Ritmo

Dove eravamo rimasti?

Nell'ultimo episodio... ... Eloise (62%)

Quando qualcosa finisce

Un due, un due, un due, un due.

Amico mio, è incredibile come sei regolare in questo momento. Seduto sul divano che mi ha visto ospite quasi tutte le sere da due anni a questa parte, non perdi un colpo e procedi lento e sicuro, come la marcia di un soldato disciplinato.

Eloise piange.
Non è un singhiozzo chiassoso e disperato, piuttosto un guaito soffocato tra le mani che le coprono il viso. Penso a quando l’ho vista fare bubusettete al figlio della sorella, con la differenza che allora, fra le dita, trapelavano lievi risatine allegre.

La sua reazione non mi stupisce. È sempre stata emotiva ma controllata. Non si è mai data alla pazza gioia o alla passione sfrenata. Non l’ho mai sentita urlare o imprecare per qualcosa.
Mi meraviglia che non mi abbia chiesto più di tante spiegazioni. Ha ascoltato il mio racconto con gli occhi castani che si riempivano piano come pozzi alimentati da minuscoli rivoli d’acqua.

Ho radunato le mie cose. Una strana convivenza, penso, se in tanti mesi la mia impronta nella sua vita si riduce a uno scatolone di roba.
Abbiamo vissuto da lei perché non voleva lasciare il suo appartamento. Il mio l’ho sempre tenuto chiuso e sfitto, solo talvolta andavo ad arieggiare e pulire. L’ho usato, di rado, per portarci qualche fugace avventura.

Eppure, all’inizio, non avrei mai creduto che sarei arrivato a tradirla. E forse non si è mai trattato di reali tradimenti, credo fossero poco più che sfoghi ormonali.
Perciò non ho mai pensato che l’avrei lasciata. Lei rappresentava la serenità, l’equilibrio, il porto sicuro dove ormeggiare a lungo la mia imbarcazione nell’immenso mare della vita.

Invece è successo.
Non mi sento in colpa per averlo fatto, anche se soffro nel vedere che sta male.

Un due, un due, un due, un due.

Nei rari litigi tra me ed Eloise, tu hai sempre fatto il matto. Una volta mi sono persino dovuto sedere perché mi toglievi il fiato. Immaginavo fosse perché non sopportavo di vederla indisposta nei miei confronti. Ora mi rendo conto che erano sintomi di una mia sofferenza verso di lei. È per questo che tu ora non perdi colpi: che lei pianga non t’interessa, avverti solo che sto facendo la cosa giusta.

Non potevo fare finta di niente. Ho rincorso un’altra per più di un giorno, disdetto appuntamenti di lavoro, mentito, intromesso in una singolare storia d’amore e mi sono trovato in una situazione difficile. Tutto per qualcuno che non conoscevo nemmeno. Dovevo fare chiarezza.

Eloise non si oppone. Forse è disgustata e, in fondo, è contenta che me ne vada. O forse teme di non riuscire a tenermi con sé in ogni caso. Accetta la mia decisione con la rassegnazione che ho visto, alla televisione, sui volti dei licenziati dalla Lehman Brothers.

Esco e salgo in auto. La nera coperta della notte è scesa sulla città che non mi è mai parsa tanto piena. Colma di cose; persone; palazzi; auto; gente. Ripenso all’illusorio nulla delle montagne e alla solitudine che si prova a camminare nel bosco senza nessuno a fianco. Rifletto sul come io, che ho sempre avuto qualcuno con me, soffrissi in realtà un abbandono ben più grande. Sentirsi soli in mezzo alla gente è una beffa e una gran brutta sensazione.

Ricordo Gustavo e Bruna. Quando li ho visti per la prima volta, non avrei dubitato che soffrissero del mio stesso isolamento. Forse è il motivo per cui si sono trovati: condividere la propria solitudine con qualcuno.

Un due, un due, un due, un due.

Al semaforo la luce gialla lampeggia a tempo. Indica che posso passare, con cautela. Io resto fermo e guardo il cruscotto, il volante e le mie mani. Rifletto sul biglietto che Ramona mi ha lasciato, c’è un indirizzo sopra: via Bolero cinquantacinque.

Destra per via Bolero, sinistra per casa.

La luce gialla insiste sfacciata e col suo continuo ammiccare sembra chiedermi: “Che farai ora?”.

Spengo l’auto e incrocio le braccia. Gli automobilisti dietro di me imprecano e pestano sul clacson come vorrebbero fare sulla mia faccia. Chiudo gli occhi.

Il profumo di Ramona riempie le mie narici e schiudo la bocca al ricordo delle sue labbra. Sento il suo seno contro il mio petto. Ne percepisco il respiro affannoso.

«Allora! Ti levi dalle palle sì o no?», mi urla un uomo in piedi da fuori il finestrino. Agita il pugno a mezz’aria e trema di rabbia.
«Sì, subito», mi scuso e alzo le mani in segno di resa. Riaccendo il motore, ingrano la prima e parto.

Un due, un due, un due, un due.

La freccia a destra tiene un ritmo perfetto. Come il mio cuore ora.

Categorie

Lascia un commento

195 Commenti

  • Ciao, tutto il racconto è stato fluido e scorrevole…Geremia ha fatto bene a girare a destra e il ritmo pacato del cuore forse è una conferma in più…
    A presto con una nuova storia
    (p.s. ho risposto al tuo commento alla mia storia, ma vorrei un chiarimento, se ripassi ti ho scritto 😉 )

  • Geremia che si mostra sempre così profondo e poetico in realtà è come una maggioranza di uomini: è rimasto per anni con una donna che non amava solo per “comodità”, per non essere solo. Eloise era una specie di coperta di Linus, ha trovato il coraggio di lasciarla solo quando si è invaghito (o innamorato) di un’altra.
    dal mio punto di vista la sua riflessione filosofica sulla solitudine è soprattutto un modo di giustificarsi con se stesso.

    Il finale ritmato è davvero riuscito. Anche il cuore è in pace.

    • Grazie.
      Mi fa molto piacere leggere la tua analisi psicologica del personaggio.
      Ho ragionato molto sulla psicologia di Geremia, ma ho cercato di fare in modo che le sue caratteristiche emergessero dai suoi ragionamenti, dal suo modo di essere e agire.
      Il fatto che tu ne abbia tracciato un profilo dettagliato, giusto o sbagliato che sia, lo leggo come un mio piccolo successo. Se avevi sufficienti dettagli per fare ciò, significa che qualcosa sono riuscito a trasmettere.
      È stata dura creare un personaggio, per certi versi molto distante da me. Ho dovuto fare un collage di alcune persone che conosco realmente.
      Naturale comunque che ci sia un po’ di me in lui e in tutti gli altri attori di questa storia.

  • Arrivi alla fine di questa tua nuova avventura con eleganza, ironia e intelligenza.
    Evitando di finire nella trappola che ti hanno tessuto intorno i tuoi lettori (impazienti di saziare la loro curiosità pettegola) e virando verso un finale tutto tuo che da spazio al personaggio, ai suoi continui dubbi, alle sue riflessioni, alle sue scelte. Scelte che lo mettono in pace con sé stesso forse o forse no… I miei più sinceri e sentiti complimenti. Racconto bellissimi che avrebbe meritato più lettori

    • Grazie mille per il lusinghiero commento. Non so il discorso dei lettori, forse non era un argomento così avvincente. In ogni caso per me è più importante ricevere consigli e apprezzamenti da chi è arrivato fino in fondo e mi ha aiutato a svolgere la storia. Quando i complimenti arrivano da chi, come te, è competente perché scrive molto bene, allora valgono doppio.

  • Ciao Tom,e così è finito. Scrivi molto bene,perciò nessuna critica su questo,anche perchè non ne avrei le qualità. Per il resto il mio giudizio diverge dagli altri, io sono per le spiegazioni chiare e se si riesce definitive, non capisco cosa avrebbe cambiato la spiegazione su Ramona. Sono,per quando si riesce, ad annodare tutti fili, senza lasciarne di sospesi. M questa è una mia idea, e vedo dai commenti che è solo mia.
    Per il resto aspetto il primo del prossimo. Finiti i commenti pubblico il mio.
    Buona domenica.

    • Ognuno ha i suoi gusti. Io credo che un racconto come un thriller o un giallo ha dei canoni precisi e quindi la spiegazione era d’obbligo. Nel mio caso era qualcos’altro. Quindi tu spiega, io faccio lavorare la fantasia. Grazie. Mi è servito molto il tuo continuo intervento durante la stesura.

  • Caro Tom,
    Il finale mi è proprio piaciuto:
    Arrivo all’ultima parola e ridendo a denti stretti dico ‘Pezzo di…’ 😀
    Senza offesa, eh? Mi ha fatto proprio ridere, sei riuscito comunque a sorprendermi lasciando sospesa la ‘verità’ su Ramona. Indizi, certo, ma niente di definito. Mi sono chiesta se mi stessi perdendo qualcosa che mi impedisse di afferrare appieno il valore e il significato della ‘solitudine’ a cui accenna. Mi arrendo, mi pare una riflessione estemporanea utile a definire meglio la psicologia e la posizione psicologica di Geremia (le altre ‘solitudini’ che si sono trovate sono un uomo e una donna, quindi nessun ‘indizio’ qui).
    Mi è piaciuto leggerti e spero di poterlo rifare presto.
    Ciao ciao

  • Bellissimo finale, dove giustamente il protagonista assoluto è il ritmo. Bravo per questo finale che non svela quasi nulla, lasciando facoltà al lettore di fare le congetture che preferisce. Bravo per l’intero racconto, per la leggerezza che hai saputo trasmetterci con la tua prosa fluida e per l’ineccepibile disegno lineare della trama.
    È stato un vero piacere.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi