Storie su ruote

Lui vende parole

Cara S.,

lascia che ti racconti una storia. Lascia che te ne racconti tante, che così me le ricordo anch’io e non le perdo in giro, tra lo zaino le penne i libri le pancette delle B e i ricci delle R. Non si sa mai dove possano andare a finire, le malandrine.

Saranno brevi racconti di persone, o saranno brevi persone raccontate lungamente e con sprazzi di fantasia. Brevi persone non perché poco importanti – figurati! Al contrario – ma solo perché trovate nello spazio fugace di un viaggio sulla strada, o sulle rotaie; comunque, in movimento.

Se ascolterai con attenzione e poi ti guarderai intorno, quando salirai su un treno, le troverai anche tu. Le storie, intendo, non le stesse persone. Magari mi scriverai di loro anche tu, nella prossima lettera.

 

 

È buio in questi tardi pomeriggi di novembre e ogni volta ho l’impressione di tornare a casa ad un orario improponibile. Mi sistemo nella carrozza di testa di questo treno modernissimo. Devono aver riorganizzato tutto per l’Expo e, quando finirà, potranno ricominciare a correre i treni marroni e scassati del dopoguerra (ma il primo, forse) – quelli che sono stati, sono e saranno perennemente in ritardo.

Per adesso, godiamoci i sedili puliti e comodi, le luci che non ronzano, gli altoparlanti che funzionano e i condizionatori che non sputano aria gelida senza controllo. Insomma, noi viaggiatori riceviamo un trattamento principesco, ultimamente.

Mi dispongo ad una lettura tranquilla, magari a un po’ di studio, finché non sarò arrivata.

Lo sento arrivare da lontano, mentre gira per i vagoni in cerca di qualcuno che gli dica . Il mio è quello estremo, l’ultima spiaggia.

Ascolto più attentamente e confermo: sta passando ancora il ragazzo del treno. Una volta l’ho visto provare a vendere un disegno e un’altra l’ho sentito provare a vendere una poesia. Vendere parole attaccate a un bigliettino stropicciato.

Mi incuriosiva il suo perseverare, il suo voler essere apprezzato e pagato per la sua “arte”. Non è in fondo quello che vuole ogni scrittore, che ricerca ogni pittore?

Sta passando di nuovo, e questa volta non mi faccio cogliere dal timore né dal pensiero di fare qualcosa di sbagliato. Sono seduta all’ultimo posto dell’ultima carrozza; chi mai mi giudicherà?

Al massimo perderò quei pochi euro che da qualche settimana ho intenzione di dargli, mentre lui avrà qualcuno ad ascoltarlo. Tutto sommato, mi sembra che sia il momento giusto per parlargli.

Quando arriva da me, in fondo in fondo, dopo che nessuno lo ha degnato di una parola, lo guardo. Ha la pelle scura, del bellissimo marrone caldo delle castagne, ma io non sono mai stata brava a indovinare il paese di provenienza di una persona e comunque lui parla un italiano perfetto. So solo che ogni volta sale alla stazione di *** e che percorre il treno dall’inizio alla fine. Poi cambia.

Quanta frustrazione, quanta solitudine e quanta tristezza.

Lo guardo e gli dico: “Tu qualche tempo fa vendevi anche tuoi quadri e disegni, vero?”.

Annuisce, nemmeno crede che stia parlando con lui.

“Allora sei un artista”. Gli sorrido. Voglio davvero che si senta tale, per una volta.

“Siediti un momento”, lo invito. Ci sono posti vuoti di fronte a me.

Il ragazzo del treno si siede un po’ impacciato e va subito agli “affari”, chiedendomi che cosa voglio che mi legga, “Una rima o un verso libero?”.

“Quello che vuoi tu”.

Tira fuori un pezzettino di carta strappato da un foglio a righe, tutto sgualcito e con una scritta lievemente sbiadita. Non riesco a capire se sia in italiano o no, perché i caratteri mi paiono un po’ obliqui, e piccoli. Ma arabo non è, indiano neppure. E la voce di questo ragazzo mi legge parole nella mia lingua. Sono brevi frasi che parlano di profondità, di luce e di buio e che non ricordo.

È come cercare di afferrare le formule magiche di un incantesimo: puoi coglierne il senso, ma non ricordare le parole stesse.

Due ragazze, sedute dall’altra parte del corridoietto, ascoltano. Credo pensino che mi sono fatta fregare alla grande.

No, mie care. Con un pizzico della superbia e della baldanza che una buona giornata regala, voglio provare ad essere un sorriso, una voce amica che si ascolta volentieri dopo tanti “Non ho niente per te”.

Nemmeno io ho molto, è vero; non giro mai con tanti soldi. Però…

Tempo. Gli regalo un minuto del mio percorso sul treno.

E la sai una cosa, mia carissima S.? La sua poesia è bella, misteriosa ed evocativa, e lui è capace di leggerla come deve essere letta.

“Sei bravo davvero”, affermo infatti, quando finisce. “Grazie”. Gli allungo dei soldi e poi, vinta dalla curiosità, chiedo: “E che cosa fai?”.

Prende le monete mentre si alza e mi risponde senza pensare: “Scrivo poesie e giro per i treni a farmi ignorare dal 90% delle persone”.

A questo punto mi saluta augurandomi buona serata, e non mi ringrazia. Meglio: è stato lui a fare un piacere a me.

La prossima volta, gli chiederò una nuova poesia. E gli domanderò anche il permesso di trascriverla.

Arrivederci, ragazzo del treno. Al prossimo incontro, magari ti darò un nome.

La prossima volta...

  • Una ragazza che non si piace (o forse due?) (40%)
    40
  • Una coppia bizzarra (50%)
    50
  • Dei bambini tedeschi (10%)
    10
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357 Commenti

  • Ciao Chiara.

    Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.

    Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?

    Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.

    Grazie e alla prossima.

  • Ciao, Chiara!
    Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
    Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
    Un abbraccio. A presto! 🙂

  • Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
    Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
    Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
    Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
    Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
    “le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
    Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
    Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
    Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?

  • Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
    Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
    Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
    A presto!

    • Ciao,
      Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
      Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
      A presto!

  • Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
    sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
    Al gran finale! 😉

    • La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
      Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.

      Al gran finale! 😀

    • Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
      Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.

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