Il terrorista riluttante

Dove eravamo rimasti?

Adesso che avete conosciuto qualche particolare in più del nostro protagonista Hamid... come procediamo? Ritorniamo a vedere cosa trova l'equipe dell'Università della Virginia in quel locale dell'aeroporto di Washington (50%)

A Washington...

Intanto la piccola équipe dell’Istituto di Virologia dell’Università della Virginia si preparava ad entrava nel locale tecnico dell’aeroporto di Washington in cui era presente l’UTA (Unità di Trattamento Aria) incriminata.

I tecnici ed i medici militari del Walter Reed avevano già transennato l’intera area ed i loro usuali camici bianchi sopra la mimetica con i gradi militari erano stati ulteriormente celati dentro le bianche tute in Tyvek, con i guanti monouso ed i pesanti respiratori a filtro con copertura totale del viso.

La scena era vagamente surreale, distanti poche decine di pochi passi si vedevano ancora numerosi passeggeri che muovevano i trolley in leggero abbigliamento quasi estivo mentre, dietro alle transenne ed ai teloni precariamente appoggiati, si aggirava personale tecnico e medico in abbigliamento da laboratorio biologico di livello 3.

Anche la dott.ssa Laura Bignamini ricevette la sua dotazione di DPI ed, aiutata da Naimirah cominciava a coprirsi con la tuta monouso.

Scott aveva già indossato tuta, guanti e respiratore a filtro, che gli copriva e nascondeva quasi completamente la faccia. Solo gli occhi, dietro il velo di policarbonato, erano ancora vagamente riconoscibili.

Finite tutte le operazioni di vestizione e di controllo ed avuto l’ok dai militari di scorta,  il gruppetto finalmente si poté avviare.

Laura cominciava a sudare e a respirare affannosamente, il caldo si stava già facendo sentire e con quello l’usuale sensazione di spossatezza e con un leggero sentore di giramento di testa. Ma adesso non poteva perdere tempo!

Lentamente seguirono le indicazioni del primo militare della scorta, e tra il groviglio di tubi e di cavi del locale tecnico finalmente arrivarono in prossimità della UTA.

Lorenza seguiva Naimirah, che ogni tanto si voltava verso di lei. Anche di lei si vedevano soltanto gli occhi scuri, leggermente allungati ai fianchi della sua collega ed amica di origine indiana.

E poi finalmente lo vide.

Sotto la carcassa metallica verde aperta della UTA si poteva vedere un piccolo dispositivo, di chiara costruzione artigianale. Da alcune piccole pompe da acquario gorgogliava un piccolo flusso di liquido ed aria, e le bolle arrivavano dentro un recipiente semitrasparente, del tutto simile a quelli che lei utilizzava nei suoi bioreattori da laboratorio. Alimentatori elettrici collegati ad altre due piccole pompe, non molto diverse dalla prima, collegate al recipiente ed a sacchetti ospedalieri con liquidi trasparenti, soluzione fisiologica? Nutrienti?

Nella testa di Lorenza il senso di capogiro aumentava.

Da questo, un tubo di sezione maggiore, che si raccordava con pieghe e increspature alla flangia principale del macchinario per la circolazione forzata dell’aria nelle principali sale d’attesa dell’aeroporto.

Il recipiente semitrasparente era mezzo pieno, e si poteva intravederne il contenuto.

Un liquido viscoso di colore rossastro.

Lorenza senti il cuore batterle più forte, e la congestione provocata dalla maschera e dalla tuta le faceva sentire la pressione all’interno dell’orecchio.

Il respiro le stava diventando più affannoso, ed il respiratore con filtro le dava una sensazione di “fame d’aria”…

Cos’era quello strano insieme?

Senti Scott gracchiare da sotto il respiratore «Quindi è questo l’accrocchio per cui ci avete fatto correre stamattina fino a qui?»

Naimirah si voltò un’altra volta verso Lorenza.

No!

Non era possibile…

Non poteva essere…

Non un biorettore…? Lì… in quel macchinario!

Costruito come poi…. con quell’improbabile insieme di pompe, prese chissà dove!

No…

Scott aveva lo sguardo perplesso, indeciso se avvicinarsi ulteriormente o tenersene ancora a debita distanza.

«Avete analizzato dei campioni di quel recipiente?»

Il tono di Scott era allarmato.

