato; per me, la Mula ha il volto della Bellucci.
    Clara va via e Fano, forse troppo egocentrico per preoccuparsi della felicità della vecchia amante, avverte che un altro tassello del passato si allontana.
    Un sogno per ricordare quel che inconsciamente reprime, forse qualcosa che ha a che fare con la madre e che è latente in lui.
    Grazie Napo, ciao 🙂

    • Grazie a te, Giorgia. Sì, Fano reagisce da egocentrico qual è. State andando a convergere in maggioranza sul sogno e, devo dire, che hai ragione a pensare che il sogno… Basta, non dico altro.
      Interessante l’associazione di Clara alla Bellucci in questo cameo. Ormai la nostra società dominata da messaggi visivi ci porta spesso ad associare un’immagine a un’emozione.
      Tu Clara la vedi così perché qualche suo gesto ha richiamato in te qualcosa di già noto. Io di solito non do un volto ai miei personaggi e ai lettori fornisco solo indizi e mai descrizioni, proprio perché nell’immaginare un personaggio mi fermo a pochi particolari fisici.

  41. Episodio molto ben scritto, efficiente ed efficace dal punto di vista delle qualità di seduzione del protagonista ma fuorviante.
    Manca poco alla conclusione, siamo ancora in alto mare e ancora non si vede l’isola che non c’è. Concludi con …Cia e la madre.
    Riguardo Cia, qui ci vuole la Scotland Yard per capire la sua apparente assenza.
    Per la madre… il segnale potrebbe arrivare dalla Tunisia.
    voto telefonata.
    ciao ciao

    • In realtà all’inizio il caffè al vetro doveva essere solo il fil-rouge di dieci episodi senza trama, poi questo racconto-rapsodia ha trovato un suo tema conduttore dietro la spinta dei lettori.
      Il bicchierino di vetro era solo una banale metafora di un uomo dalle mille facce, senza un verso definito – a differenza di una tazzina col manico – e tutte in fondo uguali. Il vetro è freddo, il caffè lo riscalda solo il tempo necessario, poi si raffredda di nuovo. Fano trova un po’ di calore con le sue avventure effimere, ma, quando l’avventura (il caffè) si svuota, torna incolore e freddo.

      • Grazie per la spiegazione, leggendola mi ricordo che l’avevi menzionato nei primi capitoli…
        Strano come, e sono l’unico, non trovi Fano così intrigante, lo vedo come un “viveur” vestito da cinico, perché in fondo anche i bicchieri sono fatti in serie… un altro stampo ma sempre uno stampo è… 😉

  42. La mula si sposa e lascia Fano ancora solo, il cerchio si stringe, restano Cia e la madre? Questo episodio mi lascia un po’ perplessa come il precedente di cosa siamo in attesa? :
    Voto sogno e risveglio.
    Bella copertina, la signora con gli occhi azzurri è fantastica!!!

    • Verdi, gli occhi della madre di Fano sono verdi. Lui le somiglia tanto. Non avete avuto una foto di Fano, ma almeno avete visto quanto era bella e quanto fascino aveva la madre.
      Mrs, siamo in attesa con Fano della verità sulla madre o meglio di una verità…

  43. Visto che si trovano a letto, propendo per un sogno e un ricordo al risveglio.

    “All’epoca pensavo che le femmine belle a letto fossero più fredde, perché credevano di avercela solo loro e ti facevano una concessione a dartela. In effetti lo penso ancora oggi, a maggior ragione dopo varie esperienze.”

    Beh, sembra che il nostro Fano ne abbia collaudati, di letti, beato lui 😉
    Ottimo, come sempre d’altronde.

  44. La colazione sicula è un qualcosa di eccezionale, quando ho letto della brioche e della granita mi è venuta la nostalgia, qualche volta dalle mie parti ho provato a mangiare la brioche con il tuppo, ma non ha nulla a che vedere con le vostre. Continuo a dire che mi piace molto la descrizione che fai ogni volta delle varie città, le descrivi talmente bene da far venire voglia di visitarle, perché ci metti il sentimento. Aspetto anche io gli ultimi tre episodi per vedere come finirà la storia, ma non mi dispiacerebbe trovare un seguito

  45. Ho letto tutti i 7 capitoli fino ad ora scritti insieme e nel complesso la storia mi è piaciuta molto.
    L’idea di partenza, cioè quella di raccontare le città ed i vari caffè al vetro presi dal protagonista, è eccezionale. E infatti i primi 3 capitoli sono veramente piacevoli da leggere, questo anche grazie al fatto che sei veramente abile nello scrivere.
    Poi in effetti, come già sotto hanno sottolineato, la trama ha una svolta e si incentra maggiormente sul protagonista. Anche se ho preferito i capitoli iniziali, mi è piaciuta come svolta, perchè mi è sembrata sincera. Mi spiego meglio: mi è sembrato il giusto evolversi di una creazione (in questo caso della tua creazione) che si è chiesta il “perchè” del suo essere e tu, suo creatore, glielo stai dando.
    Seguirò con piacere il prosieguo della storia, sono molto curioso di come evolverà ancora in questi ultimi capitoli.
    A presto,

  46. Boh, un amore di gioventù.
    Beato Bastiano che cancella solo i brutti ricordi. Per me i bei ricordi spesso diventano ‘l’attimo di un “bello” sospeso nel nulla’.
    Ho due opzioni: fare professione di presenza e limitarmi a farti sapere che ho letto il capitolo oppure provare a dilungarmi in una critica per la quale non ho le competenze. Scelgo la terza via, ti manifesto il mio pensiero semza filtri. Ti confesso che quanto scriverò è ovviamente figlio di ciò che hai scritto a me: ho creduto di capire come la pensi, ma vedo qualche contraddizione proprio in ciò che scrivi. Proverò a spiegarmi.
    Sei bravo, sei un grande narratore, ti si legge con piacere, offri possibilità di lettura a più livelli (io in genere sfioro la superficie). Però, in questo specifico racconto, avendo già scritto sette capitoli, dove vuoi arrivare? Cioè, non è un problema per me leggere dieci capitoli autoconclusivi. Ma al momento stiamo vedendo episodi slegati della vita di un’anima libera. Dov’è quello che tu chiami ‘il messaggio’? Hai sfiorato il palesarsi di una ‘verità’ e l’hai per il momento accantonato, tornando alla rappresentazione delle impressioni del tuo protagonista e a mio parere sfiorandolo solo la superficialmente: sappiamo che è un gran figo ma non ho ancora capito perché ha così successo con le donne, anche se avevi promesso di rivelarlo. È perché è mulatto con un bel paio d’occhi? Pochino. Sappiamo che tollera a stento la moglie o forse non è così, è un’altra cosa che hai lasciato in sospeso. Dov’è la tua poetica sulla verità con la minuscola? Ti stai prendendo una pausa?
    Per concludere ho letto il commento di alex, e solo quello, in realtà mi è caduto l’occhio. Sono d’accordo con lui sul fatto che stai portando in primo piano la Sicilia rischiando il luogo comune. Io sono del partito della trama ben definita, ma semplicemente perché ormai hai aperto troppe parentesi per non chiuderne qualcuna rimanendo qui a cesellare bei camei (o belli camelli? Boh!) che non fanno che aggiungere altri dettagli staccati dal resto.
    Voglio il messaggio!
    Ciao ciao
    P.S.: spero che abbia intuito il vero motivo di questa filippica. Con il tuo commento mi hai messo in difficoltà, mi hai sfidato, hai stuzzicato il Martin McFly che c’è in me. Tanto che sto pensando di cambiare la trama del mio racconto seguendo qualche tuo consiglio. Mi sono detta allora: ma perché solo lui deve avere questo potere? Io vorrei che il suo racconto cambiasse un po’. Allora glielo dico e vediamo che succede. Be’, è bella sfida, non trovi? Hai ancora tre capitoli, puoi stupirmi!
    O forse sei troppo *codardo* per accettarla?
    Ah ah! 😀 😀

    • Non so perché tu ti ponga il problema di avere la competenza per muovere una critica. Ognuno giudica secondo il proprio gusto e il proprio metro, per me ogni critica è sempre ben accetta, che è diverso da dire che è accettata: leggo, filtro, prendo ciò che a mio avviso c’è di buono.
      La tua critica mi trova assolutamente d’accordo. Per la prima volta ho iniziato a scrivere un racconto su TI senza avere in mente una trama. Doveva essere, come dici tu, un insieme di episodi autoconclusivi (e non pensavo neppure di arrivare fino a dieci) con il fil-rouge del caffè al vetro. Lo avevo dichiarato nella prima sinossi, che poi ho chiesto alla redazione di modificare: ero tornato per il piacere di ritrovarmi su queste pagine virtuali con due cari amici che stavano scrivendo due bei racconti.
      Poi i lettori hanno cominciato a chiedersi perché Fano era così cinico, perché aveva facile successo con le donne, cosa cercava davvero. Ecco, a quel punto me lo sono chiesto anch’io ed è ricomparsa la mia tematica di sempre: la verità. Così ho iniziato dal quarto capitolo a introdurre una trama, lasciandola però sullo sfondo. Dai commenti ho percepito anche una difficoltà da parte di molti lettori a capire la mentalità arcaica dei siciliani e così ho dato evidenza alla Sicilia come la vivo io, a prescindere dai luoghi comuni (che spesso hanno un fondamento reale). Lo so, ne è venuto fuori un po’ un paciugo. Il messaggio comunque – come ho detto – è quello: c’è una verità che Fano non conosce? o non vuole conoscerla? cosa ha forgiato il suo carattere? è possibile che ci sia più di una verità, quella di Sebastiano, quella della gente, quella di Fano? è possibile – in generale – conoscere la verità vera?
      Il mio racconto cambierà, troverà una sua trama negli ultimi tre capitoli, ma non voglio spoilerare.
      L’unica cosa che non saprete è perché Fano ha tanto successo con le donne. Non posso farci niente se non lo avete visto neppure in foto e, perdonatemi, non sono il tipo da indugiare sulle sue capacità di seduttore e sulle sue doti nascoste. Lavorate di fantasia 😉
      Grazie, cara Moneta

  47. Allora Napo pane al pane e vino al vino; questo episodio mi è piaciuto molto.. molto di più rispetto ai 2 episodi precedenti.. In merito a ciò mi trovo in sintonia coi commenti di Maria Algures e Manumetro.
    Ti dico anche che il progetto iniziale di ” Caffè al vetro” era davvero interessante ed ambizioso.. almeno sino ai 2 capitoli iniziali. Poi forse, chissà probabilmente hai avuto un pò di esitazione, o non hai creduto nella grande impresa.. e hai cambiato in corso d’opera.. addirittura hai cambiato anche la trama.. (la famosa trama, non trama).
    Ad ogni modo, ti sei voluto cimentare con una Sicilia, che in questo caso.. secondo me, dovevi solamente “sfiorarla”.. invece di sei addentrato in cose che poi sfociano nei soliti luoghi comuni.. dei soliti siciliani.
    Peccato.
    Adesso in questo capitolo, c’è un tentativo di rientrare e riprendere il personaggio come l’avevamo conosciuto nei primissimi capitoli.. cosa che a me piace.
    Ok.. detto questo voto per l’amore in gioventù..

      • Penso che in questo caso i lettori non centrano niente.
        Volere o non volere, sei tu che iniziato a scrivere di un tizio che ha la puzzetta sotto il naso, che ama girovagare per i bar d’Italia a bere il suo caffè al vetro…
        Poi all’improvviso di colpo nella sua testolina inizia a confabulare, insunuando che forse il padre pescatore addirittura di Mazara sicuramente ha ammazzato sua madre.-. Così boh, non si come e manco il motivo.. Tranquillamente…
        Insomma qui la trama o non trama centra poco, qui è lo scrivente che a piacer suo scollega un personaggio dal sua abitat e lo riposiziona in un’altro posto completamente diverso da come era partito.-
        Però se a te piace giocare in questo modo.. gioca pure, ma la trama o non trama ha poco a che fare con le tue fantasie.
        Salutiamo hahahah Napo Napo

  48. Dico prostituta perché penso sia la cosa più lomtana da Fano.
    Leggerti è sempre un piacere, anche se devo confessarti se preferivo quando il raccomto aveva preso una direzione più precisa, ora ha ripreso a essere composto da piccole gemme rilucenti di immagini vivide, come una collana di perle nell’istante in cui il filo che si unisce si rompe… Come? Ci hai creduto davvero? Ma è una frase che ho letto sulla Settimana Enigmistica!
    Ciao a presto

  49. “Sempre così da queste parti: mai che ti chiedano direttamente chi sei, cosa fai, cosa vuoi. Lavorano di sponda: chiddu cu è?”.
    Bellissimo 🙂
    Ho votato per la cartomante perché mi piacerebbe vedere il protagonista alle prese con qualcosa di evanescente o magico. Buona continuazione

  50. ero per la giovane prostituta ma per ora è al secondo posto 🙂 mi piace molto la storia, la cura dei personaggi, non solo di Fano. Mi hai fatto respirare l’aria di mare, forse perché su mare ora ci sono, mi hai fatto sentire nei vicoli, vedere quei due vecchi che parlottano con “saggezza da settimana enigmistica” (questa è bellissima). E la descrizione di Siracusa le si addice. E’ davvero una trina.

    Ormai manca poco, vediamo come proseguirai la storia.
    Alla prossima!

  51. Eccomi tornata.
    Ho letto i due capitoli di seguito Sono contenta di come si sia evoluta a situazione, Fano ha mantenuto il suo aplomb e non si è addolcito come avevo temuto durante la votazione.
    Clara potrebbe essere un amore di gioventù di Fano, magari quando non era ancora così cinico.

