Cuore al buio

Dove eravamo rimasti?

Michele, finalmente, si è svegliato. Cosa farà il suo angelo custode? Michele è ancora debole ed è meglio non affaticarlo, quindi nel frattempo corre ad avvisare la madre (67%)

Li, dove tutto è cominciato

Scusate l’interruzione, ma mi permetto di uscire – e farvi uscire – dalla narrazione, per tornare al presente, quantomeno al mio. Del mio passato infatti, e in realtà, non c’è più molto da dire. Dopo essere riuscito a sopravvivere ad una situazione alquanto complicata, nell’agosto del 1939, e aver avuto il privilegio di vedere la morte in faccia, la Seconda Guerra Mondiale mi ha regalato lo spiacevole onore di continuare a vederla nei volti dei miei conterranei: durante quei sei, lunghi anni, ho visto padri, madri e figli volare via in un soffio di vento e non scorderò mai i tuoni sordi delle bombe, quelli dei proiettili e le urla laceranti di chi, impotente, si è visto portar via le persone che amava. Fortunatamente, quello che per molti è stato un destino crudele e senza remore, con me si è comportato decisamente meglio. Dopo essermi risvegliato, in un letto d’ospedale, sono due i volti che hanno incrociato la mia vista ancora stanca e offuscata, i più belli che mi sarebbero mai potuti capitare: quello di mia madre, provato ma felice, e quello di Vittorio, con negli occhi la luce dell’amore.   

Il 1939 è stato uno degli anni più duri della mia vita ma ora, credetemi sulla parola, a quasi quarant’anni di distanza posso tranquillamente affermare che non cambierei nulla di ciò che è stato. Perché se è vero che un momento di gioia è spesso accompagnato da uno altrettanto spiacevole, la mia vita è la prova inconfutabile che è vero anche il contrario. Gli anni successivi sono stati, senza ombra di dubbio, i migliori della mia vita.                                                                      

La mia rinascita è cominciata nel giugno del 1945, quando io e Vittorio abbiamo deciso che le nostre vite sarebbero dovute rimanere unite per sempre; anche perché, i nostri cuori, lo erano già da tempo. E quale posto migliore, se non l’isola di San Domino: lì dove il nostro amore è cominciato, ha vissuto e vivrà per sempre, percepibile in ogni insenatura, angolo di strada, granello di sabbia, goccia di mare.

Ora siamo nel luglio del 1977 e, alla soglia dei 70 anni, ho capito che la mia vita è ormai giunta quasi al capolinea e, ve lo posso assicurare, il mio non è rimpianto, ma serenità. Anche se la mia omosessualità si è sempre rivelata un ostacolo per quell’istituzione chiamata Chiesa che afferma di rappresentare Dio e Gesù Cristo, dentro di me sono sempre stato un buon cristiano e, per questo, lascerò che la mia vita concluda il suo ciclo in maniera naturale. Nonostante questo non posso negare che, da un anno a questa parte, è sempre più viva in me la consapevolezza di non appartenere più a questo mondo. Sono sicuro che molti di voi capiranno: quando vivi gran parte della tua esistenza con la persona che ritieni essere la tua parte mancante è inevitabile, quando questa viene a mancare, sentirsi incompleti. È una di quelle cose che non si può spiegare a parole: ti ci ritrovi semplicemente dentro, quando meno te l’aspetti, e non puoi fare altro che accettarla. 

Ricordate la lettera dedicata a San Domino?

Sono tre giorni, ormai, che continuo a leggerla e rileggerla, fino alla nausea. La settimana scorsa, durante la mia solita passeggiata pomeridiana, mi ritrovai di fronte al grande palazzo di cemento nel quale, quasi quarant’anni fa, era cominciato tutto. Entrare è stato davvero facile, dato che la porta d’ingresso principale non esiste più, sfondata probabilmente da qualche giovane testa calda dell’isola ostile al passato italiano fascista. Vedere l’enorme stanza dove tutti noi pederasti eravamo costretti a stare mi provocò una morsa al cuore, di rabbia sicuramente, ma anche di nostalgia. E fu in un angolo nascosto del locale che vidi la lettera, un pezzo di carta stropicciato e ingiallito dallo scorrere del tempo. Per un attimo, la mia povera testa da vecchio ha persino concepito l’idea che fosse stato Vittorio a farmela trovare, come a volermi ricordare la bellezza dei momenti passati insieme sull’isola, la nostra regina del bene, capace di farci dimenticare il vero motivo per cui eravamo li e che ci ha accettati e ospitati come nessun’altro avrebbe saputo fare.

È già passato un anno da quando Vittorio se n’è andato, ma il dolore non si colma, anzi: più passa il tempo, più la mancanza e il fatto di non averlo più accanto a me si fa insopportabile. Ma lui è vivo dentro di me, lo sento vicino e sono sicuro che, non so come e sotto quale forma, anche adesso respiriamo la stessa aria. E c’è una cosa che mi sono promesso: farò di tutto per vivere sereno quest’ultima parte della mia vita e, quando sarò pronto, tornerò da lui per riprendere da dove ci siamo interrotti.

