A casa da soli

Dove eravamo rimasti?

Dove va il protagonista? Verso la figura (70%)

Il rito non si interrompe

Là, a poche centinaia di metri da me, una figura vagamente umana è immobile, nel campo.

Guarda, immobile, questa scena devastante, da una distanza che gli invidio.

Ho dolori dappertutto e mi devo allontanare da questo orribile edificio, che fra poco crollerà, seppellendo lo schifo di questo paese.

Chissà da dove si è cominciato a credere che unire i bambini in un essere unico potesse salvare la nostra umanità dalla distruzione. Non credo che si salvi così, l’umanità.

Cerco di alzarmi per bene, ma fa male tutto.
La priorità, però, è sopravvivere.

Devo evitare quella figura?
Ma dove vado, così ridotto?
Magari è qualcuno che vuole aiutarmi…

Ma cosa importa?

Cerco di lasciar andare il dolore, devo prima pensare alla libertà. Poi penserò a quella persona. In fondo, non ho completato il rito, questa cosa non può restare impunita. 

Mi allontano, lentamente, da questa maledetta fabbrica infernale. E, inevitabilmente, mi avvicino a quella figura. Casa mia è comunque dietro di lui -o lei – e chissà se qualcuno è rimasto là dentro a macellare… Devo fidarmi, o comunque prestarmi. Ho interrotto un rito, non posso essere perdonato.

La figura muove un passo, verso di me.

Speriamo non venga qui, il calore mi sta praticamente sciogliendo la pelle della schiena, ma l’aria qui fuori, anche se incandescente, mi permette di respirare libero dal fumo. 

Danny, mamma e papà. Ma perché vi siete prestati a questo? Perché non avete continuato a ribellarvi? Quei malati che credevano in un’umanità superiore, priva dell’intelletto…

La figura fa un altro passo verso di me.

Io continuo a trascinarmi infilando le mie unghie nella terra e spostandomi in avanti poco alla volta. I tagli che mi hanno e mi sono inflitto sono pieni di terra, ruggine, plastica e sangue. Sto male.

La figura si avvicina ancora, non mi lascerà andare. 

A questo punto, provo ad avvicinarmi ad essa. Tanto, peggio di così… sono rimasto solo.

Dietro di me, un boato.

È esploso tutto, cazzo. Mi copro la testa, sperando che niente mi colpisca, ma vengo investito da una pioggia di detriti. Ormai non faccio più caso al dolore nuovo. Quello che conosco già mi ha inondato e si prenderà il mio tempo, se mi sarà concesso.

Quando la pioggia di lame termina, io continuo ad avanzare, verso quella persona che può finirmi, o darmi una mano.

Ci vuole un po’ per incontrarsi, ma alla fine lo facciamo. Io non riesco a vedere, nel buio rimasto, i lineamenti di questa figura, ma tanto ne sono in balìa.

“Ragazzo, alzati.”
“Non riesco.”
“Ti aiuto io.”

Le sue mani mi prendono da sotto le ascelle e mi tirano in piedi. È tutto una tempesta di dolore.

“Cos’hai fatto lì dentro?”
“Non ho completato il rito.”
“Quale rito?”
“Lei chi è?”
“Camminiamo, andiamo via da questo inferno.”

Cominciamo a camminare, piano, verso casa mia.

“Chi c’era là dentro?”
“Tutti.”
“Tutti chi?”
“Quelli del paese.”
“Il paese?”
“Sì…”
“Dimmi di più.”

Continuiamo a camminare, la mia casa si avvicina in questo buio, la puzza di maiale arrosto sempre più forte nelle mie narici.

“Lei chi è?”
“Adesso pensiamo ad allontanarci da quell’inferno.”

I passi della persona sono pesanti. Mi tiene per un braccio, mi fa male, ma da solo non posso stare in piedi, certamente non camminare. Nemmeno a questa velocità.

“Lei chi è?”
“Sono qui per aiutarti. Dimmi perché eri in quella fabbrica.”
“C’era gente in casa mia. Hanno preso la zia, e io sono scappato… Danny era ammalato e poi ci hanno preso e portato nella fabbrica.”
“Chi vi ha preso?”
“Quelli del villaggio. C’era un rito, il matrimonio. Dovevano punire i miei genitori perché si erano rifiutati.”
“Rifiutati di fare che?”
“Di consegnarmi.”
“A chi?”
“Al paese.”
“Immagino che avremo molto di cui parlare, io e te. Stai bene?”
“Sto malissimo.”
“Dovremmo andare in ospedale, ragazzo, lo sai?”
“Saranno ore di macchina!”
“Dovremo andarci comunque.”
“Lei chi è?”
“Entriamo in casa, ora.”

Entriamo in casa, e tutto è in ordine. La luce non ondeggia più e non ci sono persone che macellano nessuno. Non ci sono i capelli della zia sul pavimento, ma la finestra della cucina è rotta. La televisione ancora accesa sul rumore bianco. La porta della mia stanza aperta.

“Hanno ripulito?”
“Ripulito cosa, ragazzo?”

Adesso, finalmente, riesco a vederlo chiaramente.
È un uomo, alto e magro, Barba leggermente incolta e uniforme.

“Chi è lei?”
“Un amico.” 

Cosa fanno i due?

  • Cercano ulteriore aiuto (0%)
    0
  • Vanno all'ospedale (33%)
    33
  • Esplorano la casa (67%)
    67
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66 Commenti

  • Ciao, ho letto solo ora il tuo finale.
    Anch’io, come Moneta, ho diversi dubbi d’interpretazione. Mi viene da pensare all’ipotesi del pensiero delirante… del resto il protagonista ci ha raccontato un crescendo di dettagli che hanno trasformato la realtà, o la presunta realtà, in una visione onirica…. Gli oggetti e le persone si sono deformate davanti ai nostri occhi, fondendosi e sparendo per sempre.
    Sì, se penso alla mente del protagonista come ad una mente malata tutto invece appare più chiaro, perché il delirio può giustificare l’incertezza e il dubbio.
    Ad ogni modo sei riuscito a mantenere alta la tensione fino a qui…. quindi complimenti 🙂
    Al prossimo racconto!

  • Non mi è ancora tutto chiaro, ma immagino sia inevitabile quando si entra nella mente di una persona malata. Ci lasci il dubbio di cosa sia, nel mondo del padre, quel ‘rito’ che noi abbiamo visto realizzarsi in modo così cruento. Immagino alluda ad uno ‘sposalizio’ giocoso, tra bambini. Boh, forse non è importante. Così come non so bene come interpretare il finale. Ci ho pensato su e ho concluso che alluda solo al fatto che il ragazzo sprofonda nuovamente nella propria allucinazione. Non è detto che abbia ucciso nessuno. Così come non è detto che la sua allucinazione non abbia un fondo di verità. Però, vedi, il problema è che noi lettori dobbiamo avere un punto fermo, qualcosa che dobbiamo considerare ‘realtà’. Se è la lettera, possiamo immaginare che il ‘rito’ sia qualcosa di innocuo che i genitori gli concedono, in cui recitano, per farlo uscire dal delirio. Ok, la interpreto così, facendoti però notare che è un po’ contraddittorio perché i genitori dicono di essersi allontanati. In questa ottica, l’amico del padre che si trasforma nel ‘sindaco’ cattivo fa ripartire il delirio, in cui mi immagino le parti reali rovesciate e un’altra vittima.
    Lo ammetto, sono confusa.
    Anche perché mi pare altrettanto giustificato un delirio sostanzialmente innocuo, iln cui tutta la morte è solo immaginata.
    Del resto, il finale ammicca ad un’interpretazione reale del delirio stesso…
    Sì, sono decisamente confusa 🙂

    Ciao ciao

  • Si va verso il finale e tutto brucia, esplode, smette di esistere.
    Mi ero persa un capitolo perché purtroppo alcune scadenze mi hanno tenuta impegnata altrove. Sai che non riesco a immaginare la conclusione di questa storia? Complimenti per aver mantenuto alta e costante la tensione 😉
    Ci si vede per il gran finale, a presto!

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