REDEMPTION

Sensi di colpa come chiodi sull’asfalto

Walt aveva deciso, sarebbe andato fino in fondo. La glock era carica nel porta-oggetti, gli serviva solo un posto migliore di Reno, Nevada.
Viaggiava sulla highway 50 diretto verso il deserto, dove nessuno potesse trovarlo. Le rifiniture cromate della Camaro risplendevano accecanti sotto il cielo estivo.
-Ce la facciamo questa volta piccolo Walt?
L’uomo si voltò verso il sedile del passeggero, -È tutta colpa tua Susan.
La ragazzina allungò i piedi nudi sul cruscotto e il vestito nero scivolò scoprendole le gambe, -Sembra quasi sia tu quello…
-È stato un incidente! Lo sai tu, lo sa la polizia…
-Da cui non sei andato però- controbatté lei passandosi una mano pallida tra i capelli.
-Non c’era motivo, e poi…
-…e poi non potevi certo dirgli che ti scopavi…
Walt diede un pugno al volante facendo sbandare l’auto, -Basta! O giuro che…
-Cosa vuoi fare… ammazzarmi?- lo schernì Susan.
Lui reagì premendo con forza sull’acceleratore.
La città fantasma di Austin comparve all’improvviso. Sfilò veloce attraverso gli edifici diventati meta di turisti dell’occulto. Non voleva morire lì e rischiare che qualche stronzo venisse a infastidirlo anche nell’aldilá.
Si spinse più a fondo nel ventre del deserto.
La distesa arida che accompagnava la strada da ambo i lati proseguiva monotona fino all’orizzonte, indulgendo ogni tanto in depressioni che ne celavano ampie parti. Cercava la strada per una delle miniere abbandonate della zona, gli sembrava un buon posto per suicidarsi.
Un bagliore attirò la sua attenzione. Intuì la sagoma di un pick-up sbucare da un punto imprecisato alla sua sinistra e imboccare la 50 correndogli incontro. Rallentò. L’altro veicolo, al contrario, aumentò l’andatura. Quando fu abbastanza vicino da riconoscerne lo stemma sulla griglia anteriore, due forti boati in successione indussero Walt a premere il pedale del freno fino in fondo.
Il Toyota bianco iniziò a spargere scintille da tutte e quattro le ruote; uscì di strada e dopo un breve tratto si inclinò su un lato, prima di ribaltarsi un paio di volte sollevando terra, pietre e Salsola.
-Cosa cazzo…
-Ehi! Ci baci tua mamma con quella bocca? Ah no!- esclamò la ragazzina colpendosi la fronte con il palmo della mano, -tu preferisci baciare le minorenni.
La ignorò, accelerando per raggiungere il tratto nel quale l’altro veicolo era uscito di strada.
-Dovresti vedere se hanno bisogno di aiuto- sussurrò Susan.
Walt si voltò. Lei era sdraiata sul sedile posteriore in shorts e maglietta, che copriva appena il seno acerbo. Indugiò su quella visione.
-Vai, tanto io non scappo- disse lei sorridendo.
Uscì dall’auto dirigendosi verso le striature incise sull’asfalto e le percorse a ritroso. Una striscia chiodata di quelle usate dalla polizia era stesa per terra occupando solo la carreggiata percorsa dal Toyota, ora a testa in giù nel deserto con la polvere che si rapprendeva attorno.
Annusò l’aria, puzzava di metallo fuso e gomma bruciata. Nel punto dove il pick-up si era immenso sull’autostrada, notò una sagoma a forma di freccia inchiodata su di un palo. Puntava nella direzione dalla quale proveniva una stretta lingua grigia che spariva dopo un paio di miglia dentro una depressione del terreno. Riuscì ad interpretare solo le prime tre lettere della parola scritta su quel cartello stradale improvvisato, “Red”.
Annaspava tra le congetture. La gola già provata dal caldo divenne secca. Deglutì per non soffocare.
Incamminandosi verso la sua automobile sentì una voce: -Aiuto.
-Merda!- esclamò Walt senza fermarsi.
-‘Non ho sentito quella donna’, sarà questa la scusa?- domandò Susan sdraiata sul cofano della Camaro in bikini. La ragazza si tolse gli occhiali da sole e lo fissò negli occhi, -Non fraintendermi non sto dicendo di non ammazzarti, dico solo di rinviare… magari rimedi anche una sveltina di gratitudine. Sbrigati però, o forse ti piacciano le tipe fredde?!- disse ridacchiando prima di adagiarsi nuovamente sul cofano verde.
Walt raggiunse il pick-up sottosopra solo per non sentire più la voce di Susan tormentarlo.
L’uomo al volante aveva un frammento di vetro triangolare conficcato nella gola, dal quale il sangue colava a filo alimentando la pozza sul tetto dell’abitacolo. Si spostò sull’altro lato. Ruppe con il piede gli ultimi rimasugli del finestrino e dopo essersi inginocchiato si infilò all’interno. Sganciò la cintura di sicurezza sorreggendo la donna e la trascinò fuori.
Riprese fiato sedendosi accanto a lei. Doveva avere vent’anni, indossava dei jeans a vita bassa e una t-shirt scurita dal sangue, un rivolo del quale scendeva dalla tempia e le accarezzava lo zigomo gonfio.
Walt le appoggiò l’indice e il medio della mano destra sul collo.

