Fuori dalla vista e dalla portata dei bambini

Dove eravamo rimasti?

Chiudiamo questo racconto con un fiore: - girasole (54%)

GIRASOLE

 

Sorgeva l’alba mentre io e Martina uscivamo dalla clinica. La città era ancora sonnolenta e umida di nebbia mattutina. Nell’aria, un sottile profumo di brioches calde stuzzicava le nostre narici ancora impregnate dall’odore acre della corsia.

Le due ultime tre ore erano state molto coinvolgenti e dense di emozioni. Era nata Maya. Da ieri il mondo non è più lo stesso. Ogni bambino che nasce ha in sé il potenziale del cambiamento dell’umanità, risvegliando in noi il lato più malinconico e solitario. In un nanosecondo visitiamo “la casa dell’infanzia”, percorriamo gli anni passati, indaghiamo su speranze e desideri futuri. Riflettiamo sul tempo che si ridimensiona, sulle priorità sconvolte e azzerate. La nascita della figlia di Ludovica aveva acceso in noi pensieri e ricordi profondi.

Martina era corsa in ospedale, appena ricevuta la telefonata di Vale. Eravamo diventate amiche, dopo la serata al ristorante.

“Martina, sai che i ponti mi affascinano?” le avevo detto, invitandola a fare quattro passi distensivi.  

“Li cerco, quando ho bisogno di pensare. Vedi… per me, questi cavi d’acciaio, sospesi sull’inquietudine del vuoto, sono dei sostegni metallici di sogni e speranze. Camminandoci sopra penso alla prospettiva di fuga ma so anche che, attraversandolo, c’è una promessa d’incontro. Purtroppo per altri, invece, è solo la chiusa del racconto di una vita disperata”.

Martina mi ascoltava senza interrompere, in un silenzio quasi religioso. Sono pronta a scommettere che la riflessione la stava portando molto lontano…

“Giuliana… in quest’istante mi sento proprio bene. Che dici? Avrò aperto i miei chakra?” disse finalmente, sorridendo.

***

Nella sala silenziosa ancora in penombra, Ludovica dorme. Il suo volto bianco trasmette una serena ma appagante stanchezza.

Sul lato sinistro del letto un piccolo comodino con un solo fiore, lasciato lì dalle amiche in segno di gioia. Un girasole svetta verticale, da dentro un piccolo vaso lungo e slanciato. La sua imponente corolla cerca la luce della finestra, ruotando su se stessa per nutrirsi di sole.

Nei campi il girasole si muove inseguendo i raggi solari, è una pianta utile come un albero da frutto e regala bellezza a chi passa. Non è un fiore ornamentale, non ama essere ingabbiato dentro quattro mura, perché è libero e, paradossalmente, appare quasi leggero.

Anche la vita di Ludovica è girata intorno al proprio asso di certezze, in cerca di una luce diversa.

“Claudio mi ha mentito due volte, lo capisci Giuliana? Mi aveva detto che si stava separando e non era vero… e poi ho anche scoperto che ha un’altra donna oltreoceano e addirittura un figlio!” mi aveva raccontato Ludovica, qualche tempo fa.

Da Valentina avevo saputo che Claudio non si era mai presentato all’appuntamento con l’avvocato. Aveva telefonato a Luca dopo un mese, discolpandosi alla meglio, dicendo che era dovuto partire improvvisamente per “affari urgenti” in Sudamerica…

Pare si occupasse delle aziende del “suocero” …

Non è più tornato.

***

Lentamente iniziò a rimuovere il trucco. Prima lo struccante delicato per gli occhi, dopo la lozione energizzante per la pulizia del viso e, infine, crema da notte idratante, trattamento rigenerativo e riparatore… Semplici gesti automatici che ripeteva ogni fine giornata.

Il suo sguardo fissò di colpo la sua immagine riflessa nello specchio.

Per un attimo le era sembrato di vedere una sconosciuta e la sfidò quasi gridando:

“Chi sei? Perché mi guardi così? Cosa vuoi veramente?”

Chiuse gli occhi e le sue palpebre proiettarono due mezze lune di ombra sulle guance.

Io non lo volevo fare… avevo paura… ma ce l’ho fatta, hai capito? E adesso? Che mi succede?

Pensavo di non farcela… ma Ludovica me l’ha chiesto… e… Giuliana mi ha definitivamente convinto. Aprì gli occhi e guardò, decisa, la giovane donna nostalgica che pensava di avere sconfitto.

I suoi pensieri si aggrovigliarono dentro la testa,inquieti: Paure e aspettative, vigili e acquattate dentro di noi come leoni nella savana, condizionano e spesso capovolgono la percezione che abbiamo della realtà esterna. Spiegano le nostre scelte e ci sintonizzano con quello che siamo. È come se curvassero il nostro spazio interiore rendendolo meno piatto e finalmente più comprensibile.

“Vale, ti senti bene? Sei un po’ pallida!” Luca le si avvicinò pian piano, appoggiando le mani sulle sue spalle.

Senza aspettare la sua risposta aggiunse: “Sai… ho capito che per te deve essere stata un’esperienza molto toccante, tagliare il cordone ombelicale alla bambina… Ora sei diventata zia di cuore…”.

“Sì, è vero, adesso mi sento confusa, niente è più come prima, lo sento”.

“Vale, io ci ho pensato molto in queste ore… e se noi…”

 

 Nota finale:

Non rimpiango le persone che ho perso col tempo, ma rimpiango il tempo che ho perso con certe persone, perché le persone non mi appartenevano, gli anni sì.

(Carl Gustav Jung)

Un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno seguito questa storia.

Maria Algures

7 dicembre 2016

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349 Commenti

  • Eccomi 🙂
    Finalmente ho letto il tuo finale.
    Le chiacchiere tra amiche si sono gradualmente trasformate in una riflessione profonda su tutto ciò che di importante possiamo incrociare nella vita. In particolare, in questo ultimo episodio, mi hai commossa con la questione riguardante la nascita di un bambino. Meraviglia.
    Che brava!
    Spero di leggere presto un’altra tua storia.
    Grazie 🙂

  • Brava, Maria. Hai chiuso il cerchio 😉 e noi sappiamo che sai farlo sempre 😉
    Storia particolare, sfumature romantiche, ma anche cinica quanto basta. Mi è piaciuta, come spesso mi piacciono le tue storie. Scrivine un’altra 😉 Siamo qui 🙂

  • “…ricordare è un verbo molto impegnativo…”. Dei tre capitoli recuperati è la frase che mi è rimasta impigliata in testa… Ma devo dire che anche molte riflessioni del decimo mi hanno colpito.
    Resti una delle poche autrici su questo sito capaci di raccontare le persone.
    La cura che metti nel costruire i personaggi è ammirevole.
    Quanto alla storia è ben costruita, ottimamente pensata e chiusa con un messaggio di speranza che condivido in pieno. Bravissima!!!

    • Che rispondere dopo tutte queste belle parole?
      Grazie.
      …in effetti, le persone mi piacciono più degli oggetti usati per “comunicare”: osservo, annoto mentalmente, penso, sento e cerco di tradurre in prosa l’elaborato anche se, a dire il vero, è più nelle mie corde il linguaggio sintetico della poesia.
      Sono contenta che tu sia tra i lettori delle mie storie: attento ai particolari e senza sbalzi di umore critico/letterari.
      Ciaooooo

  • Ciao maria,

    Di questo finale mi piace una frase in particolare: Ogni bambino che nasce ha in sé il potenziale del cambiamento dell’umanità…
    anche se non sono d’accordo sul seguito: non provo malinconia. Paura, sicuramente, immaginando i mille errori che commetteremo ai danni di una creatura così indifesa.
    Una storia di amicizia calata nella realtà. Sei sempre molto riflessiva e profonda. In una parola: interessante.
    Brava, alla prossima

    Ciao a presto

  • Ciao maria

    Grazie a te!
    Il finale è poetico, filosofico, positivo.
    Molto bello.
    Serenità, in fondo.
    Voglio interpretare questo finale come un suggerimento, una suggestione: non esiste una sola strada per giungere ad un obiettivo, quella che inizialmente ci appare sbagliata o pericolosa può rivelarsi la migliore. In fondo, come il tempo che scorre sempre in avanti, anche noi, una volta imboccato un sentiero, non abbiamo altra scelta che fare del nostro meglio per proseguire nel viaggio. Forse l’errore più grande è cercare di tornare indietro.
    Come sono filosofica oggi, eh?

