L’ombra del fuoco

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo... L'uomo porterà Lena in un accampamento e lì incontreranno un'altra persona. (83%)

Capitolo 3

Se fossimo in Colombia penserei di essere stata rapita da un narcotrafficante o qualcosa del genere, ma così non so davvero cosa pensare. Non che mi stia trattando male, eh. Ha fatto sparire il coltello e non si è nemmeno preso la briga di legarmi; probabilmente sa che, se anche cercassi di scappare, non andrei lontano: da come si muove, sospetto che conosca il bosco molto meglio di me.

Ho provato a fare un po’ di conversazione, per rendere meno surreale la situazione e tenere a bada la paura, ma niente: se non l’avessi sentito parlare, poco fa, penserei che sia muto.

Ma io non mi arrendo. Non posso arrendermi, perché, se lo facessi, perderei il controllo su me stessa.

«Possiamo fermarci?» faccio un altro tentativo. «Inizio a essere davvero stanca.»

«Tra poco. Cammina.»

Evviva! Non è molto, ma è un passo avanti rispetto al silenzio ermetico con il quale ha risposto alle mie precedenti domande.

«Posso sapere dove mi stai portando?»

Questa volta non ho successo e il mio carceriera sospira – un suono lievemente irritato, direi – e, posandomi una mano su una spalla, mi da una spintarella, incitandomi a proseguire.

Ho perso la misura del tempo e non oso guardare il cellulare: temo che, se mi vedesse prenderlo in mano, penserebbe che io stia cercando di chiamare aiuto; e allora chissà come reagirebbe.

Anche se il buio è quasi totale, mi accorgo che il terreno è un po’ cambiato: là dove prima c’erano solo radici e foglie umide, adesso indovino un tracciato, il terriccio morbido attutisce i miei passi e li rende più sicuri. E’ forse il sentiero che ho tanto cercato? Mi guardo attorno,alla ricerca di qualcosa di famigliare, ma ben presto la mia attenzione viene attratta da qualcosa di inaspettato: il baluginio di un fuoco.

Alzo lo sguardo sul mio accompagnatore, ma lui non incontra i miei occhi e, prendendomi per un braccio, lascia il sentiero, avviandosi verso quello che ha tutta l’aria di essere un accampamento.

«Guarda cosa ho trovato» dice, quando giungiamo in una piccola radura seminascosta dalle fronde degli alberi.

Faccio appena in tempo ad arricciare il naso davanti alla sua scelta lessicale – cosa ho trovato, non chi – che subito un secondo uomo si alza e, abbandonata la sua postazione accanto al fuoco, si avvicina a me. Io non sono bassa, ma davanti a lui mi sento una formica: tutto in lui è imponente, le spalle, le braccia, persino i lunghi capelli arruffati e la folta barba scura. Non riesco a vederlo in volto, ma i suoi occhi mi paiono sorprendentemente ben definiti, scintillanti quanto la lama dell’accetta che porta appesa alla cintura. E’ tutto, fuorché rassicurante, ma la cosa che mi inquieta di più è la reazione di Rosie, che abbaia e ringhia come non l’ho mai vista fare prima d’ora, con una foga tale che non riesco a metterla a tacere.

Quando l’uomo si avvicina ulteriormente a noi, lei guaisce e indietreggia, ma lui non sembra badarvi.

«Tu vieni da fuori» dice. E’ un’affermazione, non una domanda.

«Da fuori dove?» chiedo, senza capire.

Da fuori dal bosco? Certamente.

«Dall’altra parte» dice, una risposta troppo generica per essermi d’aiuto. «I tuoi abiti, i tuoi capelli: è assolutamente evidente.»

Le punte dei miei capelli sono rosa, residuo di un momento di demenza post-adolescenziale, ma il colore non dovrebbe essere visibile, nel buio della notte.

«Chi siete?» chiedo, mentre uno strano senso di irrealtà cala su di me.

Non riesco a dare un senso a quello che sta succedendo e la cosa sta facendo nascere in me un nervosismo che assomiglia un po’ troppo all’isteria, per i miei gusti.

«Dove siamo?»

L’uomo davanti a me ignora momentaneamente la seconda domanda, ma risponde alla prima.

«Io sono Alder, primo Sapiente della Rocca delle Stelle; e tu sei qui perché hai oltrepassato la soglia che divide i nostri mondi.»

No.

Semplicemente no, non può pretendere che io creda a un’idiozia del genere.

