The Guardian of the dreams

Dove eravamo rimasti?

Approfondiamo… La voglia di Sonia (43%)

Il mistero della runa

La luce grigio cenere di quel primo pomeriggio di dicembre si rifletteva sulle vetrine del book caffe, come il sorriso sulle labbra di Sonia mentre sistemava sugli scaffali i libri lasciati sui tavoli dai clienti. Era particolarmente felice quel giorno.

«Piantala!» si disse decisa. «Devi smetterla di pensare a lui continuamente» proseguì, ma senza successo.

Il volto di Remo iniziò a svolazzarle davanti agli occhi come una splendida farfalla, ipnotizzandola a tal punto da farla vacillare. Scese dalla scaletta, l’equilibrio necessitava di una buona dose di concentrazione di cui, in quel momento, non era padrona. Si diresse verso l’angolo bar, azionò la piastra elettrica e mise a bollire dell’acqua in un pentolino. Dalla mensola in alto tirò giù un cofanetto di latta e prese una bustina di tè aromatizzato agli agrumi, il suo preferito. Afferrò la tazza dal manico, ci versò dentro un cucchiaino di miele, soffiò un paio di volte sulla bevanda calda e, infine, la gustò a piccoli sorsi.

Si guardò intorno, il negozio era stato ristrutturato poco prima del suo arrivo: un elegante parquet in rovere rivestiva il pavimento; le pareti decorate con antiche librerie; il soffitto con travi di legno a vista. Nel retro, un piccolo giardino che veniva allestito nel periodo estivo con un gazebo e un paio di divanetti. Lowell Grayson, il suo tutore, aveva speso una fortuna soltanto per realizzare un suo sogno. Si era preso cura di lei sin da piccola, facendola ammettere alle migliori scuole del paese; ricoprendola di regali costosi e facendole sentire così la sua presenza, nonostante non si fossero mai incontrati. Lui sapeva tutto di lei, mentre a lei era dato conoscere solo il suo nome. Non aveva risposto a nessuna delle sue mail, non era mai andato a trovarla al campus e non aveva mai trascorso con lei le vacanze. La spediva regolarmente come un pacco postale presso il monastero di Gailleach, una fortezza strategicamente posizionata su un isolotto situato al largo della costa occidentale scozzese, la cui figura si rifletteva nelle placide acque di un lago attorniato da monti imponenti e che si congiungeva alla terraferma attraverso uno scenografico ponte di pietra, praticabile esclusivamente a piedi. Indubbiamente, uno dei luoghi più incantevoli che Sonia avesse mai visto e che, al tramonto, diveniva semplicemente meraviglioso al variare dei contrasti tra luci e colori.

Scacciò quelle immagini dalla testa e tentò di concentrarsi sul suo lavoro, risalì sulla scaletta e riprese a sistemare i libri lasciati alla rinfusa sui ripiani. Ne fece cadere accidentalmente uno che atterrò sul parquet aprendosi perfettamente nel mezzo. Serena si maledisse prima di scendere a recuperarlo ma, quando se lo ritrovò tra le mani, quel libro sprigionò un’energia così intensa da provocarle un brivido lungo la spina dorsale. Le palpebre calarono sui suoi occhi grigio scuro e Sonia fu percorsa da una immediata corrente di ricordi, che le comprimevano le tempie come un fardello artico che le asportò ogni respiro. Si ritrovò ad intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo tra immagini che assumevano una forma sempre più definita fino a rendere quei ricordi ancor più vividi. Ricordi di un bosco oscuro percorso da sussurri; orridi volti che la sbirciavano tra alberi sinistri che si stagliavano davanti ai profili crespi e avversi delle colline; campi fasciati da muraglie di sassi, distanti terrapieni e boschi minacciosi.

Sonia riaprì gli occhi. Tremava come una vela strapazzata dal vento. Corse in direzione dell’attaccapanni dove era appesa la sua borsa e ne tirò fuori un piccolo specchietto. Spostò la frangia con le dita e iniziò a scrutare minuziosamente quello strano nevo bluastro dalla bizzarra forma di un lucchetto. Il suo sguardò tornò sul libro, sui suoi terrificanti intagli gotici e sull’aromatica fragranza di antica quercia di cui era impregnato; ne esaminò la rilegatura in simil pelle dalla lieve tonalità rossastra. I suoi polpastrelli presero a tastarne la ceratura, mentre le narici lo annusavano. Quella copertina, dal cuoio sorprendentemente naturale, era autentica e conservava il sapere di antiche tradizioni, come quel manuale. Il titolo, marchiato su una borchia ovale in metallo invecchiato, riportava un’unica parola: Futhark. Sfogliò una pagina dietro l’altra prima di capire che non si trattava di un libro qualunque ma di un codice, un linguaggio cifrato. Un’antica scrittura alfabetica.

Sonia guardò nuovamente il suo riflesso. Al centro del lucchetto a forma di cuore, appena sotto la serratura, vi erano impresse due piccole chiavi appoggiate l’una all’altra a mo’ di croce. Identiche a quelle disegnate sul libro. Quello che aveva sulla fronte non era un difetto imbarazzante, sentiva di essere sul punto di scoprire qualcosa di importante ma al tempo stesso terribile. Allora Sonia seppe che sulla sua pelle era stata tatuata una runa.

Nel prossimo episodio...

  • Chiavi (29%)
    29
  • Rune (50%)
    50
  • Guardiani (21%)
    21

Voti totali: 14

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95 Commenti

  1. Il Futhark è la scrittura runica, vero? Sapevo “scriverla”, da piccola, quando mi divertivo a mandare messaggi cifrati (che imbarazzo), ma adesso ho anche imparato che ogni runa significa qualcosa, è simbolo di qualcosa. Chissà se ritroverò questi significati nella tua storia 🙂
    Ho votato “Chiavi”, perché potrebbe voler dire qualsiasi cosa. In realtà, tutte le opzioni che hai lasciato sono abbastanza misteriose, e mi andrebbero benissimo.

  2. Rune.
    Ciao Writer,
    Hai abbandonato lo stile un po’ aulico del primo e del secondo capitolo e a me personalmente piace di più così (sì, lo so, hai spiegato il motivo di quella scelta, del tutto legittimi e sensati, quindi è solo una questione di gusto personale): in un racconto così breve, preferisco un’uniformità di stile e lessicale dal primo all’ultimo capitolo. Vabbè, sono noiosa.
    Dopo il richiamo iniziale, hai terminato di introdurre il tema fantastico e da qui in poi saranno fuochi e fiamme! 😀
    Il capitolo è scorrevole, scritto bene come al solito, ma ho trovato un po’ inadeguata la frase finale, con quel ‘Allora’ all’inizio…
    Ciao ciao

  3. Rune, sono curioso e ignorante sull’argomento.
    Ciao Writer,
    Entriamo nel vivo, l’esoterico comincia a manifestarsi.
    Futhark… uhm, non sembra un anagramma, forse lettere trasposte?
    Sempre ben scritto, in questo caso alcuni periodi mi sono sembrati un po’ lunghi, ma sono dettagli.
    Ciao a presto

  4. Abbiamo votato per approfondire Sonia e Remo, e tu l’hai fatto molto bene, buttandoci là però altri misteri (come è assolutamente giusto che sia al terzo capitolo). Incuriosisci davvero, e non vedo l’ora di scoprire qualcosa in più, su chiunque dei due. Ho votato per il passato di Sonia, che sarà legato probabilmente a quello di Remo, ma mi va bene qualsiasi opzione. Non volevo lasciarti con un voto in meno 🙂
    “Un plaid blu, in simil pelliccia e abbandonato sul divano, gli lasciò intendere che quello fosse il suo caldo rifugio di fine giornata quando, guardando i programmi in tv, la ragazza attendeva che il sonno la portasse via con sé. A Remo sembrò di violare quell’intimità con la sua sola presenza”. Perfetta! Ho sentito anche io il suo disagio, come se si stesse intrufolando dove non avrebbe dovuto 😀
    E anche tutte le altre descrizioni, compresa quella della cicatrice, fanno materializzare davanti al tuo lettore qualsiasi oggetto.

