Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

È il momento di agire per il giovane poliziotto. Mentre lui pensa ad una soluzione, noi decidiamo come la metterà in atto: con un aiuto interno all'isola (67%)

Via dall’Isola

Sull’isola di San Domino, durante la sera la temperatura scendeva sempre di almeno 3/4 gradi. Una fresca brezza marina si infrangeva sul corpo del giovane poliziotto, asciugando le gocce di sudore che si erano formate sulla sua fronte. Per alcuni secondi, la sua mente viaggiò lontana da quella spiaggia, lo sguardo perso verso l’orizzonte, nel buio vuoto della notte. Poi, qualcosa catturò la sua attenzione. A circa cento metri da dove si erano nascosti lui e Michele, una luce lontana rischiarava lievemente quella parte di spiaggia, un leggero fascio di luce che donava alla sabbia un colore biancastro e proseguiva in mare fino a raggiungere una piccola imbarcazione che oscillava lenta, mossa dalle onde caute ma costanti dell’Adriatico. Da quella distanza non era in grado di raccogliere altri particolari, ma la forma della barca gli ricordò quella di un motoscafo. Un’idea improvvisa prese forma nella sua testa. Con cautela, come se avesse paura di svegliare Michele, si alzò e cercò di avvicinarsi, lo sguardo sempre guardingo e attento a captare eventuali presenze esterne. L’unico suono percepibile era quello del vento, che si mischiava caoticamente al suono della risacca delle onde. Quello strano mix di suoni gli metteva una strana agitazione e la sua fronte riprese a sudare, nonostante l’aria fresca. Una volta vicino al motoscafo, la prima cosa che notò fu lo stemma della Regia Marina, l’armata navale italiana. Appoggiato su un’ancora sospesa su un fianco dell’imbarcazione, un imponente falco dal piumaggio marrone scuro mostrava uno dei suoi due profili al giovane, scrutandolo con sguardo immobile e imponente. Rispondendo a quello sguardo, tanto suggestivo quanto capace di incutere timore, il poliziotto fu momentaneamente inghiottito dalla sua severità. Si impose di distogliere gli occhi dall’animale e notò una sfarzosa corona regale aleggiare sopra l’ancora e la testa del rapace, che ne aumentava la fierezza. Fu l’ultima cosa che vide, prima di schizzare via all’improvviso e al massimo della velocità, alzando dietro di sé una serie infinita di granelli di sabbia. Dalla spiaggia, ci volevano circa cinque minuti per raggiungere il Quartier generale della Marina, ma ne impiegò appena due. Un grande cancello color ferro anticipava l’ingresso nel grande cortile che portava direttamente all’entrata principale. I turni di guardia si svolgevano su tre fasce giornaliere, ma spesso e volentieri i sottufficiali incaricati si prendevano la libertà di lasciare il proprio posto di guardia. La vita sull’isola donava sicurezza a tutti, lontana dalle vicissitudini della guerra nelle quali erano impegnate l’Italia e le altre potenze del mondo. Approfittando di quella consuetudine, il poliziotto superò il cancello e raggiunse la piccola porta che dava l’accesso alla caserma. Appena dentro, a dargli il benvenuto fu un lungo corridoio apparentemente senza fine, formato da tante piccole stanze, una accanto all’altra. Cercò di assumere un comportamento rilassato ma formale, così da per dare l’impressione di essere lì in veste di agente e per ordine diretto di un superiore, non per interessi personali. Andò incontro all’unico militare presente in quel momento nel corridoio.

«Buonasera, Sergente» riconobbe il grado dalla divisa.

«Lei è?» rispose l’uomo guardingo, quasi sospettoso per quella visita ad un orario inconsueto.

«Vittorio Lorusso, membro della polizia fascista. Scusi se non mi sono presentato prima» disse allungando la mano, in un sforzo immane per non lasciar trapelare l’urgenza e la fretta con la quale intendeva sbrigare la faccenda. Il suo interlocutore rispose alla stretta con poca convinzione e attese che il giovane continuasse. «Ero di pattuglia nella zona e ho pensato di passare per adempiere ad un ordine del comandante. Ho una comunicazione diretta per il Tenente di Vascello Quarta».

«Capisco, vado a chiamarglielo. Attenda pure qui» rispose il Sergente con poca convinzione. Quando il Tenente spuntò da infondo al corridoio, vederlo da solo lo tranquillizzò momentaneamente. Non poteva assolutamente perdere tempo.

«Che diavolo ci fai qui?» disse l’uomo al poliziotto soffocando la voce per non farsi sentire. Il ragazzo non rispose. Con un movimento fulmineo prese il braccio di Quarto e lo trascinò fuori dalla caserma. Solo allora, si decise a parlare.

«Facciamo due passi…» disse con fare calmo ma risoluto, riuscendo con fatica a nascondere la gravità della situazione. Seppure con qualche lieve resistenza, il giovane impiegò giusto il tragitto fino alla spiaggia per convincere il Tenente ad aiutarlo nel suo piano. Con gesti delicati ma svelti, caricarono Michele sul motoscafo e partirono, alla volta di Termoli, dove avrebbero recuperato un auto per raggiungere l’ospedale di Foggia. In quel momento, il mare era piatto come il cielo e i due elementi si specchiavano l’un l’altro, assumendo come per osmosi la stessa tonalità blu scuro, che divorò l’imbarcazione e il suo piccolo equipaggio.

E' in arrivo un imprevisto che complicherà la situazione: ma dove?

  • Durante il viaggio tfra Termoli e Foggia (0%)
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  • Una volta giunti a Termoli (67%)
    67
  • In mare (33%)
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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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