Anema e curaggio (un giallo napoletano)

Equilibri cosmici

Mi chiamo Salvatore Pellecchia.

Sono nato e cresciuto a San Giovanni a Teduccio, estrema periferia industriale di Napoli. 

Da ragazzo tutti quelli che mi conoscevano mi chiamavano Pellecchiella, perché ero di costituzione piuttosto esile.

Tutti tranne mia madre, naturalmente.

Per lei ero semplicemente Sasà, un suono da prova microfono, modulato su uno spettro di frequenze che andavano dal rimprovero basso e minaccioso dell’ora d’ ‘a controra al richiamo ultrasonico da rione popolare sparato dalla finestra della cucina.

Da ragazzino ero affezionato al nomignolo Sasà, al punto da dedicargli uno dei miei primi esperimenti musicali: Sasà, il Babà e i 40 Padroni. Una specie di filastrocca blues.

Credo fosse stato mio padre a ispirarmi. Quando tornava a casa dal lavoro Papà si trascinava fino alla poltrona del salotto, mi chiamava accanto a sé e mi diceva: “Sasà, ricordati sempre una cosa: in Italia nu strunzo fatica e quaranta guardano!”

E lui, manco a dirlo, era ‘o strunzo ca faticava!

Papà faceva il portuale, anche se non ho mai capito di cosa si occupasse di preciso.

So solo che la sera tornava a casa così stanco che si addormentava con la testa sul tavolo.

E, ogni volta che succedeva, mia madre lo svegliava con una carezza, come faceva con me la mattina, quando era ora di andare a scuola.

 

Per mia fortuna il destino, oltre a nome, un cognome, un soprannome e un nomignolo, aveva in serbo per me anche un mestiere.

Nel 1998 fui assunto nel Cimitero di San Giovanni con un ruolo di grande responsabilità: Esattore delle Luci.

In pratica riscuotevo i pagamenti sull’illuminazione dei loculi. Un compito che svolgevo scrupolosamente. Al punto che divenni per tutti: ‘O Sceriffo.

Per tutti tranne che per mia madre, naturalmente.

Per lei fui sempre e solo Sasà. Sasà dolce Sasà.

 

Lavorare in un cimitero non credo sia facile per nessuno.

Ma per me, che avevo la passione per la musica, all’inizio fu un vero incubo.

Don Peppe, storico custode del camposanto, era un ometto burbero e di poche parole, con la fissazione per le regole.

E la regola principe lì dentro era il silenzio, un silenzio assoluto, intimato ai visitatori da un cartello a caratteri maiuscoli, eloquente e perentorio: SILENZIO!

Un cartello come se ne trovano in ogni luogo sacro di ogni parte del mondo, solo che a questo faceva seguito l’inequivocabile motivazione:Disturbate a me e pure a loro!

Circolavano molte storie su Don Peppe, come credo accada un po’ per tutte le persone taciturne e che non amano troppo parlare di sé.

Si diceva fosse figlio di una strega beneventana, una janara, o, addirittura, di una zingara.

E si diceva anche che parlasse coi morti.

Anche se in molti credo attribuissero la sua abitudine a parlottare con le lapidi a una qualche forma di schizofrenia senile.

Un’idea che, all’inizio, mi ero fatto anch’io.

 

Il cimitero di San Giovanni era un agglomerato indisciplinato di palazzine a torre.

Quattro piani di nicchie lucide, incassate nelle pareti come tante cassette della posta.

Quattro piani di volti, nomi, improbabili epitaffi e rampe di scale impregnate dal nauseabondo olezzo di candeggina e fiori marci.

Niente a che vedere con l’immagine bucolica dei camposanti cinematografici, con le loro belle fila di lapidi lucide e vialetti di siepi e panchine.

In effetti più che un cimitero sembrava un grosso parco residenziale, o meglio, uno di quei sobborghi di edilizia popolare di cui erano disseminate le periferie delle grandi città.

La mia pausa pranzo la passavo sui lastrici solari di quelle palazzine, in compagnia di un’armonica a dieci fori che mio zio Ciro mi aveva comprato al mercatino dei polacchi quasi quindici anni prima.

Da lassù Don Peppe non poteva sentire la mia musica, e, anche se avesse potuto, dubito che sarebbe riuscito a indovinarne la provenienza.

Anche perché, proprio a ridosso delle mura perimetrali del cimitero, giusto un pelo al di fuori della giurisdizione del custode, correva una linea di edifici fatiscenti, avvinghiati l’uno all’altro come una comitiva di alpini ubriachi, abitati da famiglie numerose e veraci, i cui membri erano incapaci di comunicare sotto i cento decibel.

 

A quel tempo non avevo un vero e proprio repertorio. Più che altro improvvisavo, lasciandomi ispirare dagli odori che il vento strappava alla spiaggia lavica, alle reti dei pescatori, alle lenzuola stese ad asciugare, ai comignoli fumanti delle pizzerie del corso.

L’Armonica è uno di quegli strumenti che si suona ad occhi chiusi, inibendo la vista e lasciando che siano i sensi minori a guidarci.

Il mondo degli uomini è fatto di immagini, ma l’immaginazione si spinge più in là dello sguardo.

Ed è solo quando si spegne la vista che si riesce a sentire il mondo e a vedere a dispetto degli occhi.

Non puoi suonare uno strumento che si chiama Armonica senza essere in armonia con l’universo intorno a te. 

Ed è questo che cercavo in cima a quelle terrazze: armonia…

“’O Sceri’! Addò stai?”

La voce roca di Don Peppe spazzò via l’equilibrio cosmico dalla terrazza.

“Stò qua Don Pe’, scendo subito!”

Nel prossimo episodio

  • Scricchiolii (29%)
    29
  • Tintinii (35%)
    35
  • Cigolii (35%)
    35
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361 Commenti

  • Ciao Lou: che sorpresa!
    Il tuo racconto è stato uno dei primi che ho cominciato a seguire quando sono arrivata qui… Dopo dieci episodi mantengo inalterato il piacere di scoprire la tua scrittura così affascinante. Sei bravo Lou, bravo davvero. Le parole che scegli sono piene di colore. Ora vorrei leggere il tuo racconto precedente (mentre aspetto una nuova storia)… sono proprio curiosa 🙂
    Non mi aspettavo un finale così aperto e così “giallo”.
    Che dici? Ci sta un seguito per questo racconto?
    Grazie 🙂

  • Vendicativa e anche psicopatica, non vige il ‘segreto del confessionale’?

    Ciao Lou,
    Il finale mi è piaciuto. Non posso dire che non mi aspettassi il colpo di scena, tutto sommato lo avevi preannunciato chiaramente.
    Mi sono chiesta quale potrebbe essere un ‘commento finale’ significativo a questa storia, qualcosa che ti comunichi un po’ di più di un generico ‘mi è piaciuto’. Non ho trovato molto, ripeterei i commenti già fatti.
    Forse questo: la mia sensazione, non so quanto corrispondente alla realtà, è che la storia abbia perso un po’ di ‘propulsione’ verso il finale, quasi che in origine fosse stata pensata diversamente. Ma probabilmente questa sensazione è dovuta a mie particolari aspettative, piuttosto che allo stile del racconto.
    Un’altra sensazione (ok, meno male che non avevo niente da dire) riguarda le ‘allegorie’ vive e frequenti: ho l’impressione che le usi come un navigatore di siti p0rn0 (scusa, la moderazione è implacabile); vergognandoti un po’. Pensando sempre che potevi farne a meno, forse era meglio se…
    E noi lettori ad infierire, come il prete dal pulpito: ‘Troppe! Offendi la Sacra Scrittura! Diventi cieco!’
    Ecco, sì, questo è il mio personalissimo parere sulla tua scrittura: penso che non abbia ancora deciso quanto vuoi ‘asciugare’ la tua narrazione da tutti quelli che in molti Occhio però, ché se metti una medusa alla griglia non ci fai una cena.

      • Ciao Moneta.
        Andiamo con ordine…
        Vero, in origine la storia era stata pensata diversamente. Poi è stata ripensata, pensata e ripensata ancora e questo per un migliaio di volte almeno. So che questa cosa farà storcere il naso a quelli che ritengono che prima ancora di mettere la penna sul foglio lo scrittore dovrebbe avere bene in mente l’intreccio, la trama, l’ambientazione, i personaggi, la sequenza dei fatti… ma la filosofia della piattaforma è un’altra: la storia evolve sulla base delle scelte dei lettori e, per quanto mi riguarda, anche sulla base dei suggerimenti e degli appunti dei commentatori.
        In un commento Napo aveva persino immaginato che la storia fosse già stata scritta e che mi stessi limitando a inserire i vari episodi proponendo opzioni sibilline studiate per evitare che il lettore potesse interferire.
        Commento che ha determinato un cambio di rotta piuttosto deciso (è piu o meno da lì che ho cominciato a pensare a una soluzione ad effetto per il finale).

      • Scusami. Riprendo da dove avevo lasciato.
        Per quel che concerne metafore, similitudini e allegorie personalmente non le considero inutili orpelli. In un racconto scritto in prima persona contribuiscono in maniera significativa a definire l’indole e il carattere del narratore.
        Prendiamo Sasa, è un sognatore, uno di quelli che vede le cose non per come sono ma per come gli appaiono. Perché è importante? Perché il lettore vede le cose attraverso i suoi occhi. Compresa Lucia, che lui guarda con occhi da ragazzo innamorato e così la racconta.
        Se la maggior parte dei lettori non si aspetta che Lucia sia l’assassina è perché Sasa la descrive in un modo viziato dai sentimenti che nutre per lei o almeno questa era l’idea.
        E’ chiaro che come per tutte le cose vale la regola della misura.
        E’ la vecchia storia dell’uso e dell’abuso.
        E hanno fatto benissimo Maria, Befana, Alessandra e Tom a sottolineare gli abusi.
        Tutto questo per dirti che la medusa va appena scottata…. (a proposito immagine bellissima che fatico a togliermi dalla testa, mi sono visto in versione forattini alle prese coi fornelli e una medusa in pentola che mi guarda e mi fa: “Oh, vedi di non asciugarmo troppo, altrimenti non rimane molto per cena!). 🙂
        Grazie per il commento.
        E’ stato un onore averti tra i miei lettori e piacevolissimo confrontarsi con te.

  • Mi sono persa… cioè è stata Lucia a far tutto? Fin dall’inizio? No, non ho capito, scusa…. 🙁
    La risposta che ha dato sul terrazzo mi è sembrata troppo cinica per una figlia orfana ma non la facevo assassina… il modo in cui hai descritto le atmosfere e le similitudini che hai usato – sì, stavolta, sì – è egregio. Però la soluzione del giallo mi è un attimo sfuggita di mano.

    • Scusa? E di che? Se non hai capito la colpa è mia non certo tua. 🙂
      La risposta cinica era un ‘segnale’ ma non doveva anticipare nulla…
      Sul come siano andate le cose forse avrei potuto/ dovuto spendere qualche parola in più.
      Il fatto che sia chiaro per me non significa affatto che lo sia anche per il lettore.
      Sono felice che ti siano piaciute atmosfere e similitudini (sulle quali mi hai più che giustamente spesso bacchettato).
      So che non ti piacciono gli spiegoni finali e ho deliberatamente evitato di ripetere l’errore commesso nel precedente racconto, nel quale, come forse ricorderai, il cattivo della storia si dilunga in un monologo sul come e sul perché.
      Stavolta forse ho ecceduto nell’esatto opposto, lasciando al lettore la possibilità di trarre conclusioni e immaginare da sé come potrebbero essere andate le cose…
      Prima o poi troverò il giusto compromesso… Sempre che abbia la fortuna di averti ancora tra le mie lettrici. Grazie di cuore Ale. Davvero.
      P.S. Se proprio vuoi lo ‘spiegone’ dimmelo che ti accontento… 😉

      • Non lo voglio lo spiegone, uno scrittore che da spiegazioni postume non ha saputo scrivere prima. Non è il tuo caso, non farlo come se lo fosse.
        Dico solo che la regola per un buon giallo è rispettare i bip. Ad ogni bip un indizio. Un personaggio nell’ombra o poco in luce che salta fuori all’ultimo e dice: bu bu settete, sono stata io, non è ben pensato fin dall’inizio. Si dovrebbe insinuare il tarlo del dubbio nel lettore lungo la storia, un po’ come le briciole di Pollicino per intenderci. Ma “colpo di scena” proprio no. Non esiste un giallo col colpo di scena. Lo sono spesso i thriller, ma quelli non sono gialli. C’è differenza, credimi. 😉 E per il resto, in mail 😉

  • Che colpo di scena! Fino all’ultimo ho immaginato che il racconto si sarebbe concluso con l’immagine del bacio. E invece no. Bravissimo! Molto poetiche le immagini del protagonista che suona e riflette, perfette per illuderci di una pace ritrovata, seppur malinconica, per poi darci il colpo finale. Complimenti, finale degno di una storia bellissima! 🙂

  • Personalmente mi aspettavo il colpo di scena, eppure fino alle ultime righe credevo di essermi sbagliato… e quindi hai sorpreso anche me 🙂
    Davvero un bel finale, con immagine vivide, la mia preferita : “nei rari spiragli di accesso al mare si intravedevano verticali di acqua tremula, baluginanti di arancio e di vermiglio.”
    Bravo Lou, alla prossima.

    • Ciao Tom. Sono felice che il finale ti sia piaciuto.
      Il seguito, come già detto e ripetuto, non era nei piani.
      Il fatto che alcuni me lo abbiano chiesto un po’
      mi preoccupa perché potrebbe anche voler dire che non sono riuscito a fornirgli sufficienti elementi per ‘arrivarci’ piu o meno da soli.
      Dubbi che dopo il commento di Alessandra sono diventati quasi una certezza… E poiché tengo in grandissima considerazione il tuo parere, mi chiedevo cosa ne pensassi al riguardo.

      • Se in un giallo, il lettore non capisce chi è l’assassino, pur avendone gli elementi, tanti o pochi che siano, allora è un giallo scritto bene.
        Quindi non ti rammaricare se non si è capito prima. Per quanto mi riguarda, il finale era molto chiaro ed esaustivo.
        Alcune atmosfere un po’ sopra le righe, che ti ho già fatto notare, sono l’unico appunto che mi sento di muoverti. Per il resto è un buon racconto.
        Bravo.

  • Ciao Lou
    Mi chiedevo come mai non avessi ancora finito il tuo racconto. Adesso ho capito, eri in terrazza ad osservare l’anima romantica di Sasà 🙂
    Un finale aperto, ben scritto, forse un po’ atipico per un giallo classico. Ma il tuo era un giallo napoletano, sei giustificatissimo 🙂
    Ti rileggerò di nuovo volentieri.

    • Grazie Maria. Lieto che ti sia piaciuto. Finale atipico dici? Non lo so. Se devo essere onesto avevo paura che qualcuno mi accusasse del contrario.
      Se ci pensi lo schema è quello del giallo classico, con un paio di sospettati, uno dei quali confessa inaspettatamente il delitto, salvo poi fare una brutta fine per mano del secondo sospettato, e finale ad effetto con nuovo delitto che ‘riapre’ il caso e inchioda il vero colpevole… Forse in un giallo classico il vero colpevole sarebbe stato arrestato, mentre qui scappa (forse) verso una meta (panama) che lo preserverebbe anche dal rischio estradizione. Sì, forse hai ragione, in questo forse è un po’ atipico rispetto al genere. Grazie ancora (anche per le bacchettate, tutte annotate e ‘agli atti’). 😉

  • Ma… da Panama c’è l’estradizione?
    Un bel racconto, Lou. Un finale degno. Solo che Sasà questa volta potrebbe essere davvero nei guai. Sono quasi sicuro che non sarà così, ma in effetti questo finale sembra ammiccare a un seguito. Se fosse così, sarò contento di poterlo leggere.