    Spero di rileggerti presto
    Ciao cio

  • Ciao Maria!
    Complimenti! Un bellissimo finale per chiudere questo racconto. Diversi personaggi si sono incontrati e scontrati in questi capitoli, in un intreccio di emozioni, sogni, paure e desideri. Sei stata molto brava a rendere le loro emozioni, a mostrare le scene e a delineare i loro caratteri.
    Devo ammettere che mi è piaciuto tantissimo il girasole. “Non è un fiore ornamentale, non ama essere ingabbiato dentro quattro mura, perché è libero e, paradossalmente, appare quasi leggero”. Bellissima questa parte.
    Ancora complimenti! A presto!

  • Le donne dovrebbero inventare un bugiardino su come tenersi lontane dalla portata dei fedifraghi incalliti… scherzi a parte, la citazione di Jung l’ho trovata molto pertinente e il finale, con quella prospettiva di allargare la famiglia, ci regala un lieto fine come è giusto che sia.
    Non sparire 😉
    A presto.

  • Ciao Maria. Non mi aspettavo il finale con il parto, sono piacevolmente sorpreso. Tutto fila liscio e si conclude. Non condivido l’uso della terza persona negli ultimi capoversi, tutto qui. Ma le riflessioni arrivano, le conclusioni ci sono.

    Grazie per avermi accompagnato fin qui. Attendo di leggere il prossimo racconto.

  • Finale poetico, bello e coinvolgente.
    Io e te ci siamo confrontati e, forse, scontrati in qualche occasione. Spero non ci sia del rancore nei miei confronti.
    Da parte mia ti assicuro che, se ho impiegato del tempo a leggerti e commentarti, pure sollevando delle perplessità, la mia stima nei confronti di te come autrice e il mio giudizio positivo su questo racconto restano immutati.
    Perdonami se devo ammettere di trovare il finale a un livello superiore rispetto alcuni, forse la maggior parte, dei capitoli.
    Un racconto è tale e va giudicato nella sua interezza e queste ultime righe danno un senso a molti dei contenuti pubblicati man mano.
    Io credo che tu possa mantenere il livello alto per dieci sezioni: ne hai le capacità e la creatività non ti manca.
    Quindi, il mio augurio è di leggerti presto e di farlo trovando in ogni singolo capitolo la bravura che sai esprimere.
    Un abbraccio.

    • Ciao Tom e grazie della lettura e delle belle parole.
      Rancore?Che parolone! Ma per chi mi prendi? per Crudelia Demon?
      il confronto dialettico – della serie due passi indietro e uno avanti – ci sta sempre, quello strumentale invece non è nelle mie corde 🙂
      In generale, trovo molto difficile mantenere sempre alto e allo stesso livello tutti i 10 episodi. Al di là della bravura o meno dell’autore, ci sono tanti fattori, anche casuali, che non lo consentono. Comunque grazie per la fiducia.
      ciaooo

  • Girasole.
    Bello il capitolo, bella la riflessione finale. Per una bizzarra coincidenza, leggo del lutto di Valentina nell’anniversario di un mio lutto analogo. E allora peso le riflessioni, le parole. Il signifiicato del dolore, L’ostilità verso chi vuole consolarti. È bello, sai cosa: potrei dire che io e Valentina abbiamo avuto un atteggiamento quasi opposto. Io, noto ‘ottimista’, ho affrontato il dolore di una perdita assolutamente improvvisa come se me la aspettassi da sempre, senza chiedermi che senso avesse perché ero del tutto certo che non ne avesse nessuno. Nessuna ostilità verso chi avrebbe voluto consolarmi, più che altro compativo i loro tentativi che sapevo destinati a fallire. Vedi come si può essere diversi? Lo scopro anche leggendo. Scusa se mi sono dilungato, ma mi hai scatenato alcune riflessioni profonde, mi sembrava giusto condividerle almeno in parte.
    Ciao, ci becchiamo al gran finale

  • Ciao Maria!
    Intenso ed emozionante questo capitolo. La parte sul lutto e sulla paura del buio è stata veramente toccante. Brava.
    Per il prossimo capitolo voto le margherite. So che sono in minoranza, ma mi piacciono tanto 🙂
    “Eravamo partite con la voglia e la gioia di ritrovarci dopo tanto tempo, ma la verità è che ricordare è un verbo molto impegnativo.
    La realtà finisce sempre per imporsi. Impietosa, strappa il velo che il tempo sembra gettare sulle cose e sulle persone, offuscandole.” Bellissima la parte finale.
    A presto! ^^

  • GIrasole, viva la matematica e Fibonacci
    Ciao maria.
    Due cose mi hanno impressionata: la storia della cecità della donna e della coseguente paura del buio della figlia. Mi è sembrata molto ‘vera’, ossia difficile da immaginare.
    I Tagli di Fontana, qui voglio essere polemica 😉 : la domanda non è, a mio parere ‘mamma, perché non l’hai mai fatto’, la domanda è: ‘mamma, ma se l’avessi fatto tu l’avrebbero esposto a una mostra?’. Scherzo, per carità, sono molto ignorante nell’arte, osservo solo che, in generale, qualche volta la firma dell’artista affermato è più importante di ciò che produce.

    Ciao ciao

  • Ho scelto il girasole perché li adoro, restare ad ammirare le distese di girasoli è uno dei migliori antidepressivi naturali che conosca 🙂
    “Ricordare è un verbo impegnativo” e anche raramente una scienza esatta, rasenta più l’affabulazione, l’autoconvincimento, il tentativo di consolarsi. Il ricordo è un filtro necessario e pietoso perché la realtà cruda è difficile da digerire.
    Ciao

    • ahahahahaha, leggo solo adesso i commenti sotto e noto che nessuno la pensa come me… ma fossi in te mi darei retta… ho ragione io 😉 bellissimo episodio. I capoversi sono soggettivi e i refusi fanno parte della creazione così come i tagli sulla tela di Fontana 😉

      • Trovo molto curioso il fatto che questo racconto, più dei precedenti, susciti commenti/opinioni così contrastanti.
        Mi faccio delle domande sul perché (forse sbagliate) ma non sono sicura di avere le risposte giuste.
        Mah!
        Intanto ti ringrazio per la lettura del capitolo e per le parole di apprezzamento.
        ciaoooo
        PS Why girasole?

  • Ho scelto il girasole, un fiore dalle molte simbologie. Vedremo qual è la simbologia scelta per il finale.
    In questo episodio ti sono scappati diversi refusi, è un vero peccato che la piattaforma non ne consenta la correzione.
    Dopo tante chiacchiere c’è un monologo di Giuliana in piena notte. L’episodio l’ho trovato un po’ debole, inoltre c’è un pezzo con tanti brevissimi capoversi che spezza troppo la lettura. Ma la chiusura recupera tutto, anzi è la sintesi di tutti e nove gli episodi pubblicati. Il “non detto” che si intuiva al bar è finalmente detto, o meglio pensato nel silenzio di un monologo.

    • Ciao Achillu
      Aiutami a capire…debole da quale punto di vista?
      Per me, ma è una questione di gusti, i capoversi possono non solo aiutare la scorrevolezza del testo ma servono anche a enfatizzare certe frasi.
      grazie comunque per la lettura e commento.

      PS: un dettagliuccio: le amiche si erano incontrate in una trattoria messicana non al bar 🙂

  • Girasole.
    Devo dire con sincerità che ritengo questo capitolo scritto un po’ meno bene degli altri. C’è più di un refuso, tempi dei verbi discordanti, errori di ortografia.
    Poi, e ti chiedo perdono per ciò che dirò, l’ho trovato eccessivamente lungo su alcune descrizioni dei personaggi e degli eventi. Ma chi se ne importa se Luca è o meno di successo, quanti e quali clienti ha ecc.
    Insomma, non l’ho letto volentieri come ho fatto con i precedenti.
    Ti chiedo perdono di nuovo se mi sono permesso, ma ormai sai che, per puro spirito di collaborazione, ho il brutto vizio di dire sempre e comunque ciò che penso.
    Stupiscimi con il finale.
    Un abbraccio.

    • Ciao Tom
      Mi dispiace che tu non abbia gradito l’episodio. Riguardo a Luca e alla descrizione dei personaggi e degli eventi, ti posso solo dire che nulla di quello che ho scritto è stato messo li a caso.
      Per il resto, refusi ecc, ma sono così tanti e terribili da offuscare la sostanza? Superano addirittura, in importanza, l’assenza dei congiuntivi presente in molti racconti?
      Nel mio caso,troviamo un’attenuante e diamo la colpa al jet lag, ahah :-).
      a presto e grazie del commento.

