Gli acchiappasogni

Mai disobbedire a un avvertimento

«Michela ho cambiato idea, io resto a casa. Stare per strada … di notte … non mi piace.»

«Pietro stacci tu a casa, io mi sono stancata di seguire una regola che non ha senso. Specialmente se mamma e papà non la rispettano mai.»

«Se mamma e papà ci hanno imposto di non uscire è per il nostro bene. Non vogliono che facciamo la fine di quelli che sono scomparsi di notte nel nulla.»

«Tu chi conoscevi tra quelli scomparsi? Io neanche uno. Tutti quelli che conosco sono ancora qui. Scommetto che queste persone non sono nemmeno esistite. E poi guarda mamma e papà, loro escono ogni sera e non gli succede mai niente.»

Pietro non replicò, ma ormai la decisione era presa. Se ne andò in cameretta, mentre io rimasi nascosta in soggiorno. Non appena li vidi uscire di casa, guardai dove fosse la nonna. Era ancora in cucina. Così aprii la porta di casa senza fare rumore e uscii. Quando arrivai in strada, i miei erano già qualche metro più in là. Camminai mantenendo una certa distanza per non perderli di vista e non essere vista.

Fu allora che la mia attenzione venne attirata da un oggetto per terra che rifletteva la luce dei lampioni. Mi fermai a raccoglierlo e mi guardai intorno. Già non volevo essere colta di sorpresa dai miei, figuriamoci poi essere accusata di furto. Esaminai l’oggetto rigirandolo tra le mani, era rotondo e di metallo. Su un lato c’era inciso un acchiappasogni. Scoprii che era un orologio quando riuscii a aprirlo, indicava che mancavano pochi secondi allo scoccare della mezzanotte. Stavo per richiudere l’orologio e rimetterlo in tasca quando il ticchettio divenne molto più rumoroso.

Cercai di capire come spegnerlo, ma in quel momento il quadrante iniziò a brillare. La strada intorno a me tremava come se ci fosse un terremoto. L’ultima cosa che vidi furono i miei voltarsi indietro e correre con le mani tese per raggiungermi. Ma un’esplosione di luce lì anticipò e venni investita in pieno. Poi la luce scomparì e capii di non essere più per strada.

Intorno a me adesso c’era soltanto una fitta nebbia, non riuscivo a vedere niente. Provai a guardarmi intorno per capire cosa stesse succedendo. E fu allora che la nebbia cominciò a diradarsi e davanti a me comparve un enorme cancello di ferro. La nebbia si diradò ancora di più rivelando che c’era qualcosa oltre il cancello. Solo quando si accesero le luci e sentii la musica capii che ero davanti ad un luna park. E dentro c’era della gente.

Quello strano spettacolo mi distrasse così tanto da non sentire arrivare la spinta che mi buttò a terra. Mi girai a guardare chi fosse e trovai un uomo massiccio dall’aspetto poco rassicurante. Il cancello si aprì e dal luna park uscì un ragazzino della mia età. Provò a portarmi via, ma l’uomo gli diede un calcio nella schiena per allontanarlo. Poi afferrò la mia testa con entrambe le mani. Con una mano teneva la mia nuca, mentre con l’altra sembrava volermi strappare via la pelle dalla fronte. Provai molto dolore. Quando finì caddi a terra.

«Però! Niente male.» Vidi l’uomo osservare una sfera di vetro nel palmo della sua mano. Non appena finì, la mise in tasca. Venni afferrata per un braccio e trascinata nel luna park.

«Chi … chi sei? E che cos’è questo posto?»

L’uomo non rispose, continuò a camminare senza mollare la presa. Cominciai a chiedere aiuto alle persone vicino alle giostre, ma rimasero tutti a guardare impassibili. Arrivammo davanti a un tendone e entrammo dentro. C’erano molte gabbie, sia a terra che appese per aria. In ognuna era rinchiusa una persona. Alcuni alla vista dell’uomo iniziarono a urlare, il resto era in stato catatonico. Venni rinchiusa in una gabbia libera, poi quell’uomo se ne andò via. Cominciai a pregare di svegliarmi da quel bruttissimo sogno. Fu allora che sentii qualcuno toccarmi, per lo spavento mi addossai contro le sbarre nell’angolo più lontano.

