Racconto di Natale

Dove eravamo rimasti?

Cosa arriva adesso? Ricordi del passato (83%)

L’occhio sul passato

Ero in trappola.

Dietro di me i pannelli di vetro, testardamente serrati.

Alla mia destra  il muro.

Davanti a me  l’onda nera si preparava a sommergermi come l’oceano fa con un surfista.

Rimasi, affascinato, ad osservare quel mare ribollente e nero avvicinarsi inesorabile, come se fossi distaccato da me, e stessi osservando il tutto da un punto di vista esterno, freddo, distaccato, impassibile.

Lucido.

Perchè le Ombre ce l’avevano con me? Cosa gli avevo fatto? Cosa sarebbe successo se mi fossi lasciato avvolgere dal loro freddo abbraccio ?

Potevo io continuare a vivere in quel modo? Nascondendomi come un topo sotto le grate delle strade, immerso nella folla indifferente , con il volto pallido e scavato di chi sfuggiva gli sguardi e ne sfuggiva quando veniva cercato?

Non avevo scopo che vivere per sottrarmi al pericolo, tascorrere le ore come un sopravvissuto al tempo. Solo. Braccato.

L’onda di marea si alzò, vittoriosa, pronta a sommergermi con una cresta di ribollente schiuma nera. Un nuovo faretto scoppiò,  e l’oscurità le diede ancora più forza.

Un secondo, e sarebbe finalmente finita.

Un secondo, e avrei saputo cosa c’era dall’altra parte.

Un secondo, il busto si piegò di lato, l’ombra si abbattè, le gambe scattarono, qualcuno urlò dentro di me “NO! NO! NO! NO!” e io mi gettai alla mia sinistra, evitando lo schianto all’ultimo, correndo verso il centro del passaggio, dov’erano i tavolini di un bar, mentre l’onda di marea si abbatteva sulle porte automatiche, dissolvendosi in migliaia di lembi di fumo grigio. I muscoli delle gambe bruciavano per lo sforzo, ma io non ci badavo, preso com’ero dall’intenzione di cercare un riparo qualsiasi. Oltrepassai i tornelli di un negozio di elettronica, dalle sfavillanti insegne rosse e bianche. Mi riparai tra i corridoi di elettrodomestici, nascondendomi dietro le sagome imponenti dei frigoriferi di ultima generazione.

Tutto era silenzio.

Ripresi fiato, curvo con le mani sulle ginocchia. La luce sfavillava sulle cromature delle macchine per il caffè americano, luccicava sul bianco splendente delle lavatrici, e c’era profumo  di plastica nuova, di solida realtà, di schermi a LED Full Hd. Con la mano mi asciugai il sudore che colava dalle tempie sulla barba malfatta e sul collo. Tossii, incamerando aria. Le Ombre non mi avevano seguito, per il momento, ma sapevo che era solo il riposo della tigre prima del nuovo balzo. Dovevo prepararmi.

Raggiunsi il reparto illuminazione, e cercai qualcosa che potesse fare al caso mio. Una torcia tascabile, che infilai dove fino a poco tempo prima avevo tenuto la pistola. Cercai anche delle batterie, ne strappai la confezione di plastica, alcune mi caddero, ne aprii altre. Mi riempii le tasche, come se fossero munizioni di un’arma.

“Infatti lo sono” -mi sorpresi a pensare.

Un lampo colorato attirò la mia attenzione. Lo avvertii con la coda dell’occhio e mi voltai di scatto. Dietro di me c’era il reparto tv.

Mi avvicinai, circospetto, agli schermi neri. Un baluginio verde sulla spia di accensione brillò,  e tutti i televisori del reparto si accesero contemporaneamente.

