ROMANZO POPOLARE

Sunshine

Musica di introduzione.

Ti amo”

Queste due parole si librarono nell’aria, si dibatterono contro la forza di gravità, si alzarono dentro la mia macchina e infine decaddero, lentamente, simili a foglie autunnali che cercano in ogni modo di ritardare la caduta al suolo. Ma alla fine,anche loro devono separarsi dall’albero che fino al giorno prima le ha nutrite e coccolate al vento.

E pure le mie parole si dispersero nell’aria, andando a giacere da qualche parte nel bagagliaio.

Tu non immagini neppure l’ansia che mi prese il secondo dopo, non hai idea del crampo al cuore che mi venne dopo aver parlato.

E tu, per tutta risposta, piangi.

E capisco subito che non è felicità la tua.

Ho passato così tante ore ha studiare il tuo volto, ogni tua minima espressione mi rileva qualcosa.

Non hai amato esprimerti a voce.

Per cui mi abbracciavi, mi sorridevi, mi guardavi. E a volte piangevi.

Conosco ogni tua lacrima, ho studiato ogni sfaccettatura di quella preziosa goccia d’acqua che ora si sta formando nei tuoi occhi. Sono tre anni ormai che ti studio, potrei passare giorni e giorni a spiegare la geometria perfetta che ho trovato, potrei passare il resto della mia vita a spiegare tutte le funzioni che le regolano, gli infiniti e perfetti schemi mentali che ho su quella singola lacrima.

Noi uomini siamo stupidi.

Passiamo le nostre intere esistenze a cercare la felicità, senza renderci conto che questa era un passo da noi. Siamo talmente pieni di noi che passiamo un secolo su questa terra cercando un’emozione che dura, in totale, pochi istanti.

Eppure io no.

Io ho capito.

A 24 anni mi ritrovo a guardare una goccia d’acqua che si è creata nel bordo del tuo occhio e, nonostante la mia giovinezza esteriore, il vecchio che mi abita dentro sorride. Perché lui ha capito tutto.

E mentre la tua lacrima viene seguita da una seconda io sprofondo in un oceano di dolore.

E vorrei sgolarmi nel dirti di non piangere per me, che non serve a nulla.

Ma non riesco.

La gola ha deciso di legarsi in mille fili, rendendomi muto e tremante di fronte a te.

Non so dove ho trovato il coraggio di alzare nuovamente il mio sguardo sui tuoi occhi rossi, per osservare le tue lacrime brillare alla luce delle stelle.

Solo un uomo innamorato sa quanto pesa quella lacrima.

E ad ogni goccia d’acqua che si affaccia ai tuoi occhi, il castello delle mie emozioni si sgretola con indicibile forza e fragore, sento ogni singola cellula morire dentro di me.

Ma dimmi. Perché io sorrido?

Perché mentre sento ogni piccolo decesso cellulare riesco comunque a percepire ogni nuova vita che prendere a battere con forza dentro di me?

<Non Piangere. Non merito quelle lacrime>

Riesco a sussurrare per un qualche miracolo.

E nonostante questo, nonostante non fosse questo il miracolo che avevo richiesto, io sorrido.

Tu rapida asciughi quelle lacrime, e mi osservi.

<Ema..ma perché sorridi?> mi chiedi con la voce rotta dal pianto, un pianto così diverso da quello che adesso sta iniziando a ricoprire la mie pelle, scivolando lungo la mia barba da ragazzo.

Già, perché sorrido?

Perché non mi sto fustigano la schiena, perché non sto sbattendo la testa contro il vetro del finestrino?

Io lo so piccola mia.

Ma non te lo dirò.

Non ora.

<Lascia stare Francy.> dico alzando le spalle in un gesto sciocco, accendendo la macchina. <Ti riporto a casa.>

E allora la gola si scioglie, similmente alle mie lacrime.

Ne prendo una, la assaggio.

E’ salata e pungente. Ma morbida. Non c’è tristezza nelle mie lacrime. Non ancora.

Accendo la radio, mentre tu continui a guardarmi sorpresa, e a quanto pare qualcuno, lassù, ha deciso di concedermi un nuovo miracolo.

Rancore e dj Mike mi regalano la colonna sonora perfetta per quella sera, Sunshine mi accompagna nelle manovre, sorreggendo i miei sentimenti fino a casa tua.

<Scusa Ema ma..io..non sento di esser pronta. Non stasera. Non ora>.

Io non ti ho chiesto nulla,e tu già pensi in avanti.

