La sua faccia

L’inquietudine

Si destò dalla quiete nella quale posava candidamente come un ghiro. Nell’alzarsi dal letto, stropicciando gli occhi con le nocche delle mani, in un gesto che tanto ricordava l’innocenza d’un pargolo, ebbe come l’impressione che qualcuno lo stesse osservando. Percorrendo il breve tratto che separava la sua camera dalla cucina, avvertì la strana sensazione che qualcosa o qualcuno stesse sbirciando dai buchi della serratura, da dietro le tendine chiaroverdi dell’ampia vetrata che dava sul porticato, nel profondo dello sguardo raccapricciante delle bambole che sua sorella teneva sparse ovunque per casa, dalle fessure fra i mobili e il pavimento, e in ogni angolo buio dove la luce, nell’impossibilità di filtrare in profondità, generava spazi indistinti. Un attimo prima di arrivare in cucina gli parve addirittura di udire il rumore di piccoli passi alle proprie spalle. Affrettò il passo nell’insperato desiderio di sfilare dal buio. 

Giunto in cucina, l’indice e il medio di entrambe le mani intrecciati ai pollici, premette tutti gli interruttori prima di trovare quello giusto. Il vago presentimento di non essere solo in casa era più che un mero sospetto: era una certezza insediatasi nel profondo più di quanto l’avesse mai coscientemente voluto. Bagnati dalla luce della lampada, gli oggetti che colmavano il vuoto dello stanzone sembravano non corrispondere a quanto le sue domande presupponevano di sapere. Nell’afferrare quell’insieme, all’apparenza rimasto intatto, avvertiva qualcosa di orrendamente infido, innocuo nella parvenza ma ingannevole nell’essenza, quasi nel tentativo di eludere un’oscura mano invisibile il quale desiderio consisteva nell’ossessiva brama di tirarlo in trappola riservandogli inaspettate sorprese, quali un tenue cambiamento nella posizione degli oggetti o qualche spiffero proveniente dalle stanze buie e dimenticate dell’appartamento, sebbene sia finestre che porte erano completamente chiuse, o qualche altra inauspicata alterazione che si fosse mostrata alla sua vista non appena avesse minimamente abbassato la guardia posando lo sguardo altrove, nel vano tentativo di dissuadersi dall’apparente calma impregnata di silenzio, che  per lui aveva da sempre rappresentato la quiete prima della tempesta.

Il quadrante dell’enorme orologio posto sopra il camino segnava le 23:36. La civetta di legno che si trovava al fianco di questo, col suo sguardo bieco, sembrava non volergli staccare gli occhi di dosso, quasi volesse avvertirlo di qualcosa di imminente – qualcosa che nel suo profondo meditava già, senza però essere parte cosciente di un tutto nella quale, entrando in quella cucina, vi si era ormai immerso. 

Pensò che quella strana sensazione fosse dovuta ad un brutto sogno, o ad uno bello stroncato sul nascere. O, soluzione più ovvia, stava solo attraversando un brutto periodo.

Appollaiato al tepore del camino, decise che era giusto l’ora di accendere la tivù; ma il telecomando era proprio lì, lì dove non sarebbe dovuto trovarsi, nel posto dove non sarebbe mai voluto arrivare con le proprie gambe: sopra la mensola posta nell’altra estremità della cucina, dove la luce era così flebile da disegnare sul muro ombre paventevoli.

Cosa accadrà in seguito?

  • Il protagonista si accorge di avere il telecomando fra le mani (60%)
    60
  • Il protagonista si accorge della presenza di qualcuno in casa (20%)
    20
  • Il giovane rimane immobilizzato dalla paura (20%)
    20
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40 Commenti

  • Sei riuscito a lasciarmi senza parole anche col capitolo finale ^_^ le battute finali sono come la ciliegina messa dallo chef una volta finita la torta, per dargli quell’ultimo “tocco in più” che rende la sua opera veramente perfetta.
    Bellissimo racconto, sono felicissimo di averlo trovato e letto fino in fondo. Spero non sparirai da theincipit, mi piacerebbe tanto leggere altro di tuo 😉

  • Uhm…per la prima volta in questo racconto non sono del tutto convinto della mia scelta. Posso sapere se è voluto il fatto di escludere fra le opzioni un racconto “sincero” del ragazzo, che non sia nè troppo calmo nè troppo agitato?
    Perchè terrorizzato com’è ora direi che la rabbia la escluderei, calmo non è di sicuro e non mi pare neanche che si possa accusare di qualcosa tanto da doversi, poi, scusare…in ogni modo il prossimo capitolo è l’ultimo, non vedo l’ora di leggere la fine di questo bellissimo racconto!

  • Ciao marco. Quante belle parole. Io sono uno scrittore. Scriverò sempre. Nel corso della mia vita potranno cambiare tante cose, ma ciò che non cambierà mai è la passione per la scrittura. Spero che tu un giorno possa leggere i miei libri (fin’ora non sono riuscito a pubblicarlo quello che ho appena finito). Purtroppo servono tanti soldi per pubblicare.

  • Fantastico come sempre! L’immagine iniziale del protagonista che “sente” qualcosa ma pur cercandolo non lo trova è veramente perfetta (mi ha inquietato tantissimo il fatto che potesse essere “sopra” di lui!), ogni tuo capitolo regala almeno un momento impeccabile come questo. Peccato che mancano solo 2 capitoli 🙁 spero poi tu abbia voglia di continuare a scrivere 🙂

  • “il grigio dell’inquietudine” l’hai reso proprio alla grande mannaggia a te 🙁 sta iniziando a spaventarmi sul serio questo racconto.
    Voto per “spera ancora che sia tutto uno scherzo” perchè secondo me in un momento così “assurdo” si ha bisogno di avere delle certezze per poter continuare.

  • Il grigio.
    Ciao,
    ho letto. 😉 E ho letto i sei epiosdi. La storia è interessante, anche se interessante significa poco se poi non c’è una spiegazione approfondita di seguito. Ma al sesto episodio non ti farò una “recensione”, aspetterò il decimo per capire come stai effettivamente costruendo il plot. Un po’ sfugge. Devo ancora capire alcune cose prima di farmi un’idea precisa. Di sicuro c’è che hai una mente fotografica per i dettagli, sei filmico nelle descrizioni, il ché rende vivide le immagini e per la regola secondo cui la scrittura si MOSTRA e non si spiega, sei sicuramente a buon punto. Il suggerimento che ti do subito è : evita l’anticipazione. Esempio: qualcuno sta per rubare l’auto al protagonista. Non scrivere “ma nell’uscire trovò la sorpresa”; questa è un’anticipazione, inutile aggiungo. Vai subito sull’immagine: la macchina non c’era più. Inutile anticipare la “sorpresa”. A meno che non si tratti di un cliffhanger a chiusura episodio, ma senza dire “quale sorpresa” in quel caso, ovviamente.
    Te l’ho segnalato perché lo fai spesso, anticipi l’evento con un’esclamazione, una battuta… non farlo. Non serve e spegne la suspance. Poi in gergo si dice che questo modus operandi è “telefonato”. Si dice “telefonato” di qualcosa che appare ridondante, didascalico. Tu spesso fai osservazioni telefonate e anticipazioni. Tutto qui. La storia è intelligente perchè hai scelto la strada dell’horror tensivo, senza splatter, sangue, mostri eccetera, ma tutto sul filo della lama, della domanda, della ricerca di risposte. L’horror più intelligente, secondo me. Seguo. A presto.

  • Bianco dell’inconsistenza.
    Ho letto ora i sei capitoli.
    Il racconto comincia con la descrizione efficace di una personalità estremamente fobica, ma questo aspetto va un po’ perdendosi nel seguito. Cosa accade alla fine del terzo? Gli passa tutto, perché? Vista lo sviluppo successivo e la fame che manifesta, potrei pensare a una ‘fobia chimica’. Alludi a qualcosa di simile? Era fatto e ha finito il trip? Se sì, a mio parere andava mostrato in modo un po’ più esplicito. Se no (come credo) la psicologia del tuo personaggio rimane un po’ fumosa e contraddittoria. Quindi esce di casa e va a comprare il fumo. Anche qui, casa isolata, al buio, entra senza paure, non c’è traccia delle paure che manifestava poco prima. I pensieri ossessivi resi così dettagliatamente nel primo capitolo non si riaffacciano neppure dopo che gli rubano la macchina. Non so, da questo punto di vista ho qualche dubbio.
    Per quanto riguarda la forma: l’impressione è che spesso tu usi frasi ricercate, per costruzione e per utilizzo di termini non consueti. O in alcuni casi utlizzando termini consueti in contesti e con significati non consueti. A mio parere la scrittura sarebbe molto più efficace se rinunciassi a un po’ di questi ‘effetti speciali’ per scrivere in maniera più semplice e diretta. Anche le frasi troppo lunghe non aiutano la scorrevolezza del testo e in questi sei capitoli ce ne sono parecchie.
    La storia sta entrando nel vivo, ora più che mai è necessario coinvolgere immediatamente il lettore in modo che faccia sue le paure del protagonista. La paura è una reazione istintiva, fulminea: se la descrivi con una frase lunga, articolata è ricercata, il rischio di non trasmetterla bene è dietro l’angolo.

    Ciao, buonanotte

    • Il presentimento di essere osservato si manifesta quando è ancora dentro casa, indeciso su come e cosa fare; l’inquietudine deriva dal fatto che si trovi dentro casa, in un posto che conosce fin troppo bene e che dunque non dà stimoli né suggerisce qualcosa di nuovo. È psicologia. Semplicemente psicologia. Dal momento in cui decide di uscire di casa e fare un passeggiata in auto (dunque tirarsi fuori da quel cerchio ristretto che è la casa e i suoi pensieri) tutto ciò che avviene dopo non è intaccato dal pensiero negativo e dal dubbio, bensì dall’entusiasmo (salvo poi ritornare in quello stato mentale iniziale a causa di un evento inspiegabile come un’auto che cammina sola).

  • Non ho ben capito in quale modo abbia affrontato le proprie paure, ma il capitolo è bellissimo quindi avanti così 🙂 L’auto che cammina da sola sembra una metafora di tutto il racconto: si parla di cose semplici, per niente fuori dall’ordinario, ma gestite all’interno di situazioni che le rendono terrorizzanti…i miei complimenti per riuscire in un’impresa del genere. Questo continua ad essere -per lo meno fino ad adesso- il più bel racconto che ho letto/sto leggendo su questo sito.

  • Sto tizio è un tipo mai na gioia eh? Mi piace l’angoscia, ma dove sta il sangue? Dove sta la violenza? Spero di venire stupito 😉
    Lui mi sembra parecchio vigliacco, ma ad onor di trama tenterà di affrontare le sue paure.
    Se vuoi vedere pessimi scrittori passa pure da me 😉 ho appena iniziato.

  • Ho votato per affrontare le proprie paure 🙂 non è per fare la figura del “sadico” ma questa atmosfera di paura e angoscia mi piace tantissimo, quindi l’inedito coraggio lo escludo a prescindere. “Il terrore gli impedisce ogni movimento” era anche una bella opzione però forse fin troppo esagerata; cercare di fargli affrontare i suoi problemi credo dia più spunti per la storia e comunque non è detto che affrontandole poi riesca anche a vincerle 😉

  • Ciao Fue. “Ma le cose Chiavi no” è un errore. In realtà era “ma le chiavi no”. Dovrei descriverlo in altro modo? In che senso? No Fue, credimi, forse ti aspettavi di leggere una storia su fantasmi che sbucano dagli armadi o folletti che spuntano dalla foresta e roba del genere. Se così fosse, allora stai leggendo la storia sbagliata. Curo ogni particolare, dal primo all’ultimo, non lascio niente al caso. I particolari in questa storia sono più importanti di quanto tu creda. È dopo lo capirai perché.

  • Ciao Samuel,
    Sinceramente questo capitolo non mi è piaciuto come i precedenti per via di alcuni passaggi, tipo:
    istituì la camminata nella notte; Ma le cose chiavi no; messo che l’avrebbe trovata;non poteva essere stato il primo che passa a rubargli l’auto;

    oppure

    “Delle voci indiscrete asserivano che in quella cassaforte i suoi nascondessero i risparmi di una vita.” Voci indiscrete? Nel caso fosse totalmente all’oscuro del contenuto della cassaforte dei suoi, forse avresti dovuto descriverlo in altro modo.

    Comunque vediamo come andrà avanti il racconto.
    (ho votato: In un modo o nell’altro dovrà reagire. Affronta le proprie paure).

    A presto

    • Ciao Fue, innanzitutto ti ringrazio per il fatto che tu segua la mia storia capitolo dopo capitolo. La questione è semplice: devo seguire una certa trama, a prescindere dalla scelta dei lettori (prima, seconda o terza scelta che sia). Il mio obbiettivo è quello di descrivere con la massima trasparenza l’inquietudine e l’assenza di risposte che sono la centralità della storia stessa; ciò implica che in alcuni episodi debba allentare la presa con la rappresentazione di quello che chiamiamo “horror” e scendere nei particolari per quanto riguarda lo sviluppo della trama, ovvero spiegare perché tutto ciò accade.

  • So che ho già iniziato più volte un commento con la parola “bellissimo” ma…anche questo capitolo è bellissimo! E’ tutto perfetto: la descrizione degli ambienti, gli stati d’animo del protagonista, l’atmosfera sempre così “pesante”, è tutto veramente eccellente. Mi piace tantissimo questa storia, sei veramente bravo a scrivere!
    Per quanto riguarda la scelta sono andato sul rombo della macchina: l’animale che lo aggredisce sarebbe veramente troppo e nonostante l’opzione del silenzio sia allettante penso che l’ultima opzione rimasta possa creare situazioni interessanti, perchè potrebbero anche non essere i suoi amici.
    Come al solito i miei complimenti per il capitolo!

  • Caspita, la terza voce è troppo allettante per non votarla.
    Ho gradito il fatto che abbiamo scoperto qualcosa di più del protagonista; mi ero convinto fosse un uomo adulto, addirittura avanti con l’età, e invece è solo un ragazzino! Che quanto gli stia succedendo sia la conseguenza di qualcosa fatto in questi anni di gioventù? Vedremo 🙂

  • Bellissimo, assolutamente bellissimo! Promettici che non ci lascierai a metà racconto come fanno tanti altri!
    Voto per il suono del campanello: l’atmosfera è talmente bella che non voglio “cambiarla” con una presa di coraggio da parte del protagonista e il fatto del campanello non significa che l’incubo non possa continuare. Quindi vada per quella scelta 😉

    ps: personalmente penso che sia proprio il tuo linguaggio “più ricercato del solito” a dare ulteriore valore al racconto: c’è già un sacco di gente che usa termini come “faccio sta cosa” o “vedo quell’altra cosa”, se qualcuno si differenzia un po’ non vedo che male ci sia, anzi…

  • Ciao, Samuel. Ho letto con piacere il tuo incipit (adoro il genere horror, leggo e scrivo quasi esclusivamente storie di questo tipo). Sto cercando di imparare dal Re di questo genere, Stephen King, e quindi sto leggendo “On writing”, che è rivolto appunto agli aspiranti scrittori. E’ molto utile e te lo consiglio, se, come me, sogni di intraprendere questa strada. Non essendo una scrittrice, posso solo riportare quello che ho imparato da lui. L’ambientazione quotidiana è molto efficace, come il fatto che sia un semplice telecomando fuori posto a causare inquietudine. Il linguaggio è ricercato, significa che hai prestato molta attenzione alle parole, ma forse qualche volta ne hai prestata un po’ troppa. King sostiene che la prima parola che ti viene in mente, molto spesso, è quella giusta. Termini come pargolo, infido, inauspicata, ecc., sono di uso molto poco comune e possono apparire insoliti. Questo indica che sei in grado di usare un linguaggio ricercato e ciò ti fa onore, ma non è detto che “bambino”, “sospetto” e “malaugurata” non fossero le parole più adatte. Infine, King si batte anima e corpo contro gli avverbi di modo. Non so quanto possa valere per la lingua italiana, ma lui consiglia di presentare dei dettagli che permettano al lettore di immaginarsi la scena senza dargli troppo la pappa pronta. Quindi, ad esempio, anziché “posava candidamente come un ghiro” potresti dire “era assopito come un ghiro”, perché il participio “assopito” già comprende l’idea del candore. Scusa se ti ho scritto un romanzo, anziché un commento. Spero possa tornarti utile…complimenti per l’ottimo inizio e buon proseguimento! 🙂

    • Grazie per i consigli Erika. Ho letto i primi due episodi del tuo racconto “la marionetta Jolly O’guin”, e devo dire che sei una delle poche persone che abbia senso scritto qualcosa di interessante. Ti consiglio di leggere Kafka: anche se non tratta il genere horror, crea nei suoi racconti atmosfere inquietant, più di quanto lo possa fare un vero scrittore dell’horror. Le parole che scelgo per i miei racconti sono le parole che descrivono al meglio (o al meglio che posso permettermi) gli scenari che voglio creare. In bocca al lupo.

  • Caspita che partenza “col botto”! Primo capitolo interessantissimo sia nei contenuti che nella forma (non c’è una singola riga che “stona”, hai curato veramente ogni parola), non posso fare a meno di votare e mettere la storia fra le seguite. Voto per il telecomando nelle sue mani, giusto per aggiungere altre stranezze al capitolo 😉

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