      • Non ho capito se il riferimento alla mancanza di congiuntivi sia rivolto direttamente a me o a qualche racconto in particolare.
        Comunque la scrittura è fatta di tanti elementi, anche della tanto odiata forma. Una trama bellissima scritta coi piedi dà come risultato un brutto racconto. Un racconto scritto benissimo, ma senza trama, dà come risultato un brutto racconto.
        Quindi i refusi e le incertezze nella forma offuscano la sostanza.
        Per il resto, non dico che tu non abbia scelto con accuratezza gli elementi del capitolo, mi limito a osservare che il risultato è, ai miei occhi, un po’ lungo e di scarso interesse.
        Ti chiedo ancora scusa.
        Stupiscimi con il finale.

  • Ciao. Secondo me invia un messaggio la sera stessa, senza però rivelare nulla. Tanti personaggi in questo racconto, tutti visti attraverso il filtro dell’io narrante.

    A parte la fine di questo episodio, che mi lascia un po’ perplesso per via di quelle due email. Avrei preferito un altro flashback, ma questo è il mio gusto personale.

  • Brava Maria.
    Fin qui sei riuscita a creare un intreccio interessante e avvincente, tant’è che hai generato una serie di commenti in cui tutti si fanno domande e partecipano alla storia attivamente e non solo per votare. Continua così.
    Mantiene il riserbo, mi pare giusto.

  • Mantiene il riserbo.
    In questo mio lungo quasi-blackout mi sono persa Ivan. Peccato, mi è piaciuto molto il capitolo. Nella vita reale, personaggi come lui mi fanno pensare alle occasioni in cui, ritrovandosi da soli, si fermano a pensare a sé stessi e al loro modo di rapportarsi con gli altri. Li immagino tristi. Ma solo perché io, al loro posto, sarei triste. In questo capitolo si prepara il finale. La compagnia sbaracca ma c’è lo strascico clamoroso, l’amica che in fondo ha sperato nella reunion per riuscire a condividere il suo peso e ci è riuscita quasi fuori tempo massimo. Si fa interessante. Rileggendo, mi spiazza un po’ la scelta di rinunciare, così avanti nel racconto, al pdv tenuto finora per mostrarci le mail. O forse le legge anche lei?
    Ciao ciao

    • Personaggi come Ivan forse non si sentono mai davvero tristi, perché si alimentano della propria spocchia.
      Riguardo alle mail, la scelta è stata mirata e non rappresenta di per sé un cambio radicale di pdv, ma solo un modo più immediato e efficace (almeno spero) di fare capire come stanno le cose.
      grazie ancora della tua lettura attenta e del commento.
      ciaoooo

  • No, mantiene il riserbo.
    Al massimo la può convincere a parlarne con Valentina, ma non lo fa al suo posto.
    L’episodio mi è piaciuto, anche l’idea di mettere il thread delle mail in ordine temporale decrescente. Il bimbo, l’infinito… cosa bella, diceva mia nonna.

    Ciao a presto

  • La sera stessa invia un messaggio a Valentina…
    Quando ho votato emozioni, nel precedente episodio, non mi aspettavo di trovarmi nel bel mezzo di una bufera; la situazione è molto ingarbugliata e, come dice Giuliana, quando le parole mancano ci vengono in aiuto le emozioni… un abbraccio vale più di mille discorsi.
    Brava.

  • Ho votato per il massimo riserbo.
    L’hai incasinata bene questa storia. In senso buono s’intende.
    Ho solo avuto qualche difficoltà a seguire il dialogo, così serrato e lungo, senza indicazioni di chi parla con chi. Io stesso dico sempre che, in un dialogo a due, il semplice punto e a capo fa capire il cambio di personaggio, forse qui però il dialogo è un po’ lungo e, a volte, intramezzato da passaggi non di dialogo diretto.
    In ogni caso, il colloquio tra le due donne è verosimile e i personaggi sono tangibili.
    Ritengo poco credibile che un uomo riveli a un amico che l’amante è incinta via posta elettronica. Poco credibile, ma non impossibile.
    In sostanza un capitolo di cui apprezzo molto la trama e leggermente meno la forma.
    Sottigliezze, per lo più legate a gusti personali, quindi nessun problema con il tuo modo di scrivere sempre molto coinvolgente.
    Ti seguo fino in fondo.

  • Emozioni, comprendono tutto lo spettro dell’umano sentire 🙂
    Ciao maria,
    Non riesco a farmi risultare antipatico Ivan, sarà perché per molti versi sono l’opposto (vedi auto-elettrodomestico) ma conosco molte persone che gli somigliano. In qualcuno, un fare arrogante è più che altro necessità imprescindibile di rapporti umani, di confronto. Parlare per specchiarsi, forse, ma non sottovaluto quanto riescono a carpire dagli interlocutori com questo atteggiamento. Carpire e capire.

    Ciao a presto

  • Un altro personaggio ben tratteggiato che arriva, credo un po’ a tutti, proprio per il fatto che si tratta di un tipo umano abbastanza comune. Nella frase “Era un buon parlatore e usava spesso una risatina intercalare come virgola” c’è la cosa che mi è piaciuta di più del capitolo (una risatina intercalare come virgola) e la cosa che mi è piaciuta meno (parlatore non mi piace, meglio oratore). Ciao e ai prossimi… Desideri.

  • Emozioni… non guasterebbero 😉
    Chi non ha mai avuto un Ivan nella propria comitiva? Sarà anche un po’ troppo pignolo ma le risate sono assicurate, magari non in quel momento ma, a distanza di anni, penso che lo si potrebbe addirittura ringraziare per avere regalato a tutti dei ricordi da portare con sé.
    A presto.

  • Sì, mi interessa Ludovica. Parla al telefono.
    Ludovica mi interessa soprattutto per la contrapposizione appena accennata con Ilaria.
    Però… però tra Ludovica e Ilaria non saprei chi scegliere. Una matematica appassionata di astrologia e una fervente religiosa che difende la logica. Bei contrasti, non c’è che dire. Immagino sia quello che hai voluto mostrare in questo capitolo: contrasti,luci e ombre che convivono, il fascino della complessità.
    In ciò che scrivi c’è sempre una sofisticata introspezione psicologica di cui a una prima lettura non filtra tutto.
    A me piace così, è giusto farci riflettere in background. Forse per questo motivo, ho trovato un po’ forzato il periodo in cui la voce narrante riflette sulle origini dell’aggressività verbale dell’amica. Boh, questione di gusti, come sempre.
    Ciao a presto

  • Ciao Maria!
    Eccomi qui! Scusa se arrivo solo ora, ma, come ti dicevo, è stato un periodo impegnativo e non sono riuscita a seguire molte storie. Pian pianino sto cercando di recuperare.
    Per quanto riguarda la tua storia, che dire, veramente carina. Mi piace l’idea di queste quattro amiche che, sedute a tavola, ripercorrono la loro vita, gli amori e le avventure che le hanno portate fin lì.
    Il tuo stile è sempre scorrevole e piacevole, e non è stato difficile divorare questi sei capitoli in un attimo.
    Ho votato che Ludovica è uscita fuori a fumare. Alla prossima!

  • È fuori al telefono.
    Sinceramente inizio a fare grande confusione con tutti questi nomi e scarse descrizioni. Usi sempre un’ottima terminologia, ma il racconto no n si muove abbastanZa per capire dove stiamo andando. Si avverte la caratterizzazione estrema dei personaggi, ma non le loro azioni e quindi entro nel pallone.

    • Ciao Giorgia
      Quando si scrive/legge un capitolo per volta in un racconto breve, il rischio di fare confusione con i personaggi c’è. Capita spesso anche a me , soprattutto quando tra un episodio e l’altro passa molto tempo. Non è però il caso della mia storia, fino adesso.
      Qui abbiamo quattro amiche (sempre le stesse) che raccontano/ricordano vecchi amici e conoscenze, l’intreccio è dunque inevitabile.
      Perché dici caratterizzazione “estrema” dei personaggi?
      Permettimi di dissentire quando scrivi che non vengono mostrate le loro azioni.
      Io credo, invece, che i comportamenti descritti aiutino non poco a capire le loro personalità così diverse. Ti garantisco che non sono caricature.
      Ho apprezzato il tuo commento, mi ha dato modo di esprimere anche la mia opinione sull’argomento.
      grazie e ciao 🙂

      • Diciamo che avendo viaggiato e studiato anche fuori, ho avuto modo anche io di sperimentare una vasta e varia umanità, grazie al cielo da mero osservatore estemporaneo, partendo dalla patita di oroscopi con una laurea scientifica al “top player” che gioca sul sicuro in un incontro amoroso col gentil sesso, passando per gente “casa e chiesa” dalla grande creatività (diciamola così, va). Mi relaziono con molte situazioni del tuo racconto e lo reputo un grosso bonus 😉 E come me credo anche tanti altri, vedi il commento di Elena sopra!