La donna è ...

  • ...morta. Walt si suicida. Fine della storia. (9%)
    9
  • ...viva e arriva qualcuno. (27%)
    27
  • ...viva. (64%)
    64
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219 Commenti

  • Ciao Gabriele,
    dopo aver letto parte del nuovo racconto, non potevo non leggere quello concluso.
    Bello, davvero. Ben scritto, ben articolato. Una struttura solida, con dialoghi credibili e descrizioni intense che rimandano alla mente immagini vivide di quello che sta accadendo.
    Bravo. La situazione iniziale, con Susan sul sedile del passeggero, mi ricorda GHOST STORY di Peter Straub. Ma è solo frutto di un’associazione di idee, perché quella è tutta un’altra storia.

  • Wow, ottimo finale a degna conclusione di un gran bel racconto, Gabriele! Hai saputo mescolare bene le carte fino all’ultimo. Mi piace tantissimo soprattutto la scena finale con Mary alla “come se non fosse successo nulla”. Certo, un finale un po’ pugno allo stomaco ma uno di quelli interessanti, dati con stile. Il setting e le atmosfere mi ricordano vagamente le prime iterazioni di Alan Wake’s American Nightmare, in stile perfettamente white trash con una presenza soprannaturale inquietante che nessuno sembra riuscire a fermare se non all’ultimo (e senza un vero lieto fine). Complimenti 🙂

  • Complimenti veramente un bel finale. Complimenti! 🙂
    Avrei giurato che Mary non sarebbe ritornata giovane alla fine del racconto, ma vabbè meglio così. Adesso avrà una vita da vivere in piena libertà. Mi è piaciuto anche il percorso intrapreso da Walt, perché salvando Mary è come se avesse “rimediato” con Sue (almeno questa è l’impressione che ho avuto).

  • Ciao Zeta 😉
    Sto continuando a leggere la tua storia e lo stile mi ricorda un sacco Bukowski.
    Veloce, senza pietà per qualsiasi aspetto della natura umana.
    Non so se sia l’effetto che volevi dare, ma si fa fatica a staccare gli occhi.

    So che devo ancora finire di leggerla, ma spero già vivamente che ti dedicherai a un’altra storia, dopo questa 😉

  • Beh… le ultime righe sono state emozionanti, devo dirtelo. Bravo davvero.
    Posso muovere una critica strutturale… l’unica critica che mi sento di fare a questo bel racconto. Per strutturale intendo che Walt ha iniziato questo suo viaggio con l’idea di suicidarsi e alla fine si è suicidato. Ecco questo è un errore di struttura. Per il resto devo dire che il deserto e la camaro mi mancheranno 😉
    Torna presto!!

