Street Art

Porcellana

La radio gracchiò improvvisa, richiedendo un controllo nella vecchia zona industriale. Evan si svegliò di soprassalto, mentre il suo collega rispondeva alla centrale prima di avviare l’auto e immettersi nel traffico. Evan si stiracchiò nell’angusto spazio del sedile anteriore. Si era addormentato con la testa poggiata sul finestrino della pattuglia, ed il suo collo protestava con un intenso dolore.

<<Fantastico>> disse con voce ancora impastata dal sonno.  John rise, il suo sguardo fisso sulla strada. Evan frugò nelle tasche della divisa, tirando fuori un vecchio lettore mp3. Inserì gli auricolari, lasciando che i Pink Floyd rendessero più interessante il resto del tragitto.

<<Odio il turno di notte>> biascicò tra sè e sè.

La macchina arrestò la sua corsa in una squallida via della periferia industriale. Grossi caseggiati con muri in mattoni imbrattati d’inchiostro delimitavano un dedalo di vie strette e buie. Sopra di loro la luna piena era appena visibile dietro la coltre di smog.

Evan scese dall’auto, accendendosi una sigaretta mentre John lasciava il posto di guida con un sonoro sbadiglio.

Verificarono l’indirizzo. La chiamata al centralino della polizia era stata rapida, troppo rapida. La voce roca aveva dettato l’indirizzo ed una parola prima di chiudere la linea.

Evan espirò una boccata di veleno. Sperò con tutto se stesso che si trattasse dell’ennesimo scherzo di qualche ragazzino annoiato.

<<Andiamo>> disse al collega, gettando la sigaretta a terra ancora accesa.

I pochi lampioni funzionanti vomitavano la loro luce giallastra su muri decrepiti.

L’indirizzo della segnalazione corrispondeva ad un vecchio cantiere. Era lo spettro di un edificio, le cui travi d’acciaio graffiavano il cielo come dita scheletriche. La ditta responsabile dei lavori era fallita tempo fa, e da allora l’immobile giaceva incompleto alla mercè di balordi e all’occorrenza riparo per i più sfortunati.

Evan e John accesero le torce di ordinanza prima di addentrarsi nel cantiere. I pochi muri edificati erano fregiati di graffiti, la cui bellezza stonava con il degrado circostante.

John si fermò ad ammirare una delle opere dei writers, il volto pallido di una ragazza che piangeva una sola lacrima.

<<E poi dicono che non è arte>> sussurrò.

<<Concentrati, il giro turistico lo faremo un altro giorno>> ribattè Evan.

I fasci luminosi delle torce guizzarono nel buio, come piccoli fari di scena puntati su un palco di degrado. Qualche siringa usata sparsa sul pavimento di cemento grezzo. Attrezzi di lavoro abbandonati e un grosso mucchio di terra scura, forse residuo degli scavi. Persino un gatto e la sua pigra curiosità verso i due uomini in divisa.

Gli agenti completarono il giro del perimetro.

<<Trovato qualcosa?>> disse Evan al collega, illuminando il suo viso con la torcia.

<<Oh piantala, punta quella cosa da un’altra parte>> rispose seccato John.

Non avevano trovato nulla. Evan fu in procinto di chiamare la centrale per fare rapporto, tuttavia John suggerì un secondo giro, giusto per essere sicuri.

Sbuffando, Evan acconsentì. Nuovamente passarono a setaccio la zona ed Evan si trovò difronte al murale tanto ammirato da John. Dovette ammettere che era di squisita fattura. I capelli neri del volto dipinto si contorcevano, sfumando in nuvole su un paesaggio in cui la luna brillava su una struttura contorta di cemento e acciaio. Evan sorrise, notando che il writer aveva inserito il cantiere nel murale. Si avvicinò per osservare più da vicino il disegno. In effetti era proprio il posto dove si trovavano, riprodotto quasi perfettamente. C’era persino il mucchio di terra, in curioso risalto rispetto ad altri dettagli. Evan lo studiò con maggiore attenzione. Notò che il volto nel murale guardava proprio in direzione dell’ammasso scuro. Un dettaglio raggelò il sangue di Evan. Dalla terra scura spuntava una mano, un minuscolo particolare rispetto alle dimensioni del graffito.

<<Wow>> disse Evan con una smorfia, scuotendo la testa. Si allontanò dal murale dirigendosi verso John.

Si fermò all’improvviso. Aveva pestato qualcosa.

<<Oh, perfetto!>> esclamò, puntando la torcia ai suoi piedi.

Fu sollevato nel notare che non erano escrementi, ma terra umida e scura. Fece scorrere il fascio di luce lungo il pavimento in cemento grezzo, notando altri mucchi, disposti in linea verso il murale. Iniziò a sudare freddo. Tornò al disegno, usandolo come punto di partenza per seguire i piccoli ammassi di terreno.

<<Merda>> disse. Tenne la torcia tra i denti mentre infilò dei guanti in lattice sulle mani. Si mosse verso il cumulo scuro, alto quasi quanto lui. Prese fiato ed iniziò a scavare, rimuovendo il terreno scuro dalla cima del cumulo.

Cadde all’indietro, lasciando scivolare la torcia dalle dita tremanti. Chiamò il collega, gridandogli di contattare la centrale.

Una mano si ergeva dal cumulo, la pelle bianca come porcellana illuminata dalla luna.

Nel prossimo episodio?

  • Domande (9%)
    9
  • Serie (18%)
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  • Identità (73%)
    73
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98 Commenti

  • Ciao, ho appena finito di leggere tutti e sei i capitoli. Devo dire che la storia è molto bella e di certo ti cattura, ti spinge a leggere fino a sapere cosa accadrà nel capitolo successivo. Scrivi molto bene e mi piace il tuo modo di collegare gli avvenimenti. Bravissimo e buon proseguimento, mi unisco nella lettura! 🙂

  • Bella storia e interessante le caratterizzazioni del detective e del killer, sembra davvero una battaglia psicologica tra due geni se era questa la tua intenzione, sembra una sfida in stile Will Graham vs Hannibal Lecter. Ho votato chiesa e continuo a seguire!

  • Mi piace il modo in cui, alla fine degli episodi, ci lasci una singola parola da scegliere. Così, nessuno di noi realmente sa che cosa sta votando e l’intera trama resta una sorpresa (di certo molto più di quanto lo sarebbe se fossi più specifico).
    Scrivi sempre benissimo e continui ad interessarmi molto. La figura del detective è stata ben delineata e mi incuriosisce.
    A presto!

    Ah! Stavo per schiacciare “scrivi il tuo commento”, ma mi sono accorta di non aver detto che cosa ho votato. Beh, proprio perché ci lasci poco con cui ragionare, ho votato, a “cuore”, fotografie.

  • Voto Chiesa, in realtà senza un motivo.
    Ciao,
    Sei sempre molto bravo, la psicologia del tuo detective si sta delineando molto bene grazie alle sue riflessioni nel momento dell’azione.
    A proposito: mi ha fatto pensare quel ‘fanno cose giuste per il motivo sbagliato’. Non mi hai convinto, ma è un punto di vista molto interessante e sicuramente vero almeno nel 99% dei casi.
    Vabbé, ma io sono kantiano, me la cavo con un ‘devo perché devo’ e ho risolto il problema.
    Ciao a presto!

    • Ti confesso di non aver mai letto/visto film collegati allo Zodiac killer (ne ho solo sentito parlare, sai, quando qualcuno ti consiglia un film giallo o una lettura su fatti reali è uno dei suggerimenti che spuntano più spesso) tuttavia mi fa piacere questa similitudine che trovi 🙂
      Grazie per il voto e il commento!

      • Non pensavo tanto al film, che è pure carino, pensavo proprio al caso del vero killer dello zodiaco. Ma non fare caso a me, tra le mie strane passioni c’è anche quella per le storie di serial killer. Ma sono profondamente non violenta, giuro! 🙂 E il tuo racconto è molto affascinante.
        Ciao

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