  • Mah che dire…
    Dico che non ti seguo più.
    Oramai trovo poco interessante questo tipo di scrittura, molto ma molto sceneggiata.
    Fitta di dialoghi, sembra di leggere una sceneggiatura con qualche riga di didascalia, a discapito della narrazione e della giusta atmosfera che vorrei trovare in un racconto.
    Sorry

  • Ma sì, diciamo che parla a telefono. Francamente son stato tentato dal farla andare via, per dare un po’ di movimento. Già al capitolo precedente volevo un po’ sfoltire il tavolo… In realtà mi piacerebbe che le amiche si alzassero dal tavolo prima del decimo capitolo, perché sarei interessato nel finale a una situazione meno colloquiale, a un epilogo che ci dica di sviluppi a posteriori.

  • Ho trovato un po’ difficile da seguire il dialogo, forse troppe voci diverse, forse i passaggi da passato e presente, non è proprio immediato. In ogni caso il tema del capitolo è davvero interessante: da cosa nasce il feeling, o il suo contrario, per qualcuno, colme ognuno interpreti a suo modo le parole e il comportamento degli altri, come in fondo nessuno sa davvero cosa vivono gli altri quotidianamente. O almeno è quello che ci ho letto io 🙂
    E in più ho scoperto che è perché sono del toro che da ragazza divoravo Dostoevskij 😉
    Ciao

  • Ho votato che Ludovica parla al telefono.
    Altro capitolo nel solco dei precedenti. Impariamo qualcosa di più di ogni personaggio e le loro storie si intrecciano sullo sfondo. È molto difficile scrivere così. Se non l’hai già fatto, ti consiglio di leggere “Cattedrale” di Caver: è un fulgido esempio di come lo scrittore possa parlare esplicitamente di A e intanto quello che ti resta in mente, che ti colpisce veramente è B.
    Per scrivere in quel modo bisogna saper utilizzare i sottintesi, le ambientazioni, le cose non dette più che quelle dette.
    Torniamo al tuo racconto. Che mi piace lo sai già, quello che voglio chiederti ora è perché utilizzi accostamenti temporali del tipo: “Loro due non sono mai andate d’accordo. Più di una volta ero stata testimone di discussioni accese.”
    Grammaticalmente la frase non è scorretta, ma non sarebbe più armonico scrivere: “Loro due non sono mai andate d’accordo. Più di una volta SONO stata testimone di discussioni accese.”? C’è un motivo per cui scrivi così?
    Ribadisco che non è una cosa che cambi il giudizio sul tuo racconto, solo pura curiosità. Vorrei sapere se è una scelta consapevole.
    Ti ringrazio e ti chiedo scusa se mi focalizzo su certi dettagli.
    Continuo a seguirti con interesse.

  • È fuori e parla concitatamente al telefono… forse Ilaria ha predetto a Ludovica qualcosa sul suo oroscopo senza il suo consenso e che poi si è avverato, per questo non le piace e, soprattutto, non ammette che abbia ragione su certi principi? La fede puo’ essere motivo di discussione, certo, ma sospetto che ci sia sotto dell’altro, in fondo, bacchettona o no, Ludovica è una donna adulta e non può prendersela così tanto con chi non la pensa come lei, no?

    • Sono sempre stupita (piacevolmente) della lettura che fai del capitolo. Non mi era proprio venuto in mente che Ilaria potesse avere fatto l’oroscopo di Ludovica…
      Riguardo al loro scontro storico… sai… ci comportiamo a volte in modo irragionevole per gli altri, ma possiamo essere spinti da tante ragioni…
      al prossimo e grazie come sempre

  • Ciao Maria,
    ho recuperato gli episodi persi e ti chiedo scusa ma tra il lavoro, la casa e i bambini e la stesura del manoscritto non mi sono proprio più collegata a The Incipit.
    Devo farti i complimenti per i dialoghi brillanti e scorrevoli, l’idea dell’appuntamento disdetto perchè l’oroscopo era sfavorevole mi ha fatto davvero sorridere per non parlare della risposta che l’uomo le ha dato. Questa carrellata di personaggi così ben caratterizzati è fantastica, il lettore può rivedersi in uno di essi o scegliere il suo preferito. Ho portato in parità il voto con la sigaretta, ma l’ho fatto involontariamente.
    Un grande abbraccio e a presto.

  • Ciao Maria. Da napoletano che ha vissuto a Milano per dieci anni ti dico subito che lo scivolone di Pasquale sul melone mi ha molto divertito e nient’affatto turbato. E poi lui ne esce alla grande. Mi è piaciuto perché abbassa le aspettative del lettore sul personaggio che si rivela invece molto più interessante di quanto non appaia in apertura. Ben gestita anche la rivelazione del motivo del titolo del racconto e il diretto (che mi è parso molto realistico). Brava

  • Martina vuole capire l’allusione…
    Leggendo questo tuo nuovo racconto, mi sembra di essere tornata indietro ai tempi de “il cerchio”: lo spaziare da un personaggio all’altro, dandoci la possibilità di essere nella testa ora di Ludovica, ora di Martina o Emma (a proposito il capitolo su di lei è quello che mi è piaciuto di più: “inciampando tra le nuvole… le fratture del cuore non si possono ingessare…), anche se la voce narrante resta Giuliana. Mi hai incuriosito parecchio…

    • Ciao Anna e bentornata
      Sono felice di trovarti qui, mi mancavano i tuoi commenti (ormai mi ci sono affezionata 🙂 )
      In effetti, mi piace molto l’idea di “saltellare” da un ricordo all’altro, anche se qua mi stanno chiedendo di “movimentare” la storia. Non so ancora cosa riesco a tirare fuori…
      per ora un grazie della lettura e del commento.
      a presto

  • Ciao!
    Questo episodio mi è piaciuto molto, sarà perché Pasquale è un tipo ironico 🙂
    Ad ogni modo, ho trovato proprio bello il ritmo della narrazione (anche negli altri capitoli è presente, però qui ci ho visto qualcosa in più).
    Ho votato per l’allusione da chiarire 😉
    A presto!

  • Anch’io come Martina vorrei capire l’allusione, e così ho votato.
    Bellissima la citazione dal bugiardino ( figlietto nei contenitori di medicine) che si rifà al titolo del racconto, brava! E bella anche la storia di Pasquale…

  • Ciao, forse mi è piaciuto più degli altri questo capitolo…e non concordo su alcuni commenti precedenti, gli stereotipi dei meridionali al nord non sempre sono solo stereotipi 😉 il cambiamento di clima, la famiglia che si “impiccia” e via dicendo

  • Vuole capire l’allusione.
    Ho perso un capitolo, scusa. Ho letto gli ultimi due insieme. Mi è piaciuto molto il precedente, questione di gusti immagino. Il presente è scritto bene, come tuo solito. Avrei un appuntino di formattazione: mi sono persa un po’ nel discorso di Pasquale riportato da Valentina, perché delimiti i discorsi entrambi con i doppi apici e forse ne dimentichi uno. Una cosa un po’ più seria: Giuliana e Pasquale. Sono due personalità che mi pare si sovrappongano in parte: in entrambi vedo una profonda intelligenza anche se declinata in modo diverso. Massime di vita o pensieri profondi, l’idea è che rispecchino la personalità dell’autrice… forse un po’ troppo?
    Oddio, alla fine è solo un’impressione, perché sto supponendo che in un gruppo ristretto ci sia solo un personaggio che spicca per intelligenza rispetto agli altri. Evidentemente non è affatto detto.

    Ciao ciao

    • Ciao Moneta
      Per la formattazione, sorry mi è sfuggito 🙁
      Riguardo al fatto che due dei protagonisti possano avere una “sovrastruttura” comune, può darsi che sia così non lo so, in fondo dietro a questo schermo c’è una sola mano.
      In ogni caso, il gruppo in questione non è detto che sia ristretto e, se anche lo fosse, ci sta quello che hai osservato, ossia che ci possano essere più di una persona con caratteristiche simili.
      grazie

  • Ciao Marì 🙂

    Insomma, ok i primi capitoli, però adesso al 5 capitolo.. penso sia il momento di centrare qualche obbiettivo e di entrare nei dettagli.

    Ti lascio passare quella che: per combattere il male bisogna conoscerlo..
    Ma il resto nooo!
    Mi pare che hai esagerato con la banalizzazione di alcuni concetti:
    Si è sempre a sud di qualcuno..
    Il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno..
    La pillola zuccherata….

