Ombre di luce

La cattura

Gli strilli dei gabbiani, alti nel cielo, svegliarono il bambino di soprassalto.
Era sorta una nuova alba, per fortuna. Lo capiva dalla tenue luce che trapelava da alcuni spiragli tra le assi della botte in cui era nascosto.
Non poteva vedere ciò che succedeva intorno a lui ma il continuo rollio della nave, ormai familiare, indicava che erano ancora lontani dalla terra ferma. I rumori che avvertiva gli permettevano di immaginare cosa stessero facendo i marinai sul ponte, sopra di lui, mentre lentamente si faceva largo nella sua mente un ricordo, accompagnato da una sensazione di disagio.
Era l’alba ormai ma la notte prima si era addormentato nella botte, senza uscire a espletare i suoi bisogni primari che ora venivano a bussare sulle pareti della sua vescica. La notte era l’unico momento in cui si sentiva abbastanza sicuro da sgattaiolare fuori e agirarsi per la nave, coperto dalle tenebre. I marinai di guardia erano solo 4 e lui aveva ormai imparato dove stazionavano, pigri. Era facile evitare di essere visto.
Ora però era giorno fatto e tutto l’equipaggio era sveglio: 20 uomini, forse di più. La sua vescica continuava a protestare.
Poteva rimanere nella botte e “farla lì” ma l’idea di stare seduto sulla propria urina lo disgustava, senza contare il fatto che qualcuno avrebbe potuto sentirne l’odore. Doveva uscire!
Lentamente, quasi senza fare un rumore, spinse in su il coperchio della botte guardandosi intorno, attento ad ogni dettaglio e ad ogni rumore.
La cambusa era deserta, semi buia, piena di casse e botti di legno. Le superò tutte silenziosamente e accostò l’orecchio alla porta per sentire se il corridoio aldilà era libero. Nessun rumore.
Aprì la porta con cautela ma il legno era vecchio e umido mentre i cardini erano coperti dalla ruggine. Emisero un acuto cigolìo che al bambino parve molto più forte e intenso di quanto non fosse. Rimase immobile, dietro la porta, in attesa di sentire i passi di marinai in corsa che venivano a prenderlo ma non udì nessun rumore. Non un passo, non un grido di allarme: “CLANDESTINO”.
Sospirò grato mentre riprendeva il controllo dei piccoli muscoli delle sue gambe e la tensione tornava su livelli di guardia: il corridoio era libero!
Di notte saliva fin sul ponte, raggiungeva il parapetto e si sporgeva tanto da far cadere tutto tra le onde, senza lasciare prova del suo passaggio ma ora, con la luce del giorno, muoversi sul ponte senza essere visto era impossibile.
Decise per una soluzione più sicura e si diresse verso la grande camera dove la notte i marinai andavano a dormire. Lì, in un angolino, si sarebbe liberato del suo fardello e sarebbe tornato, quatto quatto nella botte.
Se anche qualcuno avesse poi scoperto la cosa, sicuramente l’avrebbero attribuita alla pigrizia di qualche compagno marinaio assonnato.
Entrò senza far rumore.
Numerose amache, nella penombra, dondolavano a destra e a sinistra seguendo la monotona danza della nave in viaggio. Il bambino fece attenzione a evitare gli ostacoli che si frapponevano tra lui e l’angolo più distante della sala e in pochi secondi arrivò.
Era ormai al limite della resistenza e, quando si liberò, la sensazione che provò ebbe qualcosa di sublime, di simile alla felicità. Si rimise in ordine e si incamminò verso la porta più tranquillo e rilassato di prima, quando ecco che una grossa mano bitorzoluta lo afferrò da una spalla. Il bambino non fece in tempo a divincolarsi che un pesante ceffone lo investì in pieno volto, facendolo crollare al suolo privo di sensi.
Al suo risveglio aveva la vista e l’udito confusi ma la forte luce che lo circondava lo allarmò all’istante. Riprese la lucidità all’istante e contemporaneamente realizzò dove si trovava: era sul ponte, circondato da ogni lato dall’equipaggio della nave. I marinai lo fissavano e discutevano animatamente tra loro.
Uno di questi stava riferendo qualcosa all’orecchio del capitano, o almeno così credette il bambino, visto che quel tipo aveva in testa il tricorno, tipico dei capitani.
Quando il marinaio ebbe finito di parlare al capitano, quello si rivolse al bambino e il vocìo intorno si chetò.
-Un clandestino, dunque-.
Il bambino non rispose, continuando avidamente  a cercare con gli occhi una via di fuga in mezzo a quella marmaglia di bifolchi.
-Peccato tu non sia una bella donna, altrimenti ci saremmo potuti divertire con te per il resto del viaggio- sentenziò il capitano con tono deluso.
-Possiamo farlo comunque- urlò un vecchio pervertito tra le file di marinai; un tipo viscido con gli occhi piccoli e pochi denti che ancora sporgevano dalle gengive.
-Gettalo a mare capitano! Donne e bambini su una nave portano male!- gridò di rimando un marinaio dalla pelle scura e dal naso schiacciato, che si trovava dal lato opposto del ponte.
-Vendiamolo al mercato degli schiavi di Bobora e compriamo 2 bottiglie di Okkiaku!- propose un terzo marinaio, smilzo e calvo, con una voce gracchiante.
Il capitano valutò le proposte dei suoi uomini e poi fissò il bambino. Aveva preso la sua decisione…

Che fine farà il bambino?

  • Imprigionato per soddisfare i desideri perversi di alcuni marinai (40%)
    40
  • Gettato a mare (0%)
    0
  • Venduto al mercato degli schiavi (60%)
    60
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75 Commenti

  • Ciao! 😀
    Anche la storia di Gus è stata molto bella! L’incontro con Angel alla fine è stupendo! XD
    Nel prossimo racconto ci offrirai un altro passato, o dobbiamo aspettarci una nuova avvetura con protagonista tutto il gruppo di amati avventurieri? ^-^
    A presto!

    • Ciao Red,
      in realtà queste storie sul passato dei personaggi sono pensate solo per farli conoscere meglio. Gus potrebbe “diventare Gus” in un altro racconto. Ti confesso che strutturare così le cose mi piace perché non mi costringe a “correre” nel racconto. Inoltre offre davvero molte interessanti prospettive.
      Ad esempio ieri pensavo che potrebbe essere un altro racconto quello in cui i personaggi si incontrano e formano il gruppo o che, addirittura, all’inizio sono rivali…. 😀

      Per quanto riguarda il finale dopo l’asterisco “mea culpa”.
      In realtà i protagonisti di queste storie (quando li crearono per il GDR) furono ispirati a personaggi di anime o di videogames degli anni ’80/’90 e io continuo a vederli così XD con tanto di scenette ridicole

      Alla prossima 🙂

  • Ciao! 😀
    “Prima che Gus potesse fare altro il globo nero al centro della sala prese a scoppiettare e sfrigolare in maniera scomposta”, un giusto grado di imprevedibilità 😉
    Mi spiace tantissimo per Aguin! 🙁
    Un po’ mi spiace che la storia sia alla fine, ma sto morendo dalla voglia di sapere cosa succede a Gus e come incontra gli altri suoi compagni!
    Alla prossima!

    • Ehm….spero tu non ci rimanga male ma l’incontro di Gus con gli altri del gruppo non avviene in questa storia XD è ancora troppo piccolo (avrà 13 anni circa). Queste storie sono pensate solo per conoscere meglio i protagonisti non ho considerato di legarle direttamente alla storia principale. Nel caso di Roland, ti assicuro, è stato un caso il suo incontro con Kito.

      Alla prossima 😉

    • Non ho ancora letto Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ma credo tu ti riferisca alla serie (che fino alla quinta stagione mi è piaciuta), quindi grazie, non pensavo di sortire un effetto simile 😀
      Per quanto riguarda l’esperimento rimane da stabilire quanto sia folle Landar il mago.

      Alla prossima 🙂

  • Ciao! 😀
    Rendiamoli tutti parte di un grande esperimento magico… anche se tutte e tre le opzioni sono cattiveria allo stato puro!
    Mi è spiaciuto che i ragazzi non siano riusciti nemmeno ad avvicinarsi al mago e che la loro rivolta sia finita ancor prima di cominciare. 🙁
    Non vedo l’ora di leggere il seguito!
    Alla prossima!

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