Ewan

Nigeria

Ewan sta per perdere i sensi, e la vita le passa davanti agli occhi. Soprattutto rivede gli ultimi mesi, da quando suo fratello Osagie le aveva presentato quello straniero: «È un brav’uomo, ti porterà via da tutta questa povertà».

Le aveva portato in regalo un paio di scarpe mai viste; erano bellissime! Chiese a suo fratello, che faceva da interprete: «Posso indossarle subito?»

Le dissero di sì. Ringraziò tantissimo lo straniero e imparò subito il suo nome: Alberto. Quel giorno mangiarono riso con carne e pesce; tanta carne e tanto pesce, che ne portarono a casa in abbondanza.

Alberto e Osagie parlarono con i suoi genitori, discorsi per uomini a cui Ewan non poteva partecipare. Ma lei immaginava bene di cosa si trattasse; infatti non avrebbe potuto lasciare il villaggio senza il loro benestare. Stavano trattando le condizioni per la sua partenza e, con tutto quel ben di Dio che avevano portato a casa, il consenso arrivò senza problemi.

Fecero una grande festa in onore di quello straniero; invitarono i parenti più stretti per condividere il cibo e ballarono fino al tramonto. Lei preparò la valigia con le sue poche cose, e in mezzo ci nascose qualche decina di migliaia di Naira, che erano tutti i suoi risparmi.

Alla mattina Ewan salutò i genitori, triste ed eccitata nello stesso momento, e partì per Abuja con Osagie e Alberto. Fu un viaggio di alcune ore su strade sconnesse, ma per fortuna lo straniero aveva un fuoristrada. Durante il tragitto Alberto le descrisse l’Italia e lei provò a immaginarla: con le colline, ma senza la foresta, le strade illuminate, l’inverno freddo, ma freddo davvero, campi coltivati dappertutto e alberi da frutto, città piccole, tanti villaggi molto vicini.

Arrivarono alla capitale. Abuja le sembrò grande e caotica, più grande e più caotica di come appariva nei film che aveva visto a casa degli amici che avevano il televisore. Si sistemarono in un grande appartamento, dove c’erano altri giovani come loro.

Alberto era molto gentile; comprava sempre tante cose da mangiare ed Ewan si gustava la gallina, il pescegatto, la mucca… tutte prelibatezze di cui spesso conosceva solo gli ossi, la testa o le zampe. La portò al mercato, dove trovarono un abito bellissimo; e tante mutande, e i reggiseni! E un altro paio di scarpe. Nel frattempo il fratello aveva già preparato i documenti per il passaporto e per il visto.

Osagie le disse: «Alberto ti vuole sposare, una volta arrivata in Italia». Ewan arrossì, non le sembrava vero di poter sposare un uomo così gentile e ricco. Il fratello continuò: «Mi ha già dato centomila Naira da spedire ai nostri genitori». Non ci poteva credere, era felicissima! Accettò di dormire con Alberto e facevano l’amore ogni notte con tantissima passione!

Poi arrivò la notizia che la rattristò: il passaporto era pronto, ma l’ambasciata italiana non aveva concesso il visto.

«Non ti preoccupare,» le disse Osagie; «ti facciamo arrivare in Italia lo stesso, con la nave».

«Ma io ho paura del mare, non so nuotare!»

«Non ti preoccupare, Ewan; andrà tutto bene!»

«Ma tu vieni con me?»

«Non posso; io devo restare ad Abuja».

«Per favore…» quasi si metteva a piangere; si abbracciarono.

Alla mattina successiva c’erano alcune corriere pronte a partire per la Libia; si riempirono di uomini, donne e bambini, bagagli e cibo. C’era gente Igbo e Yoruba, ma la maggior parte era gente Edo come lei. Ewan aveva paura perché non conosceva nessuno, ma non voleva mostrarsi debole con Alberto. Lo abbracciò e lui la salutò nel suo dialetto; forse erano le uniche parole che conosceva di lingua edo, ma le bastarono per farsi forza.

Durante il viaggio nel deserto Ewan conoscerà una persona in particolare. Di chi si tratta?