    Basta ehh altrimenti smetto di leggerti. 😉
    Voto Martina si alza e se va

    • Caspita Alex, ma eri arrabbiato col mondo quando mi hai scritto il commento? (ho visto che anche con il racconto di Moneta ti sei sfogato…)
      Scusami il gioco di parole però bisogna anche non banalizzare la parola banale.
      E’ vero che certe frasi del testo sono conosciute e di uso comune, ma nel contesto in cui le ho inserite hanno un loro perché e, secondo me, ci stanno bene.
      spero vorrai ripensarci non andando via…
      ciao e grazie

  • Interessante che questo episodio e questo personaggio ci portino alla genesi del titolo del racconto. A parte questo, però, la mia sensazione è che stiamo girando intorno a questo tavolo da troppo tempo e sarebbe ora di far succedere qualcosa. Se è quello che hai in mente – visto che Pasquale è tanto centrale nel plot da dare il nome al racconto – fai che succeda subito, poi puoi tornare a sperimentare le tue pennellate sui “personaggi comuni ma mai banali”. Mi auguro davvero che oltre le pennellate ci sia un disegno.
    Ovviamente, per movimentare la scena, farei andare via Martina. E mica possiamo continuare a far finta di niente!

    • “E ora – povero me – che piega devo dare a questa storia senza trama?”, questo scrivevi alla fine del tuo quarto capitolo quando i lettori cominciavano a scalpitare: “Vogliamo la trama! Vogliamo la trama!. Tu vai oltre e mi chiedi il “disegno”….
      Questa cena dovrebbe essere “tranquilla” (perché no?) perché il movimento è interiore, è dato dai ricordi e dalle emozioni che essi suscitano nelle protagoniste.
      In ogni caso, tengo presente il tuo suggerimento… chissà…
      grazie

  • Voto per Martina che resta e fa finta di niente.
    Rinnovo il mio invito: più “raccontato”, meno “detto”. È la mia personale opinione s’intende. Trovo il racconto ben congegnato, ma troppo denso di informazioni sui protagonisti, alcune non necessarie.
    Io avrei anche indugiato meno sui pregiudizi e sui luoghi comuni. Rischiano di far sembrare banale una storia che non lo è affatto.
    Ribadisco: secondo la mia personale opinione.
    Continuo a seguirti con interesse.

      • Dunque, fare un esempio è difficile. Potrei dirti che tutta la parte di Pasquale che va ad abitare a Milano e si ammala, io l’avrei riassunta in due righe e avrei saltato o solo accennato ai festeggiamenti per la guarigione. Avrei scritto solamente: “Aveva preteso che festeggiassimo insieme la sua guarigione”, omettendo del tutto la parte sui pasticcini alla crema. Sulla sua storia con la moglie avrei detto semplicemente che la sua famiglia tradizionalista non aveva gradito, evitando gli stereotipi sul clan e sul padre ottuso. A me piace che sia il lettore a immaginare come possano essere certe situazioni di background. Ribadisco che si tratta dEl mio gusto personale e non intendo affermare di aver ragione. Preciso inoltre che le mie osservazioni sono in funzione del tipo di opera scritta che sto commentando, ovvero un racconto breve. In un romanzo, le digressioni sui personaggi andrebbero benissimo, anzi, sarebbero da sviluppare. Ti chiedo scusa se mi permetto di dare la mia opinione.

  • Eccomi, un po’ ritardo ma ancora in tempo per godermi questa storia! Hai uno stile molto piacevole, Maria, riesci a descrivere situazioni intime e psicologie anche molto differenti tra loro con pochi sapienti dialoghi e un ottimo uso delle parole. Il racconto mi ricorda lo stile di Sveva Casati Modigliani ne “E infine una pioggia di diamanti”, che pura aveva una struttura a sequenza di flashback. Molto affascinante la figura di Martina, ho votato perché sia rimasta in contatto con Pasquale via email. Ti seguo con piacere! 😉

  • Chi di noi non si è mai ritrovato a fissare vecchie foto dell’università e ad aggiornarsi sulla fine che hanno fatto i nostri compagni? Chiunque credo, ma penso che nessuno l’abbia fatto come te in questo racconto. Sei riuscita a farmi sedere a tavola con queste quattro donne, sospese in un’atmosfera di estranea famigliarità, tutte intente a nascondere più che rivelare il passato. Con poche pennellate sei riuscita a costruire dei personaggi comuni – l’intellettuale filosofo, la bacchettona, la bellona sono dei must in ogni gruppo che si rispetti – ma mai banali. Apprezzo davvero molto anche il tuo stile, sia di scrittura che di costruzione del testo.
    Che dire? Voglio saperne di più. Ti seguo!

  • Intrecciamo: sente Ilaria.
    Molto molto bello questo capitolo. L’ho trovato vero, curatissimo, chirurgico nel centrare gli obiettivi. Nel complesso noi maschietti non ci facciamo una gran figura, ma sostanzialmente è la verità. Poi tu dici qualcosa di più completo e lo esprimi in modo eccellente: siamo tutti vittime del senso a cui diamo più importanza.
    Bello. Complimenti.
    Ciao a presto

  • Aloha cara.

    Voglio complimentarmi con te, questo capitolo a livello tecnico è molto azzeccato, ho notato giusto un paio di sviste ma del tutto ignorabili, quindi non mi metterò a scriverle.

    Mi sorgono però 3 dubbi su questo testo, spero mi risponderai. Pre annuncio subito che non sono qui per fare flame o alteo, ma semplice curiosità.

    1- Attualmente non riesco ancora a trovare un nesso fra titolo e racconto. Il titolo di per sé mi piace molto, però lo trovo come slegato dal contesto.

    2- La storia fino ad ora si è focalizzata sul background (storia) delle protagoniste, disegnando un mondo simile a quelli di Sex and The City o Desperate Housewife. Volevo chiederti se, più avanti, vi sia un twist plot, un cambio nel racconto oppure no.

    3- Ultimo grande dubbio: cosa punti a trasmettere con questo racconto?

    Ecco, vedi queste domande/dubbi non come accusa/critica o simili, ma semplice curiosità da scrittore 😉

  • Ciao Maria, bella la descrizione di Martina. Alcuni passaggi mi sono piaciuti davvero moltissimo: “Martina era una vittima del più superbo e.prepotente dei sensi: la vista… Vedere oltre gli occhi non è immediato, non tutti ci arrivano”. Bello, bello, bello ma soprattutto vero.

  • Interessante pezzo, ci sono frase degne di note, “…il più potente dei cinque sensi… quello che non ti permette di vedere oltrre” è una bella descriziione per dire non vanno oltre le apparenze. Brava.
    Mi permetto di chiedere, dove andiamo a parare? Le ragazze hanno descritto loro, ma cos’altro? Qualcosa deve succedere o almeno sembrare che succeda.
    Spero in una svolta con Ilaria.
    Cmq ti dico ancora avanti Brava.

  • Bella la descrzione di Martina, molto plausibile, l’ho quasi visualizzata con i suoi seni prosperosi e la sua intelligenza ignorata dai più. Brava.
    Io dico che Giuliana risponde di non sentirlo da anni.. ma mente 😉
    Ho letto alcuni commentoni che ti sono stati fatti qua sotto, quasi tutti impostati sulla tua sintassi e la tua punteggiatura… ancora me ne stupisco dopo tre anni su questo sito… ma si può stare a parlare di virgole? Qui si premia l’idea, non la grammatica! E a meno che non sia l’auotre stesso a chiedere consiglio, direi di non stare a farla tanto lunga che tanto le virgole non sa metterle nessuno! ahahahah

  • Diamo continuità al racconto: diciamo che Giuliana scambia ancora qualche email con Pasquale.
    Ineccepibile scrittura, ma continuo a pensare che ci sia troppa razionalità in questo incontro/racconto tra amiche. Rischiando di essere tacciato di bieco maschilismo, non vedrei male qualche momentanea caduta nell’irrazionalità del pettegolezzo per il gusto della maldicenza fine a se stessa, solo per dare più spontaneità alla scena.

  • No, non ci sentiamo da anni.
    Ma penso che menta 😉
    Tutto molto carino, “vedere oltre gli occhi non è immediato, non tutti ci arrivano”, è una frase davvero efficace.
    Non voglio fare come tutti gli altri, ma ci sono davvero delle virgole strane.
    Ai tempi d ella mia adolescenza ci si faceva trattare da “scaldaca**o”, adesso si dice “teaser”? XD
    Ciao

  • Voto per “No, non ci sentiamo da anni”, anche se spero che sia una bugia.
    Difficile trovare fuori una storia interessante da uno stereotipo, diciamo che tu ci sei riuscita. Avrei preferito forse un po’ più di coraggio.
    In ogni caso, bello, ben scritto. Brava.