Siamo alla conclusione dell'avventura di Michele: che finale volete per lui?

  • Oppure...voi come concludereste? (25%)
    25
  • Decide di tornare in Puglia, nella casa di famiglia (75%)
    75
  • Rimane a San Domino fino alla sua morte (0%)
    0
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74 Commenti

  1. Ciao Mattia.

    Con colpevole ritardo leggo gli ultimi tre capitoli. Fatalità coincide con un salto narrativo di quarant’anni, è stata una lettura iperrealistica. Non ho avuto bisogno di rileggere. Un po’ mi è dispiaciuto il salto, però “il tempo presente” sono in realtà gli anni settanta, incredibile ma sembra sempre un passato remoto.

    Grazie per aver condiviso questa storia. Mi dispiace che poi non hai più scritto nulla sulla piattaforma. Comunque sia, alla prossima.

  2. Mentre voto, vedo un plebiscito per Michele a cui mi sono, inconsapevolmente, unito.

    Ciao Mattia.

    Mi dispiace per il Tenente, cavoli. Ma spero che si salvino anche Vittorio e Michele.

    Questa volta non ho altro da aggiungere, spero di non essere stato troppo superficiale, questa volta. Prendila come un “tutto bene!”

    Alla prossima.

    • Grazie Maria! Capisco il tuo dubbio, ma proverò a motivarti la scelta. Ho utilizzato il termine incarognito per il suo suono: molto semplicemente, mi dava proprio l’idea di qualcosa di malvagio e che si incattivisce 🙂 Grazie per il continuo seguito, a presto!!

  3. Ciao Mattia.

    Ho scelto “proseguiamo da qui” ma mi sono già pentito; probabilmente ha più senso cercare di capire come mai a Termoli sono stati bersagliati dalla pistola della guardia. Purtroppo non si può più cambiare idea.

    Segnalo:
    ologramma: non userei questa parola; il narratore è onniscente, ma dovrebbe essere contemporaneo ai fatti oppure appena successivo; di sicuro non può conoscere questa parola;
    un urgenza: manca l’apostrofo
    acconsentì e li aiuto: manca l’accento sulla o.

    Sei riuscito a inserire la tua capacità di descrivere un quadro in un capitolo dove l’azione è predominante. Quindi bravo!

    Buon anno e attendo il prossimo capitolo.

    • Buongiorno Achillu! A parte le sviste di battitura, curiosa la questione “ologramma”. Ti ringrazio perché stuzzichi sempre la mia curiosità e, infatti, mi sono documentato e ho scoperto che la parola è entrata nel lessico comune negli anni ’60. Detto ciò, devo però dissentire sulla questione del suo utilizzo: anche se all’apparenza anacronistico, infatti, non credo sia un errore raccontare una storia avvalendosi dell’evoluzione della lingua per sottolineare e descrivere meglio alcuni elementi. Detto ciò, ti ringrazio ancora una volta per i continui stimoli e ti auguro buon anno…in leggero ritardo 😛

  4. Ciao Mattia.
    Fa impressione il “muro di parole”: un unico capoverso introduttivo che prende più di metà dell’episodio; i muri di parole andrebbero evitati perché tendono a spaventare il lettore, bisognerebbe spezzare in più capoversi. È un consiglio che ho letto spesso e ti riporto. Non è sbagliato, però io (a gusto mio) avrei spezzato.
    Ho notato “il Tenente spuntò da infondo al corridoio”, diversi errori in una sola frase: “infondo” è voce del verbo “infondere”; probabilmente intendi “in fondo”, ma non si può scrivere “da in fondo”. Per esempio si può dire “il Tenente spuntò dal fondo del corridoio”.
    A parte queste inezie, che ci vuol più tempo a scriverle che a notarle, ci hai regalato un episodio di raccordo; l’unica azione è il poliziotto che va a prendere il tenente. Tutto il resto sono le tue descrizioni che ci portano sull’isola, di notte, a godere del paesaggio. Vediamo quale intoppo arriverà. Io ho votato “a Termoli”.
    A rileggerti.

    • Rieccoci. Grazie per il suggerimento sul “muro di parole”. Condivido in pieno e sfrutterò il consiglio già dal prossimo episodio. Per quanto riguarda l’errore “in fondo/infondo”, ovviamente si è trattato di una svista 😛 Grazie comunque, ancora una volta, per avermi letto. Al prossimo episodio!

  5. Ciao Mattia.
    Con un aiuto di sicuro; ho scelto interno all’isola. Complimenti per la scelta dell’argomento, penso che sia poco conosciuto e sono convinto che hai fatto bene a sceglierlo. Ogni tanto ti scappa qualche refuso, non sono stato lì a segnarmeli tutti. Concordo con chi dice che riesci a dare delle belle descrizioni.
    Ti seguo. A rileggerti.

