Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

E' in arrivo un imprevisto che complicherà la situazione: ma dove? Una volta giunti a Termoli (67%)

Scampato pericolo...

Vittorio era stremato. Una volta dentro l’auto, prese con delicatezza la testa di Michele e la appoggiò sopra le sue gambe. Dopo alcuni chilometri percorsi a velocità sostenuta, il Tenente rallentò, nel cuore la certezza di aver mancato per un soffio l’appuntamento con la morte. Per tutto il tragitto, da Termoli a Foggia, nessuno aprì bocca. I residui della paura per il pericolo appena scampato e l’adrenalina mantennero Vittorio sveglio per i primi istanti di viaggio. I suoi occhi fissavano immobili il corpo inerme di Michele, sempre più rigido e diafano. Col passare dei minuti si faceva sempre più netta la sensazione che, da un momento all’altro, sarebbe scomparso completamente, dissolto in un istante come un ologramma. Non appena la tensione calò, la testa di Vittorio si abbandonò naturalmente sul finestrino e i suoi occhi si chiusero, sopraffatti dalla stanchezza.

Circa 3 ore prima…

Le emozioni provate da Vittorio si mischiavano in un groviglio, confusamente amalgamate tra loro: da una parte, l’eccitazione di lasciare San Domino, dopo mesi di esilio forzato; dall’altra, la paura di ciò che avrebbe trovato. E quando, in lontananza, intravide le luci del porto di Termoli, il cuore gli balzò violentemente in gola e lo costrinse a sedersi, le gambe tremanti e incapaci di sostenerlo. Il Tenente e il poliziotto poterono ammirare la bellezza della città, ancora avvolta nel buio e sotto le coperte della notte. Giunti all’interno dello scalo marittimo, un ufficiale della Regia Marina si avvicinò circospetto al motoscafo, la potente luce di una torcia puntata insistentemente sui passeggeri. Ora, veniva il difficile…

«Chi siete?» chiese la guardia con voce severa. Quarta fece un cenno fugace a Vittorio, con il quale si incaricò ufficialmente di prendere in mano la situazione. Prima di rispondere, l’uomo della Marina scese dall’imbarcazione e si diresse verso il collega. La figura di Vittorio, invece, era avvolta dall’oscurità e se ne potevano intuire solo i contorni. Durante il breve dialogo tra i due militari, la situazione prese una brutta piega, all’improvviso. Il Tenente Quarta, girato di schiena, copriva il corpo del suo interlocutore ma Vittorio, che non poteva sentire la conversazione, percepì chiaramente il cambiamento repentino nell’espressione dell’ufficiale. A quel punto, prevalse l’istinto. Mentre l’uomo si avvicinava al motoscafo lasciando indietro Quarta, momentaneamente incapace di reagire, Vittorio si tolse immediatamente la parte superiore dell’uniforme e la infilò a Michele il più velocemente possibile.

«La prego, ci dia una mano – disse Vittorio cercando di mostrare un urgenza naturale – A San Domino è scoppiata una rissa con i pederasti ed uno di loro è riuscito a sottrarre la pistola a questo agente e a ferirlo». Fu la prima spiegazione plausibile che gli venne in mente. «La prego, ci dia un’auto per accompagnarlo all’Ospedale di Foggia. Gli resta poco tempo» il militare, seppur dubbioso, acconsentì e li aiuto a trasportare Michele all’interno dell’auto.

«Attendete qui. Chiedo conferma via radio ai colleghi sull’isola e vi lascio andare» i due risposero con un lieve cenno d’assenso. Dopo alcuni, infiniti minuti, l’uomo lasciò cadere la radiolina, abbandonò la stazione e prese a camminare nervosamente verso di loro. Poi, un colpo di pistola. In men che non si dica, l’ufficiale fascista cominciò a sparare a raffica contro il Tenente e Vittorio. Il rumore metallico dei proiettili che si infrangevano sull’auto ruppe il silenzio della notte e accompagnò la fuga dell’auto con sopra i tre uomini. 

– – – – – – – – – – – – – – – – 

Lo sguardo di Vittorio fotografò il panorama circostante a trecentosessanta gradi. Dopo aver scrupolosamente cercato nei cassetti della sua memoria, si rese conto di non aver mai visto quel posto. Allo stesso tempo, l’erba rigogliosa e un modesto rustico poco lontani da dove si trovava gli riportarono alla mente il luogo nel quale era nato e cresciuto. Spinto dalla curiosità e dalla nostalgia, l’uomo si diresse lentamente verso il casolare. Più si avvicinava, più l’aria era carica dell’olezzo pungente di fieno e animali da stalla. Un odore forte, che pizzicava le narici ma che Vittorio respirò a pieni polmoni, sopraffatto dalla mancanza della sua famiglia. Era l’odore di casa sua. Giunto di fronte alla porta d’entrata della proprietà, un silenzio quasi totale si impadronì dell’ambiente circostante. Una lieve brezza si alzò dalla terra e, aguzzando l’udito, riuscì a captare il leggero vociare proveniente dal retro dell’abitazione. Ebbe giusto il tempo di riconoscere la voce della madre e di alcuni suoi fratelli, quando una forza delicata ma decisa lo fece ciondolare in avanti, svegliandolo. Con gli occhi appesantiti e infastiditi dalla luce del sole, Vittorio si sforzò di guardare fuori dal finestrino per capire dove si trovasse e la vista di una grande struttura, color avorio sbiadito, lo riportò totalmente alla realtà. Era l’Ospedale “Colonnello D’Avanzo” di Foggia.  

Pericolo scampato di un soffio per i tre protagonisti. Adesso?

  • Torniamo al Porto di Termoli (33%)
    33
  • Torniamo sull’isola e vediamo cosa succede (0%)
    0
  • Proseguiamo da qui (67%)
    67
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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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