LA CONSEGNA

La Consegna (la mia morte, la mia vita)

Le 03:30.

Uno spettacolo del genere l’aveva visto forse un paio di volte durante i suoi ventinove anni di vita, o forse lo aveva solo sognato. I lampi illuminavano la stanza di un bagliore blu accecante e i tuoni facevano vibrare i vetri della finestra come scossi da un terremoto. Erano frequenti, forti, incalzanti, riempivano quell’oscuro silenzio con una potenza sovrannaturale, scuotendo ogni osso e ogni fibra del suo corpo. Persino il sangue che usciva dalla ferita nel fianco sembrava tremare intimorito dallo scatenarsi furioso degli elementi.

Lentamente si trascinò verso la finestra per dare un’occhiata. Quello che vedeva era solo oscurità illuminata dall’azzurro crepitante dei fulmini che per qualche istante ridavano colore alla neve che scendeva copiosa.

Rifletté ancora un po’. No, in vita sua non aveva mai visto una tempesta di fulmini e neve, non di quella portata e non tra le sue adorate montagne abruzzesi. 

Le 03:31.

Ogni respiro stava diventando uno strazio, con la mano si teneva la parte destra del torace e sentiva chiaramente il punto in cui la costola spezzata aveva perforato il polmone. Un colpo di tosse improvviso gliene diede conferma. Fu un dolore così forte e penetrante che quasi lo fece svenire. Strinse i denti, tentò di resistere ma non ci riuscì. Forse per sfogarsi o forse davvero per la sofferenza, ma doveva urlare e doveva farlo forte. Quello che gli uscì di bocca fu però più simile a un rumore strozzato, e gli fece male. Sentiva le labbra e la bocca umide, con un sapore  ferroso e caldo che chiaramente ricordava quello del sangue.

Pensò a quanto sarebbe stato brutto morire da solo, a quanto tempo aveva sprecato nello stare da solo, alla sua vita così tanto dedicata agli altri e così poco a se stesso, ai ventinove anni buttati in una notte nel cesso.

Voleva essere abbracciato, voleva avere qualcuno vicino per un gesto di affetto e di conforto, il calore di una ragazza da amare che aveva provato una sola volta nella sua vita, che era giustamente finito perché con quello che faceva, con quello che era, non poteva andare avanti.

Quanto gli mancava essere abbracciato. Era la sensazione più bella che avesse mai provato, e per un attimo quel malinconico pensiero disegnò sul suo viso qualcosa che sembrava un accenno di sorriso.

Era solo. Era senza suo fratello che chissà dove lo stava cercando. Sapeva che quel disgraziato non si sarebbe fermato neanche con quella tempesta di neve, che prima o poi l’avrebbe trovato e che l’avrebbe gonfiato di mazzate se mai fosse riuscito a sopravvivere. Sperava con tutte le sue forze di sentire bussare con violenza alla porta di quel capanno e di sentire le bestemmie di suo fratello. Una speranza che lo avrebbe aiutato ad andare avanti almeno per quegli ultimi due minuti, insieme a tutti i rimorsi e i rimpianti che si portava dietro.

Le 03:32.

Faceva un freddo boia, solo l’adrenalina e la sua maledetta forza di volontà riuscivano a tenerlo sveglio. Il corpo gli diceva di chiudere gli occhi e abbandonare per sempre questo mondo, era stanco e non voleva saperne più di vivere. Si sforzava come un dannato a non cedere, per poter vedere in faccia la sua fine. Sapeva che li avrebbe visti, nonostante l’oscurità che imprigionava il capanno. 

Mosse il braccio sinistro nel tentativo di cercare quel libro che aveva poggiato per terra da qualche parte. Lo sentì con la punta delle dita, riuscì a prenderlo e a stringerlo forte vicino a se. In quel momento era l’unica cosa che gli era rimasta, il motivo della sua vita, della sua dannazione, della sua morte.

La Consegna, così era sempre stato chiamato da quelli della sua famiglia, che lo custodivano da chissà quanti decenni. La sua vita era legata inevitabilmente a quel libro, e il libro alla sua. Lo aveva custodito, protetto e utilizzato per portare via le dannazioni di tutti coloro che avevano conosciuto il vero male, dannazioni di cui si era fatto carico, da solo, e che lo stavano uccidendo.

A ventinove anni aveva sacrificato ogni briciolo della sua vita e ciò che gli rimaneva era un vuoto immenso nel cuore, un baratro più oscuro e freddo di quella tempesta che neanche tutti i ringraziamenti, le buone azioni e la gioia di vedere la felicità altrui erano mai riusciti a colmare.

Ora non aveva più nulla se non la certezza di morire, e quel nome che solo lui su quel libro, dopo tanti secoli, era riuscito a leggere.

Le 03:33.

La porta si aprì con un colpo secco, facendo entrare una folata di vento gelido e neve che sembrò tagliargli la faccia. Lui tentò di ritrarsi, ma il dolore delle ferite lo fece rimanere immobile. Strinse un attimo gli occhi per riprendere lucidità, e quando li riaprì finalmente li vide. Quattro sagome come uomini vestiti da una tunica nera e illuminate dalla luce dei fulmini. Erano venuti a prenderlo per accompagnarlo all’Inferno.

<<Beh, vista la situazione almeno un’ultima genziana potevate concedermela>> disse loro in tono di scherno, poi con un ultimo sforzo pronunciò quel nome.

Riesce il protagonista a pronunciare il nome?

  • Interviene il fratello (40%)
    40
  • No (0%)
    0
  • Si (60%)
    60
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23 Commenti

  • Ok ho sbagliato, non è 3 ma 4 ovviamente XD

    Comunque, chiedo scusa per il forte ritardo nel pubblicare il quarto episodio ma a causa di motivi personali non ho potuto dedicare tempo al racconto.
    Spero di di poter essere perdonato e riprenderò a pubblicare con più regolarità.
    Grazie a tutti!

      • Scoprire nel senso far apparire 😉 non esiste mai un troppo presto in un romanzo 😛
        Su l’uomo nero, cercavo di dargli un volto mentre leggevo e me lo sono un po’ immaginato come un demone , poi non so era solo una mia impressione da lettrice di Horror 🙂 Ognuno interpreta ciò che legge a suo modo, il nostro compito è quello di appassionare le persone con il nostro racconto, e tu in questo ci sai fare 🙂 a pesto 😉

  • Mi scuso per il ritardo e per non aver risposto a tutti, ma in questi ultimi 10 giorni sono stato molto impegnato col lavoro. Ora però mi sono rimesso all’opera, ringrazio tutti per i voti e i commenti e spero che il seguito della storia possa continuare a piacervi!

  • uao,che dire, è semplicemente mozzafiato,mi piace molto come scrivi … complimenti 🙂 riesci a farmi immedesimare nella scena,e, a farmi provare terrore ed angoscia pura … non vedo l’ora di leggere il seguito,questo racconto è meglio di un film horror.Bravissimo,ti seguo

  • Ero indeciso tra “Sì” e “Arriva il fratello”. Nonostante io abbia votato per la prima, spero che ci sia un pareggio tra le due, perché mi immagino che il protagonista pronunci il nome poco prima dell’arrivo del fratello. O forse era questa, la tua idea per il sì?

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