La Bellezza delle persone in una stazione la mattina

Mattina , un caffè, una brioche e un portatile

«Un caffè e una brioche giusto?»

«Sì grazie mille» risposi con un sorriso

Oramai erano quasi due mese che ogni giorno mi svegliavo la mattina all’alba e venivo con il mio portatile in stazione, mi sedevo nello stesso bar e nello stesso identico posto. Praticamente era anche quasi sempre la stessa cameriera con i capelli biondi e gli occhiali simili ad i miei che gentilmente mi serviva. Anche se oramai conosceva la mia ordinazione a memoria e lo chiedeva solo perché “doveva”. 

Dopo l’arrivo della mi ordinazione , tirai fuori il mio portatile. Era tempo di iniziare il mio “lavoro”. 

Aprii il file “Persona” e cominciai a scrivere. 

Cosa conteneva questo “misterioso” documento di testo? 

Un’analisi comportamentale delle persone che ritenevo più interessanti nel corso della mattinata prima di andare a lezione. Ultimamente questa attività aveva un tremendo potere calmante su di me. Mi divertiva, dall’alto del mio posto rialzato in quel bar osservare gli altri e cercare di indovinare le loro vite. Ci ho mai azzeccato? Non l’ho mai saputo. In fondo fungevo solo da osservatore.

Perché tutto questo? Per un motivo tremendamente banale e frivolo: avevo letto un racconto di un’autore che su un sito si ostinava a voler catalogare le persone secondo gli occhi e l’anima che ci scorgeva dietro. Una divisione banale: bianco o nero. Tanto questa categorizzazione era tremendamente efficace per lui, tanto era fin troppo stretta per me.

Ci doveva essere qualcosa in più, fosse anche stupido orgoglio umano.

Così anche per quella fredda mattina iniziai ad osservare gli altri. 

All’inizio non esisteva la pretesa di scrivere subito su quella vuota bianca pagina, bastava solo cercare gli “uccelli” più belli ed interessanti. 

Quel giorno notati che la bionda cameriera serviva i tavoli in maniera meno fluida del solito. Aveva più trucco del solito e dietro ad esso ella sembrava molto pallida, qualcosa doveva essere successo. Interessante.

A qualche tavolo di distanza dal mio sedeva una giovane donna in carriera. Dal taccuino e dal computer posto sul tavolo supposi che fosse una giornalista, magari famosa nel suo settore, interessante.

Vicino ad un binario, in fondo, quasi al limite del mio sguardo indagatore, vidi una coppia di ragazzi. Per quanto non potessi vedere così bene attraverso gli occhiali sembravano proprio dei liceali. La loro giovane felicità era molto interessante.

A qualche binario di distanza, come se fosse uno scherzo del destino, invece c’era una coppia che stava litigando. Da come gesticolava la ragazza, il fidanzato doveva aver fatto qualcosa di terribilmente grave. Ad essere interessante ero lo sguardo di “no ti stai assolutamente sbagliando” che aveva il ragazzo.

Quando sentì un telefono di fianco a me drizzai subito le orecchie. Le chiamate a quell’ora erano sempre molto interessanti. «Quindi sabato pomeriggio da te?» Una voce maschile che diceva una cosa del genere poteva dire una sola cosa, ma l’atonia con cui era stata detta era terribilmente interessante.

C’è un detto che dice che le persone più tristi sono quelle che sembrano più felici. Guarda caso era proprio lo spettacolo che si stava parando davanti ai miei occhi qualche metro più in basso. Eccolo lì quel ragazzo che rideva con uno sguardo che sembrava solo dire : “uccidetemi”. Tremendamente interessante.

O il caso contrario, una ragazza poco distante da quell’attore con una valigia affianco ed un enorme zaino sulle spalle. Chiaramente, anche uno stupido se ne sarebbe accorto, stava per partire per il suo primo viaggio da sola. Cosa c’era dietro a quella scelta? Tremendamente interessante.

Raramente mi soffermavo sulle famiglie. La famiglia è per me ancora un concetto troppo astratto per essere osservato, ma la giovane età di quella coppia mi stava incuriosendo. Interessante il fatto che non mi capitasse da tanto tempo. 

Un evento ancora più raro era il fatto che il telefono mi squillasse e l’artefice di questo evento aveva tutta la mia attenzione, visto che era una persona che non sentivo da moltissimo tempo.

Al tavolo affianco al mio si era seduto un ragazzo. Aveva uno sguardo per metà spento e per metà acceso.  Il fatto che rientrasse nel tipo grigio dell’autore del racconto che mi aveva fatto diventare a mia volta un osservatore, non faceva altroché farlo rientrare più velocemente nella mia top ten di quel giorno lì.

In pochi minuti scrissi le mie idee su quelle persone. Oramai non mi serviva neanche tanto. Ormai riuscivo a cogliere praticamente tutto da un’occhiata e almeno la fase di selezione era breve. In fondo il problema veniva dopo. Per una persona come me scrutare all’interno delle persone era costantemente una sfida. Ci voleva tempo e prima di iniziare avevo bisogno di altre energie. Così come mio solito chiamai la cameriera e feci la mia solita seconda ordinazione. Dopo la consumazione ero pronto. 

A proposito, non mi sono ancora presentato, perso come sono nelle mie faccende mattiniere. Il mio  nome è Elia e non sono decisamente una persona interessante…

di che persona interessante volete sentire?

  • il ragazzo con lo sguardo particolare (50%)
    50
  • Il ragazzo con un problema (50%)
    50
  • La giovane cameriera (0%)
    0
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1 Commento

  • Ciao Francesco
    Ho letto i tuoi due capitoli.
    L’idea dell’incipit mi sembra buona, osservare gli altri oltre a farci conoscere il diverso da noi, spesso porta ad una riflessione importante su se stesso. Diciamo che gli altri ci fanno da specchio, in senso positivo s’intende. Meglio ancora se nel descriverli usi “Show, don’t tell”.
    Tuttavia, se permetti un suggerimento, alcuni aspetti andrebbero più curati: refusi vari, termini che si ripetono appesantendo il testo, rendendolo poco scorrevole (ad es. interessante, persona/persone/oramai).
    Ciaooooo .-)
    PS voto la ragazza

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