Il mistero dell’anfora di giada

Attraverso la giungla insidiosa

Il professor Kyle Zingaretti non aveva molto tempo per le questioni accademiche. Non effettuava ricerche in archivio, non amava sfogliare vecchi volumi polverosi, non si degnava di citare fonti bibliografiche.

In questo momento stava seguendo una pista sepolta dalla vegetazione nella giungla del Borneo, fendendo i rami e le liane a colpi di machete.

Faceva un caldo d’inferno, era fradicio di sudore e le zanzare gli ronzavano attorno enormi e fameliche.

A un tratto la pista si allargò e Kyle emerse in un piccolo spazio attorno a un tronco caduto sulla riva di un ruscello. Si fermò, levando la mano.

Alle sue spalle una decina di persone si arrestarono sospirando, posando i pesanti zaini per riposarsi le spalle indolenzite.

Kyle estrasse di tasca la bussola, detergendosi il sudore dalla fronte madida.

All’improvviso udì dietro di sé uno schiocco sibilante. Il rumore lo fece trasalire, si voltò per vedere, gli occhi due lame taglienti.

I suoi compagni di esplorazione stavano stirandosi la schiena, asciugandosi i visi sudati, bevendo dalle borracce, approfittando del corso d’acqua per inumidirsi le tempie.

In mezzo al gruppo c’era un uomo grassoccio sulla quarantina. Trangugiava avidamente birra dalla lattina che aveva appena aperto.

«Monroe, pezzo di idiota!» sibilò il professore, rigirandosi il machete nella mano «Siamo nel territorio dei selvaggi Dayaki, a tre giorni dal villaggio più vicino, in una foresta infestata da animali feroci e l’ultima cosa di cui ho bisogno è un banchiere mezzo ubriaco!»

Larry Monroe finì di sorseggiare la sua birra, poi fissò il professore con occhi pieni di arroganza: «della mia incolumità si occupano i miei uomini, professor Zingaretti» si passò il dorso della mano sulle labbra sottili «lei faccia il suo lavoro e lasci queste cose ai professionisti» concluse con un sorrisetto sprezzante, ammiccando ai tre tipacci dal viso truce che lo accompagnavano.

Zingaretti gli scoccò un’occhiata carica di veleno. Quel presuntuoso figlio di papà! Non fosse che Monroe era il finanziatore della spedizione lo avrebbe scaricato senza tante cerimonie, appena sceso dall’aereo a Kuching.

«Non è della sua incolumità che mi preoccupo!» ringhiò accennando agli altri membri della spedizione.

A pochi passi da Monroe e dai suoi gorilla, le due guide malesi che Kyle aveva assoldato a Tangit dialogavano sommessamente nell’idioma natio.

Accanto a loro la sua giovane assistente, Cassandra Simmons, consultava la mappa della zona insieme a Ronnie Blake, il pilota personale del professore.

Sentendosi osservata, Cassandra alzò lo sguardo per incontrare quello di Kyle. Sul suo viso delicato era dipinta un’espressione seria e risoluta, che rendeva la sua bellezza ancor più sconvolgente. Quando vide l’espressione corrucciata del professore però si sciolse in un dolcissimo sorriso incoraggiante.

Ronnie, al suo fianco, levò ottimisticamente il pollice in alto. Aveva spalle larghe e muscolose e superava Cassandra di tutta la testa. Lui e Kyle ne avevano passate tante insieme, non sarebbe stato certo quel pidocchio di Monroe a mandare tutto a rotoli.

Kyle serrò le mascelle. Intorno la giungla incombeva su di loro carica di pericoli. Da qualche parte là in mezzo, giacevano le rovine dell’antico tempio Dayaki. Se le sue teorie erano corrette, il tempio era l’ultima dimora del leggendario tesoro di Tenabi, il mitico fondatore della stirpe Dayak.

Gli occhi del professore dardeggiarono ancora una volta sui membri della spedizione. La sua mano si serrò decisa intorno all’impugnatura del machete: «in marcia!»

Il gruppo riprese ad attraversare la giungla impenetrabile.

* * *

Poche ore dopo si fermarono di nuovo: in mezzo alla pista si ergeva un mucchio di pietre squadrate segnate dal tempo. Misteriose incisioni erano appena discernibili sulla loro superficie.

«Deve trattarsi di un antico altare votivo» osservò il professore «direi sesto secolo.»

Cassandra prese nota su un taccuino, estrasse una macchina fotografica e fece qualche scatto del ritrovamento.

Una delle guide malesi si fece avanti sbraitando allarmata: «ia berbahaya untuk pergi!»

Gli uomini di Monroe misero istintivamente mano ai fucili che portavano a tracolla.

«Ia berbahaya» ripetè la guida indicando le pietre e facendo segni di scongiuro «sangat berbahaya!»

Ronnie si fece vicino a Kyle: «cosa dice?»

Il professore lo guardò di sbieco: «dice che è pericoloso andare oltre.» I due si scambiarono un’occhiata significativa.