Nella gabbia accanto alla mia c’era un ragazzo. «Scusa, non volevo spaventarti. Io sono Ivan. Tu come ti chiami?»

«Mi … Mi … Michela.»

«Sei arrivata qui con l’orologio?»

«Sì!» Quella domanda scacciò via tutta la paura, mi avvicinai e presi la sua mano tra le mie. «Che posto è questo?»

«Non lo so di preciso. Ma è qui che gli acchiappasogni portano le loro vittime.»

«Come?»

«Ho sentito i loro schiavi chiamarli così. Dicono che sono capaci di privarti dei tuoi sogni e dei tuoi pensieri, fino a ridurti a un corpo vuoto … ma che respira ancora.»

«Da quanto tempo sei qui?»

«Non molto, credo. A differenza di altri qui dentro, ho ancora dei ricordi del mondo reale. Il più vecchio risale a quando andavo a scuola.»

«Intendi l’asilo?»

«No, le elementari. Cos’è l’asilo?»

Di fronte a quella risposta lasciai la sua mano e mi sedetti contro le sbarre sconsolata. Pensai a cosa quell’uomo avesse preso da me. Di sicuro non il desiderio di ritornare a casa.

Che cosa succederà a Michela?

  • Rivedrà il ragazzino (quello che si è beccato il calcio nella schiena) e lo pregherà di liberarla. (75%)
    75
  • Si metterà a osservare gli altri prigionieri per scoprire come imitiarli e evitare che gli acchiappasogni si prendano altro dalla sua mente. (25%)
    25
  • L’acchiappasogni ritornerà a prenderla. Ma non le sottrarrà altro dalla mente, almeno non subito. (0%)
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79 Commenti

    • Ciao, felice anch’io di rivedere che sei ancora su TI. Già il fatto che del mio racconto ti sia rimasta una buona impressione è più che positivo.
      Comunque, in breve si può riassumere che Michela si è cacciata nei guai entrando nel mondo onirico. Ha conosciuto chi sono i cattivi della storia (Morfeo, Fobetore e Fantaso), e anche che non è l’unica ad essere finita in quel mondo. Scoprirà che ci potrebbe essere una via di fuga, e come hai visto in questo quarto episodio non è proprio chiaro come si faccia ad uscire da questo mondo perché nessuno vuole aiutare i cattivi.😉

  1. Ciao Danica,

    Mi dispiace apprendere che purtroppo non continuerai presto questa storia, perché la trovo interessante, tuttavia di capisco, io la mia scorsa storia l’ho trascinata molto a causa di eventi personali e non so neanche con che ritmi (spero decenti) continuerò questa ultima.

    entrerà nel carrozzone

    a presto,
    Istinto

  2. Ciao!
    Vedo che ormai non scrivi da tanto tempo, ma io comincio a seguire e attendo con pazienza che tu abbia risolto tutto con l’altra storia di cui parli ad AmoMarta. Perché questo racconto è davvero affascinante e, da ex studentessa di liceo classico, apprezzo anche tutti i riferimenti greci per i nomi dei personaggi. E niente, mi è piaciuto l’inizio in medias res, senza alcuna presentazione, e mi è piaciuto come sei andata avanti. Quindi aspetto.
    A presto, spero.

    • Quello che dici, in realtà, lo stanno già facendo i ragazzi che sono già lì. Ma non forzano la situazione per non rischiare che, liberandosi loro, possano liberare anche Morfeo e gli altri. Quindi Michela potrebbe anche provarci, sperando però che non le si ritorca contro niente. 🙂

  3. Incontrerà i “risparmiati” e il ragazzino – a proposito, gli avrei già dato un nome in questo stesso episodio per evitare di denominarlo troppe volte “ragazzino”.
    Sembra che questa tua storia faccia analogia col timore che tutti noi abbiamo che le lobby orientino le menti dei giovani, e del popolo in genere, a seguire degli scopi prefissati. Alla prossima 🙂

  4. Ciao Danica, bentornata con questo incipit che ha qualcosa di inquietante. Poi, le scene sono abbastanza violente…questi acchiappasogni non mi piacciono, però la tua storia sì. 😉 Seguo volentieri e dico ragazzino. 🙂
    Un abbraccio a presto

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