  • Umh… per me Giuliana lo sente ancora, e questo potrebbe permetterti di raccontare qualcosa di lui 😉
    Vediamo 🙂
    Certo che quando ci si ritrova tra amici o conoscenti dopo anni, la tavolata non può che diventare una specie di diario segreto dal quale leggere tutto ciò che è stato durante il tempo in cui ci si è persi di vista 🙂

  • Uhm questo capitolo mi è piaciuto molto meno del precedente.
    Mi è sembrato un pò sbrigativo.
    I dialoghi mi sembrati un pò scialacquati, privi di quella verve che avevano caratterizzato in meglio il precedente capitolo.
    Ad un certo punto (nella parte iniziale) ho avuto l’impressione di leggere un articolo di un giornale.
    Non sei una giornalista vero Maria? 😉
    Un saluto e voto per lo scambio di email.

  • Ho votato per la hostess 🙂

    La storia racconta in modo molto intenso il corso degli eventi; azioni – reazioni emotive e visive. Peccato per qualche incertezza nell’utilizzo della punteggiatura (molte virgole mancanti prima dei “ma” oppure delle virgole inserite fra soggetto e predicato) e qualche “-ando” ed “-ente” di troppo per i miei gusti. Ma qui si tratta di puro gusto “estetico”. Io di solito prediligo più azione e meno descrizione, ma in questo caso la parte descrittiva è fondamentale. Avanti così!

  • Come promesso sono passato a leggerti.

    Il mio commento sarà lungo, in quanto punto ad analizzare tutti e tre i capitoli.

    Capitolo 1:

    “tutti gli uomini hanno accesso a Dio, ma ciascuno ha un accesso diverso. Proprio così, e un accesso senza intermediari e…” -ok, troppi accessi esulano anche dalla licenza poetica e scadono nella ripetizione.

    “Sesso, religione o politica per esempio, che sono argomenti emotivamente coinvolgenti.” – Quel che mi stona leggermente, ma non è un errore insormontabile.

    “sentimentalmente “tutto casa e chiesa”, e a cui piaceva girare il mondo” . -Usare e-a attaccati è bruttino. Sarebbe stato meglio usare semplicemente una -a “sentimentalmente “tutto casa e chiesa a cui piaceva girare il mondo”.

    ” Chiamo subito Ludovica e porto anche Martina, così la conosci. -piccola distrazione, non hai chiuso le virgolette, nulla di che.

    Capitolo 2:

    “Prendeva trenta a tutte le materie con un solo schioccare di dita ma non se la tirava.” -A tutte le materie? In tutte le materie. La frase si poteva anche spezzare con una virgola, non sarebbe stato male. ” Prendeva trenta in tutte le materie con un solo schioccare di dita, ma non se la tirava”.

    “Mi sfotteva con quel suo sorrisino beffardo, quando non riuscivo a controbattere le sue affermazioni. ” -Ecco, qui la virgola per me poteva anche decadere, la frase letta così è come castrata a metà.

    “Gli ho detto con convinzione, che è meglio avere delle piccole certezze private e non universali a sostenere i nostri sogni, che vivere nell’arida consapevolezza della morte. ” -Anche qui, la virgola dopo convinzionenon ci dovrebbe essere a mio parere.

    Armando, sai cosa ti dico? Sono tutto cazzate!” – Virgolette di introduzione al discorso mancanti, come prima errorino di distrazione.

    “il nostro tira e molla verbale era diventato noioso e monotono come una lezione di solfeggio affievolendosi, fino a spegnersi del tutto. ” -Io avrei messo prima di affievolendosi una virgolina. Come è impostata ora non mi piace molto, letta ad alta voce suona male.

    “Nel frattempo, mi ero rivolta a Martina: mi passi per favore la salsa piccante? Gonzalo non si smentisce mai, gli antipasti erano davvero eccellenti!” -Qui non si capisce se hai dimenticato di inserire le virgolette del discorso diretto o forse volevi inserire un discorso diretto, ma è uscito un mix poco chiaro.

    Capitolo 3:

    “Lei era troppo innamorata, per vedere con gli occhi quello che il cuore rifiutava di accettare.” -Anche questa volta la virgola la trovo poco utile.

    “Emma era molto occupata con il lavoro, con i figli, con la fragile salute dei genitori e, se per puro caso, non avesse letto sul display del cellulare di Marcello due chiamate perse di una tale Laura, la sua vita sarebbe ancora oggi ovattata di morbosa felicità.” -umm, un punto a metà avrebbe reso la frase più leggera.

    “Dopo la separazione, è seguito un periodo grigio di insicurezze ma oggi Emma si sente un albero forte a cui non strapperanno mai le radici, anche se privo dei rami di valori e aspettative che un tempo lo facevano rigoglioso.” -Anche qui, spezzare la frase non sarebbe male.

    “Credo che la verità sulla rottura del loro rapporto sia rimasta come celata in un cubo di Rubik” Il sia rimasta come celata suona male a mio parere. Piuttosto avrei usato questa frase “- Credo che la verità sulla rottura del loro rapporto sia rimasta celata come all’interno di un cubo di Rubik.” Cambiando la posizione di una parola si può veramente rendere la frase migliore da leggere.

    “avevo visto gli occhi chiari di Martina illanguidirsi.” -Illanguidirsi mi piace a metà, ma de gustibus…

  • Hostess,
    Ci rovinano le invidie e le passioni: l’invidia degli altri ha trasformato Marcello dall’uomo ideale che era (sì, era perfetto, per qualche strano influsso cosmico è stata l’invidia degli altri uomini e donne a rovinarlo 🙂 ) in uno squallido fedifrago. La sua passione per le patate (fritte, stavolta) l’ha fatto essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Meglio per loro, comunque.
    Episodio amaro, alleggerito dall’umorismo un pelo sotto la superficie.

    Ciao a presto

  • Ciao!!
    Ho votato la hostess: nessuna delle tre opzioni mi ha colpito particolarmente e ho scelto un po’ per esclusione.
    Bello anche questo episodio a parte una o due frasi non particolarmente chiare per me, complice forse qualche apostrofo di troppo e un po’ di urgenza nel disporre i fatti.
    L’idea è comunque interessante, non vedo l’ora di leggere il resto!! 🙂

  • Ho votato per la hostess. Il capitolo, al netto di qualche incertezza nella punteggiatura, è scritto benissimo. Riesci a rendere il disagio di Emma davanti a una decisione che scatenerebbe tutta una serie di conseguenze difficilissime da gestire (i bambini, i valori infranti, l’incertezza economica). Anche il riferimento al Diavolo (che non sempre è dallla parte.sbagliata) mi è piaciuto moltissimo, persino più del cubo di rubik. L’unica nota stonata a mio avviso è che rispetto ai precedenti questo terzo episodio sembra uscire.dallo.schema.che sembravi avere intenzione di seguire all’inizio.

  • Una hostess,
    Strepitosa quella del cubo di Rubik. dà l’idea (penso corretta) di quanta riflessione ci sia dietro tutto ciò che scrivi. Complimenti. E comunque le suocere hanno un sesto senso per farsi piacere i generi sbagliati. È così e così sarà sempre, nei secoli dei secoli.
    Ciao ciao

  • Buonasera Maria,
    il tuo racconto è molto interessante poichè l’introspezione dei personaggi riporta a situazioni comuni che possono coinvolgere tutti nella vita.
    Molto bello l’incipit che offre un quadro dettagliato e una caratterizzazione dei personaggi approfondita che denota notevole sicurezza e padronanza nel linguaggio.
    Ti seguo interessata. Si, sono una donna e sono Sognatrice75 di Cuore indiano.