«Non diciamo stronzate» mi scappa detto, in un tono più aggressivo di quanto la situazione consiglierebbe. «Chi siete, voi? Voglio la verità! Tu, soprattutto» abbaio, rivolgendomi all’uomo alle mie spalle. «Come ti sei permesso di portarmi qui?»

L’uomo in questione – che, adesso che lo guardo meglio, pare più giovane del suo compare – sembra preso in contropiede, apre la bocca, ma non trova le parole.

Non dev’essere particolarmente sveglio.

«Gli ho detto io di venire a cercarti» viene in suo soccorso l’uomo dai capelli scuri. «Il gufo ha cantato e la soglia è stata aperta, sapevo che eri qui, da qualche parte.»

Sa del gufo?

Ovviamente si tratta di un bluff, ma il fatto che sia a conoscenza di quel particolare mi provoca una spiacevole morsa allo stomaco. Poi, però, la rabbia divampa, inaspettata, e mi fa avanzare verso il gigante davanti a me.

«Adesso basta» sibilo, minacciosa.

«Sì, basta» concorda lui. «Reagite tutti così, lascia che il sonno ti porti consiglio.»

E, come invocata dalle sue parole, un’invincibile sonnolenza si impossessa di me, rubandomi la forza dalle gambe e dallo spirito.

Un secondo più tardi, crollo tra le braccia dell’uomo.

Costretta a dormire, Lena sogna. E nel sogno vede...

  • Una donna con le mani sporche di sangue (8%)
    8
  • Una ragazza cieca (38%)
    38
  • Un uomo con gli occhi dorati (54%)
    54
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76 Commenti

  • Ragazza cieca.
    Ciao Silvia,
    Le atmosfere si confermano suggestive e ‘fantasiose’.
    Non ci conosciamo da molto quindi è forse il caso che ti chiarisca da subito che tendo a fare delle osservazioni che sono più che altro interrogativi miei, leggo qualcosa, mi viene in testa un’osservazione, una domanda, un dubbio, un’idea e penso di condividerla con la sfortunata autrice di turno.
    Il tuo racconto è scritto molto bene e accurato, a mio parere rendi bene anche la posizione psicologica della protagonista, perché questa sembra ‘sospendere il giudizio’: non capisce cosa le sta succedendo e non fa ipotesi assurde come quelle che poi le propinano e a cui, come faremmo tutti noi, giustamente non crede. Aspetta, fa buon viso a cattivo gioco, chissà, forse pensa pure di sognare. L’importante è che non fa scenate, aspetta preoccupata e attenta. Penso che sarebbe quello che farei io, anche se non so se sia la reazione ‘normale’.
    Dal punto di vista dello stile ho trovato un po’ ‘singhiozzante’ soprattutto la prima parte, molte virgole a spezzare i periodi che così non corrono lisci, forse si potevano rielaborare le frasi, o semplificarle, o spezzettarle.
    Scusa se ti ho tediato, complimenti e a presto
    Ciao ciao

  • Salve Silvia, ho provato a leggerti.. dico provato perchè non leggo tutti gli Incipit del sito.
    Nel tuo caso mi ha incuriosito la trama.
    Ho trovato molto intenso il primo capitolo, con le descrizioni dei luoghi e con le riflessioni e le paure di Lena per nel bosco.
    Carico di trensione il secondo capitolo, con la comparsa inaspettata dell’uomo a cavallo.-
    E con Il terzo la scoperta di un mondo nascosto nel bosco..
    Da questi primi 3 capitoli si sta delineando sicuramente un Bel fantasy, ben scritto, complimenti Silvia.
    Ti seguo e scolgo l’opzione dell’uomo dagli occhi dorati.

  • Ciao ^^
    Un po’ in ritardo ma eccomi a leggere e commentare la storia. A me continua a piacere molto. Sarà che amo il genere, sarà che ho letto libri in cui accadono le cose più strane ( dove ci si trova improvvisamente con dei vampiri e lupi mannari come compagni di banco e si accetta tutto senza avere la minima paura o si scopre di essere degli dei dell’Olimpo, giusto per fare qualche esempio) ma personalmente non trovo così strana la reazione di Lena,. Del resto è una storia fantasy e tutti gli elementi per questo genere li stai inserendo bene nella storia. Detto questo, scusa il papiro, voto per la ragazza cieca, perchè penso che di uomini Lena ne abbia già abbastanza 🙂
    Alla prossima