    Perdonami davvero, ma non ho afferrato questa frase: “E sotto la sua scorsa idilliaca, le labbra vellutate di lui si arricciarono in un sorriso”. Sotto la sua…? Scusami, la mia è davvero una richiesta di spiegazione perché non ci arrivo io.
    Altro appuntino: “Quello che Sonia ignorava era che lui preservava un terribile segreto, che lo obbligava ad una perpetua solitudine” non mi è piaciuto molto. Mi sembra che sia chiaro che Remo abbia un segreto – e più di uno – e non c’è bisogno di dirlo, credo.

  5. Il passato di Sonia.
    Ciao Writer…
    Ho trovato bello ed equilibrato questo capitolo. Una cosa non mi è piaciuta particolarmente:
    ‘ Quello che Sonia ignorava era che lui preservava un terribile segreto, che lo obbligava ad una perpetua solitudine.’
    Forse si poteva evitare di farlo dire alla voce narrante,..
    Ciao Ciao

  6. Ciao Writer, voto la voglia di Sonia. Complimenti,questo racconto mi intriga molto, si preannunciano misteri da svelare uniti alla figura di un uomo affascinante e ambiguo. Scrivi molto bene, in un modo chiaro e scorrevole che facilità la lettura senza per questo trascurare la ricercatezza dello stile. A presto, ti seguo come sempre!

  7. Non lo so, questo capitolo mi ha lasciato un’impressione strana: passaggi belli e fluidi e altri che sembrano aggiunti per seminare indizi ai lettori: certe riflessioni interiori di Remo per esempio. Non lo so, forse sono io e non il capitolo, chissà. 🙂

    Ho votato la voglia: ci addentreremo nei miseri del passato?.

    Alla prossima

  8. Io voto la voglia di Sonia, anche se le Ciccatrici di Remo mi incuriosiscono altrettanto.

    A parte la seguente frase: “Quello che Sonia ignorava era che lui preservava un terribile segreto, che lo obbligava ad una perpetua solitudine.”, che mi sembra essere stata messa lì tanto per… il resto del capitolo è come al solito scritto bene e riesce a farti immaginare un sacco di cose, senza però rivelartele davvero 😉

    Ciao 🙂

  9. Trovo che i racconti di genere Fantasy siano i più difficili e complicati da scrivere.. Perchè oltre ad avere un enorme fantasia, ci vuole tanta bravura nel saper descrivere i paesaggi, la natura, i luoghi e i vari personaggi..
    Per cui complimenti.
    Mi è piaciuta molto anche “La chiave dei sogni”.
    In questo terzo capitolo si intravvede una certa voglia di Sonia nel voler liberare la sua sensualità.. lo farà con Remo..
    Infatti ho votato la voglia di Sonia. 😉

  10. Hermes e Iris, fanno il paio con l’altra coppia semi-mitologica che hai nascosto in questo capitolo.
    Ciao,
    Un equilibrista di parole vedo!
    L’incipit è estremamente forbito e concordo com altri che ciò lo rende un po’ artificioso. Anche se io sono l’ultima ad avere diritto di parola, visto che nel mio primo racconto ho seguito una strada simile alla tua, di sofisticazione dialettica, unita nel mio caso a pure licenze e a giochi che strizzavano l’occhio ai lettori ‘snob’. Io mi sono divertita a scrivere il quel modo, quindi posso immaginare che il tuo principale movente sia questo e allora hai tutto il mio appoggio!
    La storia mi piace, il primo capitolo così onirico seguito dal secondo così concreto, immagino sia una sorta di flashback in cui si delineerà il destino di Sonia, a cui Romeo non sarà estraneo!
    Buona notte 😀
    Ciao ciao a presto!