  • Segretaria. Hostess e modelle non mi ispirano granché.
    La storia di Emma e Marcello mi è piaciuta, ma trovo che c’è troppa biografia condensata in questi 5000 caratteri. Ho capito che non vuoi fare un racconto di dialoghi ininterrotti, ma questo capitolo più che una rievocazione di ricordi tra amiche sembra una monografia su Emma e Marcello, ci sono persino le loro emozioni e riflessioni. È un’osservazione senza secondi fini né controproposte, perché nel capitolo che sto scrivendo io trovo esattamente lo stesso “problema” di eccesso biografico, e non so come alleggerire.
    Scrivo le mie impressioni di lettura, spero che la cosa non ti scocci.
    Ciao 🙂

    • Ciao Befana.
      Riguardo a questo capitolo, mi sembrava verosimile che Giuliana e Emma si potessero conoscere bene al punto tale che la prima fosse in grado di raccontare fatti, emozioni e atteggiamenti dell’altra. Comunque, anche altri lettori hanno avuto la tua stessa opinione.
      Ho apprezzato il tuo commento.
      🙂

  • Ciao Maria,
    come sai mi piace molto il modo in cui scrivi. E, se non lo sai, te lo dico ora.
    Mi piace come racconti in modo leggero e intelligente la pesantezza dell’essere.
    Un dialogo tra amiche davanti a delle tortillas poi rende perfetta l’ambientazione.
    Il terzo capitolo è quello che mi è piaciuto maggiormente, anche se rende meno l’idea di un dialogo tra amiche ed è più un monologo dall’alto del narratore.
    Sono fiducioso dei prossimi capitoli, so che ci farai sorridere e ragionare.
    A presto,

  • Ciò che mi piace particolarmente di questo racconto è la leggera adeguatezza con cui tratta vicissitudini comuni ma mai banali. Riassunta in queste storie ci sono un milione di frammenti di vite di persone “normali” in cui è facile rispecchiarsi.
    Spero vivamente pero di leggere un personaggio maschile positivo ;), in difesa del mio genere penso che esistano ancora.

    • Ciao Fray
      sono contenta che l’impatto di questo episodio sia positivo.
      Io non considero Marcello un personaggio negativo. Così come non considero Emma, in assoluto, una “vitima”. I due sono intrappolati negli eventi. Sono due persone alle prese con desideri, aspettative, pregiudizi, sentimenti contrastanti.
      Spero di trovarti qui al prossimo.
      grazie

      PS per chi hai votato?

  • Non hai mantenuto la promessa di stare attenta alle virgole a casaccio. Vabbè, non fa niente. Però hai pure aggiunto il tutto maiuscolo e non sta bene.
    Arrivati al terzo episodio, mi viene da dire che questo racconto ha eleganza e leggerezza, in contrasto però con il presupposto delle quattro amiche al bar che, nell’immaginario comune, dovrebbero essere più ciarliere e pettegole. È come se il narratore planasse sul tavolo delle quattro amiche per pochi istanti per poi riprendere quota e raccontarci le storie dei personaggi con una visione distaccata, dall’alto.
    Segretaria

    • Ho apprezzato i tuoi commenti e… andiamo con ordine…
      Sulle virgole “a casaccio” (non sei un tantino esagerato?), devo rileggere il capitolo tra qualche giorno per rendermi conto di quello che non va.
      Riguardo invece all’uso del maiuscolo, non sono d’accordo con te. O meglio, hai formalmente ragione ma le ho volute scrivere in maiuscolo per dare “vibrazione” alle tre parole urlate.
      Non era e non è nella mia idea usare sempre e solo il dialogo, per raccontare storie e ricordi.Un minimo di distacco della voce narrante ci vuole, secondo me.
      al prossimo
      🙂

  • Maria sei come le galline vecchie, nel senso che la gallina vecchia fa buon brodo.-
    Ho omesso il vino perchè sono astemio, non protrei assaggiarti.
    Adesso scopriamo anche delle perle di saggezza nei tuoi capitoli.. Bene, bene..
    Mi aspetto i priossimi intrisi di filosofia. 😉
    Ad ogni modo, saper “sparlare” della gente penso sia un arte.. per cui, Brava.
    Una modella votai

  • Ho letto tutti e tre gli episodi. Come promesso.
    Sulle prime ho pensato che fosse una specie di trattato di filosofia mascherato da racconto.
    Poi invece ho capito che sono più storie sovrapposte, il che mi piace.
    Solo due appunti sulla forma: un uso non corretto della punteggiatura e l’incongruenza di alcuni tempi dei verbi.
    Sia chiaro, non sto qui a fare il maestrino e di seguito ti spiego perché ti ho mosso queste insignificanti critiche.
    La punteggiatura dà il ritmo alla lettura. Un racconto andrebbe letto sempre ad alta voce e se la punteggiatura non è a posto, farlo diventa difficile.
    I tempi invece ti portano dentro l’azione e se parli al passato e poi piazzi un tempo al presente, il lettore viene trascinato fuori dall’azione.
    Tutto qui, quisquilie, non te la prendere.
    In conclusione: gran belle storie, personaggi ottimamente definiti.
    Brava.

    • Ciao Tom
      Due grazie: primo perché hai promesso ed eccoti qui, secondo per le tue osservazioni pertinenti.
      Prima di pubblicare, leggo sempre il capitolo più di una volta e anche a voce alta. In questo caso, dovrò “dormirci su” e rileggerlo tra qualche giorno, ora non riuscirei a notare l’errata punteggiatura.
      Spero di trovarti al prossimo. 🙂

      PS Quale opzione hai scelto?

      • Ciao.
        Allora, il discorso della punteggiatura è una sfumatura. Ci sono, ad esempio delle virgole prima delle e.
        Alcuni scrittori le usano per enfatizzare la pausa tra due periodi. A me non piace e non piace quando la e è nel mezzo di un discorso filante, che deve scorrere veloce.
        ti faccio un esempio: “Maria è brava e bella”, non è “Maria è brava, e bella”. In questo caso la virgola vi può stare per enfatizzare il secondo aggettivo. In questi casi io preferisco, al limite, il punto: “Maria è brava. E bella”.
        Un caso in cui non ci può stare è: “Si voltò di scatto e vide un fantasma”. Se lo fai diventare: “Si voltò di scatto, e vide un fantasma” perdi il ritmo della frase che deve essere, in questa situazione, incalzante. discorso diverso se la virgola chiude un inciso: “Maria scrisse due romanzi, entrambi ambientati a Milano, e un libro giallo”. Qui la virgola dopo la e è d’obbligo.
        Chiudo. Scusa se mi sono permesso e se sono stato lungo.
        Ho votato per la hostess. Del tutto a caso perché non so cosa ci riservi.

  • La segretaria.
    La vicenda di Emma è stata raccontata molto bene, complimenti davvero. Mi ha colpito il fatto che, dopo anni di corna, Marcello possa aver avuto una reazione del genere alla vista della moglie con un altro uomo.
    Ma siamo uomini, forse è proprio questa la risposta.
    Ciao e al prossimo.

  • Waoo finalmente la maria che tira fuori gli attributi.
    Sicuramente quella che apprezzo di più, una maria notevole e di spessore..
    Complimenti per il capitolo lo trovo fantastico.
    Ma perchè ci hai fatto aspettare così tanto per omaggiarci del tuo racconto ??
    Maria, maria maria… mi sa tanto che ne sai una più del diavolo. 🙂
    Clicco… Un ragazzo d’oro e alla prossima.
    Ciao ciao

  • Arrivo in ritardo, ma mi riprendo.
    Mi piace il tuo modo di scrivere, fresco vivace, veloce. Ho trovato interessante i due capitoli danno un presentazione della protagonista su grandi concetti.Impegnativo, rimango a guardare quali siano gli effetti collaterali di hamburger e come li accosterai a Dio e ai comunisti dei primi due capitoli.
    Brava 😉

  • Curioso degli effetti collaterali.
    Penso che rimarrò tutta la sera a cercare di capire per quale motivo la morte non dovrebbe essere una congettura come tutto il resto. 😀
    Capitolo intellettualmente impegnativo, hai reso bene una personalità complessa e contraddittoria. Anzi, due!
    Ciao a presto

  • Ho votato una famiglia felice perché in questo episodio hai citato la fiducia di Giuliana nell’amore dei genitori, ma vedo che è in minoranza.
    Molto interessante la figura di Armando, intellettuale comunista un po’ bohemien dalla battuta pronta. Mi ha stupito invece come hai presentato la protagonista rapportandola a lui, perché in base allo scorso episodio in cui lei parla della sua visione di Dio me la immaginavo pure lei di sinistra 🙂
    Ma davvero scritto magistralmente, è un piacere leggerti.
    Grazie Maria, alla prossima.