Il militare gracchiava ancora qualcosa di incomprensibile di risposta, Lorenza era troppo lontana per capire

Lorenza incrociò solo lo sguardo con Naimirah…

No

Le era passato il giramento di testa, la stanchezza, sentiva solo il battito nel cuore nell’orecchio.

Nella mente di Lorenza per un attimo ebbe come un turbine di immagini davanti alla testa, tutto quello che aveva fatto, la sua casa, la sua famiglia, gli amici, i primi amori, cosa aveva fatto quella mattina… insieme a  tutto quello avrebbe voluto ancora fare. Immagini, persone, luoghi.

Un lampo.

E poi era ancora lì, in quel locale tecnico dell’aeroporto.

Adesso lo sapeva…

Naimirah la fissò ancora, poi abbassò gli occhi..

Seppur artigianale, quello strano aggeggio aveva tutte le caratteristiche per essere un biorettore, e serviva per mantenere vitali i tessuti infettati da qualche ceppo virale ed insufflare un aerosol dentro i condotti di areazione dell’aeroporto di Washington, ed era stato in attività per ore, se non giorni, come da comunicato…

Zaire Ebolavirus aveva detto.

La tensione era palpabile, Scott continuava a parlare più concitatamente con il militare.

Il cuore di Lorenza batteva ancora più forte, come se dovesse scappare, ma era lì, come paralizzata.

Lorenza si voltò e pianse.

Siamo arrivati qui... siamo all'epilogo o c'è ancora qualche speranza?

  • Scopriamo di più chi è la dottoressa Lorenza Bignamini (75%)
    75
  • Ritorniamo nel Deserto del Nejid con il terrorista Hamid (riluttante o meno?) (19%)
    19
  • Continuiamo a vedere che succede a Washington (6%)
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41 Commenti

  • Desidero riprendere, a distanza di anni questa storia. Vediamo cosa ne viene fuori! ringrazio già da adesso quanti vorranno leggerla e partecipare allo svilupparsi della trama!
    Purtroppo con il COVID da ormai più di un anno si è scoperto che pensieri e storie che sembravano impossibile purtroppo hanno un fondo di realtà. Lungi da me giustificare o condonare qualsiasi atto terroristico… questo è semplicemente un’avventura della mente in cui spero si potranno vedere i semi della redenzione, nonostante il male commesso!

  • Equipe dell’università e ti tolgo dal triplo pareggio 😀
    Ciao, Nahaman
    Storia interessante e a mio parere ben narrata. Personalmente trovo che manchino un po’ i dialoghi, il che rischia di rendere la narrazione simile a un resoconto. A proposito di dialoghi: il “·” non è bellissimo, potresti considerare i doppi apici o le virgolette caporali («»), ottenibili in molti modi, ma quasi sempre digitando 174 e 175 sul tastierino numerico mentre tieni premuto il tasto “Alt” (di destra, in genere). C’è anche qualche refuso evitabile, in un sito come questo, dove *non* puoi correggere, sono una mezza dannazione 😀
    Soprattutto nell’ultimo capitolo ho notato un proliferare di parentesi. Ecco, sarebbe preferibile evitarle il più possibile (sono tollerabili giusto nei commenti informali come questo 😀 😀 ), nel tuo caso vuoi fornire la traduzione, quindi vanno benissimo anche un paio di virgole.
    Questo:
    voglio sentire anche Scott… [il loro collega Scott Suskind]
    è brutto brutto brutto 😀
    Al massimo può andar bene come nota durante la stesura del testo, ma in un racconto non si può vedere. In casi simili ti devi fidare del lettore: ok, le dottoresse stanno conversando, parlano di Scott, io non so chi sia… mi preoccupo? No, perché so che se questo Scott è un personaggio importante apparirà in seguito… e sicuramente avrò modo di scoprirne anche il cognome. Del resto, mi hai preso per un babbalone? 😀 Se una dottoressa, parlando con una collega di questioni mediche, dice di voler sentire tale Scott, io cosa devo pensare? Che Scott faccia l’idraulico? 😉
    Insomma, spesso è utile scrivere qualcosa in meno piuttosto che eccedere nel didascalico,

    Ciao, a presto

  • Ciao Nahaman, anche il più insospettabile può nascondere un segreto così oscuro. Riflettevo sul tema molto attuale e di come spesso persone comuni si siano poi macchiate di delitti e stragi terribili. Dentro di me non ho mai saputo darmi una risposta , su cosa spinga un essere umano a tali atrocità. Aspetto il prossimo capitolo!:-)

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