I demoni del Male

La decima bambina

Un artista invisibile stava dipingendo un cielo al confine tra realtà e immaginazione. Un dipinto di nubi rosa su uno fondo azzurro e lilla, immenso. Interminabile da togliere il fiato, da rapirti per l’eternità. Quei colori inverosimili si riflettevano sulla superficie del mare, le cui onde, pigramente, accarezzavano la riva.

Una bambina, seduta sul molo, si stava fissando i piedini, lasciati a penzolare al di sopra delle onde rosate, che placidamente si infrangevano contro il legno, terminando il loro viaggio.

Come era profondo il mare, visto da lì. Come si sentiva piccola, lei.

L’aria fresca le scompigliò affettuosamente i capelli. La pace della solitudine la cullava tra le sue braccia, ma all’improvviso dovette lasciarla andare.

«Dai, smettila, Amaya!»

«Ma se hai cominciato tu!»

«Sì, ma poi ho smesso! Adesso basta!»

«Va bene, tanto devo andare a casa. Sta facendo buio.»

«D’accordo! Domani dopo la scuola vieni a giocare? Ci troviamo in piazza, ci sarà tutta la classe…tutti e nove i bambini, se vieni anche te.»

«Tutti?! Wow! Allora ci sarò di sicuro! Ciao, Fritjof!»

«Ciao Amaya!»

Le voci si dissolsero nell’aria, come fumo nel vento. Le aveva riconosciute, appartenevano a due dei suoi compagni di classe. Così avevano organizzato un pomeriggio insieme, quegli insetti schifosi. Lei, naturalmente, non era stata invitata. Non era mai riuscita a inserirsi in quella classe formata da nove bambini, la classe nella quale lei, Yejide, era la decima. La tenevano talmente in disparte da non considerare nemmeno la sua presenza numerica. Quello che era peggio era che la maestra, anziché contribuire alla coesione della classe, sembrava voler incoraggiare questi atteggiamenti.

Non che fosse poco dotata, al contrario, era la bimba più brillante della sua classe e i suoi voti parlavano chiaro. Tuttavia, per qualche inspiegabile ragione, tutti la evitavano come se fosse stata una potenziale minaccia. Come una bomba sul punto di esplodere. 

Inizialmente aveva sofferto. La notte aveva innaffiato il cuscino di innumerevoli lacrime e fatto germogliare sogni di amici immaginari in luoghi lontani, speranze di fuga. Poi al dolore si era sostituita la rabbia, una rabbia cieca che gridava vendetta. Ora, a soli otto anni, li odiava tutti. Li odiava al punto di voler far loro del male, di volerli uccidere. Al punto di volerli annegare in quel mare e nutrire il rosa del tramonto col rosso del loro sangue. Un giorno l’avrebbero pagata tutti, uno dopo l’altro. Se la disprezzavano senza motivo, il motivo glielo avrebbe fornito lei. 

Erano riusciti a rovinare persino questo momento di pace. Si alzò di scatto e si incamminò verso casa, scegliendo la strada più lunga per evitare di passare davanti alla locanda, dove avrebbe potuto incontrare gente spiacevole. Fu proprio lungo quel percorso alternativo che li incontrò per la prima volta. Erano in due e sapevano che sarebbe passata da lì. Due figure alte, vestite di nero. Una di loro portava una maschera bianca, un volto finto dal ghigno diabolico. L’altro era magro, quasi scheletrico. Le fecero paura, ma la bloccarono prima che potesse scappare.

«AIUTO!»

«Sshh…non ti faremo nulla, tranquilla» disse l’uomo mascherato.

«Cosa volete?!»

«Sappiamo che sono tutti cattivi con te. Sappiamo che ti isolano, ti fanno soffrire…»

«Lasciatemi stare!» ansimò Yejide.

«…sappiamo che non ne puoi più…»

«…che vuoi vendicarti.»

Cercò di liberarsi, ma invano.

«…possiamo aiutarti noi.»

Smise di agitarsi, rapita da quelle parole, incantata dalle possibilità che offrivano. I due uomini la lasciarono andare, osservandola, in attesa.

«…devo andare a casa» si limitò a dire, per poi incamminarsi di nuovo.

«…cambierai idea…e noi saremo qui!» le urlò dietro il tizio mascherato, l’eco ligneo della maschera a far da sottofondo.

Il cuore le martellava ancora nel petto mentre varcava la soglia di casa. Attraversò la cucina, dove sua madre piangeva a dirotto accovacciata in un angolo. Non mostrò alcuna reazione al ritorno della figlia, né lei fece caso al suo stato. Stava così da parecchio tempo, oramai, e ogni tentativo di farla star meglio non le aveva procurato altro che botte da parte della madre stessa. Suo padre, come sempre, non era in casa. Si trovava quasi certamente alla locanda, a giocarsi con qualche ubriacone quel poco che riusciva a guadagnare, fregandosene della famiglia.

Yejide andò in camera sua e si gettò sul letto.

La mattina dopo il corpo di sua madre fu trovato a galleggiare ai piedi del molo, pallido e cullato dalle onde che costituivano il suo letto di morte. Si era uccisa.

I veri incubi iniziano solo quando apri gli occhi, pensò Yejide di fronte al corpo esanime di quella che era stata sua madre. Un attimo dopo stava correndo, veloce come se potesse scappare da quell’agghiacciante realtà. Cercava gli uomini vestiti di nero, mentre lo shock le annebbiava la mente, confondendo la realtà. L’orrore crescente a cui sembrava essere condannata le occludeva la ragione, facendole venire un’irreprensibile voglia di ridere.

Come reagiranno i due uomini vestiti di nero, rivedendo la bambina?

  • Saranno indifferenti (25%)
    25
  • Saranno malvagi (38%)
    38
  • Saranno benevoli (38%)
    38
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175 Commenti

  • Ciao 🙂
    Sto recuperando gli episodi dei vari racconti che seguo… e finalmente è arrivato il turno di questa storia.
    Mi aspettavo un colpo di scena sul finale, qualcosa che mettesse in discussione la Gilda e tutto il pensiero che trae nutrimento dal tema della vendetta. Mi aspettavo spettasse a Yeijde cambiare il sistema, invece l’hanno fatto altri al posto suo. E credo che questo finale sia più azzeccatto rispetto a quello che avevo in testa io.
    Bravissimo.
    Ora voglio rileggermi tutta la storia dal principio. Come avevo scritto nel primo commento, mi hanno da subito colpita il tema e i nomi dei personaggi e via via tutti i dettagli e i passaggi mentali della protagonista. Devi esserne orgoglioso. Credo sia una di quelle storie che potrebbero essere sviluppate e trasformate in romanzo.
    Complimenti.
    A rileggerti presto 🙂

    • Ti ringrazio, Athelas! Il tuo commento mi ha fatto molto piacere…addirittura rileggerla?! 😀 Ammetto che fino all’ultimo non sapevo quale direzione avrebbe preso Yejide e non sapevo se far vincere il bene o il male. Mi son limitato a seguire il flusso delle vicende e a lasciare che Yejide prendesse le sue decisioni. Ho tutte le intenzioni di sviluppare il racconto e ampliarlo. Non so quante altre storie scriverò, ma Yejide avrà per sempre un significato particolare per me. Ho messo molto di me in lei…purtroppo rileggendo il finale noto quanto abbia sofferto del limite dei 5000 caratteri e dei tagli. Ma, chissà, magari avrai modo di leggere anche la versione integrale de “I Demoni del Male”. A pensarci bene…il titolo si riferisce ai demoni che evocano o a quelli del passato? Ci penso solo ora e…mi piace. 😉

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