Un bambino era rannicchiato nel letto, sotto le coperte. Tremava nella stanza buia. Stava cercando di essere forte, di fare l’ometto coraggioso, ma sapeva che non ce l’avrebbe fatta. La stanza era troppo buia e lui sentiva di stare soffocando di paura. Improvvisamente buttò le coperte all’aria e uscì di corsa dalla stanza. Si rintanò nel letto di sua madre, che nel sonno lo accolse con un abbraccio. La mamma era calda, era morbida. Anche se era buio, tra le sue braccia non c’era pericolo. Il bambino schiacciò il naso contro il suo seno, ne aspirò l’odore. Si sentì calmo e sicuro, accolto.  La madre lo abbracciò più stretto. Il bambino strofinò la faccia nel petto della madre, sentì la consistenza soffice sotto il tessuto sottile della camicia da notte. Sentì una cosa dentro la pancia, come un languore, una malinconia dolce. Con le labbra cercò la punta del capezzolo e lo strinse, carne e stoffa. Lei si stese sulla schiena per fargli spazio,e lui cominciò a succhiare, labbra e lingua. Una mano vigorosa lo afferrò per la collottola e lo strattonò via da quel riparo caldo e accogliente. Freddo. Paura.

“Questo non è normale, Lucia!” urlò la voce di suo padre, stravolto di rabbia “Questa storia deve finire!”

“E’ solo un bambino!” gridò lei di rimando, con ancora la chiazza di bagnato sulla camicia da notte  “cerca sua madre, non c’è nulla di strano in questo!”

“Sei tu a incoraggiarlo! Sei tu che non metti confini. Vuoi che cresca disturbato? Il vostro rapporto è morboso!”

“Morboso?! Cosa c’è di morboso, se l’ho allattato fino a qualche anno fa?!”

“Ma adesso ha sei anni, non è più un neonato, e tu non hai più latte! Non voglio più vedere queste scene in casa mia, o io giuro che me ne vado di casa!”

“Che razza di padre sei a separare un bambino da sua madre?”

“E tu che razza di madre sei? Sei malata!”

– ZITTO!  – urlai al viso stravolto di mio padre nello schermo

– ZITTO!  ZITTO!  ZITTO, LURIDO BASTARDO!

Quale emozione sarà protagonista del prossimo episodio?

  • Rabbia (57%)
    57
  • Paura (29%)
    29
  • Rimorso (14%)
    14
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46 Commenti

  • Paura e rabbia le abbiamo viste, quindi rimorso! Ciao, bel capitolo! Sembrerebbe che la Tv abbia trasmesso uno dei peggiori ricordi del protagonista. Solo una piccola cosa ti farei notare: non è chiarissimo che la tele stia trasmettendo la scena come un film. In un primo momento pensavo che il testo fosse mostrato a scorrimento sullo schermo. Ci hai detto il nome del protagonista? Forse sono io che perdo colpi (come era successo per la pistola). Davvero interessante, brava!

  • Ricordi del passato. Vorrei sapere qualcosa in più sul protagonista, magari il suo nome. Caspita che capitolo pieno di adrenalina! Sei riuscita a tenere la tensione alta e ammetto di aver trattenuto il respiro mentre il protagonista era nascosto dietro al divano. Ancora complimenti! 🙂

  • Ciao. Complimenti per la tua storia. Un vero incubo trovarsi soli in un centro commerciale senza via d’uscita e con un uomo armato di cui non si sanno le intenzioni. Io ho votato sparerà altrove. Sicuramente ci svelerai altre sorprese così (tipo un’altra persona misteriosa) piuttosto che se sparasse al protagonista colpendolo o meno.

