Akai Ito – La Leggenda del Filo Rosso

Dove eravamo rimasti?

Mi scuso per la lunghissima attesa. Siamo arrivati alla fine. L'ultimo capitolo in una sola parola... Destino (44%)

Dieci anni dopo

«Ottimo lavoro, Sara.» Un certo orgoglio trapelava dalle mie parole mentre guardavo la ragazza davanti a me. «Ti sei impegnata e alla fine sei riuscita a raggiungere il tuo obiettivo.»

Lei sorrise e le guance s’imporporarono «Grazie, prof.»

Inserii il suo compito di storia nella cartellina e la guardai voltarsi per uscire dalla porta. «Sara?» la chiamai, facendola girare nuovamente verso di me. «Va tutto bene con i tuoi compagni?»

La studentessa dal viso paffuto e la tuta larga cominciò a stropicciarsi le dita, visibilmente agitata. «Ecco, non molto.» Quella confessione le costava coraggio, ma aveva comunque trovato la forza di parlare.

«Mi prendono in giro, mi chiamano balena, cicciona, cose così…» esitò, mentre gli occhi le diventavano lucidi.

Mi avvicinai e le posai una mano sulla spalla. «Mi dispiace molto, cercherò di fare qualcosa.»

«So di essere grassa, di non essere bella, ma a volte quei commenti fanno proprio male.»

Posai anche l’altra mano sulla sua spalla in modo che mi guardasse negli occhi. «Non pensare di non essere bella solo perché un paio di compagni ti prendono in giro. Non pensare di non essere abbastanza, di essere inferiore. I deboli prenderanno sempre in giro gli altri per sentirsi superiori, ma tu non devi permettere loro di vincere. Essere considerati diversi è doloroso, a volte risulta quasi insostenibile, ma promettimi che non mollerai mai. Qualsiasi cosa succeda, vieni a parlare con me, ti aiuterò io.»

Sara mi fissò stupita, gli occhi carichi di gratitudine. «Grazie, prof.»

Le lasciai le spalle e iniziai a sistemare la borsa. «Sai, quando avevo la tua età ho passato un periodo molto difficile, ma ho avuto la fortuna di incontrare una persona che mi ha cambiato la vita.»

«Era un professore?»

Annuii. «Già, era un uomo incredibile. Mi ha insegnato l’importanza delle parole e mi ha incoraggiato a scegliere la mia strada. Sarà così anche per te: la vita ti mostrerà diverse possibilità. Sarai tu a decidere quale scegliere.»

Lei mi fece un cenno e si sistemò la cartella sulle spalle. Ci salutammo e rimasi solo nella stanza vuota.

Le sedie di legno, i banchi scarabocchiati, il cancellino impolverato, la lavagna piena di nozioni da imparare: contemplare quel luogo riportava la mia mente indietro di dieci anni, quando sedevo lì e il futuro mi appariva sfocato ed incerto.

Giancarlo aveva cambiato tutto. Portargli il cibo ogni tanto era qualcosa che avevo iniziato a fare senza pensare. I barboni cui ero abituato erano scontrosi o con la bottiglia di birra sempre in mano, ma quel signore distinto, sorridente e così affezionato alla sua panchina, aveva fatto breccia nel mio cuore.

Grazie a lui avevo conosciuto Alessio, scoprendo il significato dell’amore e comprendendo come un tale sentimento, così forte e intenso, non potesse essere soffocato da menzogne e maschere.

Certo, quel periodo non era stato rose e fiori. Mio padre aveva scoperto la mia relazione omosessuale e la sua reazione era stata violenta. Mai avevo provato tanto dolore come in quel momento e parlare per farlo ragionare mi sembrava impossibile. Ma col tempo, grazie alla dolcezza di mia madre e di Alessio, anche mio padre era riuscito ad accettarmi. Con fatica, molta fatica.

Lo schiaffo che mi diede quella sera, l’unico che mi abbia mai dato, restò sempre impresso nella mia pelle. Mi ricordava l’importanza delle parole. Mi rammentava quanto fosse sbagliato tenere segreti; quanto fosse sciocco indossare una maschera per apparire diversi da ciò che si è in realtà.

Il filo rosso del destino forse esisteva, forse no. Ciò che però era reale, era la forza che quella leggenda mi aveva dato.

Le persone forti affermano spesso di non credere nel destino, poiché sono loro stesse a decidere della loro vita, del loro futuro; ma per un individuo fragile e insicuro come me, cresciuto con la convinzione di avere un solo percorso possibile, realizzare di avere una nuova possibilità, un altro futuro possibile, aveva dato la forza di cambiare. Ero addirittura riuscito a trasformare la mia passione per la lettura e la storia in un lavoro.

Sentii il telefono vibrare e osservai lo schermo. Un messaggio. “Sono qui fuori.”

Sorrisi, afferrai la cartellina e lasciai l’aula. Percorso il corridoio, entrai in bagno e mi guardai allo specchio: allentai la cravatta blu, scompigliai i capelli biondo cenere e fissai i miei occhi verdi. Ora riuscivo a specchiarmi e a riconoscere il riflesso di fronte a me. Riuscivo ad essere orgoglioso di quel riflesso.

Uscii di corsa, scesi le scale e mi ritrovai nello spiazzo vuoto davanti alla scuola. La mia attenzione si spostò veloce sulla persona che attendeva impaziente dal cancello dell’ingresso: l’immancabile giacca di pelle, i capelli neri corti e disordinati, gli occhi azzurri come il cielo più terso e quel sorriso meraviglioso, che i dieci anni insieme non avevano minimamente intaccato.

«Ciao, Chris» mi salutò.

Mi avvicinai a lui e gli stampai un bacio sulle labbra. «Ciao, Beeblebrox.»

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327 Commenti

  • Ciao, TiaShe! ^-^
    Che dire alla luce di questo ultimo capitolo? Una storia bellissima dall’inizio alla fine; personaggi forti, profondi e ben caratterizzati; un tema attuale e di cui spesso non si parla o lo si fa con vergogna e disprezzo. Ti rinnovo i miei complimenti! 🙂
    Alla prossima storia (in qualunque luogo o momento sarà XD)!
    <3

    • Ciao! ^^
      Ti ringrazio per i complimenti! Sono felice che la storia ti sia piaciuta! 😀
      Eh, sì, Zaphod Beeblebrox è un personaggio che adoro in “Guida Galattica per Autostoppisti” e lo adora anche Alessio, per questo sul suo profilo Facebook lo usa come cognome (e, di conseguenza, diventa anche il suo soprannome). 😉
      Grazie ancora! Alla prossima! 😉

  • Se sei pronto ad affrontare le tue scelte con quello che potrebbero comportare, se sei cosciente che le difficoltà a farle accettare agli altri possono essere anche insormontabili.. non vedo perchè si debba rinunciare a quello che riteniamo essere il “nostro sogno”! Preferisco sbagliare ….ma provare…piuttosto che ripetermi tutta la vita: “Se l’avessi fatto”!!???
    (Bravissima…aspetto il prossimo…)

  • (Non sopporto che mi mettano in moderazione, perciò lo riscrivo subito)
    Eccoti , Tia.
    La storia è conclusa, il finale è scritto e il messaggio che questi dieci capitoli hanno inviato è forte e chiaro. Una lettura piacevole e (in senso buono) impegnata, perché alla fine una storia senza un messaggio, un racconto che non ti permette di allargare i tuoi orizzonti è vano quanto sperare di sfamarsi mangiandosi le unghie ?
    Complimenti per la storia, portata avanti in modo coraggioso e con stile sempre pulito e piacevole, e complimenti per questa fatica compiuta ?
    Solo un’amara nota a margine: penso che gli insegnanti di oggi rifuggano da qualsiasi contatto fisico con gli allievi, a maggior ragione se di s*ss* opposto, troppo alti i rischi di incomprensioni e strumentalizzazioni.
    Una delle tante follie della nostra epoca.
    Ciao, Tia, a presto ?

    • Ciao, JAW!
      Grazie mille! Grazie per aver seguito la mia storia, per i commenti e i consigli!
      Sono felice che ti sia piaciuta e sono contenta di aver lasciato un messaggio positivo.
      Per quanto riguarda la nota a margine, forse hai ragione (anzi, hai ragione, senza il “forse”) ma quando mi sono immaginata la scena, mi piaceva l’idea di quel gesto, quasi volesse dire “ora fermati, guardami negli occhi e promettimi che non mollerai mai”.
      Lo so, mi faccio un sacco di film mentali. 😀
      Grazie ancora. A presto! :-*

  • Eccoti , Tia.
    La storia è conclusa, il finale è scritto e il messaggio che questi dieci capitoli hanno inviato è forte e chiaro. Una lettura piacevole e (in senso buono) impegnata, perché alla fine una storia senza un messaggio, un racconto che non ti permette di allargare i tuoi orizzonti è vano quanto sperare di sfamarsi mangiandosi le unghie 🙂
    Complimenti per la storia, portata avanti in modo coraggioso e con stile sempre pulito e piacevole, e complimenti per questa fatica compiuta 😉
    Solo un’amara nota a margine: penso che gli insegnanti di oggi rifuggano da qualsiasi contatto fisico con gli allievi, a maggior ragione se di sesso opposto, troppo alti i rischi di incomprensioni e strumentalizzazioni.
    Una delle tante follie della nostra epoca.
    Ciao, Tia, a presto 🙂

  • Grazie a tutti per aver seguito la mia storia.
    Grazie per la lettura, i commenti, i consigli… insomma, tutto!
    Mi dispiace aver aspettato così tanto per dare una conclusione al racconto e mi dispiace anche di aver abbandonato molte storie interessanti che stavo seguendo, ma gli impegni sono stati (e continuano ad essere) veramente tanti.
    Io spero comunque di riuscire a tornare con un altro racconto e di leggere quelli che ho lasciato in sospeso.
    Grazie ancora a tutti! Un abbraccio! :-*

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