Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

Pericolo scampato di un soffio per i tre protagonisti. Adesso? Proseguiamo da qui (67%)

Capelli color miele

Il giovane poliziotto scese dall’auto con cautela, le gambe intorpidite e pervase da un formicolio insistente. Una calma apparente, che stonava con l’urgenza della situazione. Non appena fuori dalla macchina, attese l’arrivo del Tenente e, insieme, tirarono Michele fuori dall’auto. Il suo corpo era pesante come piombo. Lo appoggiarono delicatamente a terra per permettersi entrambi una presa migliore, ma un improvviso suono di sirene e motori che si avvicinavano incarogniti distolse la loro attenzione. I due uomini voltarono lo sguardo da una parte all’altra della strada, alla ricerca della provenienza di quei suoni: arrivavano dappertutto.

«Devi portarlo da solo – disse Quarta con premura incalzante – ce la fai?». Il poliziotto si voltò, senza rispondere e allargò le gambe per acquisire una posizione il più stabile possibile.

«Facciamo in fretta». Non appena sentì il peso morto del corpo di Michele cadere sulla sua schiena lo afferrò meglio che poté e, senza voltarsi, cominciò a camminare, più veloce che poteva, in direzione della grande entrata dell’ospedale. Solo una volta davanti alla grande porta d’ingresso dell’ospedale girò lo sguardo, per un secondo, e con un sorriso ringraziò l’amico per quello che aveva fatto e che stava per fare. Vide il Tenente prendere la pistola, sparare alcuni colpi in aria come per attirare l’attenzione su di sé, entrare in auto e tentare di fuggire: una scena che sarebbe diventata l’ultimo ricordo vivo di quell’uomo, che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Poi, sparì all’interno della struttura, in sottofondo il suono ovattato delle urla dei poliziotti e un solo, sordo sparo. Mentre cercava qualcuno che prestasse soccorso a Michele, si ritrovò a pregare, rivolto ad un dio col quale non aveva mai avuto a che fare. E d’improvviso, la sua schiena si alleggerì, liberandolo da un peso enorme e la stanchezza lo avvolse, di colpo, facendolo svenire.

«Cos’è successo?» chiese Vittorio con voce impastata. Non sapeva dire per quanto tempo fosse rimasto svenuto e, ora, una terribile emicrania gli pervadeva la testa: la sensazione costante era quella di un enorme peso che lo schiacciava insistentemente verso il pavimento. Un’infermiera lo accompagnò alla sedia più vicina e, anche se la vista ancora appannata non gli permetteva di distinguerne perfettamente i lineamenti, il tocco e la voce delicati della donna gli ricordavano quelli di una signora anziana, materna e premurosa. «Come sta Michele?» chiese sommessamente, come se temesse la risposta.

«Non sappiamo ancora niente, signore» rispose l’infermiera con un impostato tono rassicurante. «Ha perso molto sangue e lo stanno operando per cercare di salvargli la vita, ma l’intervento durerà parecchie ore» poi si allontanò dall’uomo, continuando a guardarlo con un sorriso che trasmetteva speranza. «La informeremo non appena possibile».    

Mentre si dirigeva verso la stanza di Michele, si rese conto che aveva perso la cognizione del tempo. Non era in grado di dire quanto tempo fosse passato, se minuti, ore o, addirittura, giorni. Aprì la porta della stanza lentamente ed entrò con cautela, come se la sua presenza e un suono più forte del normale potesse svegliare Michele. Si avvicinò al letto con lo sguardo basso, incapace di guardare quel corpo inerme che, come un monito silenzioso ma severo, gli ricordava che avrebbe potuto fare molto di più. Prese una sedia e, sempre facendo estrema attenzione a non far rumore, la adagiò accanto al letto di Michele e si sedette. Solo allora decise di alzare lo sguardo e guardare il ragazzo negli occhi, nella speranza vana di vederli riaprirsi. Poi, guardò i capelli dell’uomo, neri e stropicciati in parte dal sudore, in parte dal sale trasportato dalla brezza marina. Erano in netto contrasto con i suoi, in ordine e decisamente più chiari: erano leggermente dorati e avevano il colore del miele.

Siamo praticamente tornati all'inizio della narrazione: con quale punto di vista proseguiamo?

  • Torniamo al punto di vista del protagonista, Michele (83%)
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  • Di Vittorio (0%)
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  • Del narratore (17%)
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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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