A casa da soli

Chi c’è in casa con noi?

Il silenzio di questa casa è sempre fastidioso.

Fortuna che la zia tiene sempre la TV accesa, così ci sentiamo tutti un po’ meno soli. Dal mio letto riesco a vedere Daniel che rantola per quel febbrone che si è preso dopo che mamma e papà sono finiti in ospedale, ma almeno dorme.

La finestra, dietro di lui, mostra sempre e solo i prati e la ciminiera di quella fabbrica in mattoni rossi.

Perché quella stronza voglia che restiamo in camera dopo le dieci non mi è dato saperlo. Ho quattordici anni, cazzo. Speriamo che i miei si rimettano presto.

Mi alzo, per vedere qualcosa alla finestra, davvero non ho sonno, poi sento che la TV al piano di sotto si spegne. Che strano.

Torno alla porta e cerco di fare meno rumore possibile per aprirla e provare a sbirciare giù dalle scale. Il click risuona come un colpo di tosse in una cattedrale. Sicuramente quella strega mi ha sentito…

Socchiudo la porta e attraverso con lo sguardo quel buio: dal piano di sotto arriva una luce grigia. Sento un TOC provenire dalla cucina e torno immediatamente in stanza. 

Perché ha spento la TV? Voglio andare a vedere… ma non mi va di andare da solo.

“Ehi Danny!” 
Lui non si sveglia.

“Ehi!”
“Cosa c’è?”
“Come stai?”
“Mi fa male tutto.”
“Voglio fare uno scherzo alla strega.”

È l’unico modo che ho per convincerlo a venire con me.

“Lasciami dormire…”
“Si è addormentata, voglio tirarle la farina sulla faccia.”

Mio fratello si lascia convincere: abbiamo ancora entrambi i lividi sulla schiena del colpo di scopa che la zia ci ha dato un minuto dopo le dieci, perché non eravamo ancora in camera. Quella puttana pagherà. Come fa ad essere la sorella di mamma?

Ci alziamo piano e torniamo alla porta.

Un altro TOC si sente dalla cucina, ma decidiamo comunque di affacciarci.

“E se ci colpisc…”
“Shhh.”

Gli metto una mano sulla bocca per farlo stare zitto.
In quel momento il silenzio è rotto solo da dei tocchi leggeri sulla finestra della cucina e dal suono del rumore bianco del televisore che non è spento, è rotto.

Dov’è la zia?

Ci avviciniamo alle scale, aiutati dai tappeti che papà ha messo in tutta la casa. Dalla testa delle scale guardo in camera nostra e vedo che la ciminiera sta fumando.
In questo paesino sono poche le persone normali. Ogni tanto lo fanno, anche se quella fabbrica è in disuso da chissà quanti anni.

La mamma ha sempre detto di non avvicinarsi troppo a quel luogo di sera.
Daniel mi segue rantolando e, mentre guardiamo il divano stranamente vuoto, la finestra della cucina esplode.

Metto ancora la mano sulla bocca di Daniel che è spaventato a morte. Anch’io lo sono, ma adesso non so cosa fare. Siamo in mezzo alla casa, quasi a metà della rampa di scale e vediamo il pavimento della cucina, il soggiorno e un pezzo della nostra camera.

Ho paura.

“Torniamo in camera…” mi sussurra lui.
“No.”
“Dov’è la zia?”
“Non lo so… ma c’è qualcosa che non va. Stammi vicino, dobbiamo andare a vedere.”
“No…”

Un passo risuona da dentro la cucina. Poi un altro. 

Dove vanno i due ragazzi?

  • Tornano al piano superiore (22%)
    22
  • Scendono e vanno a vedere cosa c'è in cucina (33%)
    33
  • Scendono e perlustrano il piano terra evitando la cucina (44%)
    44
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66 Commenti

  • Be’, l’opzione più strana mi pare che sia che riesce a liberarsi e completa il rito. Scelgo quella.
    Che storia, ragazzi. Non si può dire che somigli a molto di ciò che ho letto finora.
    Ho anche apprezzato la mezza contestualizzazione dell’attuale situazione, anche se ancora troppo, almeno per i miei gusti, rimane fuori, inconoscibile.
    Ciao ciao

    • È sempre un onore ricevere un commento da te 🙂 lo so anch’io che troppo sta rimanendo fuori, ma non c’è abbastanza spazio 🙂 Mi sto focalizzando sul momento presente e puro, al massimo che riesco. Per quanto riguarda la scelta la pensi come me, e mi rende felice. Speriamo che la storia rimanga così interessante fino in fondo. Ma farò del mio meglio.

  • Accidenti, il racconto è davvero sempre più claustrofobico 🙂 in senso buono… La tensione non è calata di una virgola e anzi, nonostante lo scenario fosse già inquietante, sei riuscito ad aumentare la tensione e l’angoscia che la trama sputa fuori con lo stesso ritmo incalzante delle fiamme.
    Al prossimo!

  • Il tavolo prende fuoco, ho lo stomaco debole.
    Onirico, delirante, sai tenere alta la tensione. Però ho una piccola critica da muoverti: ci presenti una situazione da incubo. Magari lo è, anche perché parli di petrolio, fiamme e ustioni e non si capisce come tutto non vada a fuoco. Calore e petrolio fanno gas detonanti…
    Però spesso sottointendi che il protagonista sa molto più di noi (anche qui: l’ultimo matrimonio è andato male). Ecco, siamo qui tutti in attesa di poter inquadrare meglio la storia, ormai da sei capitoli, a mio parere è ora di sciogliere qualche nodo.
    La tua scrittura è pulita, efficace, immaginifica.