    • Bentornata Giulia. È sempre un piacere ritrovarti qui.
      Dici che Fano potrebbe essere diventato cinico col passare degli anni? Magari dopo la scomparsa della madre, e le conseguenti incomprensioni con il padre, avrà iniziato a chiudersi nel suo bozzolo e poi, nel tempo, è diventato così come lo vediamo oggi.
      Grazie di essere ancora qui

  52. Ho votato Una giovane prostituta, anche se credo che Fano la chiamerebbe in modo diverso… Sì, Fano è la Sicilia
    e i Siciliani e, come avevi anticipato in risposta a un mio commento si qualche capitolo fa, prende ai luoghi che visita e alle persone che incontra quello che gli conviene, senza che questo incida più i tanto sul suo essere inguaribilmente Fano, con buona pace si quelli che lo vorrebbero diverso. Mi è piaciuto molto. Non so se dipenda dal fatto che non l’hai letto, riletto, corretto prima di pubblicarlo. Ho avuto la sensazione che fosse tutto più vero…

  53. Una capitolo per trattenere il fiato, Fano sparisce, si decentra, svicola, si puntano i riflettori sulla Sicilia, sui siciliani, su una terra. Perchè?
    Chi si distacca da chi? Fano dal passato o il suo autore, da uno storia che prendeva una piega troppo impegnativa? 🙂
    Non è una critica, la prova rimane degna di nota, solo un costatazione, una sensazione dopo la lettura di questo paragrafo, che potrebbe essere errata.
    Ho votato prostituta, coerente con i vizietti di Fano.

  54. In questo capitolo Fano e la sua storia sono davvero in secondo piano, quasi assenti, il tema è un atto d’amore verso la Sicilia. Non è una critica,n solo una constatazione. Fano lo si vede bene nell’atto di rompere le scatole alle formiche, nei suoi commenti mentali a Sebastiano e a Cia, ma poco più. Ma forse la Sicilia è uno dei protagonisti della storia, anche se prima non lo si capiva perché Fano era sempre in viaggio.
    Sono passati vent’anni, ma la strada che sfocia alla Fonte Aretusa me la ricordo ancora come un incanto, in quella città che miscelava meraviglie e obbrobri.
    {E dall’inizio dell’estate che mi ritrovo a sognare di rifare una colazione con granita e brioscia, e il tuo capitolo ha rigirato il coltello nella piaga. 🙂 Anche se per me il non plus ultra è la granita di fichi del Ragusano. La miglior merenda del mondo!

    Cartomante: perché mi sembra totalmente estranea al carattere di Fano. Mi incuriosiva, ma magari ci va solo a letto, e la cartomanzia non c’entra nulla.

    • Dai, Marè… ormai le carte sono scoperte: Fano è una metafora della Sicilia. Bellezza, mistero, luce abbagliante e anima scura. Certo che la protagonista vera è la Sicilia, e Fano se l’è portata dentro in giro per l’Italia.
      Sulla cartomante ci avresti imbroccato, mi sa…
      Grazie e a presto.

  55. Questo episodio mi ha sorpreso per alcuni motivi: l’asserzione un po’ contorta e poetica che fa Bastiano sul ricordo – non l’avrei mai associata a lui, che immaginavo come un vecchio abituato a far andare più le mani che la lingua – per alcune imprecisioni che non è facile trovare da te – e perché credo di aver capito bene. Fano non vuole affrontare la sua storia, non vuole confrontarsi con una verità da cui si allontana con mille pretesti ed è questa sua ritrosia che mi ha spinto a votare un amore di gioventù.
    Clara potrebbe essere un punto saldo del passato dal quale Fano non vuole allontanarsi e che lo spingerà ad affrontare quel che rinnega. Scopriremo la sua debolezza e rientrerà in fila volontariamente.
    Ma le granite sono quelle della foto? Sbav

  56. Una giovane prostituta, la trovo in linea con il personaggio… e a quanto pare solo io 🙂
    A me Fano non sembra un anti-eroe, anzi, un eroe moderno 😉
    “Sorrido pensando che noi siciliani siamo come le formiche, nulla li scompone più di tanto”
    Stavo leggendo la bella metafora sulle formiche e mi imbatto in quel “li” al posto di “ci”… fammi sognare e dimmi che non è un refuso… ma sottolinea il distacco con cui affronta il mondo comprese le sue origini.

  57. Ciao, l’ho letto con piacere. Mi spiace un poco per la distanza che Fano ha con Sebastiano, ma in questo capitolo c’è proprio il cinismo del protagonista. Mi è piaciuto molto il gioco con le formiche. In ogni caso, se prima di morire, deciderò di andare in Sicilia mi rileggo questo capitolo, almeno per Siracusa e la granita.
    Io sono molto romantico e legato a tutti i revaival che posso rivivere, quindi voto che Clara è un amore di gioventù.
    P.S.
    Avevo votato prima di scrivere il commento, ma non so se il sistema lo ha preso, provo a rivotare.

  58. Nella nuova sinossi leggo che Fano è un uomo alla ricerca di se stesso, e qua e là nei commenti emerge e si ribadisce che nel contempo scappa.
    Secondo me, fino adesso lui ha solo girato sulla giostra di se stesso.
    In questo episodio non mi sono piaciute alcune frasi in cui Fano/Napo, accorcia la distanza interpersonale rivolgendosi direttamente ai lettori sulla granita e sul polo industriale.
    Avrei preferito le parole di saggezza di Sebastiano in Siciliano, perché più coerenti con il personaggio (personalissima opinione, s’intende).
    Fano… io lo vedo così…
    http://www.mfa.org/collections/object/flight-and-pursuit-33555
    ciao ciao
    🙂

    • Sempre calzanti i tuoi commenti. È vero, Fano gira sulla giostra di se stesso, un carosello in cui cambia di tanto in tanto cavallo, ma comunque non scende.
      Fano però – qui non sono d’accordo con te – anche quando si rivolge ai lettori lo fa per prendere le distanze: voi non avete mangiato la granita di Cipriani, io sì; voi non sapete cos’è Priolo Gargallo, io sì. Io, sempre io.
      Sebastiano è la memoria, è il passato da cui fuggire, è la paura della verità sconveniente. Fano dovrà decidersi a ritornare a Mazara, a casa.

  59. Amore di gioventù!!!!

    Mi è venuta una voglia di quella granita, mannaggia!!!!
    Mi è piaciuta molto l’espressione che hai usato… “lavorano di sponda”… mi ha ricordato un fatto… non c’era posto e mi sistemarono in un altro reparto fino al mattino seguente in cui sarei stata trasferita per essere ennesimamente operata. Nel letto accanto c’era una siracusana di sessant’anni che mi ha interrogata. Letteralmente. Tu chi sei, cos’hai, le specifiche della mia patologia eccetera. Ero seccata, odio queste cose, ma vabbè. Il giorno dopo la vengono a trovare in sei. Sei parenti che mi lanciano occhiate morte di curiosità. Io però non presto il fianco e resto sul mio libro. Allora non resistono e davanti a me chiedono alla vicina di letto: questa ragazza chi è, che ha, che ha fatto, quando la operano…. ero sconvolta. Senza rivolgersi mai a me, parlavano di me davanti a me!!! Di sponda… ahahahahahah
    Bello, questo episodio… è tornato Fano cinico…. mi è piaciuto con le formiche! Non vedo l’ora di saperne di più di Siracusa e dell’amore di gioventù…. ( spero lo votino)
    cccpt

  60. Ho votato per l’amore di gioventù. Mi sarebbe piaciuta pure la prostituta, ma in quel caso il testo sarebbe stato: “la sua porta è sempre aperta”, senza “per me”.
    Il racconto prende una piega che non mi aspettavo e che mi lascia sconcertato. Credevo che Fano avrebbe approfondito il rapporto con Sebastiano. Rispetto agli altri episodi ci ho trovato un paio di errorini, forse dovuti alla fretta o alla mancanza di una rilettura attenta. In ogni caso rimane bello e interessante.

    • Fano fugge, la sua vita è una continua fuga. Deve ritornare a rifugiarsi nel suo cinismo, nel suo utilitarismo. Qualunque opzione vinca, Clara sarà una donna che lo gratificherà per un’ora o poco più. Poi tornerà a Mazara, quando avrà ripreso le distanze dai ricordi e avrà il giusto distacco per rivolgere lo sguardo al passato.
      Episodio scritto di getto per rispettare la promessa – fatta a me stesso innanzitutto – di scrivere gli ultimi episodi a distanza di sette/dieci giorni l’uno dall’altro. Non ho riletto e ora non ne ho voglia, ma lo farò più in là per scoprire i refusi di cui parli (se rileggessi subito, non li troverei).
      Grazie Tom

  61. Tre parole mi sono venute in mente leggendo questo episodio: patchwork, fatica e noia.
    Patchwork perché, a differenza dei capitoli precedenti, in questo sembra che tu ci abbia messo insieme tanti pezzi, come scampoli di appunti.
    Fatica, perché scegliere i pezzi e metterli insieme in modo non piatto, richiede un certo tempo e più di un tentativo di accostamento di forme e colori.
    Noia, in quanto il protagonista “costeggia” gli eventi, con scarso coinvolgimento.
    Ma… forse… è solo un’impressione…
    Ciao
    🙂

  62. Ho letto tutti e sei gli episodi ed ho votato per Siracusa. Mi piace il modo in cui descrivi le città di volta in volta, così come mi piace il tuo modo di scrivere. Dirti che sei bravo mi sembra addirittura poco.
    Ovviamente ti seguo, anche se in ritardo non mi va proprio di perdermi i capitoli finali! 😀

      • Bruttino?? Assolutamente no! È che a nessuno piace ciò che scrive, anche a me succede. Fidati, il tuo racconto è interessante, mi piace Fano con le sue mille sfaccettature, cosa racconta e il modo in cui lo fa, sembra un personaggio reale. 🙂
        Se ti va dai uno sguardo anche al mio racconto, sperando che non sia noioso 😀

  63. Lo sai che scrivi benissimo e “benissimo” è dire niente?
    Ho letto la tua storia solo ora perché seguo da poco theincipit e mi sto guardando attorno….
    Questo protagonista è così vero che se allunghi il braccio rischi di toccarlo con le dita. Son proprio curiosa di vedere quello che accadrà!

  64. Tra i tanti episodi vissuti da Fano in questo episodio, quello sulla conversazione con Sebastiano sulla madre di Fano è quello che ha accesso la mia curiosità. Adesso aspetto (insieme a Fano) di scoprire il perché se ne sia andata. Tirando a sorte tra le tre città che hai proposto, avrei mandato Fano a Gela. Ma è evidente che la sua destinazione è un’altra. 🙂

  65. Narrazione di ottimo livello, periodi brevi e concisi, stile chiaro e pulito. Complimenti, Napo, una storia che si legge con piacere fin dal primo capitolo. Mi chiedo se il personaggio di Fano avrà mai delle ritorsioni per le numerose scappatelle o se la sua vita subirà altri, più drastici cambiamenti dopo aver scoperto la sorte della madre. Voto Siracusa e ti seguo!

  66. Non so, Gela, perché è la più vicina e mi pare strano che la raggiunga in aereo.
    Ciao Napo,
    Allora, non ho capito: ha la famiglia ad Acireale, adesso si trova a Mazara. Ritorna al suo lavoro e, se non ho capito male, prende l’aereo. Ma lo prende per andare in una delle tre località proposte? Non conosco gli aeroporti siciliani, posso capire Milazzo e Siracusa, ma proprio Gela mi pare un po’ vicina (ti confesso che ho guardato su google maps!).
    Fano sta scappando. È una vita che scappa. La Verità non esiste, ma è confortante pensare che ci sia. Se ti tolgono la Verità a cosa ti appigli? È una cosa che i ministri di ogni religione lo hanno capito da millenni. All’inizio ho pensato che fosse strano che davanti allo svelarsi di un segreto così importante non insistesse, poi ho capito che era coerente col personaggio: si tappa le orecchie per non sentire la roccia a cui è appeso franare.
    Vista la tua poetica, questo tuo ribadire diverse volte la parola ‘verità’ nel capitolo è quantomoeno sospetto.
    Il capitolo mi è piaciuto

    Ciao ciao

  67. Milazzo, perché da piccolo abitavo in via Milazzo.
    Ciao Napo,
    Bastiano gli ritorce contro il suo ‘tempo che ci vuole’ ed è la parte che trovo irritante di questo capitolo che mi è piaciuto molto: so che per te, se posso semplificare, la Verità non esiste, usando termini miei direi che è ‘relativa al singolo osservatore’. Ma lasciare in sospeso una cosa così importante! Al posto di Fano l’avrei tormentato per il tempo che ci voleva a fargli confessare la sua verità relativa!
    Ho commesso l’errore di leggere alcuni commenti precedenti, poi mi sono fermato. Scrivo ‘errore’ perché mi accorgo che mi sfuggono molte delle sfumature di cui infarcisci i tuoi testi e questo mi fa sentire uno zotico superficiale 🙂
    Vorrei però fare un’osservazione sulla tua condanna senza appello dello stesso Fano: questa tua verità non la condivido. Speri che non piaccia a nessuno? Ma perché? Lo dovremmo giudicare in base alle ‘verità’ relative che lui stesso ci racconta ad ogni capitolo? Io vedo episodi della sua vita che me lo rendono simpatico e mi fermo a questi. Il resto sono libero di immaginarlo! Ad esempio, posso dirti che Cia è fredda e insensibile, nonché amante del salumiere. La dà via come il verderame e lui si vendica. 😉
    Ciao a presto

    • Grande JAW! Bella la tua visione di Cia, mi piace anche se non ci avevo pensato. Dovrei ripetere quello che ho detto a MrsRiso sulla “lettura” che ogni lettore fa di uno scritto in genere, ma non mi sembra il caso.
      Mi hai fatto venire in mente una cosa che diceva mia nonna (che traduco dal napoletano all’italiano, anche se perde efficacia): gli uccelli si accoppiano in cielo e i cattivi in terra. Probabilmente Cia e Fano si somigliano molto, in tutto e per tutto, e se lui va con la prima barista che trova, non è escluso che lei vada col salumiere…
      Io speravo solo di costruire un antieroe, ma se Fano ti è simpatico non sarà certo un cruccio per me.
      A presto

  68. Voto Gela a pelle, non sono mai stata in Sicilia, mea culpa, ma questa scelta richiama l’aria che si respira in questo racconto, distanza, freddo e gelo della solitudine, dell’ncomprensione, delle cose non dette e non chieste.
    Sebastiano più che il vicino, mi sembra l’anima del padre che vuole ritrovare il figlio. Leggo una grande tristezza in tutto, ma non negativa, che Fano si prepari a una rilettura della sua vita?
    Mi piace forse il mio preferito, anche se la rittrattazione di “Morte a Venezia” mi ha sopreso, di più, per la sua originalità.