  • Secondo me devi incominciare a metterti i soldi da parte per il viaggio in Svezia. Tanto dovrai andare a ritirare il premio nobel.
    ps se vuoi passa a leggere il mio ultimo capitolo ( tanto questo è più tranquillo rispetto agli altri due 🙂 )

  • Davvero MOLTO interessante quello che succede. Mi è venuto in mente un videogioco horror ambientato in un centro commerciale pullulante di zombie. Era divertente. Magari nel tuo caso non saranno zombie, ma mi aspetto comunque una qualche minaccia. Quindi il tipo spara altrove. Da quel poco che ho imparato, gli horror che funzionano sono ambientati in contesti quotidiani e il tuo non fa eccezione. Abbiamo scoperto qualcosa in più sul protagonista, come l’età generica (più di cinquant’anni). Non sappiamo ancora il suo nome, ma magari salterà fuori più avanti. Ho imparato anche che tutto va giustificato, non solo nell’horror, perché la storia stia in piedi. Ci parli di una pistola. Ne hai accennato nel primo capitolo? Forse sì e non me lo ricordo. Però uno psicotico come lui dove può essersi procurato un’arma? Perché un uomo così disturbato non ha mai pensato di usarla per farla finita? Probabilmente servirà ai fini della storia, ma tutto quello che ci presenti deve avere una ragione di esistere. Ci si aspetta anche, naturalmente, che più avanti ci spiegherai per quale motivo le porte sono chiuse e sono spariti tutti. E la psicosi del nostro protagonista…continuerà ad avere i suoi effetti (?). Mi piace l’ambientazione e il senso di mistero e paura. Bravissima! 🙂

    • Ciao grazie per il tuo commento! 😀
      La pistola sì, ne ho accennato nel primo episodio, lui passa le intere notti con la pistola tra le mani mentre fissa la porta (ho scritto pure il modello). Dove se l’è procurata? Certo non con mezzi leciti. Nessun medico sano di mente firmerebbe a suo favore una perizia per il porto d’armi. Quindi sicuramente il nostro protagonista se l’è procurata illegalmente. Non è una cosa così difficile da fare. Si dà anche il caso che, nel momento in cui il porto d’armi viene rilasciato, di fatto se la persona si ammala in seguito alla licenza, può detenere l’arma fino al successivo rinnovo della stessa, a meno che non avvengano fatti (segnalazioni del medico curante alla asl e alla questura, o addirittura condotte pericolose /penali) che fanno sì che le autorità si rendano conto in anticipo del fatto che un malato psichiatrico detiene un’arma, e gliela revochino. In teoria la segnalazione andrebbe fatta all’atto della diagnosi, di fatto non sempre questo succede, questo perché i medici non possono sapere di un porto d’armi se qualcuno non glielo dice ; E questo è l’aspetto veramente horror della faccenda XD in ogni caso non è questo il caso del nostro protagonista.

      Quanto alle tue domande , la giustificazione sta nella natura della sua patologia. Il nostro protagonista è psicotico, non ha un ritardo mentale 😛 Non sempre la schizofrenia intacca le abilità cognitive della persona (ricordiamo il Nobel John Nash ad esempio). Inoltre lui non è depresso, anzi ha una dannata voglia di vivere, tanto è vero che cerca di proteggersi in tutti i modi e in questo modo utilizza la pistola.

      Per quanto riguarda i dettagli del personaggi…vedremo. Io nella mia mente ce li ho tutti ben chiari, ma vedremo quali di essi svelerò 😉
      grazie per essere passata, alla prossima!

  • Secondo me viene colpito.
    Ciao Moonflower!
    Uno schizofrenico paranoide con un’arma in pugno non mi lascia tranquilla! 😀
    Molto interessante il primo capitolo, del tutto coinvolgente questo secondo. Mi piace il tuo stile, accurato e scorrevole. Leggo che il tuo problema è ‘terminare’ i racconti. Per questo aspetto trovo molto utile TI, sapere che qualcuno ti legge e aspetta il seguito è già un otimo sprone.
    Mi aveva convinto poco l’imperfetto da questo punto in poi:
    ‘… il mio respiro più affannato, finché mi ritrovavo a correre a perdifiato…’
    Più che altro perché è una situazione descritta nei dettagli, cozza un po’ con l’idea che sia ricorrente. Però rileggendo forse mi convince di più e tutto sommato non ho suggerimenti alternativi.