  • Perfetto questo cerchio che si chiude: Walt che si uccide come voleva fin dall’inizio e riesce a placare la maledizione, tutti possono compiere qualcosa di buono.
    Ma la tranquillità è quella ritrovata di Redemption, perché dubito che Mary possa mai vivere tranquilla con un tale passivo alle spalle.
    Tutto perfetto, mi resta solo un dubbio, se era la magia del Windigo a respingere gli effetti del tempo su Mary, non avrebbe dovuto conservare le fattezze di una bambina piuttosto che di giovane donna?

    Ribadisco la mia idea, questo racconto lo vedrei benissimo diventare un romanzo breve a fumetti. Bianco e nero a colori come preferisci.

    E fregatene degli incipoints: non servono a nulla e non sono un’unità di misura imparziale, ci sono testi che ne hanno accumulati più dei tuoi e sinceramente non valgono nulla dal punto di vista narrativo o letterario. Va a simpatia, visibilità, pubblico presente.
    Non che la mia opinione valga molto di più, ma penso davvero che tu scriva benissimo e sappia inventare storie interessanti, avvincenti e coerenti. Già separate queste due capacità non si trovano facilmente, riunite in un asola penna, poi.
    Ciao

  • Bel finale per una bella storia.
    Ciao Gabriele,
    Come sai, esprimo sempre le mie opinioni, altro non so fare perché non ne ho la preparazione. Quindi cerco di non parlare di ‘narratori onniscienti’, ‘quarte pareti’, ‘mostrar is megl’ che descriv’ ‘ eccetera. Quindi la mia è un’impressione che va oltre le tue capacità ‘tecniche’. È probabile che su questa piattaforma ci siano autori più preparati di te (di me di sicuro), ma personalmente mi impressionano meno di quanto riesci a fare tu. In te vedo capacità, fantasia, instancabile laboriosità. Percepisco la tua passione nel narrare. In una parola, giurerei che il tuo è talento. Il colonnello Kurtz (no, non Wurz, proprio quello di Apocalypse now, il mio sosia) direbbe ‘chiaro, limpido, cristallino’.
    Tutto qui, tenevo a fartelo sapere.
    Alla fine, parliamoci chiaro, questa piattaforma può essere considerato un ‘caffè letterario’, non certo un posto dove i lettori incontrano gli autori, perché tutti i lettori sono autori (ah, no, una volta ho avuto un commento di un lettore-lettore!). Questo, a mio parere, ci dà un’impressione distorta del gradimento che i nostri racconti potrebbero avere di fronte a un pubblico più ampio.
    Io, per quanto vale, ho detto la mia, mi sembra giusto, quando incontro qualcuno che ritengo molto bravo, dirglielo a chiare lettere. Soprattutto se non sembra esserne cosciente.

    Ciao a presto

  • Un gran finale. Forse un tantinello affrettato (l’incubo di chi scrive su questa piattoforma) ma efficace sia nel rendere l’atmosfera claustrofobica della miniera che nell’epilogo con la.fuga di Mary da Redemption che chiude.il.cerchio. Probabilmente avresti avuto bisogno di più caratteri per gestirlo meglio (una buona ragione per.provare ad ampliarlo e farne qualcosa.di più di un racconto lungo). Complimenti.ancora.

  • Che dire, Gabriele. Un finale che ha tenuto testa a tutto il resto del racconto, bravo davvero.
    Per ciò che ha detto Moneta, qua sotto, devo dire di essere d’accordo. Molti autori si esaltano o demoralizzano a seconda degli incipoint che prendono o meno. Da esordiente ci sono cascato anch’io e lo trovo perfettamente normale, ma col passare del tempo ho capito che non serviva a nulla.
    Detto questo, e senza farti alcuna fretta, spero di rivederti presto su questi schermi, ciao.

  • Ciao! Questo è il primo racconto di cui leggo il finale “in diretta”. Mi dispiace di non poter votare oltre, ma è giusto così, c’è sempre il momento in cui si arriva all’ultima pagina 😉 Hai avuto la grande capacità di mantenere alto il livello di tensione in ciascun episodio.
    Ti dirò che la tua storia mi è piaciuta, ora voglio rileggerla tutta dall’inizio per gustarla senza interruzioni!
    Spero di ritrovarti presto con un nuovo racconto, a presto!!!!