    • Se ci pensi bene, la visione che Giuliana ha di Dio e il suo modo di rapportarsi a Armando, non sono proprio in contraddizione assoluta.
      Hai presente quanto sfrido c’è nella produzione di qualsiasi prodotto finito, anche il più semplice?
      Secondo me, le persone che conosciamo nel nostro percorso ci aiutano a costruire il prodotto finito (complesso) che cerchiamo, in questo caso “l’immagine di se stessi”: troviamo affinità, ci scontriamo con differenze, tradiamo e siamo traditi, amiamo e odiamo ecc ecc.
      grazie per il tuo acuto commento.
      🙂

      • In effetti nello scorso episodio le scene erano al presente, mentre quel che riguarda Armando è un ricordo – dunque ciò in cui crede adesso Giuliana è derivato dalle sue precedenti esperienze e rapporti umani, dalla sua storia.
        Lo sfrido umano non si abbandona nella strada del tempo per arrivare a quel che siamo ora, viceversa lo si tiene bene in vista (magari grazie alle chiacchiere con vecchi amici) per trarne il meglio – bello 🙂

  • Effetti collaterali di un hamburger anche per me, possibilmente con salsa piccante. Ciao Maria, senza nulla togliere alle tue precedenti prove e sperando di non turbare la tua sensibilità devo dirti che a mio sindacabile parere questa è la tua migliore pagina, almeno tra quelle che ho letto… Questo Armando mi sta veramente sulle palle, spara banalità spacciandole per verità assolute… E il problema è che non si sa come non si sa perché riesce a risultare interessante anche agli occhi i ragazze brillanti come Giuliana… In pratica hai messo in scena uno dei grandi drammi che hanno afflitto la mia adolescenza…

  • Una famiglia felice.
    Ti dirò, la tua analisi è buona, interessante, fa riflettere. Tuttavia ho avuto l’impressione che il tuo amore dagli occhi piccoli e profondi non fosse poi così profondo. Dalla sua bocca solo frasi fatte e cliché ( l’amore rende deboli, roba da femminucce, la sola cosa certa è la morte, sono frasi di mio nonno contandino settanta anni fa), per cui ritengo di aver ben compreso il sentimento che ti ha spinta verso il tipo intellettuale e sono tra quelle che s’innamorano di testa e non di pancia anch’io, ma hai caratterizzato maluccio il tizio… dice cose più innovative lei! Strano, quindi, amarlo per il suo acume…
    Vediamo che succede adesso 😉

    • Ciao Alessandra
      Questo Armando è un personaggio irritante, per le sue contraddizioni e opportunismo. Questo aspetto ho voluto descrivere; forse non l’ho fatto nel modo più riuscito.
      Hai ragione quando scrivi che usa frasi stereotipate, ma ti garantisco che esse vengono usate anche da molti non nonni, non contadini .
      Per quanto riguarda Giuliana, in effetti, non si è mai detta innamorata del tizio ma invaghita del suo intelletto, che è un sentimento ben diverso.
      Grazie come sempre dei tuoi commenti sempre acuti e costruttivi.
      🙂

  • La curiosità dell’ipotesi bislacca mi ha fatto votare per gli effetti collaterali. Bel capitolo, veloce e carico di significato. Ho avuto come una sensazione di déjà vu leggendolo, come se avessi rivissuto la scena altrove, in altri libri o in qualche film, ma è andato subito sbiadendo e non so darti riferimenti: rimedierò se la mia memoria dovesse funzionare di nuovo.
    La tua scrittura non mi delude mai! Intendi senza esplicitare, dici senza rivelare troppo, lasciando il lettore alle prese con la sua sensibilità.

    • Grazie Misaki
      mi fa piacere sapere che quello che scrivo non desta indifferenza.Per me è’ importante il riscontro dei lettori per capire se sono sulla direzione giusta.
      Forse la sensazione di déjà vue si giustifica dal fatto che ci si può imbattere, in qualsiasi momento, in tipi caratteriali simili.
      al prossimo
      ciao ciao

  • Accidenti a me, ho letto il commento di Gabriele e mi ha tolto le parole di bocca.
    Quindi mi limiterò a dire quello che non mi convinceva dell’incipit: mi piaceva molto il primo paragrafo, con l’entrata diretta “in media res”, molto meno il resto. Non tanto per i contenuti quanto per il modo. La descrizione di ludovica sembrava più il riassunto biografico commentato che si fa parlando con qualcuno per presentargli una persona che presto conoscerà, molto più che il primo ritratto di un personaggio in un racconto.

    Questo capitolo invece mi è parso ritmato, scorrevole interessante, talvolta ironico ma senza eccessi. Davvero piacevole. E adoro “chiedimi piuttosto come facevo a sopportare me nel rapporto con lui” .

    Scelgo l’hamburger, mi ha incuriosito.

      • Oddio, costruttivo non so, sono solo impressioni mie, non so se siano utili.provo a spiegarti cosa trovo di diverso tra i due capitoli: Armando è presentato per pennellate, aneddoti, commenti, riflessioni di Giuliana, frasi tipiche, espressioni, atteggiamenti. Nella seconda parte dell’incipit Ludovica invece è stata davvero descritta: L; è così, faceva così, fa così, pensa così. O almeno io l’ho percepito così.
        alla prossima
        E adoro la salsa piccante sulle quesadillas! 😉

  • Ciao carissima 😉
    voto per un marito ideale anche se l’intellettuale mi stuzzica, ma tanto è in maggioranza..
    Incuriosita da questo incipit lo seguo per capire cosa stai cercando di dirci. Ci vedo dentro molto, ma non te lo elencherò adesso, lo trovo prematuro. E sono contenta di essermi accorta che stai scrivendo una nuova storia e di porterti seguire ancora, purtroppo non sto moltissimo qui sul sito, quando non hai una storia in essere non hai ragione di loggarti continuamente per rispondere qui o lì; ma ci sono alcuni autori, come te, che mi piace seguire. 😉 a presto.

  • La tua scrittura è sempre piacevole e molto scorrevole, mi devi scusare per esser mancata per tanto tempo ma nell’ultimo anno non ho avuto la vena giusta per scrivere e leggere regolarmente qua su ti.
    Dalla sinossi mi par di capire che ogni episodio sarà una storia a sé legata probabilmente dal filo conduttore dellincipit.
    Io condivido la visione teologica di Giuliana e ho votato un letterato filosofo perché è una figura che adoro 🙂

    • Scuse? scherzi?
      Sono molto contenta di trovarti qui. Sei stata di parola (qui non succede spesso).
      Hai capito bene l’idea contenuta nella sinossi ma non escludo di perfezionarla strada facendo, in base alle opzioni scelte dai lettori.
      L’intellettuale filosofo sembra essere finora l’opzione preferita, speriamo di non deludere, perché proprio proprio letterato non è.
      🙂

  • Uhm, un intellettuale filosofo, alle tue 3+1 amiche manca un mister Big. Ah ah, scusa, ma ho immaginato troppo una rilettura di Sex & the City!
    A parte le battute, spero non troppo infelici, l’incipit è bello e intrigante. Aspetto il seguito

  • Ciao Maria. Un ottimo incipit. Ma prima devo complimentarmi con te per il titolo del racconto ‘Fuori dalla vista e…’. Fantastico. Credo attirerà frotte di lettori. Ho votato per una coppia normale (virgolettato). Vogliono un po’ di gossip, no? Diamoglielo. Ci sarà tempo.per parlare di filosofia e religione….

  • Bentornata!!
    Inizio interessantissimo (l’argomento iniziale mi tocca personalmente in modo profondo). Non vedo l’ora di seguire il resto. Per ora voto la coppia “normale”, visto l’aggettivo virgolettato utilizzato: una coppia sana che si rispetti può essere tutto tranne che questo! :p

  • Ciau maria, singolare il titolo dell’incipit come singolare anche la trama “Quattro amiche intorno a quattro tortillas” Mi pare che nin questo primo capitolo di tortillas ancora non ne abbiamo visto. Ti restano altri nove capitoli per mostrarci ste tortillas” hahah 🙂
    Come non si è capito chi è questa “non cattolica” che fa da voce narrante. Chi è?
    maria maria maria hahahaah
    Voto per il marito ideale

  • Una coppia normale, ho scelto un po’ a caso.
    Ciao maria, bentornata.
    Un incipit interessante, le tre amiche hanno caratteri così variegati da formare un buon amalgama. Bella la citazione che condivido appieno, ma non dobbiamo essere in troppi visto il successo delle religioni.
    Ciao a presto

  • Mi sa che anche questo racconto nasce come una raccolta di episodi auto-conclusivi. Sbaglio? Ma forse, come nel mio caso, una trama di fondo la troverà (dalla sinossi non è chiaro).
    Siamo solo al preambolo. Non ho commenti, per ora, tranne uno: odio la virgola prima della congiunzione, è ammissibile in casi rari e tu invece ne abusi, ne fai quasi una regola. Promettimi che ci starai attenta.
    Non ho un criterio per scegliere tra le opzioni da te proposte. D’istinto direi: marito ideale.
    Ti seguo con molto interesse.

    • Una trama ci sarà. Per me la sinossi è cristallina ma, pensando bene, forse hai ragione tu.
      Mi fa piacere che tu abbia deciso di seguire questa storia
      ormai sei uno dei “brand” del sito e ci tengo al tuo commento.
      Riguardo alle virgole, hai ragione… starò senz’altro più attenta la prossima volta.
      ciao ciao

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