Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

La storia di Michele parte da qui, da un letto d'ospedale. Ora? Passato (83%)

Ignoto

Estate 1938. Isola di San Domino

“Che bella cosa, il mare” pensò Michele mentre osservava compiaciuto l’enorme distesa marina che lo circondava a trecentosessanta gradi, dandogli l’impressione di trovarsi in una piacevole prigione. Non era trascorso nemmeno un giorno da quando era sbarcato sull’Isola di San Domino, un piccolo paradiso nell’arcipelago del Mar Adriatico a largo delle coste pugliesi. Una fortuna incredibile, quasi inspiegabile, se pensava al motivo per cui era stato portato li. 

Il pomeriggio precedente

Un insistente battere alla porta lo fece sobbalzare dal letto di camera sua, dove era intento a leggere una delle sue raccolte di poesie preferite. Allegria di naufragi, di Giuseppe Ungaretti, gli era stata procurata da un caro amico del padre, che aveva preso con entusiasmo la notizia dell’interessamento di Michele per “l’arte della rima”. In lontananza, i suoni ovattati per la porta chiusa, sentì la madre cominciare a discutere con alcune voci maschili. Era almeno in tre. O quattro. Incuriosito e spaventato allo stesso tempo, aprì la porta a rallentatore, per non far rumore, quel tanto che bastava per cercare di capire cosa stesse succedendo. Ma proprio nel momento in cui mise fuori la testa, uno degli uomini che capì appartenere alla Polizia fascista, lo notò.

«Eccola li, la femmenella!». D’istinto, Michele tentò di richiudere la porta dietro di sé, ma la reazione del poliziotto fu immediata e, prima che il ragazzo riuscisse a chiudere a chiave, l’uomo era già entrato in camera sua. Subito dopo, sopraggiunsero gli altri tre. Con un gesto automatico, come se avessero vissuto quella scena un altro milione di volte, cominciarono ad aprire tutti i cassetti della stanza per poi buttare sul letto di Michele il loro contenuto. Maglie, pantaloni, mutande, calzini…tutto ammassato in una montagna stropicciata e irregolare.

«Hai cinque minuti per trovare un bagaglio e metterci dentro la tua roba» disse quello che sembrava essere il capo o, quantomeno, il più autoritario della mini banda. «Non un secondo di più». In silenzio, Michele cominciò a preparare la valigia, la testa e gli occhi costantemente abbassati. Sentiva la presenza della madre dietro di lui e non aveva il coraggio di guardarla in faccia. Si vergognava. Senza che ebbe la possibilità di rendersene conto, una goccia di pianto gli sfiorò appena lo zigomo, per poi infrangersi sul dorso della valigia color marrone carta. Fu in quell’istante che la madre gli si avvicinò e, con fermezza delicata, gli prese la mano.

«Ovunque tu vada e qualunque cosa tu faccia, niente può cambiare il fatto che tu sei mio figlio – gli alzò il mento e, prima di proseguire, si assicurò che lui la guardasse dritta negli occhi – e non proverò mai vergogna per questo».

Il ragazzo non riuscì a rispondere e si limitò a stringerla forte a sé. Le sue parole e quel contatto ravvicinato con la madre gli diedero l’impressione di averlo rinvigorito. Alzo la testa, fiero e risoluto e recuperò il bagaglio dal letto.

«Dove mi portate? – chiese rivolto ai poliziotti mentre li raggiungeva all’ingresso – E soprattutto: di cosa sarei accusato?». Di tutta risposta, i quattro poliziotti si concessero un accenno di risata che assunse il suono dello scherno.

«L’accusa ufficiale emessa dal Tribunale fascista è di “delitto contro la razza”, se proprio ci tieni a saperlo» disse uno di loro. «Per quanto riguarda la tua destinazione, puoi stare tranquillo. Per quelli come te, è fin troppo. Ti portiamo sull’Isola di San Domino».

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Era ancora stremato dal viaggio del giorno prima, cominciato nella sua Foggia e passato da Termoli, dove insieme ad un altro centinaio di uomini più o meno giovani era stato imbarcato verso l’isola. Ora, si trovava sullo Scoglio dell’elefante, un’imponente roccia chiamata così proprio per la sua forma a ricordare il pachiderma, la cui enorme proboscide piombava nelle profondità dell’Adriatico formando un arco naturale. In qualsiasi direzione guardasse, riusciva a distinguere i confini: da un lato, la sua amata Italia; dall’altro, il Regno di Jugoslavia. Il vento marino zampillava piacevoli schizzi d’acqua che gli inumidivano il viso e che gli causavano un misto di emozioni contrastanti. Il suo cuore provava infatti un lieve sapore di libertà ma, allo stesso tempo, uno strano senso di nostalgia lo spaventava, colto impreparato da un presente e un futuro che galleggiavano nelle acque tempestose dell’ignoto. Viveva nella speranza del ritorno ad una vita che non sapeva se avesse mai potuto riavere indietro. 

Prima di conoscere qualcosa in più sul ragazzo coi capelli color miele, restiamo un po' a San Domino. Cosa accade ora a Michele?

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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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