    • Ciò che mi piace dei vostri commenti è la “lettura” diversa che ognuno di voi fa capitolo dopo capitolo. Accetto tutte le “letture” con interesse, anche (e direi soprattutto) quelle critiche. Ogni lettore, quando legge, legge se stesso: lo diceva Proust, ma io condivido appieno questo concetto, tant’è che cerco di lasciare sempre dei margini all’interpretazione soggettiva del lettore.
      La tua sensibilità, che mostri anche nel tuo racconto, ti fa interpretare Sebastiano come un tramite del padre di Fano. Interessante punto di vista.
      Il capitolo su “La morte a Venezia”, come ho già detto, è stato un divertissement che mi è venuto in mente perché le opzioni “garzone” e “professore” erano rimaste a lungo testa a testa. Se dovessi editare il racconto (cosa che di solito faccio, ma solo a mio uso e consumo) lo toglierei. TI consenta di sperimentare, ma quando un racconto viene enucleato da questo sito bisogna darli una unitarietà di stile e un andamento logico, senza sbalzi ed esperimenti.
      Grazie Mrs

  69. Come sempre accade nei tuoi episodi, non c’è alternativa alla lettura tutta d’un fiato (e no, non è solo per il limitato numero dei caratteri a disposizione).
    Ho trovato interessante e nuovo il modo di raccontare gli eventi di questo episodio, più rapido e spezzato, un po’ come i pensieri che rimbalzano continuamente nella testa del protagonista su ciò che ha caratterizzato la sua infanzia e che inevitabilmente ha influenzato l’odierno carattere.
    Ho notato tra i commenti che la scelta di far raccontare a Sebastiano solo un’iniziale verità ha destato qualche perplessità, ma non mi stupisce data l’ambientazione del racconto, una Sicilia che per sua natura è restia a raccontare tutto e subito, perfettamente incarnata nell’anziano vicino.
    Ancora una volta i miei complimenti e, in attesa dei prossimi episodi, a presto!
    P. S. Ho votato per Milazzo, solo perché logisticamente più vicina a me, mi piacerebbe leggere qualcosa che è ambientato in luoghi che conosco!

    • Il commento di un siciliano doc è sempre il benvenuto. Da lettore attento (e stranamente da lettore puro e non da lettore-scrittore) hai anche notato che la frammentazione del testo serve a restituire al lettore il mutevole atteggiamento di Fano difronte agli eventi. Sebastiano è in fondo una turbativa inattesa ai suoi piani, sotto più punti di vista. Il vecchio gli offre un aiuto per rimettere in sesto la casa e ricostruire il passato: un aiuto che Fano non avrebbe mai chiesto a un estraneo, perché tale è Sebastiano per lui. E poi per Fano già suo padre era un estraneo, figuriamoci…
      Da siciliano apprezzerai che la metafora della ricostruzione della casa/passato è molto sicula, con illustri precedenti già nel Verga. La casa, la “roba”, sono icone dell’individualismo dei siciliani: un popolo che gli italiani dovrebbero conoscere meglio per apprezzarne le radici antiche.
      Grazie sicilex. A presto.

  70. Qui il caffé al vetro è considerato una rottura di scatole da parte di clienti petulanti 🙂
    Bello il pezzo sulla verità – mi è piaciuta anche la tua decisione di tornare sulla vicenda della madre di Fano. Lui come già ti ho detto non mi piace, lo trovo frettoloso e poco attento all’umanità che lo circonda. Forse questo suo andare continuo ha a che fare col timore di una verità che cerca di scansare, oppure è semplicemente un codardo o uno poco responsabile. Un uomo che scappa, comunque; mi dà questa idea.
    Grazie Napo 🙂

  71. Il montaggio veloce delle scene mi piace, e ho trovato poetica la casa abbandonata, un po’ metafora di Fano e un po’ del suo passato, invece Seba in veste di carteggiatore/filosofo non mi ha convinto, sarei rimasto più allusivo…

    Molto interessante la diatriba sulla Verità, ma credo che la deriva complottistica odierna porti ad una deresponsabilizzazione pericolosa…

  72. Visto che tutti qui citano le loro frasi preferite lo faccio anche io. Ho particolarmente apprezzato il passaggio in ferramenta, Loro che parlano in dialetto e con lui in italiano. È davvero ben reso: è proprio quello che succede a chi come me “è andato a stare fuori”. E lui che guida fino a Castelvetrano senza sapere perché, o meglio non ancora.
    Il capitolo mi è piaciuto molto, nonostante mi infastidiscano un po’ gli spezzettamenti spazio-temporali ripetuti, ma capisco che potessero essere necessari.

    Ho letto la tua spiegazione alla mezza verità di Sebastiano: è vero, i siciliani sono un po’ così, da “scavare”, ma secondo me è soprattutto il modo del vecchio di essere sicuro che Fano non se ne vada, per trattenerlo lì.

    Ero indecisa con la bellissima Siracusa (Gela non la conosco) ma ho scelto Milazzo, porto d’accesso alle bellissime isole Eolie.

    Solo un appunto (da maniaca dello stretto necessario): non penso fosse necessaria la traduzione di “chidda chi spariu”, secondo me fa ridondanza.
    E sono felice che infine qualcuno resti interdetto davanti all’espressione “al vetro”: non capivo come in un paese in cui a poche decine di km di distanza il caffè passa da corto a basso a stretto a con le maniche corte, eccetera, tutti capissero subito cos’è un caffè al vetro! :Ero io la sola incolta?! -)
    Ancora un papello: cultrice dello stretto necessario, ma non ,nei commenti! 🙂

    • Apprezzo il papello e m’interessa molto la lettura che hai dato di questo episodio.
      Concordo sul fatto che il testo sia molto frammentato e, una volta tanto, ricorro anch’io alla classica scusa del limite dei caratteri, cosa che temo avverrà anche nel prossimo perché devo necessariamente ripartire da Sebastiano che resta a finire il lavoro iniziato (e per lavoro intendo quello materiale su porta e persiane).
      Mi fa piacere che tu conosco la complessità dell’animo degli isolani, nella fattispecie dei siciliani.
      “Chidda chi spariu”… pensa che mi sono rammaricato di non aver messo l’accento in “sparìu”. Vedi che per un lettore settentrionale il passato remoto in siciliano del verbo sparire potrebbe essere un arcano.
      E infine, almeno in Sicilia qualcuno che non capisse caffè al vetro dovevo trovarlo. Qui si dice “caffè nel bicchierino di vetro” con un giro di parole molto più lungo della definizione settentrionale. Ma si sa che il tempo in Sicilia ha un’altra dimensione e non c’è bisogno di abbreviazioni come benza, siga e ape…

      • Hai ragione, che sciocca! Diamo la colpa ad agosto e al caldo, va’ Ho rimediato.
        Non posso tacciarmi di conoscere l’animo siciliano, ma all’alba dei miei vent’anni con un’amica ho passato due estati a girare la Sicilia armate solo di zaino a sacco a pelo. Luoghi meravigliosi e incontri meravigliosi (non solo, ma meglio serbare in memoria solo quelli), particolarmente nella provincia di Catania. E l’accento “chanteur” dei catanesi è una melodia che amo molto, soprattutto perché non la sento da un po’.
        Ti saluto, e, come dice un amico di Augusta, tante cose belle. (o bedde, vedi tu)

  73. Che la verità sia inafferrabile, multiforme, quasi un fantasma creato da noi ( e premetto che hai espresso il concetto in modo egregio) è quello che vogliono farci credere. I giovanissimi ci cascano subito, i non più giovanissimi come noi dovrebbero scoprire il bluff e andare a vedere – per dirla nel linguaggio del poker – anche perchè ce n’è sempre una sola e universale nascosta sotto strati di cianfrusaglie inutili.
    Devo dire che hai trovato un espediente narrativo – quello della ricorstruzione di ciò che si è deteriorato – davvero efficace e addirittura poetico, per aiutare Fano a ricostruire il suo passato. Un passato che ritorna come il fantasma dietro l’angolo ma che rappresenta la sua verità che, come vedi, non è inafferrabile, servono tempo, chiodi e martello… ma alla fine emerge. 😉
    Siracusa. Ci sono stata, mi è piaciuta…

    • Ti aspettavo al varco. Il bello di TI è che puoi conoscere i tuoi lettori attraverso i loro scritti e con gli scambi di commenti. Non nego che ho calcato la mano sul concetto di verità inafferrabile perché è ormai l’eterna disputa tra me e te: tu sei per la conoscenza della verità salvifica, io nego l’esistenza di una solo verità e affermo che è multiforme e perciò inafferrabile.
      Comunque sia, io non so giocare a poker perché non so bluffare e non so rimanere imperturbabile e il motivo è che sono rimasto giovanissimo, direi bambino, come tutti quelli che scrivono. Nei momenti in cui non sono bambino non scrivo e mi rendo conto che chi regge le sorti del mondo ci vuole tenere in uno stato d’ignoranza. Reagisco tornando bambino e rifugiandomi in un mondo di parole scritte.
      Sei sicura che Fano voglia davvero ricostruire il suo passato? E se la verità fosse inafferrabile semplicemente perché noi non vogliamo afferrarla davvero?
      Sei sempre la mia Musa 😉

      • Ti ringrazio… resto sempre cccpt.
        Tuttavia la verità è inafferrabile perchè ognuno se la gira come gli conviene. E nessuno è davvero interessato a vederla per com’è. Forse perché non ha un bell’aspetto e nemmeno un buon odore. 😉

  74. Ho votato Siracusa perché è una città molto bella (quella con la Fontana Aretusa, giusto?)

    Capitolo transitorio, scritto in modo impeccabile come sempre. Mi è piaciuto molto il paragone tra la verità e il lavoro da svolgere sulla porta. Sono paragoni sempre curati e intelligenti. Anche la mezza Messa mi è piaciuto molto :)))
    Aspetto il tuo prossimo 😉 senza fretta

    • Dovremo aspettare il nono o il decimo capitolo per scoprire quanto sa Sebastiano e se Fano si accontenterà di una verità non dimostrabile.
      Nel frattempo, nei prossimi due episodi, ritroveremo il Fano cinico dei primi episodi.
      Grazie Giulia.

  75. Ho votato Siracusa per poi scoprire che mi ero unita alla massa, ma bene così.
    Siccome sono stata assente per un po’, sono riuscita a perdermi il capitolo precedente, che ho letto adesso; non è male recuperare le storie assaporando due parti per volta, lentamente ma non troppo.
    Sono capitoli diversi dai primi, specialmente questo ultimo. Si riconduce tutto a una trama passata e presente, e il personaggio si delinea come uomo del mondo – che fa, che interagisce con altri, che parla, che mangia – e non solo uomo del pensiero. Non che prima non esistesse, ma probabilmente ci sono più discorsi diretti in questi ultimi due capitoli che nei quattro nodi precedenti. Sarà che qui conosce le persone e le persone conoscono lui, forse.

    «Il tempo che ci vuole. La verità si raggiunge a poco a poco. È come il lavoro su questa porta, ci vuole tempo: bisogna prima portare allo scoperto il legno vecchio, carteggiando piano piano, poi si dà una mano d’impregnante e si aspetta. Il legno va nutrito, senza fretta. La verità pure.»

    • Bentornata Chiara. Ho notato la tua assenza come autrice di Storie su ruote, non come lettrice perché di questi tempi i lettori vanno e vengono.
      Indubbiamente gli ultimi due capitoli sono diversi dai primi quattro per il semplice motivo che dovevo dare una diversa curvatura alla storia per darle una trama che all’inizio non aveva.

  76. Capitolo molto diverso dai precedenti e forse per questo motivo più difficile da apprezzare. Fano, o per meglio dire il Fano che abbiamo conosciuto noi, si defila, esce quasi di scena, vaga nei luoghi del proprio passato come un’anima
    in pena. E’ in cerca di risposte ma non osa chiedere, almeno finché Sebastiano non gli mette davanti la verità o almeno parte di essa…. Ho votato Siracusa. Due passi all’isola Ortigia potrebbero aiutare a metabilizzare quanto stiamo per scoprire.

    • Aspetto sempre che tu mi faccia leggere ancora la tua bella prosa.
      Fano si defila come sempre, anche se nel suo solipsismo ha modi diversi di defilarsi quando è in famiglia – e nel suo paese natale – rispetto a quando è solo in una città dove nessuno lo conosce. Quando è fuori dai contesti familiari, mette da parte i suoi fantasmi e ritrova il cinismo che lo aiuta a sentirsi forte per sopravvivere.
      Mi sto auto-commentando troppo, do troppe spiegazioni… È che Maria Algures ancora non si è fatta viva a darvi la sua chiave di lettura.

  77. “I fantasmi esistono. È la forza sconosciuta della mente umana che a loro dà forma e consistenza. La verità potrebbe metterli in fuga, ma la verità è a sua volta un fantasma sfuggente e multiforme”
    Me la sono segnata, non mi sarebbe mai venuta in mente 😉
    Ho votato per Gela, ma solo perché, per un certo periodo, ho frequentato una signora di quelle parti 😉
    A presto.

    • Grazie Danio. Troppo buono, come sempre. Io non mi segno mai nulla di ciò che scrivo e me ne dimentico subito. Ho il pudore della scrittura, rimuovo istantaneamente le mie malefatte: è come se scrivessi sulla sabbia della battigia.

  78. Ho finito ora di leggere il nuovo capitolo, però non sono riuscito a capire perchè Sebastiano comincia a raccontare e poi si ferma, e anche sollecitato preferisce rimandare perchè la verità si raggiunge a poco a poco, perchè dovrebbe essere così? Se è la verità non ci deve essere paura di rivelarla. Anche perchè non è che non la vuole dirla, rimanda e basta, e questo non lo capisco. Poi un’altra cosa,a che pro mentire alla ragazza del check-in? Perchè dire che ha il trolley se non è vero e ha solo spazzolino e dentifricio? Stavolta lo trovo meno comprensibile.
    Ti auguro una buona domenica.

    • Sebastiano non racconta tutta la verità perché capisce che Fano ancora non si fida di lui. A differenza di te, il vecchio non è affatto convinto che non si debba avere paura a rivelare la verità. Il suo è un atto di compassione nei confronti di Fano, vuole prepararlo a poco a poco. In fondo lo stesso Fano lo invoglia implicitamente a temporeggiare quando gli chiede quanto tempo ci vuole per arrivare alla verità. Bisogna conoscere l’anima antica dei siciliani per capire che non si aprono mai del tutto e mai in fretta: è il lato positivo di un’omertosità congenita. Come pure non conosci la loro onnipresente paura di sfigurare, di fare una “malafigura”, che è quella che porta Fano a dire di avere il trolley in macchina. La Sicilia è ancora Magna Grecia, i grecismi fanno parte della psicologia dei siciliani. Capisco che non sia facile capirlo, ma è così e, insieme alla bellezza prorompente della natura, fa parte del fascino della Sicilia. I paesi, come fa Fano, non basta visitarli, bisogna viverli per conoscerli davvero.
      Non è che non hai compreso questo capitolo, è che non hai compreso cos’è la Sicilia.

    • Accetto tutte le critiche, perché non si può piacere a tutti. Ma sul punto che ci sia poco Fano, in questo episodio, non posso concordare. C’è tutto Fano con le sue contraddizioni: si vuole prendere cura della casa ma poi pensa di lasciarla andare in malora, vuole scappare ma poi torna, vuole sapere la verità sui suoi genitori ma non forza la mano a Sebastiano. Sicura di aver letto il capitolo? Non hai neppure votato.

      • L’ho letto, fidati, altrimenti a che titolo commentare? In questo caso non voto perché non ho suggerimenti/preferenze, perché non credo sia obbligatorio e perché non hai bisogno – ritengo – degli incipoint del mio voto. O sì? Non è vero che accetti critiche, anche perché ho semplicemente scritto che io ho trovato troppa roba accennata e poco Fano. E lo confermo. Trobba roba perché hai inserito una serie di eventi senza approfondirli, come di splito fai e poco Fano perché il protagonista di questo capitolo è molto diverso dai precedenti. Contraddittorio forse, ma non cinico. Resta il mio parere e se non posso dichiararlo, se non al prezzo di essere tacciata di non leggere (e di non votare! E allora?), posso pure evitare di farlo. Buona estate.

  79. “Tutto il tempo che ci vuole”, come già anticipato da altri lettori, essendo detto da Fano, significa qualsiasi cosa, un modo rapido per troncare la conversazione con l’amico del papà, senza dover iniziare un botta e risposta sul perché non restare ancora qualche giorno, un comodo salvagente per non affogare nella noia della cerimonia che lo attende a casa, una finestra socchiusa da dove il gatto che c’è in Fano può uscire quando gli pare, se gli va, se dentro non c’è più qualcosa che meriti la sua attenzione .
    L’enigma legato alla madre porta Fano ad affrontare ciò che lo circonda in modo singolare, anzi, in modi singolari, variabili come i suoi nomi nei diversi ambienti, come un bicchiere in vetro che vede cambiare ciò che lo circonda.
    Adesso a circondare Fano vi è il suo primo nido, chissà…
    p. s. la curiosità per i personaggi conosciuti negli episodi precedenti aumenta man mano che ci si rende conto che sarà difficile rincontrarli, il che significa che il lettore, o per lo meno “io lettore”, ho una ulteriore spinta in più a leggere il proseguo.
    Complimenti e…. a presto!

  80. Hai creato un gran bel personaggio, provo una forte antipatia nei suoi confronti e questo, anche se può sembrare strano, mi intriga molto. Mi sono immaginata bene tutte le scene descritte. Sembra che Fano sia sull’orlo di una rivisitazione del suo passato che, forse, potrebbe rivelarsi una catarsi per lui. Eppure non lo auspico. Non apprezzo nemmeno, mio gusto personale ovviamente, i personaggi monolitici, immutabili a meno che non vi sia un senso più profondo, a meno che non siano metafora di qualcosa di più grande. Mi è difficile dire, in questo momento, cosa vorrei diventasse Fano. Per questo motivo tendo a volerlo, ancora, piantato nelle sue convinzioni. Fano ha fretta di andare, Cia, la sua casa e le sue figlie sono fondamentali per lui ma sono una base sicura a cui ritornare, quella base che gli è mancata tanto trentadue anni fa a seguito della scomparsa di sua madre. Tuttavia deve andare e vedere dove la strada lo porti per poter sentire quella base. Voto quindi per la partenza il giorno successivo, un tempo ragionevole per lui per poter affondare un poco nei ricordi ma tornarsene in tempo utile nel suo mondo.

  81. Mah, tutto il tempo che ci vuole, sono curiosa di capire se Fano si può permettere di svicolare dalle nozze d’argento della cugina.
    In realtà penso di no, alla fine il suo rapporto con la moglie mi pare importante, nel senso che gli fornisce un utile paravento in un posto in cui la gente non si fa i… non è particolarmente discreta, insomma. Sono curiosa, aggiungi elementi del rapporto col padre e non sono tutti in negativo: il fatto stesso che abbia mantenuto un rapporto col padre è una notizia, visto quello di cui l’ha creduto capace. Pietà umana, se non proprio filiale.
    Ciao ciao

    • Hai colto dei dettagli che credo siano sfuggiti a molti e sui quali io punto: il rapporto con la moglie che è più saldo di quanto le apparenze diano a vedere; un risveglio di umana pietà post mortem nei riguardi del padre e più in generale verso la famiglia, rappresentata dalla casa.
      Il tema ricorrente nei miei scritti è che la verità non è mai quella che appare, spesso ci sono più verità e quasi sempre non è dato sapere quale sia la più vera. Questo racconto non farà eccezione.

    • Sono d’accordo con te, ma la maggioranza – sperando in un improvviso quanto irrealistico cambiamento – vuole che Fano senta di rimanere “tutto il tempo che ci vuole”. Come ho già detto, questa frase però detta da Fano può assumere tutt’altro senso.

  82. “Mia madre ne aveva uno molto simile, diceva che quello era il colore dei berberi”, quel senso di libertà represso continua ad emergere in Fano, prigioniero della ristretta cultura a cui appartiene (l’uso del dialetto ne è una prova, un modo ottuso di scongiurare ogni possibile cambiamento o evoluzione), da qui l’immediato e inevitabile confronto con Venezia… “un campione di mondo che varia sempre”. Di quanto tempo ha bisogno Fano per capire che non sarà la fuga a renderlo un uomo libero? Deve restare per affrontare i fantasmi del suo passato…

    • Hai ragione: Fano è uno spirito libero, nel bene e nel male. Non a caso l’ho associato a un gatto forastico. Fugge da se stesso e dal suo passato, forse non gli basterà una vita per sentirsi un uomo libero e non un gatto randagio.
      Grazie per essere qui (e comunque mi manca l’Anna autrice, non la lettrice).

  83. Avrei detto che Fano sarebbe rimasto fino al giorno dopo, una via di mezzo tra le due opzioni che ora sono in parità. Perché ho immaginato che in qualsiasi momento avrebbe potuto cambiare idea, anticipando o posticipando in suo rientro a casa dalla famiglia.

    • Francamente – conoscendolo meglio di voi – anch’io avrei giurato che rimanesse anche la domenica per evitarsi la festa di nozze d’argento.
      Ho sempre il mio voto da giocarmi all’ultimo momento se dovesse perdurare questa situazione di stallo.

  84. Per come descrive la vita in famiglia direi che parte subito!
    Ciao Napo,
    Ho letto in qualche tua risposta che i complimenti ti causano ansia da prestazione quindi te lo scrivo senza sentirmi troppo cattivo: non mi è piaciuto granché questo capitolo, forse perché viene dopo il precedente che invece mi è piaciuto parecchio. Non so, l’ho trovato un po’ improvvisato, o stanco, o ‘noioso’. Mentre lo scrivo mi rendo conto che forse volevi farci vivere la noia e l’insofferenza di Fano. Be’, se è così, ci sei riuscito in pieno! Ma adesso che abbiamo capito, fallo scappare di nuovo!
    Ciao a presto.

    • Non sentirti cattivo. Non si può piacere a tutti e non si può piacere sempre. Ogni lettore ha aspettative diverse e sensibilità diverse: per alcuni questo è il capitolo migliore, per altri sarà il peggiore.
      È vero che volevo trasmettere l’insofferenza di Fano per la routine famigliare, inclusa l’incombenza di occuparsi della casa di Mazara. Non mi aspettavo che coloro che ancora all’episodio precedente mi invitavano a continuare con il cinismo di Fano, nella votazione corrente sembrano propendere per il riscatto del protagonista.

  85. Per me risponde che parte le sera stessa, per essere coerenti col paesaggio.
    Mi sorprende che “reso tutto il tempo che serve” sia in maggioranza.
    Ok che ci potrebbe essere un cambiamento in Fano, ma non così all’improvviso e senza un vero motivo.
    Magari può esserci qualcosa che gli dia una scossa oppure un avvenimento fortuito che lo faccia restare in Sicilia, ma di certo non resta per il suo buon cuore.

    A ogni modo mi è piaciuto questo capitolo che ci ha fatto entrare nel mondo intimo di Fano, da cui forse deriva la sua infelicità.
    Ho notato un cambiamento nel linguaggio, forse l’aria di casa.

    • Ciao Giulia. Sono d’accordo con te: è una sorpresa anche per me che “Tutto il tempo che ci vuole” sia in vantaggio. Io avrei giurato che l’opzione più gettonata sarebbe stata “Rimango fino a domani” che serviva a Fano per evitare le nozze d’argento della cugina di Cia. Evidentemente la maggioranza vuole forzarmi la mano e indirizzarmi verso il riscatto di Fano. Rassicurati: “Tutto il tempo che ci vuole” detto da Fano è più una risposta sgarbata a un vecchio invadente che non un’apertura alla collaborazione con l’amico di sempre del padre.

  86. Tutto il tempo che ci vuole.
    Mi piace questo nuovo Fano, finalmente lo trovo in crescita, non si arrenderà facilmente ai cambiamenti, ma cambierà. Spero solo che conservi un pizzico di sana cattiveria.
    “…ma vorrei vedere voi tornare qui dopo essere stati a Venezia” condivido la frase, vale per qualsiasi luogo…
    Mi aspetto molto dall’incontro/scontro con il vecchietto ;-)!!
    Alla prossima.

  87. Vista l’estrema simpatia di Fano avrei votato “stasera stessa”, ma in realtà mi piacerebbe che restasse per confrontarsi col vecchio e col luogo della sua infanzia in modo da sapere qualcosa di più di lui. E magari si addolcisce un poco.
    Bello questo episodio Napo, il più bello per me.
    Grazie 🙂

  88. Tutto il tempo che ci vuole. Ancora una volta perfetta la lettura di Maria Alguares.
    Non mi sembra abbia così tanta fretta di tornare a casa (forse perché è già a casa). Sebastiano dice di voler mettere le cose a posto prima di andare e forse non
    è soltanto della casa che parla… Vedremo. So che preferisci una critica costruttiva a degli insipidi bene, bravo, bravo. Però stavolta
    i complimenti te li meriti proprio: bravissimo. Sotto tutto quel divagare c’è una storia e non vedo l’ora che venga alla luce.

  89. Tutto il tempo che ci vuole: non mi sembra desideroso di rientrare a casa e, visto che è ormai entrata in ballo la ferita aperta della scomparsa della madre, immagino che voglia fermarsi un po’ nella casa della sua infanzia.
    (Per fortuna ho letto i commenti precedenti, perché mi ero già chiesta cavoli, ma non mi sembravano proprio vicine vicine Aci e Mazara per farci una scappata in giornata. Mi si perturbavano le pseudocertezze geografiche 🙂 )
    “Mi sciolgo da quell’abbraccio che non è per me ma per il ricordo di mio padre”: un vero gioiello, per i miei gusti: un periodo semplice, breve, senza parole superflue né preziosismi linguistici e denso di significato. Non ti servirà a nulla ma hai tutta la mia stima di lettore.
    Secondo me carteggiare e passare l’impregnante gli farà bene.
    Ho solo un dubbio: Fano, non mi sembra un tipo sentimentale, perché porta avanti una relazione e una vita familiare che evidentemente lo annoiano e infastidiscono profondamente?

