Urla, il vento

Dove eravamo rimasti?

L'epilogo sarà un excursus della vita di Adele, di ciò che l'ha portata ad essere quello che è. Chi le racconterà la sua storia? La sua mente, chiusa nella cella di un carcere (50%)

La fine che non ti aspetti

«No! Aspetti…» urlò Adele in direzione di Suor Virginia. «Non te la caverai così facilmente». Nonostante il tono della voce indirettamente minaccioso, ciò che stupì maggiormente la superiora fu il suo uso del “tu”, un eccesso di confidenza che mai si sarebbe aspettata da lei. «Ora mi racconterai tutto ciò che sai sul mio passato, ogni minima cosa…da sole», nel citare le ultime due parole, il suo viso si spostò in maniera veloce e ripetuta seguendo il movimento degli occhi, intenti a scrutare ogni singola persona presente. Prima di dare il suo consenso, il comandante si scambiò uno sguardo fugace con la suora. Percependo il suo tacito assenso, fece un cenno agli uomini di lasciare la stanza e uscirono, sospettosi ma in assoluto silenzio. Solo lui, quasi sparito dietro le pareti del lungo corridoio, si voltò e disse: «Resteremo comunque sul piano. Vi concedo 10 minuti…non uno di più» e rimasero sole, costrette ad affrontare i fantasmi del proprio passato. Una specie di resa dei conti.

«Aspetti, comandante» la voce della suora era ferma e autoritaria. «Sono certa che per Adele non sia un problema la presenza anche della signorina Amelia, la figlia di Suor Angelica – la giovane donna pareva una statua di sale, incapace di respirare, doppiamente sconvolta per essere stata chiamata col suo vero nome e costretta a condividere uno spazio ristretto con la figlia della defunta superiora – …non è vero, Adele?!» e si girò di scatto verso l’uomo, dando per scontata la risposta affermativa della ragazza.

«Gliela mando subito» rispose lui con tono monocorde. Quando Amelia varcò la soglia della piccola stanza, la tensione da alta si fece eccessiva, pronta ad evolversi in una gigantesca esplosione. Ma suor Virginia smorzò subito la pesante atmosfera interrompendo l’intenso scambio di sguardi fra le due donne e le invitò a sedersi agli angoli opposti della camera. Pareva l’arbitro di un incontro di boxe, intento a sbrigare le ultime formalità prima di dare il via ad un sanguinolento incontro.

«Molto bene» disse, lasciando trapelare una finta tranquillità. «Che il confronto abbia inizio» disse la badessa spostando lo sguardo da Adele ad Amelia. In quel momento, notò per la prima volta la loro incredibile somiglianza. Sembravano due personalità differenti della stessa persona. Amelia, forte e decisa, lo sguardo pieno di rabbia e fisso su Adele; quest’ultima, fragile e indifesa, chiusa in sé stessa e con gli occhi perennemente abbassati.

«Prima di cominciare, devo fare una premessa» la voce della suora tradì una lieve stanchezza. Dentro di sé, pregava che quel momento finisse in fretta. «Ciò che sto per dirvi non vi piacerà sicuramente…a nessuna delle due». Poi fece un lungo, pesante sospiro e riprese: «Non saprei nemmeno da dove cominciare»

«Magari dall’inizio» la sorprese Amelia, un tono perentorio che ebbe la forza di uno schiaffo.

«Voi due, siete sorelle» quella frase portò la tensione alle stelle. Anche Adele, fino a quel momento perennemente cupa in volto, tramutò la sua tristezza in rabbia, ma il viso di Virginia si trasformò in un’espressione così severa da far loro capire che non intendeva essere interrotta. «Vostra madre, suor Angelica, non è sempre stata votata alla chiesa. Prima di intraprendere la via della fede, ha avuto un passato burrascoso e pieno di difficoltà, fatto di abusi e violenze…» si interruppe un istante, come a dar loro il tempo di assimilare. «…da parte di vostro padre». Ma ora veniva la parte più difficile, che coinvolgeva Adele in maniera diretta e che preoccupava la suora, avendo lei personalmente sperimentato l’incapacità della ragazza a filtrare e controllare le emozioni. Un brivido intenso le percorse la schiena, fino all’estremità del collo.

«Pochi mesi dopo la morte di vostra madre – la religiosa decise di sorvolare sulla colpevolezza di Adele – vostro padre si è rifatto vivo con una lettera, reclamando il diritto di riavere entrambe. Di lì a pochi giorni avrebbe raggiunto il manicomio per riprendervi sotto la sua custodia e, se necessario, vi avrebbe portate via con la forza. Fortunatamente, un lavoro e la maggiore età avevano permesso ad Amelia di lasciare la struttura. Ma con Adele, non ho avuto altra scelta» si interruppe, la voce rotta da un singulto di pianto. «Dovevo agire in fretta e ciò che ho fatto è stata l’unica soluzione che ho saputo trovare. Non sapevo come altro proteggerti» ormai guardava solo Adele, quasi dimentica della presenza anche della sorella. Le due donne si guardarono per alcuni, lunghi istanti.

Poi, come una buriana improvvisa, Adele si gettò sulla suora, decisa a donare un drammatico epilogo a quella vicenda. Ora, le sue mani stringevano con forza il collo della religiosa, che fece appena in tempo a sentire due soli, inquietanti suoni: l’urlo disperato di Amelia e lo sparo dell’arma del comandante, molto vicino a lei, che allentò la morsa di Adele ma non fu sufficiente a beffare la morte. E si accasciò a terra, assieme alla sua assassina, per sempre.  

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92 Commenti

    • Cara AmoMarta, già solo per aver detto “thriller psicologico” mi ha reso una persona felice, dato che era uno dei miei intenti con questo racconto. e anche gli altri complimenti non sono da meno. Grazie davvero! Tornerò sicuramente 😉

  • L’atmosfera è sempre solforosa e accattivante, però io non ho capito un sacco di cose, te ne cito solo alcune: perché in un commissariato a un certo punto l’ufficiale giudiziario dovrebbe interrompere l’interrogatorio e lasciare discutere tra loro un testimone (la badessa) e il sospetto (Marina). Come ha fatto Marina, sospettata di omicidio e di sottrazione di pezzi di cadavere a uscire indisturbata dal commissariato per tornare al manicomio. Chi diavolo è la figlia della badessa e da dove salta fuori.
    A meno che tutto sto caos sia solo nella testa di Marina.
    Io so che in un noir che si rispetti non si deve spiegare tutto ma qui si esagera!
    Lasciamo spiegare il biglietto alla badessa, – lei che lo ha usato in principio

    Ciao

    • Posso capire tutti i tuoi dubbi, opinione soggettiva ma più che legittima. Per il momento, perciò, mi limito a dirti che spero la tua opinione possa cambiare con gli ultimi episodi. E ovviamente, grazie per esserci sempre comunque ☺

  • Beh… non è accusata. E’ sospettata.
    Sono prove indiziarie di reato, non conclusive. L’indagine è ancora aperta.
    Credo che l’interrogatorio non ci porterebbe lontano, siamo nel POV di lei e la sappiamo cadere dalle nuvole. Significa che qualunque cosa ci dirà o le chiederanno non ci aiuterà. Lascerei perdere anche la figlia di suor Angelica, per ora. La visione della mano mozzata non gioverebbe a un dialogo costruttivo 😉 credo che sarebbe il caso di parlare con suor Virginia. Qualcosa mi dice che è la strada giusta. 😉

  • In tutti e tre i casi, nel prossimo episodio avremo Marina interrogata! ahahaha, per cui non è fondamentale ma ho votato che sarà lei a trovare il corpo e a chiamare. Lo so che essere prelevati non è come chiamare, ma quando uno è innocente non cambia nulla, e se è colpevole non cambia nulla lo stesso… 😉 Ferrara deve essere una splendida città… non ci sono stata ma conto di farlo presto.
    Ottima scittura, come sempre, caro. 😉

  • Portarla fuori del Manicomio.
    Questo episodio mi ha messo angoscia… per certi versi è stato inquietante… evidentemente sei bravo a mostrare o sono io che ultimamente sono fragile 😉
    Sai, tu dovresti leggere i racconti di Giorgia Muscas ( qui nel sito), per esempio “Il mio amante”, credo che abbiate molto in comune. 😉

    • Be, ovviamente spero la prima, perché significherebbe un complimento per me e, poi, mi spiacerebbe scoprire che sto alimentando la tua fragilità 😛 Comunque grazie per il consiglio. In questi giorni leggerò qualcosa di Giorgia sicuramente! A presto 😉