    • Ciao! Scusa il ritardo con cui rispondo, ma sono stata via. Mah, io sono sempre ben aperta ai consigli e ai suggerimenti, l’importante che siano ben motivati e che possano essermi effettivamente utili 😀
      Comunque è vero, ci sono fin troppi uomini in questa storia… purtroppo però mi sa che mi toccherà aggiungerne un altro, visto come si sono messe le cose…

  • Ciao! Non so, come dicevo a un’altra utente, decidere come far reagire la mia protagonista è stato un po’ un problema: ci ho pensato su e credo che avrei avuto tre possibilità. 1) Farle accettare tutto come se niente fosse 2) Far sì che fosse spaventata a morte 3) Farle pensare che non sia vero niente. La prima opzione l’ho scartata subito, perché mi sembra assolutamente inverosimile: lei non ha mai saputo dell’esistenza di un mondo parallelo, non può accettare il tutto con un “ok, va bene”. La seconda opzione è probabilmente la più sensata, ma con una protagonista sotto shock non sarei andata da nessuna parte: qui lo spazio è poco, non posso scrivere tre capitoli di trip mentali. La terza opzione mi è sembrata un po’ una via di mezzo: per ora Lena non ha ancora visto nulla che l’abbia veramente convinta che quello che le dice Alder sia la verità e quindi non si tratta di istinto, ma di arrabbiatura vera e propria. E’ una mossa stupida? Certo che lo è, ma è convinta che la stiano prendendo in giro e quindi cerca di fare la voce grossa… questo non significa che, nel proseguo, perseveri con lo stesso atteggiamento.
    Non so, a me non è venuta in mente nessun’altra reazione… tu come avresti gestito la cosa? Sono sinceramente interessata, perché, se dovessi riscrivere la storia in versione “estesa”, potrei prendere in considerazione un approccio diverso.

  • Inizio col dirti che se c’è una cosa che ho imparato a contatto con gli autori è che ognuno scrive a suo modo e percepisce il proprio scritto come crede, perciò il mio non è che un parere come un altro, considerando la tua appena detta libertà di movimento.
    Ritengo, fantasy o meno, che le reazioni della fanciulla siano assurde. Non vedo come possa indignarsi, arrabbiarsi, reagire. Lo stesso fa il suo cane… ma quello è un cane. Va a istinto. Lei invece l’istinto dovrebbe metterlo in secondo piano….
    Come sempre scritto molto bene, mostrato molto bene, scene vivide.
    Occhi gialli.

    • Disastro, ho sbagliato posto XD Va be’, copincollo.
      Come dicevo a un’altra utente, decidere come far reagire la mia protagonista è stato un po’ un problema: ci ho pensato su e credo che avrei avuto tre possibilità. 1) Farle accettare tutto come se niente fosse 2) Far sì che fosse spaventata a morte 3) Farle pensare che non sia vero niente. La prima opzione l’ho scartata subito, perché mi sembra assolutamente inverosimile: lei non ha mai saputo dell’esistenza di un mondo parallelo, non può accettare il tutto con un “ok, va bene”. La seconda opzione è probabilmente la più sensata, ma con una protagonista sotto shock non sarei andata da nessuna parte: qui lo spazio è poco, non posso scrivere tre capitoli di trip mentali. La terza opzione mi è sembrata un po’ una via di mezzo: per ora Lena non ha ancora visto nulla che l’abbia veramente convinta che quello che le dice Alder sia la verità e quindi non si tratta di istinto, ma di arrabbiatura vera e propria. E’ una mossa stupida? Certo che lo è, ma è convinta che la stiano prendendo in giro e quindi cerca di fare la voce grossa… questo non significa che, nel proseguo, perseveri con lo stesso atteggiamento.
      Non so, a me non è venuta in mente nessun’altra reazione… tu come avresti gestito la cosa? Sono sinceramente interessata, perché, se dovessi riscrivere la storia in versione “estesa”, potrei prendere in considerazione un approccio diverso.

