REDEMPTION

Dove eravamo rimasti?

Nel finale... Entrambi (50%)

Weird scene inside the gold mine (Scene strane nella miniera d’oro)

Provata dalla lunga notte, la lanterna si affievoliva sempre di più mentre Walt scendeva nelle viscere della Terra. Ignaro come Lidenbrock dell’esito della spedizione, dubitava ci fosse un mare ad attenderlo.
Il caldo perdono di Susan lo aveva coccolato solo per qualche secondo, giusto il tempo di strofinarci il viso. In quel preciso istante aveva capito il significato delle parole pronunciante da Doug in cella, e che il telo morbido steso da Sue non poteva coprire il letto di chiodi nel quale si era trasformata la sua coscienza. Per fortuna la mezza verità di Mary gli offriva un’opportunità di redenzione.
Lasciò la lampada ormai spenta in un angolo e proseguì alla ricerca del nativo.
L’ampia grotta lo sorprese alla fine di un cunicolo che sembrava volesse stritolarlo. Si immerse nel mare nero di fronte a lui trattenendo il respiro e l’oscurità si appiccicò alla pelle. Avanzava con le mani protese in avanti alla ricerca di ostacoli.
-Era ora.
La voce di Doug lo sorprese da ogni direzione e un grande falò si accese poco distante da lui. Il nativo apparve dietro le fiamme, che disegnavano l’ampia caverna con uno sciabordio di luci e ombre.
-Ma dov’eri finito?!- esclamò Walt.
-Per essere un uomo speciale non sei molto sveglio…
-Lo diceva anche mia madre…
-Non farlo!- la voce di Mary risuonò nella grotta rischiarata interamente dal fuoco.
Corse verso Walt, ma Doug la immobilizzò allungando il braccio destro verso di lei:
-Ormai è tardi, Mary. Sei stata furba questa volta a non intralciarmi… e lui farà una fine migliore del tuo ultimo amico, avrà l’onore di servirmi.
-Tu sei la bambina della leggenda… e lui è…- esclamò Walt, che cercando di muoversi si accorse di essere immobilizzato a sua volta.
-Già, proprio così… e una volta che avrò il tuo corpo non solo sarò libero, ma il rito fatto dall’indiano non proteggerà più Mary- disse Doug indicando la donna con un rapido movimento delle dita.
Walt vide scorrere gli anni sul volto di lei come se qualcuno avesse premuto il tasto fast-forward. Comparvero le rughe, la pelle divenne meno elastica e alcune macchie scure fiorirono sul dorso delle mani.
-Il vero Doug dopo avermi salvata è morto sigillando lo spirito nella miniera- le lacrime tornarono a tormentare gli occhi gonfi di Mary. -Non potendo farmi del male il Windigo mi ha legata a lui… a questo dannato posto! Ho tentato di fuggire così tante volte… perdonami Walt… non volevo mentirti.
L’uomo precedentemente conosciuto con il nome di Doug si inginocchiò e spalancò la bocca. Un lamento scivolò per la miniera mentre un denso fumo bianco traspirava dalle pupille dilatate del nativo. Si addensò in una nube sopra la testa dei tre assumendo la forma di un coyote dalle corna di cervo.
Walt vide Mary riacquistare l’uso del corpo:
-Scappa!- gridò.
Doug crollò a terra e il coyote bianco, ormai completo, si produsse in un lungo ululato, durante il quale Mary fissò Walt negli occhi mimando un grazie con le labbra, prima di voltarsi e correre verso l’uscita.
Il Windigo volteggiò sopra le fiamme e si tuffò negli occhi di Walt così come era uscito da quelli del nativo.
Walt sentì lo spirito risalire le vene, penetrare nella carne, annullare la coscienza. Un insieme caleidoscopico di ricordi affollava la sua mente, testamento dell’esistenza che scivolava nell’oblio.
Inspirò, visualizzando i movimenti da eseguire. Con l’ultimo brandello di volontà rimasto afferrò la glock incastrata nei pantaloni, la puntò alla testa e premette il grilletto.

EPILOGO

Inginocchiata accanto alla ruota, Mary finì di strofinare l’ultimo cerchio in lega. Si alzò asciugandosi la fronte con il dorso della mano e fece qualche passo indietro per ammirare il lavoro fatto. A parte qualche ammaccatura l’auto splendeva sotto il sole di mezzogiorno. Si infilò lo strofinaccio nella tasca posteriore dei jeans, entrò nella Camaro e partì.
Appena fuori Redemption incontrò un grande coyote, ma l’animale abbandonò la strada non appena la vide all’orizzonte, dirigendosi nel deserto.
Sbirciò lo specchietto retrovisore sperando di vedere Susan e forse anche Walt, ma il mondo degli spiriti era diventato un ricordo dopo il colpo di pistola nella miniera.
Raggiunse la highway 50 e svoltò verso Austin, ancora una volta.
Procedeva piano, riempiendo il silenzio col borbottio degli otto cilindri. Controllava la strada e il deserto accanto. Nessun segno dell’incidente che l’aveva coinvolta, tutto era svanito: i segni dei pneumatici, il pick-up… e i chiodi sull’asfalto.

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219 Commenti

  • Ciao Gabriele,
    dopo aver letto parte del nuovo racconto, non potevo non leggere quello concluso.
    Bello, davvero. Ben scritto, ben articolato. Una struttura solida, con dialoghi credibili e descrizioni intense che rimandano alla mente immagini vivide di quello che sta accadendo.
    Bravo. La situazione iniziale, con Susan sul sedile del passeggero, mi ricorda GHOST STORY di Peter Straub. Ma è solo frutto di un’associazione di idee, perché quella è tutta un’altra storia.

  • Wow, ottimo finale a degna conclusione di un gran bel racconto, Gabriele! Hai saputo mescolare bene le carte fino all’ultimo. Mi piace tantissimo soprattutto la scena finale con Mary alla “come se non fosse successo nulla”. Certo, un finale un po’ pugno allo stomaco ma uno di quelli interessanti, dati con stile. Il setting e le atmosfere mi ricordano vagamente le prime iterazioni di Alan Wake’s American Nightmare, in stile perfettamente white trash con una presenza soprannaturale inquietante che nessuno sembra riuscire a fermare se non all’ultimo (e senza un vero lieto fine). Complimenti 🙂

  • Complimenti veramente un bel finale. Complimenti! 🙂
    Avrei giurato che Mary non sarebbe ritornata giovane alla fine del racconto, ma vabbè meglio così. Adesso avrà una vita da vivere in piena libertà. Mi è piaciuto anche il percorso intrapreso da Walt, perché salvando Mary è come se avesse “rimediato” con Sue (almeno questa è l’impressione che ho avuto).

  • Ciao Zeta 😉
    Sto continuando a leggere la tua storia e lo stile mi ricorda un sacco Bukowski.
    Veloce, senza pietà per qualsiasi aspetto della natura umana.
    Non so se sia l’effetto che volevi dare, ma si fa fatica a staccare gli occhi.

    So che devo ancora finire di leggerla, ma spero già vivamente che ti dedicherai a un’altra storia, dopo questa 😉

  • Beh… le ultime righe sono state emozionanti, devo dirtelo. Bravo davvero.
    Posso muovere una critica strutturale… l’unica critica che mi sento di fare a questo bel racconto. Per strutturale intendo che Walt ha iniziato questo suo viaggio con l’idea di suicidarsi e alla fine si è suicidato. Ecco questo è un errore di struttura. Per il resto devo dire che il deserto e la camaro mi mancheranno 😉
    Torna presto!!

  • Perfetto questo cerchio che si chiude: Walt che si uccide come voleva fin dall’inizio e riesce a placare la maledizione, tutti possono compiere qualcosa di buono.
    Ma la tranquillità è quella ritrovata di Redemption, perché dubito che Mary possa mai vivere tranquilla con un tale passivo alle spalle.
    Tutto perfetto, mi resta solo un dubbio, se era la magia del Windigo a respingere gli effetti del tempo su Mary, non avrebbe dovuto conservare le fattezze di una bambina piuttosto che di giovane donna?

    Ribadisco la mia idea, questo racconto lo vedrei benissimo diventare un romanzo breve a fumetti. Bianco e nero a colori come preferisci.

    E fregatene degli incipoints: non servono a nulla e non sono un’unità di misura imparziale, ci sono testi che ne hanno accumulati più dei tuoi e sinceramente non valgono nulla dal punto di vista narrativo o letterario. Va a simpatia, visibilità, pubblico presente.
    Non che la mia opinione valga molto di più, ma penso davvero che tu scriva benissimo e sappia inventare storie interessanti, avvincenti e coerenti. Già separate queste due capacità non si trovano facilmente, riunite in un asola penna, poi.
    Ciao

  • Bel finale per una bella storia.
    Ciao Gabriele,
    Come sai, esprimo sempre le mie opinioni, altro non so fare perché non ne ho la preparazione. Quindi cerco di non parlare di ‘narratori onniscienti’, ‘quarte pareti’, ‘mostrar is megl’ che descriv’ ‘ eccetera. Quindi la mia è un’impressione che va oltre le tue capacità ‘tecniche’. È probabile che su questa piattaforma ci siano autori più preparati di te (di me di sicuro), ma personalmente mi impressionano meno di quanto riesci a fare tu. In te vedo capacità, fantasia, instancabile laboriosità. Percepisco la tua passione nel narrare. In una parola, giurerei che il tuo è talento. Il colonnello Kurtz (no, non Wurz, proprio quello di Apocalypse now, il mio sosia) direbbe ‘chiaro, limpido, cristallino’.
    Tutto qui, tenevo a fartelo sapere.
    Alla fine, parliamoci chiaro, questa piattaforma può essere considerato un ‘caffè letterario’, non certo un posto dove i lettori incontrano gli autori, perché tutti i lettori sono autori (ah, no, una volta ho avuto un commento di un lettore-lettore!). Questo, a mio parere, ci dà un’impressione distorta del gradimento che i nostri racconti potrebbero avere di fronte a un pubblico più ampio.
    Io, per quanto vale, ho detto la mia, mi sembra giusto, quando incontro qualcuno che ritengo molto bravo, dirglielo a chiare lettere. Soprattutto se non sembra esserne cosciente.

    Ciao a presto

  • Un gran finale. Forse un tantinello affrettato (l’incubo di chi scrive su questa piattoforma) ma efficace sia nel rendere l’atmosfera claustrofobica della miniera che nell’epilogo con la.fuga di Mary da Redemption che chiude.il.cerchio. Probabilmente avresti avuto bisogno di più caratteri per gestirlo meglio (una buona ragione per.provare ad ampliarlo e farne qualcosa.di più di un racconto lungo). Complimenti.ancora.

  • Che dire, Gabriele. Un finale che ha tenuto testa a tutto il resto del racconto, bravo davvero.
    Per ciò che ha detto Moneta, qua sotto, devo dire di essere d’accordo. Molti autori si esaltano o demoralizzano a seconda degli incipoint che prendono o meno. Da esordiente ci sono cascato anch’io e lo trovo perfettamente normale, ma col passare del tempo ho capito che non serviva a nulla.
    Detto questo, e senza farti alcuna fretta, spero di rivederti presto su questi schermi, ciao.

  • Ciao! Questo è il primo racconto di cui leggo il finale “in diretta”. Mi dispiace di non poter votare oltre, ma è giusto così, c’è sempre il momento in cui si arriva all’ultima pagina 😉 Hai avuto la grande capacità di mantenere alto il livello di tensione in ciascun episodio.
    Ti dirò che la tua storia mi è piaciuta, ora voglio rileggerla tutta dall’inizio per gustarla senza interruzioni!
    Spero di ritrovarti presto con un nuovo racconto, a presto!!!!

  • Affascinante epilogo di un racconto condotto con sapienza, come sempre.
    Un bravo è troppo poco. Per come scrivi, ho più volte avuto l’impressione che per lavoro facessi lo sceneggiatore di fumetti. I tuoi mi danno l’impressione proprio di ‘racconti per immagini’. Se non fosse chiaro, è un complimento. Ultimamente mi sei sembrato un po’ demotivato, ho notato molte tue risposte in cui ti sottovaluti. Liberissimo di sottovalutarti, ma non usare gli incipoints come metro. Guarda il mio racconto: ha molti punti, ma è cominciato due settimane prima del tuo ed è ancora a metà. Ti assicuro che vorrei essere più veloce ma ultimamente non ci sto riuscendo. Far sedimentare le storie è deleterio per il lettore, ma dà i suoi frutti. Insomma: raccatti qua e là il punticino dell’esordiente che vuole (comprensibilmente) farsi notare. Poi magari non ti segue più. Quanti sono i veri lettori? Io e tu ne abbiamo più o meno lo stesso numero (e sono gli stessi) ed è questo quello che conta. E in ogni caso sono troppo pochi per esaltarsi o deprimersi.
    Quindi, coraggio, sii cosciente dei tuoi grandi poteri e accetta le grandi responsabilità che ne derivano, ossia scrivere un altro delizioso racconto per sollazzare una decina di scrocconi che qualche volta manco ti danno il punto!

    Ciao ciao, mi auguro a presto

  • Entrambi.
    Non è così strano, conoscendomi, che fossi convinto di averti già votato.
    L’episodio mi è piaciuto, ma tu sei una garanzia. Poi al decimo parliamo un po’ degli incipoints…
    Ciao, aspetto il gran finale, non so se commenterò subito ma commenterò sicuramente.

  • Confesso di non conoscere quali ormoni e affini si producano ridendo ma li ho prodotti tutti quando ho compreso il titolo. Lacrime di origine emozionale, attenzione, non lacrime da reazione fisica o altri. Sei un genio.
    Le tue opzioni mi lasciano davvero perplessa: io non ci vedrei nulla di tutto ciò, nel finale di un horror. Diciamo serenità, la si può trovare anche trapassando in fondo, anzi soprattutto così.

    Ma quindi Walt l’ha lasciata annegarsi in piena coscienza? Non poteva più sopportare di fare uhm uhm (evito di finire in moderazione) con una quindicenne ma non di guardarla annegare senza fare nulla? Strano senso morale a volte la gente. O allora il telo era davvero vivo?

    Sono impaziente di leggere questo finale che si preannuncia sereno e/o tranquillo 😉
    Ciao

    • Bravissima, lacrime emozionali doveva essere il titolo, poi non ho resistito alla parola Adrenocorticotropo sembrava uno scioglilingua 🙂
      Il telo vivo lo escluderei, anche se potrebbe essere una soluzione interessante, ma l’idea iniziale è che Walt sia un pessimo essere umano, mentre, spero, durante il racconto il suo vittimismo gli abbia fatto guadagnare qualche simpatia. Come dice Mary, che conosce Walt da più o meno lo stesso tempo dei lettori, “mi hai salvata”, non ha compiuto azioni negative fino ad ora… quindi è buono o cattivo, merita la redenzione o no?
      Sul fatto del perché non l’abbia aiutata ci sono possibili soluzioni: dal non sapeva nuotare all’aver paura che lei parlasse… ma non è quello il punto per Walt, credo sarà più chiaro nel finale.
      Walt un po’ mi ricorda uno degli amici di Pietro, quello a cui piaceva la figlia dell’amico e che tutti hanno giustamente demonizzato, mi domando perché con Walt non sia successo…
      Termino il papiro ringraziandoti, è un piacere avere un lettrice così attenta!

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