Dé Bello Tabernae – Risse e Mercenari

Calco dei denti

In Italia esiste una città di mare progettata a forma di pentagramma al fine di simboleggiare l’uomo. La testa dell’uomo venne costruita per nascere dove sorgeva il Monte del Diavolo. Questa città esistì davvero ed è lì tutt’oggi e… Beh, immaginatevi come doveva essere allegra nelle notti intorno al 1600.

In quella notte tetra, sul porto, aleggiava un sentore di pesce e rum stantio. Mentre l’aroma ittico di diversa stagionatura proveniva dalle imbarcazioni, dalle reti e dai magazzini, il tanfo di rum malamente invecchiato proveniva da un’osteria al quale si ispiravano le peggiori dell’isola di Tortuga. E proprio là dentro, in mezzo ai fortori degli alcolici e degli avventori, dormiva una spada prezzolata, con la testa sul tavolo.

Egli era entrato qualche ora prima, poco dopo il tramonto, e tutti l’avevano guardato subito male. Dopotutto, anche in una città trafficata da ogni genere di persona come quella c’erano posti dove pochi entrano con tranquillità e confidenza. Lui di tranquillità ne aveva e tutti gli habitué sapevano che quella era una buona occasione per divertirsi a spese del malcapitato. Certo, a ben vederlo si capiva che era un mercenario: spada al fianco, pugnale, abiti sgualciti, volto con un paio di sfregi e… Due zoccoli appesi alla cintura? Bah! Tutti ridacchiarono alle spalle del nuovo venuto che beveva rum come se niente fosse.

Tra una risata e l’altra gli avventori abituali attesero il momento buono per andare a prendersi gioco del tizio. Ci volle qualche ora prima che questo andasse faccia in giù sul tavolo, col boccale ancora in mano. Il tempo era giunto: come ogni buon branco, nessuno individualmente avrebbe osato aggredire un tizio avvezzo alla scherma e all’omicidio. Ma adesso che dormiva era tutto un altro discorso. Quello ubriaco al punto giusto era Sergio Gaffero, ex-galeotto ed attuale falegname. Ancora sudicio di segatura e sbavato di birra si avvicinò al nuovo venuto. Lo guardò con un sorriso sghembo, scambiò uno sguardo con gli altri che lo incoraggiavano con dei cenni e… Colpì il tavolo con un pugno «Allora! Che si fa?» Gli gridò.
L’altro saltò in piedi pallido in volto «Ossignore, che ora è mai?»
«E’ passata la mezzanotte, straniero!»
«Oh, per Nostra Signora. E’ tardi» Pareva non accorgersi di tutti i commenti che gli astanti si scambiavano tra loro, fissandolo divertiti.
«E per cosa?»
Il masnadiero si guardò intorno confuso «Per questo» Di colpo, afferrò il boccale vuoto per piantarlo nei denti dell’interlocutore con un diretto fulminante.
«Boia che puntata!» Esclamò un marinaio.

“Ne lo volgo, se dice puntata tutto ciò che giunge de sorpresa, solitamente est pugno diretto, ma pol esser tale tutto quel che giunge quando men s’aspetta”–Dé Bello Tabernae, Sante Micaele de le Misericordie.

I sorrisi si congelarono. Tutti si resero conto che il mercenario non era affatto ubriaco. Anzi, era sveglio e aveva in mano un boccale con su piantati i denti del tapinaccio stordito «Ohoh» Ridacchiò quello tra sé e sé «Questo me lo tengo per ricordo!»

Quasi tutti, timorosi che l’uomo avesse voglia di mettere mano all’arma, scapparono dalla locanda. Solo in cinque ebbero il coraggio di restare. Due si armarono di sgabelli, uno tenne il boccale che aveva in mano e gli altri sfoderarono dei coltellacci «Il diavolo ti porti! Come ti permetti di venire in questa città a fare i tuoi comodi?»
L’uomo solo, che non accennava a sfoderare l’arma, si stampò in faccia un sorriso inquietante «I miei comodi? Ognuno fa i suoi, caro signore. Non è con voi che ce l’ho, bensì con quel codardo che s’asconde dietro al bancone. Me lo consegnate o volete che i vostri denti adornino la mia pinta?»