    Ciao a presto

    • No, non c’è estradizione… 😉
      E’ bello sapere che qualcuno lo abbia notato. Grande Jaw (anche se l’idea me l’ha involontariamente suggerita Alessandra, ma questa è un’altra storia).
      Niente sequel, mi spiace…
      Magari solo un’altra storia.
      Grazie per esserci stato, per i commenti sempre puntuali e per i suggerimenti.

    • Ciao Christian. Sono felice che il finale ti sia piaciuto. In effetti l’episodio è stato costruito in modo che il lettore si aspettasse il lieto fine, magari con bacio appassionato in aeroporto e lei che decide di non partire più e invece…
      Se vuoi recuperare anche l’altro mio racconto (con tutta la calma di questo mondo) lo trovi tra i gialli, “‘E mille culure e mille paure”… Ciao! 😉

    • Anche questa volta devo ringraziarti.
      Sono abbastanza soddisfatto del racconto (una cosa che non succede di frequente). Specie nell’evoluzione della trama che ha risentito tantissimo dei suggerimenti tuoi e di Alessandra. Se non ci fosse stati di certo il racconto avrebbe preso una piega diversa, probabilmente più scontata e banale. Per il sequel non hai nulla da temere. Come ho già spiegato a Danio sono più a mio agio con racconti autoconclusivi. Questa volta vi ho risparmiato anche lo spiegone finale. Non devo dirlo io ma credo di aver seminato sufficienti indizi perché il lettore riesca a farsi un’idea di come sono andate le cose…

    • Ciao Danio, grazie per i complimenti.
      Li apprezzo davvero moltissimo.
      Siamo colleghi di ‘colore’ e il tuo modo di scrivere mi piace perciò…
      Per il seguito non credo di poterti accontentare.
      I sequel li lascio a quelli capaci di farli, come te… Io molto onestamente non ne sarei in grado (diversamente ci avrei già provato con il mio primo racconto).
      Grazie ancora per la compagnia.
      I tuoi commenti, anche questa volta, sono stati iniezioni di fiducia costanti.
      E Dio solo sa quanto ne abbia bisogno (sì è vero dico sempre l’esatto contrario, elemosino critiche e commenti costruttivi ma la verità è che i complimenti sinceri accendono l’entusiasmo e ti stimolano a dare il massimo).
      Al prossimo…

  • Ciao Lou,
    mi sono sparato i nove capitoli tutti di fila. Pensavo di non riuscire a leggere tutto il tuo racconto in mezza mattinata, ma hai uno stile talmente scorrevole che è stato un po’ come correre in discesa…
    Senza dubbio mi hanno colpito le similitudini: numerosissime e singolari. In particolari le seguenti:
    “correva una linea di edifici fatiscenti, avvinghiati l’uno all’altro come una comitiva di alpini ubriachi”
    “temetti che potesse venirne fuori stritolata, come quella di un Looney Tunes”
    “Quando la sentì Don Peppe si voltò di scatto, come un pistolero in un duello western”
    “temetti che il bastone puntato al petto del poliziotto avrebbe esploso un colpo come in un film di 007”
    “occhi di un verde paludoso, come il dorso di rane di stagno”
    “allungò il collo grinzoso come un avvoltoio che si prepara a beccare la carcassa di un animale morto”
    “il ritratto del Presidente Scalfaro che spuntava tra le foglioline di un ficus benjamin come un vietkong mimetizzato tra la vegetazione”
    “si sarebbe detto appena ripescato dal fondo dell’oceano… il tesoro di un vascello pirata!”
    “Il volto che mi trovai davanti era stretto e lungo, come se fosse stato schiacciato in una pressa”
    “Accolse la mia offerta d’aiuto come avrebbe fatto con una bibita gasata caduta in terra”
    “come se un sadico gli avesse incollato le labbra con dell’Attack”
    “puzzava di vagone fumatori e ciuffi di peli che gli spuntavano dal naso e dalle orecchie come se Dio gli avesse riempito la testa di concime naturale”.
    Non capisco se questo modo di scrivere fa parte di te o se hai voluto narrare la vicenda attraverso gli occhi di Salvatore utilizzando il linguaggio che avrebbe utilizzato Sasà. Sono più propenso per la seconda opzione.
    Sono una frana coi dialetti. Avevo paura di non capire certe frasi dette in dialetto stretto ma ho notato che sei stato molto cauto per quanto riguarda la retorica nei dialoghi diretti.
    Ho apprezzato il finale pragmatico: Aiello che, messo davanti all’evidenza, confessa senza portare noi lettori all’esasperazione. MA, saggiamente non ci hai negato il colpo di scena finale.
    Il racconto mi è piaciuto. Solitamente non mi piacciono i gialli… Ma tu hai saputo dosare bene tutti gli elementi necessari a tirare le conclusioni a fine racconto. L’unico momento in cui mi sono sforzato (seppur minimamente) di sospendere la mia incredulità è stato nel sesto capitolo, quando Salvatore vede Karim per la prima volta: “Non so per quale motivo ma nella mia testa mi convinsi che fosse sospetto e mi misi a seguirlo”. Un’intuizione gratuita e fin troppo precisa considerando che al funerale c’era moltissima gente. Forse Salvatore considera sospetto il suo atteggiamento in quanto si stava allontanando dalla chiesa durante la cerimonia?
    Come scrittore mi sei piaciuto davvero. Seguirò molto volentieri il tuo prossimo racconto 🙂
    Ti chiudo scusa per il mio commento prolisso ma capiscimi: ho dovuto recuperare ben 9 capitoli arretrati.
    A presto cumpà! 😀

    • Ciao Christian, grazie di essere passato. Una lunga lista di cose che ti sono piaciute, apprezzo, ma se ne hai una altrettanto lunga di cose che invece non ti sono piaciute fa pure (le critiche anche quando si limitano a sensazioni, impressioni etc sono più che benvenute qui).
      Il complimento più bello che potessi farmi è stata l’ammissione di essere riuscito a leggere nove capitoli di fila senza annoiarti (scusa se semplifico)
      Curo molto l’aspetto del ritmo. Quando scrivo provo sempre a immedesimarmi nel lettore (cosa che mi riesce abbastanza bene perché sono sempre stato un divoratore di libri).
      Quanto alla questione del mio modo di scrivere credo che i tuoi dubbi siano legati alle poche righe che hai letto de ‘La Regina delle Stelle’.
      E sono dubbi legittimi. Come molti scrittori più o meno agli esordi sono alla ricerca di una mia identità. Diciamo che col tempo ho capito di essere più a mio agio con lo stile che hai letto qui. Quei (pochi) concorsi letterari che ho vinto erano scritti in questo modo. E’ una forma di scrittura che mi piace e mi diverte, mi da modo di dare spazio e voce a luoghi e personaggi che vivo tutti i giorni.
      C’ è molto di me in Sasa, nel suo modo di vedere le cose, nella sua fervida immaginazione, nella tendenza a sognare ad occhi aperti. Sono stato un bambino dai molti sogni avventurosi, uno di quelli che vedeva cavalli e draghi nelle nuvole, e volti di vecchi saggi tra le venature del legno.

  • Ciao, Lou. Il capitolo mi è piaciuto, è stato solo un po’ difficile capire le prime righe per me che non capisco il napoletano. Ho apprezzato soprattutto l’ammissione che “Non ci sarebbero stati colpi di scena”, per poi concludere proprio con un grande colpo di scena. Voto per il nero e aspetto l’ultimo! 🙂

    • Ciao Erika e grazie per i complimenti.
      Brava, hai colto un aspetto a cui tenevo molto.
      In effetti i continui riferimenti cinematografico/ televisivi miravano proprio a segnare il confine tra ‘quel che di solito accade nei film’ e ‘quello che invece accade nella vita reale’.
      L’effetto sorpresa generato da un finale ‘molto’ cinematografico (uomo ammanettato che sfila la pistola a un poliziotto e becca giusto in fronte l’assassino (?) della donna che amava) rispetto a un decorso tutto sommato lineare, per non dire scontato (con piena confessione del reo, sin dall’inizio sospettato numero 1 dell’omicidio) è voluto (sì lo so, dirlo a posteriori è facile).
      L’idea era quella di presentare al lettore la soluzione più semplice e ‘credibile’ possibile salvo poi spiazzarlo con un colpo di scena da telefilm anni ’80… E questo proprio perché anche quando ti sembra banale la vita reale talvolta ha dei risvolti sorprendenti che nemmeno in una sceneggiatura di Tarantino… Sai quante volte ho rinunciato a inserire in un racconto situazioni o personaggi ‘reali’ solo perché talmente incredibili da rischiare di ingenerare anche nel lettore più credulone il ‘seeee, va buo’…’?
      Ecco. Diciamo che un po’ mi sono rotto… E l’effetto ‘seeee, va buo’…’ stavolta lo rivendico con orgoglio.
      E’ un po’ come il giochino del ‘Quale tra queste tre è vera?’
      Io non ci ho mai preso…

  • Avevo almeno un paio di critiche: il civile, già coinvolto leggiadramente nell’inchiesta ora addirittura invitato a seguire l’interrogatorio con gli inquirenti; il prevenuto alcolista che si impadronisce come se niente fosse della pistola degli agenti (che normalmente è saldamente ancorata per evitare proprio incidenti simili), ma arrivo tardi e ho già visto che ti hanno già brontolato altri più autorevoli.
    Pensavo: hai sbrigato la cosa con la confessione per sbarazzarti definitivamente della trama gialla e restare sul ritratto di costume, personaggi, luoghi, situazioni, ma poi mi è venuto il dubbio: non ci nasconderai un inghippo, una sorpresa, un e chi lo avrebbe mai detto? Quindi voto nero, nerissimo.
    Ciao

    P.S. Io i romanzi/film in cui alla fine l’orrendo colpevole è l’innocente bambino li adoro

    • Ciao Befana. Hai ragione su tutto naturalmente. Come ho provato già a spiegare a Erika il finale cinematografico un po’ è voluto.
      Quel ‘non ci sarebbero stati colpi di scena’ subito dopo la confessione piena del sospettato numero 1 doveva nelle intenzioni convincere il lettore che in fondo è così che vanno le cose nella vita reale, che solo nei film il sospettato più ovvio non è ‘mai’ l’assassino… A quel punto il lettore non si aspetta più il colpo di scena, è quasi deluso dalla banalità della soluzione e a quel punto: Kaboom… Finale Tarantiniano con resa dei conti, poliziotto disarmato da uomo ammanettato che senza mirare spara e prende in fronte l’assassino della donna che amava. Perché? Perché la vita reale a volte è noiosa nella sua banalità e a volte sorprendente e imprevedibile come in un film…

  • Ciao Lou! Caspita quanti colpi di scena. Ci sono rimasta un po’ male quando l’ingegnere, buono buono, non si è inventato qualcosa per sganciarsi dai guai. Però ho il dubbio che abbia ammesso la colpa solo perché stava proteggendo il vero/la vera colpevole…non so, ho come l’impressione che non sia lui l’assassino. Certo che la scena di Karim mi ha subito fatto accantonare qualsiasi riflessione… non me l’aspettavo 🙂
    Ps: io non conosco il dialetto napoletano e non mi accorgo di eventuali errori… e mi piace sempre tantissimo quando i tuoi personaggi lo utlizzano 😉
    Sono indecisa per il finale….. Voto… voto…voto giallo?
    Ciao ciaooo 🙂

    • Athelas se i tanti colpi di scena sono riusciti a trattenere la tua attenzione e a trascinarti in quel corridoio non posso che ritenermi più che soddisfatto. Sulla trama non dico niente… Sul dialetto ha ragione Napo (questa è una cosa con cui dovrai cominciare a fare i conti se vuoi continuare a scrivere qui: Napo ha (quasi) sempre ragione e consigli utili da dare, è un lettore preziosissimo: se dovessi scrivere un altro racconto fai il possibile e l’impossibile perché lui ti segua, pregalo in ginocchio se necessario!
      Grazie per esserci…

      • Hai ragione Lou, a proposito di Napo: in un commento gli ho proprio scritto che per me è già diventato una specie di prof… mi mette pure un po’ di sana ansia da prestazione 🙂
        Per il prossimo racconto lo rapirò, se necessario, pur d’averlo di nuovo come lettore 😉 😉 😉

  • Rimasto di stucco dalla scelta di uccidere l’ingegnere, mi è piaciuto molto invece come hai ribaltato la figura di Don Peppe. Si nota, giustamente, una certa frettolositá nel concludere, ma ci sono momenti di sintesi brillante come il riferimento all’esuberanza di peli di uno dei poliziotti. 🙂
    Aspetto di vedere un grande finale (grande ma semplice) che ci illumini anche sulla scelta del titolo. Come sempre, a prestissimo!

  • Nero… metropolitano. In questo racconto (tanto per allacciarmi al mio primo commento) la città non si limita a fare da sfondo alla storia ma ne è parte integrante, così come il crimine che viene consumato in un cimitero… più nero di così 😉
    Quanto al capitolo, mi è sembrato meno poetico dei precedenti come se tu avessi voluto privilegiare la trama a discapito dello stile; avendo ancora a disposizione un capitolo, mi chiedo come mai tu abbia optato per questa scelta… a meno che hai in mente un finale con sorpresa?
    Bravo, come sempre.

  • “con un gessato marrone che puzzava di vagone fumatori e ciuffi di peli che gli spuntavano dal naso e dalle orecchie come se Dio gli avesse riempito la testa di concime naturale”

    solo questo vale il prezzo del biglietto 😉

    E comunque alla faccia che sia finita in modo banale!
    Comunque, un prigioniero ammanettato e che riesce a sfilare un’arma a un poliziotto dev’essere molto abile…o sprovveduto il poliziotto 😉
    Al gran finale, allora, buona giornata.

    • Grazie mille Danio. Ma il merito non è solo mio: molte delle cose che scrivo, come quella che citi, sono il frutto di rielaborazioni di espressioni dialettali sentite in strada… Sono un gran chiacchierone, ma mi piace anche molto ascoltare gli altri parlare, magari litigare o prendersi in giro… I napoletani sono un popolo pittoresco e ho la fortuna di avere tra i miei amici dei notevolissimi esponenti di napoletanita estrema.
      Sono le mie muse e sanno di esserlo. Ogni tanto quando si rendono conto di averne sparata una bella mi fanno: ‘oh chesta l’he mettere dinto ‘o libro!’ E io ogni tanto li accontento.

  • Leggerò dopo i commenti degli altri, voglio scrivere solo le mie impressioni. L’impressione è che questo capitolo sia molto più ‘spontaneo’degli altri, meno ultra-ragionato. Mi piace soprattutto ciò che racconta. È troppo scomodare La banalità del male? È il titolo che mi è venuto in mente, semplicemente per sottolineare quanto la vita reale, e i delitti reali, siano a volte molto diversi da come ce li aspettiamo. Molto più lineari. Certo, perché no? Questo aspetto mi intriga sempre, da molto prima che Guglielmo del Nome della Rosa sprecasse un intero romanzo in elucubrazioni in fin dei conti sbagliate. Paragoni impropri e confusi, ma è ciò che mi viene in mente a quest’ora.
    È piacevole leggerti e solo sensazioni posso descriverti. Però questa volta non lo farò, non ti dirò cosa mi ha convinto meno, perché mi rendo conto che è veramente solo una questione di personalissimi gusti personali.
    Ciao a presto
    La scelta: rosa? Magari con la figlia del tizio? No grazie. Giallo? Mi va benissimo questa soluzione. Scelgo nero.

  • Anche questo nel complesso è un ottimo episodio, ma…
    Stranamente stavolta il dialetto napoletano è meno curato, più approssimativo (nun ce steva, no nun ce stava).
    Calitri che invita un borghese qualunque ad assistere all’interrogatorio di Aiello è poco credibile.
    Anche la coincidenza della presenza di Karim e di Aiello nello stesso corridoio allo stesso momento e il fatto che Karim si possa divincolare e disarmare un poliziotto e centrare in piena fronte Aiello, nonostante avesse un attimo prima la visuale appannata, è incredibile.
    Ma forse ci hai voluto dire, in un attacco di masochismo, che a Napoli in Questura c’è ancora il retaggio dell’esercito di Francischiello e allora tutto torna: i vice questori affittano i posti per assistere alle confessioni, i corridoi sono più trafficati di via Marina e gli agenti vanno in giro con la pistola carica ‘int ‘a sacchetta. Jamme ja’.
    Apprezzo molto che tu abbia chiuso il caso al nono capitolo per lasciare al lettore il dubbio che la soluzione facile facile fosse solo, per qualche motivo, di comodo. E la verità non la sapremo mai, rimarrà un ‘giallo’…

    • Ciao Napo. ‘Stava’ certo non ‘steva’ e pensare che è proprio per evitare i tuoi cazziatoni che ho cominciato a studiare un po’ il napoletano scritto… Imperdonabile. Quanto alla questione della credibilità: sicuro che siano sempre tutti così professionali in Questura? (quesito che ahinoi vale anche per tutti gli ospedali, gli uffici pubblici, i tribunali, etc. etc. etc. ‘italiani’ e non specificamente ‘napoletani’).
      Karim e Aiello nello stesso luogo allo stesso momento è certamente una coincidenza, ma più per circostanze di ‘tempo’ che di ‘luogo’ (in fondo la polizia cercava Karim ed è normale che la volante lo accompagni in commissariato). Secondo me ci sta.
      Un’ultima cosa: chi lo ha detto che ho chiuso il capitolo al nono? 😉
      Grazie ancora per il tempo e la pazienza che dedichi alla lettura dei miei racconti.
      E grazie ancora di più per i ‘cazziatoni’!!! 🙂 😉

  • Finale giallo, magari sospeso. Sarebbe una chicca da maestro. Prova 😉
    Episodio degno di un nove pieno. Scritto egregiamente, senza giochi di parole e immagini difficili da interpretare e allo stesso tempo pieno di concetto e azione, come piace a me. Complimentissimi. Il tuo miglior episodio.
    Non sono delusa dalla soluzione reo confesso facile in poco e senza manco un caffè oltre il semiriflettente, anzi la trovo buona. Una buona soluzione. Sei stato bravissimo a raccontarci il punto di vista del protagonista in un giallo semplice, non da risolvere, ma nella soluzione: lui li trova insieme e la uccide. Ora poi l’altro si vendica e uccide lui. Bene. Basta con i gialli incredibilmente difficili che spesso ci propinano che nemmeno un campione di sudocu… Quello che conta è il modo in cui ci hai raccontato questa storia, non tanto la soluzione del caso. Anche se… lasciami dire, un poliziotto non si può disarmare. Non guardare quello che ci fanno credere in tv o nei film, la fondina è chiusa e oggi allacciata. Per sfilargli la pistola avrebbe dovuto prima picchiarlo e poi fare un po’ di manovre, ahahahaha, dai scherzo, va bene così 😉
    Giallo sospeso, dammi retta… per il decimo. Baciiii

  • Prima che mi scoprisse…
    Bel dialogo … spontaneo, napoletano direi 😉
    Riguardo all’indagine, per dirti cosa ne penso della tue scelte narrative, aspetto che si sciolgano i nodi. Un po’ di episodi fa ho deciso che avrei smesso di saltare alle conclusioni, più o meno dopo un lungo dibattito in cui mi sono incastrata proprio qui sulla tua pagina.
    Baci

    • Verace, diremmo noi.
      Per quanto riguarda la tua decisione di non saltare alle conclusioni la rispetto, pur non condividendola. Il tuo punto di vista mi interessa moltissimo. Dico sul serio. Per me puoi saltare alle conclusioni, sparare sentenze, criticare, emettere giudizi che se tutti gli altri lettori dovessero improvvisamente sparire io continuerei a scrivere soltanto per te (oh, è quasi una dichiarazione d’amore, te ne rendi conto?) 😉

      • Tu esageri…. 😉
        comunque… una cosa te la dico, già che sono qui, adesso.
        Segui questo passo dell’episodio:
        ” … Ma che ci faceva con l’anello di nozze della vittima? E’ stata lei a darglielo? O lui glielo ha preso dopo averla uccisa? E l’anello del marito sulla scena del crimine? L’ha perso lui mentre la uccideva o c’è qualcuno che vuole farci credere che sia così, magari per depistare le indagini e allontanare da sé i sospetti? O magari l’hanno uccisa insieme e sempre insieme hanno nascosto il corpo. E non dimentichiamo la questione della chiave della Cappella. Don Peppe dice di essere il solo che ne aveva una copia e questa cosa rischia di scagionare marito e amante … ”
        Ecco: questa è una storia.
        Ma tu l’hai resa come una lista. Non puoi porla come dialogo, come personaggio che intavola domande su cui interrogarsi tutti per trovare la soluzione all’enigma. Messa in battuta suona didascalico, è privo di pahos, non è interattivo, non è catalizzatore, non crea empatia. E’ la lista della spesa. Non pensare che per un dialogo sia ammissibile e che su The Incipit non c’è abbastanza spazio, perchè non è vero. La verità è che il tuo plot è qui, in queste domande, e che se devi scrivere un racconto breve di dieci episodi per 5000 battute ognuno, devi rielaborare il plot. Prendi le scene e le sposti, le tagli, le rimonti e ci mostri QUESTA storia. Come? Ogni episodio risponde a una delle domande sopracitate. In che modo? Con scene mostrate. Ma la lista della spesa, anche no. E le similitudini infinite a cui ti appelli, poetiche sì, ma anche basta. Occupano battute che potresti utilizzare per mostrarci indizi senza doverli elencare poi per mancanza di spazio. Perchè un giallo deve portare IL LETTORE a VEDERE queste domande, non ci deve portare L’ISPETTORE e – tra l’altro – a elencarle, invece che a vederle. (vederle: scene mostrate, non spiegate)
        Il sito non è inclemente, siamo noi che non facciamo la scaletta necessaria fin dall’inizio. 😉
        Ecco, adesso ho parlato, e ora credo che tu preferisca “tutti gli altri lettori” a me. ahahahahahahaha

        • Comincio a pensare che tu non sia reale, ma una specie di proiezione critica del mio subconscio… Dai voce a consapevolezze celate, nascoste sotto strali di ingiustificata autostima. Hai ragione: è un dialogo pretestuoso, che serve a colmare i troppi vuoti lasciati nel corso della storia. Un modo per recuperare tempo e spazio speso a cercare un modo bello per descrivere cose futili… Grazie Ale… Infinitamente grazie… E’ di questo che ho bisogno. Il primo passa per risolvere un problema è riconoscerlo come tale e tu non solo me lo hai mostrato per com’è ma mi hai dato anche la cura… No, continuo a preferire te agli altri (anche se questo adesso rischia di farmi perdere lettori, ah, ah)… 😉

  • Prima ca me sgamava. Mi sembra davvero un atteggiamento tipico da don Peppe.
    Credo che il più affascinante dei tuoi racconti sia questo insieme di atmosfera, linguaggio, immagini, personaggi poetici e vividi che prendono il sopravvento su un intreccio giallo tutto sommato classico e banale ( nel senso buono: lui, lei, l’altro.).
    Sfizioso comme ‘nu babbà. (perdona il mio squallido scimmiottamento del napoletano, ci provo!)

  • Prima che mi scoprisse…
    Molto suggestivo l’ingresso di Sasa’ nell’ufficio del vice Questore con metafore originali; i dialoghi in dialetto hanno dato più credibilità al personaggio di Don Peppe e la chiusa del capitolo con quella frase lasciata in sospeso carica il giallo di suspense e mistero. Bravo, ma questo lo sapevi già.

  • Che coraggio chiudersi nella cappella! Io sarei morta di paura, altro che amore! Qualcosa sta saltando fuori, Don Peppe sa qualcosa….ce lo dirà? Chissà. Per ora na botta ‘ncapa! Bravissima mi è piaciuto tanto leggere questo episodio, scritto benissimo come sempre, porta avanti la trama tenendo vivo l’interesse del lettore e senza correre troppo. Al prossimo!

  • Prima che mi scoprisse.
    E dunque don Peppe è un – come dite lì da voi? – dalle mie parti sarebbe un boccomero.
    Zozzone!
    L’episodio è bello, la magia del precedente rimane una vetta molto alta, ma la storia deve progredire e qualche volta lo si fa facendo parlare bonari zozzoni. 🙂
    Segnalo un quando… quando… quando in rapida successione all’inizio. Così, perché mi sono accorta del ripetersi frequente della parola e mi sono chiesta se lo si potesse evitare.
    Ciao ciao

  • l’episodio scorre bene, non c’è che dire…
    Solo un particolare: mi sono chiesta come mai Calitri si è fatto tutte quelle domande a raffica in presenza del ragazzo. Mi sembrava più logico che lo chiedesse a se stesso e non ad alta voce oppure, ne discutesse con qualche suo collaboratore diretto.
    ciaooo e a presto

  • ‘Na botta ‘ncapa a Don Peppe, che però non vuol dire che Don Peppe non abbia una sua verità da raccontarci, magari solo frutto del suo intuito.
    Efficace come sempre, anche se all’avvicinarsi dell’epilogo le esigenze della trama ti costringono a un susseguirsi di eventi descritti in un stile più tecnico, meno suggestivo di quello a cui ci hai abituato. Bravissimo comunque.

  • Sorprese, sempre.

    Cerco di non leggere i commenti degli altri prima di commentare a mia volta.
    Mi è caduto l’occhio sulla risposta in cui spieghi che su questo cap. hai lavorato meno che sugli altri. Il cap. è bello, o almeno mi è piaciuto. Penso che risulti più immediato di altri, meno appesantito da immagini e metafore. Ci sono anche qui, ma folgoranti, due parole, tra tutte gli edifici orbi. Forse hai l’impressione di esserti impegnato meno solo perché ti è riuscito bene fa subito 😀
    Ciao ciao

    • Sì, forse sì.
      Non so tu, ma io sono uno di quelli che legge, corregge, rilegge fino allo sfinimento… Raramente sono soddisfatto di quello che pubblico, semplicemente scelgo di accontentarmi (diversamente non pubblicherei mai niente). Ciao Mone…

  • Conferme. Ci avviciniamo alla fine, è ora di avere qualche risposta. Complimenti per le immagini suggestive, hai descritto in modo talmente efficace da darmi l’impressione di vedere tutto davanti ai miei occhi come in un film. Non vedo l’ora di leggere gli ultimi tre! 🙂

  • Uau. I siti di archeologia industriale, come li chiami tu, li conosco e ne ricordo a bizzeffe. E’ un’ambientazione perfetta per questo faccia a faccia un po’ ambiguo con Karim. Ma non mi far distrarre dal personaggio da cui bisogna avere notizie con questo nuovo falso-antagonista. Oppure hai cambiato idea? Sono curiosissimo!

      • Perciò ti do un consiglio. La mente creativa per questo tipo di piattaforma è un’arma a doppio taglio, perché costringe a cesure, correzioni, cambi repentini che il flusso della nostra coscienza non sempre riesce a gestire. L’idea migliore è quella di disegnare un diagramma o di sedersi un momento a pensare come continuare la storia invece di improvvisare. Si tratta di un lavoro addizionale, ma che se riesci a mandare avanti ti farà diventare uno dei più letti su questa piattaforma, te lo dico sinceramente.

    • Ciao Gabriele. Il modo di parlare di Karim forse è da ripensare. Il problema è che Karim è un magrebino ubriaco che vive in Italia da almeno dieci anni… E come parla un magrebino ubriaco che vive in Italia da almeno dieci anni? Forse così, forse non così… Boh… Mi sa che mi sono complicato la vita da solo.

  • Ho votato “conferme”, pensando che l’anello d’oro trovato da Sasà potesse confermare qualche sospetto. Quando ti leggo, più che ad un racconto, mi sembra di trovarmi di fronte a dei versi poetici, parole che da sole riescono ad evocare veri e propri scenari: file ininterrotte di edifici orbi; il silenzio calò sul vicolo come un sipario; un sito di archeologia industriale, ecc. Non c’è niente che cambierei in questo capitolo, è magnifico così.

    • Regola numero 5 di J.R.R. Tolkien per ‘scrivere bene’: “parti dalla poesia per arrivare alla prosa”.
      E se lo dice lui… Sono felice che ti sia piaciuto così tanto da farti dire che non cambieresti niente. La verità è che è il capitolo su cui, fin’ora, ho lavorato meno e la cosa perciò mi sorprende moltissimo e mi dà molto da pensare. Grazie per il ‘magnifico’.

  • Mi piacciono le sorprese, quindi voto per loro! Bel capitolo complimenti, sia per le immagini e le metafore che usi, sia per il dialogo che tiene il lettore in tensione. Ovviamente mi è piaciuto molto anche il colpo di scena finale. Vedremo questo Karim che ruolo ha avuto nell’intera vicenda. A presto!

  • Domande, domande….
    Capitolo strano ma vivo, reale nella sua descrizione, mordace, infammatorio, sicuramente come dicono sotto napoletano, ma a mio modesto avviso leggermente deviato dalla struttura di un giallo. Un’eclettica macchia nel solito colore dell’omicidio. Ci sta? Per scrittura si, per coerenza non proprio ( a mio avviso ovviamente).Le tue capacità indubbie, ti hanno portato a non strafare, infondo alla fine scappa, non si fida …quindi bravo bella esperienza.

    • Grazie Mrs. Riso per l’appunto.
      La questione che sollevi è un argomento che conto di riconsiderare in un’eventuale revisione ‘generale’ del racconto.
      E’ vero che il giallo ha una sua struttura consolidata che va più o meno rispettata, ma credo anche che qualche sfumatura possa rendere più interessante il decorso che per ‘esperti lettori del genere’ potrebbe, altrimenti, apparire scontato.
      Grazie ancora.

  • Sorprese, piacciono a tutti… forse a quasi tutti, visto che è l’ultima opzione votata 🙂
    Il capitolo mi è piaciuto molto. Cosa posso dirti? Che ho visto i contorni delle pagine sfumare? Che ho visto i caratteri andare a incastrarsi insieme formando pareti scrostate, ciminiere spente, finestre cieche? È vero, complimenti. A livello puramente di gusti personali, noto qualche oscillazione nell’italiano sperimentale del maghrebino, laddove, pur non sapendo coniugare i verbi e omettendo articoli, sfodera una frase intera come ‘trasportarti… attraverso…’. Ma più che altro può essere un argomento di riflessione.

