IL CREATORE DI RESIDENZE

Dove eravamo rimasti?

Il finale sarà incentrato su.. Il colpo di scena del matrimonio (67%)

Il Matrimonio

“Pa pa papa, pa pa papa…” Tiziano Ferro intonò la marcia nuziale rompendo il brusio di sottofondo. Ovazioni e applausi si sollevarono dagli spalti. C’era più gente di quella volta in cui il Trovignano Calcio era passato in Eccellenza. Più di quando l’Assessore alle Politiche sociali aveva avuto un infarto durante il consiglio comunale. Più di quella volta cui la troupe della Rai era venuta per girare una puntata di Don Matteo. Lo stadio era gremito. Un drone sovrastava le teste del pubblico per le riprese aree, mentre sulla terraferma avveniva la battaglia di Reflex, macchine fotografiche compatte, polaroid, smartphone d’avanguardia, dagherrotipi, steadicam, telecamere a braccia, teleobiettivi, pluriobiettivi, grandangoli, trisangoli, multiangoli e selfie stick. Poi fu la volta della banda del paese che si esibì in una solenne coreografia con tanto di sbandieratori e  majorettes. Il Sindaco troneggiava dietro lo pseudo altare confezionato per l’occasione, attese la fine dello spettacolo e alzò le braccia verso il pubblico come una rockstar. Il momento era arrivato.

 Lo sposo fece il suo ingresso, indossava un abito nero cangiante con sottili motivi barocchi, una morbida cravatta grigio perla e uno sfavillante orecchino sul lobo destro. “Tipicamente gay” bisbigliò qualcuno tra il pubblico. “Io non ne sarei così convinto – gli rispose Enzo Miccio accavallando le gambe per mostrare il calzino con il logo Armani – così carico e vistoso, non è molto di buon gusto, non è molto omosessuale”.

Poi una nuvola di pizzo bianco fece il suo ingresso, calpestò la navata dello stadio con un velo bianco che copriva il volto.  La tensione era alle stelle. Davanti all’altare il futuro sposo con il suo sfavillante orecchino sollevò lentamente il velo e mostrò il volto di…una donna!

“Felicia! Volevo scrivere Felicia!” Dagli spalti emerse la figura logora di Maurizio, visibilmente dimagrito e pieno di lividi. Il pubblico era stupefatto.

Il Sindaco proseguì indifferente “Signori silenzio, abbiamo sempre un matrimonio da celebrare, the show must go on” sorrise. Ma le chiacchiere corsero velocemente fra gli anelli dello stadio, si venne ben presto a sapere che gli sposi erano perfettamente al corrente del polverone sollevato dall’ equivoco, quando gli ricapitava l’occasione di realizzare un matrimonio di tale pomposità con il sussidio delle casse comunali?! Anche il Sindaco non era così estraneo alla vicenda, quando i carabinieri lo avevano informato del ritrovamento di Maurizio lo aveva subito incontrato, dopo aver scoperto tutto aveva deciso di programmare l’ingresso a sorpresa dell’impiegato dello Stato Civile, enfatizzando il volto tumefatto. Maurizio dal canto suo aveva barattato l’apparizione scenica in cambio della pubblicazione del suo primo libro “Ho sposato un’assassina”, nel quale avrebbe raccontato la sua coraggiosa fuga dal bunker nascosto nella masseria. Luisa e il suo istruttore di yoga Mongkut furono processati per omicidio, anche se non erano stati in grado di uccidere il malcapitato con le proprie mani, per questo l’avevano seppellito nella botola lasciando che la natura facesse il suo corso.

“Mi sono persa qualcosa?” disse Manuela, prendendo il suo posto accanto ai vecchi compagni d’indagine.

“Bè ha cantato Tiziano Ferro” le rispose Aziz sorridente.

“L’avevo detto fin dall’inizio che Elton John costava troppo”

“Domani hai da fare?”

“No, perché? E’ sparito qualcun altro?”

“No. Però potremmo vederci, andare a mangiare qualcosa”

“Non Giuseppe! – tuonò Marisa – ci sono un sacco di lavori da fare a casa: il lavandino otturato del bagno, le fioriere appassite sul balcone, comprare il materasso nuovo…”

“Bè Aziz, vorrà dire che ci andremo io e te a cena” strizzò un occhiolino Manuela.

Giuseppe osservava la scena dalla tribuna con il chiacchiericcio di sottofondo di moglie e amici. Quel misto di orgoglio e leggerezza gli impastavano la testa, è vero i riflettori non erano puntati su di lui ma in fondo cos’è la soddisfazione se non la consapevolezza di essere riusciti a fare quello che nessun altro era capace di fare. Alina, la zigara, lo salutò da una sedia lontana, si ripromise che ci avrebbe parlato nei prossimi giorni, era curioso di capire come tutto era iniziato e fino a che punto il futuro era già scritto.

“Giusè – Marisa lo chiamò distraendolo dai suoi pensieri – ci hai pensato a cosa farai adesso? Nel senso ora che è tutto finito. Collaborerai con la polizia per i prossimi casi? Diciamo… tipo libero professionista? Perché pensavo, in quel caso non devi aprirti una partita Iva, il supereroe si può fare a nero, credo…”

“Ma non posso prendere dei soldi per combattere il crimine!”

“Perché no? Stai offrendo un servizio, quanti ce ne sono che prendono soldi per combattere il crimine e poi non fanno un cazzo”.

“Vedremo! Intanto pensavo di lasciare il Comune e metterci in proprio”.

“A fare che?”

“Prodotti sott’olio, andranno fortissimo, me lo sento”

“Ma come facciamo noi da soli a fare tutto?”

“Dimentichi che sono un supereroe”.

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203 Commenti

  • Finale a sorpresa, non c’è che dire.
    A parte lo stile così “ricco”, per cui ti ho paragonato a Anderson, c’è un abuso di sostantivi e aggettivi che, talvolta, mi disturba.
    Inoltre lo spiegone sul fatto che gli sposi sapessero tutto, così come il sindaco, l’ho trovato un po’ troppo “spiegato” appunto. Io ci avrei messo dei dialoghi da cui si capisse questa cosa. Insomma, la parte “didascalica” non mi è proprio piaciuta.
    Per il resto, ti faccio i complimenti per la trama così fantasiosa e uno stile molto ironico, anche se un po’ troppo infarcito di stereotipi.
    Spero di leggerti presto.

    • Ciao Tom, hai ragione sul fatto che quella parte fosse “troppo spiegata”, in effetti ero un po’ titubante, avrei dovuto cambiarla. Idem per gli aggettivi, riconosco che dovrei controllarmi un po’ 🙂 Sugli stereotipi non so, in fondo sono quello su cui si basa la storia e anche tanti dei miei altri racconti. Ho un debole per gli stereotipi diciamo così.
      Grazie e spero di ritrovarti al prossimo 😉

    • Grazie Marta,
      devo dirti che io non sono molto al passo con i tempi, in termini di blog, siti e compagnia bella. La maggior parte dei racconti sono rilegati in qualche file del pc, letti in qualche corso da dieci partecipanti o spediti a qualche concorso in un angolo sperduto d’Italia. Però me lo sono imposto come obiettivo 2017: modernizzarmi 🙂

  • Bellissimo.
    Davvero un ottimo finale, l’idea che gli sposi abbiano lasciato montare la follia popolare per avere gratis una cerimonia eccessiva con diretta eurovisione in puro stile tamarro è sublime, quasi quanto la mise dello sposo!
    Per un attimo ho creduto che il rapimento di Maurizio fosse stato organizzato perché non svelasse il quiproquo.
    Dovendo sceglierne una serberò una frase come massima di vita: “il supereroe si può fare a nero….”
    Applausi

  • Non avevo letto il precedente commento di Befana circa l’errore di battitura, e non ci avevo minimamente pensato 🙁
    Comunque il finale è stato ottimo, degna conclusione di un racconto divertente, bello e scritto con maestria 🙂
    Ti prendi una pausa? Più che giusto, però non tardare troppo a deliziarci con un’altra storia. Ciao e brava di nuovo 😉

  • Ciao Silvia,
    alla fine ha avuto regione Befana!!! Ha l’occhio lungo!!!
    Ciò non toglie che sia stato un bel colpo di scena, una degna conclusione di una storia davvero divertentissima e ben scritta.
    Alla fine i sott’oli hanno avuto successo eh?!?
    Fammi sapere quando Maurizio avrà messo su l’impresa, che così gli faccio qualche ordine.

    Davvero brava e…alla prossima?
    Buona serata,
    CInzia

  • Colpone di scena, ah ah!
    Molto divertente, esilarante il finale con i sottoli in nero 😀
    Però ti faccio un’obiezione: le pubblicazioni non sono valide, quindi il matrimonio è minato e forse annullabile 😀 😀
    Storia divertente e a mio parere ben scritta, spero di rileggerti presto

    Ciao!

  • Ciao Silvia,
    qui ci vuole il colpo di scena del matrimonio, che scherzi?!?!?
    Personalmente ho trovato un pò meno brillante l’ottavo episodio, ma questo non toglie che la tua storia sia sempre super piacevole da leggere…peccato che stia per finire 🙁
    E’ previsto per caso un sequel?!?
    Saluti
    Cinzia

    ps: io la penso come Mariuccina, il futuro non è scritto per nessuno 🙂

  • Bé, ormai della losca vicenda di cui è stato vittima Maurizio abbiamo capito parecchio, ora vogliamo il colpo di scena del matrimonio. Non so perché ma io dall’inizio mi aspetto che ci sia stato un piccolo errore di battitura dell’impiegato comunale che ha pubblicato il bando con i nomi e che dopo tutto questo ambaradan l’evento sia solo un banalissimo matrimonio eterosessuale.
    Ma qualunque sia il colpo di scena sono sicura che sarà godibilissimo

  • Colpo di scena.
    Ogni volta che ti leggo mi fai tornare in mente la narrazione incalzante e brillante che apre al favoloso mondo di Amelie, quando uno splendido Jean-Pierre Jeunet ci illumina con immagini e voce narrante per trasportarci in quell’universo parallelo. E lo stesso dicasi dei tuoi scritti: universi paralleli e pieni di folclore, fantasia, genialità creativa. E bada che i miei non sono affatto complimenti, sono constatazioni.

  • È troppo chiedere il colpo di scena del matrimonio? Voglio vedere come riannodi i fili 😀
    Bello il dualismo tra il mondo delle fiction americane in cui credono di muoversi gli amici di Giuseppe e la dura realtà rappresentata dalla Benemerita.
    Mi aspetto un finale col botto. O con le botte, forse è anche meglio 😀
    Ciao!

  • Voto anche io esotico! Il continuo riferimento al povero (?) Giletti mi ha ucciso XD così come l’immediato raduno di tutto il paese attorno alla casa incendiata 🙂 così come il dialogo sui super poteri e…vabbè, faccio prima a dire che tutto il capitolo è divertentissimo 😀

  • Ma no, diciamo ‘esotico’, mi piace il clima abbastanza giocoso… altrimenti ‘mi guardavo wolverine e facevo l’esperto di fumetti’.
    Ciao Silvia,
    Divertente come tuo solito, finalmente l’eroe mena un po’ le mani. Quando ce vo’, ce vo’!
    Ciao a presto

  • Ma grazie al cielo ti ho scoperta!
    storia accattivante e con delle perle di humor
    Incastonate qua e là (Salvini in errore… il tormenton Giletti, la previsione della morte della 97enne..)

    Che stile!

    Seguo fino alla fine con gran curiosità 🙂

  • Ciao,
    ho letto molto divertito questi episodi passati e mi sono rimesso in pari.
    Mi piace molto il modo in cui hai tratteggiato i personaggi del paese, e ci sono alcune battute che sono davvero tanto simpatiche e pungenti.
    La veggenza di Manuela è compulsiva, che sia parente di Alina la Zingara?! 🙂
    Non so se mi fa più ridere immaginare la coppia di Batman e Robin proletari, la squadra degli spacciatori di sott’oli o il Sindaco che attende Manuela sulla poltrona in stile Padrino!
    Anche se per pochi capitoli, sarà un piacere seguirti fino alla fine.
    Ho scelto che un supereroe deve cavarsela da solo: vediamo se è capace solo a spostare telecomandi e ad avere abilità da felino o se sa fare anche altro 🙂

    Ciao, a presto!

  • Fantastico. Divertente. Petaloso. Non esistono altre parole per descrivere questo capolavoro, frutto di un *parola complicata* e *altra parola complicata*. Veramente, complimenti.
    Ah, quasi dimenticavo: arriva sempre un momento dove l’identità segreta di un supereroe è messa a repentaglio.
    Amen.

  • Caspita era passato così tanto tempo dall’ultimo capitolo che temevo non finissi più la storia! E invece continua e agli stessi livelli di prima, molto bene!
    Ho votato per far scoprire la sua identità: per una storia ironica come la tua “giocare” un po’ con il dualismo uomo comune/super eroe penso possa far nascere un sacco di situazioni divertenti 😉

  • Il supereroe deve cavarsela da solo.
    Sempre molto fine e pungente, dalla lampada ikea al calzino col logo armani.
    L’ultima parte, al bar, è un po’ caotica con il dialogo inserito nel testo senza pause grafiche o di punteggiatura.
    Vespa che si strofina le mani è davvero un dettaglio magistrale 🙂
    Ciao

  • Ciao Silvia e complimenti!
    La tua storia mi piace! Mi piace molto come scrivi, le tue parole scivolano via che è un piacere, soffermandosi sia sulla storia principale che su quei piccoli ironici particolari di contorno che la rendono davvero piacevole.
    E poi accipicchia, hai messo tanta carne al fuoco! Il matrimonio gay, i super poteri, le sparizioni….il tuo racconto poteva a ben vedere collocarsi in almeno un altro paio di generi del sito!
    Detto questo ti saluto e spero di leggere presto un nuovo capitolo, sono molto curiosa 😉

  • “Io ho fatto un dono perché ho visto nel tuo futuro e io non c’ero”. Fantastico, se non è una saggia filosofa lei, non lo è nessuno.
    Io sarei per la verità ma solo in parte, un sindaco può sempre essere utile, soprattutto in un paesino.
    Dimenticavo gli opinionisti “che conoscono le dinamiche della mente omosessuale maschile”. Davvero godibile e intelligente in ogni suo dettaglio, questo racconto.
    Brava e alla prossima

  • Usiamo le stesse armi del sindaco: mentiamo 😀
    L’incipit in cui Giuseppe scopre di avere un istinto è magistrale, mi ha fatto scompisciare, mi sembra descritto benissimo e molto efficace. Tutto il capitolo mi è piaciuto molto.
    Brava!

    Ciao ciao

  • Non mi fido del sindaco, per questo ho votato per dirgli tutta la verità 😀
    Rimescoliamo un po’ le carte. Mi ha fatto sbellicare l’atteggiamento da ‘saggio acquirente’, anche se conosco alcune persone che lo battono nettamente: frollano gli zebedei per mesi a mezzo mondo, diventano i massimi esperti mondiali di un certo prodotto, poi non comprano nulla! Un po’ li invidio, perché io sono esattamente il contrario: avventato e inconsciamente convinto che il venditore sia il depositario del Verbo, a cui credere senza esitazioni.

    Ciao a presto

  • Io dico che è meglio mentire.
    La trama è sempre più avvincente e convincente.
    Ci sono un paio di passaggi che io avrei reso un po’ “meno”, usando un termine cinematografico.
    Gitano e zingaro sono sinonimi, ma nell’uso comune in Italia sono chiamati Rom o zingari appunto. Quindi io non userei il termine Gitano per non confondere il lettore. Anche perché con Gitano noi usiamo definire gli zingari di stanza in altre nazioni, come per esempio la Spagna.

  • Inseguimenti, voglio vedere un po’ di superpoteri all’opera.
    Ma… io Mariuccina la conosco, ne sono sicura! 😀
    Esilarante, riesci a far ridere e riflettere (vedi Coop: i diritti degli omosessuali passano senz’altro attraverso il loro portafogli!)

    Ciao ciao

  • La casa della madre,
    Ciao Silvia,
    Mi piace molto il tuo stile, riesci a essere sempre graffiante e giocosa, riesci a sorprendermi facendomi sbottare in una risata del tutto inaspettata.
    L’unico dubbio che ho: prevedevi questo sviluppo dall’inizio o l’idea del superimpiegato ti è venuta in corso d’opera?
    Ciao ciao

  • Quel che mi piace del tuo racconto è il contrasto stridente tra l’ordinario dell’Italia di provincia e lo straordinario del soprannaturale che si manifesta proprio laddove non si immaginerebbe mai. Raramente ho trovato un’ambientazione che mi è piaciuta così tanto; è credibile, conosciuta dai lettori, me inclusa, e soprattutto vera: il pettegolezzo, l’omofobia e il razzismo malcelato, gli sguardi indiscreti sono tutti elementi che non è difficile ritrovare in qualsiasi paesino italiano. Poi, adoro il tuo protagonista, il medioman Giuseppe che è costretto a investire in colazioni al bar per usufruire dei suoi poteri per salvare il mondo – e far contenta la Marisa. Ma Giuseppe non è l’unico personaggio forte della tua storia, in effetti potrei dire che ogni abitante di Travignano ha la sua peculiarità: un fido scudiero atipico, il Sindaco banderuola, la segretaria disperata ecc.
    Devo dire che la tua capacità di costruzione narrativa è molto interessante e riesce anche a compensare uno stile non sempre impeccabile, ma che può senz’altro migliorare.
    Brava! Ti seguo e forza Giuseppe! 🙂

  • Un altro bel capitolo che ha colorato una fredda giornata nebbiosa! Ti ringrazio! 😀 La cosa che mi piace di più del tuo racconto è il fatto che sia un po’ giallo, un po’ fantasy, un po’ avventura e molto humor. Mescola tante cose e il risultato è favoloso!
    Ora il nostro protagonista ha dovuto fare i conti con la realtà, ha capito che da un grande potere deriva una grande responsabilità (-cit. Uomo Ragno) e che nulla è regalato, c’è sempre un prezzo da pagare (per la precisione 1,70 euro, brioche compresa!) 😀 Complimenti!

  • Ti ho colpevolmente dimenticato, scusa.
    Leggerti è sempre un piacere. Hai molta inventiva, riesci a strapparmi un sorriso con poche parole, vedi Salvini e X-men o la semantica gilettiana.
    Che dire, a parte brava? Mi appiglierei a qualche insignificante refuso, per far vedere che ho letto con attenzione. Ma in realtà, se devo pensare qualcosa sui refusi, penso che al massimo non hai revisionato e corretto il capitolo milioni di volte come faccio io (e i refusi manco li becco tutti!). Quindi, dal mio punto di vista, dimostrano solo che la tua scrittura è spontanea e precisa.
    Ciao a presto

  • Ho votato per l’auto.
    Dunque, la trama continua a essere interessante, da seguire.
    Con la speranza di poterti essere d’aiuto, ti lancio due appunti sulla forma.
    Il primo è sul mozzicone di sigaretta. Se cade “silenziosamente” non lo può sentire nessuno, neanche uno coi superpoteri, io avrei tolto quell’avverbio, che è pure uno degli avverbi più brutti della lingua italiana: troppo lungo, rallenta la lettura ed è anche abusato.
    Il secondo è sul titolo del giornale che, espresso così, non si capisce per nulla. Le citazioni vanno segnalate graficamente. Puoi trattarle come il discorso riportato o come i pensieri. Per esempio:
    – discorso diretto: <>, disse.
    – Discorso riportato: “Ciao”, pensò.
    – Titolo di giornale o scritta: “Ciao”, recitava il titolo del giornale.
    Quest’ultima ipotesi io la metterei pure in corsivo, ma sto scrivendo un commento col tablet e non so come si faccia.
    Ti chiedo scusa, spero non ti secchi questo mio intervento, lo faccio solo con l’intento di aiutarti a rendere il racconto ancora più perfetto, se mi passi il termine (orribile, me ne rendo conto).

    • Ciao Tom, i tuoi commenti sono sempre utili.
      Sul “silenziosamente” avevo tentennato un po’, cercavo un qualcosa che rendesse l’idea di quanto impercebile fosse la caduta del mozzicone, non mi veniva in mente e alla fine c’ho buttato l’avverbio più brutto della lingua italiana 🙂
      Per il titolo in realtà è stato un disguido del “copia e incolla” da word. Sul documento originale infatti era in corsivo, non ho idea del perchè non sia stato riportato, ma ho notato che è successo anche nel successivo capitolo e l’ho modificato prima di pubblicarlo. Per cui grazie 🙂

  • Oh bene, i due filoni del racconto stanno per ricongiungersi… Questo sicuramente conferirà leggibilità e fluidità al racconto.
    Sempre più completo – e riuscito – il ritratto dell’impiegato comunale supereroe fuori dal Comune, un po’ spilorcio e con un improbabile Robin/Aziz come compagno d’avventura. Mi stavo preoccupando, invece con questo capitolo senza sbavature sei tornata ai livelli del primo episodio. Brava.
    Ripartiamo dall’auto.

  • Quanto ridere… 😀 la frase su Salvini è stata troppo forte! Mi ha fatto anche ridere la moglie che sfrutta i superpoteri del marito per sistemare la casa! Veramente spassoso. Voto per il sesto senso, una che riesce a percepire che la prozia di 97 anni sarebbe morta da lì a un anno avrà una marea di altri episodi paranormali da raccontarci! 😀 Complimenti, con l’humor sei proprio brava…e complimenti anche per il premio copertina dopo soli tre capitoli.

  • Ho votato per il lamento.
    Dunque, molto bene e molto divertente la trama. Nel complesso il capitolo mi è piaciuto meno degli altri, vuoi per la forma, vuoi per alcuni passaggi che mi sono sembrati troppo carichi.
    Continuo a seguirti con interesse.

    • Certo che tua moglie (se esiste) dev’essere un tipo paziente 🙂
      Visto che ci tieni tanto a saperlo, il terzo l’avevo pubblicato in ritardo perchè ero stata via , prima dai miei in Puglia, poi ad Amsterdam. In più anche al lavoro erano giornate impegnative. Per cui sai com’è…Comunque se vuoi puoi mandarmi il medico fiscale la prossima volta che tardo più di dieci giorni 🙂
      Per la lunghezza, boh, è stato un caso. Non conto di preciso le battute, vado a naso, a volte sono più lunghi a volte più corti. Per fortuna non sono un ingegnere.

  • Secondo me questo capitolo è riuscitissimo, delizioso: intelligente, acuto, divertente. Ho riso davvero un sacco. Proseguiamo col lamento?
    Solo una parentesi: se metti un simbolo (riga, asterischi, quello che vuoi) a separare i cambi di scena e di protagonista, lo stacco diventa visivamente più chiaro. Se no fai come vuoi, io leggo comunque 🙂

  • Finalmente sei tornata 🙂
    Fantastico il pezzo riguardante Giletti. Proprio oggi ho girato per caso, l’ho visto, e ho subito cambiato canale, anche se ho dovuto alzarmi per prendere il telecomando 😉
    Per il prossimo vorrei proseguire con Giuseppe e il lamento, mi piacciono troppo i superpoteri 🙂
    ciao e al prossimo, ma non farti attendere troppo 😉

  • Ciao!
    Anche questa volta il divertimento non è mancato! 😀 La prima parte, con Giuseppe, sua moglie, Massimo Giletti e i nuovi poteri, è stata veramente bella.
    Va bene che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” ma prima spostiamo i mobili in bagno e in salotto! XD
    Io direi di proseguire con il sesto senso di Manuela! Un potere così non va sottovalutato! 😉
    Alla prossima! 🙂

  • Ciao!
    Avevo letto il primo capitolo un po’ di tempo fa, poi internet mi ha abbandonato e non sono riuscita a commentare!
    Comunque, la storia è divertente e interessante, e il tuo stile mi piace molto.
    Nel primo capitolo, quando la segretaria asciuga lo smalto e sembra un airone morente, ho riso circa dieci minuti. Tutto questo per dire che ti seguo e che sei veramente brava!
    Voto il dono della chiromante! Sono curiosa!
    Alla prossima! 😉

  • Parlami del dono delle chiromante, mentre io ti racconto due cose su quello che ho letto.
    Ti ho trovato per la copertina, i calzini a righe hanno attirrato la mia attenzione, bella realizzazione.Il tema è caldo, l’unioni civili, sopratutto se a compierle sono due uomini sicuramente scatena la lingua a tutte le comari e i compari. Ho letto i due capitoli insieme e sono stata privilegiata prchè si affronta meglio la novità. Mi piace il tuo stile, semplice, puntuale, molto visivo. Ciò che ho meno apprezzato e l’interruzione della visione su Giuseppe, perchè passare oltre per chiedere poi della chiromante e Manuela? Già etichettata come curiosa e poi messa da una parte e ritirata fuori in fase due. Il terzo capitolo urge, la vicenda prenderà il via immagino.
    Finisco dicendo che ti seguo, il tuo modo di scrivere mi piace e il tuo argomento molto interessante e attuale.
    Scusa il commento lungo, rimango alla prossima.

    • Ciao. Per la copertina i meriti sono dello staff di The Incipit, perchè in realtà me la sono ritrovata già bella e fatta 🙂
      Per il resto in effetti non sei l’unica a cui non è piaciuta la brusca interruzione sulla vicenda di Giuseppe, in realtà volevo aspettare a svelare il tutto e non volevo che il lettore perdesse di vista i movimenti di Manuela, perchè ad un certo punto i due si incontreranno….

  • Dono della chiromante.
    Mi pare un capitolo preparatorio, la molla è carica e pronta a scattare.
    Dei 5000 caratteri, almeno la metà lii hai usati per scrivere notizie vere. Feste patronali, sindaci estremisti cattolici… Ci sarebbe da piangere, quindi la tua opera è meritoria perché riesci addirittura a farci divertire.
    Ciao a presto.

  • …oddio che ridere! La cosa bella del tuo racconto è che ci fai ridere con piccole perle sparse qua e là. Solo per citarne alcune: “il comitato delle feste patronali non si era risparmiato in luminarie e fuochi d’artificio, del resto nessuno dei cittadini si era mai lamentato quando i soldi pubblici venivano spesi per cotanta utilità”; “Non è un posto sicuro con tutti questi omosessuali in giro, che ne sono io se rubano, uccidono… i miei figli sono in pericolo!”. Quindi…il dono della chiromante?! Bravissima! 😀

  • La chiromante che parla come i neri dei film anni ’50 non me l’aspettavo, di conseguenza il personaggio non mi colpito più di tanto. Poco male, penso che non lo rivedremo.
    Non capisco perché hai frazionato questo capitolo in tre tronconi che richiedono comunque uno sviluppo successivo (e infatti le tre opzioni corrispondono esattamente ai futuri sviluppi). Così, anziché creare un’attesa, restituisci al lettore un senso d’incompletezza. Avevi acceso un riflettore su Giuseppe, lo hai spento subito.
    Io resto su Giuseppe.

    • Ahimè, come ho risposto anche a Maria, credo proprio di aver sbagliato nella costruzione del personaggio della chiromante. In realtà è solo di passaggio nella storia, ma questo non giustifica il suo poco spessore. Per la ripartizione, invece, è voluta, sia per non svelare immediatamente cosa è accaduto a Giuseppe, sia per seguire tutte e tre le vicende che ad un certo punto si ricollegheranno…

  • Votiamo che Manuela si mette sulle tracce del dipendente assente.
    Quanto mi piacerebbe leggere un racconto dove gli stranieri non parlano come Lurch della famiglia Adams.
    A parte la battuta, il tuo racconto continua a essere interessante. Attendo il prossimo capitolo.

  • Salve.
    Non ci conosciamo e, per fortuna, non ho nessun mio racconto in corso, quindi non sono qui per attirare voti. Sono qui a leggerti perché ho sempre pensato che il genere Humor sia il più difficile, specialmente se non scade nel pecoreccio di facile presa. Più volte sono stato tentato di cimentarmi nel genere, ma ho sempre desistito.
    Chi mi conosce sa che sono piuttosto critico, ma nel tuo caso (anche perché siamo solo al primo episodio) per ora posso solo farti i complimenti per questo incipit gradevole che “castigat ridendo mores”. Trovo molto indovinato il tema di fondo delle unioni civili che può consentirti di mettere in luce tutto il provincialismo della nostra Italietta. Il tuo Comune inventato (mi sono documentato) è molto reale, così come lo sono i suoi abitanti. Devi solo deciderti: Trovignano o Rovignano? Credo che quest’ultimo sia un refuso.
    Il personaggio di Giuseppe promette bene. Sarei tentato per logica a dire che è la moglie che gli ha cambiato la vita, ma una chiromante stile televisivo, in un racconto umoristico e caricaturale come il tuo, ci sta benissimo.
    Ti seguo.

  • Bentornata, Silvia 🙂
    Ho votato per la chiromante. Un uomo così conosciuto, perfetto nelle proprie abitudini, potrebbe benissimo venir sconvolto dalle rivelazioni di una chiromante.
    Prima di leggere le opzioni, pensavo che una di esse potesse riguardare una parentela di Giuseppe con gli sposi gay, o con uno di loro.
    Comunque ottimo incipit, al prossimo 🙂

  • Ciao, Silvia. Voto per la chiromante. Del tuo racconto mi piace soprattutto la critica sociale che si cela sotto il sarcasmo. Un mondo in miniatura come quello di un ufficio, annoiato al punto da trovare entusiasmanti cose del tutto irrilevanti. E’ un incipit molto divertente (la segretaria che batte le ali, l’impiegato ipotizzato cocainomane, gli impiegati paragonati ad animali), ma c’è anche la critica dei meccanismi sociali che si creano in questi ambienti “chiusi”. Odio puro per l’impiegato che ripete le battute viste in tv. Bravissima, ti seguo!

  • “Mentre scuoteva le mani come un airone morente per farlo asciugare[…]” ahaha qua sono morto! Ho iniziato a leggere un po’ scettico perchè pochi scritti mi fanno ridere ma il tuo c’è riuscito alla grande! Seguo di sicuro!
    Ah ho votato “una sagra”, vediamo se vince che cosa ti inventi 😉

  • Una chiromante.
    Ciao silvia,
    Mi sembri molto brava.
    Riuscire a far ridere è una delle cose più diffiicili. Del tuo racconto precedente ciò che mi ha convinto meno è quello che forse piaceva ai più: le parodie dei personaggi che spesso si risolvevano in un nome storpiato, un espediente che rende sempre ma è di poco spessore. Mi è piaciuta molto l’idea alla base, il preservare il valore elitario della superbia. Avrei insistito di più su questo punto, mi è sembrato che rimanesse un po’ sotto traccia. Di questo incipit per il momento posso solo dire che è scritto bene, mi sembra molto curato, è interessante. Ne preferisco sostanzialmente l’ambientazione più realistica. Pure troppo.

    Ciao a presto.

    • Ciao, innanzitutto mi fa molto piacere che tu abbia letto anche il precedente racconto. Per quanto riguarda i nomi storpiati non so, in effetti a molti piaceva, forse è questione di gusti. Era un espediente per inserire personaggi conosciuti nel contesto fantasy. Per quanto riguarda invece il “preservare il valore elitario della superbia” viene fuori esplicitamente solo alla fine del racconto quando “i nodi vengono al pettine”, ma viene anche suggerito dalle vicende e dai comportamenti dei personaggi nel corso della storia.

  • Mamma mia che bello questo inizio! Li vedo, tutti! Molti assomigliano ai colleghi d’ufficio che per anni ho tipizzato osservando mamma lavorare!
    Alla fine ho scelto la sagra, perche’ questo Giuseppe me lo immagino panzuto e bassino, un po’ come Lello Iorio di Made In Sud , giusto per assecondare il tuo riferimento a Zelig.
    Complimenti! Ti seguo con immenso piacere 🙂

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