Fino in cima, fino alla fine.

Dove eravamo rimasti?

Il cacciatore ha trovato due prede, ma Stefano e Paolo ne sono del tutto ignari. Nel prossimo episodio: Il cacciatore racconta la propria storia per conquistare la fiducia dei due ragazzi. (71%)

I fantasmi di Mario

Non vi ho mai visto da queste parti, disse Mario.
Stefano e Paolo si lanciarono uno sguardo d’intesa e preoccupazione insieme.
Non siamo del posto, disse Stefano. Io sono qui da mia nonna mentre Paolo viene da un paesino all’altro lato della valle.
Curioso che veniate a farvi un giro in questi boschi, incalzò Mario. Se ne vedono pochi di ragazzi da queste parti. Alla vostra età io preferivo stare a terra, come si suol dire. In campagna, per essere precisi: lavoravo il terreno gestito dalla mia famiglia. A mio padre, invece, gironzolare tra i boschi piaceva tantissimo. C’erano volte che partiva di mattina presto e tornava a tarda sera, quando il sole era ormai calato e non si vedeva più nulla.
Dovevate essere un bel po’ preoccupati, esclamò Stefano, attirando l’ira celata di Paolo, il quale non vedeva l’ora di sbarazzarsi di quello strano tipo. Ci si mette pure a parlare, pensò.
Eravamo assai preoccupati, continuò il cacciatore. Allora non c’era tutta la luce di oggi. L’oscurità si viveva in maniera diversa. Forse, però, è il contrario. Sì, è così: prima tutto era buio e non c’era granché differenza. Eravamo abituati. Oggi no, c’è la luce e c’è il buio, e il buio non è mai stato così nero.
Un brivido percorse la schiena di entrambi i ragazzi, i quali non avevano avuto difficoltà a percepire un tono diverso nella pronuncia di quell’ultima, fatidica frase.
Poi mio padre si perse sul serio, disse di colpo il cacciatore. Una sera non tornò a casa. Andammo chiedendo aiuto per tutto il paese ma, essendo di campagna pochi ci riconobbero e accorsero a darci una mano. Mio padre era da tempo che trascorreva la maggior parte del suo tempo su questa montagna, mentre mia madre aveva tutto ciò che le poteva servire a casa, prodotto direttamente dalla nostra terra o dai nostri animali. Formammo comunque un gruppo di quattro persone, tra cui io. Dissi a mia madre di restare a casa e mi avviai, seguito dai tre, verso le falde della montagna. Tuttavia, giusto al cominciare del bosco, i tre si fermarono. Io mi voltai, puntandogli una vecchia lanterna ad olio sui volti. Erano freddi, palesemente atterriti, probabilmente proprio come il mio. Mi dissero che sarebbe stato inutile cercarlo a quell’ora, che ci saremmo persi anche noi. Non li ascoltai e mi avviai da solo, lasciandomi dietro le loro stridule grida. Camminai per ore, alla cieca, con il braccio teso in avanti a mantenere la lanterna. La tenue fiammella tremolava ad ogni passo. Sembrava uno spiritello errante, un fuoco fatuo, ma in quel momento non pensavo a questo, avevo soltanto una paura pazzesca. Io volevo soltanto trovare mio padre.
Stefano e Paolo ascoltavano attenti. La storia un po’ li toccava. Avevano meno paura di quell’uomo. Eppure qualcosa ancora gli faceva storcere il naso. Soprattutto a Paolo, il quale cercava in tutti i modi di ricollegare quella storia a qualcosa che aveva già sentito. In quel momento però non gli venne nulla.

Il cacciatore aveva proprio un passo svelto. Il fucile gli batteva sulla schiena a ogni saltello, la tracolla non era abbastanza stretta. Ogni tanto si voltava per lanciare uno sguardo a Stefano e Paolo, come se si fosse voluto sincerare che non fossero scappati. Dopodiché guardava di nuovo in avanti e mormorava qualcosa tra sè, anzi piuttosto che mormorii sembravano scarni gorgoglii per schiarirsi una gola dal suono arida.
La mattina dopo, continuò Mario, mi ritrovai ancora a camminare tra sentieri che io non avevo mai solcato. Mi era salito un leggero sconforto. Per tutta la notte ero stato convinto di poterlo trovare, ma appena spuntò l’alba persi ogni speranza. Ormai sfinito mi fermai ai piedi di un albero, appoggiai la schiena al tronco e mi addormentai di colpo. Vennero a svegliarmi dopo qualche ora, preoccupati mi fossi perduto anch’io. Mi dissero che la voce che mio padre si fosse perso era arrivata fino ai paesi vicini, ed erano state organizzate squadre di tre o quattro persone con l’obiettivo di trovarlo al più presto. Mi dissero che la montagna era stata setacciata in ogni punto ma di mio padre neanche l’ombra. Con in mano la lanterna ormai spenta tornai a casa con una aria afflitta e sconfitta. Trovai mia madre in lacrime seduta al tavolo della cucina. Rimasi sulla soglia a guardarla in tutta la sua debolezza, che in fondo era anche la mia. Lei rivolse lo sguardo verso di me e con fare sprezzante mi disse, sempre in lacrime, che ero un buono a nulla perchè non ero riuscito a trovarlo. Non mi aveva mai parlato in quel modo. Sbattei la porta catapultandomi fuori. Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Si può dire che divenni cacciatore proprio quella volta. Mi incamminai veloce verso la capanna degli attrezzi, dove mio padre conservava un fucile d’epoca con il quale qualche volta andava a caccia. Sì, proprio questo che mi vedete portare sulla spalla. Dovevo dare una prova di forza. Dovevo dimostrare una volta per tutte a mia madre che qualcosa la sapevo pur fare. Perchè non cacciare, mi dissi, perchè non cercarlo cacciando.

La storia del cacciatore ha spaventato e incuriosito insieme i due ragazzi. Quale sarà la loro prossima mossa?

  • Il cacciatore ha una crisi, si inginocchia e i fantasmi del passato si mescolano a quelli del presente, spaventando i già atterriti ragazzi. (50%)
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  • Stefano, incuriosito dalla storia, ne chiede il continuo, mentre Paolo ascolta pensando a un modo per salutarlo senza dare sospetti. (50%)
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  • Paolo incalza con domande scomode il cacciatore, sempre più intento a interrompere quella che per lui è una farsa. (0%)
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43 Commenti

  • Il cacciatore racconta, sono curiosa di conoscerlo meglio.
    Ciao!
    Due o tre cose:
    Intanto fa un certo effetto vedere citata la frase della mia ‘biografia’, mi fa piacere e mi suggerisce che la condividi, per cui abbiamo qualcosa in comune. Sempre dai commenti leggo che citi Saramago: proprio lui mi è venuto in mente leggendo il primo capitolo e forse anche di più in questo. Diciamo che è una coincidenza, perché non conosco l’autore ma in questi giorni (mesi?) sto leggendo L’uomo duplicato. Ad essere onesta, non è che mi stia proprio esaltando, lo uso per addormentarmi, ma uno dei motivi per cui continuo a leggerlo è proprio questo stile così estremo e particolare. Ho apprezzato di più questo secondo capitolo, dove mi pare che tu l’abbia smussato e perfezionato. Ti segnalo la frase ‘che cadde a terra e precluse’ con il che immediatamente successivo che la appesantisce.
    Mi pare che la fantasia non ti manchi e la sai esporre piuttosto bene.
    Ciao ciao e continua a sperimentare!

    • Condivido pienamente la tua frase, quindi sì, abbiamo qualcosa in comune. Io L’uomo duplicato non l’ho letto, ma ho letto Storia dell’assedio di Lisbona e a breve finirò L’anno della morte di Ricardo Reis, forse dovresti partire proprio da questi per conoscere meglio Saramago. 🙂
      Il mio intento è proprio quello: sperimentare, e come ha scritto Napo, cercare la mia cifra stilistica che ancora non riesco a trovare. Ma prima o poi uscirà fuori.
      Alla prossima:) e grazie mille!

