QUANDO LA VITA ERA DURA

Dove eravamo rimasti?

Vincenzo, il padre di Rosina, che già non andava d'accordo con la moglie, ora che è vedovo decide di trasferirsi in Francia. Rosina: Viene lasciata a vivere con i nonni. (73%)

La scuola e le pecore

La valigia di cartone era già sull’uscio di casa.

Vincenzo teneva tra le dita il biglietto della corriera che lo avrebbe accompagnato alla stazione di Cassino per prendere il treno.

Rosina non spiccicava una parola, non aveva parlato molto, da due settimane a quella parte, da quando la sera alzava gli occhi al cielo per vedere la mamma affacciarsi tra le stelle, accompagnata dagli angeli, come le aveva promesso il babbo.

Invece lui, non solo non aveva detto la verità, ma adesso se ne andava lontano, in Francia e lei non sapeva dove si trovava questo posto che avrebbe dato un lavoro al padre.

 Se ne stava lì, con la testa bassa, stretta nei vestitini dismessi dalle cugine più grandi. Attorcigliava le manine perché di nuovo sentiva quella sensazione cui non sapeva dare un nome, la stessa che aveva avvertito quando il Dott. Di Giacomo era comparso in cucina, ingobbito dalla stanchezza.

Vincenzo li aveva combattuti nei giorni precedenti, i sensi di colpa per la bambina.

Si era convinto che con i nonni materni sarebbe stata bene, lui i genitori non li aveva più ed era troppo giovane per marcire la sua vita in quel paese che diventava sempre più povero. Andava all’estero, ma lo faceva anche per la figlia. Le avrebbe scritto e spedito dei soldi, così la sua coscienza sarebbe stata in pace con Dio.

Nonna Caterina spinse la piccola verso Vincenzo:< Avanti, saluta il babbo e non fare il broncio, ogni tanto verrà a trovarti!>.

Si alzò timidamente sulle punte e le offrì la guancia.

Il padre la baciò ma i suoi occhi erano già puntati sull’orologio. Afferrò la valigia e in un attimo si volatilizzò, girando l’angolo e scomparendo dagli occhi della bambina.

 

Settembre arrivò e con esso il primo giorno di scuola.

La campanella suonava e a ogni bambino che, passando frettoloso, la urtava, Rosina gli donava un sorriso. Era musica per le sue orecchie, tutto quel vociare di bimbi all’entrata della casa che aveva adibito le sue stanze all’uso scolastico.

Quando anche lei cominciò a saggiare la bacchetta del maestro, sempre arrabbiato, l’entusiasmo si spense, con la stessa rapidità di un fuoco pirotecnico lanciato nel cielo, alla festa del paese.

Nel primo governo Mussolini, il ministro della Pubblica Istruzione, Giovanni Gentile si era affannato a riformare la scuola che doveva essere uguale per tutti. L’obbligo agli studi fu prolungato fino ai quattordici anni d’età, ma di fatto rimase lettera morta per la stragrande maggioranza dei ragazzi.

A Rosina, la nonna aveva detto che ormai era grande e che l’avrebbe mandata a scuola, tirando la cinta, solo se il pomeriggio avesse portato a pascolare le pecore del signor Anselmi. D’altronde Mario e Caterina erano vecchi e acciaccati, la mamma era morta e il padre lavorava all’estero, chi se non lei doveva contribuire a portare qualche soldo in casa? Se il signor Anselmi si fosse trovato in difficoltà, anche un pezzo di carne per fare il bollito e un po’ di viveri per la dispensa, sarebbe andato bene.

In otto mesi Vincenzo fece avere notizie solo tre volte. Essendo analfabeta, aveva chiesto di scrivere le sue lettere a un amico francese e non voleva disturbarlo frequentemente.

L’ultima volta aveva anche mandato qualche soldo, dicendo che lavorava come muratore ed era ospitato in casa di una donna, conosciuta poco dopo il suo arrivo.

Nonna Caterina si era rivolta al maestro di Rosina, affinchè gli leggesse la lettera, ma la bimba aveva presto capito che alcune righe erano state omesse, per l’imbarazzo del maestro e perché, una volta conclusa la lettura, aveva chiamato in disparte l’anziana.

Tuttavia, una volta giunte a casa, la piccola si mise a origliare dietro la porta e ascoltò le dure parole della donna:<Si è già accompagnato con una francese. Ha scritto di rado e a Rosina non ha mandato che qualche spicciolo!>.

Nonno Mario sospirò:< E’ giovane! Vedrai che si costruirà una nuova famiglia, speriamo solo non si dimentichi di sua figlia>.

Ormai Rosina di pratica con il dolore ne aveva fatta tanta e questa volta lo riconobbe subito nel suo cuore. Si sentì abbandonata per la terza volta, nonostante avesse solo sei anni!

Nel prossimo episodio parliamo di :

  • I nonni paterni (25%)
    25
  • Il padre Vincenzo (25%)
    25
  • Continuiamo con Rosina (50%)
    50
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82 Commenti

    • Ciao Jaw,
      ti ringrazio per aver continuato a seguirmi. Devo dirti che la tua capacità di osservazione e analisi è davvero acuta, sei stato l’unico a badare allo stile.
      Ti chiedo, gentilmente, se potresti farmi notare la punteggiatura che ti sembra strana in modo che io possa correggermi e migliorare.
      Non posso negare che, dopo un inizio molto storico, ora sono nella piena fase di una parte rosa, ma non mi azzarderei ad attribuirle un solo genere, perchè nella parte finale la storia tornerà a farla da padrona con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Lo classifichere quindi un rosa storico. Grazie di cuore per le tue preziose osservazioni che, fatte con garbo ed educazione, apprezzo sempre!

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