I primi a farsi avanti furono uno con lo sgabello e uno col coltellaccio. Cercarono di prenderlo ai fianchi, ma il masnadiero arrestò l’avanzata di quello col coltello spingendogli contro un tavolo che lo centrò nei testicoli. Egli si piegò in avanti, e il guerriero abbatté il boccale sul suo cranio come fosse un martello, mandandolo fuori gioco. Subito gli fu addosso l’altro, convinto di poterlo prendere alle spalle. Ma schivò, e in un attimo fu dietro al malcapitato. Questo si vide il boccale davanti al volto sorretto da due mani. I suoi compagni rimasero raccapricciati quando capirono cosa stava per accadere. Il mercenario non fece altro che tirare indietro il boccale, facendolo impattare contro il volto dell’uomo che andò indietro. La sua caduta incontrò il ginocchio dell’assassino, che con quella mossa si assicurò il terrore dei suoi nuovi nemici che fuggirono.

Soddisfatto di non aver avuto bisogno di tirar fuori alcuna arma vera, lo spadaccino mosse i suoi passi verso il bancone. L’uomo nascosto lì dietro berciò «Via, vattene! O chiamo le guardie!»
L’altro, divertito, rise malignamente «Stolto! Chi credi che mi mandi? Loro nemmeno hanno il coraggio di venire qui, per questo ci sono io. E ora vediamo, da dove cominciare a farti capire che il contrabbando non è gradito in questo porto?»

Di quale avventura del mercenario tratteremo?

  • La setta degli Sciagattiti (63%)
    63
  • La difesa della Miura (13%)
    13
  • L'ombra sinistra (25%)
    25
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74 Commenti

  • Beh, caro scrittore, complimenti, riuscire a raggiungere un traguardo così importante deve darti molta soddisfazione. Non so se parlare del tuo racconto o del tuo libro, ho dato un’occhiata a bookabook. L’illustrazione è bellissima, non so chi l’abbia fatta, ma digli da parte mia che è bravo. Il racconto è scritto bene e scorrevole.
    Come al solito, un parere personale: mi ha dato l’impressione di essere un po’ evanescente, un abbozzo, qualcosa di non completamente definito.
    Parlando del libro, leggere l’anteprima mi ha confuso le idee: se non ho capito male l’idea è suddividere l’opera in due parti, sviluppando la prima come un trattato di lotta e la seconda più propriamente narrativa. È certamente un lavoro titanico, non oso pensare quanto impegno ci voglia ad adeguare il linguaggio a quello in uso nel 1600.
    Certamente è anche originale. Non so, personalmente diffido un po’ delle ricette con troppi ingredienti, ma è pur vero che i grandi chef riescono a realizzarle in modi sublimi.
    In bocca al lupo

  • E finalmente pubblico il finale, con un mostruoso ritardo non annunciato. Mi dispiace tantissimo ma si sa, spesso gli impegni prendono il sopravvento.

    In compenso, il progetto che ha ispirato questo racconto ha raggiunto il goal in meno di due mesi! Fato vuole che io sia ufficialmente uno scrittore… Peggio per voi 😉

  • Comsegnati in modo non sicuro.
    Allora, non so quanto ciò che scrivi qui rispetterà lo stile della tua opera.
    Immagino almeno un po’, altrimenti non avrebbe senso scriverlo.
    Perciò immagino che ti interessi un nostro parere.
    Non so quanto lo speaker che si domanda se glo astanti hanno capito che scherzi rifeltta il tuo pensiero, ma posso dirti che ho trovato un po’ eccessiva la descrizione tattica della battaglia. Ovvviamente è un parere personale, ma visto che hai più volte citato Bud come tua Musa, mi chiedo quante volte Egli abbia descritto un piano nei dettagli. L’obiezione è una battuta fino a un certo punto. a voler essere più seri direi che hai presentato il prodotto con determinate carattesirtiche e ne stai vendendo uno diverso. Ok, è una Ferrari, ma io pensavo di comprare una Porsche. Non so, vedi tu se c’è qualcosa di utile in ciò che scrivo. Del resto, ti ho già scritto più volte che sei bravo, quindi mi pare inutile ribadirlo.
    Ciao a presto

    • Di leggerti son sempre contento 🙂

      Dunque, lo stile è molto differente, infatti ho sempre messo “tratto da” o “ispirato da”… Anche perché riscrivere qui un manuale di rissa è pesante (anche se mi hai dato un’idea per quello che potrebbe essere il prossimo incipit, molto in linea con il libro stavolta)

      Per quanto riguarda la mia musa: vero che è lui, però è solo una musa che riapplico a un altro piano. Infatti Tamar ci è rimasto un po’ fregato (ma sarà argomento per il capitolo finale)

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