      • Ma, vedi, le tre opzioni che poni ( spaventatissima, indifferente, furente/incredula) sono tutte e tre papabili. Anche perchè lo spazio di the incipit poco incide, puoi fare tutti i salti temporali che desideri, iniziare un nuovo episodio anche con un semplice: dopo giorni di terrore e incredulità passati a piangere e fare incubi, decise di reagire…. e così avresti dimostrato che è stata molto terrorizzata ma adesso andiamo avanti ( questo per dirti che lo spazio qui lo gestisci tu, non è un problema). Tuttavia, se mi chiedi un consiglio, potrei dirti che leggendo i tuoi commenti qui sotto noto che vorresti darle una reazione realistica, se è così… lei non può credere di essere in una dimensione parallela – nessuno glielo ha detto e nessuno crederebbe mai a una cosa del genere – quindi l’unica cosa che sa è di essere in piena notte in mezzo a un bosco davanti a un gruppo di uomini. Io sarei terrorizzata all’idea di cosa mi faranno e non mi preoccuperei affatto delle loro elucubrazioni su re e regni (magari sono pazzi e stupratori), per cui tenterei la fuga. A qualunque costo. Per poi arrivare a un confine che non lascia spazio al dubbio: io non sono sul mio “pianeta”; con questa nuova consapevolezza negli occhi ho due possibilità: accettare il mio destino e lasciarmi catturare ( tanto dove scappo? ho capito di essere chissà dove nell’universo) e sperare che quelli mi diventino complici e non nemici. Da qui, il cambio di atteggiamento da parte mia. Quello che voglio dirti è che per accettare di essere circondata da una serie di uomini che farneticano di notte nel bosco, ho bisogno di quello che in plot-storyline si chiama “alzare la posta in gioco”, e questo lo fa la location. Dove mi trovo? ok, a un bivio oltre il quale c’è lo strapiombo, allora cambio atteggiamento. Ma se lo cambio subito, non sono umana, sono pazza come loro 😉 Succede anche in OUTLANDER della Gabaldon, quando la protagonista finisce in un universo lontano nel passato, scappa. Ma quando capisce di essere nel passato, inizia a cercare alleati. Non ha scelta. O così o la morte… 😉

        • Ultimo tentativo.
          Sul fatto di non accettare la spiegazione mi trovi naturalmente d’accordo: Se mi riesce, vorrei metterla di fronte a una prova inconfutabile che la convinca di trovarsi “altrove”, ma non mi state rendendo la vita facile. Le scelte dei capitoli scorsi erano rivolte proprio a questo: Se avesse girovagato ancora un po’ da sola o se fosse scappata, avrebbe incontrato qualcosa di talmente fuori posto da non lasciare dubbi. Anche la scelta che va per la maggiore in questo capitolo è quella che mi piace meno, ma cercherò di girarla un po’ a mio favore.
          Per quanto riguarda la fuga, però, temo che ormai questa possibilità sia andata: Un bosco di notte è davvero buio -buio, se Lena cercasse di scappare alla cieca (in tutti i sensi), sapendo di essere inseguita da due uomini armati, sarebbe una pazza incosciente. Inoltre, avevo inteso che la tua critica fosse rivolta al modo in cui ha reagito una volta messa al corrente della situazione… Non so, lì di certo non avrebbe potuto schizzare via, no? Forse avrei dovuto tenere un tono diverso?
          E, infine, forse un salto temporale mi avrebbe davvero risolto tante cose, ma, pregiudizio mio, io li odio: Cioè, li uso se devo far passare una settimana di noia totale, ma non se devo parlare dell’evoluzione psicologica di un personaggio… Boh, mi sembra una soluzione un po’ pigra.
          Comunque grazie per la risposta e i suggerimenti, vedrò se riuscirò ad applicarli a questo racconto.

    • Ciao e grazie! Per quanto riguarda la versione precedente, forse a livello di forma poteva anche andare, il problema era la tram: avevo messo troppa carne al fuoco, avevo un sacco di sottotrame che non riuscivo più a gestire. Questo sito potrebbe aiutarmi, in quest senso: facendo scegliere a voi, elimino un po’ di cose superflue (o almeno spero!)

  • Gli occhi dorati mi hanno stregata.
    Capitolo delizioso: nelle storie con passaggi in dimensioni magiche o affini i protagonisti restano sempre impassibili come se sapessero da sempre che esistono altre dimensioni, la tua protagonista che reagisce con “ma che cavolo mi stai raccontando” mi piace molto. Questo confronto razionalità/incredibile è proprio avvincente.

    • Grazie! Questo era un po’ un mio scoglio, vorrei cercare di mantenere una parvenza di realismo (per quanto possibile), ma mi sa che dovrò comunque prendermi una qualche “licenza”, visto che non credo che la reazione di una persona che scopre l’esistenza di nuovi mondi possa essere sintetizzabile in poche righe…

    • Ciao! Sei riuscito a farti un’idea di sti due tizi? Meno male, temevo non si capisse niente!
      In effetti questa scelta è un po’ a caso, ma è abbastanza importante, visto che sono tutti e tre personaggi abbastanza centrali… E che, soprattutto, sognare l’uno o l’altro influenzerà il modo in cui Lena vedrà tutta la vicenda.

  • Ciao,ho cominciato a leggere adesso e mi piace sapere come andrà avanti,ho votato per l’accampamento,amo le storie che s’irgarbugliano,quindi dobbiamo conoscere gente nuova. Ho letto nelle tue note che è la rielaborazione di una cosa già scritta e cancellata. Ti auguro, stavolta, di arrivare ad una storia che ti soddisfi pienamente.
    Scrivi davvero bene, e mi farebbe piacere, se ne avrai tempo e voglia, di andare a leggere il primo capitolo del mio nuovo racconto e dirmi che ne pensi.
    Ti auguro una buona domenica

  • La porta all’accampamento,
    Ciao Silvia,
    Il tuo incipit mi è piaciuto dalla prima frase, anche perché qui da me si pensa di adottare un pulcioso e ho paura delle sorprese che potremmo avere.
    Molto interessanti e curati entrambi i capitoli, anche se mi ha destabilizzato un abete che si trasforma in larice 🙂
    Vediamo che piega prenderà il racconto
    Ciao ciao

  • Ciao! 😀
    Questo misterioso uomo voleva portare Lena da qualcuno che poteva spiegarle cosa succede, perciò, anche se le ha puntato un coltello al fianco, non credo voglia farle del male (spero XD): voto anch’io perchè porti Lena all’accampamento!
    Alla prossima!

  • Bene, già il secondo capitolo e non me lo aspettavo così presto!
    Mi intriga quest’uomo misterioso e mi ricorda il personaggio di un libro che ho letto, e ciò mi piace anche di più.
    Voto che l’uomo si ferma per far riposare Lena ma la lega per evitare che scappi. Mi immagino la scena…
    Alla prossima ^^

    • Ciao! Sono andata a vedere di cosa parla quel libro e in effetti la tua percezione è in parte giusta, visto che qualche punto di contatto c’è (almeno a giudicare dalla trama). Se l’opzione che hai votato vincerà, nel prossimo capitolo dovrei riuscire a fare un po’ di chiarezza su quello che sta succedendo…

  • La porta in un accampamento.
    bellissimo episodio. mi è davvero piaciuto, ha aumentato la mia curiosità.
    certo, il tipo sul cavallo bianco… fa molto fiaba romantica, ma voglio vedere dove vuoi arrivare… perchè invece l’atteggiamento della prosa fa molto horror 😉 brava.

  • Ciao, benvenuta.
    Il racconto in prima persona presente permette all’autore di raccontare il personaggio protagonista come altrimenti potrebbero fare solo le azioni e le battute. Ma noi possiamo ascoltare i suoi pensieri, come hai dimostrato finora, per cui è un modo per conoscerla. Capire chi è, cosa vuole. Soprattutto COSA VUOLE. Poiché una storia racconta sempre di qualcuno che vuole qualcosa. Per adesso vuole solo ritrovare strada di casa, bene, lasciamola tutta la notte nel bosco a cercarla – così ho votato – mentre si racconta, nel suo cammino, davanti a improbabili ostacoli naturali, può dirci molto di sé, svelare il suo fatal flaw ad esempio, prima di tornare alla civiltà e incontrare qualcuno lungo il viaggio. Per adesso sappiamo di più del suo cane …
    Mi piace il modo in cui mostri le immagini. Ti seguo.

    • Ciao! Ti confesso che ho dovuto andare a cercare cosa fosse il “fatal flaw”, nella mia ignoranza non avevo idea che si chiamasse così. Effettivamente ho scelto la prima persona perché in un testo così breve non è facile inserire descrizioni e introspezione a iosa (cosa che io solitamente faccio) e ho pensato di “barare” un po’, in questo modo. Spero di non essermi tirata la zappa sui piedi: con la terza persona avrei potuto raccontare un po’ di cose extra su Lena, così mi viene un po’ più difficile. Beh, vedremo, nel frattempo grazie per il voto e per le tue parole!

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