A casa da soli

Dove eravamo rimasti?

Ce la fa il protagonista a liberarsi? Riesce a liberarsi e cerca l'uscita (57%)

Niente (era) come il rito

Armeggio con le mie fascette, mentre sudo e soffro. 
Comincio a vedere la pelle alzarsi liquida sulle mie braccia.
Ormai sono tutti in fiamme e non posso che salvarmi o bruciare e

purificarmi, appestato schifoso!

con loro. 

Danny non lo posso salvare… papà e mamma… tutti se ne stanno andando nel fuoco.

Riesco, non so come a liberarmi completamente e cado a terra. Brucio, il pavimento si sta sciogliendo, come tutto il resto. La folla non si vede nemmeno più e le urla si mescolano nel crepitio… nel boato di questo immenso fuoco purificatore.

Devo andarmene… ma il rito non si può interrompere.

Cerco il coltello, o non mi lasceranno mai in pace, nemmeno dopo.

Non riesco a vedere niente. Entra un sacco di roba dentro le mie ferite ma ci penserò dopo al massimo.

Dov’è quel coltello? Devo aprire la bambina e unire… Danny a questo punto, non posso essere io. Ma sono entrambi in fiamme!

Non trovo nemmeno il coltello, c’è troppo fumo. 

Trattengo il respiro. Dovrò usare le mani!

Mi avvicino alla bimba e la colpisco, unghie spianate. La sua pelle è praticamente marmellata e la mia mano entra nella sua pancia, ma è troppo caldo e mi brucio. Ci riprovo, prima di prendere fuoco, ma è troppo doloroso. Dovrò semplicemente andare. 

Inciampo sul coltello, che non avevo visto prima e mi taglio.

Ormai il fumo riempie tutta l’area, non ho più il controllo di niente. Non ci sono più persone intorno a me, ma solo fiamme urlanti. 

L’uscita sicura è da dove la folla è entrata, ma lì c’è anche il falò principale. Devo arrivare alla passerella e uscire da qualche parte là sopra.

Mi avvicino al muro alla mia destra. Tocco qualcosa di morbido e morto e finalmente arrivo alla parete. Non riesco a tenere la mano sul muro, è troppo caldo e cerco di costeggiarlo senza toccare altro che il pavimento. Non so quanto riuscirò a resistere ancora.

Raggiungo qualcosa che sembra una porta. Entro e qui un po’ d’aria entra, da una finestra esplosa. È un piccolo paradiso di ossigeno che mi permette di respirare per pochi secondi, una scala esterna porta ai piani superiori, probabilmente dove stavano gli uffici.

Non c’è più niente di controllabile, quindi salgo, salgo e salgo.

Gli uffici sembrano appesi a mezz’aria su uno dei lati del salone. Guardo giù, ma c’è solo l’inferno e tanto, tantissimo fumo.

Qui fa ancora più caldo che al piano terra, ma c’è un accesso all’esterno. Forse posso calarmi da qualche grondaia, ammesso che non siano tutte fuse. 

Metto fuori la testa, respiro un briciolo di aria pulita e prego di riuscire a farlo. 

Mi attacco a una grondaia, e comincio a calarmi. Saranno almeno cinquanta gradi, ma è meno peggio del resto. 

Cerco di proteggere le mie mani con quel poco che resta dei miei vestiti e scendo. Scivolo, ma mi blocco, incastrato. 

Mentre rimango appeso in questa infernale mezza altezza. Il muro crolla.

Cado. Picchio la schiena e non sento più niente per un attimo, ma non mi sono rotto la spina dorsale. No, vero?

No, adesso sento. Che botta. Qualche pezzo della parete mi cade addosso, ma rimango sveglio. 

Cazzo che casino. Devo spostarmi da qui, crollerà tutto.

Mi giro e guardo verso casa mia. 

È tutto sfocato, non riesco a vedere niente. 

Mi muovo piano… mamma, papà. Danny… 

Paese di merda. 

Ma chi c’è là?

 

Dove va il protagonista?

  • Verso la figura (70%)
    70
  • Verso il paese (10%)
    10
  • Verso casa (20%)
    20
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66 Commenti

  • Ciao, ho letto solo ora il tuo finale.
    Anch’io, come Moneta, ho diversi dubbi d’interpretazione. Mi viene da pensare all’ipotesi del pensiero delirante… del resto il protagonista ci ha raccontato un crescendo di dettagli che hanno trasformato la realtà, o la presunta realtà, in una visione onirica…. Gli oggetti e le persone si sono deformate davanti ai nostri occhi, fondendosi e sparendo per sempre.
    Sì, se penso alla mente del protagonista come ad una mente malata tutto invece appare più chiaro, perché il delirio può giustificare l’incertezza e il dubbio.
    Ad ogni modo sei riuscito a mantenere alta la tensione fino a qui…. quindi complimenti 🙂
    Al prossimo racconto!

  • Non mi è ancora tutto chiaro, ma immagino sia inevitabile quando si entra nella mente di una persona malata. Ci lasci il dubbio di cosa sia, nel mondo del padre, quel ‘rito’ che noi abbiamo visto realizzarsi in modo così cruento. Immagino alluda ad uno ‘sposalizio’ giocoso, tra bambini. Boh, forse non è importante. Così come non so bene come interpretare il finale. Ci ho pensato su e ho concluso che alluda solo al fatto che il ragazzo sprofonda nuovamente nella propria allucinazione. Non è detto che abbia ucciso nessuno. Così come non è detto che la sua allucinazione non abbia un fondo di verità. Però, vedi, il problema è che noi lettori dobbiamo avere un punto fermo, qualcosa che dobbiamo considerare ‘realtà’. Se è la lettera, possiamo immaginare che il ‘rito’ sia qualcosa di innocuo che i genitori gli concedono, in cui recitano, per farlo uscire dal delirio. Ok, la interpreto così, facendoti però notare che è un po’ contraddittorio perché i genitori dicono di essersi allontanati. In questa ottica, l’amico del padre che si trasforma nel ‘sindaco’ cattivo fa ripartire il delirio, in cui mi immagino le parti reali rovesciate e un’altra vittima.
    Lo ammetto, sono confusa.
    Anche perché mi pare altrettanto giustificato un delirio sostanzialmente innocuo, iln cui tutta la morte è solo immaginata.
    Del resto, il finale ammicca ad un’interpretazione reale del delirio stesso…
    Sì, sono decisamente confusa 🙂

    Ciao ciao

  • Si va verso il finale e tutto brucia, esplode, smette di esistere.
    Mi ero persa un capitolo perché purtroppo alcune scadenze mi hanno tenuta impegnata altrove. Sai che non riesco a immaginare la conclusione di questa storia? Complimenti per aver mantenuto alta e costante la tensione 😉
    Ci si vede per il gran finale, a presto!

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