  • Affascinante epilogo di un racconto condotto con sapienza, come sempre.
    Un bravo è troppo poco. Per come scrivi, ho più volte avuto l’impressione che per lavoro facessi lo sceneggiatore di fumetti. I tuoi mi danno l’impressione proprio di ‘racconti per immagini’. Se non fosse chiaro, è un complimento. Ultimamente mi sei sembrato un po’ demotivato, ho notato molte tue risposte in cui ti sottovaluti. Liberissimo di sottovalutarti, ma non usare gli incipoints come metro. Guarda il mio racconto: ha molti punti, ma è cominciato due settimane prima del tuo ed è ancora a metà. Ti assicuro che vorrei essere più veloce ma ultimamente non ci sto riuscendo. Far sedimentare le storie è deleterio per il lettore, ma dà i suoi frutti. Insomma: raccatti qua e là il punticino dell’esordiente che vuole (comprensibilmente) farsi notare. Poi magari non ti segue più. Quanti sono i veri lettori? Io e tu ne abbiamo più o meno lo stesso numero (e sono gli stessi) ed è questo quello che conta. E in ogni caso sono troppo pochi per esaltarsi o deprimersi.
    Quindi, coraggio, sii cosciente dei tuoi grandi poteri e accetta le grandi responsabilità che ne derivano, ossia scrivere un altro delizioso racconto per sollazzare una decina di scrocconi che qualche volta manco ti danno il punto!

    Ciao ciao, mi auguro a presto

  • Entrambi.
    Non è così strano, conoscendomi, che fossi convinto di averti già votato.
    L’episodio mi è piaciuto, ma tu sei una garanzia. Poi al decimo parliamo un po’ degli incipoints…
    Ciao, aspetto il gran finale, non so se commenterò subito ma commenterò sicuramente.

  • Confesso di non conoscere quali ormoni e affini si producano ridendo ma li ho prodotti tutti quando ho compreso il titolo. Lacrime di origine emozionale, attenzione, non lacrime da reazione fisica o altri. Sei un genio.
    Le tue opzioni mi lasciano davvero perplessa: io non ci vedrei nulla di tutto ciò, nel finale di un horror. Diciamo serenità, la si può trovare anche trapassando in fondo, anzi soprattutto così.

    Ma quindi Walt l’ha lasciata annegarsi in piena coscienza? Non poteva più sopportare di fare uhm uhm (evito di finire in moderazione) con una quindicenne ma non di guardarla annegare senza fare nulla? Strano senso morale a volte la gente. O allora il telo era davvero vivo?

    Sono impaziente di leggere questo finale che si preannuncia sereno e/o tranquillo 😉
    Ciao

    • Bravissima, lacrime emozionali doveva essere il titolo, poi non ho resistito alla parola Adrenocorticotropo sembrava uno scioglilingua 🙂
      Il telo vivo lo escluderei, anche se potrebbe essere una soluzione interessante, ma l’idea iniziale è che Walt sia un pessimo essere umano, mentre, spero, durante il racconto il suo vittimismo gli abbia fatto guadagnare qualche simpatia. Come dice Mary, che conosce Walt da più o meno lo stesso tempo dei lettori, “mi hai salvata”, non ha compiuto azioni negative fino ad ora… quindi è buono o cattivo, merita la redenzione o no?
      Sul fatto del perché non l’abbia aiutata ci sono possibili soluzioni: dal non sapeva nuotare all’aver paura che lei parlasse… ma non è quello il punto per Walt, credo sarà più chiaro nel finale.
      Walt un po’ mi ricorda uno degli amici di Pietro, quello a cui piaceva la figlia dell’amico e che tutti hanno giustamente demonizzato, mi domando perché con Walt non sia successo…
      Termino il papiro ringraziandoti, è un piacere avere un lettrice così attenta!

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