    • Buongiorno!
      Be, questo è davvero uno stra-complimento. In realtà, un romanzo l’ho già pubblicato (niente di che, un self publishing molto autobiografico e più per soddisfazione personale che altro) ma parliamo ormai del lontano gennaio 2014. Poi, da circa un anno e mezzo, sto invece cercando di pubblicare il mio primo “vero” romanzo, ma dato che non ho intenzione di cedere con case piccole che ti chiedono soldi per pubblicarti, sto facendo un po’ di fatica. Proprio in questo periodo mi sto organizzando per riprenderlo in mano e tentare una revisione sostanziale (credo che sarà la terza che faccio) per poi ritentare di catturare l’interesse di una realtà relativamente importante. Fatto questo breve excursus personale, ti ringrazio ancora, davvero di cuore! 😀

  • Salve Mattia, ricordavo d’aver letto il primo capitolo.. giorni fa.. Poi evidentemente mi sarò scordato di commentarlo.
    Ad ogni modo, ho riletto tutto adesso, e devo dire che il tuo giallo mi sembra di “spessore” e ben strutturato.
    Mi piace lo stacco dal presente al passato al 1943.. Come penso, ritornerai nuovamente al presente giusto per lasciare la suspance del braccio della badessa..
    Per cui voto per il presente..
    E ti seguo finchè posso.

    Compliementi

    • Alex, è stato davvero un piacere leggere il tuo commento e ti ringrazio per la presenza. Direi che il presente è la scelta all’apparenza più logica, ma vedremo gli altri cosa decideranno. Grazie per i complimenti e al prossimo episodio!

  • Sublime descrizione del clima ferrarese e dello scenario emiliano in generale. Abitando a Bologna e andando a Ferrara spesso durante l’anno mi è sembrato di ritrovarmi lì. E’ sempre un piacere quando qualcuno sa descrivere bene quanto te i paesaggi,le situazioni, le persone. Per persone intendo quelle che servono solamente come scenario del palcoscenico in cui si svolge il racconto principale. L’hai definita ”una ricetta complessa i cui ingredienti – autoctoni, pendolari e turisti occasionali – si amalgamano a fatica ”. Ottimo lavoro, mi hai incuriosita.

  • Bentornato… 🙂 Dai commenti sembro essere l’unica a non ricevere telefonate strane ahahha. Comunque, la quiete prima della tempesta. 😉 Inquietante la telefonata. Bene, focalizziamoci su entrambi, mi sembra l’opzione migliore. Poi, a me piacciono i cambi di registro! 😉 Seguo anche questa nuova avventura. 😉 Ciao

  • Ci focalizziamo sul suo passato.
    Cosa ha rimestato la cornetta agitata dalla tizia che cercava Adele??
    Vabbé, cornetta…
    C’è qualcosa che la tua amica non vuole ricordare, ma noi glielo faremo dire.
    Ma quanto la ama Enrico??? Forse pure troppo.

    Ciao Ciao

  • Una telefonata inquietante che sembra l’inizio di una grande storia. Mi è capitata una chiamata bizzarra e poco piacevole alle 3 del mattino: una signora accusava mia madre di essere l’amante del marito. Si è poi scoperto che questa donna telefonava a tutte le persone con lo stesso nome, perché ce l’aveva con una certa T. da anni ed era uscita di testa. Le belle esperienze.
    A parte questo, voto per entrambi!

  • Sul suo passato.
    Bentornato, storia inquietante. Mi è capitato qualcosa di simile. Ero a passeggio e mi suona il cellulare. La moglie di un mio collaboratore mi accusava di essere la sua amante e me ne diceva di tutti i colori. Premetto che tra me e lui non c’era manco simpatia, figurati una relazione, mi ha turbata moltissimo. Ero una via di mezzo tra spaventata e arrabbiata; certo l’accusa era gratuita e infondata ma questo non mi consolava. Sapere di avere una nemica e le conseguenti energie negative che mi stava lanciando, mi ha comunque turbata per qualche giorno. Vabbè , poi non ci ho pensato più. Però non mi è mai capitato di ripensarci e riderci sopra, e sai perché? Perchè mi rovinò la giornata e il ricordo non diventa mai esilarante. Per cui figurati se una tipa mi avesse telefonato per accusarmi dell’omicidio di sua madre… sarei svenuta.
    scusa la storia… ahahahah, seguo.

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