Akai Ito – La Leggenda del Filo Rosso

Un futuro già scritto

Come ti vedi tra dieci anni?

Il titolo del tema era proprio lì, davanti a me, e continuava a guardarmi minaccioso. Non avevo idea di cosa scrivere e picchiettavo la bic contro la scrivania, in attesa della giusta ispirazione o di un intervento divino.

Il professore, sicuro di fare il nostro interesse, aveva affibbiato a tutta la classe quel compito, sottolineando più volte che: “siete in quinta superiore e dovete scegliere chi o cosa volete diventare. È importante che pianifichiate fin da ora il vostro futuro”.

Cominciai a mordicchiare il tappo della penna. Non avevo più unghie da rosicchiare e dovevo in qualche modo sfogare la mia frustrazione. Il problema principale era uno: il mio futuro era già stato scritto. Ancora prima che imparassi a parlare, i miei genitori avevano stabilito tutto.

Perciò, “come ti vedi tra dieci anni?”. La risposta era facile: in gabbia.

«Chri! È pronta la cena!»

La voce squillante di mia madre mi ridestò dai miei pensieri. Abbandonai la bic e infilai il foglio bianco nel cassetto della scrivania. Era un compito con una scadenza a lungo termine, prima o poi avrei trovato qualcosa da scrivere.

Cenammo in silenzio. La televisione sostituiva le parole e i pensieri che avremmo dovuto confessare. Le canzoni e i suoni coprivano il rumore della mia anima che si sgretolava ogni volta che i miei genitori mi fissavano con quei loro occhi carichi di aspettative.

«Stasera vai alla riunione?» domandò mia madre, intenta a sbucciare una mela.

«Sì, questa è l’ultima, poi ci rivedremo dopo le vacanze di Natale.»

«Molto bene, Christian» affermò soddisfatto mio padre «sono sicuro che queste serate di full immersion nella matematica e nella fisica ti permetteranno di affrontare serenamente l’esame di Stato e il test d’ingresso a Medicina.» Prese un tovagliolo e se lo passò sui baffi scuri.

Annuii e pregai che i miei occhi non mi tradissero rivelando la mia angoscia.

Terminato il pasto, mi alzai da tavola e tornai in camera per prepararmi. Le serate di dicembre a Lucca erano piuttosto fredde, così mi avvolsi in una pesante sciarpa di lana. Ad una prima occhiata poteva sembrare che un pitone mi stesse strangolando, ma almeno mi teneva caldo.

Uscii di casa e iniziai a camminare. Passai sopra le mura e mi guardai intorno alla ricerca di un uomo, un simpatico clochard che spesso sonnecchiava sulle panchine.

Ero solito portargli qualcosa da mangiare e anche quella sera avevo con me un sacchettino con della focaccia. Come ringraziamento per il cibo, lui mi raccontava sempre qualche storia interessante. I suoi occhi tristi avevano il dono di guardare nell’animo e quando si posavano su di me avevo come l’impressione che riuscissero a leggermi dentro.

«Fai schifo! La devi smettere di sporcare tutto con la tua merda!»

Delle voci attirarono la mia attenzione. Mi voltai e vidi un paio di ragazzi intenti ad insultare proprio l’uomo che stavo cercando.

Uno dei due lo spintonò, insistendo perché se ne andasse.

«Smettetela!» urlai.

I due mi guardarono in cagnesco. Dovevano essere un po’ brilli. Il loro viso era arrossato e nuvolette di vapore all’odore di birra uscivano dalle labbra sottili.

«Sparisci o ti spacchiamo la faccia!» mi minacciò quello più alto, avvicinandosi. Il tanfo di fumo e alcool mi fece arricciare il naso.

«Sparite voi o chiamo la polizia!» gridò qualcuno alle mie spalle.

Mi voltai e vidi che era sopraggiunto un altro ragazzo. In jeans e giacca di pelle, teneva saldamente lo smartphone, pronto a chiamare le forze dell’ordine.

Il tipo davanti a me sputò a terra e s’incamminò giù per una discesa borbottando infastidito. L’amico lo seguì, barcollando leggermente.

Il nuovo arrivato mi ignorò e si avvicinò alla panchina. Aveva capelli scuri, mentre gli occhi, probabilmente azzurri, erano molto chiari.

«Come stai, Gian?» domandò sedendosi accanto a lui.

«Tutto bene, devo ringraziare te e questo ragazzo» gli rispose, rivolgendomi subito dopo uno sguardo dolce.

«Non ho fatto nulla» replicai imbarazzato. Mi grattai la testa come un idiota, incapace di spiccicare una frase sensata.

Il tipo con la giacca di pelle mi guardò qualche secondo, poi si dedicò nuovamente all’uomo. «Gian, è pericoloso passare la notte all’aperto! Sai che ti posso ospitare!» lo implorò.

Il vecchio scosse il capo. Forse avevano già affrontato quel discorso, ma lui sembrava intenzionato a non cedere.

Mi scoprii imbambolato a guardare quello strano ragazzo. Aveva lineamenti e labbra perfette, e un fascino particolare lo avvolgeva. Poteva benissimo essere un attore o un modello.

«Cos’hai da fissare?» mi chiese, alzandosi.

«N-niente» balbettai.

Scrollai via quei pensieri stupidi e mi avvicinai al mio amico senzatetto.

«Tieni!» dissi porgendogli il sacchettino con la focaccia «ti ho portato qualcosa da mangiare, spero ti piaccia.»

«Grazie.» Sorrise dolcemente, ci guardò qualche istante, poi continuò «vi voglio raccontare una storia, una leggenda che si tramanda in Oriente e che parla di destino: la leggenda del filo rosso.»

Per il prossimo episodio:

  • Ore dopo, a casa… (13%)
    13
  • Poco tempo dopo, alla riunione… (13%)
    13
  • Alcuni minuti dopo, sulle mura… (75%)
    75
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327 Commenti

  • Ciao, TiaShe! ^-^
    Che dire alla luce di questo ultimo capitolo? Una storia bellissima dall’inizio alla fine; personaggi forti, profondi e ben caratterizzati; un tema attuale e di cui spesso non si parla o lo si fa con vergogna e disprezzo. Ti rinnovo i miei complimenti! 🙂
    Alla prossima storia (in qualunque luogo o momento sarà XD)!
    <3

    • Ciao! ^^
      Ti ringrazio per i complimenti! Sono felice che la storia ti sia piaciuta! 😀
      Eh, sì, Zaphod Beeblebrox è un personaggio che adoro in “Guida Galattica per Autostoppisti” e lo adora anche Alessio, per questo sul suo profilo Facebook lo usa come cognome (e, di conseguenza, diventa anche il suo soprannome). 😉
      Grazie ancora! Alla prossima! 😉

  • Se sei pronto ad affrontare le tue scelte con quello che potrebbero comportare, se sei cosciente che le difficoltà a farle accettare agli altri possono essere anche insormontabili.. non vedo perchè si debba rinunciare a quello che riteniamo essere il “nostro sogno”! Preferisco sbagliare ….ma provare…piuttosto che ripetermi tutta la vita: “Se l’avessi fatto”!!???
    (Bravissima…aspetto il prossimo…)

  • (Non sopporto che mi mettano in moderazione, perciò lo riscrivo subito)
    Eccoti , Tia.
    La storia è conclusa, il finale è scritto e il messaggio che questi dieci capitoli hanno inviato è forte e chiaro. Una lettura piacevole e (in senso buono) impegnata, perché alla fine una storia senza un messaggio, un racconto che non ti permette di allargare i tuoi orizzonti è vano quanto sperare di sfamarsi mangiandosi le unghie ?
    Complimenti per la storia, portata avanti in modo coraggioso e con stile sempre pulito e piacevole, e complimenti per questa fatica compiuta ?
    Solo un’amara nota a margine: penso che gli insegnanti di oggi rifuggano da qualsiasi contatto fisico con gli allievi, a maggior ragione se di s*ss* opposto, troppo alti i rischi di incomprensioni e strumentalizzazioni.
    Una delle tante follie della nostra epoca.
    Ciao, Tia, a presto ?

    • Ciao, JAW!
      Grazie mille! Grazie per aver seguito la mia storia, per i commenti e i consigli!
      Sono felice che ti sia piaciuta e sono contenta di aver lasciato un messaggio positivo.
      Per quanto riguarda la nota a margine, forse hai ragione (anzi, hai ragione, senza il “forse”) ma quando mi sono immaginata la scena, mi piaceva l’idea di quel gesto, quasi volesse dire “ora fermati, guardami negli occhi e promettimi che non mollerai mai”.
      Lo so, mi faccio un sacco di film mentali. 😀
      Grazie ancora. A presto! :-*

  • Eccoti , Tia.
    La storia è conclusa, il finale è scritto e il messaggio che questi dieci capitoli hanno inviato è forte e chiaro. Una lettura piacevole e (in senso buono) impegnata, perché alla fine una storia senza un messaggio, un racconto che non ti permette di allargare i tuoi orizzonti è vano quanto sperare di sfamarsi mangiandosi le unghie 🙂
    Complimenti per la storia, portata avanti in modo coraggioso e con stile sempre pulito e piacevole, e complimenti per questa fatica compiuta 😉
    Solo un’amara nota a margine: penso che gli insegnanti di oggi rifuggano da qualsiasi contatto fisico con gli allievi, a maggior ragione se di sesso opposto, troppo alti i rischi di incomprensioni e strumentalizzazioni.
    Una delle tante follie della nostra epoca.
    Ciao, Tia, a presto 🙂

  • Grazie a tutti per aver seguito la mia storia.
    Grazie per la lettura, i commenti, i consigli… insomma, tutto!
    Mi dispiace aver aspettato così tanto per dare una conclusione al racconto e mi dispiace anche di aver abbandonato molte storie interessanti che stavo seguendo, ma gli impegni sono stati (e continuano ad essere) veramente tanti.
    Io spero comunque di riuscire a tornare con un altro racconto e di leggere quelli che ho lasciato in sospeso.
    Grazie ancora a tutti! Un abbraccio! :-*

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