Sulle ali del destino

Dove eravamo rimasti?

Aether riuscirà a guadagnare la fiducia di Gabriele? Il gruppo si riunisce a casa di Gabriele e Aether faticherà a far finta di non conoscere il posto. (67%)

Approcci

Quel pomeriggio, quando mi presentai davanti la porta che avevo visto dal cielo così tante volte, ero euforica.
Ci siamo, finalmente ci siamo.
Quel piccolo traguardo era così importante che avevo addirittura chiamato Sara, dopo la scuola, per chiederle consiglio su come vestirmi.
“Assolutamente quella blusa celeste che avevi messo qualche tempo fa, jeans e mi raccomando abbonda di mascara, ma solo quello. Ovviamente i capelli sciolti e naturali, con i tuoi ricci  io non li legherei mai!”
Così avevo seguito  i suoi consigli, evitando il mascara perché non sapevo cosa fosse, e, anche se non mi sentivo così tanto a mio agio, per la prima volta mi interessai a come dovevo apparire.
Mi è utile per avvicinarmi a Gabriele? Pensai più volte mentre mi preparavo.
La verità era che non lo sapevo, ma seguivo il mio istinto, come mi avevano sempre insegnato a fare.

“Chi è?” squillò una voce dal citofono (altra cosa che avevo appreso osservando). “Aether” risposi esitante, ancora dovevo abituarmi all’idea di parlare ad una scatolina bianca.
“Vieni, terzo piano”
Terzo piano? Allora finalmente vedrò il resto di casa sua!
Ero così emozionata che non riuscii a trattenermi e feci le scale volando a qualche centimetro da terra, atterrando poi dolcemente su un tappetino, davanti all’unica porta del pianerottolo, con scritto welcome.
Bussai.
“Ehi Aether, vieni accomodati”
Gabriele aprì la porta sorridendo, mentre io cercavo di darmi un contegno. Cosa che faticai molto a fare quando mi baciò due volte sulla guancia, seguito da Davide e dalla stessa Sara, che non lo aveva mai fatto prima. Sapevo cosa significava, ma era stato molto strano lo stesso.

Ha un buon odore.

Quando entrai fui accolta in un enorme sala circondata da vetrate luminosissime e moderne, dove si trovavano due divani, di cui uno con la chaise longue, e qualche poltrona, che circondavano un enorme quadrato nero (forse un computer?). Mi piaceva l’atmosfera di quel posto, luminosa e giocosa.
“Perfetto ora che ci siamo tutti andiamo in camera di sopra” disse Gabriele avviandosi verso una grande scala di parquet che spuntava sulla sinistra.
“Visto che casa” mi sussurrò Sara all’orecchio mentre salivamo. Anche lei stava tutta in ghingheri, e stava bene, molto bene. Sentii qualcosa nascere nel mio petto, ma non sapevo bene cosa fosse.

Questa società mi sta cambiando.
Almeno di questo ero certa.
Finito di percorrere quelle stesse scale che avevo sempre immaginato Gabriele percorrere, non senza un mio sforzo di non svolazzare in giro ovviamente, arrivammo in camera, che per fortuna già conoscevo bene, a differenza di Sara che invece a quella vista mugolò dalla sorpresa.
“Accomodatevi, lasciate tutto sul letto” disse Gabriele da buon padrone di casa. Devo dire che l’atmosfera ancora doveva sciogliersi e si avvertiva nell’aria quella tensione tipica della partenza.
“Che dite vogliamo lavorare sul terrazzo? Ho un tavolo per quattro persone”
“Sì, però prima ci serve materiale” gli rispose Davide, che con la disinvoltura di chi è di casa aveva già iniziato ad accendere il computer.
“Certo, cos’è che dobbiamo fare?” chiese Sara mentre vagava per la stanza, studiando il luogo.
“Apparato respiratorio”

“Che palle” sbuffò Davide aprendo Google.
“Sì che poi non spiega e pretende pure di farci studiare, quanto odio ‘sti professori” gli rispose Sara.
“Tipo quella di latino! Cavolo voi non c’eravate l’anno scorso ma non potete capire cosa ha fatto con Giovanni”
Così, timidamente, la conversazione prese piede e l’atmosfera si rilassò, ritrovando la stessa naturalezza del giorno precedente. E anche la stessa intesa devo dire. Fu così che passò un’ora e mezza, tutta spesa a chiacchierare dei professori e gli anni passati, senza accorgerci dell’inesorabilità del tempo e fu proprio perché ero tanto presa da quelle risa, dai ricordi e quel nuovo e affascinante calore, che mi tradii.
“Oddio ragazzi mi sono appena ricordato del diario!” esclamò Gabriele dallo sgabuzzino. Stava prendendo un modellino del corpo umano che si era nel mentre ricordato di avere.
“Lì ho scritto tutte le mie avventure con la Gorgoretti dal primo! Prendetelo voi mentre cerco il modellino, così lo leggiamo”
Ridemmo, entusiasti.
“Non dirmi che ci sta scritto di quando l’abbiamo fatta perdere al cimitero acattolico!”
“L’avete fatta perdere in un cimitero?” sbottai io ridendo, presa dall’atmosfera generale.
“Sì! Vi dobbiamo raccontare! Dove sta il diario?”
“Nei cassetti sotto il comodino!” dissi continuando a ridere. E fui la sola che non smise di farlo. All’improvviso si girarono tutti verso di me con aria interrogativa. Gabriele uscì perfino dallo sgabuzzino, guardandomi con la testa inclinata.
“E tu come fai a saperlo?”

Come reagirà Aether?

  • Cerca di rimediare tradendosi ancora. (0%)
    0
  • Biascica qualche scusa e distrae i ragazzi. (75%)
    75
  • Svia il discorso ridendo. (25%)
    25
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

14 Commenti

  • Letto tutto d’un fiato dal primo al quarto.
    Mi piace che parli in prima persona e che confronti sempre Gaia con la Terra. Non è facile entrare in un personaggio che trova tutto nuovo o strano quando per il narratore alcuni concetti sono normali e abitudinari, invece hai trovato il giusto modo per attuare il distacco tra te ed il personaggio. Complimenti!
    Ho votato per la scusa perché risulterebbe un po’ troppo stalker e rischia troppo (mi fa venire ansietta XD). Spero che dica una cosa come: “È che anche io ho un diario simile e lo tengo lì a casa mia… ho risposto senza pensare”
    Comunque molto interessante come storia! Continua così, ti seguo 🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi