Ancora e ancora

Già visto

“Sono le 3:20, dovremmo davvero andarcene a casa ora.”
“Adoro il tuo orologio a lancette.”
“Sono questi i veri orologi, non quelli digitali come il tuo.” sentenziò Cosimo
“Mah, forse…” convenne il barcollante Zeno, che in mezzo secondo stampò un sorriso sul volto:”Che serata, ma devo capire se da dimenticare o da tramandare ai posteri.”
“Credo sia una di quelle cose di cui si parla malvolentieri, ma quando lo fai ti senti come un vate che parla ad un immenso pubblico. Un po’ come quella volta di te e quel maiale.”
Le risate di Zeno svegliarono un gatto a qualche metro, che da sopra il suo bidone balzò dietro l’angolo e scomparve, giusto in tempo perché Cosimo lo beccasse con la coda dell’occhio, preoccupato che nessuno sentisse cosa si stessero dicendo.
Un grosso braccio cinse il collo di Cosimo, avvicinandolo al bel faccino di Zeno abbastanza da percepire il catrame che gli intasava i bronchi, accanito fumatore com’era.
“E lasciami!”
Ancora sorridente, Zeno lo rassicurò:”Mica ti ammazzo! Comunque avevamo detto che non ne avremmo più parlato!”
“Davvero?”
“Sì, perché?” un sopracciglio si inarcò lentamente sul viso del robusto amico e squadrò gli occhi divertiti del più mingherlino Cosimo.
“Te lo dico subito: è una storia che hai appena narrato nei minimi dettagli ai quei tizi del bar.”
Le gote di Zeno si colorarono tendendo al rosso, sulla sua pelle scura:”Quello alto o quello basso?”
“Direi entrambi.”
“Ah.”
Sicuramente i due non ci tenevano ad abbassare molto la voce, data la zona della città in cui si erano cacciati: una lunga strada di circa un chilometro, fiancheggiata da palazzi che portavano visibilmente i segni dell’impietoso tempo ed attraversata di tanto in tanto da diversi animali, topi grandi come piccoli cani o gatti delle dimensioni di un piccolo bambino o cani piccoli, ma non così piccoli. Oltre loro e dei lampioni col tipico sibilo, non c’erano segni di vita nel buio della notte.
Per questo Cosimo si distrasse dall’amico che raccontava di quella volta del trattore, quando vide un grosso albero verde nella parte opposta della fermata dell’autobus.

“Guarda Zeno!”
“L’albero? Cos’ha?”
“È verde…”
“Come tutti gli alberi direi o, almeno, come molti di loro.”
“Sì ma è verde illuminato. Zeno, sono le 3:30.”
“Avrai ancora qualche allucinazione per prima.”
“Ma non lo vedi pure tu?!”
“Può darsi. Ora zitto, che mi fa male la testa e tra 5 minuti passa l’autobus.” Zeno cadde come morto sulla panchina mezza umida per l’aria della notte. Cosimo distolse con uno sbuffo lo sguardo dall’amico:”Quell’albero…”
Continuava a fissare le foglie di quello strano albero, dai colori lucenti di un mezzodì d’estate.
“Guarda che i-” Si interruppe non perché vide Zeno addormentato in una posizione del tutto innaturale su quella panchina umida, ma perché notò quello che sembrava lo stesso gatto di prima. Non solo lo vide.
“Quel gatto mi sta fissando?” constatò sotto voce.
Il felino dondolava la coda, facendola passare in mezzo alle zampe posteriori, poi su dritto fino alla schiena e ricominciava. Ancora e ancora. Era in piedi sul bidone immobile.
Il sussurro di un tiepido vento accarezzò l’orecchio di Cosimo. Di nuovo. Il ragazzo guardava l’animale dritto negli occhi. Il sussurro passò di nuovo, ma questa volta si sarebbe detto essere un sospiro di qualcuno. Il sospiro di un attimo che si interruppe quando Cosimo si voltò e vide arrivare il bus.
“Finalmente” Il gatto non c’era più “Alzati Zeno, andiamocene.”
“AAArrivo.” faticò a pronunciare l’altro.
L’autobus era vuoto, ma molto ben illuminato.
Cosimo salì in fretta, seguito da un affannato Zeno, che si buttò immediatamente sul primo sedile che trovò, tornando beatamente a ronfare.
Cosimo non era stanco, ma quando il pullman partì, si sentì venir meno le forze. L’autobus girò una volta a destra. “Sono così stanco.” Di nuovo a destra. Gli occhi gli si chiudevano ormai. Ancora a destra. Chiusi.
“Capolinea!” urlò una voce. Cosimo diede uno sguardo all’orologio: 11:00. “Cosa?! Zeno alzati!”
L’amico era già scattato in piedi ed insieme volarono giù dal bus, di cui non percepirono neanche la ripartenza lì per lì.
“Dobbiamo s-” un gelo colse i ragazzi.
“Ma che… Cosimo?”
“Zeno?”
Il bus si era come volatilizzato.
“Che ore fai tu?”
“Le 11.”
“Il mio non va.”
Non era solo buio. Era la stessa notte senza Luna né stelle, ma non solo. Era la stessa strada, con gli stessi palazzi fatiscenti, con lo stesso albero illuminato.
Zeno urlò e un gatto saltò giù da un bidone lì a qualche metro, giusto in tempo perché Cosimo lo vide con la coda dell’occhio. Ancora quel gatto.
Cosimo ansimava, si guardava attorno senza parlare, si teneva i capelli.
“Cosimo.”
Nulla.
“Cosimo.”
Nulla.
“Cosimo!” lo strattonò l’amico.
“Che c’è?” disse voltandosi, bianco in volto.
“Chi è quello?”
Un uomo. Sicuramente un uomo, quello che a circa 600 metri stava fermo su una panchina, probabilmente umida anch’essa, dritto con la schiena, a gambe unite e mani appoggiate sulle ginocchia. Il lampione sopra di lui si fulminò e d’improvviso scomparve in un buio silenzioso.  

Cos'è successo ai due amici? Chi è l'uomo? E L'albero che centra? L'ignoto è la maggior paura.

  • L'uomo emerge dall'ombra e va verso di loro. (67%)
    67
  • Zeno e Cosimo vanno dalla parte opposta rispetto alla panchina. (11%)
    11
  • Zeno e Cosimo si avvicinano alla panchina dove l'uomo era seduto. (22%)
    22
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13 Commenti

  • sarebbe figo se il titolo fosse stato “Ancora e Ancora”: sarebbe stato più ripetitivo e già metterebbe ansia (una roba tipo la forma-poesia)
    Comunque figo: mi sono iscritto così posso seguirti senza perdermi il link.

    • Tranquillo che l’essere un cliché dipende da come la materia è trattata alla fine.
      Credo che l’horror non nasca di fronte allo spaventoso in sé, quanto possa invece farlo quando realtà, fantasia ed ignoto (o, forse, è meglio “incomprensibile”) si incontrano di fronte agli occhi di un malcapitato (due malcapitati, in questo caso).

  • Ciao Davide,
    Voto per la cosa che mi inquieterebbe di più: l’uomo che ricompare dall’ombra e va verso di loro.
    Incipit che parte bello spedito e che angoscia abbastanza; molto interessante. Sono curioso di dare una risposta a tutte le domande che hai posto alla fine del capitolo, vediamo dove arriveremo.

    Ciao, alla prossima

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