Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

Siamo praticamente tornati all'inizio della narrazione: con quale punto di vista proseguiamo? Torniamo al punto di vista del protagonista, Michele (83%)

Quanto sei bella, San Domino

Finalmente, pace.

Nelle mie condizioni attuali non saprei quantificare il tempo: è quasi un concetto astratto, che non mi appartiene più. Nonostante questo, provo comunque a lasciarmi guidare dall’istinto e mi rendo conto che ne deve essere passato molto, prima che io arrivassi a questa condizione di totale tranquillità. Tensione, silenzio, urla, spari, ancora urla, spari. In questo momento sono totalmente preso dai miei pensieri e, nel frattempo, non mi sono reso conto del fatto che una persona, un uomo, è entrato nella mia stanza. Me ne accorgo nel momento in cui la mia mano, immobile, entra in contatto con la sua. La sua stretta è un misto di frustrazione e rabbia, ma anche forza e voglia di vivere. E mentre osservo lui e il mio corpo inerme, dall’alto, non riesco a fare a meno di assorbire esclusivamente le sensazioni positive e sorridere. A quel punto, mi guardo intorno e noto la presenza di altre entità simili a me e mi accorgo una differenza sostanziale: al contrario di me, i loro volti sono tutti uguali, incapaci di modellare una qualsiasi espressione. Questo, mi fa capire che non è ancora arrivato il mio momento.

Mi avvicino con cautela al mio letto, come se il giovane uomo potesse sentirmi e, curioso, cerco di capire cosa mi sta dicendo. La sua voce è sommessa, dal suo tono traspare senso di colpa nei miei confronti e la cosa mi mette tristezza, ma non è questo a colpirmi. Tra le infinite emozioni che provo in quell’istante, a riprova del fatto che sono ancora vivo, ce n’è una che mi arriva forte e chiara, tanto da far tremare i miei lineamenti privi di consistenza: l’amore. Più lo guardo, più glielo sento addosso e più lo ascolto, più mi arriva dritto e mi travolge, come un mancino in pieno volto. E proprio in quell’istante, accade qualcosa.

Tre mesi fa, Isola di San Domino

Quanto sei bella, San Domino?? Mi chiedo continuamente da quando ti ho incontrata. Il mio innamoramento nei tuoi confronti non è certo stato un colpo di fulmine, tutt’altro. All’inizio quasi ti odiavo, perché simbolo di una punizione che non meritavo e non merito. Ma poi conoscerti a fondo, veramente, è stato fantastico. Ho imparato a guardarti con occhi diversi, a riconoscere ogni piccola insenatura del tuo corpo, ogni leggera onda all’apparenza nascosta, impercettibile, ma reale. E sai qual è una delle cose che più amo di te? Il fatto che non mi giudichi, non l’hai mai fatto. Anche quando io lo facevo con te senza nemmeno averti dato la possibilità di conoscerti. Ma tu hai avuto pazienza, hai aspettato senza pretendere niente d a me e, ora, da strega cattiva ti sei trasformata in principessa. Anzi: in regina!

Ti va di essere la mia regina?

A volte, quando sono giù di morale, l’unica cosa che mi dona sollievo è il poterti guardare, senza limite di tempo. Mi siedo in riva al mare, ti osservo per un po’ e il sorriso ritorna naturalmente. E tu non mi chiedi mai nulla in cambio! Perciò, non posso che ringraziarti, perché l’enorme vuoto di affetto che provo dal giorno in cui sono stato costretto a lasciare la mia vita, i miei affetti, è sopportabile solo grazie a te.

Non so se qualcuno leggerà mai questa lettera, ma voglio comunque concluderla con una battuta forse amara ma che, allo stesso tempo, è un omaggio a te. A te che mi hai ospitato senza pretese e mi hai reso felice, nonostante tutto. Anche se sono un “pederasta”, sei la donna più bella che abbia mai incontrato! 

Con affetto, tuo Michele.

«Ha mosso la mano! Dottore!» la mia parte evanescente si sta lentamente dissolvendo, ma faccio ancora in tempo a vedere il ragazzo dai capelli color miele balzare in piedi e uscire dalla mia stanza. Poi, alcuni istanti di profondo silenzio, prima di risentire la sua voce. «Mi ha stretto la mano, dottore! Si sta svegliando?» vedo il suo interlocutore guardarlo in modo apparentemente neutro, ma riesco comunque a cogliere un velo di speranza nel suo sguardo. Sono due le cose che ricordo, prima di scomparire del tutto e fare ritorno nella mia parte umana: da una parte, una folta chioma grigia e il lungo camice bianco; dall’altra, il viso del mio angelo custode, rigato da lacrime di felicità.

Michele, finalmente, si è svegliato. Cosa farà il suo angelo custode?

  • Terza possibilità? La lascio a voi 😀 (0%)
    0
  • Michele è ancora debole ed è meglio non affaticarlo, quindi nel frattempo corre ad avvisare la madre (67%)
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  • Attende in ospedale, impaziente di potergli parlare (33%)
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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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