  11. Beh, con due nomi così è d’obbligo sceglierli entrambi, troveranno un punto comune. Del resto io dormo di sicuro (grazie Remo!) ma non so mica se sogno, visto che non me li ricordo quasi mai. Gli anagrammi sono carini, quello di lui è immediato, ma è lei che scopre il trucco con un cognome del tutto inusuale. All’inizio pensavo che il linguaggio estremamente forbito della prima parte fosse riferibile al fatto che descriveva eventi passati, ma poi hai cominciato la seconda scena con lo stesso registro. Penso che sia un po’ eccessivo, ma mi chiedo se non sia strumentale a qualcosa che ci vuoi comunicare.
    La seconda parte mi sembra molto più equilibrata: mantieni uno stile ricercato, ma pare meno artificioso. Ma per caso hai terminato un capitolo che avevi solo cominciato? O ci hai incollato la seconda parte?
    Di certo, l’italiano lo sai usare molto bene e la storia è intrigante.
    Ciao a presto!

  12. Sono un’ingorda e ho votato “Tutti”, ma ho capito che seguire Sonia e Remo sarà più interessante. Dunque siamo nel presente e nel nostro mondo, non me l’aspettavo per nulla.
    Questo capitolo è totalmente diverso dal primo, è molto più concreto e tangibile perché molto più vicino a noi. Forse con un po’ meno poesia, ma la storia in qualche modo deve progredire.

  13. Ho letto entrambi i capitoli, il primo è bellissimo, magico…. Le descrizioni sono perfette. Mi è piaciuto molto il tono onirico che hai usato. In questo secondo capitolo invece siamo alle prese con la quotidianità… Una divina quotidianità, visto l’arrivo di Remo. Sono molto curiosa, per cui voto Sonia e Remo! 🙂 a presto

  14. Lo stile è davvero piacevole e la storia aguzza la curiosità, mi piace molto.
    Però, non prenderla male, è solo una cosa che mi è venuta in mente leggendo, trovo che la presenza diffusa di parole desuete o arcaiche o letterarie (io gramolare per sbocconcellare, o masticare, non l’avevo mai sentito né letto, giuro) rischi di dare un tono un po’ troppo lezioso allo stile. Se la metà dei lettori devono passare il tempo a cercare sul dizionario il senso di diverse parole rischia di nuocere al ritmo, no?

    Io seguirei Sonia e Remo, sono loro il fulcro per ora.

  15. Se hai messo l’opzione significa che pensi di potercela fare, quindi voto Tutti!

    Il capitolo è geniale: dal passato, al presente (il cui nome del locale coincide con le chiavi), inserendo Remo Fo (suona di anagramma 😉 ) con le due amiche che “spintonano” Sonia per metterla insieme a tanto Macho 😉

    Ciao 🙂

  16. Un ambiente tra la serenità bucolica e l’inquietudine romantica, più i primi sprazzi di magia. Fa molto Alice nel paese delle meraviglie, non intendo il libro ma il cartone della Disney
    (non è una critica, è un complimento! 😀 )

    Non ci sono ancora i soliti temi fantasy, l’eroe con la missione da compiere… che generalmente mi annoia.
    Sono l’unico a cui piace il tramonto? 🙂

  17. Ciao,

    Ho l’impressione di avere già letto qualcosa di tuo, mi ricordi qualcuno/a.
    L’incipit è interessante e la sinossi preannuncia che daremo un significato particolare a questa situazione. Belle atmosfere, ho trovato un po’ pesante la continua ripetizione di ‘Sonia’, magari ci sarebbe stato anche un pronome.
    Per il resto aspetto il seguito.
    P.S.: mi hai fatto imparare la parola ‘spiazzale’, fino a cinque minuti fa non sapevo che esistesse.

    A presto

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