  • Nel primo episodio sembrava si trattasse di una semplice passeggiata ai giorni nostri; adesso non riesco più nemmeno a capire dove ci troviamo! Sì, mi hai confusa, ma anche incuriosita.
    Vorrei conoscere la storia del cacciatore, ma anche evitare qualcosa alla Hansel e Gretel, perciò voto per un incontro inaspettato.

  • Racconta la propria storia, ne sono incuriosita…
    Questo episodio è stato molto mimico, vivido e gestuale. Hai toccato le corde dell’inconscio di personaggi in scena e lettori dietro al monitor attraverso una sarabanda di gesti. Non è da tutti e non è tipico, perciò ribadisco i complimenti all’autore.

  • L’idea che si possa andar dietro o essere magari perseguitati da una cacciatore singolare, mi attrae. Inolte farei un bel “save the cat” con il soccorso di un cinghiale ferito. Mostrerebbe la loro capacità di aiutare e allo stesso tempo di “cacciare” il cacciatore. Finora la storia si è mostrata molto vivida, belle le descrizioni del luogo con l’aria rarefatta e la coltre figlie che riesce a impedire persino al sole di proiettarsi. benvenuto, felice di leggerti.

    • Felice io di leggere il tuo commento. 🙂
      Giocare con le storie degli altri è l’attrattiva e la gioia di questa oasi: di possibili strade da intraprendere ce ne sono a bizzeffe. Diciamo che il cinghiale, ahimé, è ormai in fin di vita. Più che salvare l’animale, i due ragazzi dovranno pensare a “salvare” loro stessi! 🙂
      Al prossimo capitolo! 🙂

  • Credo sia presto per commentare il tuo stile di scrittura. In realtà non so se questo è il “tuo” stile di scrittura, se hai scritto altro con lo stesso registro o se ancora stai cercando una tua strada. Metabolizza le tue letture e cerca di dimenticarne la fascinazione.
    La punteggiatura ha le sue regole, in parte anche modificabili in base al gusto personale, ma per stravolgerle bisogna esserne pienamente padroni e sapersi mettere dalla parte del lettore. La leggibilità di un testo è da tenere sempre presente.
    Vorresti fare della scrittura la tua vita, dici. In Italia è molto ma molto difficile, lo sai.

    • Napo, mi piace la tua schiettezza, la apprezzo. Ripeto: ogni critica, se costruttiva, è sempre ben accetta. Non credo questo sia il mio stile per eccellenza, ma vario ancora molto alla ricerca di una strada definita (che forse, per ora, non voglio prendere). Che dire sulla punteggiatura? Forse ho esagerato, forse no. Magari non mi sono messo nei panni del lettore, ma ad alcuni è piaciuto. Dispiace dirlo ma trovo veramente difficoltà a cambiare in corsa, nonostante siamo ancora al primo capitolo.
      Dico di sì, e so che è difficile. Ma uno ci prova, e ci prova, e ci prova ancora. Io voglio imparare. Tutto qui.

  • Ciao Lucian e benvenuto. 😉 Un incipit scritto bene con dei buoni passaggi descrittivi e anche poetici… Suggerimento: ci vogliono le virgolette, le benedettissime virgolette per i dialoghi e la virgola dopo il punto interrogativo io non la metterei, al massimo ci metterei il trattino. 😀 (proprio perché ti mancano le virgolette ai dialoghi). 😉 Dico cinghiale sofferente, mi sembra la più azzeccata. 😉

    • Grazie del benvenuto, grazie per aver colto la poeticità in ciò che ho scritto. Sembra si stia votando anche sulla punteggiatura 🙂
      Accetto la critica della virgola dopo il punto interrogativo (magari cambierò, magari non utilizzerò il punto interrogativo, lascerò che la domanda si legga da sola così com’è), però ora non me la sento di inserire le virgolette, tradirei lo stile utilizzato finora. Mi scuso fin da ora per la possibile confusione. 🙂
      Vada per il cinghiale sofferente, ormai in netto vantaggio!