    • Non credo che la vita familiare infastidisca Fano. Il cinismo va di pari passo con l’utilitarismo: una famiglia fa comodo, dà sicurezza, dà continuità. La noia di Fano, a sua volta, nasce dalla sua visione cinica ed egocentrica della vita: ciò che non appaga i suoi sensi è noioso.
      Se pensate di avere imparato a conoscere il personaggio, dovreste chiedervi cosa significa per lui “Tutto il tempo che ci vuole”.
      Grazie bf

      • Non credo di poter conoscere come “funziona” Fano, è troppo distante dal mio modo di essere. Io lo vedo perfezionista, e il suo sguardo sulla casa mi ha fatto pensare che il deterioramento lo tocchi. Quindi tutto il tempo per sistemarla.
        Capisco l’utilità di una famiglia, ma se in casa fa tutto al solo scopo di evitarsi un’ora di rottura di sfere, non mi pare ci si senta bene. Qualcuno che gli recuperi il vestito blu in tintoria basta a giustificare? Smetto di “farmi inutili nodi nel cervello” come dicono qui.
        Buona domenica

  90. Ciao,come mi sembrano diversi il Fano in giro per lavoro,da quello che è in casa sua. Mi ricorda il personaggio di una canzone di Califano. Non mi sembra piacevole vivere con una moglie così,anche se che in giro non si fa mancare nulla. Sono sette mesi che non va in quella casa,e non è lontanissima,non credo che abbia voglia di rimanerci,perciò voto che parte la sera stessa..
    Ti auguro una buona domenica

  91. Fano è come un lipido insolubile nell’acqua della quotidianità della casa e della famiglia.
    Annoiato, spazientito nel linguaggio, convinto di bastare a se stesso è, tuttavia, pericolosamente ignaro di essere diventato invisibile, perché tutti (lui compreso) si sono talmente abituati a quel modo di relazionarsi, che lui rientra a casa e nessuno lo accoglie.
    Il vecchio della casa del padre, invece, lo vede e come…
    Voto che resta fino a sera, ne ha davanti ancora molte ore per riattivare ricordi.
    Ciao
    PS (Bravo!)

    • Brava tu, Maria. Sei una lettrice attenta e i tuoi commenti vanno sempre a individuare il senso più profondo del testo. A volte i lettori-scrittori sono invece portati ad analizzare la struttura dei testi e basta. Io per primo ho questa tendenza.
      Grazie mille.

      • Non diciamo sciocchezze 😉 i lettori non sono in grado di analizzare la struttura.
        Quelli che sanno farlo danno per scontato il resto e parlano di assi portanti perchè i tappetti e gli arredi vanno benissimo e li hanno osservati attentamente, non sono quelli che terranno in piedi la struttura. Per questo diventano critici come ingegneri. Non significa però che non abbiano colto e ben chiaro il resto, ma come detto, sarebbe a loro avviso ridondante sottolineare l’ovvio di un buon gusto stilistico e invece fondamentale porre l’accento sulle esigenze strutturali… ripeto… da buoni tecnici. Vabbè, ma qui in giro di tecnici non ne vedo, quindi… ahahahahahah

  92. Avrei voluto votare per farlo rimanere tutto il tempo che vuole, ma andrei contro la natura di Fano. Quindi andrà via stasera stessa. E ho votato a malincuore, ma ho votato come penso sia logico per questo personaggio. Il cinismo qui è aumentato. Mi sono piaciute molto due immagini, la porta piena di solchi come la faccia del vecchio, bella e l’immagine delle persiane chiuse ma sono come telecamere che vedono e se non vedono arricchiscono.
    Bravo, riesci sempre a cullarmi con le tue parole in una lettura mai noiosa. Aspetto il prossimo 🙂

    • Hai ragione: il cinismo di Fano lo porterebbe ad andare via subito. Stavolta le opzioni decidono davvero l’andamento dell’intero racconto e non solo del prossimo episodio. Se va via subito, il suo cinismo non avrà mai più un cedimento.
      Grazie Diego.

  93. Tutto il tempo che ci vuole… perchè è da questo luogo che possiamo ricorstruire Fano…
    Ma davvero in casa con la moglie adotta quel linguaggio scurrile? 😉
    Comunque il mio voto è legato al fatto che questo è il quinto episodio. Lo interpreto – e spero di non sbagliare, magari tu non la pensi così – come il punto di svolta poichè è a metà della storia. Un punto di svolta generalmente pone il protagonista su una strada tutta in salita dalla quale non può tornare indietro. Se si trova nella casa che era di suo padre e per giunta è una casa che cade a pezzi… la metafora salta all’occhio.
    Bellissime scene.

    • Il linguaggio scurrile casalingo è solo un altro aspetto dell’egotismo sessuale di Fano. Quanto alla svolta, sai bene che doveva esserci e lo sai perché io e te rispettiamo gli stessi canoni. Sapevamo entrambi che questa storia avrebbe trovato una trama. In realtà, a posteriori, l’unico episodio non funzionale in un racconto di cinquantamila battute né a costruire il personaggio né alla trama è il terzo. So che sei d’accordo.
      Grazie Alessandra.

  94. Ciao, inizio a seguirti ora e devo dirti che ho letto questi primi quattro capitoli tutto d’un fiato. Scritto bene, chiaro e lineare…non c’è una trama, ma comunque è denso di contenuti. Ho votato per il tocco di mistero, per l’happy ending c’è sempre tempo 😉

  95. Ho votato per indagare il cinismo di Fano.
    Devo dire che è un gran bel racconto. A dirla tutta questo ultimo capitolo ha alzato la qualità di tutto il resto. Gli altri erano ben scritti, ma questo ha una marcia in più.
    Indaga, indaga e scopri.

    • Grazie Tom per l’apprezzamento e per il consiglio che mi hai dato. Diciamo che sto cominciando a pensare che la trama del racconto potrebbe seguire la traccia dell’ultimo capitolo puer rimanendo centrato sul cinismo del protagonista.

  96. Da cosa dovrebbe riscattarsi Fano?
    Non credo troppo negli happy end. Boh, voto tingersi un po’ di mistero per imboccare una strada precisa, anche se leggendo le tue risposte ai commenti non so quanto ti sia congeniale. Non sono in grado, come fai tu, di darti utili suggerimenti, mi limito a dire che mi è piaciuto. Sta benissimo in piedi da solo o potrebbe essere esso stesso un incipit. Ecco, forse questo: roprio sulla mmra

    • Uff: partito per sbaglio! Dicevo: personalmente avrei preferito maggiore organicità tra i quattro episodi; o meglio, ci sta benissimo che ogni episodio faccia storia a sé, ma allora perché proporre ora un fiilo conduttore? Solo perché i babbaloni come me votino l’opzione facendoti capire che non hanno capito una mazza delle tue intenzioni?
      Ciao ciao, io sarei andata in paranoia sulla ripetizione di ‘clientela’, è grave?

      • Moneta, hai ragione su tutti i fronti tranne uno: il mistero mi è congeniale. Negli altri miei scritti – e non parlo solo dei racconti di Napo su TI – c’è sempre un mistero. Il leit motiv della mia produzione è che la verità non esiste, non è mai una sola e non si può conoscere. La svolta sul mistero della scomparsa della madre di Fano è in realtà un ritorno alla mia tematica preferita.
        È vero che non c’è organicità tra i primi quattro episodi, ma l’unico che è un divertissement a sé stante è l’episodio che richiama “La morte a Venezia”.
        Grazie della lettura attenta e benevola.

  97. Ciao,sono riuscito a leggere il tuo racconto. In effetti scrivi veramente bene. la mancanza di trama e questo spostarsi da una città all’altra lo fa sembrare quasi un diario, e visto che un po di azione non ha mai fatto male, voto per tingerla di mistero.
    Ti seguo, se continuerai a scriverlo. Se poi, come hai anticipato, non andrai avanti, pazienza.
    Ti auguro una buona domenica

  98. Continuo a dire che la tua prosa mi piace un sacco. E questo capitolo su Venezia mi ha preso particolarmente. Sarà che la storia ha preso una strana piega: voglio sapere sempre di più, si è ormai capito. Ancora e ancora complimenti!

    P.S. Ho appena concluso la Morte a Venezia, e devo dire che l’ho trovato, come tu mi hai anticipato, malinconico, ma anche particolarmente struggente, nonostante per tutta la storia Gustav e l’amato Tadzio si scambino soltanto sguardi. Ma forse è proprio per questo motivo che l’ho trovata così. Tenendo conto poi delle dissertazioni sull’arte, sulla bellezza e le descrizioni di Venezia (fantastiche), beh, mi ha preso molto, lo ammetto. Anzi mi farebbe assai piacere se tu mi consigliassi un altro libro. Anche di genere diverso, sono aperto a tutto.

    • Grazie per la fiducia che mi dimostri a tutto tondo.
      Non sai quanto sono contento di avere incuriosito almeno un lettore (e in realtà miravo proprio a te) a leggere il romanzo breve di Thomas Mann. Anche io sono un forte lettore e leggo di tutto, tranne i generi Horror, Eros e Fantasy (anche se mi sono appassionato alla serie televisiva Game of Thrones, che secondo me di Fantasy ha poco). Per restare nei romanzi brevi, stavolta ti consiglierei – se non lo hai letto – “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia, che può sembrare un poliziesco ma è in realtà uno spaccato della società siciliana che non è cambiata molto dal 1961, quando il libro fu pubblicato. Fu il primo romanzo italiano in cui si parlava di mafia in un epoca in cui se ne negava ancora l’esistenza.

  99. Ero curioso di leggerti da quando ti ho conosciuto indirettamente come “creatore di pseudonimi” :), ma questa è un’altra storia.
    Ti invidio la prosa, è molto scorrevole, formalmente corretta e piacevole da leggere, non si attorciglia mai su stessa.
    Per i miei gusti c’è poca azione, la scena con il gatto ad esempio poteva essere più movimentata.
    Una cosa che non mi è piaciuta è stata l’esplicitazione del parallelo Fano/gatto, avrei lasciato i punti e fatto tirare ai lettori la linea.

    Direi di continuare con i caffè, sono il filo conduttore del racconto… anche se far quadrare il cerchio sarà dura.
    Just my two cents, ma visto che sei interessato ai commenti 😉

    • Benvenuto G. Zeta. Grazie periodo commento, anche se non mi riconosco come creatore di pseudonim. È vero che questo racconto è privo d’azione, ma la cosa ti assicuro è voluta. È ancora una volta una sfida a me stesso e alla mia amica di penna A. che stimo tantissimo ma che spesso ho accusato di abusare di scene d’azione nei suoi scritti. Una sfida persa in partenza. Avrei fatto meglio a continuare con il mio progetto iniziale di gialli per quattro stagioni di cui ho scritto solo primavera ed estate (qui su TI). Ora non so come uscirne…

  100. “Venezia negli occhi di un gatto”, cioè attraverso gli occhi di Fano? Fano gatto forastico (parola che ho dovuto cercare perché non l’avevo mai sentita) e libero.
    Una curiosità: “il Caffè La Serra, nascosto tra viale Garibaldi, le Fondamenta S. Giuseppe e Rio Terrà del Forner” esiste davvero?
    Ho votato per continuare così, perché questo girovagare tra le città e tra i pensieri mi affascina. Non importa che non ci sia trama: la trama è Fano stesso, è la sua mente, e va bene, è perfetto. Ci sono gli incontri, la signora con la pelle ambrata e i due giovani troppo bianchi, Rosaria-Sara, il professore e il garzone dei fioraio… Il gatto.
    E ci sono i pensieri.
    Spero che non si cambi, o che al massimo ci si volga verso un pizzico di mistero – di cui hai lanciato le briciole. Non ci abbandonare a metà.
    A presto, spero.

  101. Mi è piaciuto molto il paragone tra Venezia e il caleidoscopio che aveva da bambino. Di nuovo un gatto fulvo, la scorsa volta ero io nel tuo western 🙂 stavolta credo che si avvicini più a Fano, come hanno suggerito pochi commenti più in basso.
    Io non chiedo cambi di marcia, né altro. Mi piace leggerti, come mi piace leggere un classico. Non so dove andrai a parare (e non lo sai nemmeno tu), ed è questo il bello.

  102. Ti dirò Napo è da quando ho cominciato a leggete questa storia (quasi un racconto di Carver) che penso: quanto ancora la potrà tirare? Un cambio di passo mi sembra necessario a questo punto. In effetti 50.000 caratteri mi sembrano un po’ tanti per questo genere di storia. Lo spiraglio attraverso il quale ci mostri (quasi come se fossi il fantasma dei natali passati di Dickens) frammenti della fanciullezza di Fano e dell’evento traumatico che gli ha cambiato la vita (e che probabilmente lo ha reso ciò che è) mi sembra nasconda il desiderio di virare verso un po’dimisteromanontroppo (non deve mica diventare per forza un giallo). Hemingway sosteneva che i racconti sono come un iceberg, se ne vede solo la punta, il grosso resta sotto la superficie. Ecco fin’ora mi sembra che del tuo iceberg si veda un po’ troppo poco, magari svelarci qualche altra cosina non farebbe male al racconto. Mi associo ad Alessandra: la lettura di Maria Alguares è perfetta. Ciao e a presto.

    • In realtà, Lou, questo racconto non doveva andare oltre i tre episodi, nelle mie intenzioni iniziali. Nasce d’istinto, per la voglia di tornare su TI, ma doveva essere un’incompiuta come tante opere qui su TI, alcune delle quali restano le mie preferite anche se a livello di frammenti.
      Credo che tu abbia dimenticato di votare… Non m’interessano i voti, solo che non ho capito se avresti scelto un po’ di mistero.
      Poco male, la possibilità che io sparisca da un momento all’altro è ancora molto concreta.

      • Spero proprio di no. Il racconto funziona, dico solo che
        questo genere di racconti di solito è più breve.
        In effetti se le intenzioni era di farne un’incompiuta avresti potuto fermarti già al terzo. Dopo il quarto non so, hai lasciato troppe domande senza risposta, troppi interrogativi, quasi come se avessi bisogno di una scusa per continuare a parlarci di lui, di quel suo modo di sfuggire gli altri o forse solo sé stesso, della sua storia e del come è arrivato ad essere ciò che è. Con questo non voglio certo dire che dovresti costruirgli un’alibi morale che giustifichi piu o meno tutto quello che dice o fa. Penso solo che le persone sono sempre più complesse di come ci appaiono. Tutti i cinici che ho conosciuto lo erano solo in superficie, si rifugiavano dietro un’armatura di strafottenza totale, tenevano a distanza di sicurezza i sentimenti solo per paura delle implicazioni. E chissà che anche Fano…

  103. Sarcastico, str…z, egocentrico ecc ecc… Fano è un personaggio che piace un po’ a tutti – anche se per motivi diversi – ma il suo fascino lo deve proprio al gatto o meglio a quanto di felino c’è in lui.
    Fano entra ed esci di casa con regolarità ma lo decide solo lui quando, non vuole essere salvato o adottato affettivamente da chicchessia perché lui è libero, soffia e tira fuori le sue unghie “verbali” affilate quando è in imbarazzo, o quando lo afferrano per un braccio a sorpresa e contro la sua volontà.
    Come il gatto, è decorativo e fa arredamento “Sa di essere attraente”, e un po’ arrogante “Ha gli occhi verdi anche lui (il gatto)”… (non il contrario).
    Tutto questo per dirti che ho votato… seguendo i pensieri e cinismo di Fano.
    🙂 🙂

  104. Continua, continua pure e magari aggiungici un pizzico di mistero. Va bene così… Questa introspezione per rendere Fano meno str…o ai nostri occhi?? 🙂 io ho un profondo affetto per gli scontrosi selvatici disillusi cinici… Pure profondamente antipatici proprio come me. 😉

  105. Il mistero ben si addice alla piega noir che ha preso questa storia e anche all’anima nera di Fano. Adesso mi è più chiaro il suo essere scostante, cinico e anaffettivo; a qualunque età viene meno la figura materna, è come se il faro di spegnesse in piena notte lasciando la barca in balia di se stessa. Ed è naturale prendersela col mondo intero, cercare di sfogare quella rabbia repressa con chiunque capiti a tiro, anche se ormai Fano non è più un bambino, ma un padre di famiglia e penso debba incominciare ad assumersi le sue responsabilità piuttosto che fuggire.
    “La sua clientela, un campione di mondo che varia sempre” la frase che mi è piaciuta di più.

  106. Ma che fai, inizi un racconto senza sapere dove andare a parare? Tu?
    Hai introdotto un buon motivo per continuare a leggerti: la misteriosa scomparsa della madre di Fano, la sua certezza della colpevolezza del padre, che almeno dovrà avere una motivazione – qual è? Perché lui è certo che il padre si sia liberato della splendida moglie? questo fatto è legato al comportamento dell’uomo?
    Vai dritto verso il riscatto, mostraci qualcosa che non siano solo vagabondaggi seppure splendidi 🙂

  107. Mahhh così dopo una prima lettura a caldo, ho trovato questo capitolo un pò fuori luogo.
    Fuori dal contesto iniziale, almeno quello dei primi 3 capitoli.
    Interessante l’inizio del capitolo, con una Venezia che poteva esser scoperta, e che hai tralasciato.. per rientrare in un contesto sicilianoe famigliare.. con la madre di Fano, il padre ecc.. In una Mazara del Vallo che ha poco a che vedere con la tappa iniziale del paese di Trecastagni.. nel catanese.
    Insomma, mi è sembrato il tuo un tentativo di mischiare le carte.
    Un tentativo nel voler tornare indietro. Che ci può stare, però questo 4 capitolo mi è sembrato forzato.. Non mi è piaciuto.
    Anche il dialetto mazarese.. non è proprio così.. 🙂 “tò matri!!
    … invece il ” ta matri” più catanese..
    Nella versante mazarese il gatto viene chiamato “gattu”…
    Jattu, invece nel catenese. 🙂

    Va be dai.. la mia è una cosiderazione a caldo.. ovviamente da lettore.
    Voto per la prima opzione.

  108. Fano non è poi così cinico se da 32 anni pensa alla madre, quindi strana svolta nella storia che spero si tinga un po’ di mistero.
    Questa introspezione non era nell’aria, lascia perplessi, forse venezia intristisce gli animi.
    Bello, ma spero che Fano torni il rompi… di sempre con i suoi modi sbigativi.

    • Be’, più di uno di voi si era interrogato sul perchè di questo carattere arido del protagonista. Lungi da volere giustificare Fano – perché, come dice Befana Profana, str**zo è e str**zo rimane – ho cercato di dargli un passato traumatico. Venezia con la sua dolce malinconia ha di certo favorito il riaffiorare dei ricordi.
      Grazie Mrs

  109. Leggendo la prima parte e la descrizione, per carità, davvero bella, di Venezia (per quanto trovi eufemistico dire che Venezia sia un luna park solo in estate), mi sono detta: oddio, un esercizio di stile puro e vacuo.
    Poi è arrivata la rivelazione delle difficoltà esistenziali di Fano legatete al dramma dell’infanzia. Molto più personale e da spessore al personaggio, anche se, scusa ma mi sembra un po’ inflazionata come scusa quella per cui dietro ogni uomo st**zo si cela una mamma morta, uccisa, cattiva, troppo amante, non abbastanza amante. Mah.
    Mi ha colpito particolarmente la scena del gatto perché ho recentemente letto un romanzo di un autore che non conoscevo (Carlos Salem), e che mi ha conquistata, in cui il protagonista, inguaiatissimo a livello personale, emotivo, economico, morale e in pericolo di vita, a partire da un certo momento della storia incontra a diverse riprese un gatto randagio con cui scambia (il gatto gli parla) discussioni filosofiche ed esistenziali risolutive. Il tuo gatto fulvo mi ci ha fatto pensare.

    Per la scelta, riscatto e lieto fine mi sembrano fuori luogo, e aggiungere di punto in bianco, al capitolo 5, una trama misteriosa ancora di più. Seguiamo le peregrinazioni fisiche e mentali di Fano.

    Ciao e scusa la lunghezza del commento.

  110. Beh adesso l’happy end mi sembra prematuro, sei ancora al quarto episodio. E vedi di non appiopparmi un lieto fine, lo sai che non amo la gente felice 😉 io sono come Fano, incazzata dentro e forastica fuori… per cui quando leggo “e vissero felici e contenti” mi armo di coltello e vado in cerca dell’autore…
    Poi guarda – trama non trama – hai una carta vincente in mano e devi giocartela come si deve. Magari ti è capitata per sbaglio, ma è una mano fortunata, non puoi ignorarla:
    due elementi: il caffè e il bar di una nuova città ogni volta. Un’esperienza per luogo con l’elemento fisso del caffè, a cui poi sono certa troverai connotazione plot/tematica.
    In tal senso vai avanti con questi elementi – che sono la tua giocata buona – legando i concetti che di volta in volta ( ovvero di episodio in episodio) incontri o valuti o vivi. Se riesci a dare un senso a tutto – chiamiamolo collante generale – hai scritto uno dei migliori racconti della piattaforma. Per cui non mi andare a parare sul giallo ( chi ha ucciso la mamma?) né sul rosa ( in fondo torno sempre all’ovile perchè amo mia moglie prima di tutte)… ma trova nel viaggio dell’eroe antieroe di questo racconto il senso che anche lui sta cercando nel cammino. La ragione che lo spinge a continuare, che lo spinge a viaggiare con la scusa del lavoro, e a non fermarsi. Chi o cosa sta davvero cercando?
    E perciò continua così, seguendo il cinismo di Fano…
    cccpt

  111. questo capitolo mi è piaciuto, per quanto fano continui a starmi piuttosto antipatico
    continuiamo a seguire fano nei suoi viaggi e nei vari bar frequenta, ma non sappiamo nulla della sua vita o del suo lavoro, e veramente così bravo anche con la strumentazione

      • Hai ragione, come sempre. Nel quarto episodio sapremo qualcosa sul passato di Fano che spiegherà (forse) come si è forgiato il suo carattere. Che ti stia antipatico mi sta bene. Vuoi sapere se sa fare il suo mestiere? Prima o poi troverò uno spazio anche per questo. Per ora seguiamo Fano nei suoi pomeriggi oziosi nelle città dove l’indomani mattina si recherà nei laboratori chimici per fare il suo mestiere.

  112. Milano, non mi piace Milano
    Ciao Napo, questo terzo capitolo mi è piaciuto parecchio. Confesso però di non aver letto Morte a Venezia e confesso anche che all’inizio non avevo neppure notato che Fano non si chiamava Gustavo, altrimenti due domande me le sarei poste. Da lettore colpevolmente distratto, mi è piaciuta la sublime scorrevolezza dei dialoghi, senza intoppi, senza costruzioni pesanti di contorno (dico, dice, rispondo). Efficaci e puliti. Complimenti.
    A presto!

  113. Ciao Napo, ero convinto di aver letto e lasciato un commento al tuo racconto, e invece sto notando che la mia convizione era sbagliata.
    Infatti ricordavo di aver letto il primo capitolo, e del tuo agente di commercio, della sede di Trecastagni che non sbaglio è in Sicilia?
    Ricordavo anche l’uso e la tua scelta di raccontare le vicende di Fano, usando i tempi al presente.
    Personalmente preferisco scrivere al passato.. Su Incipit ho notato che molti autori scrivono al presente.. scelta che rispetto, però la mia sensazione è quella di leggere una “sceneggiatura”, siccome un racconto è un racconto.. qualcosa che è già avvenuto, e allora preferisco leggere i tempi al passato.
    Ok detto questo, trovo interessante e curiosol’idea del tuo plot. Devo dire molto originale.. Mi unisco al coro di complimenti.
    Davvero ambiguo e per certi versi divertente e irritante, il vecchietto nella parte finale del terzo capitolo. Penso che hai dosato in maniera perfetta la “stranezza” della situazione inaspettata per Fano- il garzone e il vecchietto.
    Ok ti rinnovo ancora i complimenti..
    seguo e clicco Milano

    • Hai colto nel segno, non una volta, almeno due. Trecastagni è vicino Catania, e questa è la prima. Ma hai davvero colto nel segno nel trovare strano che scrivo in prima persona e al presente. È strano anche per me. È la prima volta che mi cimento con l’io narrante e che scrivo (in parte) al presente, anch’io ho sempre scritto in terza persona e al passato. È un esperimento, come fu un esperimento il mio primo racconto pubblicato su TI con un altro nome.
      Grazie di essere passato, Alex.

  114. Venezia, più per caso che per altro.
    Napo, a me, come scrivi, piace. E non che mi piaccia Fano, tutt’al più mi incuriosisce, e molto. Questo mi basta per andare avanti e aspettare un altro capitolo. Credo di avere molto da imparare da un narratore come te.
    Va bene, lo ammetto, ho abboccato all’amo: leggerò il romanzo breve di Mann!

  115. La città degli amanti, Verona. Città adatta agli intrighi.
    La descrizione di Pavia rende davvero l’idea, soprattutto della pelliccia, mi è piaciuta davvero.

    Ora abbiamo un quadro di Fano. Il capitol si chiude con la morte di Moretti, suicidio o omicidio che sia. Il che potrebbe dare degli spunti importanti alla trama. Fano si è prestato al gioco dello slavo, ingelosendo l’uomo. Non si è posto dubbi di moralità, pensando che avrebbe potuto ferirlo. Questo ci dà ancora indicazioni sul carattere.

    Aspetto il prossimo con trepidazione. Super come sempre, la scrittura che ti culla e passano 5000 battute tutte d’un fiato.

  116. Allora, Fano è uno attraente (dalla descrizione fatta dall’uomo direi di sì), ci sa fare, però mi pare di capire sia insofferente, uno a cui non piace nulla o nulla gli va bene… Con Mann, probabilmente sono partita col piede sbagliato: La Montagna Incantata a soli 15 anni su caloroso consiglio del mio prof del ginnasio… e da allora quando sento Mann ho i brividi… dovrò superare sta cosa prima o poi.
    Comunque, divago come mio solito.
    Venezia e un caro saluto. 🙂

    • Be’, Mann a quindici anni – e poi con La montagna incantata – è potenzialmente traumatico. Ti capisco.
      Vediamo se prossimamente riusciamo a capire perché Fano pensa solo a se stesso e non si cura dei sentimenti altrui. Spero solo che non vi diventi simpatico…
      Un caro saluto e un grazie a te.

  117. Verona… tra le tre è quella che non conosco e mi piacerebbe visitarla attraverso le tue parole.
    Mi è piaciuto il riferimento a Mann, hai saputo inserirlo in modo pertinente nella tua storia e, se posso, potresti ripetere “l’esperimento” con altre opere e autori, così giusto per caratterizzare in modo diverso Fano e non lasciare che passi per il solito fedifrago di turno. In questo capitolo, sei riuscito a farmelo rivalutare.

    • Grazie per il suggerimento, ma non so se ci sarà una nuova occasione per un riferimento letterario in uno dei prossimi episodi. Molto dipende dalle vostre scelte future. Quanto alla città sono abbastanza neutrale rispetto alle tre opzioni, anche se ce n’è una più delle altre che mi sembra consona al carattere del protagonista. Probabilmente Fano non incontrerà nessuno nel prossimo episodio. Credo invece che sia arrivato il momento di scavare nel suo passato per capire il perché del suo cinismo.
      Grazie Anna.

  118. Venezia no, banale. Milano no, l’hai citato insieme a Pavia. Scelgo Verona, perché Venezia mi ricorda Shakespeare e Verona pure.
    Beh, hai declinato la mia rozza battuta del commento precedente in modo molto originale. E hai approfittato dell’amante platonico del giovane garzone per descrivere il tuo sciupafemmine. Molto interessante. Mi lascia perplessa una cosa, non riesco a pensare a una svista ma non riesco neppure a interpretarlo: il suicida dà per certo che Gustavo abbia letto Morte a Venezia e di fatto gli manda il messaggio su ciò che sta per fare: non è uno scambio un po’ troppo intimo per due che si vedono per la prima volta? Mi dirai: trovi strano questo ma non che lo sconosciuto gli confessi le sue pulsioni omosessuali. In realtà sì, perché quella confessione fa parte della sua gelosa curiosità.