    Ciao ciao

  • Trovo che questo secondo capitolo è anche meglio del primo. Ho stressato insieme al tuo protagonista, l’angoscia si percepisce perfettamente. E la scena dello specchio “è questo lo sguardo che rivolgo la mondo” mi è piaciuta un sacco.
    Dico che ha sparato altrove. Dove, sono curiosa di scoprirlo.
    Ciao

    P.S. Adeste fideles ha sempre messo l’angoscia anche a me XD

  • Adoro gli horror natalizi 😀
    Ti tolgo dal pareggio scegliendo il centro commerciale deserto, quando magari hai già pronto il seguito con l’allucinazione :). Ma vista la psiche di questo tizio direi che ti rimane sempre parecchia libertà.
    Le emozioni del protagonista sono tanto realistiche da far pensare che che tu non le stia solo immaginando :D, ad ogni modo questa storia continuala! E portala a termine prima che Loro ti raggiungano 😀

  • Ciao, ho letto. Che dire, sei veramente brava. Di solito leggo solo le prime righe, poi smetto. Nel tuo caso ho avuto voglia di leggere fino alla fine. Ti seguirò.
    Se puoi dai un’occhiata al mio, mi farebbe piacere se lo leggessi. ( è del tuo stesso genere)

  • Il centro commerciale è completamente deserto… che potrebbe tranquillamente diventare un episodio di allucinazione, lo dico perché ti ho portata in pari due opzioni 😉
    Benvenuta Moonflower, l’incipit dimostra che hai una notevole abilità di scrittura, la storia sembra interessante e potrebbe avere risvolti di pura follia. Ti seguo volentieri e in bocca al lupo per questa avventura qui 🙂
    Alla prossima.

  • Il centro commerciale è improvvisamente deserto.
    Mi è davvero piaciuto questo incipit, quindi spero che questa storia la continuerai, anche se dici che è la cosa che ti riesce difficile 🙂
    Il tuo testo è efficace, ritmato, piacevole da leggere ho solo un’osservazione: ho trovato pesante l’eccesso di ripetizioni di “me” “io” “miei”, capisco che volevi sottolineare la paranoia del protagonista, il fatto che si senta solo e inseguito, spiato, braccato, ma secondo me puoi comunque toglierne qualcuno di quei pronomi e aggettivi possessivi, il testo sarà più fluido.
    La mia è solo un’opinione che tenta di essere utile: è quello che facciamo qui sul sito, se la cosa ti da fastidio, scusami e ignorala.
    Benvenuta 🙂

  • Prima! E lo scrivo con orgoglio, considerando il livello del tuo racconto. Scrivi talmente bene che è impossibile che tu non abbia già scritto storie in precedenza. Non c’è bisogno di leggere la tua biografia per scoprirlo. Riesci a creare nel lettore esattamente le sensazioni che vuoi creare, il linguaggio è molto efficace. Di horror che parlano di malati psichiatrici ce ne sono fin troppi, ma il tuo promette di distinguersi dagli altri. Per una persona sola la vita è difficile, e l’avvicinarsi del Natale ti logora l’anima. Ti porta a odiare la vita. Il discorso mi tocca da molto vicino. C’è una canzone degli Sixx A.M., intitolata “Christmas in hell”. Se non la conosci, ti consiglio di sentirla (o almeno di leggerne il testo), parla di un malato psichiatrico tossicodipendente che passa il Natale da solo e ha allucinazioni dovute all’assunzione di droga. E’ pesantuccio come testo, specialmente in questo periodo, ma può tornarti utile, secondo me! 😉 Complimenti!

    • Grazie, il tuo commento mi ha fatto molto piacere 🙂 ho ovviamente sempre scritto , ma solo per me (soprattutto cose interattive tipo racconti a cento mani). Questo racconto sarà il regalo di Natale per una persona molto speciale, perciò le vostre opinioni mi aiuteranno molto 🙂
      ti ringrazio molto anche per la canzone, uso spesso la musica per scrivere quindi vado ad ascoltarla subito 😉 spero che il seguito sia all’altezza dell’incipit 🙂

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