LA LINEA GRIGIA

Dove eravamo rimasti?

Chi é l'uomo che Anna cerca? Un "parente" perduto. (60%)

FRAMMENTI DI PASSATO

Il treno si é fermato un paio di volte durante il tragitto, e dopo  ore di viaggio ho proprio voglia di continuare a scrivere qualcosa, e poi, meglio approfittarne mentre Bruno é a sgranchirsi le gambe in qualche vagone.

Bene. Credo che sia ora di dirti, caro diario, chi sto cercando. Spero tu non voglia giudicarmi se ti dico che sono alla ricerca di lui, MIO FIGLIO. SI, lo so, sono una cattiva madre perché  non so nemmeno che faccia abbia il mio bambino. Ma se provassi ad ascoltare, forse capiresti che non ho avuto scelta. Me l’hanno tolto dalle braccia quando non aveva ancora emesso il primo vagito. Ancora non ti è chiaro il perché me l’ hanno strappato vero? Bé, si chiama Patrick. Forse questo può aiutarti a capire. Di lui mi ricordo solo il bel viso paffuto e il ciuffo di capelli biondicci! Il mio piccolo! Non ho nessuna certezza, non so neppure se lo troverò a Monaco. Ma è tutto quello che ho: un nome e la città di residenza. Come ne sono venuta a conoscenza? Perché una mia zia,  ha avuto un attimo di pietà sul letto di morte: io l’ho accudita nonostante mi avesse portato Patrick. Non mi dimenticherò mai il momento in cui mi disse la verità:

 

La zia era sola al mondo, era bigotta e cattiva, ma era sempre mia zia, e pur tratta domi male mi aveva permesso un tetto sopra la testa dopo il disastro che avevo combinato. E’ per questo che mi sentii in dovere di accudirla negli ultimi giorni di vita. Fu qualche settimana prima di morire che ebbe un moto d’umanità.

 

Lei era stesa sul letto e i rantoli le uscivano sempre più a fatica dal petto. Io le stavo bagnando la fronte come al solito. “Zia, aspetta un attimo, vado a cambiarle la pezza.” Lei mi afferrò debolmente il braccio facendomi  cenno di avvicinarmi. “Si, si, lo so che ha le labbra screpolate, ma se aspetta un minuto, le sistemo pure quelle”, le risposi quasi impaziente e senza neppure guardala in volto. Lei allora con tutto il fiato che aveva mi disse parole sconnesse, ma che capii al volo:” Il piccolo… Monaco di Baviera… Dalla famiglia Schneider…”… “Come??? Zia, ma sta dicendo?”, ma avevo capito benissimo. Solo che non potevo credere a ciò che mi stava dicendo…

Lei ripetè le stesse parole come un matra per diversi minuti finchè non si addormentò, sfinita.

 

Mentre dormiva, andai in cucina, e con il cuore a mille e la mano tremante scrissi su un pezzo di carta i pochi dati che mi aveva riferito e poi tornai a bagnarle il panno per la fronte. Quello che tutt’oggi mi lascia basita, è il motivo per cui mi disse il cognome della famiglia adottiva ( o almeno così presumo che sia). Quando le chiesi perché aveva aspettato così tanto per dirmelo, questa fu la sa risposta, lapidaria: “Vado all’inferno altrimenti. E non voglio andarci, perché sono una persona giusta”. Nessun affetto, nessuna pietà, solo falsa morale cattolica.

Ma ormai non importa. Quello che conta è che dopo due mesi, sono qui, su questo treno, quasi a destinazione. Vi starete chiedendo chi è il padre di Patrick. Ma non ho abbastanza forza per svelare anche questo. E’ un peso troppo grande, e credo che si possa intuire qualcosa. Comunque chissà quante famiglie Schneider esistono a Monaco. Sospiro, pensando che forse non  troverò mai il mio Patrick. E se avessero cambiato anche il nome? Se  si fosse trasferito? Ormai dovrebbe essere un uomo fatto. E’ nato il 5 maggio 1945, un giorno non molto felice in cui nascere. Anzi, un giorno non molto felice per me, sebbene la guerra fosse finita da pochissimo.

Già, la guerra, la MIA guerra. Sarà meglio che racconti ancora qualcosa del mio passato prima che il treno si fermi definitivamente.

Mio padre ci lasciò poco prima che scoppiasse la guerra: accompagnò in America  i figli maschi del padrone e non fece più ritorno. Avevo solo 13 anni , mia sorella 17 e mio fratello non ancora 4. Nessuno venne a dirci che fine avesse fatto. Tutti sospettavano che ci fosse di mezzo la mafia italiana di New York, ma la verità non venne mai a galla. E noi eravamo solo dei ragazzini per chiedere. Per un po’ vivemmo con una zia, ma ben presto, dopo duro lavoro e sacrificio,  riuscimmo a riprenderci la nostra casetta  in centro. Irma lavorava come cuoca alla villa dei signori dove un tempo lavorava mio padre, ed io presi a  lavorare nel piccolo bar del paese. Molti guardavano con  disapprovazione questo voler vivere da sole con un fratellino a carico, ma so bene che entrambe non eravamo tagliate per la vita nei campi e che non saremmo state in grado di pagare l’affitto con solo i guadagni della terra. Devo anche confessare che nessun parente sembrava così disponibile ad accoglierci in casa, forse per paura di non riuscire a mantenere altre bocche. Ma a noi tre stava bene così. E dopo un po’ di tempo tutti i compaesani ci fecero l’abitudine. 

 Li vidi chiamaramente in quel giorno freddo giorno d’autunno  dalla vetrata del bar: gli imponenti carri armati, le macchine nere che li precedevano e l’esercito in marcia dietro. La Wehrmacht era arrivata anche nella speduta campagna veneta.

Di quali altri dettagli vorreste sapere?

  • Presente ( viaggio e ricerca) (0%)
    0
  • Passato (flashback sulla storia di Anna) (50%)
    50
  • Patrick. (nascita e altro...) (50%)
    50
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6 Commenti

  1. Ciao,eccomi qua,finito l’altro inizio questo. Mi piace l’alone di mistero sul personaggio, che ho votato essere il suo unico amore. Io non starei in ansia per vedere se un lontano parente di vent’anni prima può ricordarsi di me, al contrario fremerei se andassi incontro al mio amore, non importa se dopo tanti anni.
    Come ti ho lasciato scritto nel vecchio,più tardi pubblico il mio, se avrai voglia dagli un’occhiata

    • Eccoti di nuovo:) Sei un fulmine! Sono contenta che nonostante gli errori grossolani, questo inizio ti piaccia. Se sei riuscito a captare il mistero intorno ad Anna, vuol dire che sono riuscita nel mio intento! Il tuo ragionamento non fa’ una piega, e potrebbe benissimo trattarsi di un ‘amore piuttosto che un parente. Però, se ci fai caso, “parente” é scritto con le virgolette… chissà;-).

      Di solito sono sempre di fretta e non riesco a commentare gli altri racconti, ma posso sempre votare comunque! Grazie per avermi detto che sei arrivaro a scrivere la seconda parte del giallo! La cosa si fa’ interessante. Ciao!

  2. Un “parente” perduto…

    hey ciao Marty!
    Che bel racconto!!
    Mi piace quando parli tra te e te porgendoti continuamente domande, a parer mio, rende il testo più scorrevole e piacevole! 😀
    Concordo con Danio. Forse dovresti controllare più volte prima di pubblicare un capitolo. Certo quando hai scritto: e nonnostante
    ho riso un pochino, ma anche io faccio questi errori continuamente, quindi, siamo in due! 😀

    Se vuoi puoi passare dalla mia storia? (così ridi un po’ di me!!)

    ovviamente aspetto il secondo capitolo!
    Ciao e a presto!!

    • Ciao Ricky! Grazie per aver lasciato il tuo pensiero, che è cosi solare! Sono contenta che la scelta per il momento sia “un parente”. Hai ragione, dovrei rielggere di più per evitare errori idioti! Sono sempre di fretta, ma so che non è una giustificazione!

      Non poso garantirti nulla sulle lettura della tua storia,ma ho già visto che per ora è in prima persona,e da come avrai visto, mi piace la prima persona. XD.

      A presto, se vorrai.

  3. Un parente perduto.
    Allora. La storia potrebbe essere affascinante, se non altro per il periodo storico in cui l’hai ambientata, però starei attento ai piccoli errori e rileggerei bene prima di pubblicare.
    Sono peccatucci veniali, che alla fin fine non precludono la trama, sia ben chiaro, però “spezzano” la lettura e l’atmosfera di un racconto ben scritto.
    Scusami per queste osservazioni, ma vedo del buono in questa storia. Diversamente, sarei passato oltre.
    Ciao e al prossimo 🙂

    • Ciao!
      Intanto ti ringrazio per la recensione e per il pensiero positivo. In realtà non so se possa essere del tutto definita storica, ma mi sembrava più adatto questo genere! Hai ragionissima sul discorso deglie errori! E’ una delle mie pecche, e spero che potrei perdonarmi! -). Alcune parti non mi convincevano, quindi capisco benissimo che ci siano delle “troncature” che stonano. Ogni osservazione o critica ében accetta, quindi non esitare a farmene!

      Speriamo di riuscire a scrivere qualcosa di interessante, originale e decente!

      Un saluto!

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