  6. Ciao Mattia! 🙂
    Abbiamo scoperto qualcosa in più su questo poliziotto. Dalla tua descrizione emerge un ragazzo bravo, affaticato dal peso di “quell’armatura” che porta, ma anche spaventato. Nonostante la paura, alla fine decide di fare la cosa giusta e di tornare da Michele. Per salvarlo gli servirà un aiuto, magari un medico/infermiere presente sull’isola.
    Entrambi i personaggi sono in trappola: uno sull’isola, l’altro nella divisa che porta. Chissà se insieme riusciranno a riscoprire un po’ di libertà?
    Stai costruendo molto bene la storia, bravo! A presto! ^__^

  7. Un ferito, che si voleva morto, ha bisogno di cure e di un medico o di qualcuno in grado di estrarre la pallottola, senza dare troppo nell’occhio.
    Ho la sensazione che questo capitolo non aggiunge molto alla storia, o meglio, non la fa andare un granché avanti, mi è piaciuto meno degli altri.
    Al prossimo
    Ciaooo

    • Mi spiace, Maria, che ti sia piaciuto meno degli altri, ma ci può stare 🙂 Anche se, a tuo parere, questo capitolo non aggiunge niente alla storia, credo sia comunque importante per il seguito: diciamo che è un capitolo di transizione, che prepara il terreno per il seguito della narrazione! Vedremo se riuscirò a riconquistare subito la tua attenzione. Al prossimo episodio!

  8. Ciao Mattia
    È la prima volta che ti leggo e devo dire che, fin qui, il tuo racconto mi piace.
    I quesiti sul “normale” e “sul “diverso” sono molto attuali in un mondo di gente sempre più clonata, anche se esistono da sempre. I pregiudizi aiutano la gente a difendersi dall’ignoto e dalle proprie paure.
    Voto poliziotto ( dai capelli color miele?).
    Al prossimo 🙂

  9. Ciao! 🙂
    Bene, cominciamo a scoprire qualcosa sul passato di Michele.
    Hai mostrato perfettamente le scene, soprattutto il pezzo con la mamma. Devo confessarti che mi si è stretto il cuore quando si sono guardati negli occhi.
    Anche i luoghi e i paesaggi sono descritti perfettamente. Avevo quasi l’impressione di trovarmi lì, sull’Isola, ad ammirare l’Adriatico. Si percepisce un senso di libertà e di prigionia nello stesso tempo. Bravissimo!
    Per il prossimo episodio voto “incontro”.
    A presto! ^_^

  10. Ciao Mattia 🙂
    Sono contenta di leggerti di nuovo. Il tema che proponi m’interessa molto.
    Ho cercato informazioni sull’isola di San Domino e ho letto cosa quel luogo ha rappresentato negli ultimi anni del regime fascista, perciò sono ancora più curiosa di scoprire come strutturerai il tuo racconto.
    Anche la storia che voglio pubblicare parla dell’amore tra ragazzi (si svilupperà in un altro contesto e rientrerà in un altro genere) e sono d’accordo con questo pensiero:
    “Perché la normalità, per me, non esiste. È solo una delle tante etichette create dall’uomo per nascondersi da ciò che è realmente e per condannare ingiustamente chi, invece, trova il coraggio di non farlo.”
    Voto il passato.
    Alla prossima!

    • Ben ritrovata TiaShe! Sono altrettanto contento di riaverti tra i miei lettori e mi fa anche piacere che ti sia venuta la voglia di informarti sull’Isola di San Domino, speravo qualcuno lo facesse 😀 Lieto anche che tu condivida il pensiero sulla normalità e, a questo punto, sono molto curioso di leggere la tua, di storia. Al prossimo episodio!!

  11. Passato. Vediamo di conoscere un po’ meglio il protagonista. L’incipit è davvero interessante e ben scritto, promette di evolversi in un bel racconto. Complimenti anche per il genere, ci sono pochi racconti storici e penso sia estremamente difficile mantenere la precisione storica senza tuttavia annoiare i lettori. Hai inserito anche molte frasi d’effetto…buon proseguimento, bravo!

    • Be, Mick, direi che con te si tratta ufficialmente di una vittoria schiacciante e, quindi, vada per il passato. Contento del fatto che tu abbia apprezzato incipit e genere, cercherò di mantenere alto il tuo interesse fino alla fine. Al prossimo episodio e grazie per la presenza 😀

  12. Passato…
    Cimentarsi nel genere “storico” non è un’impresa facile, la tua storia inoltre è ambientata in un periodo particolarmente difficile da affrontare da un punto di vista letterario, scrivere qualcosa che non sia stato già detto o farlo puntando su uno stile particolare. Incipit e titolo sono molto accattivanti e lasciano presagire un riscontro interessante, pertanto seguo.
    A presto.

  13. Ciao…e buon inizio! Per ora molto interessante e scritto bene. E’ un racconto storico, quindi via col passato! Bravo! Mi è piaciuta tantissimo la frase sui mondi “il numero dei mondi è pari a quello delle persone che lo popolano, per il semplice fatto che ognuno lo vede a modo suo”…verissimo! 🙂

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