    Ciao Ciao

    • La risposta al tuo dubbio è, ancora una volta, nel romanzo di Thomas Mann. Il professore non si è suicidato, è morto di morte naturale. Il protagonista di “La morte a Venezia” è un musicista malato di cuore, di nome Gustav. Invaghitosi del giovane e bellissimo Tadzio, noncurante del suo male si lascia morire.
      In questo episodio, quando Fano dice di chiamarsi Gustavo, il professore capisce il riferimento a “La morte a Venezia”, crede a quel punto che Fano conosca realmente il giovane garzone e, per colpevolizzarlo, gli ricorda come finisce il romanzo. Poi per l’esigenza di chiudere l’episodio, ho fatto precipitare gli eventi con la morte del professore.
      Lo so, ho peccato di presunzione pensando di costringere voi a leggere o almeno fare una ricerca su “La morte a Venezia”. In fondo è un romanzo breve di sole ottanta pagine nell’edizione Mondadori e si può trovare anche in versione gratuita in rete.

  119. Voto Verona perché ci sono stata solo un paio di volte e vorrei scoprirla così, come la descriveresti tu. Altrimenti, mi piacerebbe vedere Milano con gli occhi di un’altra persona. Quante città conosci così bene, Napo?
    Ricordavo vagamente la trama del romanzo, anche se non l’ho mai letto, così sono riuscita a capire – credo – i riferimenti. A questo punto, sorgono domande su Fano. Magari saranno poi soddisfatte.

  120. Scelgo Venezia…è scontata ma a me piace.
    Il paragone con Mann è una grande trovata, i personaggi ricordano quelli originali con due protagonisti l’aziano e il giovane a contendersi un garzone di fioraio.
    Fano è un personaggio molto ambiugo, una famiglia, amanti fino a che punto? …
    Bravo.
    Mi aspetto una grande Venezia!! 🙂

    • Ma sì, finiamola con questa smania di essere originali a tutti i costi: se una cosa piace, anche se scontata e inflazionata, piace e basta.
      La trovata, come ho già detto nel precedente commento, è merito vostro per il testa a testa tra il giovane garzone e l’anziano professore e il suggerimento di qualcuno su una possibile liason omosessuale.
      Perciò non fatemi domande su cosa verrà dopo, piuttosto suggerite. Io eseguo.
      Grazie Mrs

  121. Venezia mi sembrava un po’ scontata come opzione. Per questo ho votato Milano, città che non ho mai amato e che tuttavia conosco benissimo avendoci vissuto per dieci anni. Lettura sempre piacevole, personaggi sempre interessanti, riuscitissimo il parallelo con la Morte a Venezia di Mann (anche se imppssibile da cogliere per chi non lo ha letto e purtroppo sono in tanti). Mi è piaciuto in particolare quel ‘gli dico senza urlarglielo perché a Pavia non si può’. Una frase che dice molto di Pavia, di coloro che la abitano… Ma che forse dice ancor di più di Fano, un uomo che non attraversa semplicemente i luoghi, ma che quei luoghi li vive per ciò che sono. Bravo davvero.

    • Li vive per ciò che da essi può prendere e sembra proprio che Pavia non gli abbia dato molto. O forse ha provato un sottile piacere, chissà.
      Il testa a testa tra le due opzioni del giovane garzone e dell’anziano professore mi ha fatto venire l’idea di metterli insieme come in “La morte a Venezia”. Se solo riuscissi a invogliare uno dei miei lettori a leggere il romanzo breve di Mann, sarebbe un grande successo.
      Grazie, Lou.

  122. Venezia.
    Napo, onestamente ho letto molti anni fa solo una parte di La morte a Venezia per cui non potevo cogliere nell’episodio nessun riferimento al romanzo di Thomas Mann.
    Non ho capito chiaramente nemmeno la figura del garzone che è andato via con fare deluso, ma ho apprezzato quella romantica del prof. Moretti che ha detto qualcosa su di sé. Mi aspetto di trovare altre indicazioni nei prossimi episodi.
    Grazie 🙂

    • Bene, Giorgia, mi dai così l’occasione di rinfrescarti la memoria sul racconto di Mann e chiarire alcuni passaggi.
      Il protagonista anziano di Mann – Gustav (ah, allora Fano aveva letto “La morte a Venezia”!) – ha questa infatuazione per il giovanissimo e bellissimo polacco Tadzio che in realtà non è mai dichiaratamente contraccambiata. Tadzio è una figura di secondo piano di cui si sa ben poco e di cui non si comprende mai appieno il comportamento. Il garzone del fioraio si composta esattamente come lui. Anche il professore sembra muoversi sulla falsariga del Gustav del romanzo. La morte nel romanzo di Mann coglie Gustav sulla spiaggia del Lido di Venezia, qui il professore muore sulle sponde del Ticino.
      Semmai è da chiedersi perché Fano non neghi a priori di conoscere il giovane garzone e perché si cali nel ruolo di un novello Gustav. Mi sono fatto forse suggestionare da qualche commento, Moneta in primis, che ipotizzava una probabile bisessualità del personaggio?

      • Grazie per questa rinfrescata.
        Ti sei fatto suggestionare anche dalla mia idea, nel commento al precedente episodio, in cui speravo in una tresca di Fano con un ragazzo 😉 ora sono curiosa di vedere cosa ne uscirà fuori.
        Per essere seguita da te, senza giri di parole, metto la mia prossima storia in fantasy o in rosa (ma sarà un fantasy con pretesto di un rosa)?

  123. Non farmi perdere tempo a commentare, se hai già deciso di interrompere questo racconto. Poi non mi piace dire te l’avevo detto, per cui ti invito a portare avanti a testa alta ogni tua opera d’ingegno inizierai nella vita, compresa questa che comunque merita, perchè un professionista lo fa. E tu sei un professionista.
    Venezia. ( a patto che Fano l’apprezzi e non le dia della meretrice o dell’impellicciata 😉 )

  124. E chi non ricorda l’Annabella (con articolo)? Mi è venuto caldo solo al pensiero… Venezia richiama all’istante il mio amato Shakespeare (ben potendo il feroce Fano risultare anche un avido ed escludendo a priori l’amore romantico veronese), ma non sarai tipo da mutuare un’ulteriore trama letteraria. Giusto? Mi domandavo: che fine ha fatto la moglie? E soprattutto, non dicevi che il fascino del protagonista sarebbe rimasto segreto? Peccato tu l’abbia già esaltato così. In effetti, però, se prima ci appariva odioso ora lo è del tutto.

    • Se vuoi, la moglie la facciamo ricomparire nel quinto episodio, facendo tornare Fano a casa. D’altra parte, come ho detto nel primo episodio, lui in generale è in giro per l’Italia tre giorni a settimana. Terrò conto di questa indicazione, come ho tenuto conto delle indicazioni degli altri lettori, per esempio quella di motivare la fascinazione che Fano esercita sugli altri anche attraverso una sua sommaria descrizione fisica, limitata al viso.

  125. Verona: restiamo nelle cittadine “provinciali”.
    Credo che questo capitolo dica tutto, o in ogni caso molto, di Fano: Pavia non gli piace, ma in fondo niente gli piace, tutto lo annoia: le strade già percorse migliaia di volte, la gente; è un vero blasé della vita, quest’uomo. E innamorato di sé stesso, così tanto che persino in uno scambio totalmente imprevisto con un vecchio sconosciuto vuole avere la meglio. Bellissimo il finale “morte a Pavia”. E ci hai messo persino il professore!
    Non conosco Pavia, ma la “vecchia signora impellicciata” mi è davvero piaciuto (e non solo perché mi ricordava la “Bologna” di Guccini). Scrivi frasi breve ma dense, non so se è il termine, ma dicono molto in poche parole, descrivono e vivificano dettagli, a volte secondari, riempiendo la scena e la storia, dandole vita.
    Non so perché tu non avessi più voglia di scrivere, ma so che sarebbe un vero peccato se smettessi.
    Ciao

    P.S. dicevi di voler descrivere Fano e spiegare il suo successo con le donne, non hai lesinato. Credo abbiano capito tutti che è bello e affascinante.

    • Cara prof (non mi va di chiamarti befana), stavolta mi hai stupito. Confesso che le altre volte mi sembrava che tu ti muovessi nel solco dei commenti precedenti. Oggi no. Ti ringrazio del commento e dell’incitamento. Ero sul punto di decidere di non continuare questo racconto, per vari motivi. Ora… chissà. Grazie.

  126. Trovo il tuo commento infinito tra le pagine di un altro racconto, dettagli sull’io narrante sull’editing e sullo sviluppo della storia. Sono colpita, ma come scrive uno che giudica così? La risposta è veloce. Scrive alla grande.
    Parole come frecce, veloci e dirette, costruiscono descrizioni (talvolta su futili questioni) che arricchiscono il contesto e i personaggi. L’aria cinica, densa di falsa morale si respira. 5000 caratteri nessuno spreco.
    Ho letto i commenti degli altri, capisco che sei famoso qua e forse fuori.
    E’ la prima volta che ti leggo e rimango nella speranza che il livello non scenda.
    Alla prossima con garzone di fioraio.

    • Famoso io? per carità, non lo sono né vorrei esserlo. Ho anche cancellato dal profilo il link al sito che riportava alla mia vera identità. Comunque sei molto gentile e ti ringrazio delle belle parole.
      Mi ero fatto un’idea – un’idea un po’ strana – per il terzo episodio, basandomi sul pareggio tre garzone e professore… Ora dovrò ripensarci, ma questo è il bello di TI.
      Anche tu, come Chiara, sei una nuova conoscenza. Passerò a leggerti per conoscerti meglio.

  127. “Odio le tazzine, di qualunque tipo. La tazzina ha un solo verso, per via del manico, al massimo due se sei ambidestro. Pensare di poggiare le labbra sempre nello stesso punto mi dà sui nervi. Il bicchierino invece è come me: è sempre se stesso eppure ha mille facce, è trasparente ma è il mondo intorno a lui che cambia, chi guarda da fuori vede solo poche sfumature diverse in base al contenuto del momento”.
    Questo passo e la descrizione di Livorno – così come la continua personificazione della città – sono sicuramente le parti che ho preferito.
    Un personaggio cinico e dai mille volti che, sono certa, riserva molte soprese nei suoi incontri. Penserò bene a cosa votare prima di farlo.

  128. Grazie per avermi ricondotto a Livorno (a parte che manca poco). Il capitolo l’ho iniziato e quando è finito ho pensato che non puoi aver usato tutti e 5000 i caratteri perché mi è volato. Io posso dire che è vera la descrizione che fai di Livorno, perché sono livornese e che tutto quello che dici corrisponde a esperienza vissuta. Livorno lo è più di altre P..tana :))) Ricordo le parole di Bobo Rondelli: Livorno vista da un cieco è bellissima. Stiamo parlando di una città che ha tre bar di prostitute subito sul porto, dove la celebre Madame Sitrì aveva i suoi casini famosi ovunque, dove marinai si fermavano per ore di piacere.

    La tua scrittura è sempre fluida e scorrevole e il personaggio di Fano è tratteggiato bene, forse è vero, hai usato dei cliché ma ci stavano. Io so solo che ho chiuso gli occhi e ero a Livorno, ho sentito l’odore dei fossi e tra poco lo sentirò di nuovo dal vivo.

    Ti lascio la canzone che più di tutte rappresenta Livorno e invito anche gli altri ad ascoltarla: Madame Sitrì
    https://www.youtube.com/watch?v=qN2FMKm1h24

  129. Super. Complimenti per questo personaggio così vero, leggermente cinico ma concreto, e per avermi regalato la sensazione di conoscere Livorno. L’avventura sessuale a Dylan Dog è un ottimo modo per alzare lo share; ma saremo già al climax?
    Voto per un professore universitario. Sono curioso di metterti in difficoltà.
    Ti seguo con ammirazione.

  130. Ecco cosa intendevi nel commento che mi hai lasciato in cui mi chiedi se potevi usare l’idea del traditore seriale ^^
    “Livorno è femmina e puttana. Si maschera, vuole sembrare una città come tante, ma la sua indole è sensuale e lasciva” mi hai ricordato il Guccio in “Bologna”.
    Ho scelto il praticante avvocato il tuo protagonista perché potrebbe avere una tresca con lui, e sono curiosa di leggere come ce la mostrerai. Uomo e uomo.

    • E già, Fano non ha problemi. In questo episodio so bene di non aver dato (volutamente) neppure una minima giustificazione del successo di Fano con le donne. Troverò il modo di farlo nel prossimo episodio, altrimenti questo racconto potrebbe apparire più fantascientifico del tuo…

  131. Un garzone di fioraio… l’ho scelta perché voce fuori dal coro, rispetto alle altre due.
    “Due passi nella notte e Andrea non c’è più” una frase bellissima ma che ho odiato subito dopo averla letta. E’ come se fossi divisa a metà: adoro il tuo stile, il tuo saper creare immagini nitide attraverso le parole, nello stesso tempo, però, odio con tutta me stessa il protagonista. Niente di personale, è solo che sei così bravo nel renderlo “vivo” che ho voglia di prenderlo a pugni!
    Complimenti, non so cos’altro aggiungere.

    • Che bello, è quello che vorrei riuscire a fare: creare un personaggio da odiare. È la prima volta che ci provo, ma so che non sarà facile. Soprattutto non vorrei dargli un contraltare, non vorrei inserire nella storia nessun personaggio positivo. Mi chiedo perché ho proposto, come opzioni del prossimo episodio, tre personaggi maschili. Sarebbe stato facile fare passare Fano da un letto all’altro…

        • Non c’è storia nell’edonismo di Fano, non c’è contenuto, né tantomeno c’è un “lei & lui”. C’è solo lui e la sua voglia insaziabile di prendere dagli altri senza dare e senza darsi. Purtroppo è evidente che non sono riuscito a rendere questo aspetto fondamentale.

          • Certo che c’è: è esattamente la storia che stai raccontando, è la vita di Fano, caratterizzata da un elemento: l’edonismo – come tu stesso hai giustamente rammentato – che ti offre tanto da scrivere. In teatro si dice che un gesto è “piccolo” intendendo non che sia sbagliato, inadeguato o malriuscito, ma semplicemente da enfatizzare, perché acquisti forza e possa essere scorto anche da lontano. Il “rimorchio” va benissimo, forse solo (se vuoi) potevi dargli più attenzione (la tua), trattarlo profondamente. Non mi riferisco all’amplesso, intendiamoci, perfettamente misurato, ma a come ci sei arrivato e a come lo hai risolto. A mio modo di leggere sei partito benissimo con tutto il dialogo e poi ti sei … “stufato, contenuto, autosintetizzato”. Non so. Perdonami, è solo un parere tra tanti, ma dove mi si offre il fianco al confronto su un’ arte (quale è per me la parola)… ci sguazzo. Prometto che non lo farò più. Ultima cosa: ho scritto lei o lui non lei e lui, proprio ad indicare due opzioni di possibile approfondimento. Ed ora mi taccio. Giuro. Ciao.

  132. Ho letto in tuo commento più giù che prima di sederti al pc brancoli quasi nel buio, poi ti catapulti nel mondo della scrittura e i risultati sono capitoli come questo. La narrazione è naturale, ci fai vedere e sentire…Dirti che sei un autore bravissimo e dirti che scrivi na meraviglia mi fa sentire un po’ (tanto, va) banale, però spero che i complimenti facciano piacere anche a te. 🙂 Praticante, son curiosa!

  133. Intanto scusa, solo dopo aver votato mi sono reso conto di aver mandato in parità due opzioni.
    Buonissima la prima parte, come ti avevo anticipato conosco piuttosto bene Livorno e mi piace molto il modo in cui la presenti al lettore. Puttana è un cliché? Sì, forse, però è anche vero, il problema, semmai, è che è vero anche per molte altre città portuali.
    La seconda parte tradisce la scarsa confidenza col genere, sembravi un po’ trattenuto, forse avresti potuto osare di più. Ma mi sembra di capire che ci saranno altre occasioni.
    Il cambio di scena mi è parso un po’ troppo repentino.
    Per il resto grazie di avermi riportato con la memoria in luoghi che amo teneramente. Livorno è la.mia seconda casa… E quando mi hai portato tra i vicoli di ‘Venezia’ in quei pochi passanti frettolosi mi è parso di riconoscere i volti di persone care che da troppo tempo ormai.non vedo.
    Pavia la conosco meno, l’unico legame che ho con la città passa per la sua università… Ed è questo il motivo per cui ho scelto “il vecchio professore universitario”.

  134. episodio inatteso da chi come te non ha mai fatto mistero di non amare il genere erotico; più che altro mi è mancato il racconto della personalità di epifanio e delle sue paranoie
    voto anch’io per il garzone del fioraio

  135. Un garzone di fioraio, se per mandare un ipocrita omaggio all’amante di una notte, alla moglie blasée o ad altri, non so, vedrai tu. Superficiale, egocentrico e di successo con le donne. Un omuncolo perfetto questo Fano.
    Bello questo nuova capitolo, ma “un’attimo”? Che svista, diceva la mia prof. di italiano.
    😉

    • Mi cospargo il capo di cenere. Giuro che è un refuso in fase di revisione.
      Un omuncolo perfetto per i nostri giorni, questo Fano. Superficiale? Ma la superficialità ormai è la regola in tutti i campi. Credo che tu sia stata fin troppo gentile con il nostro antieroe, ma si sa che, se si usano epiteti più forti, il commento deve essere prima approvato dalla redazione.

      • Ma che contrizione cinerea, non avevo dubbi che fosse giusto un refuso non visto; era solo per sorridere, è consolante che ogni tanto capiti anche ai migliori.
        Io rileggo fino alla nausea e solo dopo l’invio scorgo il refuso scampato, su TI come altrove.
        Nulla toglie alla tua scrittura nitida, profonda, elegante.
        Ciao

  136. Leggendoti, ho avuto la sensazione che le parole ti arrivino alle dita con la naturalezza con cui le note musicali scivolano dalla mente ai polpastrelli del pianista (… dico sul serio).
    Sono curiosa di vedere dove andrai a bere il terzo caffè nella mal acciottolata e umida Pavia.
    Incontra il vecchio professore (Who else?) …
    Ciao
    🙂

    • Tre commenti, tre opzioni diverse. In effetti sono proposte neutre e non so dove potrebbero portarmi (anche se Moneta ha azzardato un suggerimento).
      Che gran complimento mi hai fatto, Maria. Bello e poetico.
      A questo punto mi tocca confessare un segreto (sperando che lo leggano in pochi). Non so mai cosa scriverò fino al momento in cui mi siedo al computer. Poi mi concentro sull’ambientazione e cado in una sorta di trance, entro nel personaggio e lascio che scriva di getto la sua storia. Non scherzo né me ne vanto, ma davvero è così ed è per me un’esperienza bellissima di dissociazione dalla realtà.
      Poi passo a una veloce revisione e di solito rovino tutto.

  137. Incontra un garzone e fa un pensierino anche su di lui.
    Ciao
    Hai capito l’amico! Molto ben raccontato, sono però un po’ perplessa in merito agli epiteti che usi per Livorno, mi sembra che sia un cliché un po’ abusato dare della p*****a (scusa, non è che non voglio scriverlo, è che ho paura che vada in moderazione il commento) a una città, a meno che a mia insaputa non sia proprio una caratteristica risaputa. Anche ‘vita mia’ lo sento spesso da siciliani, nello specifico palermitani.
    Ciao ciao

    • Fa un pensierino sul garzone? Moneta, vuoi che riscriva le centoventi giornate di Sodoma? Però… che idea… ci farò un pensierino…
      Dici che sia un cliché definire Livorno p*****a? Forse hai ragione, ma lo è come tutte le città di mare e, per la sua storia, per me – e non solo – lo è più di altre.

    • Ah, maledette correzioni dell’ultimo minuto direttamente su TI: ho tagliato e ricucito… e sbagliato. Odio fare questi errori, ma è stato un attimo.
      Non ti aspettavi una mia sperimentazione nel genere erotico. Nemmeno io. Ma tant’è, ho voluto cimentarmi e non so giudicare da me con quale risultato.

      • Io ti conosco abbastanza da sapere quale fu la tua reazione quando in massa ti “obbligarono” a scrivere un episodio di Otto giorni di Primavera in chiave erotico/tendente e tu non ne fosti contento e la trovasti una mezza “forzatura”, per cui sì, stavolta sono sorpresa. ma l’episodio è splendido.
        In quanto al refuso, sono l’unica ad avere il diritto di fartelo notare perchè so che sei un autore scrupoloso e sempre impeccabile, per cui wow… incredibile! Ma chi ti fa notare il refuso e non ti ha mai letto prima mi dà sui nervi. Il solito modo di alcuni di attaccarsi alla sciocchezza… magari per invidia.

  138. che bella sorpresa, un nuovo racconto di napo,
    oramai non ci speravo più
    bella la scrittura come sempre, che ti cattura indipendentemente dalla storia
    voto per la coppia spregiudicata, per il momento in minoranza
    ad ogni modo bentornato!

  139. Una barista siciliana… magari può dargli consigli su come prepararsi un buon caffè al vetro.
    L’incipit mi ha presa sin dalle prime battute, probabilmente perché mi sono rivista in Cia mentre urlo ai miei figli di lasciar perdere quegli aggeggi infernali, anche se sono stata proprio io a comprarli e, inconsapevolmente, sto trasmettendo loro la mia stessa dipendenza. Il personaggio di Fano mi piace meno, perché incarna la peggiore delle mie paure.
    Riuscire a trovare una certa affinità con un bicchierino, poi, lo trovo un colpo da maestro.
    Complimenti, anche se non ti piacciono ma puoi sempre rigirarli al tuo fake.
    Alla prossima.

  140. Felicissimo di poter seguire un tuo racconto finalmente dall’inizio. Il racconto fila via che è un piacere. Il personaggio di Fano è ben caratterizzato e le scene di vita domestica contribuiscono a creare un’atmosfera di autenticità di cui, sono certo, gioveranno anche i prossimi capitoli. Livorno è una città bellissima che conosco abbastanza bene. Sono curioso di
    vedere dove ci porterai. Per il momento spero in un bar, per rifarci gli occhi con una bella signorina siciliana e la bocca con un buon espresso (il nespresso proprio no).

    • Lou, che piacere vederti qui. Il tuo racconto mi è rimasto nel cuore, è tra i miei preferiti di tutti i tempi. Ti riconosco una capacità di scrittura fuori dal comune e mi piacerebbe leggere qualcos’altro di tuo.
      Io non ho più scritto nulla da più di un anno e mezzo, sono arrugginito.

  141. Mi ha incuriosito molto la tua (non) trama e, dopo aver letto questo inizio, non posso che constatare quanta “distanza” ci sia tra me e un autore capace di attirare in modo egregio l’attenzione dei lettori, proprio come hai fatto te.
    Ho votato per “una matura vedova americana” anche se credo che non vincerà (giustamente).
    “Per buono intendo solo ciò che mi serve, che appaga la mia ambizione, la mia curiosità e i miei sensi. Non è per cinismo, almeno credo, ma il mio mondo inizia e finisce con me.” Abbastanza pretenzioso Fano, sbaglio?

    • Fano è molto pretenzioso ma non è il suo difetto peggiore. Credo che sia proprio una brutta persona che però sa camuffarsi.
      Piano con i complimenti, non mi gasano anzi mi smontano di brutto, mi viene l’ansia da prestazione. Grazie comunque.

  142. La scena della madre che urla su figlie troppo assuefatte alle sue urla per farci caso mi è suonata orribilmente familiare, anche se i miei sono troppo giovani per stare incollati allo smartphone. Per fortuna non mi immedesimo nelle poche altre cose che sappiamo di Cia.
    Trattandosi di caffè, al vetro ma pur sempre caffè, ho scelto la barista.
    E spero tu lo finisca, questo racconto.

    • Ecco, se c’era un indizio nel primo episodio, devo dire che tu lo hai colto. Questi personaggi che vivono esclusivamente nel proprio mondo – simili purtroppo a tanti altri – sono il tema del racconto.
      Comincio a pensare che lo finirò questo racconto, grazie a voi.

  143. Curioso incipit dal tutto e niente, lasciando ogni lettore alla sua chiave di interpretazione…il viaggio mentale sul come proseguirà la storia, quale indirizzo prenderà. Barista siciliana, perché i siciliani li trovi ovunque…poi preparano del cibo da dio e magari nel prossimo capitolo oltre al caffè ci offre pesce spada. 🙂 Ciaooo

    • Ciao pinkerella. Sì, l’incipit è breve e curioso con questo tutto e niente che rimane così sospeso. La sfida che mi ero posto era proprio questa: non parlare di niente, almeno nel primo episodio. Nel seguito non so. Ecludo però che compaia anche di sfuggita un trancio di pescespada.

  144. Aah, la capacità di rendere piacevole leggere di cose di tutti i giorni, ci riuscissi così bene scriverei storie dei tempi nostri.
    Ciao, dovrei dire bentornato, ma son qui da troppo poco tempo.
    L’incipit è interessante e mantiene giustamente sospesi, pare l’attimo in cui la timida prima goccia bagni il marciapiede. Ragionamenti di quel tipo sul verso delle tazzine in genere li fanno i mancini, per gli altri il mondo è uni-verso.
    Ciao a presto

    • Grazie JAW. Hai colto l’attimo in cui la timida prima goccia bagna il marciapiede – bellissimo – ma né tu né io sappiamo se poi si scatenerà l’inferno o uscirà il sole.
      In ogni caso ti assicuro che non sono mancino e che, tra l’altro, bevo pochi caffè e mai al vetro.

  145. Incontra una coppia di fidanzatini spergiudicati. 🙂
    Ciao,
    Un incipit di attesa, stai cercando l’ispirazione da noi? Beh, ho appena scoperto di essere la Musa del capitolo nove di Kamel, quindi adesso cerco di inviare anche a te un flusso ispiratorio!
    Essendo nuova ti ho incrociato solo nei commenti, mi hai fatto pensare che qualche tempo fa questo posto fosse molto più attivo. Sono maledettamente pigra e nonostante la curiosità non ho ancora letto le tue storie finite, quindi grazie di darmi l’opportunità di leggerti a poco a poco.
    Ringrazio anche i tuoi moventi, uno/a penso di conoscerla in entrambe le vesti. Di Kamel avevo capito prima che si dichiarasse, il problema è che non ho capito quale è l’altro suo nick e la cosa mi rode parecchio.

    Ciao Ciao, aspetto il seguito.

    • Grazie Moneta, bentrovata. Credevo di dover dire “ben ritrovata” perché non mi aspettavo lettori nuovi e qui – come hai avuto modo di capire – c’è più di un autore che è tornato sotto pseudonimo. In realtà anch’io volevo tornare con una nuova identità, ma l’ottima Alessandra mi ha fatto notare che Napo è già l’altra identità di… me stesso.
      Mi concentro per cercare di carpire il tuo flusso ispiratorio.

  146. Qualunque opzione, date le premesse, non deluderà. Bellissima la disquisizione sull’uso e non uso della tazzina, quasi un romantico fuori moda il vetro… Ah, e magari sapessimo prenderci tutti solo il buono delle cose e delle persone! Che sei bravo già lo sai, ma lo dirò lo stesso. A presto.

      • Piacere ai lettori e’ soggettivo, ma scrivere bene è un dato di fatto, poi c’è il talento che è un’altra cosa ancora. Quella sì dev’essere decretata da esperti e io non lo sono. Non serve a niente: economicamente intendi? Può darsi. Ma serve qui su TI per la personalissima ragione per cui ciascuno di noi scrive. Credo. Comunque non sono abbastanza social per commentare in modo adeguato. “Così è se vi pare” direbbe uno che scriveva davvero.