La mia non era una domanda, ma una affermazione.

Ti ho aperto il mio cuore, lo stesso che ora vorrei strapparmi dal petto e buttare lontano.

Ma rimango in silenzio, e le mie lacrime adesso diventano calde e rotonde, piene di parole non dette, di speranze e illusioni infrante.

<Va bene Francy…adesso vai…> sospiro.

No.

Non rialzerò la testa, non ti vedrò guardarmi preoccupata, non vedrò il tuo corpo alzarsi e uscire dall’auto, non alzerò lo sguardo nello specchiato per osservarti mentre rientri a casa.

Stasera non mi avrai come vuoi tu.

Staserà sarò solo io, da solo, in una macchina, a prendere a calci la mia anima, a mettere il cappio al mio cuore, la museruola ai miei sentimenti.

Dentro di me si sta smuovendo un mare, onde di dolore si infrangono sui moli del mio amore, milioni di lacrime di pioggia stanno tempestando ogni millimetro dei miei sentimenti.

Eppure, non riesco a smettere di sorride.

Ultimamente è drogato anche l’amore, davanti a tutti si fa.

Ma non poteva finire così. Mentre nel mio petto centinaia di emozioni combattevano fra loro per prendere possesso del mio cuore...ti vidi

  • Sotto casa tua (20%)
    20
  • Vicino alla parrocchia (20%)
    20
  • Alla stazione del bus (60%)
    60
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37 Commenti

  1. fra i campi che costeggiano casa tua…dove forse quel pianoforte smetterà di suonare…

    ottimo capitolo, rimango sempre sorpreso da quanto cuore ci sia in queste parole.
    un solo, trascurabile appunto. rileggi una volta in più.
    certi errori veniali d’ortografia, possono scalfire la prosa come un coltello che lacera un foglio di carta 🙂
    scrivi troppo bene per subire una simile onta, buona giornata.

  2. “Ho rinunciato da anni ad essere una stella per trasformarmi in un pianeta”.
    Bellissima metafora.

    Oramai arrivati al sesto episodio si può cominciare a farsi alcune domande.
    Si cela qualcosa dietro l’atteggiamento del protagonista? C’è forse qualche avvenimento oscuro che il protagonista sa che dovrà accadere? O i suoi pensieri sono frutto di una personalità forse anche eccessivamente sensibile?

    Conoscendoti ho l’impressione che lo scopriremo solo all’ultima pagina.

  3. Ti ho scoperto solo al quinto episodio, ma ti seguirò con piacere fino all’ultimo. Racconto molto interessante. Ho votato per una partenza inaspettata che magari smuoverà un po’ le cose, forse se lei sapesse che Ema non è così tanto presente, farebbe prima i conti con se stessa.

  4. Veramente triste (finora) …

    Ma tanto tanto … a volte rifletto sul fatto che l’essere indifferenti sia un vantaggio rispetto a tutto questo dolore. Insomma tante cose potrebbe fare il tuo protagonista, però si incaponisce nei suoi pensieri, come fumi di lava, invece di andarsene e fare altro …

    Il che lo rende interessante ma automaticamente molto masochista. E ok che è noto ai più la mia sensibilità variegata come un gelato confezionato però riesco a sentire comunque il suo dolore. Almeno per la durata del racconto anche se ci si chiede quanta realtà raffiguri … Boh, forse …

    Molto masochista. Molto romantico. Molto strano (per me). Forse anche livelli di eccesso per me che nonostante tutto ho un livello di sopportazione alto.

    Byeeee

  5. Concordo con Danio. Un errore ortografico è come la stonatura di un concertista. Lascia dietro di sé una fastidiosa dissonanza.
    A parte questo trovo il resto veramente poetico e mi incuriosisce vedere dove ci condurrai nei prossimi capitoli.

  6. Dal lieve riflesso della luce nella tua stanza posso vedere la tua ombra che danza sui vetri.

    Un piccolo appunto: una storia così bella e melodiosa, dovrebbe essere curata meglio nella punteggiatura. Nulla di che, per carità, ma una lettera sbagliata ha il potere di distruggere una frase.
    Ciao e a presto 😉

  7. Fu nostalgia di te a cogliermi un giorno per strada.
    Ciao, non c’è nulla di più straziante di due persone che si amano ma non riescono a stare insieme, l’amore non bussa prima di entrare, non chiede permesso e spesso varca la soglia nel momento sbagliato, rendendo un amore “impossibile”.

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