    • L’incisività non è mai stata il mio forte, quindi, se lo sono stato, sono in parte soddisfatto. L’uomo visto alla fontanella ricomparirà dopo, non posso lasciarlo così. Alle spalle del cinghiale c’è invece un cacciatore dall’aspetto singolare che, qualora vincesse la terza opzione, conoscerete nel prossimo capitolo. 🙂

    • Farvi inalare profumi di bosco era il mio intento. L’immagine del cinghiale sofferente in vantaggio, a quanto pare!
      Diciamo che ho addotto la scrittura lirica che ha ravvisato la lettrice precedente alla lettura di Saramago di queste settimane. E lo stile del Portoghese, in L’anno della morte di Ricardo Reis, è una sorta di poesia in prosa, e io ne vado pazzo! Ovviamente qui si tratta di un’eco lontanissima, anzi remota. Ma è uno stile che a me piace molto. In un certo senso avrei voluto emularlo anche per quanto riguarda la scelta della punteggiatura, mi affascina, ma sinceramente avrei chiesto troppo e avrei creato solo confusione. Un po’ ne ho già creata così!

  • Mi piace molto questo primo capitolo e non mi dà troppo fastidio il fatto che tu abbia tralasciato le virgolette; lo trovo originale e un buon modo per non sprecare caratteri. È come se ci fosse sempre un discorso indiretto libero. Sembra tutto interessante e ti seguo 🙂 Per il voto, ci penso un attimo.
    Gli unici due appunti che ho da fare (perdonami, sono davvero puntigliosa e insopportabile) sono: “olezzo” forse non è una parola abbastanza usuale da essere detta da qualcuno; e poi non si augura qualcosa qualcuno, ma si augura A qualcuno. Perciò loro augurano buongiorno A lui.

    • Dispiace confessarti che tralasciare le virgolette non è una mia idea e che sono abituato a scrivere, magari erratamente, in questo modo. 🙂
      Grazie della puntigliosità, la apprezzo. Vuol dire che il racconto lo si è letto attentamente. Gli appunti, le critiche, mi servono per crescere, per migliorare. E ti rispondo: Paolo utilizza il termine “olezzo” perché è il personaggio più poetico, elegiaco (porta con sé l’Eneide, d’altronde, che forse, e dico forse, non ho nominato per caso); l’assenza della preposizione è stata da una parte una mia dimenticanza, dall’altra una sciocca equazione alla forma plurale, nella quale, la preposizione, può anche mancare.
      Una buona serata!

  • Una scrittura quasi poetica, vocaboli alti”, elegiache descrizioni dei boschi e delle emozioni dei due protagonisti, ci si aspetta a un finale con opzioni filosofico-riflessive, e ci si imbatte in un cinghio-porco-omuncolo. Spiazzante
    Scelgo il cinghiale sofferente e sanguinante, pora bestia.

    P.S. Io non la metterei la virgola dopo o punti interrogativi, ma è solo una mia opinione.

  • Se qualcosa di fantastico deve essere, esageriamo: uomo quadrupede.
    Ciao
    Un incipit interessante, parti con una descrizione di una razionalità estrema, conti i peli… no, i crini delle corde che andranno a portarsi dietro, e termini allo stesso modo il capitolo, poi dalle domande capisci che vorrai virare al fantastico, a meno che entrambi non siano in grave ipossia. Interessante! La scelta di eliminare del tutto i caporali non è un po’ estrema? Capisco che si risparmino caratteri 😀 , ma potrebbe ingenerare confusione.
    Sono curiosa di vedere come evolve.
    Ciao Ciao

    • Diciamo che non è tanto per risparmiare sui caratteri, però sì, mi sa tanto che ingeneri confusione; però per ora continuerò così, diciamo che mi ispiro ai Cavalli Selvaggi di McCarthy.
      Comunque mi fa piacere che ti piaccia e che tu sia curiosa. Essendo il mio primo racconto qui, un po’ lo sono anch’io: sono curioso di vedere come continuerò la vicenda.
      Alla prossima!

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