A casa da soli

Dove eravamo rimasti?

Cosa troveranno nella fabbrica? I genitori vivi (44%)

C’è qualcosa nell’aria che brucia

Respiro male…

Colpo di tosse. Altro colpo di tosse.

Scoppi di legna e braci da qualche parte a destra. La mia tosse fa l’eco, ma non vedo niente. 

Sento male nelle braccia, mi hanno graffiato, mi hanno tagliato. Danny!

Che cazzo di posto è questo? Ricordo subito. Sono tenuto fermo da fascette di plastica e mi faccio male ancora. Apro gli occhi completamente e mi guardo la mano piena di vesciche… Dov’è Danny?

La fabbrica è strana, non ci sono mai stato. È fatta tutta di mattoni rossi ed è alta, altissima. Madonna come mi gira la testa… Fa un caldo, qui!

I confini delle cose si piegano per il calore e il mondo sembra liquido. C’è puzza di arrosto e qualche voce che sussurra cose, anche loro liquide.

Guardo alla mia sinistra e c’è Danny in piedi, tenuto per le spalle da un uomo tutto coperto da un telo nero. Come fa a vedere dove va?

Le mani di quell’uomo stanno accarezzando Danny, ogni tanto anche sul volto e non si bruciano. Fumano, ma l’uomo non sembra scottarsi.

In fondo alla fabbrica ci sono tante persone e alla base della ciminiera un fuoco enorme, che riempie di fumo nero parte del posto. 

Colpo di tosse.

“Danny.”

Lui si gira, mi guarda ma non dice niente. Fa una smorfia di piacere per il massaggio dell’uomo coperto dal telo e poi si volta di nuovo verso il fondo della fabbrica. 

Vedo due mani che cominciano ad accarezzare le mie braccia, da dietro, e cerco di divincolarmi. La pelle del mio polso destro si rompe e sanguino un po’.

Che cazzo, lo sapevo.

Le due mani continuano ad accarezzarmi il sangue e lo spalmano sul mio braccio. Poi, con l’indice destro sporco di terra, la persona alle mie spalle cerca di penetrare la ferita del mio polso. Lo fa piano e segue tutta la lunghezza del taglio che mi sono autoinflitto cercando di liberarmi dalle fascette.

“No, con lui no. Lui deve aspettare”, sento.

Il dito, immediatamente, si ritrae dalla mia ferita, lasciandomi bruciare più del fuoco che ci soffocherà tutti. Sento un rumore flaccido di lingua che lecca sangue e terra e poi il mio corpo muoversi. 

Devo essere su una specie di carrello perché vedo Danny scorrere all’indietro e con lui l’uomo nel telo e il resto della fabbrica liquida. Insieme a questo, il fondo del luogo avvicinarsi ai miei piedi. Qualcuno mi sta spingendo verso quella folla. 

Penso a liberarmi, ma abbandono subito: queste energie potrebbero servirmi.

Il rumore del carrello che mi trasporta è infernale, non deve sentire il profumo dell’olio in quelle ruote di merda da almeno cinquant’anni. È un rumore familiare, l’ho sentito in lontananza in quelle notti strane quando la ciminiera fumava e noi eravamo in camera a guardare la televisione, con mamma e papà giù sul divano. Non quella puttana che ci ha fatto finire qui.

Siamo abbastanza vicini ai colpi di tosse della folla che riempie la parte finale della fabbrica. Alcuni di loro sono in cerchio, alcuni con un telo nero che li copre totalmente, quattro persone sedute a un tavolo tutto sporco di petrolio e una bambina vestita da sposa. Anche lei legata con fascette di plastica a un carrello con ruote infernali cigolanti.

Le quattro persone stanno mangiando della carne, direttamente immersa nel petrolio mentre guardano compiaciute quella bambina, anch’essa con i polsi spezzati. È piccola, avrà l’età di Danny. Mi spingono ancora fino a qualche passo dal tavolo e da quella bimba che ora sembra stia dormendo.

“Eccoti”, mi dice una donna che sta divorando un pezzo di carne grosso come il suo busto e che lascia gocciolare quel disgustoso liquido nero.

