A casa da soli

Dove eravamo rimasti?

Cosa fanno i due? Esplorano la casa (67%)

Ragazzo mio

“Cosa c’è che non va con la tua casa, ragazzo?”
“C’era tutto distrutto… il lampadario, i capelli della zia… i macellatori.”
“Cosa sono i macell…”
“Non lo so, forse persone del paese.”
“Oh, il paese…”

Non mi crede, quest’uomo. Sembra amichevole, ma mi tratta come se fossi pazzo.

“Possiamo andare all’ospedale adesso”, gli dico.
“No, adesso guardiamo la casa”, risponde e poi rimane in silenzio.

Non ho molta scelta che guardare com’è ridotta la mia vecchia dimora. Ci mettiamo ad esplorare il piano terra.
Il divano è intatto, con il telecomando sul cuscino e la televisione spenta, come dovrebbe essere. La schiena mi brucia e le gambe fanno un male pazzesco, ma camminiamo. Mi sembra di sentire il profumo di Danny e della mamma e papà, di quando non erano ancora arrosto. Di quando erano casa mia.
Nella camera degli ospiti è tutto a posto, e la finestra è aperta.

“Ha visto?”
“C’è la finestra aperta. Lo vedo.”
“Andiamo di sopra?” mi domanda.

Io ho paura adesso, ma non ho più nulla da perdere.

“Cosa vuole vedere di sopra?”
“Se c’è qualcuno, qui.”
“Mi proteggerà?” gli chiedo.
“Forse sarai tu a farlo…”

Non capisco molto, ma ci dirigiamo verso il piano di sopra. Lui mi segue come un’ombra, facendo scricchiolare leggermente il pavimento sotto i suoi passi, sincronizzati con i miei.

“Come mai sei in casa da solo, ragazzo?”
“Non ero da solo! C’era Danny… e la zia!”
“E i tuoi?”
“Gliel’ho detto.”
“E ora dove sono tutti?”
all’inferno
“Erano dentro… la fabbrica.”
“E cosa ci facevano là dentro?”
“Il rito.”
“Ah… il rito… giusto.”

Mi cammina sempre alle spalle, guido io questa esplorazione, ma la sua presenza non mi conforta più… certo, è meglio che bruciare tra le fiamme e vedere i miei leccare prosciutti conditi con petrolio, ma ora sono solo. E qualcosa non mi torna.

“Dov’è camera tua?”
“Camera mia è laggiù.”
“Andiamo.”
“Non lo so…”
“Ho detto andiamo.” 

Saliamo e la porta è chiusa. Non so perché… forse l’abbiamo fatto per non farci beccare dalla zia. Apro la porta, piano… Vedo i due letti. Guardo il letto di Danny e per mezzo secondo ho il magone. Mi passa subito.

Mi manca Danny, l’ho condannato a morte, forse. O forse lo hanno fatto i miei. Cosa sarà della mia vita senza di loro?
Nel mio letto c’è qualcosa.

“Cosa c’è su quel letto, ragazzo?”
“Non lo so!”
“Guardiamo.”

Sento un clic alle mie spalle ma non guardo. Mi dirigo verso il mio cuscino, dove qualcosa è appoggiato, nascosto dalla coperta.
Piano, con cautela la sposto e vedo cosa c’è sotto: una bottiglia, con una lettera.

“La leggiamo, ragazzo?”
“Ok.”

Ciao. Sono papà. Lo so che sei arrabbiato con noi e Danny ce lo dice che vorresti tanto abbracciarci, ma è difficile comunicare, con te che non ci parli mai. Noi abbiamo tentato di spiegarti che quel paese non è reale e che la fabbrica è solo un posto abbandonato, ma la tua creatività va oltre ogni aspettativa. E poi non ci hai mai creduto. Se solo… Sei un talento, piccolo mio, e vorrei poterti aiutare più di come faccio. Questa bottiglia sarà buona quando sarai grande, quando forse noi avremo fallito. 
La mamma una sola cosa ti ha concesso, quello stupido rito che però non riusciamo a toglierti dalla testa. Per favore, provalo, ma poi cerca di liberarti da quell’ossessione. Gli uomini sono così: fragili e unici. L’amore li può unire, non serve che li si unisca nel corpo. Ma so che un giorno capirai, forse.
Qui, dalla zia, il tempo è bellissimo e ci dispiace doverti lasciare lì, da solo, ma sei diventato troppo pericoloso e nessuno si vuole prendere cura della tua situazione. Abbiamo provato a mandare un nostro amico a parlarti, ma non l’abbiamo mai visto tornare.
Noi ci proveremo, te lo prometto. Fosse l’ultima cosa che facciamo. Ma, per favore: liberati di quel rito. 

Ti voglio bene, papà.

Rimango a guardare quelle parole confuso. Non capisco di cosa si tratti. Penso a papà e a quanto non mi ha mai capito e a quella stupida della mamma per avermi lasci… ma non importa, forse è bello solo sapere che Danny bruciava, bruciava, anche prima delle fiamme. Questo vino sarà il vino del peccato, quello che mi permetterà di completare il ri..

“Ragazzo.”

il rito che non sono riuscito a compl…

“Ragazzo!”

Respiro forte, quasi tutti i dolori se ne sono andati, ma sento il bruciore sulla pelle e il taglio nella gamba. Danny, brucia!
Sento due dita bussarmi sulla spalla.

Mi volto e vedo quel viso, quello del sindaco… ma non era bruc…

“Grazie ragazzo per aver fatto fuori quegli stronzi… ma adesso…”
“NO!”
“Adesso è ora di completare il rito.”

Vedo una lama luccicare nell’aria e poi non vedo più nulla. 

 

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66 Commenti

  1. Ciao, ho letto solo ora il tuo finale.
    Anch’io, come Moneta, ho diversi dubbi d’interpretazione. Mi viene da pensare all’ipotesi del pensiero delirante… del resto il protagonista ci ha raccontato un crescendo di dettagli che hanno trasformato la realtà, o la presunta realtà, in una visione onirica…. Gli oggetti e le persone si sono deformate davanti ai nostri occhi, fondendosi e sparendo per sempre.
    Sì, se penso alla mente del protagonista come ad una mente malata tutto invece appare più chiaro, perché il delirio può giustificare l’incertezza e il dubbio.
    Ad ogni modo sei riuscito a mantenere alta la tensione fino a qui…. quindi complimenti 🙂
    Al prossimo racconto!

  2. Non mi è ancora tutto chiaro, ma immagino sia inevitabile quando si entra nella mente di una persona malata. Ci lasci il dubbio di cosa sia, nel mondo del padre, quel ‘rito’ che noi abbiamo visto realizzarsi in modo così cruento. Immagino alluda ad uno ‘sposalizio’ giocoso, tra bambini. Boh, forse non è importante. Così come non so bene come interpretare il finale. Ci ho pensato su e ho concluso che alluda solo al fatto che il ragazzo sprofonda nuovamente nella propria allucinazione. Non è detto che abbia ucciso nessuno. Così come non è detto che la sua allucinazione non abbia un fondo di verità. Però, vedi, il problema è che noi lettori dobbiamo avere un punto fermo, qualcosa che dobbiamo considerare ‘realtà’. Se è la lettera, possiamo immaginare che il ‘rito’ sia qualcosa di innocuo che i genitori gli concedono, in cui recitano, per farlo uscire dal delirio. Ok, la interpreto così, facendoti però notare che è un po’ contraddittorio perché i genitori dicono di essersi allontanati. In questa ottica, l’amico del padre che si trasforma nel ‘sindaco’ cattivo fa ripartire il delirio, in cui mi immagino le parti reali rovesciate e un’altra vittima.
    Lo ammetto, sono confusa.
    Anche perché mi pare altrettanto giustificato un delirio sostanzialmente innocuo, iln cui tutta la morte è solo immaginata.
    Del resto, il finale ammicca ad un’interpretazione reale del delirio stesso…
    Sì, sono decisamente confusa 🙂

    Ciao ciao

  3. Si va verso il finale e tutto brucia, esplode, smette di esistere.
    Mi ero persa un capitolo perché purtroppo alcune scadenze mi hanno tenuta impegnata altrove. Sai che non riesco a immaginare la conclusione di questa storia? Complimenti per aver mantenuto alta e costante la tensione 😉
    Ci si vede per il gran finale, a presto!

  4. Be’, l’opzione più strana mi pare che sia che riesce a liberarsi e completa il rito. Scelgo quella.
    Che storia, ragazzi. Non si può dire che somigli a molto di ciò che ho letto finora.
    Ho anche apprezzato la mezza contestualizzazione dell’attuale situazione, anche se ancora troppo, almeno per i miei gusti, rimane fuori, inconoscibile.
    Ciao ciao

    • È sempre un onore ricevere un commento da te 🙂 lo so anch’io che troppo sta rimanendo fuori, ma non c’è abbastanza spazio 🙂 Mi sto focalizzando sul momento presente e puro, al massimo che riesco. Per quanto riguarda la scelta la pensi come me, e mi rende felice. Speriamo che la storia rimanga così interessante fino in fondo. Ma farò del mio meglio.

  5. Accidenti, il racconto è davvero sempre più claustrofobico 🙂 in senso buono… La tensione non è calata di una virgola e anzi, nonostante lo scenario fosse già inquietante, sei riuscito ad aumentare la tensione e l’angoscia che la trama sputa fuori con lo stesso ritmo incalzante delle fiamme.
    Al prossimo!

  6. Il tavolo prende fuoco, ho lo stomaco debole.
    Onirico, delirante, sai tenere alta la tensione. Però ho una piccola critica da muoverti: ci presenti una situazione da incubo. Magari lo è, anche perché parli di petrolio, fiamme e ustioni e non si capisce come tutto non vada a fuoco. Calore e petrolio fanno gas detonanti…
    Però spesso sottointendi che il protagonista sa molto più di noi (anche qui: l’ultimo matrimonio è andato male). Ecco, siamo qui tutti in attesa di poter inquadrare meglio la storia, ormai da sei capitoli, a mio parere è ora di sciogliere qualche nodo.
    La tua scrittura è pulita, efficace, immaginifica.

    Ciao ciao

    • Grazie mille per il tuo intervento. Fa sempre piacere riceverne. La cosa più “meravigliosa” e terribile della scrittura – e anche della vita, in fondo – è la scelta. Purtroppo bisogna sempre scegliere cosa tenere e cosa lasciare fuori. In questo momento non ti so dire quanto starà dentro e quanto fuori da questo editor di testo che è The Incipit, e quanto del paese e delle fiamme rimarrà fuori. Oggi è arrivato questo nuovo capitolo e fra poco arriveremo al termine. Purtroppo ci ho messo un po’ perché ero occupato con la pubblicazione del romanzo, ma in questi giorni arriveremo alla soluzione. Spero di non deludere troppe persone 🙂

  7. Eccomi qui caro, ho recuperato i due capitoli che mi ero perso.

    Allora, la storia mi piace, ci sono molti elementi che mi incuriosiscono.

    Però mi sento di farti una critica, sperando di non risultare fastidioso. Ci tengo a dire che non ho intenzione di fare flame o rompere i suddetti 😉

    Come detto, ci sono molti elementi di per sè buoni: dai protagonisti, alla nonna strana, ad un ambient particolare ecc ecc.

    Solo che, personalmente, il mix da te creato in alcuni punti mi stona.

    Partendo sempre che 5000 caratteri sono il nulla rispetto a quello che tutti noi vorremmo scrivere, immagino poi te che hai già pubblicato dei romanzi quanto questo ti stia “castrando” , però fino ad adesso ho visto buone basi, buoni spunti ma una “cattiva” gestione dello spazio e delle descrizione.

    Rileggendo il tutto ho notato una specie di…confusione nelle scene, come se, scorrendo i fotogrammi di una pellicola, fra un frame e l’altro ci fossero dei buchi.

    la cosa mi dispiace, hai talento, questo è innegabile, padroneggi bene la scrittura e le sue forme, ma ho come la sensazione che non hai ancora preso bene mano col mezzo, cioè The incipit.

    Detto tutto ciò, però, sappi che ti seguo fedele, sono curioso di vedere cosa saprai tirare fuori dal cilindro 😉

    Good Job Severino!

    • Fai benissimo a esporre il tuo punto di vista, è sempre il benvenuto.
      Ti dirò, è una mia caratteristica (almeno degli ultimi lavori) il capitolo breve: sto scegliendo deliberatamente di non inserire alcune cose e mantenere il tutto sulla lama. Ovviamente, come ogni schieramento può causare divisioni, ma va benissimo 🙂

      Quello che ho nella testa è un ritmo frenetico, almeno in questa storia e lo devo seguire. Purtroppo quando si è in adrenalina si perdono dei dettagli. E, soprattutto, in questo caso non sono voce narrante, ma sono proprio dentro di lui. E lui purtroppo vede quello che vede 🙂

  8. Nessuna delle due.
    Ciao Severino,
    Arrivo un po’ tardi, al quarto capitolo.
    La tua storia è interessante, Anche per quello che non dice, o meglio, che ha cominciato a dire: la febbre di Danny che va trasformandosi in qualcosa di soprannaturale (ok, va bene che ‘scotta’, ma bruciare proprio è un po’ strano per una febbre normale). I vicini ‘strani’ che appena scoprono che sono soli in casa decidono di far loro visita macellando qualcosa di non meglio specificato. L’atmosfera è decisamente particolare. L’uso della narraizone al presente mi fa pensare che avremo qualche sorpresa che chiarirà più di un punto.

    Ciao ciao

  9. Ciao, ho votato per la fabbrica.
    Ho una domanda, ma è dettata dalla mia ignoranza in materia horror, quindi non prenderla come una critica. Forse ci hai mostrato troppo? Non so, ho la sensazione che tu mi abbia un po’ tolto il piacere del mistero, ma forse è solo perché hai molto da raccontare e quindi sei andato al sodo perché ci sarà molto altro da vedere. Prendila proprio come un’emozione che vorrei condividere, per favore, una curiosità.
    La curiosità di una che non legge horror ma che è comunque attirata da questa storia 🙂
    Buona scrittura!!!

  10. Umm non male questo capitolo, forse anche più intenso del primo.

    Ho solo un “piccolo” dubbio, non tanto sulla storia ma quanto più sullo stile: è la prima volta che ti cimenti in un horror per caso?

    Perché a livello di grammatica e formattazione si vede che hai esperienza, però sento che il phatos e l’atmosfera del racconto sono ancora troppo “tranquille” a mio parere 😉

    Ma sono certo che saprai sorprendermi a dovere 🙂

  11. Vanno a vedere cosa c’è in cucina? Troppo? Ormai ho votato 🙂

    Ciao! Mi ha incuriosito il tuo incipit, caspita la zia dev’essere proprio una strega! O magari i nipoti la scopriranno capace d’essere più “umana”, ora che pare ci siano dei guai in vista?
    Buona scrittura!

  12. Un passo che proviene dalla cucina… =)
    Sarei troppo tentato di arrivare subito alla cucina, ma credo che scendere al piano terra possa creare la suspense adatta. Almeno, se c’è un passo che proviene dalla cucina, non è detto che giù non ci sia dell’altro. Anche se così finirebbero accerchiati!

  13. Buon salve.

    Allora, l’incipit è interessate lo ammetto.

    Ti segnalo solo un piccolo errore che si trova all’inizio “quella febbrona da cavallo che si è presto dopo che mamma e papà…” quel che stona nella frase, o meglio, sembra una frase sospesa senza conclusione.

    Per il resto è scritto abbastanza bene, mi piace lo stile.
    Ti consiglio solo di sfruttare al meglio i 5000 caratteri, da un colpo d’occhio vedo che non gli hai sfruttati appieno.

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