    E ora, per mostrarti quanto io possa essere egocentrico, ti racconto un ragionamento che ho fatto: leggo del ‘tesoro’ sotto la suola, penso è bellino, tra l’altro mi ricorda vagamente la storia dell’heian attaccato alla scarpa di Tanita. Allora penso: certo, è improbabile, ma che figura ci faccio se nom colgo un ammiccamento di questo tipo? E poi: e che figura ci faccio se invece, semplicemente, è l’immagine più naturale che gli è venuta in mente? Be’, ci faccio la figura dello scemo! Dello scemo egocentrico. Ma devo togliermi il dubbio: sono uno scemo egocentrico?

    Ciao a presto

    • Ciao Jaw. Faccenda complicata quella dell’italiano del maghrebino, certamente da rivedere con più calma. Il problema era rendere credibile il suo modo di parlare tenendo bene a mente che:
      A – è un magherbino
      B – è in italia da almeno dieci anni
      C – è a Napoli da almeno altrettanti
      D – è ubriaco
      In effetti temo di essermi complicato la vita da solo.
      Quanto alla questione dell’anello, ti dirò, il titolo del capitolo Deja-vu, doveva in realtà rimandare il lettore ai capitoli iniziali del racconto e al ritrovamento dell’altro anello. Ma questo non vuol dire affatto che tu sia uno scemo egocentrico.
      In realtà io credo che in qualche modo tutto ciò che viviamo/leggiamo/osserviamo ci dia spunto e materiale sul quale lavorare. Diversamente dal Drago di Sabbia, questa volta il riferimento non era ‘voluto’ ma non posso escludere che l’immagine letta nel tuo racconto mi abbia in qualche maniera condizionato.
      Grazie ancora per la lunga sequela di complimenti, apprezzatissimi proprio perché non ne sei particolarmente prodigo.

  • Lo sapevo che lo avresti fatto: avresti comunque inserito le tre opzioni in questo capitolo ed era giusto dare maggior risalto a quella più poetica, più spiazzante, più “napoletana”, ovvero all’uomo che non può trattenersi dal cantare una seconda strofa. Eppure, anche avendo vinto la scommessa con me stesso, sei riuscito a stupirmi perché l’uomo è un maghrebino! un maghrebino? un anello d’oro? un altro?Chissà dove vuoi portarci…
    Ho solo domande da pormi (si è capito, vero?)
    Bellissimo anche questo capitolo. Complimenti.

  • Ho votato conferme.
    Quando un pezzo è scritto bene, davvero bene, non si può fare altro che leggerlo e rileggerlo perché è bello.
    Ho letto e riletto. Sulla base di quanto ho visto, posso sciogliere la riserva sul capitolo precedente e dire che è il giusto preludio a questo piccolo capolavoro.
    Complimenti.
    Siccome è così tanto ben scritto, rileggendolo ho maturato un’osservazione. Se proprio vogliamo portarlo alla perfezione, io sostituire l’aggettivo “vinoso” con “avvinazzato”. Lo so che è un po’ più forte, ma è anche per quello che l’avrei usato.
    Mi è piaciuta molto anche la citazione manzoniana.
    Bravo!

    • Ciao Tom. Onestamente sull’avvinazzato mi rimane qualche dubbio. Per quanto concerne la citazione manzoniana visto che sei stato il solo a coglierla (o almeno il solo che me lo abbia detto) ne approfitto per chiederti se pensi che sia giusta così o se sarebbe stato meglio marcarla ancora di più e scrivere piuttosto che ‘ininterrotte’ ‘non interrotte’. Lo so a qualcuno potrebbe sembrare un dettaglio da niente ma sono i dettagli a tenermi sveglio la notte. Grazie per la lettura e i complimenti.

  • Cacchio…Karim ha fatto paura anche a me, nonostante viva a seicento chilometri da Napoli!
    Adesso sono curioso di sapere di quel anello, e infatti ho scelto e votate per: domande.
    Ci saranno risposte?
    Ottimo, Lou, per essere stato sballottato tra mille eventi, sei tornato alla grande, bravo davvero 😉

  • La prima cosa che mi ha colpita è stato quel “giallo napoletano” chiuso tra parentesi, come a voler avvertire il lettore che questo non è un giallo tradizionale e la sua peculiarità sta nel fatto che è ambientato a Napoli. Una sensazione che ha trovato conferma in diversi punti del tuo racconto, ma soprattutto in una delle opzioni di questo capitolo: L’uomo canta un’altra strofa, che è quella che ho votato. E sai perché? Perché è Napoli la protagonista di questa storia o, meglio, i napoletani e il loro essere veraci, il dare un nomignolo a tutti quelli che si conoscono, Sasà ad esempio ( a proposito, la metafora della prova microfono è davvero una chicca) come lo chiama la mamma e chiunque lo incontri. Un giallo insolito, colorato dalla ironica “teatralità” dei suoi protagonisti, bravissimo Lou. Ti seguo per puro atto egoistico: da autori come te, ho solo da imparare.

  • Mi scuso con tutti per non aver ancora risposto ai commenti ma nell’ultima settimana il destino si è divertito a mettere in rapida sequenza una serie di eventi che hanno prosciugato la mia personale riserva di tempo. Dolore, paura, ansia, ma anche gioia e una piccola soddisfazione personale si sono dati la staffetta in una corsa sfrenata, concentrata in un periodo incredibilmente breve… Un lutto, una nascita, una diagnosi, un premio… E in mezzo io, sballottato tra i flutti come il messaggio di un naufrago in una bottiglia. Ma da domani riprendo a scrivere. È il modo migliore per ricominciare… Vi chiedo solo un po’ di tempo… e di pazienza.

  • Beh, no. Sarebbe un bel colpo di scena che l’uomo riprendesse la strofa da dove Sasà l’ha interrotta, ma non è plausibile. E’ appena uscito da un funerale, la donna che amava ( secondo me è l’amante) è lì nella bara e lui fugge per diverse ragioni da lì e poi non si mette certo a cantare in mezzo alla strada. Piuttosto immagino che la situazione lo abbia atterrito. Che si chieda come sia possibile che il suo inseguitore armato di armonica a bocca conosca quella canzone, che gliela canticchi persino! Io scapperei, vinto dallo sgomento, scapperei. E così ho votato.
    Hai commesso lo stesso errore dell’altro episodio, le troppe similitudini… la folta folla in chiesa è: un blob, un patchwork o un’onda anomala? Tutte e tre è troppo 😉
    Però hai vinto con la scena dell’inseguimento e dell’idea improvvisa che si affaccia nella mente di Sasà che prende e suona e poi canta all’ignoto apripista, così come lo hai definito, conferendo alla tua bravura un punteggio davvero altissimo, stavolta. Una scena geniale vale più di mille pagine coerenti e ben scritte.

    • Ciao Alessandra,
      Scusa se rispondo al tuo commento, non l’ho mai fatto. Scusa anche tu Lou.
      Premesso che ho apprezzato il capitolo e anche la scena dell’armonica, non riesco bene a capire quale sarebbe il valore aggiunto dell’azione descritta da Lou. È un’idea improvvisa, per definizione e per ammissione della voce narrante incoerente e illogica. Potrei pensare, non che lo faccia, che sia più comodo, con 5000 caratteri, proporre un’azione che ti preme che avvenga senza giustificarla piuttosto che stare lì a spiegare i ragionamenti che ci sono dietro. Io penso che, più che segno di genialità, sia una scena scritta bene che può semplicemente piacere o meno. A me piace. Anche a te, mi pare.
      Ciao ciao e scusate entrambi.

      • Monate, che la voce narrante dica che l’azione è incoerente e illogica è normale. La voce narrante – che non è una voce narrante – è il pensiero del personaggio in scena, trovandoci in una narrazione in prima persona, ovvero del protagonista. E, per definizione, un uomo biasima sempre le mosse che fa, è sempre incerto, si sente sempre inadeguato. Ma il pubblico vede in quel gesto repentino e apparentemente assurdo una mossa geniale. Perchè? perchè il lettore conosce tutti i tasselli della storia raccontata finora. Sa che la canzone è stata scritta per l’amante della vittima, sa che Sasà corre dietro a quell’uomo sapendo di non essere un buon inseguitore, che presto verrà notato, che rischia di perderlo e allora, tra tutto quello che il lettore può aspettarsi, la mossa dell’armonica è l’unica cosa che arriva inattesa, che dà spessore all’azione, dà senso all’inseguimento, è una mossa che dice: credo che tu sia l’amante e se adesso io suono e tu ti fermi ne ho conferma. Infatti quello si ferma. Un altro avebbe sentito una musica alle spalle ma avrebbe proseguito se quella musica non avesse avuto senso per lui. In altre parole è geniale il modo in cui il protagonista scopre due cose insieme con una mossa inaspettata: chi è quell’uomo e per chi è quel brano. Tutto in una corsa.
        Ci sono scrittori che per scoprire questi due elementi avrebbero dato fondo all’inchiostro per pagine di panegirici, credimi.

        • Premetto che Monate all’esordio è bellissimo. 😀
          Poi: mi piacerebbe trovare non dico tutti, ma almeno una maggioranza di esseri umani che biasima le proprie azioni, che è incerto di ciò che sceglie. Sarebbe certamente un mondo migliore e con meno estremismi. Io sono circondata da gente certissima di quello che fa. O almeno così dice e non pretendo di conoscere abbastanza l’animo umano per concludere che mentono tutti. Il pubblico non vede una mossa geniale, almeno non tutto il pubblico; te lo posso garantire, perché io faccio parte del pubblico e non ci vedo una mossa geniale. Una bella idea dell’autore, macchiata, per i miei gusti, dal fatto che è una mossa del tutto improbabile, che non mi aspetto logicamente. Perché deve credere che sia l’amante? Io preferisco due parole che mi facciano seguire un filo logico.
          *Io preferisco*.
          Non esiste giusto o sbagliato: io lettrice preferisco così e difficilmente chiunque può farmi cambiare i miei gusti. Infine l’ultimo punto: non fatico affatto a credere che ciò che scrivi sia vero, anche perché tutto sommato qualcosa l’ho letta anch’io. E allora rilancio: credimi quando ti dico che più di qualche lettore preferisce quei panegirici.
          Tutta ‘sta pappardella per dirti che rimango fermamente convinta che sia semplicemente una questione di gusti.
          A me piace. Punto. Faccio prima.

          • Mah, Moneta, stasera ti sento polemica 😉
            nessun uomo si pone domande o si sente inadeguato, nel tuo mondo? conosci solo persone sicure di sé? tu stessa non cambi idea… ummm… non lo so, io sento che la saggezza risiede sempre nell’iniziale incertezza e che l’assoluta convinzione è spesso foriera di errori. Un certo Amleto un giorno si mise davanti a un teschio e dichiarò:
            “To be, or not to be, that is the question: whether ‘tis nobler in the mind to suffer. The slings and arrows of outrageous fortune,or to take arms against a sea of troubles, and by opposing end them?”
            questo per dire che è sui dubbi che si creano le certezze…

            ( scusa Lou, me ne vado definitivamente dal tuo spazio, giuro!!! ahahahah)

            • Uhm, Alessandra, ti sento polemica, stasera.
              Rispondo alla tua prima domanda: sì, molti uomini e donne che conosco si pongono domande, ma la maggior parte vuole solo certezze. Mai detto niente di diverso. Io cambio idea continuamente, infatti, come già scritto, mi piacerebbe avere intorno più gente che mi somiglia. Mai detto il contrario. Sono d’accordo con te sugli errori generati dalle convinzioni assolute, pensavo si fosse capito da ciò che ho scritto.
              Un certo Geppo un giorno si sedette in riva al fiume e proclamò:
              Carpe diem, trote gnam!
              Cosa volesse dire non l’ho mai capito bene, ma io il latinorum l’ho studiato poco.
              E comunque, eh eh, mi hai convinto… ehm, sì, è geniale, non me n’ero accorta 😉
              (Scusa soprattutto me, Lou. Me ne vado per non tornare mai più. No, magari torno al prossimo capitolo. Ma voglio un invito! No, vabbè dai, torno anche senza)
              Bonanotte

    • Ciao Ale, non entro nel merito della contesa tra te e moneta anche perché, da oggetto del contendere, mi sembrerebbe poco opportuno. Resto invece nel solco del tuo commento iniziale.
      Sull’errore hai straragione: imperdonabile anche perché reiterato. Sono felicissimo che la scena dell’inseguimento ti abbia convinto. Per me è motivo di grande soddisfazione sapere che apprezzi quello che scrivo. Grazie davvero.

  • Ao’, sono finita due volte in moderazione, e dire che nel commento non sembra esserci neppure una parolaccia. Provo con questo, magari passa.
    Canta la strofa.
    Per la versione lunga dovrai aspettare che qualcuno sblocchi il commento incriminato
    😉
    Ciao ciao

  • Io preferirei che l’uomo si voltasse e colpisse Sasà cantando l’altra strofa, successivamente scappando. Ma mi accontento del canto.
    Ciao Lou.
    Potrei mai dirti, io, la squilibrata del gatto strano, che esageri con metafore e allegorie? Assolutamente no. Anche se in effetti, rispetto all’incipit, sembrano prendere possesso del tuo racconto capitolo dopo capitolo.
    Odio ripetermi, ma qualche volta è giusto farlo: mi piace come scrivi e mi piace il capitolo.
    Siccome voglio per forza essere originale ti dico il dettaglio che, in mezzo a una lettura piacevolissima, ha acceso le mie sinapsi:

    In fondo avevo visto Lucia una sola volta in tutta la mia vita e l’idea che sarebbe bastato un momento di sconforto per convincerla ad aprirsi con me come con un vecchio amico, in quell’istante, mi parve più assurda che mai.

    Vedo dietro questa considerazione un intero ragionamento, ti immagino porti delle domande, dei dubbi, ricercare la coerenza nel racconto. Concludere che forse è meglio far capire che lo sai anche tu: non siamo nell’universo parallelo di Hollywood, nel tuo racconto accadono cose che possono accadere. Per quanto improbabili, sono comunque consequenziali, rispettano il contesto.
    È uno sforzo che apprezzo moltissimo: chi scrive costruisce un’intero mondo di cui ci fa conoscere solo alcune vicende.
    Ciao ciao

    • Tutto giusto. Come dicevo poc’anzi, in risposta ora non ricordo nemmeno a chi, per me è fondamentale che il lettore creda in ciò che sto raccontando. Se si nota lo sforzo è un problema perché non dovrebbe ( è un po’ come per gli artisti circensi: il segreto per la riuscita di un numero in parte sta nel far in modo che il pubblico non si accorga di tutta la fatica che c’è dietro).
      Nella scrittura è più o meno la stessa cosa: io capisco di essere davanti a un buon libro quando la storia mi prende così tanto che smetto di pensare all’atto di leggere, dimentico di avere il libro tra le mani, quando le pagine e le lettere svaniscono, come per magia… Grazie del commento e dei complimenti Moneta sono sempre molto puntuali e stimolanti. Millemila volte meglio dei bene, bravo di tanti, troppi lettori…

  • Ciao,stavolta no so dire se mi piace o no. Alcune cose mi sembrano esagerate,come ad esempio ” un blob multicefalo”, oppure ” gigantesca lingua cancerosa “, che tra l’altro non so quanto possa saettare una lingua così malata. Poi mi sembra troppo casuale il cominciare a seguire una persona solo per un idea che possa essere sospetto, e solo per quello, specialmente durante un funerale.
    Voto che canta un’altra strofa, non capisco perchè debba scappare sentendo uno che suona e che canta, e neanche perchè debba colpirlo.
    Un saluto,e data l’ora, buona notte

  • Canta un’altra strofa.
    Ciao Lou.
    Mi è piaciuto il capitolo, ma mi chiedo una cosa: ho l’impressione che, un capitolo dopo l’altro, tu dia sempre più spazio a metafore e allegorie divertenti. Premetto che a me piace, anche molto. Ciò che mi trova perplesso è che mi pare che ne risenta l’omogeneità dello stile e inoltre mi porta a chiedermi se nel prossimo ci sarà un salto ulteriore verso l’allegoria. Per quanto vale il mio parere, sei un ottimo narratore.

    Ciao a presto

    • Grazie per l’ottimo narratore, ma mi accontenterei già di essere considerato un ‘buon’ narratore. Quanto al resto se è alla prima parte dell’episodio che ti riferisci hai sicuramente ragione: va riconsiderata, spogliandola di qualche immagine (ce ne sono troppe come mi ha fatto giustamente notare anche qualche altro lettore). Grazie davvero per non avermi risparmiato le critiche. A questo punto spero non sia necessario dirti che lo apprezzo moltissimo.

  • Ero tentata dall’opzione romantica del canta un’altra strofa, ma mi è sembrato più probabile il cazzotto.
    Ancora molto carino l’episodio, ma non ho capito l’abuso di metafore sulla folla che gremiva la chiesa, in apertura di episodio. Di solito le tue metafore e similitudini sono solo dei brevi sprazzi di colore, qua c’è un susseguirsi di almeno tre immagini diverse, non so l’ho trovato un po’ barocco. Ma è solo una questione di gusti, immagino.
    Ciao

      • Allora, visto che me lo chiedi, dall’alto del mio insindacabile buongusto 😉 ti dirò che io apprezzo particolarmente l’onda anomala che si muove come lingua cancerosa, ma trovo molto bella anche il patcwork screziato di sfumature e tessuti. Forse avrei fuso quelle due, un’onda anomala che si muove in mille sfumature e come una lingua cancerosa scaglia i suoi guizzi maligni (scritta meglio che nel mio esempio, naturalmente). Per me il blob è già compreso nelle metafore successive.

        Non preoccuparti dei ritardi: per le tue pagine vale la pena aspettare. E buona fortuna e auguri per tutte le tue vicissitudini. Sei riuscito a dare forma e stile poetici persino ad un messaggio personale: cominci quasi a starmi antipatico! 😉
        Ciao

  • L’uomo canta un’altra strofa, sicuro.

    Lou: bravissimo, che altro dirti? La tua storia è intrigante e nello stesso tempo divertente.
    Una storia viva che ti trascina nell’azione senza fatica: ti ci ritrovi dentro e ti godi lo spettacolo.
    Bella questa trovata dell’armonica!
    Al prossimo episodio 🙂

  • L’uomo canta un’altra strofa.
    Inattesa svolta, che però mi ha un po’ lasciato esterrefatto. Non so ancora dire se sia una cosa positiva o meno, diciamo che aspetto il prossimo episodio per esprimermi. In ogni caso scritto benissimo. Bravo.

    • ‘Canta un’altra strofa’ ha raccolto un numero di voti inaspettatamente alto (forse l’opzione più votata in assoluto da quando scrivo su ti). Sono felice che l’immagine della chiesa ti sia arrivata. Spero di pubblicare il prossimo in tempi brevi. Grazie do esserci Danio.

    • Grazie Gabriele. Sono felice ti sia piaciuto. Diciamo che mi sono divertito a sovvertire le aspettative (almeno presunte) dei miei lettori (o comunque di molti di loro). Ti chiedo un po’ di pazienza, dovrei pubblicare il prossimo a breve.

  • Bello, scritto benissimo e per niente scontato. Mi hai risparmiato anche il temuto (da me) vis-à-vis tra Sasà e Lucia, poco verosimile in fondo alla navata, alla fine del funerale, tra due sconosciuti. Non ho nulla da aggiungere, se non i soliti complimenti che, per definizione, non aggiungono nulla.
    Mi voglio invece sfogare sulla scelta delle opzioni. Se i tuoi lettori avessero un minimo di percezione della napoletanità, se avessero percepito un briciolo della tua sensibilità e della tua fantasia, non voterebbero per quello scontato, asettico e universale “scappa”. L’uomo potrà anche fare perdere le sue tracce, ma è bello pensare che non resista alla tentazione di cantare un’altra strofa. Perché, per dirla con le parole di Libero Bovio nel testo della canzone “Surdate”: I’ so’ napulitano e, si nun canto, i’ moro”.
    Ma che volete capirne voi…

    • Non esagerare, Napo. Questa non è una commedia napoletana dove sarebbe assolutamente plausibile che l’attore finisse quella strofa magari montando in volata sul vagone di un treno… questo è un giallo. Napoletano o no, è un giallo. E se quello si mette a cantare diventa un giallo- OOPART

    • Non intervengo nella piccola polemica seguita al tuo commento per non inimicarmi preziose lettrici quali Maria e Alessandra 🙂 Fatta questa necessaria premessa ammetto che il capitolo ha fortemente risentito di quanto tu stesso avevi scritto nel commento al precedente episodio. Ho volutamente evitato il faccia a faccia tra Lucia e Sasa anche per dimostrarti che ‘non tutto è già scritto’ e che tengo conto delle scelte dei lettori (e anche di quanto scrivono nei loro commenti, a partire dai tuoi che per me sono preziosissimi). Anche la scelta delle opzioni è studiata in modo da dare ai lettori la possibilità di influenzare la storia in maniera più significativa. Farlo non mi è pesato, anzi mi ha divertito e credo anche che il racconto stesso ne abbia giovato. In effetti in molti hanno apprezzato questa svolta inattesa, con l’uscita di scena di Lucia e il pedinamento di un nuovo sospetto. Svolta che senza di te probabilmente non ci sarebbe stata. Perciò grazie ancora una volta Napo.

  • L’uomo scappa.
    E così in fondo alla navata in realtà il protagonista ha tradito le aspettative.
    Lucia è rimasta nell’angolo ed è entrato in scena un nuovo personaggio. Il blob multicefalo mi ha fatto ridere, rende bene l’idea, anche se questo pezzo mi lascia un po’ l’amaro in bocca, un pezzo di passaggio, per capire c’è da attendere.
    Bravo alla prossima.

    • Sì e stavolta mi sono proprio divertito.
      So che in molti si aspettavano il faccia a faccia tra Lucia e Sasa e mi sono divertito a tradire le aspettative dei lettori. Ti chiedo solo un po’ di pazienza, a breve dovrei pubblicare il prossimo.

  • Ho iniziato solo ora a leggere il racconto, complimenti! Racconto davvero ben scritto e storia interessante. Mi è piaciuta particolarmente l’introduzione di Calitri, tuttavia io sono di parte poiché mi sono sempre andati a genio i capitani di polizia nei racconti gialli. Un altra peculiarità del racconto, a mio parere, è la scelta del titolo il quale viene ‘spiegato’ solo a metà del racconto (sebbene venga ‘citato’ all’inizio del racconto in un’espressione di Don Peppe se non erro).
    Ad ogni modo ho votato “Ai piedi di una fossa”. Continuerò a seguire il racconto, complimenti ancora.

  • Voto in fondo alla navata, mi piaciono i gialli con sfondo clericale, chissà se la navata sarà utile.
    Di questo pezzo ho amato la scrittura e lo stile ci sono scene visivamente realistiche, come il quadro del presidente e il baule. Mi piace un po’ meno l’entrata in scena del protagonista, con le richieste delle polizia, avrei preferito che lui si offrisse sperando di parlare con Lucia e di aiutare don Peppe. Una sorta di Miss Marple al maschile che aiuta il prossimo, ma che la polizia un po’ osteggia.
    Ma è solo una mia idea, rimani ugualmente grande.
    Alla prossima

    • Ciao Miss Riso e grazie per l’immeritato ‘grande’. ‘O Sceriffo, in fondo, è solo un ragazzo e mi sono divertito a tirarlo un po’ per la giacchetta, mettendolo in una situazione difficile e costringendolo quasi a fare qualcosa che non solo trova sbagliata ma che non ha nessuna voglia di fare anche perché non si sente all’altezza. Ciao e alla prossima…

    • Ale ho letto il tuo commento e provero a risponderti nei prossimi giorni. Ti tengo per ultima per abitudine. Purtroppo in questi giorni ho avuto un po’ di problemi (qualcuno serio qualcuno meno) che non mi hanno lasciato molto tempo (e temo me ne lasceranno.sempre meno per.cui il racconto potrebbe subire degli stop un po’ più lunghi e me ne scuso sin da ora). Ciao.

  • Ciao,sono mancato per tre settimane, un impegno di lavoro. Esporre alla Fiera Homi a Milano. Piuttosto gravoso e che prende tutto il tempo. Adesso ricomincio, qualche giorno a leggere gli altri, poi vado avanti col mio.
    Mi piace molto, sia la storia che la tua scrittura, forse argomenteri di più le opzioni, proprio per darci la possibilità di un intervento.
    Voto ai piedi di una fossa.
    A presto

  • Ai piedi di una fossa.
    ‘“Abbiamo preso a sommarie’, strana frase, non mi meraviglierebbe se lavorassi davvero in ambiente giudiziario (o investigativo…).
    Il discorso che termina con ‘dotto’ perché ci dite…’ eccetera: non è chiarissimo chi pronuncia questa frase. Il baule è mostrato benissimo, personalmente avrei provato a spezzarne la descrizione in due periodi imframmezzati da un’azione (l’apertura, ad esempio). Il dialogo tra Sasà e Calitri mi è parso poco realistico, di fatto lo interroga con domande secche e l’altro gli risponde senza neanche invitarlo a cogliere una mezza chilata di fatti propri. Però forse questo ci sta, se lo alliscia per la richiesta successiva.
    Per il resto, che vuoi che ti dica? Bravo!
    Ciao a presto

    • Ciao Jaw. Non lavoro in ambiente investigativo. Grazie egli appunti. Sono davvero preziosissimi per.me. Non ti rispndo.subito nel.merito.perché. conto di riconsiderarli tutti in un secondo momento, a mente fredda, magari. Grazis.ancora.

    • In una piattaforma come theincipit è quasi inevitabile valicare la quarta… E poi metti in conto.che è un giallo, un genere nel quale.è indispensabile.coinvolgere il.lettore, farlo.entrare. nella storia, invitandolo.a cimentarsi.con le indagini, fare ipotesi, cogliere indizi e risolvere il.caso.prima della parola fine… Grazie ancora.moneta.

  • Mi sono fatto scappare un capitolo e quindi ne ho letti due.
    Nel quarto ho amato il Dottor Calitri che hai saputo tratteggiare dettagliatamente in poche righe. Il quinto è un perfetto capitolo di un giallo, non ho nulla da dire oltre che complimenti!
    Avrei votato la liscia copertina e ora voto la navata, ché i discorsi nella panca in fondo di una chiesa hanno quel qualcosa in più!
    A presto,

    • Ciao Bicchio. E grazie per i complimenti. Sono felice che Calitri ti piaccia. Lavoro molto sulle caratterizzazioni in effetti. Il quinto è un po’ diverso dagli altri. Non ho introdotto nuovi personaggi e mi sono concentrato sullo.sviluppo della trama.

  • In fondo alla navata.
    Il pezzo su Scalfaro è davvero notevole, bravissimo.
    Sull’indagine invece avrei qualche dubbio… indagato Don Peppe perchè unico possessore della chiave sì, posso capirlo, ma direi indiziato, non di più. La prima cosa da fare, se l’esame autoptico ha dichiarato che si è trattato di accoltellamento è cercare l’arma del delitto e prima ancora un movente. Considerando che apparentemente Don Peppe non ha movente, la custodia della chiave diventa una prova circonstanziale e per cui poco fondante in termini legali. Soprattutto quando l’alibi di chi un movente ce l’ha, ovvero Aiello, è debole. La figlia che testimonia in sua discolpa? um…. ; e trovo anche molto poco ortodosso chiedere a lui di provarci con Lucia per scoprire qualcosa, sappiamo entrambi che una testimonianza ottenuta così non è valida in tribunale. Ma detto ciò, bella l’idea di intitolare la canzone come la storia ( viceversa) e che questo testo contenga prova della possibile esistenza di un amante… bravo. ( che di certo non è Don Peppe!) ahahahah
    Ottima narrazione anche stavolta 😉

    • I tuoi dubbi sono anche quelli di Calitri (che definisce demente il P.M. incaricato delle.indagini).
      L’arma del delitto è un elemento indispensabile per inchiodare il.colpevole, ma devi.considerare che si tratta di un’arma comune (un coltello) e che sono passati dieci anni dal delitto.
      Quanto alla richiesta di Calitri è certamente poco ortodossa, ma dovevo trovare un modo per conferire a Sasa un ruolo più attivo (trattandosi di un giallo.scritto in prima non posso relegarlo a un ruolo eccessivamente marginale rispetto alle investigazioni).
      Detto questo grazie degli appunti. Sempre preziosissimi.

    • Hai perfettamente ragione: la leggibilità è fondamentale in un testo. Probabilmente in questo quinto è ancota più evidente per via sel botta e risposta tra Calitti e Sasa… Grazie Athelas e fammi sapere se ti è piaciuto Momo.

    • Gergale. Gli ufficiali di polizia giudiziaria (e Calitri lo.è) assumono sommarie informazioni utili alle.investigazioni dalla.persona nei cui confronti vengono.svolte le indagini. In pratica nel.nostro ordinamento gli ufficiali di polizia si limitano a chiedere all’indagato informazioni utili alle investigazioni ma non sottopongono questi a un vero e.proprio interrogatorio (attività questa deputata al pubblico ministero).

  • La classica scena del funerale luogo di emozione, incontri, passioni. Il modo più sensato per estorcere informazioni è un atto di galanteria all’uscita del cimitero, davanti al cancello.
    Mi sono piaciute molto due cose: una è il conflitto interiore del protagonista, che pur essendo “sceriffo” si scioglie davanti ad una bella sconosciuta; l’altra è il paragone fra le gocce d’acqua in discesa e la corsa. Insieme all’immagine di Oscar Luigi Scalfaro fra le fronde mi è parsa una metafora chiarissima del fatto che il tempo stringe.
    Ancora bravissimo, ti seguo!

  • Bravissimo, sei un vero professionista dello scrivere.
    Mi sa che il racconto lo hai già scritto tutto. Non voglio una risposta,
    A ripensarci, le opzioni che ci offri non cambiano il plot. Non è un’accusa che ti sto muovendo, anzi. Mi hai fatto venire voglia di scrivere un (eventuale) nuovo racconto di circa cinquantamila battute tutto di seguito e suddividerlo poi in dieci frammenti da pubblicare qui. Scrivere prima tutto il racconto di sicuro comporta una maggiore uniformità di stile, ma soprattutto non si finisce con l’essere influenzati dai giudizi dei lettori. Inoltre è sicuramente più facile trovare le tre maledette opzioni e poi editare il frammento per mettere in risalto l’opzione vincente (vince il quaderno? nel baule ci metto un quaderno? vince il baule? i fogli diventano sparsi).
    Quindi Lucia ce la dobbiamo sopportare per forza. E va bene, me ne farò una ragione. Ai piedi di una fossa no, perché mi sembra impegnativo per Sasà seguire il feretro fino al cimitero. Idem per il cancello arrugginito, che mi sa comunque di cimitero. Non vorrei che Sasà desse troppa importanza a Lucia, perciò meglio in fondo alla navata della chiesa, la trattiene il giusto necessario e va via. Don Peppe lo aspetta.

    • Ciao Napo. A questo punto sono fortemente combattuto tra il dare una risposta a una non domanda, non dare una risposta alla non domanda, dare una non risposta a una non domanda… Ma non sono Bicchio perciò mi arrangio come posso :), consapevole che siamo tra scrittori (o aspiranti tali) dunque tra abili bugiardi e che pertanto convincerti del fatto che stia dicendo il vero non sia affatto facile… Ma ci provo lo stesso: dunque non ho scritto tutta la storia, semplicemente.le.opzioni non sono di quelle che mi costringono a virate repentine o a capovolgimenti radicali rispetto alla storia che ho più o meno in mente. So che per qualcuno questa.cosa potrebbe significare giocare.sporco ma almeno per quanto mi riguarda trovo quasi impossibile fare diversamente, almeno nel.giallo, un genere dove è. necessario lavorare sull’intreccio sin dal primo capitolo. In ogni caso la tua idea non mi sembra affatto malvagia e, personalmente almeno, non ci trovo nulla di male. Grazie ancora per i complimenti.

  • Da napoletana non potevo non leggere. Una narrazione scorrevole, mi piacciono i toni ironici, soprattutto quelli della prima parte, del primo episodio. Quando poi trovo i dialoghi, andiamo molto d’accordo. Ti seguo.
    Per le virgolette: ho pubblicato per due editori ed entrambi mi hanno insegnato a usare i trattini o caporali per i dialoghi e le virgolette alte per i pensieri 😉 Ora sono abituata così.

    • Annalisa grazie per.essere passata. Sono felice che il racconto ti sia piaciuto (almeno.fino a questo.momento). Sull’uso delle virgolette mi rimane qualche dubbio (per la mia.esperienza.da lettore, non per altro). Comunque l’esperto in punteggiatura qui è il mio amico Tomthebullet. Potremmo chiedere a lui…

  • Ho recuperato i capitoli precedenti e votato per la guancia arrossata…sei davvero molto bravo, non sai quanto mi piacerebbe saper scrivere come te. E’ una storia molto avvincente e per niente banale, mi piace anche l’uso del dialetto, rende il tutto più realistico. Seguo la storia e aspetto il proseguimento!

  • Ho appena finito di leggere tutti e quattro i capitoli. Sei davvero bravissimo, mi sembra di leggere un romanzo scritto da uno scrittore professionista! Non vedo l’ora di scoprire cosa è successo, per il momento voto per il baule, i bauli creano sempre un’atmosfera misteriosa… 🙂

  • Ho votato per la ruvida superficie di un baule scrostato. Mi piacciono molto le opzioni che inserisci ogni volta, quei piccoli dettagli che catturano l’attenzione e incuriosiscono ancora di più. Episodio molto bello e ovviamente ben scritto. Il Dottor Calitri nasconde un animo romantico,interessante! Racconto sempre più bello!

  • Liscia copertina di quaderno.
    Lo Sceriffo sta mostrando una certa propensione al misticismo mondano (è un ossimoro? Forse).
    Bell’episodio, come tutti gli altri. Alcuni passaggi sono per i miei gusti un po’ pleonastici: l’estrema, ribadita ‘stanchezza’ dell’ispettore (è Bloch, ammettilo! Mentre l’altro In pettorina è Catarella), ma anche la visione mistica del protagonista, su cui avrei speso qualche parola in meno.
    Gusti 🙂
    Ciao a presto

    • Misticismo mondano dici? Ah, ah… Sì, estasi televisiva da sovraesposizione catodica… Comincio a pensare che se.dovesse capitare a Medjugorje gli apparirebbe Platinette tra le.nuvole… A parte la battutaccia, grazie ancora per l’onestà e la lettura critica. Quanto a Bloch (quello di Dylan Dog giusto?) non era a lui che pensavo ma ammetto che gli somiglia un po’ (anche se da ragazzo ti confesso che ero della parrocchia di Martin Mystere).

  • Baule scrostato.
    Episodio bellissimo e mostrato vividamente, veramente ben scritto. Il passaggio sugli occhi di lei, quel verde paludoso in cui si affoga, mi ha ricordato un passo di una poesia di Baudelaire… ” …Tutto ciò non vale il veleno che distillano
    i tuoi occhi verdi, laghi in cui si vede capovolta tremare l’anima… I miei sogni in folla vengono a dissetarsi a quegli abissi amari. …” ( Il Veleno)
    Invece questo passaggio:
    “Quando la sentì Don Peppe si voltò di scatto, come un pistolero in un duello western. Il suo volto assunse l’espressione di un indemoniato davanti a un crocifisso e, per un istante, temetti che il bastone puntato al petto del poliziotto avrebbe esploso un colpo come in un film di 007.” …
    contiene troppe immagini. Devi scegliere: siamo in un western, davanti a un esorcismo o nel film 007? Non puoi usarli tutti insieme in un solo passaggio/pensiero del personaggio, non è umano per lui e non è facile per noi che siamo invitati a immaginare tre cose diverse in tre secondi. 😉
    Sei davvero molto talentuoso, non ho dubbi.

    • Attendo il tuo commento sempre con grande ansia. Sapere che un pezzo per me difficilissimo ti abbia convinto al punto da spingerti a un paragone così prestigioso
      mi riempie di soddisfazione… Grazie davvero.
      Quanto alle immagini cinematografiche sparate a raffica hai ragione.
      E’ che a volte Sasà mi parte e non riesco a controllarlo…
      Ti confesso che l’ho letto e riletto quel pezzo e sono stato tentato di eliminarne qualcuna ma non riuscivo a decidermi quale e alla fine le ho lasciate tutte (e ho sbagliato!).
      Grazie di avermelo fatto notare.

  • Adesso si che hai reso chiaro il personaggio di Don Peppe. Il commissario con le guance a molosso invece mi possono ricordare solo un ispettore Manetta, ma ovviamente ti riferivi ad altro.
    Mi piace l’interludio romantico nel bel mezzo della zuffa e mi piace che siano stati introdotti questi sospettati. Ho in mente qualcosa, sul futuro della storia, ma te la dirò alla fine.
    Complimenti ancora!

    • Manetta? Il mitico vice di Basettoni? Noto con piacere che anche quando non esplicito i riferimenti molti.di voi vanno nelle direzioni in cui probabilmente andrebbe lo stesso Salsa (Jaw ha pensato a Bloch di Dylan Dog, tu a Manetta). E’ una cosa che fa piacere perché significa che la sua personalità e il suo modo.di pensare cominciano ad.essere.familiari ai lettori. O almeno a quelli più attenti. Grazie Gianluca. Per il finale io stesso non ce l’ho ben chiaro perciò…

  • Il baule scrostato ci sta con il dorso delle rane …. :-)!
    Bel capitolo, le descrizioni azzeccate e i termini di parogone puntuali. Stilisticamente il mio pezzo preferito, le scene si vedono, sono tridimensionali. Mi piace anche l’abbandono ((quasi totale.. :-)) a confronti televisivi o sociali che contestualizzano troppo in un periodo e scoraggiano chi non conosce gli esempi che fai.
    Bravo…spero di essermi spiegata…
    Alla prossima

    • Sì è bella… Anche se non dovrei essere io a dirlo! Però in passato mi hanno.rimproverato di tenere un profilo basso perciò stavolta tiro su il mento e mi batto orgoglioso il petto :)… Grazie per i complimenti Gabriele. Sono sempre apprezzatissimi.

  • Questo Don Peppe tutto d’un pezzo, fedele a se stesso, che non si lascia intimidire nemmeno dalle divise mi piace molto; e la scena del bastone che spara come un gadget alla 007 è deliziosa.
    Ti ringrazio profondamente per aver evitato gli occhi verdi come lo smeraldo o del colore delle gemme di rosa o dell’acqua dei laghi alpini. Come il dorso delle rane è meravigliosamente non stucchevole.
    L’intreccio resta sempre nel solco dei classici dei classici ma la narrazione è godibilissima, davvero.
    Mi ispira il baule

    • La coerenza al personaggio è fondamentale in un racconto.
      Don Peppe è fatto così, che piaccia oppure no.
      L’affermazione dell’opzione ‘Dolci Incontri’ devo dire mi ha messo un po’ in difficoltà (sarò onesto proprio non me l’aspettavo).
      Spesso cerco di evitare le scene romantiche (che trovo difficilissime da rendere senza scadere nel melenso/banale)
      Ho provato almeno ad evitare metafore e similitudini scontate e sono felice che il risultato sia stato apprezzato. Grazie ancora Befana

  • Ho votato per il baule.
    Devo dire che questo capitolo mi è piaciuto.
    C’è azione e coinvolgimento emotivo.
    Sempre ben caratterizzati i personaggi.
    Certi aggettivi, certe metafore e descrizioni mi sembrano ancora un po’ sopra le righe, ma è la cifra stilistica del tuo racconto e, a questo punto, fai bene a proseguire con lo stesso registro.

  • Queste maledette opzioni… Sembra proprio che i lettori scelgano sempre l’opzione più sgradita. Non mi dire che ti ha fatto piacere la vittoria di “dolci incontri” perché non ci credo. Questo incontro con Lucia e l’estasi conseguente di Sasà per me non ha futuro. Francamente me lo auguro perché l’eventuale seguito spezzerebbe il ritmo del racconto. I colpi di fulmine sono una cosa troppo scontata per farti perdere tempo a rappresentarli, anche se alla tua maniera.
    Nulla da dire per il resto, anche se – ormai sono prevenuto – le caratterizzazioni di Lucia e del padre mi sono piaciute meno delle altre.
    Baule

    • Ciao Napo. Dunque sarò sincero: più che infastidirmi mi ha sorpreso. Non credevo di avere un pubblico di lettori votato al romanticismo… Non amo molto il genere, e trovo sia difficilissimo scrivere qualcosa che non sappia di già visto/letto/sentito.
      Diciamo che dopo un iniziale momento di turbamento emotivo me la sono fatta piacere e ho accettata la sfida con la cautela di chi apre una bibita gasata dimenticata nel cofano di un’auto da rally… Ci ho provato ed è giusto così, è il bello del gioco, in fondo.
      Sulle caratterizzazioni di Lucia e di suo padre sono abbastanza d’accordo con te. In realtà io cerco di introdurre un personaggio nuovo per capitolo, proprio per dare più spazio alle caratterizzazioni, ma mi sono accorto di essere andato un po’ per le lunghe (al quarto capitolo non avevo ancora una vittima, non avevo sospetti e in più dovevo introdurre un personaggio importante come Calitri, tutte cose che ho dovuto forzare in un unico capitolo per dare più spazio allo sviluppo della trama nei prossimi). Grazie ancora per la sincerità, sai che la apprezzo tantissimo.

  • Un altro capitolo vivace. Alcune frasi mi sono piaciute particolarmente:
    “…una cravatta sempre grigia, di appena un tono più scuro forse, che spiccava sulla camicia fresca di lavanderia come una goccia d’inchiostro su un foglio bianco.”
    “occhi di un verde paludoso, come il dorso di rane di stagno”.
    Don Pepe è forte! Io lo farei interrogare dal Molinaro del nostro amico Danio.Pensa che miscela esplosiva i due caratterini….
    Eccessiva la reazione dell’ingegnere. Che abbia la coda di paglia?
    ciao ciao
    votato baule ecc

  • Dolci incontri, i tuoi personaggi mi paiono pacifici, perché fargli perdere subito la serenità?
    Ciao Lou,
    Ma la visione mistica di Sasà è un espediente per ‘geolocalizzarlo’? Un google maps che dalla stratosfera plana con lui fin davanti alla porta? Simpatico.
    Non mi è stato subito chiaro chi domanda se vogliono controllare i registri, anche perché si rivolgono al prete con ‘voi’. È il prete, anche per logica. Ma la frase seguente l’avrei attribuita esplicitamente a don Peppe piuttosto che lasciarlo sottinteso.
    Ciao a presto

    • Ciao Jaw. Sì, diciamo che l’espediente che ho utilizzato per catapultare il lettore nel cambio scena somiglia molto a un geolocalizzatore. Ma.non ha avuto l’effetto desiderato su tutti evidentemente. Alcuni si sono sentiti un po’ disorientati dal forse troppo repentino stacco spazio-temporale e questo è una cosa che mi da molto da pensare anche perché i cambi di scena saranno, temo, una costante del racconto. L’uso del voi, potrebbe in effetto trarre in inganno il lettore. Grazie della segnalazione. E stragrazie per il tempo che stai dedicando alla lettura critica del mio racconto.

  • Amari confronti,
    Ciao Lou,
    Continui a sfidare la furia popolare con riferimenti poco consoni, Looney (Toons) e la Fletcher. Sarà che nel precedente ne hai dovuto spiegare lo scopo, ma qui mi sono parsi più accettabili, hai fatto bene. Rasenti la comica surreale quando rievochi il battesimo di Salvatore… A me è piaciuto molto, ci ho fatto un intero racconto con immagini simili.
    La frase ‘ … Non accedde nulla del genere’ personalmente la trovo superflua.
    Bravo!
    Ciao ciao

    • Sulla frase ‘non accade nulla…’ hai ragione: va eliminata.
      Sul resto, non sfido nessuno, piuttosto vado per la mia strada. Ho fatto una scelta, tutto qua, e cerco di essere coerente con quella scelta. Sono felice ti sia piaciuto la rievocazione del battesimo… Ci ho messo in po’ a scriverla.

  • Amari confronti.
    Bravo! Ottima svolta! Ma non avevo dubbi. Sai costruire buone fondamenta con idee originali, complimenti.
    ( non ho critiche neanche stavolta… che vuoi fà?! 😉 )
    ah, sì, una ce l’ho, ma è roba da poco, comunque so che ci tieni e allora…
    quando siamo su un dialogo serrato e rivelatorio, eviterei di infilare un’azione prima di ogni battuta, è filmico ma rallenta la narrazione. Se uno dice una cosa e intanto fa un’azione va bene, poi l’altro replica e quando torniamo sul primo che deve rispondere non facciamogli fare un’altra azione prima della risposta, rispondiamo e basta. E dopo la risposta ci prendiamo una pausa con la visione di un’azione. Così diamo modo al lettore di riflettere sulla risposta.
    Spero tu mi abbia capita… 😉 resto a disposizione, semmai 😉

  • Molto ben fatto e curato anche questo capitolo, perfetto nel rendere caratterizzati anche i personaggi secondari con solo un paio di frasi.
    Personalmente gradisco anche i riferimenti televisivi che ogni tanto al protagonista balzano in mente.
    Ho votato dolci incontri, a presto!

  • Ho scelto i confronti: né troppo aspro né troppo dolce.
    La moglie scomparsa, l’indizio nel caveau di famiglia, la fede con la data: niente di davvero originale ma il tuo stil rende tutto magnifico. davvero, tientelo il tuo stile, tutto.
    Non ascoltare tutti questi “snobinards” (con affetto) che brontolano sui riferimenti alla tv. Io li trovo perfettamente riusciti, ben inseriti: bilanciano le frasi e le immagini “elevate”: Nessuno può essere sempre aulico in parole e pensieri. Perché Sasa dovrebbe esserlo? Io la vedo così, ma io posso inserire nella stessa conversazione Dostoevskij, Catullo e Mila e Shiro o Napo Orso Capo, dunque non so quanto possa fare testo. 🙂
    Solo una domanda: ma il Sarchiapone è un bicchiere vuoto? XD
    Ciao

    • Ciao Befana, sei la mia spalla forte, sempre pronta a prendere le mie parti, sempre entusiasta… Grazie, sei un’iniezione di fiducia costante. Riesci a infilare nella stessa conversazione Catullo e Napo Orso Capo? Beh, mi ricordi qualcuno… Quanto al Sarchiapone è una bevanda rinfrescante ed economica fatta con acqua minerale e granita si limone… Al prossimo

    • Ciao Ivano. Il racconto è ambientato alla fine degli anni ’90. In quel periodo la signora in giallo la davano sulla Rai, poco più tardi dell’ora di pranzo e giusto in tempo per il mio rientro da scuola. Per me era quasi un appuntamento fisso e ho immaginato potesse esserlo anche per Sasa.
      In ogni caso sono felice che ti sia piaciuto quasi tutto e grazie dell’interessamento che stai dimostrando per la storia.

    • Ciao Gianluca. La figura del parroco è ispirata a un mito del nostro cinema, Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer (anche se è una precisazione superflua per te che sei napoletano). L’ho immaginato nei panni di un parroco di periferia, un gigante buono. Lieto che il racconto continui a piacetti. Alla prossima…

    • Ciao Mrs. Riso. Adoravi la Fletcher? Siamo in due allora. All’epoca non.mi.perdevo un episodio. Sono felice che ti piacciano i personaggi. Lavoro tantissimo sulla caratterizzazione sia fisica che psicologica. Per me è fondamentale che risultino credibili. Ciao…

  • Ho votato per gli aspri scontri. Adoro il tuo modo di descrivere personaggi, azioni, luoghi. Le tue metafore, le similitudini sono sempre evocative e colpiscono molto il lettore. L’unica cosa che mi ha fatto riflettere un po’ è questa doppia personalità del tuo racconto. Immagini e linguaggio classicheggianti, quasi auliche, e similitudini moderne e televisive. Ecco, credo sia un modo per descrivere Salvatore, il suo essere ragazzo giovane in un mondo dalle forti tradizioni. Però, prendila con beneficio d’inventario, questa cosa mi sembra, a volte, leggermente forzata. Come se avessi voluto infilarcela a forza, mentre tu sei un ottimo scrittore e descrittore della tradizione napoletana. È una sfumatura, s’intende, nulla che penalizzi l’ottima opinione che ho del tuo racconto.

    • Grazie Tom. Sai che tengo tantissimo alla tua opinione. E mi fa immensamente piacere sapere che apprezzi. In effetti per quello che concerne questo episodio può darsi che mi sia fatto prendere un po’ la mano dopo aver letto molti pareri poco entusiasti sui riferimenti televisivi nel precedente episodio. Quasi come a voler rimarcare la.scelta di superare lo stereotipo dello scugnizzo e dare a Sasa uno spessore e una ‘formazione’ più consona ai tempi. In futuro cercherò di stare più attento. Grazie ancora per la sincerità. Ne ho un immenso bisogno.

  • Molto bello anche questo nuovo capitolo. Lo stacco spazio-temporale dal precedente episodio non l’ho capito subito e ho dovuto rileggere i primi capoversi perché, per giunta, l’immagine figurata di don Peppe che prende Sasà per le caviglie l’avevo interpretata come realistica, memore del fatto che Sasà si rifugia in alto per suonare. Premesso che adoro – e lo sai – il tuo modo di scrivere, per me non è mai buono quando un lettore deve rileggere un brano per capire: vuol dire che l’autore non è riuscito a mettersi nei panni del lettore. Piccolo campanello d’allarme e passiamo avanti.
    Efficacissima la caratterizzazione dei personaggi, anche quando sono solo di contorno come don Carlo. Mi piacciono anche questi richiami che il protagonista fa ai personaggi della tv: è un modo per ancorare il racconto al presente e rappresentare quanto l’italiano medio abbia ormai riflessi incondizionati dettati dalla bulimia televisiva.
    La seconda parte, quella del Bar Luna, è più un doveroso tributo al plot giallo che altro, ma anche qui sei riuscito a inserire dei tocchi di gesti quotidiani rivisitati attraverso la tua sensibilità di osservatore/autore. E poi c’è questo gancio a cui nessuno può sottrarsi: il Sarchiapone. Non so se a Napoli – dove s’inventano tutto ciò che è possibile – ci sia oggi una bevanda con il nome di un vecchio sketch di Walter Chiari, ma comunque l’effetto l’hai raggiunto (almeno con me): che cos’è il Sarchiapone?
    Amari confronti. Ci sta.

    • Ciao Napo…
      Cominciamo dal Sarchiapone.
      Dunque il Sarchiapone è una bevanda rinfrescante ed economica (costa poco più di un caffè) fatta con acqua minerale e granita di limone.
      Secondo fonti non verificate questa versione sarebbe però l’evoluzione dell’originale (che io non ho mai avuto il piacere di provare) fatta con acqua fredda, spremuta di limone e un cucchiaino di bicarbonato.
      Il personaggio del parroco è un modesto omaggio a un’icona del nostro cinema e della napoletanita, Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer, recentemente scomparso (l’ho immaginato nei panni del parroco Don Carlo, un gigante buono).
      E ora veniamo alle note dolenti: il cambio di scena. Mi preoccupa non poco perché credevo di averlo reso attraverso il ricorso alla parola ‘sagrestia’ che rimanda immediatamente a un luogo preciso e alla ‘zoomata dal satellite’ (… Terra, Italia, etc.). Su questo devo chiderti un piccolo sforzo supplementare: se hai consigli da darmi sono più che bene accetti.

      • Manco da così tanto tempo da Napoli che ad Antignano – dove sono nato – l’acquafrescaio (l’acquaiuolo) il Sarchiapone lo chiamava ancora semplicemente Fragranza.
        Caro Lou, in una cappella gentilizia di una certa importanza poteva ben starci anche una piccola sagrestia, quindi la parola non mi ha rimandato da nessuna parte. Il consiglio è dei più banali: considera sempre che il tuo lettore (specialmente in un racconto a puntate) ricorda essenzialmente i punti salienti, perciò quando cambi passo, luogo o tempo, spendi due parole due per evidenziare il cambio. Lo sai fare senza ricorrere a inutili spiegoni.

  • Ciao Lou
    Un altro episodio vivace e ben scritto. I personaggi sono caratterizzati bene.
    Inoltre, e riesci a descrivere gesti ed espressioni comuni, in modo non banale (la stretta di mano per es….)
    Un suggerimento (forte), prova “demediasettizzare” il tuo racconto! 🙂 Niente Fletcher ed affini, la prossima volta.
    Opinione personalissima, chiaramente.
    Ciao ciao

    • Ciao Maria, ti ringrazio per i complimenti. Sono sempre apprezzatissimi. Il tuo suggerimento forte è agli atti. Però, come ho già avuto modo di spiegare, i riferimenti alla Fletcher, ai loney tunes o agli horror del venerdi sera, mi servono per caratterizzare il personaggio e slegarlo da stereotipi che rischierebbe di trasformarlo in un personaggio da commedia. La difficoltà maggiore sta nel farlo senza rinunciare a una certa atmosfera… Ci sto provando, con mille difficoltà. Che spero di riuscire a superare anche grazie all’aiuto di tutti quelli che stanno seguendo la storia. Grazie ancora.per il tuo tempo e la tua opinione.

  • Direi muffa, insomma, rimaniamo in tema: in questo capitolo ne ho sentito l’odore.
    Ciao Lou,
    Mi è piaciuto anche questo secondo capitolo. Il fatto che tu abbia apprezzato le mie osservazioni del commento precedente mi costringe a sforzarmi ogni volta per trovare qualcosa da scriverti!
    Dico questo:
    La frase ‘e questo per volontà…’ eccetera mi è sembrata pleonastica, in fondo a nessuno di noi… no, scusa, a me non interessa perché le luci devono rimanere accese, ci hai già detto che DEVE essere così.
    La frase in dialetto della voce narrante, mi pare un po’ forzata: insomma, l’idea è che il protagonista ci fornisca un ponte, un’interpretazione del ‘suo mondo’ e per far questo si esprime molto bene in italiano. Mi pare di ‘percepire’ il suo sforzo per non esprimersi in modo più diretto. Questa frase in napoletano, non mediata, non so, mi è sembrata inopportuna.
    Ovviamente esprimo sensazioni basate su gusti personali, tu saprai farne la tara.
    Ah, un’ultima cosa che mi è piaciuta: la luce dei faretti come ‘draghi di sabbia’.
    Draghi di sabbia? Ma scherzi? Ma è una simpatica caccia al tesoro per il sottoscritto? Non lo so, probabilmente non c’entra nulla ma se fosse voluto sarebbe anche molto gradito.
    Ciao a presto

    • Ciao Jaw, questa volta parto dalla fine del tuo prezioso commento: diciamo che il riferimento ai Draghi di Sabbia è un furto mascherato da omaggio, nel senso che mi è venuto in mente solo dopo aver letto il tuo racconto; erano giorni che mi arrovellavo le meningi su quale immagine usare per rendere l’idea di un mulinello di polvere che turbina nella luce di un faretto: i draghi di sabbia sono stati una vera rivelazione. Sono felice che tu lo abbia notato e che, non solo non te la sia presa, ma che lo abbia addirittura apprezzato.
      La frase ‘e questo per volontà…’ è certamente pleonastica, anche se risponde alla necessità di fornire al lettore una qualche spiegazione (preferisco il ‘è così perché’ al ‘deve essere così’). In ogni caso, come per tutte le osservazioni dei miei lettori, mi sono appuntato la tua segnalazione e conto di riconsierarla in un secondo momento.
      Sulla frase in dialetto ti confesso che sono stato in dubbio fino all’ultimo se inserirla o meno. La verità è che non ho trovato un equivalente in italiano che renda altrettanto bene l’idea (ma si accettano suggerimenti).
      In ogni caso mi sembrava in linea col personaggio (che anche se scrive bene in italiano spesso si esprime in dialetto). Ti ringrazio sinceramente per aver letto e commentato anche questo capitolo. Ti aspetto al prossimo.

  • Ho votato Incenso.
    Premetto che non sono bravo nel commentare, né nel fare critiche.
    Ho letto i primi due capitoli d’un fiato e, cosa più importante, vedendo nella mia mente le scene, i personaggi. Questo per merito della tua scrittura; in poche frasi riesci a delineare ciò che io esprimo in un capitolo. E in più lo rendi vivido nella mente di chi legge.
    E, come ti hanno già giustamente detto, riesci a creare delle situazioni armoniche con l’ambiente rendendo molto piacevole la lettura.
    Il fatto che tu sia molto bravo a scrivere oramai è un dato di fatto, sono quindi più interessato allo svolgersi della vicenda.
    A presto,

  • Ciao Lou
    I commenti precedenti hanno già detto quasi tutto. Per ora, aggiungo solo che secondo me “il mondo è fatto soprattutto d’immagini” anche se non necessariamente tutte visive.
    Condivido comunque che “… è solo quando si spegne la vista che si riesce a sentire il mondo e a vedere a dispetto degli occhi”.
    Un giorno un cieco mi disse: mi piacerebbe proprio capire cosa si vuole dire esattamente quando sento: “Che faccia che c’hai oggi!”.
    Al prossimo
    🙂

    PS avrei tagliato il riferimento a Italia 1, nell’atmosfera che hai creato molto bene, c’entra come il cavolo a merenda.

  • Incenso fa troppo chiesa, amido da stiro fa troppo abito da morto appena stirato in entrambi i sensi, nel dubbio voto muffa.
    Ciao Lou,
    Mi è piaciuto e basta.
    Prendo nota di alcuni dettagli, tipo gli ‘occhi più stretti ai lati’, poche parole che rendono bene un’immagine e un atteggiamento.
    Sai cosa – personalmente – non avrei scritto? Il riferimento ai film di Italia 1.
    E ti confesso qui, subito, che adesso e solo adesso che scrivo il commento ho cercato queste due parole nella pagina, trovando anche la tua risposta che trovo molto ragionevole.
    Ciao ciao

  • Incenso, qualcosa che in un cappella chiusa da dieci anni non dovrebbe più esserci. Come un fede, anche se c’è scritto sembra!!! Ci dirai se lo è davvero.
    Lo scambio di battute è interessante, mi piaciono i due personaggi sono sfaccettati e pieni di colore. Intrigante è il modo con cui vedi le cose e le fai vedere agli altri, a me ha sorpreso ad esempio “sigaretta che gli fumava….”. lei si consumava, non lui la consumava.
    Interessante prospettiva. Complimenti davvero, il tuo modo di scrivere mi sta insegnando molto.
    Adesso basta con i complimenti, andiamo avanti e non commettere errori perchè sarà implacabile. 😉
    Alla prossima.

    • E chissa che non possa finire in una delle prossime opzioni da scegliere… Anche se negli anni in cui è ambientato il racconto il Napoli non è che andasse proprio benissimo. Se non ricordo male il 97/98 fu l’anno della retrocessione… Ahinoi!

  • Ho votato muffa.
    Non aiuta assolutamente a creare un’atmosfera di mistero, ma in una cappella funeraria chiusa da dieci anni che odore vuoi che ci sia. E il tono del mistero lo darai tu.
    Anche se ci sono cigolii e tintinnii, il racconto è passato dalle orecchie del primo capitolo al naso del secondo: tutta quella polvere l’abbiamo respirata anche noi.
    Bello, davvero. Stavolta ho letto anche i commenti degli altri, io don Peppe lo trovo molto “vero”, anche nei suoi caratteri più stereotipati. E mi è piaciuto tutto, persino il riferimento ai filmacci horror di italia 1. Anzi, soprattutto quello.
    “Un sans faute”, si dice qui.

  • In sinossi si concentra il succo del plot, senza mission o spoiler; se hai scritto lì che il protagonista ha la passione per la musica, ovvio che tu lo renda sensibile ai suoni (tintinii, cigolii). Per cui bravo. ( immaginando che la cosa sia voluta 😉 )
    Dico amido da stiro. Questo è un giallo, c’è un anello fuori posto, una cappella che viene aperta dopo un decennio… , impossibile annusare anche solo l’eco temporizzato dell’amido da stiro, a meno che una camicia inamidata di fresco non sia presente in quel luogo sacro che solo una chiave può aprire… quella del custode che, tuttavia, spiega di non averla usata per anni. Il mistero s’infittirebbe, dunque, se si sentisse odore di amido da stiro in un luogo che dovrebbe puzzare di morte…
    In quanto a te, Lou, smettila di elemosinare critiche, quando avremo qualcosa di critico da dire lo diremo, per adesso continui a stupire e a mostrarti eccezionale.

    • Ok, non ti arrabbiare… 🙂 Prometto che non chiederò più critiche né a te né a nessun altro. Lasciami solo dire una cosa. Resto sempre molto sorpreso nel leggere certi commenti. Per me theIncipit è un’occasione di confronto straordinaria che provo a sfruttare al massimo. Per capire dove e cosa sbaglio e come eventualmente rimediate. Lo sa bene il mio amico TomtheBuilder a cui ho rotto le scatole perché leggesse e commentasse i miei racconti sulla piattaforma dalla quale entrambi ptoveniamo. So che molti vivono la loto esperienza nel sito in maniera diversa e più leggera e forse è giusto così… Mia moglie dice sempre che sono ‘pesante’ e forse ha ragione… E ora per venire al tuo commento: sì la cosa era voluta (visto che bravo :)). E anche la sinossi, volutamente asciutta proprio per evitare il rischio spoiler… Ecco perché mi fermo qui (se commentassi il resto rischierei i tradirmi). Grazie per esserci.

  • Premessa: io sono napoletano del Vomero e ci ho vissuto fino a quando mi sono laureato.
    Ciò che i non-napoletani potrebbero percepite come personaggi stereotipati, di una napoletanità teatrale, sono in realtà persone che a Napoli s’incontrano ogni giorno. Basta osservarli per ricavarne altrettanti personaggi unici, archetipi e non stereotipi.
    Ne avrei di aneddoti in tal senso.
    Episodio scritto benissimo, come sempre. Te ne sei un po’ fregato dell’opzione vincente, dandoci sia i cigolii della porta sia il tintinnio dell’anello. A questo punto voto Incenso, tanto farai ciò che vorrai…
    Non ho appunti da farti, anche perché siamo solo al secondo episodio e ancora non ho capito come vuoi costruire il plot. Per ora stai caratterizzando i personaggi: è giusto così, ma mi chiedo se Don Peppe sarà uno dei personaggi chiave o hai solo voluto dare un tocco di colore all’ambientazione.
    Una nota finale, che non c’entra nulla: leggendo il secondo episodio non ho potuto fare a meno di pensare che, nei nostri scritti, abbiamo rumori di fondo opposti. Tu cogli sempre l’armonia tra i personaggi e il contesto, io accentuo sempre la disarmonia tra protagonisti e ambiente in cui si muovono.
    Apprezzo molto il tuo stile, lo sai.

    • Napo approfitto del tuo commento per scusarmi con tutti. Ero convinto che le opzioni fossero in parità. Non me ne sono fregato anzi mi sono dovuto ingegnare per farcele stare tutte e due. Sai che questa volta sono felice che tu non ti sia limitato alle critiche? Mi sei venuto in aiuto come un vecchio amico. Tutto quello che hai scritto è quanto io stesso ho provato a spiegare (solo detto molto meglio ma sta tutta lì la differenza tra un professionista e un dilettante). Sui rumori di fondo ci sarebbe tanto da dire… Ma non credo sia questa la modalità migliore per farlo.
      La distanza che c’è tra me e te non è affatto orizzontale (anche se sono lusingato da quanto hai scritto). Grazie… Anche se mi hai messo un po’ in imbarazzo. Stavolta te la perdono, ma la prossima volta: critiche!

      • Non ricordo cosa sai di me, ma definirmi un professionista è troppo anche se mi hanno pubblicato un romanzo (peraltro solo in ebook, avendo io rinunciato al POD di GEMS).
        Vorrei sapere scrivere come te. Non ammetto repliche a questa mia affermazione, proprio perché è mia.
        Le critiche non le risparmio a nessuno, nemmeno a me stesso. Per ora in ciò che scrivi non c’è nulla da criticare, almeno per i miei gusti.

  • Questo capitolo mi ha convinto meno… qualcosa stona, una su tutte la metafora di Italia 1, invece su Don Peppe ho dei dubbi… da una parte credo sia stereotipato, dall’altra scommetto che non ci metterei molto a scovare uno identico a lui in qualche parte d’Italia 🙂
    Mi sono lanciato in qualche critica perché ho letto che non disprezzi, anzi… i complimenti per la scrittura chiara e scorrevole rimangono (ottimo utilizzo del dialetto) 😉
    Muffa!

    • Gabriele fai benissimo! E visto che me le sono cercate provo a risponderti nel merito.
      In effetti nel definire il carattere di Don Peppe ho preso a modello un tipo umano piuttosto comune (il vecchietto abitudinario, insofferente, lunatico e scontroso con cui un po’ tutti da ragazzi abbiamo avuto a che fare), ma non se questo ne fa uno stereotipo.
      Quanto al riferimento ai film horror in seconda serata su Italia 1 (ricorderai zio Tibia?) riconosco che può essere percepito come un azzardo ma mi aiuta a spezzare l’atmosfera quasi teatrale del racconto che, alla lunga, ritengo possa ingenerare nel lettore un senso di distacco (il rischio che il lettore possa dubitare di ciò che gli si sta raccontando è sempre molto alto in questi casi).
      Per il resto ti ringrazio e ti rinnovo l’invito a dire sempre quello che pensi.

      • Sei gentilissimo Lou, ma leggendo i commenti sopra(e sotto), ho torto su tutta la linea 😉
        Ci tengo a precisare che il mio dubbio su Don Peppe era “dov’è il confine tra stereotipo e archetipo?” come ha spiegato bene Napo (che penso si riferisse implicitamente a me) e che non ho pensato “critichiamolo per forza” erano solo alcune cose che non ho apprezzato per i miei gusti. Grazie per le spiegazioni 😉

  • Capitolo molto ben strutturato, mi affascina molto il personaggio di Don Peppe e spero, prima o poi, di sapere qualcosina in più sulla sua storia. Ho scelto incenso con l’idea che l’anello possa rievocare un matrimonio sepolto nel passato pieno di segreti e misteri. Forse è tutto un mio “film mentale”, ma sicuramente è grazie alla tua capacità di scrittore. Buona avventura.

  • Buon secondo capitolo. Rispetto al primo è un po’ più barocco se mi passate il termine. È vero che io non sono di Napoli e mi sfugge il suo dialetto colorito, ma certe espressioni le ho trovate sopra le righe. Come l’aggettivo ‘ammantata’. Si tratta comunque di sfumature che, ribadisco, sono forse figlie di un’ambientazione a me estranea.

    • Probabilmente hai ancora una volta ragione. A volte mi lascio sedurre dall’efficacia evocativa di certe espressioni e dimentico il contesto. Prima delle dieci regole di Tolkien per scrivere bene: La vanità non aiuta. Dovrei ricordarlo più spesso a me stesso!

  • Tintinnii, è, tra le tre, la parola che mi pare più onomatopeica e, visto che concludi con un tripudio di sensi minori, diamo spazio all’udito.
    Ciao Lou.
    Chiedi critiche, io non sono in grado di fartene. Il capitolo mi è piaciuto, è suggestivo, curato, efficace.
    Il tuo racconto è un arazzo ricamato nel tessuto della città in cui si svolge. Il rischio, a mio parere è tutto qui: legare il racconto così tanto al territorio da ingenerare nel lettore (non di Napoli) una sorta di sospensione del senso critico, che lo porta ad accettare certe situazioni solo perché ‘lì è normale’. Mi pare quasi che tu cerchi questo distacco, ad esempio quando puntualizzi che il cartello silenzio ‘lo trovi in tutto il mondo’, ma non la nota sotto, che evidentemente è impensabile in altri lidi. Anche la reiterazione del dialetto la vedo come un marcare le distanze. Leggo, ma mi sento quasi uno spettatore che guarda un documentario sulle strane abitudini di un popolo misterioso.
    Perdonami, in realtà ho cercato di razionalizzare alcune sensazioni che ho avuto leggendo e ho probabilmente scritto baggianate. Ma sai, mi fa così tanto piacere trovare qualcuno che ti pungola per avere una critica che quando non ne trovo devo inventarmi qualcosa.
    Ciao a presto.

    • Se il risultato è questo ti prego di perdonare tu me perché seguitero a pungolarti. In realtà è un rischio che ho messo in conto sin da subito. Nel racconto precedente (E mille culure e mille paure) la sensazione di estraneità e distacco dei lettori non partenopei era mitigata dalla scelta di far raccontare la storia a un ragazzo del profondo nord con il quale il lettore avrebbe dovuto immedesimarsi (o almeno questa era l’idea). Quella scelta però, inevitabimente, mi esponeva al rischio di non riuscire ad essere sempre credibile. Ecco perché ho scelto un protagonista napoletano questa volta. E’ evidente che anche questa scelta ha i suoi rischi. Come tutte le scelte del resto. Grazie davvero per il commento.

  • Premetto che ho ripreso la mia attività su THe iNCIPIT dopo quasi un anno e questa è la prima storia che leggo ( e seguo ), devo dire che nonostante non abbia mai letto questo genere mi ha attirato molto!! Sono proprio curioso di sapere come andrà avanti!

  • Ops, credo di aver portato le opzioni in parità. Ho scelto scricchiolii. Mi piace questo inizio in prima persona è coinvolgente, Sasà si presenta bene, è un tipetto che sa farsi amare. Mi piace il modo in cui scrivi. Ho adorato la frase sui palazzi appoggiati come alpini ubriachi!!
    Seguo.

    • Ciao Ree e e benvenuto anche a te. Ti ringrazio per i complimenti ma io sono qui per imparare quindi se hai da fare critiche sentiti pure libero. Non sono il tipo che se la prende. Tutt’altro. Mi interessano tantissimo le opinioni dei lettori/scrittori specie quando vengono da generi molto diversi dal mio.

  • Ho scelto cigolii. M’ispiravano di più.
    Bello ritrovarti qui, alla fine se mi sono iscritto a questo sito, il merito è tuo.
    In questo inizio, ci trovo tutta la tua infinita bravura nel creare immagini e suggestioni.
    E storie relistiche di personaggi con grande spessore.
    L’unica immagine che mi ha fatto storcere il naso è quella degli alpini ubriachi.
    È bellissima e rende l’idea, ma stride un po’ con l’ambientazione napoletana e la storia del protagonista che, credo, con gli alpini ci ha avuto gran poco a che fare.
    È comunque questione di gusti personali.
    Complimenti!

  • Ma che bello: una pagina scritta densa di immagini, colori e suoni. Un’atmosfera magica, e un personaggio ( o forse due, anche don Peppe) delineati nitidamente in poche frasi. L’ho letto due volte, il tuo incipit, per non lasciarmi sfuggire nessuna immagine. E ho preso il tempo di istruirmi su cosa fossero la Controra e la Janara, di cui ero totalmente ignara.
    “Wow” non è molto tecnico, ma questo incipit mi fa sperare un racconto da wow.

    Ho scelto cigolii perché per me i cancelli da cimiteri, tutti, cigolano.
    Spero di rileggerti presto

    • Intanto grazie e benvenuta. Non so se hai letto i commenti qui sotto ma sono al terzo Wow… Mi sembra una buona cosa… Però sono avido di critiche e ti invito a dire sempre la tua. Mi bastano anche delle semplici impressioni. Va bene tutto davvero.

  • Ti avevo scritto un commento,ma mi è arrivata una mail con scritto che era una risposta ad un mio commento, ti riinvio, e scusa se ti arriva doppio:

    Ciao,visto che scrivi molto bene, quando ho commentato ho dimenticato di dirti che mi farebbe piacere se leggessi il mio racconto, anche esso giallo, e mi dicessi che ne pensi, nel bene e nel male.
    A presto

  • Eccomi qui a leggere il tuo incipit, che dire, è impeccabile! Mi piace molto il tuo stile, nel mio caso non ho termini di paragone non avendo letto altri gialli prima, ma seguirò sicuramente il tuo racconto perché mi ha colpito. Il compito di un bravo scrittore è quello di far avvicinare il lettore ad un genere a lui lontano, tu ci riesci benissimo, lo dico perché lo penso davvero. Bravo!
    P.S. Amo Napoli!

    • Ciao e benvenuta. In passato ho già avuto lettori che non amavano troppo il genere… Mi interessa molto il loro punto di vista. Perciò sentiti libera di dire la tua, esprimere opinioni, criticare… Io sono qui per capire dove sbaglio. Perché sbaglio. E molto anche.Intanto ti ringrazio sinceramente per i complimenti

    • Ah, qua sfondi una porta aperta. Io adoro De Crescenzo. Ho adorato sia Così Parlò Bellavista che Oi Dialogoi (da cui sono stati tratti rispettivamente i film Così Parlò Bellavista, Il Mistero di Bellavista e 32 Dicembre).
      Non credo di essere minimamente all’altezza del mio illustre compatriota… Ma non potevi farmi complimento più bello. Grazie.

  • Non lo so, cigolii.
    Ma potevo dire anche “tosse”, “palo”, “carta”,
    sei un genio letterario, qualunque cosa avessi detto o votato avrebbe dato il “la” al prossimo meraviglioso episodio, quindi è uguale.
    Idea di plot originale; poetica vesuviana; scene vivide. Che bello sapere che esisti.

  • Scricchiolii, così, per il suono.
    Ciao Lou,
    Ho finalmente il piacere di poter leggere un tuo racconto dall’inizio.
    Molto bello questo incipit, la parte finale mi ha rapita, ti fa percepire il ruolo direi atavico che hanno i sensi considerati ‘inferiori’ rispetto alla vista: un odore che ti catapulta indietro, le sonorità di una frase in dialetto, come nell’infanzia quando sentivi i tuoi parlare tra loro…
    Ma lo sai che in Sardegna esistono le ‘domus de janas’, mi ha incuriosito che anche da voi vi sia qualcosa di simile. Non troppo strano, visto che deriverebbe da Diana.
    Aspetto il seguito.
    Non sarei sincera se non ti dicessi che sono rimasta un po’ delusa dal fatto che dopo il primo commento al mio primo racconto tu sia sparito completamente dai miei lidi. L’ho preso come un giudizio negativo. Ci credi se ti dico che ho sperato fino all’ultimo di trovare un tuo commento sul capitolo finale?
    Io non mi offendo, sappilo molto chiaramente, né ho molta voglia di giocare allo scambio di punti, però sono assetata di critiche. Anche e soprattutto negative. Anche se dopo il primo capitolo hai smesso di leggermi, sarei curiosa di sapere perché.
    Scusami, sono sfrontata, scrivo troppo e ti annoio con richieste insulse.
    Però, sai, qualche volta se non parli chiaramente non vieni capita!
    Ciao ciao

    • Ciao Moneta e lieto di trovarti qui. Mi spiace molto che tu abbia interpretato la mia assenza dai commenti come una bocciatura. Non lo è. Semplicemente non amo troppo il narcisismo letterario. Ma è una questioni di gusti. In realta non ho abbandonato subito la lettura del tuo racconto. Ho letto senza commentare altri tre o quattro episodi ma ho preferito non esprimere giudizi perché temevo di farmi condizionare dai miei gusti letterari. Sarebbe stato scorretto, un po’ come la recensione di un vegano a un ristorante specializzato in carne. Apprezzo molto lo spirito con il quale affronti la tua avventura nel sito. Spirito che condivido in pieno. Leggero e commentero il tuo nuovo lavoro. Sperando che tu non te la prenda troppo per le eventuali critiche.

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