Fra poco tutto andrà in fiamme se non stanno attenti. 

“Mamma?”

Ha un velo bianco sulla testa ed è tutta distorta dal calore, ma la voce è la sua.

“MAMMA?”

Non mi risponde e va avanti a mangiare. 

Di fianco a lei, papà. Lui lecca la carne, ma non la mastica. Non gli è mai piaciuta. Sono vestiti strani e non hanno nessun segno dell’incidente.

“Papà!”

Non mi risponde. Dà un bacio al petrolio e poi alla mamma. 

Cosa cazzo è tutto questo?

Li guardo e si parlano sottovoce. Il sindaco, che è uno degli altri due uomini al tavolo, se ne va e si avvicina al fuoco.

“Sei contento adesso?” mi domandano.

Io non so cosa rispondere.

“Avvicinatelo alla sposa.”

Mentre mi voltano, guardo il fuoco e, davanti ad esso, una figura è in croce a pochi metri da esso. Del fumo sale dalla sua schiena.

Cosa succederà ora?

  • Le fiamme divampano nel resto della fabbrica (0%)
    0
  • I due sposi vengono "uniti" in matrimonio (67%)
    67
  • Il papà e la mamma danno un discorso (33%)
    33
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66 Commenti

  • Ciao, ho letto solo ora il tuo finale.
    Anch’io, come Moneta, ho diversi dubbi d’interpretazione. Mi viene da pensare all’ipotesi del pensiero delirante… del resto il protagonista ci ha raccontato un crescendo di dettagli che hanno trasformato la realtà, o la presunta realtà, in una visione onirica…. Gli oggetti e le persone si sono deformate davanti ai nostri occhi, fondendosi e sparendo per sempre.
    Sì, se penso alla mente del protagonista come ad una mente malata tutto invece appare più chiaro, perché il delirio può giustificare l’incertezza e il dubbio.
    Ad ogni modo sei riuscito a mantenere alta la tensione fino a qui…. quindi complimenti 🙂
    Al prossimo racconto!

  • Non mi è ancora tutto chiaro, ma immagino sia inevitabile quando si entra nella mente di una persona malata. Ci lasci il dubbio di cosa sia, nel mondo del padre, quel ‘rito’ che noi abbiamo visto realizzarsi in modo così cruento. Immagino alluda ad uno ‘sposalizio’ giocoso, tra bambini. Boh, forse non è importante. Così come non so bene come interpretare il finale. Ci ho pensato su e ho concluso che alluda solo al fatto che il ragazzo sprofonda nuovamente nella propria allucinazione. Non è detto che abbia ucciso nessuno. Così come non è detto che la sua allucinazione non abbia un fondo di verità. Però, vedi, il problema è che noi lettori dobbiamo avere un punto fermo, qualcosa che dobbiamo considerare ‘realtà’. Se è la lettera, possiamo immaginare che il ‘rito’ sia qualcosa di innocuo che i genitori gli concedono, in cui recitano, per farlo uscire dal delirio. Ok, la interpreto così, facendoti però notare che è un po’ contraddittorio perché i genitori dicono di essersi allontanati. In questa ottica, l’amico del padre che si trasforma nel ‘sindaco’ cattivo fa ripartire il delirio, in cui mi immagino le parti reali rovesciate e un’altra vittima.
    Lo ammetto, sono confusa.
    Anche perché mi pare altrettanto giustificato un delirio sostanzialmente innocuo, iln cui tutta la morte è solo immaginata.
    Del resto, il finale ammicca ad un’interpretazione reale del delirio stesso…
    Sì, sono decisamente confusa 🙂

    Ciao ciao

  • Si va verso il finale e tutto brucia, esplode, smette di esistere.
    Mi ero persa un capitolo perché purtroppo alcune scadenze mi hanno tenuta impegnata altrove. Sai che non riesco a immaginare la conclusione di questa storia? Complimenti per aver mantenuto alta e costante la tensione 😉
    Ci si vede per il gran finale, a presto!

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