    Ciao ciao

    • Grazie mille per il tuo intervento. Fa sempre piacere riceverne. La cosa più “meravigliosa” e terribile della scrittura – e anche della vita, in fondo – è la scelta. Purtroppo bisogna sempre scegliere cosa tenere e cosa lasciare fuori. In questo momento non ti so dire quanto starà dentro e quanto fuori da questo editor di testo che è The Incipit, e quanto del paese e delle fiamme rimarrà fuori. Oggi è arrivato questo nuovo capitolo e fra poco arriveremo al termine. Purtroppo ci ho messo un po’ perché ero occupato con la pubblicazione del romanzo, ma in questi giorni arriveremo alla soluzione. Spero di non deludere troppe persone 🙂

  • Eccomi qui caro, ho recuperato i due capitoli che mi ero perso.

    Allora, la storia mi piace, ci sono molti elementi che mi incuriosiscono.

    Però mi sento di farti una critica, sperando di non risultare fastidioso. Ci tengo a dire che non ho intenzione di fare flame o rompere i suddetti 😉

    Come detto, ci sono molti elementi di per sè buoni: dai protagonisti, alla nonna strana, ad un ambient particolare ecc ecc.

    Solo che, personalmente, il mix da te creato in alcuni punti mi stona.

    Partendo sempre che 5000 caratteri sono il nulla rispetto a quello che tutti noi vorremmo scrivere, immagino poi te che hai già pubblicato dei romanzi quanto questo ti stia “castrando” , però fino ad adesso ho visto buone basi, buoni spunti ma una “cattiva” gestione dello spazio e delle descrizione.

    Rileggendo il tutto ho notato una specie di…confusione nelle scene, come se, scorrendo i fotogrammi di una pellicola, fra un frame e l’altro ci fossero dei buchi.

    la cosa mi dispiace, hai talento, questo è innegabile, padroneggi bene la scrittura e le sue forme, ma ho come la sensazione che non hai ancora preso bene mano col mezzo, cioè The incipit.

    Detto tutto ciò, però, sappi che ti seguo fedele, sono curioso di vedere cosa saprai tirare fuori dal cilindro 😉

    Good Job Severino!

    • Fai benissimo a esporre il tuo punto di vista, è sempre il benvenuto.
      Ti dirò, è una mia caratteristica (almeno degli ultimi lavori) il capitolo breve: sto scegliendo deliberatamente di non inserire alcune cose e mantenere il tutto sulla lama. Ovviamente, come ogni schieramento può causare divisioni, ma va benissimo 🙂

      Quello che ho nella testa è un ritmo frenetico, almeno in questa storia e lo devo seguire. Purtroppo quando si è in adrenalina si perdono dei dettagli. E, soprattutto, in questo caso non sono voce narrante, ma sono proprio dentro di lui. E lui purtroppo vede quello che vede 🙂

  • Nessuna delle due.
    Ciao Severino,
    Arrivo un po’ tardi, al quarto capitolo.
    La tua storia è interessante, Anche per quello che non dice, o meglio, che ha cominciato a dire: la febbre di Danny che va trasformandosi in qualcosa di soprannaturale (ok, va bene che ‘scotta’, ma bruciare proprio è un po’ strano per una febbre normale). I vicini ‘strani’ che appena scoprono che sono soli in casa decidono di far loro visita macellando qualcosa di non meglio specificato. L’atmosfera è decisamente particolare. L’uso della narraizone al presente mi fa pensare che avremo qualche sorpresa che chiarirà più di un punto.

    Ciao ciao

  • Ciao, ho votato per la fabbrica.
    Ho una domanda, ma è dettata dalla mia ignoranza in materia horror, quindi non prenderla come una critica. Forse ci hai mostrato troppo? Non so, ho la sensazione che tu mi abbia un po’ tolto il piacere del mistero, ma forse è solo perché hai molto da raccontare e quindi sei andato al sodo perché ci sarà molto altro da vedere. Prendila proprio come un’emozione che vorrei condividere, per favore, una curiosità.
    La curiosità di una che non legge horror ma che è comunque attirata da questa storia 🙂
    Buona scrittura!!!

  • Umm non male questo capitolo, forse anche più intenso del primo.

    Ho solo un “piccolo” dubbio, non tanto sulla storia ma quanto più sullo stile: è la prima volta che ti cimenti in un horror per caso?

    Perché a livello di grammatica e formattazione si vede che hai esperienza, però sento che il phatos e l’atmosfera del racconto sono ancora troppo “tranquille” a mio parere 😉

    Ma sono certo che saprai sorprendermi a dovere 🙂

  • Un passo che proviene dalla cucina… =)
    Sarei troppo tentato di arrivare subito alla cucina, ma credo che scendere al piano terra possa creare la suspense adatta. Almeno, se c’è un passo che proviene dalla cucina, non è detto che giù non ci sia dell’altro. Anche se così finirebbero accerchiati!

  • H votato affinché tornino in camera. In fondo, sono ancora relativamente piccoli. E poi le altre 2 opzioni mi sanno troppo di cliché da film horror (anche perché, nella vita reale, nessuno la farebbe. O almeno in pochi e di sicuro non un 14enne ed il fratellino).

  • Buon salve.

    Allora, l’incipit è interessate lo ammetto.

    Ti segnalo solo un piccolo errore che si trova all’inizio “quella febbrona da cavallo che si è presto dopo che mamma e papà…” quel che stona nella frase, o meglio, sembra una frase sospesa senza conclusione.

    Per il resto è scritto abbastanza bene, mi piace lo stile.
    Ti consiglio solo di sfruttare al meglio i 5000 caratteri, da un colpo d’occhio vedo che non gli hai sfruttati appieno.

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