Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

Prima di conoscere qualcosa in più sul ragazzo coi capelli color miele, restiamo un po' a San Domino. Cosa accade ora a Michele? incontro (50%)

Tutto in un attimo

L’ultima cosa che aveva voglia di fare era scendere da quella roccia. Da lì, il suo sguardo poteva dominare – e ammirare – tutto l’ambiente circostante. Osservava il cielo, terso e privo di macchie bianche, diventare sempre più scuro, accompagnato da un sole rosso fuoco che gli scaldava il cuore e che, all’orizzonte, scendeva sempre più in basso. Era il momento di tornare nell’abitazione che gli era stata assegnata, un grande palazzo di cemento senza acqua né elettricità, dove viveva assieme ad altri uomini con il suo stesso “problema”. Aveva già fatto amicizia con due giovani di Catania, uno di 20 anni e l’altro di 25: erano entrambi simpatici e molto carini – i capelli scuri e una carnagione mulatta che avrebbero fatto impazzire molti uomini e altrettante donne – ma nessuno dei due rientrava nei canoni del suo tipo ideale.

Se qualcuno gli avesse chiesto, in quel preciso istante, come si sentiva e quali emozioni provava, non avrebbe saputo cosa rispondere. Per cercare di dare una risposta si divertì a simulare, dentro di sé, un’intervista che pensava lo avrebbe aiutato a trovarla. Ma non fu così: nella sua mente, la sua bocca formulò una dozzina di risposte diverse, con il suo intervistatore immaginario impegnato in una scrittura nevrotica per poterle appuntare tutte.

«Cos’hai da ridere, Michele?» gli chiese il più giovane dei due ragazzi, notando il lieve sorriso che gli si era formato in viso.

«Pensieri…» si limitò a rispondere, liquidando di fatto la questione. «Ho bisogno di bere qualcosa – riprese dopo qualche secondo, allargando il suo sguardo anche agli altri uomini presenti per lasciar intendere che l’invito era rivolto a tutti – non viene nessuno?». La domanda uscì con un tono ibrido, tra il divertito e l’infastidito.

«Sai benissimo che uscire a quest’ora della sera non è una grande idea» la voce che pronunciò la frase arrivò dall’altra parte della sala, non permettendo a Michele di vedere bene il suo interlocutore. “Dal timbro della voce – pensò – sarà un mio coetaneo. Che cagasotto!”

«Be’, io non ho di certo intenzione di passare la serata in questo buco merdoso. Se qualcuno cambia idea, mi trovate giù alla spiaggia» e se ne andò, senza dare a nessuno il tempo di controbattere.

Più si avvicinava al mare, più sentiva il vento aumentare di intensità, senza però mai essere invadente. Una piacevole brezza marina che gli accarezzava delicatamente il viso e gli entrava nella maglietta e nei pantaloni, rinfrescando ogni minima parte del suo corpo. Sempre più desideroso di beneficiare del contatto con la sabbia fresca, si dimenticò della sua voglia di bere e puntò dritto verso la spiaggia di Cala delle Arene. Si denudò i piedi e, finalmente, il fresco contatto con la sabbia. Camminava lento, gustandosi ogni minimo passo e il dolce sprofondare nella rena della quale non riusciva a distinguere la tonalità di marrone. Tutta intorno a sé, un’oscurità quasi totale, fatta eccezione per le flebili luci di paesi e città lontane, dei quali non conosceva nemmeno i nomi. Il mare era completamente mimetizzato nei colori della notte, un tutt’uno con il cielo, ed era meraviglioso ascoltare il rumore delle onde, un suono quasi cieco, senza una reale fonte di provenienza. Si sdraiò sulla sabbia con il cuore che trasudava felicità, una gioia che, però, durò pochissimi istanti.

«Che diavolo stai facendo?!» riuscì a dire Michele prima che colui che l’aveva bruscamente risvegliato gli mise una mano sulla bocca.

«Ti conviene stare zitto e ascoltarmi, prima che ti trovino e accada il peggio. Sei già stato segnalato e ti stanno cercando» e senza attendere risposta, l’uomo lo alzò di peso. A quel punto, Michele notò la divisa della polizia fascista. «Sbrigati. Conosco una strada alternativa per riportarti alla base senza essere notati» il suo modo di parlare da militare lo irritava sensibilmente. «Cammina davanti a me».

«Ehi! Fermatevi e voltatevi lentamente» urlò una voce profonda e ferma. Michele e il poliziotto si bloccarono di colpo, intimiditi da quel tono imperioso.

«Sto solo eseguendo gli ordini, signore – rispose la giovane recluta, voltandosi con lentezza prudente – riporto la femmenella alla sua base». Poi, accadde tutto in un attimo. Il comandante estrasse dalla fondina la pistola di ordinanza e, con sicurezza disarmante, sparò a colpo sicuro su Michele. In un batter d’occhio si ritrovò a terra, il suo sangue che, lento e inesorabile, scuriva la sabbia intorno alla sua figura.

«Erano questi gli ordini, giovane recluta» disse il comandante al ragazzo, impietrito dalla velocità con la quale tutto era accaduto. «Allora! Hai intenzione di fare notte?!» gridò poi spazientito. «Torniamo in caserma» e il poliziotto non poté fare altro che obbedire, dando un ultimo sguardo al corpo del ragazzo che si contorceva dal dolore. I suoi occhi si riempirono di lacrime, ma prima di aver raggiunto il suo superiore le aveva già ingoiate. Indossò una maschera di durezza ma, in cuor suo, era distrutto. 

Chi sarà/saranno il/i protagonista/i del prossimo episodio?

  • Michele (20%)
    20
  • Gli altri uomini portati sull’isola (20%)
    20
  • Il poliziotto misterioso (60%)
    60
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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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