Un tatuaggio è per sempre

Dove eravamo rimasti?

Quale frase la ragazza rivolge a Mario per telefono? Samu sembra svenuto, non lo so! Non risponde e non si muove! (56%)

Il potere del pensiero

– Samu sembra svenuto, non lo so! Non risponde e non si muove!

Mario si rende conto di avere nuovamente gli occhi sbarrati e se ne accorge dal bruciore intenso che avverte. Sbatte più volte gli occhi per cacciare questa fastidiosa sensazione.

– Ehi, sei ancora lì? Ti prego, ci sei?

La ragazza ha cambiato completamente tono. Prima la sua voce era come un gatto appena sveglio che si stiracchiava infastidito, adesso assomiglia ad un coniglio tremolante che ha fiutato il suo assassino.

– Si, io… sono qua.

– Ho provato a scuoterlo un sacco di volte ma nulla! Senti, non è che puoi venire qua? Io non lo so, non so che fare, ti prego!

Mario non è abituato ad essere pregato, figuriamoci due volte. Che fare? Il primo impulso è attaccare il telefono e dimenticarsi di tutto. Certo, la ragazza potrebbe richiamare ma lui potrebbe anche non rispondere e finirla lì. Che pensiero da cagasotto. Oppure può salire sul motorino e raggiungere in poco tempo la casa di Samuel. Si, forse si può fare.

– Scusa, ma dove sei? Cioè, dove abita Samuel?

– Cazzo, non mi ricordo mai la via, figurati ora che non capisco nulla! Mi ricordo solo che il numero è il 32.

– Ma dove si trova più o meno questa casa?

– Non lo so! No, aspetta! Sta accanto ad un grosso supermercato, non mi ricordo il nome ma è aperto anche di notte, lo conosci?

– Forse ho capito, ma è  quella strada che ha gli alberi in mezzo? 

– Si, si! Bravo, esattamente quella, allora, vieni?

– Si ma senti, non sarebbe meglio chiamare il 118 in ogni caso?

– Il 118?? Non voglio chiamarli, quelli poi registrano la telefonata, insomma, non mi va!

Forse la ragazza ha qualcosa da nascondere. Il coraggioso proposito di Mario vacilla per un attimo. Se questo fosse una sorta di rito di passaggio? Forse, pensa, solo l’aver deciso di tatuarsi aveva già innescato un meccanismo a suo favore, forse, solo la vicinanza allo studio di tatuaggi l’aveva già reso più forte. Più duro. Figuriamoci quando l’avrebbe avuto disegnato sulla schiena. Questo pensiero provoca un leggero sorriso sul suo volto e gli regala nuovo vigore. Basta, andrà da Samu e poi vedrà.

– Ok, va bene, senti, allora vengo subito. Dovrei stare lì in una decina di minuti.

– Va bene, ti aspetto. Ah, senti, io sono Paola. Ti prego, sbrigati.

E siamo a tre preghiere. Mario è ancora più fermo nella sua decisione.

Chiude la telefonata e si precipita verso il motorino abbozzando un cenno rapido di saluto alla signora che, ancora, pulisce i vetri ormai splendenti nella speranza, forse, di cogliere qualche notizia interessante. Salta in sella e parte a manetta. Via Mantegna, la strada alberata, non è troppo distante e può tagliare da via Deledda. Adesso sembra decisamente più freddo. Mentre affronta il fastidioso vento invernale mille pensieri affollano la sua mente. E se Samuel fosse morto? E se fosse una trappola per prenderlo in ostaggio? Scarta subito l’idea, quale imbecille sceglierebbe lui come bersaglio considerando anche lo stipendio del padre? E se, peggio ancora, fosse un sofisticato scherzo del Cappelletti? In fin dei conti è un vero stronzo e più di una volta gli ha reso la vita impossibile. L’anno prima aveva organizzato un finto appuntamento con Laura, la ragazza che piaceva a Mario, per poi saltare improvvisamente fuori da un cespuglio vicino e riprenderlo con il telefonino commentando ciò che stava accadendo tra risate convulse, rivelando al mondo intero la figura estremamente patetica di Mario seduto, speranzoso, sulla panchina del parco degli innamorati. Mario era scappato come un lurido verme ed aveva finto una pestilenziale influenza intestinale di una settimana per evitare le risate e gli scherni collettivi nei corridoi dell’istituto. Questo ricordo gli fa bruciare le guance già arrossate dal vento tagliente. Decide che non gli importa niente. Se anche fosse, questa volta, non scapperà ed anzi, darà un pugno a quel bastardo. O almeno ci proverà. Adesso ha il pensiero del tatuaggio che lo rende potente.

Arriva, finalmente, al 32 di via Mantegna. Sembra che Samu abiti in una piccola villetta. Parcheggia il motorino davanti l’abitazione ed entra nel cancelletto scrostato. Appena si trova davanti al portone di legno scuro cerca un campanello. Per un attimo gli sembra tutto irreale però si fa coraggio e continua a cercare. Poi, con la coda dell’occhio, si accorge che il portone è solo accostato. Sicuramente Paola l’ha lasciato aperto per lui. Apre lentamente e dice con voce roca:

– Paola? Sono Mario, dove sei?

Nessuna risposta. Decide allora di avventurarsi nell’ingresso buio. Si vede solo una luce fioca arrivare da una stanza che sta in fondo al corridoio sulla sua sinistra.

– Sono, ehm, Mario, Paola! Sei di là?

Ancora niente. Prosegue, cauto, nel corridoio stringendo, d’istinto, il casco al fianco destro. Quando, finalmente, arriva davanti alla stanza tutto il suo corpo si irrigidisce di colpo. Di Paola nessuna traccia. Un violento rumore improvviso squarcia il silenzio della casa. E’ il casco di Mario che lui ha lasciato cadere per terra.

Adesso dobbiamo decidere davvero la strada che il racconto e Mario devono prendere. Cosa vede Mario nella stanza?

  • Samuel cosciente (e vestito) in piedi accanto ad un lettino foderato di pelle con la macchinetta per i tatuaggi in mano (0%)
    0
  • La stanza è completamente vuota, appeso alla parete davanti a Mario solo un enorme quadro raffigurante una tigre del Bengala (14%)
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  • Samuel incosciente, nudo e legato al letto con delle corde ai polsi ed alle caviglie (86%)
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49 Commenti

  • Buono anche il terzo. Bel crescendo di tensione, ben gestito senza snaturare il personaggio di Mario. Non ti attende un compito facile nel prossimo capitolo; l’imbranato non può trasformarsi di colpo in un tipo risoluto. Ho votato l’opzione preferita finora dalla maggioranza perché la nudità di Samu è un’ulteriore prova a handicap per uno come Mario. Sono curioso di vedere come la gestirai.

  • Samuel incosciente, in ogni caso voglio che cominci un’avventura che farà crescere il povero Mario e se non trovasse nessuno la dovrebbe cominciare solo, non va bene.
    Ciao valecaramelo!
    Mi sono piaciuti questi tre capitoli, soprattutto il terzo. La storia è originale e ben scritta, più che altro, soprattutto nel primo capitolo, ho trovato la formattazione un po’ pesante (sarei andata a capo ogni tanto) e i periodi un po’ lunghi.
    È anche interessante come la storia sembri accelerare con gli eventi: all’inizio la descrizione è lenta, si sofferma in particolari evitabili e ‘noiosi’, insiste nel caratterizzare negativamente il personaggio, facendoci provare disagio per lui. Poi, quando comincia ad accadere qualcosa, sciogli le briglie.
    Mi hai incuriosita. Ti seguo.
    Ciao ciao

  • Brava. Sei riuscita a portare avanti due capitoli con uno stile scorrevole e dinamico nonostante i pochi dialoghi, senza eccedere in descrizioni ma mostrando attraverso le sensazioni del protagonista. Hai studiato tecniche di scrittura? L’esperimento di descrivere le caratteristiche fisiche del protagonista per come egli stesso si vede nel riflesso del vetro è da scrittrice consumata.
    Se Samu non risponde e non si muove, Mario come può reagire? È l’occasione (per te) per lavorare sul suo (probabile) disturbo schizoide. Se ne soffre, rimarrà elusivo e freddo scatenando la reazione violenta della ragazza. Potrebbe essere il primo momento di svolta del racconto.

  • Un tatuaggio non è tutta nella vita ma è sicuramente per sempre.
    Interessante la trama e come hai svolto il primo capitolo..
    Per un momento mi sono rivisto coi miei 20 anni.. in una cameretta assieme ad altri ragazzi di leva…. indeciso su cosa farmi tatuare.. se un serpente o un pugnale, alla fine non mi fece tatuare niente o quasi.
    E cmq a differenza di Mario non dovevo “rapprentarmi” in nessuno, penso che già all’epoca avevo le idee chiare di come girava il mondo….
    E sicuramente non poteva esser un tatuaggio a risolevere magicamente i miei problemi e le mie ambizioni.
    Detto questo, trovo il tuo incipit intressante e ben scritto.
    Complimenti.

    Seguo e Voto per la prima opzione,.

  • Ciao,ho votato per Samu che la manda a cagare. Sono curioso di vedere come si sitemano due tipi così. Anche perchè credo che da come lo hai descritto Mario sia un tipo già segnato. Non si può affidare ad un tatuaggio di darti tutto quello che non hai avuto nella vita, e da come hai scritto abbiamo un ragazzo quasi incapace di socializzare.
    A presto

  • Ciao,bell’inizio, chissà come gli nasce questa convinzione del tatuaggio che aiuta, non può essere solo un articolo. Magari film, o simili. Io non credo di aver voglia di farmene uno, anche perchè adesso se ne vedono molti, non sarebbe una cosa distintiva. Quelli piccoli possono essere carini, troppo grandi li apprezzo meno. Ma tornando alla storia ho votato per il telefono, con la decisione irrevocabile che ha preso non credo abbia voglia di aspettare un giorno, e se ha scelto quello di tatuatore sarà per qualche motivo logico.
    Ti auguro una buona serata, e brava, vediamo come continui.

    • Grazie per il tuo commento! Sicuramente si presuppone che, dopo lunghe giornate chiuso in casa a riflettere su come diventare “grande e grosso” abbia avuto una specie di epifania vedendo, per strada, un tipo abbastanza “duro” – almeno secondo Mario – ricoperto di tatuaggi. Al che si è tuffato sul web alla disperata ricerca di informazioni e di idee in merito. Dopo lungo peregrinare si è imbattuto nella recensione di un famoso evento legato ai tatuaggi di tale Mike Davis di Detroit. Quello scritto ha acceso in lui una lampadina, si è improvvisamente visualizzato un grande uomo tatuato, una sorta di visione del suo futuro. Ha scoperto, successivamente, che il tipo di Detroit teneva una sorta di editoriale su una rivista non molto conosciuta in Italia, “Tu sei forte!”. Non serve immaginare Mario precipitarsi in edicola ad acquistare il giornale che legge, poi, per la ventesima volta, sul letto poco prima di uscire per andare allo Studio Tattoo.

  • Mi piace come è scritto e la storia è molto interessante. Probabilmente vista l’urgenza sentita dal ragazzo la cosa più sensata per lui sarebbe di chiamare ma personalmente tornerei il giorno seguente quindi opterò per questa via. (Anche se personalmente non farei mai un tatuaggio, perché per me sono come gli elefanti, belli ma non ne vorrei mai uno mio)

  • Ciao e benvenuta.
    Timido, convinto che “avere” significhi finalmente “essere”, Mario ha investito un’energia sovrumana decidendo di tatuarsi, e aspettare un altro giorno o perdere dei soldi “sudati” sarebbe massacrante…
    Mario si fa coraggio e prova a chiamare il cell.
    Vediamo dove ci vuoi portare.
    🙂 🙂

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