Kyle si mise a discutere con il malese, cercando di convincerlo a proseguire: «Saya memberikan anda gaji berganda» promise.

La guida tentennò il capo, balbettando: «terlalu berbahaya!» Poi tornò docilmente al suo posto.

Ristabilito l’ordine, il gruppo si rimise in cammino.

Ronnie raggiunse il professore e gli domandò di sfuggita: «come lo hai convinto?»

Kyle abbattè una liana con un colpo di machete «gli ho raddoppiato lo stipendio»

Ronnie ridacchiò divertito.

Il professore avanzò senza esitazione mentre la giungla tenebrosa lo inghiottiva.

«Tanto paga Monroe!» mormorò con un ghigno.

Quale pericolo attende il professore nel cuore della giungla?

  • Antiche rovine avvolte da una terribile maledizione... (60%)
    60
  • Un incontro a tu per tu con i selvaggi Dayaki! (40%)
    40
  • Il covo di una banda di spietati bracconieri. (0%)
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45 Commenti

  1. Ero indeciso tra farli sacrificare e mandarli nel tempio. Però insomma, perché farli entrare nel tempio? Forse perché quello che c’è dentro per loro equivale a un sacrificio probabilmente.
    Scusa penso a voce alta. 😀
    L’ululato belluino mi fa troppo pensare al mastino dei baskerville, non so perché.
    Io avrei evitato il commento fuori campo sull’idiozia di Monroe. Avrebbe potuto esternarlo direttamente Kyle.

    A presto

  2. Li manderanno dentro le rovine, insomma, dentro la porta che si apre, no?
    Loro non saranno armati, ma i dayaki mi sa di sì!
    Capitolo curato, scorrevole, denso. Quel ‘macabramente’ lmi ha spaventato 🙂
    Ho notato ‘selvaggi dayaki’ seguito a poca distanza da ‘quei corpi selvaggi’, è a mio parere una ripetizione evitabile. Anche Zingaretti, che impiega tre risposte per ribadire a Monroe lo stesso concetto, forse si poteva sfoltire un po’. Solo una mia opinione, ovviamente.

    Ciao ciao

  3. Il primo non mi sembra adatto, il terzo mette troppo presto la parola fine, oltre ad essere scontato, quindi voto per la cosa che lascerà tutti a bocca aperta: li manderanno dentro le rovine!

    Capitolo splendido e ben scritto, come tuo solito: mi sono immaginato bene questi selvaggi 🙂

    Ciao 🙂

  4. Umh….direi Monroe!
    Il tuo è proprio un racconto avventuroso. Calibri bene i possibili sviluppi della storia grazie alle differenti emozioni dei personaggi…. Hanno ragione quelli che si preoccupano? O quelli che stanno tranquilli ad ascoltare la leggenda? Io mi schiero dalla parte di chi ha paura, Stanne certo 🙂 🙂 🙂
    Questa storia ha il sapore di certi romanzi avventurosi per ragazzi, quelli che attirano anche gli adulti perché ti fanno ricordare la bellezza di poter immaginare d’essere i protagonisti di un viaggio pieno di pericoli e peripezie 😉
    Alla prossima!

  5. Monroe, chi altri?
    Molto mistero e vivida immaginazione. Bello come riesci a fondere due punti di vista opposti: il disagio opprimente di Cassandra che quasi non riesce a guardare il bassorilievo e la quasi indifferenza degli altri. Sarà che Cassandra ‘vede’ qualcosa che agli altri non è ancora chiaro?
    La storia si fa interessante.

    Ciao ciao

  6. Antiche rovine avvolte da una terribile maledizione…

    L’Incipit è di totale mio gradimento: avventura stile Indiana Jones, personaggi caratterizzati con poche battute, preludio ad un’avvenura che si prospetta interessante.

    Ti do il benvenuto e ti seguo ^_^

    Ciao 🙂

  7. Incontro con i selvaggi.
    Ciao Marco,
    Trovo la tua scrittura accurata e scorrevole. La storia sembra ambiziosa, introduci molti personaggi tutti insieme e fornisci molte informazioni. Se devo essere sincera a mio parere forse potevi fornircene un po’ meno: concentrandole così rischiano di essere troppo ‘raccontate’, piuttosto che emergere grazie al dipanarsi della storia. Forse ti preoccupi che cinquantamila caratteri siano troppo pochi per scrivere tutto ciò che vorresti? Hai ragione, sono pochissimi! Però questo aiuta molto a fare scelte incisive. E a volte dolorose.
    Ciao ciao

  8. Ciao e benvenuto su The Incipit! ^_^
    Anche se siamo solo al primo capitolo, la tua storia mi ha già incuriosita molto. In poche righe sei riuscito a caratterizzare perfettamente i personaggi e il testo risulta scorrevole e mai pesante.
    Tutto questo per dirti che seguo volentieri la tua storia e rimango in attesa dei prossimi capitoli!
    Per quanto riguarda le opzioni, devo dire che sono tutte molto intriganti. Alla fine ho scelto le rovine avvolte da una terribile maledizione! 😉
    A presto!

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