  • Un uomo. (14%)
    14
  • Una donna un po' più vecchia di lei. (7%)
    7
  • Una giovane donna come lei. (79%)
    79
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

152 Commenti

  • Ciao Achillu, beato te che sei giunto in porto e con molto onore! Bello anche che tu abbia voglia di ricominciare subito. Il mio voto per il tuo sondaggio è: Polesine. Questo perchè immagino che tu possa essere legato a questi luoghi, che fra tutti i luoghi italiani, hai citato. Però anche l’Universo… fantascienza? Polesine, fantascienza, sarebbe ottimo. A presto.

  • Contentissimo del finale 🙂 non frequento più the incipit da anni ormai ma sono tornato con piacere a leggere gli ultimi capitoli di questa storia. Considerando la struttura di questo sito che spinge a tanti capitoli brevi devo dire che hai fatto un ottimo lavoro riuscendo al contrario a creare una storia “corposa” e ben sviluppata.
    I miei complimenti 🙂

    • Ciao MarcoG.

      Beh, non è tantissimo: solo un anno e mezzo. Praticamente non frequenti più la piattaforma da quando l’ho lasciata anch’io. Direi che è il momento di tornare, che dici? 😉

      Grazie mille per essere tornato per terminare di leggere il mio racconto, mi hai fatto un bellissimo regalo. Sono sinceramente commosso.

      In stile THe iNCIPIT, provo a fare un sondaggio. Il mio prossimo racconto dove vorresti che fosse ambientato:
      In Polesine/Veneto
      Nel resto d’Italia/d’Europa
      Nel resto del mondo/dell’Universo

      Spero che tu voglia partecipare. Alla prossima, spero 🙂

  • Ciao, Ewan.
    Un finale positivo, di certo. Forse pure troppo, per i miei gusti.
    Adesso che hai terminato, l’impressione è che la storia abbia patito un po’ le pause e sia risultata poco organica, con variazioni marcate di stile dalla parte iniziale a quella finale. Io comunque preferisco l’impostazione che hai dato all’ultima parte, i primi capitoli, te l’avevo scritto, mi parevano troppo asettici. È una mia limitazione sulla quale dovrò indagare quella di non sopportare i cliché sui carabinieri. A parte che un discorso simile, di auto-scherno, penso che sia decisamente improbabile nella bocca di un maresciallo. No, quella parte non mi è piaciuta, mi pare alla stregua di una barzelletta triviale.
    Anche l’happy end non è troppo nelle mie corde, in parte perché si catapulta da un capitolo all’altro senza che possiamo apprezzare alcuna evoluzione da un lavoro precario e umile fino a un lavoro di prestigio, il culmine di un percorso di integrazione di cui non sappiamo nulla! A quel punto, dato il poco spazio, avrei considerato di far solo intuire o immaginare un radioso futuro.
    In ogni caso, complimenti e auguri per la fatica terminata.
    Ciao, a presto.

    • Ciao Louise.

      Grazie mille. Alcune cose mi sono rimaste “inevase” negli episodi precedenti perché il racconto ha preso una piega inaspettata rispetto alla versione precedente. Anche in questo finale, 100% originale scritto apposta per THe iNCIPIT, avevo in mente altre cose ma ho preferito tagliare per stare nei 5000 caratteri senza appesantire l’epilogo.

      Sono tornato sulla piattaforma per rimanerci, grazie per il pensiero. Anzi, in stile THe iNCIPIT, provo a fare un sondaggio. Il mio prossimo racconto dove vorresti che fosse ambientato:
      In Polesine/Veneto
      Nel resto d’Italia/d’Europa
      Nel resto del mondo/dell’Universo

      Spero che tu voglia partecipare. Alla prossima.

  • Un bel finale, Achillu,
    Ewan ha trovato la serenità e una vita appagante. Mi è piaciuto, forse alleggerirei certi passaggi un po’ pomposi. Ad esempio, invece di “non può evitare che gli occhi le brillino”, semplificherei in “gli occhi le luccicano (o si inumidiscono, o tremano, o quel che vuoi) al pensiero”. E anche “In quelle poche parole nasconde la consapevolezza della legge italiana, che obbligherà” lo alleggerirei tipo “Ewan sa già che l’iter obbligherà, o che la ragazza sarà obbligata a subire…”
    Ben arrivato in porto! 🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi