Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà/saranno il/i protagonista/i del prossimo episodio? Il poliziotto misterioso (60%)

A mio rischio e pericolo

Il poliziotto camminava dietro al suo superiore, cercando di mantenere sempre lo stesso passo per lasciare invariata la distanza che li separava. Aveva già vissuto situazioni simili e, ogni volta, si divertiva ad osservare la camminata dinoccolata e molleggiante del comandante, che gli ricordava i movimenti disarticolati dei burattini. Ma non quella volta. Il suo pensiero fisso era rivolto a Michele e da quando avevano lasciato la spiaggia, nella sua testa lampeggiava un’unica frase, insistente come l’insegna luminosa di un qualsiasi bar da quattro soldi:

Sarà vivo o morto?

Giunti in caserma, il comandante si disinteressò completamente del suo sottoposto. In un batter d’occhio, sparì dietro la porta del suo ufficio. Solo a quel punto, il poliziotto rilassò le spalle ed emise un lungo respiro, liberatorio, come se si fosse levato di dosso una pesante ed ingombrante armatura. Dover fingere indifferenza davanti ad un gesto così privo di umanità lo aveva stremato; dentro di sé, sentiva un marasma di emozioni forti e contrastanti aggrovigliarsi attorno al suo stomaco, dandogli l’impressione di essere a corto di fiato. La paura di svenire lo costrinse a muoversi lentamente, finché riuscì a raggiungere una serie di sedie che si trovavano a pochi passi da lui, all’interno di uno stanzino che fungeva da sala d’aspetto. Rimase seduto per alcuni istanti, durante i quali cercò di mettere momentaneamente da parte ogni pensiero per concentrarsi su sé stesso. Pian piano, il suo viso cominciò a riprendere sempre più colore e un lieve tepore si impadronì della sua pelle. Fu in quel momento che, come un lampo improvviso che taglia in due il cielo, gli ritorno alla mente l’immagine di Michele, agonizzante in una pozza di sangue. Aveva una paura tremenda ma, in cuor suo, sapeva già cosa avrebbe fatto. Si alzò lentamente e, cercando di sembrare il più naturale possibile, si diresse verso l’uscita. Fortunatamente, gli unici due colleghi che incrociò diedero l’impressione di non essersi nemmeno accorti di lui, intenti com’erano ad atteggiarsi mentre si scambiavano reciprocamente esperienze ed opinioni sulle proprie avventure in campo amoroso. E poi, da quando era stato costretto a trasferirsi li circa un anno prima, si era auto imposto di nascondere la sua vera natura pur di non dare confidenza agli altri poliziotti, orgogliosi al contrario suo di servire l’Italia e gli Italiani attraverso il matrimonio con la causa fascista. Per questo, si era sempre limitato a fare né più né meno che il suo dovere, cercando di evitare situazioni che avrebbero potuto risaltarne le qualità. Così facendo, era riuscito nell’intento di diventare semplicemente uno dei tanti. Non appena fu nuovamente fuori dal commissariato, la fresca aria marina che circondava l’isola entrò prepotentemente nelle sue narici e gli invase il petto: sorrise per un secondo fugace, pieno di forza nuova, per poi dirigersi a passo spedito verso la Cala delle Arene. In cuor suo, aleggiava un unico pensiero: ritrovare Michele vivo. 

Nonostante avesse il silenzio e l’oscurità della notte dalla sua parte, il suo stato d’animo si faceva sempre più inquieto man mano che si avvicinava alla spiaggia. E quando in lontananza intravide labilmente la silhouette della Grotta dell’Arenile, preludio alla distesa di sabbia della Cala, il suo cuore lo avvertì della tensione facendosi incredibilmente pesante. Un’impercettibile goccia di sudore gli inumidì fastidiosamente la fronte e prima di riprendere a camminare fece un enorme sforzo per riappropriarsi di un respiro regolare. 

«Michele…» lo chiamò sottovoce, col solo intento di rassicurarlo facendogli sentire la sua voce. La prima cosa che il giovane cercò di capire non appena di fianco al corpo fu l’origine della ferita. Per fortuna, l’unica pallottola sparata dal comandante si era conficcata all’altezza della clavicola, tra spalla e cuore. Pochi centimetri più in basso e sarebbe stata morte certa. Nonostante quel breve istante di sollievo, il poliziotto si impose di tornare alla realtà e ragionare lucidamente. Michele era ancora vivo ma privo di conoscenza e la tonalità diafana che aveva assunto il suo viso era una chiara conseguenza dell’abbondante perdita di sangue. D’istinto, il ragazzo si caricò in spalla il corpo di Michele, in un sforzo immane per essere il più delicato possibile, e si diresse verso una delle pareti rocciose ai lati della spiaggia. Li, avrebbero trovato un riparo momentaneo dallo sguardo di eventuali passanti, almeno finché non fosse riuscito a trovare una soluzione. Stremato, si lasciò crollare sulla rena morbida, si tolse la parte superiore della divisa, la appoggiò sul corpo di Michele e cominciò a pensare.    

È il momento di agire per il giovane poliziotto. Mentre lui pensa ad una soluzione, noi decidiamo come la metterà in atto:

  • con un aiuto interno all'isola (67%)
    67
  • con un aiuto esterno all'isola (17%)
    17
  • da solo (17%)
    17
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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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