MODESTEIN

Dove eravamo rimasti?

Come maì B.B. de' Paparonì non sì fece saltare ìn arìa ìnsìeme al Duce e a Hìtler? l'arte è + prezìosa dell'uomo (67%)

SCIACALLI ALL’AMATRICIANA (E TIMBALLO DI POLLO)

 Vento spavento dalla gola della Terra scossa; spaventoso è ìl suono delle fratture al suolo; spaventoso ìl fìato dì terra che sale dal terrìtorìo spezzato. Calpestaì ìl respìro della dìstruzìone un tempo ìn Carnìa, a rìdosso del terremoto furlano avvertìto a Udìne cìttà, dov’ero con ìl caro can pastore capostìpìte dì dìnastìa e Laura la prìma moglìe. Che altro adesso puo’ fare un gaglìardo gustator d’ amatrìcìana per glì amatrìcìanì dìstruttì se non narrare? Chìamo Sarno, che salga dalla Sìcìlìa, accantonando ì Malapardì, per fìlmare un ìnstant movìe : glì dettero’ ìl soggetto strada facendo.                                                                                                                                                          – Io sono Rose: andiamo al cinema? –

– A vedere…a vedere che cosa? -.

Quel che c’è: c’è un solo cinema in città. E nessun manifesto in giro. Solo la locandina di un incontro di pugilato: All’Arena San Francisco “Tigre del Bengala” vs “Il Codardo jr”. Qualcuno aveva graffitato un cazzone in piena fronte al Codardo: per schernire o celebrare l’Unicorno? Il match stava staccandosi dal muro fradicio. Al cinema Corona davano un film piuttosto recente. Sussurri sullo schermo. Sibili in platea.

 Stava rìleggendo Nìcky ìl mìo racconto quando l’ho chìamato al telefono. Parto subìto per l’area terremotata. Dalla telefonata ho capìto che mì sì suggerìsce un “Ace ìn the Hole” ìn versìone remake sìsmìco e fare ìl Chuck Tatum Mobìle Devìce dì un Leo Mìmosa da neo-neorealìsmo mì stuzzìca. Se azzecco ìl mood, col mìo rìtrovato Sarno’s touch, questa è roba da Oscar!                                                                                     Bene, ìl vecchìo Nìcky è partìto ìn quarta. Tra poco, parto anch’ìo: ìl sopraluogo fìorentìno per glì appuntì su Bìanchì Bandìnellì che poteva elìmìnare Mussolìnì e Hìtler ìn un sol colpo l’ho fatto. Testìmonìanze ìndìrette rìferìscono che l’attentato non fu compìuto per non mettere a repentaglìo con l’esplosìone qualche capolavoro mìnore appeso aglì Uffìzì, per cuì per ìl crepuscolo deì demonì del nazìfascìo sì dovette attendere che ìl Duce fìnìsse appeso a pìazzale Loreto e Hìtler, da pagano, sì toglìesse da sè la vìta per paura dì morìre. Da parte mìa, preferìsco pensare che a B.B. l’ìdea fosse venuta dopo la vìsìta deì dìttatorì e l’avesse successìvamente retrodatata a occasìone mancata per ambìgua cìvetterìa da archelogo blasè. Per farsì perdonare dì aver trascurato la commedìa, ìl mìo regìsta mì manda da Fìrenze qui a Caprì un suo racconto dì memorìa napoletana: 

Napoli senza sole è un bordello senza puttane. Non c’è allegria, né falsa allegria. Solo brividi di vento, cielo coperto. Raffiche atlantiche investono il Mediterraneo soffiando sul Golfo il fiato di un gelido inverno a New York. Da là è arrivato il Pasquale Lojacono che debutta con i suoi fantasmi questa sera. Ma il mio fantasma io l’ho già incontrato. Era accucciato fuori dal Gambrinus. Esco dal caffè con la Castoriadis e mi sento chiamare per nome. Da quando vado spesso in televisione, mi capita di continuo per strada. Abbasso lo sguardo verso la voce e vedo una figura raggomitolata svolgersi a spire serpentine quasi stesse districandosi dalla sua stessa vita spinosa.

–         Ti conosco: ti ho visto a teatro -.

A teatro, non in tv: un diavoletto di compiaciuta vanità mi guizza tra i capelli scompigliati dal vento, poi perde l’equilibro e scivola in un orecchio per sussurrarci dentro a teatro, ma sul palco o in platea? La risposa è importante per determinare la mia quotazione odierna di autostima.

Il serpente, incantato dal flauto spezzato dei suoi pensieri, è ormai eretto in posizione instabile e aggiunge:

–         Io ho fatto teatro con il Maestro prima di te -.

Accanto a me, la Castoriadis sorride maliziosa e mormora:

–         Certo che li attiri tutti tu i tipi strani -.

Il tipo strano tira un bel sospiro enfisemico e parla ancora e pare che sia il vento stesso a parlare.

–         Lo sai per che cosa stanno le iniziali G. S., lo sai tu? Per Grande Stronzo. In senso buono, s’intende- .

Vacilla, barcolla, oscilla, sembra sul punto di crollare: lo afferro per un braccio, lo sostengo. La Castoriadis, che intuisce le mie intenzioni e ne è contrariata, borbotta:–         Arriveremo tardi al Mercadante –

–         Ma no, è qui vicino, Monika -.

Sorreggo il disarticolato fin dentro al Gambrinus, per offrirgli un caffè.

–         Preferirei un cognac, se è possibile. Oggi tira la nostra bora anche qui e io credevo di essere scivolato abbastanza in basso da trovarmi a distanza di sicurezza da Trieste e dai ricordi. Insomma, ho bisogno di un cognac. Le mie iniziali sono D.G.: Detto Gesù-.

Un paìo dì note: Zelda Stein abita a New York: Fred, il padre, che lavorò con Gerda Taro prima che la fotografa creasse il fenomeno Bob Capa e Lilo, sua madre, abitavano a Parigi nel 1925, in rue Colaincourt; per quanto rìguarda ìl soprano Castorìadìs, stìamo per ìncontrare Monìka a…

S'ìncontrerà Monìka Castorìadìs a...

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27 Commenti

  1. Un finale inatteso e del tutto spiazzante. Non dice o racconta niente della storia narrata finora, ma prende una direzione diversa e con altro spessore. Non so giudicare se il racconto mi piaccia o meno, di sicuro l’ho letto con curiosità capitolo dopo capitolo.

  2. Il mio episodio preferito…
    “Dalla telefonata ho capìto che mì sì suggerìsce un “Ace ìn the Hole” ìn versìone remake sìsmìco e fare ìl Chuck Tatum Mobìle Devìce dì un Leo Mìmosa da neo-neorealìsmo mì stuzzìca.” Bellissima frase e azzeccatissimo paragone.
    Budapest, la Mitteleuropa mi sembra adatta.

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