Storie su ruote

Dove eravamo rimasti?

Credo di sapere come sarà l'ultimo di questi racconti. Scegliete, quindi, una colonna sonora e specificate una traccia in particolare: Semplicità, qualcosa di POPolare italiano (44%)

Sì, viaggiare

Ovvero Lo zoo del treno

“Quel gran genio di Tommaso, lui saprebbe cosa fare. Lui saprebbe come aggiustare – con un cacciavite in mano fa miracoli – quello stupido problema”.

C. continua a scorrere la homepage di Facebook con il telefono in mano, distrattamente, in attesa della partenza. I passeggeri si affrettano a salire per cercare un posto, fosse anche uno di quelli in piedi contro quegli scomodissimi cuscinetti posti ad un’altezza improbabile, che ti costringono a stare in punta di piedi per appoggiarci le natiche, oppure ad abbassarti facendo urlare i muscoli delle cosce.

“Almeno oggi l’ho scampata”.

Dal treno delle 18.10 straripano sempre centinaia di zaini, gambe, valigette, orologi, completi, computer, braccia con maglioncini o camicie sudaticce che tornano alle loro case. Una fauna che merita di essere osservata, non importa quanto stanchi possano essere gli occhi.

Seduta di fronte a C. c’è una signora coi capelli neri, con un abito coi volant sul davanti; ha nelle orecchie delle cuffie piccole col filo rosso, ascolta la musica che ne esce ad occhi chiusi e non può trattenersi dall’accennare un ballo, con le dita che pizzicano le corde d’aria di una chitarra invisibile. Quando solleva le palpebre e si accorge dello sguardo di C. su di lei, apre le labbra in un sorriso e si toglie una cuffia.

“Tie’”, le dice allungandola a C. che, titubante, la afferra. “Ascolt pure tu”.

La donna alza il volume ancora e ancora e continua a scatenarsi sulle note di una qualche canzone dei Deep Purple di cui C. non riesce a ricordare il titolo; quel che è certo è che il suo timpano non sopporterà a lungo un tale accanimento.

“Ca è ‘sta roba, Carme’?”, dice il signore di fianco alla donna, tirando il cavo e sfilando gli auricolari dalle orecchie di entrambe. La musica continua a uscire imperterrita.

“Miii, nun capisc nente, tu”, replica lei, lanciando uno sguardo d’intesa a C., che alza timidamente le spalle, sollevata di avere le orecchie di nuovo libere; la donna si riprende bruscamente le cuffie e soffoca un poco la voce di Ian Gillan che sta attaccando Spread the word around: / The rat is leaving town.

Le porte del treno si chiudono come se stessero tirando un sospiro di sollievo e, pigramente, le carrozze scivolano fuori dalla stazione, rallentando per poi accelerare, con un ritmo fluente di vita nel cuore.

“Gentilmente, sposteresti un po’ il piede, cara?”.

C. si muove subito, chiede scusa con un cenno, e poi saluta riconoscendo il Distinto Signore che indossa sempre un completo grigio, una camicia e una cravatta. Questa sera sembra più stanco del solito, e si guarda attorno infastidito dallo zoo del treno.

Poco più avanti, un cane abbaia forte da mezzo minuto, mentre la padrona cerca di farlo tacere gridando ancora più forte. “Alex! Alex, stop it!”. Ma Alex sarà il cane o uno di quei bambini biondi laggiù, che spiacciano la faccia contro il finestrino e quasi lo leccano? No, quelli sono tedeschi, senti? “Mir geht es gut, mama?”. O qualcosa del genere.

Ding, una notifica su un cellulare.

La donna con le cuffie continua a muoversi a ritmo di musica, il Distinto Signore chiude gli occhi, respira forte e poi apre un libro fingendo indifferenza, C. ascolta con discrezione – ding, notifica – la conversazione delle tre ragazze in età da liceo sui sedili dall’altra parte del corridoio.

Un bip-bip-bip lontano annuncia l’arrivo del controllore, ed è subito un frugare in tasca per trovare biglietti e abbonamenti. Proprio mentre la divisa verde si avvicina, il treno rallenta, ha un sobbalzo e si ferma di botto in mezzo al nulla.

Tra gli sbuffi della gente, suona un telefono; continua a suonare; lo sentono tutti in carrozza tranne la proprietaria; gli squilli rassegnati finiscono.

“Buonasera. Biglietti, prego”.

Una selva di mani munite di documenti si protende verso il controllore.

“Che cosa è successo?”, domanda qualcuno.

“Perché siamo fermi?”.

Ding, un’altra notifica.

“E si potrebbe ripartire?”.

“Già. Certamente, non dico volare, ma viaggiare. Sì, viaggiare. Non mi sembra una richiesta esagerata per un treno statale”.

“Riprenderemo la corsa il prima possibile, abbiamo un guasto tecnico”.

“Quel gran genio di mio figlio”, interviene la signora che non ha risposto al telefono, “con le mani sporche d’olio pulirebbe forse il filtro soffiandoci un po’ e…”. Di nuovo la suoneria, questa volta la donna risponde – “Oi! Eh. Aaaaaaah quando fa così la strozzerei! Eh” – e il controllore ne approfitta per defilarsi – “Sì. Noooooo. Eh. Eh. Occhei, occhei. Ciaciacia”.

Ding.

Il cane abbaia.

Il treno ha un sussulto e riparte, tra gli alleluia generali.

Il telefono di C. suona.

“Ehi, mamma, dimmi. Sì, sto tornando”.

“Tutto bene?”.

C. sorride guardandosi intorno. “Tutto come al solito, ma’. Tutto come al solito”.

Sì, viaggiare
evitando le buche più dure
senza per questo cadere nelle tue paure
gentilmente senza fumo con amore

E tornare a viaggiare
e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada per saper dove andare
Con coraggio gentilmente, gentilmente
dolcemente viaggiare.

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357 Commenti

  • Ciao Chiara.

    Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.

    Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?

    Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.

    Grazie e alla prossima.

  • Ciao, Chiara!
    Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
    Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
    Un abbraccio. A presto! 🙂

  • Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
    Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
    Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
    Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
    Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
    “le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
    Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
    Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
    Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?

  • Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
    Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
    Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
    A presto!

    • Ciao,
      Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
      Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
      A presto!

  • Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
    sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
    Al gran finale! 😉

    • La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
      Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.

      Al gran finale! 😀

    • Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
      Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.

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